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Quando
lo Stato esercitava la sovranità monetaria:
biglietti di Stato a corso legale 7 dicembre 2004
23/4/2005 (Da: La banca, la moneta e l'usura", di Bruno Tarquini, ed. Controcorrente 2001) La rinuncia dello Stato alla sovranità monetaria [ndt: il golpe "invisibile" della Banca d'Italia S.p.a.] Contrariamente
a quanto accade nel rapporto tra Stato e cittadini con l'emissione dei
titoli fruttiferi, in quello che viene a stabilirsi tra Stato e la Banca
Centrale, con l'emissione della moneta bancaria (banconota), si coglie
in tutta la sua drammaticità la rinuncia da parte dello Stato alla
sovranità monetaria ed al conseguente esercizio del potere di
"battere moneta"; si avverte sopratutto la stranezza di una
situazione che poteva trovare una valida giustificazione in altri tempi,
quando la moneta aveva un proprio valore intrinseco perché costituita
da pezzi coniati in metalli pregiati, o quando essa, pur rappresentata
da simboli cartacei, aveva tuttavia una copertura nelle riserve auree
o argentee delle banche: allora era frequente che il re o il
principe (cioè lo Stato), non avendo a propria disposizione risorse
finanziarie (metallo pregiato) per sostenere, ad esempio, le spese di
una guerra, ricorresse ai banchieri per ottenere i necessari prestiti.
Ma nell'attuale momento storico, in cui la moneta è costituita
soltanto da supporto cartaceo, privo di qualunque copertura aurea o
valutaria, non si comprende la ragione per la quale lo Stato debba
richiedere ad un apposito istituto bancario privato il mutuo, sempre
oneroso, di banconote create dal nulla e prive quindi di ogni valore
intrinseco, trasferendogli in tal modo, con la sovranità monetaria, non
solo il potere di emettere moneta, ma anche il governo di tutta la
politica monetaria, attraverso il quale, come si è già esposto, non può
non influirsi in maniera assolutamente determinante su tutta la politica
economico-sociale del governo nato dalla volontà popolare. Per
ricorrere ad una esemplificazione estrema, ma, comunque sia, idonea a
far comprendere l'entità del problema, non si capisce perché non possa
essere posta in circolazione moneta statale (biglietto di Stato) anziché
moneta bancaria (banconota), dal momento che, tanto, sia l'una che
l'altra non sono garantite da alcuna riserva aurea o valutaria. Peraltro è bene sapere che lo Stato, oggi, per mezzo dei propri stabilimenti della Zecca, provvede alla creazione ed alla messa in circolazione di tutta la monetazione metallica, del cui ammontare (anche se di modestissimo valore rispetto a tutto il circolante cartaceo di banconote) esso non è debitore di nessuno, tanto meno della [ndt: privata] Banca d'Italia. Così come, fino a pochi anni fa, provvedeva, nello stesso modo, alla creazione ed alla messa in circolazione di carta moneta di cinquecento lire e, prima ancora, anche di mille lire [1], neanche in relazione delle quali ovviamente sorgeva in capo allo Stato alcuna obbligazione di restituzione né di pagamento di interessi, poiché di esse lo stesso Stato non si indebitava, provvedendo direttamente alla loro creazione ed alla loro immissione in circolazione. Questo
dimostra, dunque, che lo Stato avrebbe i mezzi tecnici per esercitare in
concreto il potere di emettere moneta e per riappropriarsi quella
sovranità monetaria che gli permetterebbe di svolgere una politica
socio-economica non limitata da influenze esterne, ma soprattutto
liberandosi di ogni indebitamento [2]. E' questo, senza alcun dubbio, il
più grave problema che il mondo, al di là e al di sopra di ogni
divisione politica, deve affrontare e risolvere; ma intanto si sarebbe
già fatto un grande passo avanti, se esso prendesse coscienza di questo
problema e ne comprendesse la decisività; dalla scelta, consapevole e
meditata, tra una soluzione e l'altra del problema della sovranità
monetaria, dipenderà la sorte della nostra civiltà [3]. Note: [1]
Di questa carta-moneta riproduciamo nella pagina seguente quella da
cinquecento lire: come si vede, essa, diversamente dalle banconote,
porta l'intestazione della "Repubblica Italiana", è
denominata "Biglietto di Stato a corso legale", non risulta
"pagabile a vista", è firmata da funzionari statali (il
Direttore Generale del tesoro ed il Cassiere speciale) e reca il visto
della Corte dei Conti. [2]
Che esistano in circolazione due tipi di moneta è dimostrato dal fatto
che nelle stesse tabelle della Banca d'Italia relative al denaro in
circolazione, viene contabilizzata solo la "moneta del settore non
statale", vale a dire la moneta del settore bancario, cioè il
volume di banconote emesse in prestito allo Stato. [3]
Ci sarà pure un motivo perché in Italia circolino due tipi
("settori") di moneta: da una parte quella metallica (e fino a
qualche anno fa i biglietti da mille e cinquecento lire), che lo Stato
crea e mette in circolazione senza indebitarsene, e dall'altra, quella
costituita dalle banconote, creata e messa in circolazione dalla Banca
d'Italia e di cui lo Stato (il popolo) si indebita. Il lettore è forse
già in grado di comprendere tale motivo, ma già è molto che egli sia
portato a conoscenza della singolare bipartizione. [ndt: con la truffa
della riserva frazionaria, si ha un ulteriore signoraggio sottratto allo
Stato, quello scritturale: quello dei depositi "a vista" e
delle aperture di credito] 1915-1918:
Prima guerra mondiale
1939-1945:
Seconda guerra mondiale
BIGLIETTO
DI STATO A CORSO LEGALE - L. 500 STAMPA:
OFFICINE DELL'ISTITUTO POLIGRAFICO DELLO STATO DI ROMA DATA
DECRETO EMISSIONE: 20.06.1966 FIRME:
GAETANO STAMMATI - GUBBIO - VENTURA SIGNORETTI TIRATURA
MIGLIAIA: 300.000
Testa
di Aretusa data
emissione: 20-10-1967 firme:
Nuvoloni - Gubbio - Ventura Signoretti
1969: strage di piazza Fontana...
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