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Le origini contraffatte del Nuovo Testamento
di Tony Bushby Breve nota di XmX Quando ho letto per la prima volta questo articolo su Nexus Magazine mi è quasi preso un colpo... Una cosa come questa, chiara e documentatissima, gli Italiani che non conoscono l'Inglese non la leggeranno mai... E così l'ho tradotta. Non per spirito anticlericale - ce n'è già abbastanza di notizie vergognose sulla Chiesa - ma perché il pezzo può davvero liberare la mente da tante sciocchezze, e può aiutarci a recuperare il vero senso del divino, e una immagine del Cristo più vera. Buona lettura. XmX
Le origini contraffatte del Nuovo Testamento
Cosa la Chiesa non vuole che tu sappia
È stato spesso
enfatizzato il fatto che la Cristianità è diversa da ogni altra
religione, poiché essa è tale per indiscutibili eventi accaduti entro un
breve periodo di tempo, circa 20 secoli fa. Quelle storie sono
presentate nel Nuovo Testamento e, come le nuove prove dimostrano,
diverrà chiaro che esse non rappresentano la realtà storica. La Chiesa
è d'accordo, dicendo: La Chiesa fa straordinarie ammissioni sul suo Nuovo Testamento. Per esempio, quando discute l'origine di quelle scritture, "il più eminente corpo di opinioni accademiche mai assemblato" (Catholic Encyclopedias, Preface), ammette che i Vangeli "non risalgono al primo secolo dell'era Cristiana" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vi, p. 137, pp. 655-6). Questa affermazione è in conflitto con le asserzioni del clero che i primi Vangeli furono progressivamente scritti nei decenni successivi alla morte di Gesù Cristo. In una annotazione a parte, la Chiesa aggiunge che "i più remoti manoscritti ancora esistenti [del Nuovo Testamento], in effetti, non è più antica della metà del quarto secolo dopo Cristo" (Catholic Encyclopedia, op. cit., pp. 656-7). Vale a dire, qualcosa come 350 anni dopo il tempo in cui la Chiesa afferma che un Gesù Cristo ha camminato sulle sabbie della Palestina, e qui la vera storia delle origini Cristiane scivola in uno dei più grandi buchi neri della storia. C'è comunque una ragione perché non c'erano Nuovi Testamenti fino al quarto secolo: essi non erano stati scritti fino ad allora, e qui noi troviamo la prova della più grande errata rappresentazione di tutti i tempi.
Fu il britannico
Flavio Costantino (Costantino, originariamente Custennyn or Custennin)
(272-337) che autorizzò la compilazione delle scritture ora chiamate
Nuovo Testamento. Dopo la morte di suo padre nel 306, Costantino
divenne Re di Britannia, Gallia e Spagna, e poi, dopo una serie di
battaglie vittoriose, Imperatore dell'Impero Romano. Gli storici
Cristiani danno poco o nessun conto dei tumulti del tempo e sospendono
Costantino nell'aria, libero da tutti gli eventi che avvengono attorno a
lui. In verità, uno dei maggiori problemi di Costantino erano il
disordine incontrollabile fra i sacerdoti e le loro fedi in numerosi
dei.
Gruppi di
presbiteri avevano elaborato "molti dèi e molti signori"
(1 Cor. 8:5)
ed esistevano numerose sette, ognuna con differenti dottrine (Gal.
1:6). Gruppi di presbiteri si scontravano sugli attributi dei loro vari
dèi, e "un altare era contro un altro altare" nel competersi l'ascolto
del pubblico
(Optatus di Mileve, 1:15, 19, inizio del quarto secolo).
Dal punto di vista di Costantino, c'erano diverse fazioni che dovevano
essere soddisfatte, ed egli si propose di sviluppare una religione
onnicomprensiva durante un periodo di disordine irriverente. In un era
di grossolana ignoranza, con nove decimi della popolazione dell'Europa
di analfabeti, la stabilizzazione di fazioni religiose dissidenti era
solo uno dei problemi di Costantino. La facile generalizzazione, che
così tanti storici sono pronti a ripetere, che Costantino "abbracciò la
religione Cristiana" e successivamente garantì la "tolleranza ufficiale"
è "contraria al fatto storico" e dovrebbe essere cancellata per sempre
dalla nostra letteratura
(Catholic Encyclopedia, Pecci ed., vol. iii, p. 299, passim).
Semplicemente, non c'era una religione Cristiana al tempo di Costantino,
e la Chiesa ammette che la favola della sua "conversione" e "battesimo"
è "interamente leggendaria"
(Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xiv, pp. 370-1). Costantino in questo confuso sistema di dogmi frammentari vide l'opportunità di creare una nuova e unita religione di Stato, neutrale nel concetto, e protetta dalla legge. Quando egli conquistò l'Est nel 324, inviò il suo consigliere religioso Spagnolo, Osio di Cordova, ad Alessandria con missive ai diversi vescovi, esortandoli a far pace fra loro. La missione fallì e Costantino, probabilmente su suggerimento di Osio, emise allora un decreto comandando a tutti i presbiteri e ai loro subordinati "di montare su asini, muli e cavalli di pubblica proprietà, e mettersi in viaggio fino alla città di Nicea" nella provincia Romana di Bitinia, in Asia Minore. Gli fu detto di portare con loro le testimonianze che essi proclamavano alle folle, "avvolte nel cuoio" per proteggerle nel lungo viaggio, e consegnarsi a Costantino al loro arrivo a Nicea (The Catholic Dictionary, Addis and Arnold, 1917, "Council of Nicaea" annotazione). Le loro scritture ammontavano a "in tutto, duemiladuecentotrentuno rotoli fra storie leggendarie di dèi e salvatori, insieme con una versione scritta delle dottrine da essi proclamate" (Life of Constantine, op. cit., vol. ii, p. 73; N&PNF, op. cit., vol. i, p. 518). Il Primo Concilio di Nicea e i "documenti perduti"
Così, la prima
assemblea ecclesiastica della storia fu raccolta, ed è oggi conosciuta
come il Concilio di Nicea. Fu un evento bizzarro, che fornì molti
dettagli del primo pensiero ecclesiastico, e da' una chiara
raffigurazione del clima intellettuale prevalente a quel tempo. Fu in
quell'assemblea che nacque la Cristianità, e le conseguenze delle
decisioni prese allora sono difficili da calcolare. Circa quattro anni
prima di presiedere il Concilio, Costantino era stato iniziato
all'ordine religioso del Sol Invictus uno dei due floridi culti che
riguardavano il Sole come unico e Supremo Dio (l'altro era il Mitraismo).
A causa della sua adorazione del Sole, egli ordinò ad Eusebio di
convocare la prima di tre sessioni nel solstizio d'estate, il 21 Giugno
del 325
(Catholic Encyclopedia, New Edition, vol. i, p. 792),
e fu "tenuta in una sala nel palazzo di Osio" v(Ecclesiastical
History, Bishop Louis Dupin, Paris, 1686, vol. i, p. 598).
In un resoconto degli atti del conclave dei presbiteri radunati a Nicea,
Sabin, Vescovo di Eraclea, che era nel pubblico, disse, "Eccetto
Costantino stesso e Eusebio Panfilio, essi erano un gruppo di
illetterati, creature semplici che non comprendevano nulla"
(Secrets of the Christian Fathers, Bishop J. W. Sergerus, 1685, ristampa
del 1897).
Fu a quella
puerile assemblea, e con così tanti culti rappresentati, che un totale
di 318 "vescovi, preti, diaconi, suddiaconi, accoliti ed esorcisti" si
radunarono a discutere e decidere su un sistema di fede unificato che
contemplasse un solo dio
(An Apology for Christianity, op. cit.).
Da quel momento, un enorme assortimento di "testi primitivi" (Catholic
Encyclopedia, New Edition, "Gospel and Gospels") circolò fra i
presbiteri che peroravano una gran varietà di dèi e dee orientali e
occidentali: Jove, Jupiter, Salenus, Baal, Thor, Gade, Apollo, Juno,
Aries, Taurus, Minerva, Rhets, Mitra, Theo, Fragapatti, Atys, Durga,
Indra, Nettuno, Vulcano, Kriste, Agni, Croesus, Pelides, Huit, Hermes,
Thulis, Thammus, Eguptus, Iao, Aph, Saturno, Gitchens, Minos, Maximo,
Hecla e Phernes
(God's Book of Eskra, anon., ch. xlviii, paragraph 36).
L'intento di
Costantino a Nicea era di creare un dio interamente nuovo per il suo
impero, il quale avrebbe unito tutte le sette religiose sotto una sola
deità. Ai presbiteri fu chiesto di dibattere e decidere chi sarebbe
stato il loro nuovo dio. I delegati discussero tra loro, esprimendo le
proprie ragioni per l'inclusione di particolari scritture che
promuovevano le migliori peculiarità della propria deità. Per tutto il
tempo dell'assemblea, le fazioni urlanti erano immerse in accesi
dibattiti, e furono proposti i nomi di 53 dèi per essere discussi.
"Tuttavia nessun Dio fu scelto dal concilio, e così essi votarono su
quel punto... Le votazioni durarono un anno e cinque mesi..."
(God's Book of Eskra, Prof. S. L. MacGuire's translation, Salisbury,
1922, chapter xlviii, paragraphs 36, 41). Come furono creati i Vangeli Costantino quindi ordinò a Eusebio di organizzare la compilazione di una raccolta uniforme di nuove scritture, sviluppate dagli aspetti principali dei testi religiosi che erano stati presentati al concilio. Le sue istruzioni furono: "Cercate in questi libri, e se c'è del buono tenetelo, ma se qualunque cosa che sia cattiva, gettatela via. Ciò che è buono in un libro, unitelo a ciò che c'è di buono in un altro libro. E qualsiasi cosa sia così messa assieme dovrà essere chiamato 'Il Libro Dei Libri'. Ed esso dovrà essere la dottrina del mio popolo, che io affiderò a tutte le nazioni, le quali non dovranno più farsi guerra per fini religiosi." (God's Book of Eskra, op. cit., chapter xlviii, paragraph 31).
"Fai che si
meraviglino" disse Costantino, e "i libri verranno scritti di
conseguenza"
(Life of Constantine, vol. iv, pp. 36-39).
Eusebio amalgamò le "favole leggendarie di tutte le dottrine religiose
del mondo messe assieme come una sola", basandosi sui miti degli dèi
tratti dai manoscritti dei presbiteri. Fondendo le storie divine
soprannaturali di Mitra e Krishna con le credenze dei Caldei Britannici,
unì assieme efficacemente le orazioni dei presbiteri Orientali e
Occidentali "a formare un nuovo credo universale"
(ibid.).
Costantino riteneva che la raccolta amalgamata di miti avrebbe unito le
varie e opposite fazioni religiose sotto una narrazione
rappresentativa. Allora Eusebio dispose che gli scribi producessero
"cinquanta sontuose copie ... scritte su pergamena in modo leggibile, e
in una comoda forma portatile, da scribi professionali pienamente
esperti della loro arte"
(ibid.).
"Questi ordini," dice Eusebio "sono stati seguiti dalla immediata
esecuzione del lavoro stesso ... gli abbiamo inviato [a Costantino] i
volumi rilegati magnificamente e con cura, in forma ripiegata a tre e
quattro pieghe"
(Life of Constantine, vol. iv, p. 36).
Essi erano le "Nuove Testimonianze", e questa è la prima menzione (c.
331) del Nuovo Testamento nei documenti storici.
Il Secondo
Concilio di Nicea nel 786-87 biasimò il Primo Concilio di Nicea come "un
sinodo di stupidi e folli" e cercò di abrogare "decisioni prese da
uomini con cervelli turbati"
(History of the Christian Church, H. H. Milman, DD, 1871).
Se poi ci si prende la briga di leggere i documenti del Secondo Concilio
di Nicea, e nota gli accenni a "vescovi spaventati" e i "soldati"
necessari a "acquietare i comportamenti", la dichiarazione "stupidi e
folli" apparirà sicuramente un esempio del [modo di dire] 'senti chi
parla!'. La gerarchia della Chiesa conosce la verità sull'origine delle sue Epistole. Il Cardinale Bembo (-1547), segretario del Papa Leone X (-1521), raccomandò al suo collega Cardinale Sadoleto di trascurarle, dicendo "getta via queste sciocchezze, per tali assurdità [egli] non è divenuto un uomo degno; essi furono introdotti sulla scena successivamente da una astuta voce dal cielo" (Cardinal Bembo: His Letters and Comments on Pope Leo X, A. L. Collins, London, 1842 reprint). La Chiesa ammette che quelle Epistole di Paolo sono contraffatte, dicendo, "Perfino le Epistole autentiche erano assai interpolate al fine di rafforzare la visione personale dei loro autori" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vii, p. 645). Similmente, San Geremia (-420) dichiarò che gli Atti degli Apostoli, il quinto libro del Nuovo Testamento, fu anche "falsamente scritto" ("The Letters of Jerome", Library of the Fathers, Oxford Movement, 1833-45, vol. v, p. 445).
parte II Lo shock della scoperta di una antica Bibbia
Il Nuovo
Testamento successivamente evolse in un testo di smaccata propaganda
clericale, e la Chiesa sostenne che esso testimoniava l'intervento di un
divino Gesù Cristo negli affari terreni. Comunque, una spettacolare
scoperta in un remoto monastero Egiziano ha rivelato al mondo la
dimensione delle falsificazioni successive dei testi Cristiani, già essi
stessi solo un "assemblaggio di favole leggendarie"
(Encyclopédie, Diderot, 1759).
Il 4 Febbraio 1859, 346 fogli di un antico codice furono scoperte nella
stanza della fornace del monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, e
il loro contenuto fu come un'onda d'urto che attraversò il mondo
Cristiano. Assieme ad altri vecchi codici, i codici in questione erano
stati destinati ad essere bruciati nella fornace per riscaldare gli
abitanti del monastero nell'inverno. Scritti in Greco su pelli d'asino,
riportavano il Vecchio e Nuovo Testamento, e più tardi gli archeologi
datarono la sua composizione attorno all'anno 380. Furono scoperti dal
Dr. Constantin von Tischendorf (1815-1874), un brillante e pio studioso
biblico Tedesco. Tischendorf era un professore di teologia che dedicò
tutta la sua vita allo studio delle origini del Nuovo Testamento, e il
suo desiderio di leggere tutti gli antichi testi Cristiani lo portò al
lungo viaggio a dorso di cammello al Monastero di Santa Caterina.
Oggi ci sono
diverse altre Bibbie scritte in vari linguaggi durante il quinto e sesto
secolo, di cui per esempio la Siryacus, la Cantabrigiensis (Beza), la
Sarravianus e la Marchalianus. Le rivelazioni dei test con luce ultravioletta Nel 1933, il British Museum di Londra acquistò la Bibbia del Sinai dal governo Sovietico per 100,000 sterline, delle quali 65,000 erano state donate tramite sottoscrizione pubblica. Prima dell'acquisizione, questa Bibbia era in mostra alla Libreria Imperiale di San Pietroburgo, in Russia, e "pochi studiosi vi avevano posato gli occhi" (The Daily Telegraph and Morning Post, 11 January 1938, p. 3). Quando fu messa in mostra nel 1933 come "la Bibbia più antica al mondo" (ibid.), divenne il centro di un pellegrinaggio senza eguali nella storia del British Museum. Prima che io riassuma le sue contraddizioni, dovrebbe essere sottolineato che questo vecchio codice non è in nessun modo una guida affidabile allo studio del Nuovo Testamento, poiché contiene sovrabbondanti errori e gravi editazioni [del testo originario]. Queste anomalie furono svelate dai risultati di mesi di esami all'ultravioletto, eseguiti dal British Museum a metà degli anni '30. Le scoperte rivelarono la sostituzione di numerosi passaggi, ad opera di almeno nove differenti redattori. Le fotografie scattate durante i test hanno rivelato che i pigmenti dell'inchiostro sono stati ritenuti in profondità nei pori della pelle. Le parole originali erano leggibili sotto la luce ultravioletta. Chiunque desideri leggere i risultati del test, dovrebbe fare riferimento al libro scritto dai ricercatori che fecero le analisi: i Curatori del Dipartimento dei Manoscritti al British Museum (Scribes and Correctors of the Codex Sinaiticus, H. J. M. Milne and T. C. Skeat, British Museum, London, 1938). Le falsificazioni nei Vangeli
Quando il Nuovo
Testamento della Bibbia del Sinai viene confrontato con un Nuovo
Testamento moderno, può essere accertato lo sconcertante numero di
14,800 alterazioni editoriali. Queste correzioni possono essere
riconosciute da una semplice comparazione che chiunque può e dovrebbe
fare. Gli studi seri delle origini Cristiane debbono prvenire dalla
versione della Bibbia del Sinai, non da edizioni moderne. Di rilievo è
il fatto che la Sinaitica contiene tre Vangeli che da allora in poi sono
stati eliminati: il Pastore di Erma (scritto da due resuscitati,
Charinus e Lenthius), la Missiva di Barnaba, e le Odi di Salomone. Lo
spazio [qui] non permette l'elaborazione di queste bizzarre scritture e
anche la discussione sui dilemmi associati alle varianti nelle
traduzioni.
Di conseguenza,
il Vangelo di Marco della Bibbia del Sinai trasmette la "prima"
narrazione di Gesù Cristo nella storia, completamente diversa da quella
che è nelle Bibbie moderne. Esso comincia con Gesù "all'età di circa
trenta anni" (Marco 1:9), e nulla sa di Maria, una nascita da una
vergine, o una strage di bambini [ordinata] da Erode. Le parole che
descrivono Gesù come "il figlio di Dio" non compaiono all'inizio del
racconto come [invece] fanno nelle edizioni dei nostri giorni (Marco
1:1), e l'albero genealogico che traccia una "linea di sangue
messianica" risalente al Re Davide è inesistente in tutte le Bibbie
antiche, quelle che adesso sono dette "profezie messianiche" (51 in
totale). La Bibbia del Sinai contiene una versione contrastante degli
eventi attorno alla "resurrezione di Lazzaro", e rivela una
straordinaria omissione [su ciò] che più tardi diviene la dottrina
centrale della fede Cristiana: la resurrezione e apparizione di Gesù
Cristo e la sua ascensione in Cielo. L'apparizione soprannaturale di un
Gesù Cristo risorto non è riportata da alcun antico Vangelo di Marco, ma
nelle Bibbie moderne adesso compare una descrizione di oltre 500 parole
(Marco 16:9-20). La Chiesa sostiene che "la resurrezione è l'argomento fondamentale per la nostra fede Cristiana" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xii, p. 792), tuttavia nessuna apparizione soprannaturale di un Gesù Cristo risorto è documentata in alcuno dei più remoti Vangeli di Marco disponibili. Una resurrezione e ascensione di Gesù Cristo è condizione essenziale ("senza la quale, nulla") della Cristianità (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xii, p. 792), confermata dalle parole di Paolo: "Se Cristo non è risorto, la nostra fede è inutile" (1 Cor. 5:17). I versi sulla resurrezione nell'odierno Vangelo di Marco sono uiversalmente noti come falsi e la Chiesa è d'accordo, dicendo "la conclusione di Marco è dichiaratamente non genuina ... quasi l'intera sezione è una compilazione successiva" (Encyclopaedia Biblica, vol. ii, p. 1880, vol. iii, pp. 1767, 1781; anche, Catholic Encyclopedia, vol. iii, sotto il titolo "The Evidence of its Spuriousness"; Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. iii, pp. 274-9 sotto il titolo "Canons"). Imperterrita, la Chiesa ha accettato comunque la falsificazione nel suo dogma facendone la base della Cristianità. Il corso della narrazione della resurrezione immaginaria prosegue. Il capitolo finale del Vangelo di Giovanni (21) è una contraffazione del sesto secolo, interamente dedicata alla descrizione della resurezione di Gesù ai suoi discepoli. La Chiesa ammette: "La sola conclusione che può essere dedotta da ciò, è che il 21° capitolo fu aggiunto dopo, e va perciò visto come un'appendice al Vangelo" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. viii, pp. 441-442; New Catholic Encyclopedia (NCE), "Gospel of John", p. 1080; also NCE, vol. xii, p. 407). "La Grande Aggiunta" e "La Grande Omissione"
La versione
moderna del Vangelo di Luca ha incredibilmente più di 10,000 parole
rispetto allo stesso Vangelo nella Bibbia del Sinai. Sei di quelle
parole dicono di Gesù "e fu trasportato su in cielo", ma questa
narrazione non appare in nessuno dei più antichi Vangeli di Luca oggi
disponibili
("Three Early Doctrinal Modifications of the Text of the Gospels", F. C.
Conybeare, The Hibbert Journal, London, vol. 1, no. 1, Oct 1902, pp.
96-113).
Le antiche versioni non confermano i moderni racconti di una ascensione
di Gesù Cristo, e questa falsificazione chiaramente indica una
intenzione di ingannare. L' "Index Expurgatorius"
Come fu nel caso
del Nuovo Testamento, allo stesso modo furono danneggiati gli scritti
dei primi "Padri della Chiesa" modificati in secoli di ricopiature, e
molti dei loro documenti furono intenzionalmente riscritti o soppressi. Di conforto alle scoperte del Professor Bordeaux è il fatto che, nel 1587, il Paa Sisto V (1585-90) istituì ufficialmente una divisione Vaticana per l'attività editoriale, e detto con le sue stesse parole, "la storia della Chiesa sarà ora fissata ... faremo in modo di stampare per nostro conto" (Encyclopédie, Diderot, 1759). Documenti del Vaticano rivelano anche che Sisto V spese 18 mesi della sua vita da papa scrivendo personalmente una nuova Bibbia e introdusse nel Cattolicesimo un "Nuovo Insegnamento" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. v, p. 442, vol. xv, p. 376). La prova che la Chiesa ha scritto la sua propria storia si trova nell' Encyclopédie di Diderot, e questo spiega il perché Papa Clemente XIII (1758-69) ordinò di distruggerne immediatamente tutti i volumi dopo la pubblicazione nel 1759. Gli autori dei Vangeli smascherati come impostori
C'è qualcosaltro
in questo scenario, ed è documentato nella Enciclopedia Cattolica. Si
comprende la mentalità clericale quando la Chiesa stessa ammette di non
sapere chi ha scritto i suoi Vangeli e le Epistole, confessando che
tutte quelle 27 scritture del Nuovo Testamento sono nate anonimamente:
La Chiesa
sostiene che "i titoli dei nostri Vangeli non erano intesi per indicare
la paternità", aggiungendo che "l'intestazione ... gli fu aggiunta"
(Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. i, p. 117, vol. vi, pp. 655,
656).
Perciò essi non sono Vangeli scritti "secondo Matteo, Marco, Luca o
Giovanni", come pubblicamente asserito. La piena forza di questa
confessione svela che non ci sono Vangeli apostolici genuini, e che le
scritture illusorie della Chiesa oggi esprimono le vere basi e pilastri
della fondazione Cristiana e [della sua] fede. Le conseguenze sono
fatali per la pretesa delle origini divine dell'intero Nuovo Testamento,
e svela come i testi Cristiani non abbiano nessuna speciale autorità.
Per secoli, falsi Vangeli hanno minato l'attestazione della Chiesa di
autenticità, ora confessata come essere falsa, e questo è la prova che
le scritture Cristiane sono interamente ingannevoli. Dopo anni di conferme della natura artefatta del Nuovo Testamento, un Dr. Tischendorf disilluso ammise che le edizioni moderne "sono state alterate in molte parti" e che "non possono essere accettate come vere" (When Were Our Gospels Written?, Dr Constantin von Tischendorf, 1865, British Library, Londra). Allora cos'è la religione Cristiana?
Perciò
l'importante domanda da fare è: se il Nuovo Testamento non è storico,
cos'è? Perché non ci sono documenti storici su Gesù Cristo
Non è possibile
trovare in nessuna legittima religione o scritti storici, compilati fra
l'inizio del primo secolo e fino al quarto secolo, nessun riferimento a
Gesù Cristo e agli eventi spettacolari che la Chiesa dice abbiano
accompagnato la sua vita. Questa conferma viene da Frederic Farrar
(1831-1903) del Trinity College, Cambridge:
Questa situazione
nasce da un conflitto fra la storia e i racconti del Nuovo Testamento.
Il Dr. Tischendorf così commenta: C'è una spiegazione per quei centinaia di anni di silenzio: la costruzione della Cristianità non iniziò fino a dopo il primo quarto del quarto secolo, e questo è il perché Papa Leone X (morto nel 1521) chiamò Cristo una "favola" (Cardinal Bembo: His Letters..., op. cit.). Note sull'Autore:
Tony Bushby, Australiano, diviene presto un uomo d'affari e
imprenditore. Ha fondato una attività editoriale di riviste e ha speso
20 anni in ricerche, scrivendo e pubblicando le proprie riviste,
soprattutto per l'Australia e la Nuova Zelanda.
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