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EURO
Dei banchieri (Di Savino Frigiola)
21/11/2004 Il trattato di Maastricht ha conferito alla Banca Centrale Europea (BCE) tutti i poteri monetari, e quindi quelli economici e per fatale conseguenza anche quelli della politica economica nazionale. In forza di ciò la B.C.E. esercita la funzione monetaria europea svincolata da qualsiasi istituzione politica, in analogia ai rapporti preesistenti ed esistenti tra Bankitalia e lo Stato italiano. Alla luce di quanto accaduto dall'avvento dell'Euro traspare chiaramente che la politica monetaria perseguita dalla B.C.E_ risulta contraria a quella necessaria ed auspicata per lo sviluppo economico degli Stati europei. I risultati negativi più salienti sino ad oggi sono: 1) - Rivalutazione dell'Euro rispetto al Dollaro di oltre il 30%, con il conseguente tracollo per la produzione europea su tutti i mercati mondiali. 2) - Mantenimento del Tasso Ufficiale di Sconto almeno al doppio di quello americano, per non citare quello giapponese attualmente attestato allo 0,1 %. Pertanto all'artificioso aumento dei costi dei prodotti europei provocato dalla rivalutazione dell'Euro, Si aggiunge anche quello reale causato dal maggior costo del denaro e degli investimenti. 3) - Drastica riduzione della circolazione monetaria all'interno del mercato europeo conseguita e realizzata con ogni mezzo. Mentre le prime due manovre hanno pesantemente penalizzato tutte le esportazioni dei prodotti e servizi europei, turismo incluso, quest'ultima ha conseguito anche il risultato di mortificare i consumi e l'interscambio all'interno, del pur vasto, mercato europeo. Sic stantihus rebus, ci si domanda: ma la Banca Centrale Europea per chi lavora ??? La risposta a questa pleonastica domanda è sin troppo ovvia: pare proprio per se stessa e per il sistema bancario in generale. Oltre ai gravami imposti a tutti i paesi europei, con simili iniziative, l'ltalia risulta quella ancor più penalizzata, poiché deve scontare la sopravvalutazione della Lira rispetto alle altre divise, allorquando entrò nel "Paniere" e quando furono fissati i rapporti di cambio con l'Euro. L’Europa Politica non è ancora nata ed ha già dovuto subire, ad opera dei soliti banchieri, la stessa terapia inflitta all’Italia con la “Quota Novanta”. Quella di allora, è stato detto a giustificazione, fu una manovra contro il regime fascista. E questa inflitta all’Europa contro chi è organizzata??? La scarsa fantasia da sempre dimostrata dai soliti banchieri doveva far capire ai raffinati politici di allora, che firmarono il trattato, quale sarebbe stato il vero obiettivo che i banchieri intendevano raggiungere con l’Euro. Anche in questa occasione si è ripetuta la solita vecchia e collaudata terapia Quota Novanta: sopravalutazione della moneta di conto, drastica deflazione sui mercati (Basilea 2 docet), alto TUS almeno il doppio di quello dei paesi nostri concorrenti. A ben osservare la conseguenza che ne deriva sul mercato è quella dell'esplosione del debito, come è dimostrato dalla impennata delle iscrizioni ipotecarie e dal dilagante utilizzo del pur costoso credito al consumo. La lobby bancaria, per addolcire la pillola, sta facendo affannosamente circolare il concetto che tutto ciò è un segnale positivo, Esatto e verissimo!!! Ma solo per chi amministra il debito. Tutta questa accurata e raffinata strategia finisce per sottrarre ai proprietari la proprietà dei beni e mezzi produttivi per convogliarli al sistema bancario. Il defunto comunismo li conferiva allo Stato. Attualmente poco cambia per il cittadino e per il mercato in generale. L'unica costante emergente da queste constatazioni è quella che gli Istituti d'Emissione, nell'era moderna, hanno sempre remato contro l'economia dei Paesi di riferimento. In Italia sin dai tempi della famosa "Quota Novanta", ma ancor prima con l'asfittica circolazione monetaria, principale causa dei grandi flussi emigratori italiani. Può darsi che tutto ciò sia avvenuto in maniera del tutto puramente casuale, in ogni caso, visto the non è stata ancora approvata la Costituzione Europea, è bene, in via cautelativa, prevedere di mantenere la Banca Centrale Europea sotto il controllo delle "Istituzioni Politiche" giacché sulle spalle di queste, senza averne alcuna colpa, tranne quella di non rendersene conto, finiscono per ricadere le responsabilità dei guasti economici con il conseguente giudizio degli elettori (le ultime elezioni mostrano chiarmente lo scollamento in atto tra elettorato e sistema politico). Per quanto riguarda il trattato di Maastricht, pur consapevoli che "pacta servanda sunt ", si è dell'avviso che, alla luce delle risultanze conseguite, alcuni aggiustamenti s'impongono, sia per mitigare le conseguenze dovute all'ingenuità dei sottoscrittori, sia per non rendere superflua l'attività della funzione politica nazionale ed europea. Nelle more, risulta indispensabile stabilire, quanto non pattuito e sottoscritto allora. Il trattato di Maastricht non precisa (ma nemmeno la nostra legislazione e l’approvanda costituzione Europea) l'aspetto più importante e delicato della moneta., "Chi è il proprietario della moneta al momento della sua emissione"??? La corretta risposta a questa semplice domanda, ha la capacita di scatenare una serie di conseguenze e d'implicazioni, tali da far recuperare ai Popoli la sovranità popolare e la proprietà della moneta che utilizzano. Qualunque moneta da tempo ha perso la veste giuridica di "fede di deposito" (la cartamoneta vale poiché rappresenta l'oro depositato nelle sagrestie delle Banche Centrali). Anche allora, nonostante l'apparente correttezza, la Banca Centrale ha raddoppiato ingiustificatamente i valori posseduti, giacché continuava a mantenere la proprietà dell'oro ed incamerava anche quella della cartamoneta stampata immessa sul mercato. Alla fine anche l'ultima moneta rimasta convertibile in oro, il Dollaro, secondo i patti di Bretton Woods sottoscritti net 1944, ha perso per decreto del Presidente Nixon la propria convertibilità sin dal 15 agosto 1971. Ciò nonostante il Dollaro mantenne la sua capacita d'acquisto ed il suo valore. La dimostrata teoria scientifica del "valore indotto", scaturita dall’Università d’Abbruzzo, ci ha fatto comprendere che il valore della cartamoneta non è determinato dall'oro che rappresenta, secondo la vecchia dizione sulla Lira “Pagabile a vista al portatore ", addirittura scomparsa sull'Euro, (al 15 agosto del 1971 l’America aveva messo in circolazione una quantità di Dollari 9-10 volte superiore rispetto al valore dell'oro che possedeva a Forte Knox) né da chi svolge la pura e semplice funzione tipografica. Il valore della cartamoneta è conferito da chi accetta il titolo come mezzo di pagamento, quindi da tutti noi e dall'intero mercato. La convenzione di tutti noi, per il semplice motivo di considerare il titolo monetario "misura del valore", ma anche "valore della misura", conferisce "per induzione" il valore alla carta moneta stessa. A riprova, se cosi non fosse, all'indomani della perduta convertibilità con l'oro, il Dollaro avrebbe dovuto perdere ogni e qualsiasi potere d'acquisto. Poiché ciò non si è verificato, risulta pertanto evidente che se sono i cittadini a conferite valore alla cartamoneta che usano, il controvalore che si realizza al momento dell'emissione, va a questi accredito e non addebitato, come ora avviene anche con la Banca Centrale Europea. A questi semplici e macroscopici capovolgimenti contabili sono dovute la maggioranza delle tensioni sociali: la disoccupazione e gran parte dei debiti che assillano l'intera comunità. Tutti sono indebitati, Stati, Pubbliche Amministrazioni, semplici cittadini, famiglie, aziende. Ma a favore di chi ??? La Banca Centrale, al momento dell'emissione di nuova moneta, deve accreditarne il controvalore ai cittadini e per loro allo Stato d'appartenenza che li rappresenta. Risulta altrettanto ovvio che debbono essere i Governi ed i Parlamenti, d'ogni Stato, a stabilire la quantità di moneta necessaria per il proprio mercato, in funzione dei propri programmi di sviluppo, definiti e concordati dagli Organi Politici, in nome e per conto dei cittadini. Cosi non facendo l'azione della "Politica" si riduce a semplice rappresentazione scenica di un copione da "Altri" predisposto. Più che illusorio, è del tutto assurdo, che la "Politica" e suoi Organi, continuino a calare sul territorio strategie economiche finalizzate al rilancio produttivo del Paese ed all'abbattimento della disoccupazione, senza disporre del controllo delle leve monetarie. Occorre abbandonare l'impostazione della moneta debito, (per le popolazioni che la usano a favore della Banca Centrale) poiché diversamente ne deriva che a fronte dell'incremento del PIL, il quale deve essere immediatamente monetizzato, per non incorrere nel disastro della deflazione, (il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare deve rimanere sempre costante, non la quantità di moneta che deve crescere di pari passo con l’incremento demografico e dei beni da misurare) si produce l'aumento del debito pubblico e privato, che si forma unicamente con l'immissione sul mercato di nuova moneta. Ciò si verifica poiché la Banca Centrale al momento dell'emissione monetaria, non da, ma presta. (prestare è facoltà esclusiva del proprietario). Occorre abbandonare la prassi della "moneta addebitata" per la moneta accreditata. Oltre al risanamento e rilancio economico si consegue una maggior distensione nella lotta di classe, la qual cosa dovrebbe interessare in primis tutti i sindacati ed associazioni di categoria, nonché la mitigazione dell'ansia del debito, principale causa dei grandi malesseri sociali e dell'usura esercitata sia dai cravattari che dai loro epigoni in guanti bianchi. Il tutto a prima vista può apparire fantasioso ed utopistico, ma proprio scartando le utopie sbagliate, dopo averne fornito la puntuale motivazione, è con le altre che si ha la possibilità di rigenerare speranza e voglia d'intraprendere, per uscire dal tunnel della recessione economica. Il desiderio, la capacità e la voglia d'innovare non possono ignorare questo possibile, obbligato ed inevitabile percorso. Per conseguire tutto ciò è sufficiente integrare il trattato di Maastricht con questa semplice e corretta affermazione: " La moneta all'atto dell'emissione nasce di proprietà dei cittadini che la usano e va accreditata, in loro nome e per conto, dalla Banca Centrale allo Stato d'appartenenza". Solo così è possibile realizzare la violenta scossa sullo stagnante mercato auspicata dall'ex Min. Tremonti, dal Presidente Billè e da gran parte delle associazioni sindacali e dei consumatori. Tutte le risorse, che vengono trattenute o confluiscono al parassitario sistema monetario e finanziario, debbono essere per forza sottratte all'apparato produttivo, lavoratori od imprenditori che siano. (Alitalia docet). La lotta di classe intesa come ripartizione del reddito prodotto non ha più ragion d'essere quando non vi è più reddito da spartire. Tutto ciò avviene nella più assoluta indifferenza ed impotenza delle forze politiche e sindacali sia di destra che di sinistra. Agli imprenditori ed ai lavoratori va bene cosi, oppure è meglio che si adoperino per riappropriarsi del reddito che congiuntamente producono ??? Tutti debbono essere mortificati, gli uni contro gli altri armati, per consentire al sistema monetario e finanziario d'impadronirsi di quello produttivo ??? Savino Frigiola 338 4922224
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