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       Valore d'uso e valore di scambio

  

Vogliamo ora analizzare la tradizionale divisione aristotelica tra valore d'uso e valore di scambio, alla luce della teoria monetaria espressa nel nostro materiale. Il valore d'uso rappresenta l'utilità di una data cosa, mentre il valore di scambio rappresenta la scambiabilità di una data cosa. Per essere scambiabile una cosa non deve essere per forza utile (1), ma lo deve essere per essere effettivamente scambiata. Ora, tale distinzione aristotelica è applicabile alla moneta?

 

Di certo è applicabile ai beni e servizi: in essi infatti esiste una chiara distinzione tra utilità e scambio; la pratica infatti dimostra che non esiste una connessione diretta tra livello di utilità di un bene o servizio e valore di scambio dello stesso. Si pensi ad esempio ai beni gratuiti (es. aria: valore d'uso elevato o meno; valore di scambio nullo), ai beni pubblici (es. servizi sanitari: valore d'uso elevato; valore di scambio nullo) oppure ai beni di lusso (es. gioielli: valore d'uso ridotto; valore di scambio elevato). 

 

Ma tale distinzione è applicabile anche al denaro: infatti il valore d'uso del denaro spesso non coincide con il valore di scambio dello stesso. D'altra parte, valore d'uso e valore di scambio non sempre possono coincidere: essi infatti rappresentano rispettivamente un valore intrinseco ed un valore estrinseco, ma entrambi tali valori possono essere valutati sia in modo cardinale (numeri) sia in modo ordinale (preferenza). Qualora entrambi tali valori non siano valutati nello stesso modo di certo non possono coincidere, poiché non logicamente confrontabili. In particolare, nel caso del denaro, essi possono essere confrontati solo se entrambi sono valutati in modo cardinale (in valori monetari). In termini economici, si parla in tal caso di costo di produzione (valore d'uso) e di valore nominale o prezzo (valore di scambio).

 

In presenza di un Certificato monetario, il valore di scambio (valore nominale) ed il valore d'uso (costo di produzione, valore reale) possono coincidere. Pensiamo ad esempio alle monete d'oro, alle conchiglie o molti altri beni utilizzati nella storia umana come denaro ed il cui valore intrinseco (reale) corrispondeva a quello estrinseco (nominale).

 

In presenza di una vera Moneta, invece, valore d'uso (costo di produzione) e valore di scambio (valore nominale) per definizione non possono coincidere in quanto il Signoraggio è necessario in presenza di una vera Moneta (vedi Moneta senza Signoraggio?). Inoltre, il valore d'uso ed il valore di scambio sono valori che riguardano la vera Moneta in quanto mezzo di scambio, e non in quanto misura del valore: infatti l'utilità e la scambiabilità sono concetti per definizione applicabili solo ad un bene o ad un servizio reali e non ad una convenzione istituzionale ed astratta quale è una misura. La distinzione tra valore d'uso e valore di scambio, cioè, riguarda solo la funzione secondaria di una vera Moneta, e non la sua funzione primaria. In altre parole, il vero valore di una vera Moneta è solo quello soggettivamente creato istituzionalmente dalla comunità (vedi anche Vero Valore).

 

Da ciò ne consegue che valore d'uso e valore di scambio sono valori del mezzo di scambio e valori della riserva di valore, ma non valori della misura del valore. Essi, quindi, possono essere dei costi di produzione, dei valori nominali o degli interessi, ma non rappresentano mai un Signoraggio (vedi anche Tipologie di Valore monetario).

 

 

Note:

 

(1) utile in senso ampio: utilità non solo materiale, reale, ma anche mentale, emotiva o spirituale. 

 

 

16/10/2005

 

   

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