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18.
La Vera Origine dei Prezzi
Una delle relazioni sulla quale la maggior parte degli economisti si trovano d'accordo, anche per evidenti e ripetute prove empiriche, è quella tra la variazione della quantità di moneta e la variazione dei prezzi. Ma qual è la causa prima tra queste due, la moneta o i prezzi? La moneta è quel particolare bene che permette di scambiare qualsiasi bene e servizio all'interno di una comunità. In passato molte sono state le monete (cioè mezzi di scambio) utilizzate per scambiarsi beni e servizi, ad esempio l'oro, il grano, metalli preziosi in generale o perfino conchiglie come in certe isole polinesiane. Prima ancora esisteva il baratto, cioè lo scambio di un bene con un altro bene senza l'utilizzo di un bene che fungesse da mezzo di scambio. Oggigiorno la moneta è metallica e cartacea. O almeno questo è quello che viene detto. In realtà oggi oltre il 90% della moneta in circolazione non è fisica, bensì virtuale: viaggia infatti attraverso semplici trasferimenti bancari senza che vi sia connesso alcunché di fisico. E' come se il mezzo di scambio fossero le mele e, sebbene risultino esserci 100 mele nel sistema considerando tutti gli scambi fatti in un certo istante, in realtà ne esistono solo 10, ad esempio. Ora, un fatto del genere può essere spiegato dalla velocità di circolazione di moneta se consideriamo la variazione nel tempo della moneta circolante, ma se consideriamo un certo istante allora le cose cambiano. Se potessimo cioè fermare il tempo e vedere in un certo istante quanto denaro sembra circolare nel mondo, potremmo rimanere stupiti nel vedere che, sebbene risultino esserci solo 10 euro in carta e metallo, risultino essercene 100 nel sistema. Quindi dovremmo domandarci: da dove saltano fuori quei soldi se non esistono fisicamente? Dietro questa banale domanda sta la chiave per comprendere la vera origine dell'inflazione ed anche l'origine della grande disuguaglianza di ricchezza nel nostro pianeta. Ma andiamo con ordine. Abbiamo detto che oggi la maggior parte della moneta è virtuale. Ma è un bene che sia così oppure no? Bèh, direi proprio di no! Proprio qui sta il problema. La moneta, in quanto bene come un altro, è un qualcosa di fisico. Può essere anche della semplice carta o del metallo, ma deve pur sempre essere un qualcosa di fisico. E' semplicemente quel bene che viene preferito rispetto a tutti gli altri come mezzo di scambio perché tutti lo accettano, e quindi può a sua volta essere scambiato con qualsiasi altro bene. Dato che è il mezzo di scambio, allora la moneta è anche il bene più diffuso, ed in quanto tale la sua quantità in valore presente nel sistema influenza il prezzo di tutti gli altri beni e dei servizi. In sostanza, se la moneta aumenta nel sistema, dato che è il bene che tutti accettano come contropartita di un qualsiasi bene o servizio, allora sarà anche il più domandato. La moneta è il bene la cui domanda nel mercato è massima. Per la semplice ed ovvia legge di mercato per la quale se la domanda di un bene aumenta, allora a parità di offerta il prezzo aumenta, avremo che se la domanda di moneta aumenta allora il suo prezzo aumenta. Ma cos'è il prezzo della moneta? E' come per qualsiasi altro bene il valore di quel bene per unità. Ad esempio, dire che il prezzo della moneta euro è aumentato significa che adesso posso comprarne meno a parità di disponibilità. Ma dove la compro la moneta? Qui sta la sorpresa: come per tutti i beni, anche la moneta ha il suo produttore ed il suo venditore, ma nel caso della moneta il produttore ed il venditore coincidono e consistono nel sistema bancario. Le banche sono i negozi del bene moneta. E quindi è nelle banche che vado a comprare la moneta, ed il prezzo che pago per comprarla è l'interesse. La particolarità del bene moneta è però che non posso mai comprarlo definitivamente, in quanto si tratta sempre di un prestito. Cioè il venditore del bene moneta (la banca) non mi vende il suo bene ma me lo presta a fronte di un prezzo (interesse). Perché succede questo? Se la moneta è un bene come un altro allora non dovrebbe succedere! Una volta pagato il prezzo del bene (interesse) allora il bene dovrebbe essere mio! Invece non è così. Perché? Perché il sistema bancario è una truffa legalizzata. Le banche non prestano il denaro che hanno in deposito ma, per l'esistenza di un coefficiente di riserva frazionale che di solito è abbastanza basso (anche meno del 5%) , esse possono prestare più soldi di quelli che hanno veramente. Se una banca ha 100 di depositi, allora con un coeff. di riserva del 10% può prestare denaro fino a 10 volte il valore dei suoi depositi. Ciò significa che se ho 100 di depositi (raccolta) e ne presto (impiego) 500, cosa possibilissima con il sistema attuale, allora creo dal nulla 400! E questo è ciò che fanno le banche continuamente, creare denaro dal nulla, semplicemente digitando cifre su un computer. Con questo sistema si viene ad avere molto più denaro virtuale di quello realmente esistente. Ed il denaro virtuale in realtà non esiste! Il sistema bancario così come oggi è strutturato continua a sopravvivere semplicemente perché la gente continua ad avere fiducia nelle banche e non conosce esattamente il meccanismo di funzionamento della creazione del denaro. Se il prezzo della moneta euro ( l'interesse) aumenta, allora la gente ne comprerà meno. In sostanza, nel sistema attuale, se le banche aumentano gli interessi allora presteranno meno soldi e viceversa. Se le banche prestano meno soldi allora vi sarà meno moneta in circolazione. E di conseguenza la gente comprerà meno, la domanda nel mercato diminuirà e i produttori saranno costretti a diminuire i prezzi. Ma se il prezzo della moneta continua a rimanere alto, allora a causa della scarsità di moneta nel sistema si creerà una stagnazione o peggio una recessione economica, tanto più quanto la moneta necessaria è maggiore di quella realmente presente. Quindi un aumento del prezzo della moneta, provoca una diminuzione dei prezzi degli altri beni. Ed è vero anche che una diminuzione del prezzo della moneta (diminuzione del tasso d'interesse) provoca un aumento dei prezzi degli altri beni. Vale quindi la relazione tra variazione della quantità di moneta e variazione del prezzo dei beni. Ma vale solo in un senso. Perché? Perché i prezzi dei beni non hanno alcuna influenza sulla quantità di moneta nel sistema, e nemmeno la variazione dei prezzi sulla variazione della quantità di moneta. La moneta presente nel sistema, infatti, dipende come per ogni altro bene da quanta se ne offre e quindi dai produttori, cioè dalle banche. Se le banche tengono gli interessi alti, allora favoriranno la diminuzione dei prezzi ma anche la crisi economica, ma se li tengono bassi allora favoriranno l'aumento dei prezzi ed una crescita economica. Se così fosse, l'economia non sarebbe poi una cosa così difficile, ma le cose sembrano essere più complesse. Questo proprio per il motivo sopra spiegato che il sistema bancario può creare ( e nella realtà crea) denaro dal nulla e per di più lo fa pagare attraverso l'interesse. I prezzi dei beni e servizi sul mercato dipendono dalla domanda e dall'offerta di tali beni, ma la domanda e l'offerta dipendono entrambe dalla quantità di moneta (denaro) disponibile, e quindi dalla quantità di moneta in circolazione. In sostanza, il problema dell'inflazione è un problema che non va ricercato né nel lato dell' offerta (produttori, grossisti, commercianti, fornitori) né nel lato della domanda (consumatori) ma piuttosto nel sistema bancario. E la cosa bizzarra è che non solo le banche sono produttori-consumatori del bene moneta (attraverso i prestiti), ma ne sono anche compratori (attraverso i depositi)! Ed oltretutto il loro stesso bene è anche il loro fattore produttivo fondamentale! E' come se una ditta che produce libri ne fosse anche il venditore (e fin qui è abbastanza normale) e ne fosse anche il compratore (cioè comprerebbe libri suoi o di altri, come fanno le banche che accettano in deposito non solo denaro prestato (creato) da loro, ma anche da altre banche). Ed è come se i libri comprati dalla stessa ditta che produce libri fossero un fattore produttivo fondamentale per l'impresa stessa. Ovvio che ciò non ha senso, a meno che l'impresa non faccia in realtà compra-vendita di beni altrui, ed abbia un guadagno sull'intermediazione. Risulta quindi che la moneta, cioè il bene di scambio, necessita di una gestione particolare, una volta che viene accettato da tutti come mezzo di scambio. Nel momento cioè in cui la gente sceglie un certo bene particolare come mezzo di scambio e questo ottiene il monopolio, allora tale monopolio necessita di una gestione particolare. Dato che è naturale che la gente alla fine scelga un solo mezzo di scambio che renda semplici gli scambi, allora la situazione di monopolio della moneta non può essere gestita da privati, come avviene oggigiorno attraverso il sistema bancario. E la situazione ideale per ogni monopolio necessario (l'unico veramente necessario ed utile è quello della moneta) è che venga gestito dalla comunità. Ed è naturale che la gente scelga dei suoi rappresentanti per gestire gli affari della comunità in suo nome, e dovrebbe quindi essere compito del Governo la gestione del monopolio della moneta. Il Governo stesso dovrebbe creare la moneta e gestirne la quantità in circolazione, evitando in questo modo la creazione di debito pubblico e la necessità di elevate imposte. E dovrebbe creare moneta di credito, non di debito. Cioè il Governo dovrebbe creare moneta dal nulla e farla pagare con un certo tasso di interesse ai membri della comunità. Ma in quanto moneta di credito, non verrebbe richiesta indietro. Non sarebbe cioè un prestito, bensì una vera e propria vendita il cui prezzo del bene moneta è costituito dall'interesse pagato. Le imposte sarebbero in una tale situazione provvedimenti saltuari necessari per mantenere equilibrata la quantità di moneta nel sistema, e controllare in tal modo la variazione dei prezzi. Il Governo stesso quindi dovrebbe creare moneta, e le banche dovrebbero essere delle semplici casseforti o dei semplici intermediari che si assumono il rischio di prestare denaro altrui, e che danno le dovute garanzie ai prestatori. Le banche dovrebbero cioè avere un coefficiente di riserva del 100%, cioè se ho in deposito 100 allora posso prestare non più di 100 e me ne assumo le responsabilità, garantendo adeguatamente i depositanti e gli investitori.
Domande & Risposte Prezzi, monopoli e tariffe doganali 119. Dani, nell'articolo n.18 affermi che la vera origine dei prezzi e della loro variazione deve essere ricercata nella quantità di moneta in circolazione ed in come tale particolare bene venga gestito. Ora, a parte il problema dell'origine dei prezzi, secondo te come si dovrebbero formare i prezzi dei beni e dei servizi? Nella teoria economica del valore si discute se il valore di un bene sia determinato dalla sua utilità, dal costo di produzione, dal tempo di lavoro impiegato o da altri fattori. Cosa pensi al riguardo? Penso che se è vero che la variazione dei prezzi e la sua consistenza siano determinati in origine dalla quantità di moneta in circolazione, è vero anche che in seconda battuta, data una certa quantità di moneta in circolazione, ciò che determina il prezzo del bene o servizio è fondamentalmente il rapporto domanda/offerta del bene. E questo dipende fondamentalmente dai desideri della gente, e cioè dall'utilità di un bene o servizio. Penso che il fattore utilità valga per tutti i beni. Ad esempio l'oro, che in sé non ha grande utilità di utilizzo, costa molto perché ha una grande utilità di immagine. Viene cioè considerato un bene "da ricchi", e per questo viene considerato di valore. Naturale che un bene che è disponibile in quantità infinita non sarà mai considerato di particolare valore. Il prezzo dipende quindi dalla relazione tra domanda e offerta, che dipende in ultima analisi dall'utilità del bene o servizio. La decisione sul costo di produzione, sui salari, sul costo di trasporto deve essere lasciata in modo completo alle dinamiche di mercato. Naturale che questi fattori incidono sul prezzo, ma non sono la causa prima. Come detto, penso che la causa prima del valore di un bene sia la sua utilità. Pensi che siano corretti i monopoli per certi beni particolari? Penso che l'unico bene che debba essere gestito attraverso un monopolio è il bene moneta. In particolare tale bene deve essere gestito attraverso un monopolio pubblico, non privato. Qualsiasi altro monopolio, privato o pubblico che sia, è di ostacolo al progresso dell'economia. Penso che il Governo dovrebbe rimanere completamente fuori dal mercato. Penso quindi che dovrebbe esistere un monopolio pubblico della moneta a livello nazionale ed un mercato di libero scambio a livello mondiale senza monopoli, privati o pubblici che siano. Cosa pensi delle tariffe doganali che ostacolano il libero movimento di certi beni? Penso che le tariffe doganali siano sempre di ostacolo al libero commercio. Sono convinto che ciò che bisogna considerare è il progresso globale dell'economia, non i singoli casi. E si è visto empiricamente che lo sviluppo economico ha avuto successo con la liberalizzazione dei mercati locali e lo sviluppo di un mercato sempre più libero e sempre più globale. Sono convinto anche che tale soluzione sia la vera soluzione alla povertà che vi è nel mondo. Le differenze ci saranno sempre, ma solo un'economia globale basata sulla libertà di commercio può permettere ai paesi poveri di migliorare le loro condizioni di vita e di portare anche nei loro paesi il benessere.
Economia di mercato 120. Pensi che l'economia di mercato sia il sistema migliore per gestire le risorse? Penso che allo stato attuale ed ancora per molto tempo l'economia di mercato sia il meccanismo di ripartizione delle risorse ideale. Penso anche però che in una società più evoluta spiritualmente l'ideale sarebbe una economia in cui non vi è moneta ed in cui ognuno dà alla comunità e prende dalla comunità ciò che ritiene opportuno. Tale sistema è di certo pura utopia oggigiorno, ma forse in un futuro molto lontano sarà il sistema adottato.
Scarsità di moneta e inflazione 60. Nell'articolo n.42 dici che vi è scarsità di denaro nel nostro sistema rispetto a quello di cui la gente avrebbe bisogno. Ma se fosse il Governo a creare moneta e cominciasse a creare soldi per tutti non si creerebbero molto presto fenomeni di superinflazione? Il problema dell'inflazione è strettamente legato alla moneta virtuale, non reale. Nel nostro sistema economico odierno la quantità di moneta risultante dai dati è elevatissima perché vi sono un sacco di transazioni virtuali, che non richiedono cioè l'uso della moneta vera e propria, metallica o cartacea che sia. Tali transazioni vengono fatte in modo rapidissimo attraverso l'utilizzo delle tecnologie informatiche. Pensiamo alle speculazioni di borsa, ad esempio. Per questo fatto della notevole velocità di circolazione della moneta oggigiorno potrebbe apparentemente sembrare che non vi sia scarsità di denaro. Ma in realtà il denaro esistente è insufficiente, nel senso che la possibilità di creare lavoro o di realizzare determinate opere (private o pubbliche che siano) necessarie alla comunità può essere limitata da coloro che hanno il potere di creare moneta, ossia i banchieri privati. Il problema dell'inflazione deriva dalla presenza del meccanismo di riserva frazionale nel sistema bancario. Le banche, in sostanza, hanno la possibilità di prestare molto più denaro di quello che hanno. E tale nuovo denaro creato attraverso i prestiti non viene reso manifesto con denaro vero e proprio metallico o cartaceo, ma va ad aggiungersi alla massa monetaria nel sistema semplicemente digitando numeri su computer o scrivendo numeri su un titolo cartaceo. In questo modo risulta esservi moneta in eccesso nel sistema (in eccesso rispetto a quella che dovrebbe esserci, ed in eccesso quindi rispetto ai beni e servizi realmente scambiati nel sistema). Tale moneta in eccesso viene giustamente percepita come un problema economico. Il fatto è che tale eccesso viene solitamente ridotto attraverso l'aumento dei tassi di interesse, che provocano a loro volta un aumento del costo dei prestiti bancari e quindi di conseguenza una variazione dei prezzi dei beni. Tale variazione sarà tendenzialmente negativa, dato che la gente comprerà meno. E quindi le imprese saranno costrette ad abbassare i prezzi, tanto maggiore è la competizione nel proprio settore (a meno di cartelli tra imprese). I prezzi potranno invece rimanere stabili o addirittura aumentare se il settore in cui l'impresa opera è monopolistico o comunque poco competitivo. In tal caso, infatti, l'impresa tenderà a scaricare il proprio aumento di costo sul prezzo dei beni. L'unico vero modo per eliminare l'inflazione e tutti gli effetti connessi è dare solo ed esclusivamente al Governo (e non più alle banche private) il potere di creare la moneta. Ed abolire il meccanismo di riserva frazionale. Per maggiori informazioni vedi art.18 La Vera Origine dei Prezzi.
Moneta e inflazione 61. Se è vero che la moneta nominale è sempre in eccesso ma quella reale è sempre scarsa, gli economisti quale delle due guardano? Gli economisti guardano solitamente l'aggregato monetario chiamato M1, che comprende il circolante (monete e banconote reali effettivamente emesse dalla BC), gli assegni turistici ed i depositi in conto corrente. E' l'aggregato che la banca centrale riesce a controllare meglio. Tale aggregato è già in parte nominale, dato che un aggregato puramente reale comprenderebbe solamente il circolante, cioè le banconote e monete realmente emesse dalla BC. Gli economisti considerano anche altri aggregati meno liquidi rispetto ad M1 (es. M2, M3). La liquidità indica la disponibilità immediata del denaro per le transazioni. In un sistema puro, la liquidità dovrebbe essere assoluta, cioè vi dovrebbe essere solo denaro circolante, cioè effettivamente emesso dalla BC, o titoli sostitutivi di tale denaro ma che non fruttano alcun interesse, così come la moneta vera e propria. La moneta reale (circolante) non frutta interessi. Sono i titoli su tale moneta che invece ne fruttano. Il problema è che la moneta necessaria per pagare gli interessi sui titoli non esiste! Mentre il titolo cioè rappresenta moneta esistente o moneta creata dal nulla dalle banche attraverso i prestiti, l'interesse sul titolo è una certa quantità di moneta che viene creata anch'essa dal nulla, anche quando il titolo si basa sul circolante cioè su moneta effettivamente esistente. Questa creazione di denaro che in realtà non esiste fisicamente fa sì che risulti esserci più moneta nel sistema di quanta ve ne è in realtà. In sostanza, gli interessi sui titoli devono essere pagati ma la moneta per pagare tali interessi non viene creata in aggiunta a quella già esistente nel sistema. Questo fa sì che la quantità di denaro necessaria per le transazioni sia sempre scarsa e che quindi si continui a ricorrere ai prestiti bancari per pagare gli interessi. E' un circolo vizioso, in cui l'unico modo per sopravvivere e pagare tutto è continuare a prendere a prestito dalle banche, le quali vogliono interessi per i soldi che creano dal nulla. Ma i soldi per tali interessi non esistono nel sistema perché non vi è stato un parallelo incremento della massa monetaria del sistema. Questo meccanismo crea una dipendenza dal sistema bancario e, a causa dell'eccesso di moneta nominale rispetto a quella reale, una perenne inflazione.
Politica monetaria 62. Perché i tassi di interesse sono oramai quasi nulli? Perché la quantità di moneta nominale è talmente in eccesso rispetto a quella reale che i prezzi continuano ad aumentare, dato che risultano esserci molti più soldi di quelli che vi sono realmente e ciò provoca un aumento della domanda e quindi dei prezzi. L'aumento di domanda provoca anche un necessario aumento di offerta da parte delle imprese. Tale aumento di offerta comprende un aumento dei costi per le imprese. Dato che però l'aumento dei prezzi fa diminuire a sua volta la domanda (la gente compra di meno) allora il lato dell'offerta si ritrova con un eccesso di produzione e di costi. Tale effetto negativo sulle imprese le costringe a prendere in prestito dalle banche. La Banca Centrale, per non vedere il paese crollare a picco, è costretta a cercare di risollevare la situazione economica favorendo i prestiti alle imprese (per supplire ai costi) ed ai consumatori (affinché consumino). E questo lo può fare solo abbassando i tassi di interesse. Questo è ciò che sta avvenendo oggi. Siamo arrivati ad avere tassi quasi nulli perché i debiti accumulati dalle imprese e dai consumatori nei confronti delle banche sono divenuti così alti che le banche stesse rischiano il fallimento. E perciò cercano a loro volta di rimanere in vita favorendo i prestiti, i quali a loro volta sono necessari per mantenere in vita le imprese e l'economia del paese. Siamo arrivati cioè all'avvitamento del sistema su se stesso. La massa debitoria nei confronti del sistema bancario sia da parte dei privati che da parte dei governi è così elevata che l'unico modo per dare una vera e definitiva svolta alle sperequazioni economiche esistenti sul nostro pianeta è dare ai Governi stessi il potere di creare moneta, ma solo moneta reale (banconote e monete metalliche) cioè con un coefficiente di riserva del 100%.
Questioni di coscienza 63. Dani, hai detto che diventare ricchi è positivo. E va bene. Ma lo è anche quando si ruba per diventare ricchi? Molte fortune sono state accumulate in modo disonesto, o fraudolento. E' lecito questo? Oggi la legge di mercato della domanda e offerta è stata molto distorta dalla corruzione a tutti i livelli. E' giusto questo? Come si può uscire da questa spirale perversa della corruzione? Cosa devono fare i poveri per uscire dalla povertà endemica? E i ricchi, che diventano sempre più ricchi sulla pelle dei poveri che diventano sempre più poveri, cosa dovrebbero fare per riequilibrare le energie? Non hanno anch'essi, come i poveri, un grosso karma da rilasciare? E per bilanciare i poli non dovrebbero invertirsi le parti? Ognuno ha il suo karma da rilasciare. Se viviamo una certa realtà allora l'abbiamo scelta noi, direttamente attraverso il nostro modo di pensare o indirettamente attraverso l'accettazione del karma degli antenati o attraverso le scelte fatte dalla nostra anima per farci imparare certe lezioni. Non esistono metodi universali per mutare la coscienza della gente. Ognuno può cambiare solamente lavorando su se stesso. Anche il cambiare il funzionamento del sistema economico (vedi articoli e D&R) non serve a nulla se non è affiancato da un parallelo mutamento delle coscienze.
Determinazione del Valore di un bene o di un servizio 103. Come stabilire in modo corretto il valore di un servizio o di un bene? Il metodo più corretto sarebbe il lasciare la decisione del valore di un servizio o di un bene ai consumatori. Oggi invece il prezzo dei beni e dei servizi viene stabilito attraverso l'interazione tra produttori e consumatori o solo dai produttori nei casi di monopoli, di oligopoli e di cartelli. La determinazione del vero valore di un servizio o di un bene si basa sul Dovere Morale di dare in cambio qualcosa a chi ci offre un bene od un servizio, e non sul Diritto di pretendere un determinato valore da parte dei produttori. I consumatori in tal modo determinerebbero il vero valore di un bene o di un servizio sempre attraverso il mercato, cioè basandosi sull'utilità di quel bene o servizio rispetto a tutti gli altri. I produttori del bene o del servizio dovrebbero semplicemente rendere pubblico il costo del lavoro, il tipo di lavoro svolto e da chi. Quello che è il surplus, che comprenderebbe sia i salari sia i profitti, dovrebbe essere stabilito interamente dai consumatori in base all'utilità che loro reputano abbia quel particolare bene o servizio. Riguardo ai salari, dovrebbero essere uguali all'interno di uno stesso team di lavoro, indipendentemente dalla funzione di ognuno. E lo stesso dicasi per la divisione dei profitti, che dovrebbero essere divisi in modo da dare ad ogni membro del gruppo lo stesso ammontare.
Rispetto delle decisioni governative 3. In varie parti del tuo sito hai affermato l'importanza del dovere morale a scapito del diritto e quindi della legge basata sul diritto. Se, a mio parere, è vero che l'imposizione di un determinato comportamento è di per sé negativa, come si potrebbe fare affinché il popolo rispetti le decisioni dei rappresentanti governativi da esso eletti se non sono coercitive? Per quelle persone che non dovessero ritenere un dovere morale il rispettare le decisioni dei rappresentanti governativi eletti dal popolo, le reazioni alla violazione del dovere morale funzionerebbero allo stesso modo in cui si fa adesso, ma solo nel momento in cui tali violazioni dovessero danneggiare qualcun altro o la comunità nel suo complesso. Si procederebbe cioè alla punizione del danneggiante attraverso le forze dell'ordine ed il sistema giudiziario.
Stato e mercato 4. Pensi che lo Stato (attraverso le decisioni governative) dovrebbe intervenire nel mercato? Penso che lo Stato dovrebbe rimanere fuori dal mercato, con l'unica eccezione del monopolio necessario del bene moneta (vedi meglio varie D&R). Riguardo al mercato, il compito del Governo dovrebbe essere quello di prendere decisioni che permettano al principio di "libertà nel rispetto della libertà altrui" di essere rispettato dagli agenti nel mercato. Decisioni che, come più volte detto, dovrebbero essere rispettate per dovere morale e non perché imposte coercitivamente. Penso che, paradossalmente, la mancanza della coercizione potrebbe far sì che le decisioni vengano maggiormente rispettate dalla gente. Non c'è nulla infatti che stimola la violazione di un comportamento quanto la coercizione dello stesso.
Legislazione basata sul dovere morale 5. Quando parli di mancanza di coercizione di un determinato comportamento, intendi dire che non dovrebbe esistere una legislazione che faccia rispettare i doveri morali? No. Intendo dire che la legislazione dovrebbe basarsi sul concetto di dovere morale e non sul concetto di diritto, cioè imposizione di un determinato comportamento. La legislazione intesa come "corpus di comportamenti comunitari" da rispettare per dovere morale e non per diritto è senz'altro necessaria. Così come è necessario punire chi non rispetta le leggi che costituiscono tale legislazione.
Riforma del sistema monetario 6. Come pensi sarebbe possibile passare dall'attuale sistema monetario ad uno basato sulla creazione di moneta da parte del Governo? Un eventuale sistema monetario basato sulla creazione della moneta da parte del Governo e non da parte del sistema bancario presuppone l'indipendenza monetaria della Nazione. E questo significa, nel caso italiano, uscita dall'unione monetaria europea. Una volta stabiliti gli accordi di cambio con le altre monete, il Governo legifera in modo tale da assumersi il dovere di creare la moneta dal nulla, togliendo tale potere alle banche, che rimarrebbero funzionanti come semplici intermediari finanziari con riserva obbligatoria quindi del 100%. Dopodiché bisognerebbe sostituire l'euro con la nuova moneta (tornando magari alla nostra Lira) così come si è già fatto nel passaggio precedente inverso tra Lira ed Euro. A quel punto il problema inflattivo sarebbe maggiormente sotto controllo, dato che buona parte dell'inflazione dipende dal denaro necessario per pagare gli interessi che le banche richiedono quando prestano denaro creandolo dal nulla. Tale interesse, infatti, viene richiesto al sistema senza che vi sia però un uguale aumento della massa monetaria nel sistema. Ciò crea un deficit di moneta nel sistema che porta ad un circolo vizioso di dipendenza dalle banche per pagare gli interessi sui prestiti bancari. In un tale sistema le imposte e le tasse non esisterebbero. Il Governo si automanterrebbe nelle sue attività creando da sé la moneta necessaria per le proprie attività. Potrebbero però essere necessari dei prelievi monetari dal sistema (e quindi dalla popolazione) nell'eventualità che si verificassero problemi di inflazione. Queste imposte saltuarie (che riguarderebbero ammontari di certo nettamente inferiori alle imposte e tasse odierne) permetterebbero alla massa monetaria del sistema Italia di diminuire e ridurre il problema inflattivo. Lo scopo primario del Governo nella sua politica monetaria (magari attraverso un istituto di controllo particolare del tipo Banca Centrale) sarebbe quello di tendere a mantenere l'inflazione nulla. Il Governo creerebbe moneta dal nulla per quei beni e servizi considerati di utilità pubblica. Si pensi ad esempio alla sanità ed all'assistenza sociale ai bisognosi. Inoltre potrebbero essere finanziati anche progetti pubblici di valore per la comunità nel suo complesso.
Servizi gratuiti 53. Quali sono a tuo avviso quei servizi che la comunità dovrebbe offrire gratuitamente ai suoi membri? Innanzitutto il bene moneta (mezzo di scambio), che dovrebbe essere creato dal Governo della comunità. E poi i servizi di istruzione e di sanità. Per tutti i servizi, ad esclusione della creazione del bene moneta, l'ideale è un mercato competitivo e libero da ogni vincolo nel quale i prezzi si formano attraverso il meccanismo di domanda e offerta. Sebbene infatti riteniamo che i servizi di istruzione e di sanità dovrebbero essere gratuiti, ciò non toglie la possibilità a chi lo desideri di offrire privatamente tali servizi ed a pagamento.
Interesse sui prestiti di capitale 58. E' sempre giustificata la richiesta dell'interesse sul capitale dato a prestito? Se chi presta il capitale non è colui che crea il capitale stesso, allora la richiesta dell'interesse sul capitale è giustificata, poiché il prestatore si priva della possibilità di utilizzare il capitale prestato e tale privazione è giusto che sia ricompensata con un interesse. Nel caso in cui, invece, chi presta il capitale è colui che crea il capitale prestato (il sistema bancario) allora la richiesta di tale interesse è ingiustificata, poiché non si sottrae nessuna utilità del capitale al prestatore dato che tale capitale prima non esisteva, ma viene invece creato appositamente per il prestito. Questo è ciò che succede con i prestiti bancari attraverso l'utilizzo del meccanismo della riserva frazionale. Vedi art.18 e D&R passate sulla moneta.
Moneta e titoli 60. In economia si suole distinguere tra due attività finanziarie principali: moneta e titoli. Nell'ambito del tuo discorso sulla moneta, qual è il ruolo dei titoli? La moneta viene intesa solitamente come la somma tra circolante (monete e banconote fisiche emesse dalla BC) e conti correnti. Il titolo è invece una attività finanziaria che non può essere usata per le transazioni, a differenza della moneta, e che frutta un tasso di interesse. Ora, in un sistema monetario come quello ipotizzato in questo materiale in cui è il Governo a creare la moneta, abbiamo detto che la moneta presente nel sistema dovrebbe essere tutta fisica (monete metalliche, banconote o carte elettroniche tipo carta di credito o di debito) nel senso che tutta la moneta del sistema consista nella somma dei valori monetari contenuti nelle monete metalliche, nelle banconote e nelle carte elettroniche (la cui presenza servirebbe solamente per evitare di dover andare in giro con pacchi di monete e banconote, ma sempre di moneta fisica si tratta). In un tale sistema, i titoli (es. azioni, obbligazioni, titoli di stato) avrebbero un senso solo se il contenuto monetario di tali titoli potesse essere usato per le transazioni e solo se tutti riconoscessero a tali titoli la funzione di circolante. In un sistema come quello da noi proposto, quindi, tutta la moneta presente nel sistema dovrebbe poter essere sempre utilizzata per le transazioni. La presenza di ricchezza non utilizzabile in ogni momento per le transazioni, infatti, così come accade oggi per i titoli o per certi tipi di depositi, crea una differenza tra la moneta nominale e quella reale, dato che non tutta la moneta è effettivamente utilizzabile per le transazioni. La funzione della moneta è quella di mezzo di scambio e perciò dovrebbe sempre essere disponibile per svolgere tale funzione. Tutta la ricchezza esistente dovrebbe cioè essere disponibile in ogni momento per le transazioni. I titoli hanno un contenuto monetario e perciò anch'essi costituiscono in realtà moneta, cioè denaro. La distinzione terminologica tra moneta e titoli esiste solamente per il fatto che i titoli non possono essere usati oggigiorno per le transazioni.
Unione Europea: dentro o fuori? 4. Se ho interpretato correttamente il tuo pensiero, l'Italia dovrebbe dovrebbe uscire dall'Unione Europea, cioè dall'area dell'Euro e ripristinare la sua valuta nazionale, cioè la Lira. Il che significa che dovrebbe anche uscire dal progetto di un'Europa politica, con una sua costituzione, come si sta procedendo in questo momento? Si ritornerebbe ad una Europa divisa e debole, specialmente nei confronti degli USA, che mirano ad imporre il loro impero nel mondo. Che cosa dovrebbe fare inoltre l'Italia, una volta uscita dall'Europa? Battere moneta come Stato al posto delle banche? Certo se ci riuscisse potrebbe eliminare il debito pubblico e fare da esempio a tutti gli altri stati europei. Sarebbe una grande rivoluzione, ma il sistema bancario mondiale (quello che detiene di fatto il potere economico del mondo) si opporrebbe con tutte le sue forze, isolando l'Italia dal contesto mondiale. Cosa faresti se tu fossi al governo? Se io fossi al Governo toglierei l'Italia dall'Unione monetaria europea ma non da quella politica. E, se ciò non fosse consentito, toglierei l'Italia anche dall'Unione politica. A quel punto emanerei delle leggi affinché fosse il Governo ad emettere moneta, magari sempre attraverso un organo tipo BC, ma che sia però completamente sotto il controllo governativo. I vari passaggi successivi (anche se in sintesi) li ho spiegati in passate D&R. Di certo un progetto simile sarebbe non semplice da attuare, ma possibile. E gli ostacoli esterni sarebbero notevoli, in particolare da parte del sistema bancario. Sono però convinto che questa soluzione sia l'unica vera via per cambiare radicalmente ed in meglio l'economia mondiale senza aver a che fare con i soliti e dannosi cicli economici, eliminando in modo definitivo il problema del debito pubblico ed in buona parte il problema dell'inflazione. Oltretutto sarebbe il modo corretto di gestire il mezzo di scambio, la moneta, e cioè una gestione diretta da parte della comunità attraverso i propri rappresentanti eletti a suffragio universale.
Il problema della Moneta 33. Tu sostieni che la miglior soluzione riguardo la gestione della moneta sarebbe che il Governo di un paese avesse il potere di creare la moneta. Ora, ci sono varie esperienze in giro per il mondo ed anche in Italia che promuovono monete locali create da privati o da gruppi locali. Pensi che possano avere successo tali realtà? Penso che il problema principale di tali esperienze sia la non convertibilità di tali monete con le monete ufficiali. Bisognerebbe creare un gruppo di persone che svolgono attività che li rendono indipendenti o quasi rispetto al resto della comunità, ma non è semplice. Dal mio punto di vista, l'unico vero modo è in parte simile a queste esperienze ma riguarda direttamente la moneta ufficiale del paese. E per creare questa nuova moneta gestita dalla comunità nel suo complesso è necessario farlo in modo ufficiale e democratico e cioè far eleggere al Governo persone che siano d'accordo con questa riforma monetaria. Anche questo non è semplice, ma è a mio avviso la soluzione più efficace. In questo caso il problema della convertibilità sarebbe sicuramente meno difficile da superare, dato che tale riforma monetaria sarebbe ufficiale, legale e quindi accettata (anche se malvolentieri) dagli altri paesi che ne garantirebbero comunque la convertibilità con le altre monete.
Moneta 34. Rif. D&R Giugno n° 33. Ammesso che l'Italia riesca a sganciarsi dall'euro per battere moneta in modo autonomo e che le altre nazioni europee ne garantiscano la convertibilità. Per quale motivo dovrebbero garantirne la convertibilità? Semplicemente perché qualsiasi moneta di qualsiasi stato ha la propria convertibilità con le altre monete (anche se in vari casi attraverso l'ancoraggio ad una moneta più forte come il dollaro), nel momento in cui sono monete statali. Se sono monete pubbliche e legali, nessuno impedirà ad un paese sviluppato come l'Italia, fonte di reddito anche per molti altri paesi, di crearsi una propria moneta nazionale. Non ci potrebbe essere il pericolo di massicce fughe di capitali all'estero? Come si potrebbe evitare ciò? Stampando continuamente moneta per reintegrare quella esportata? E se poi qualcuno re-immettesse tutta la moneta esportata nel flusso monetario italiano, cosa succederebbe? Cosa ne pensi? Le fughe di capitali all'estero, considerando questo particolare problema della nazionalizzazione della moneta, non creano problemi. Ciò che conta tenere sotto controllo è la quantità di moneta nel sistema (in Italia o all'estero che sia) e non dove si trova. La moneta nazionale, anche se convertita con altre monete estere, da qualche parte continuerà ad esistere, non è che sparisce. Semplicemente cambia il possessore di tale moneta. Gli spostamenti di capitali, quindi, non creano problemi da questo punto di vista. Naturale che, per evitare qualsiasi tipo di speculazione sul mercato dei cambi, l'ideale sarebbe avere monete nazionali con cambio fisso 1 a 1. Ma questo è un altro discorso.
Attuale inflazione 42. L’inflazione è tornato ad essere un tema di attualità in questi giorni. Tutti coloro che vivono di un modesto stipendio o pensione sanno benissimo, contrariamente a quanto rilevato dall’ISTAT, che il costo della vita, per effetto sia dell’euro che della speculazione, è aumentato notevolmente. E’ molto strano notare come i prezzi continuino ad aumentare nonostante il calo dei consumi. Cos’è che alimenta l’inflazione? Chi è manovra questo fenomeno? Sebbene l'inflazione come fenomeno in sé derivi esclusivamente dalla particolare struttura dell'attuale sistema bancario (vedi art.18), l'inflazione di questo periodo è un fenomeno che si basa ANCHE sulle aspettative. Sebbene infatti le banche pratichino interessi bassi sui prestiti, cosa che dovrebbe favorire l'aumento della spesa e quindi della produzione e di conseguenza un aumento dei prezzi, i consumi non aumentano e di conseguenza nemmeno la produzione. E quindi l'aumento di prezzi dovuto a questo particolare fattore è ridotto. In questo periodo, invece, l'aumento dei prezzi è dovuto in buona parte alle aspettative dei consumatori e dei produttori. In una situazione difficile a livello politico-sociale, la gente tende per paura (per lo più inconscia) a diminuire i propri consumi e preservare il denaro. Allo stesso modo i produttori, prevedendo ciò, diminuiscono la produzione cosa che porta ad un aumento dei prezzi dei prodotti per meglio coprire i costi di produzione ed avere pur sempre un certo profitto.
Attuale inflazione 43. Non pensi però che l'inflazione attuale nel nostro paese dipenda in parte anche dal cambio della moneta, dalla lira all'euro? Vi è stato sicuramente in media un arrotondamento in eccesso dei prezzi sfruttando il cambio di valuta, ma quello è stato un aumento dei prezzi istantaneo, per così dire, che non influenza e non giustifica però l'inflazione esistente prima e ben dopo il cambio di moneta.
Creazione di Moneta 59.Continuo a non capire la questione del denaro creato dal nulla: d'accordo, prenderei il denaro in prestito (dal Governo invece che dalle banche come si fa oggi), ma tu dici che il prezzo del denaro è l'interesse e quindi non rendo indietro il denaro. Parole tue: "Cioè il Governo dovrebbe creare moneta dal nulla e farla pagare con un certo tasso di interesse ai membri della comunità. Ma in quanto moneta di credito, non verrebbe richiesta indietro. Non sarebbe cioè un prestito, bensì una vera e propria vendita il cui prezzo del bene moneta è costituito dall'interesse pagato". Allora, essendo una moneta di credito ne segue che non crea debito. La moneta verrebbe quindi venduta dal Governo e non richiesta indietro. E' vero anche però che, per evitare possibili inflazioni dei prezzi, il Governo porrebbe delle "imposte" sulla gente che vanno a diminuire la massa di moneta circolante della quantità ritenuta dal Governo necessaria per mantenere i prezzi stabili. Ora, dire che esistono delle "imposte" da parte di chi crea la moneta, nel nostro caso il Governo, equivale a dire che il Governo ha la possibilità di chiedere di restituire parte di tale moneta per il bene collettivo (nella pratica, per mantenere i prezzi stabili). Quindi è vero che vi è una vendita ma è vero anche che, essendo la proprietà del bene moneta una proprietà collettiva di tutti i membri della comunità, allora si può intendere tale vendita come una forma di prestito dai membri della collettività a se stessi, dato che il Governo (rappresentanti della comunità stessa) può richiedere indietro una certa somma di moneta in circolazione per evitare rialzi inflazionistici. Il Governo non venderebbe moneta all'infinito senza limiti. Stabilirebbe un tetto massimo di vendita di moneta per ogni persona in un determinato arco di tempo. E sopra tale "tetto massimo per individuo" venderebbe denaro solo a fronte di progetti o spese qualsiasi ma di utilità pubblica.
Interesse sui Prestiti di Capitale 60. Rif. D&R n.58 di Maggio: "Nel caso in cui, invece, chi presta il capitale è colui che crea il capitale prestato (il sistema bancario) allora la richiesta di tale interesse è ingiustificata, poiché non si sottrae nessuna utilità del capitale al prestatore dato che tale capitale prima non esisteva, ma viene invece creato appositamente per il prestito. Questo è ciò che succede con i prestiti bancari attraverso l'utilizzo del meccanismo della riserva frazionale". Ma non hai detto che la moneta creata dal Governo verrebbe venduta a fronte di un prezzo? Non è quindi la stessa cosa? Il Governo venderebbe moneta e quindi non presta nulla. Ma in realtà, essendo la moneta stessa un bene collettivo, si tratta di una vendita a se stessi. Quindi le imposte eventualmente richieste dal Governo per ribilanciare la massa monetaria in circolazione ed evitare l'aumento dei prezzi sono un ridare un qualcosa a se stessi da parte della comunità o in altre parole un prestito. Quindi diciamo che l'emissione di moneta da parte del Governo può essere vista come una vendita della Comunità a singoli individui o gruppi della Comunità stessa. Ma allo stesso tempo può essere vista come un prestito dato che vi è la possibilità di dare indietro parte di quella moneta.
Plusvalore e Prezzo 11. Nel tuo materiale hai parlato di come il prezzo di un bene o servizio dipenda dalla domanda e dall'offerta dello stesso. Nella D&R n.103 di Aprile hai però anche detto: "Come stabilire in modo corretto il valore di un servizio o di un bene? Il metodo più corretto sarebbe il lasciare la decisione del valore di un servizio o di un bene ai consumatori. Oggi invece il prezzo dei beni e dei servizi viene stabilito attraverso l'interazione tra produttori e consumatori o solo dai produttori nei casi di monopoli, di oligopoli e di cartelli". Non è una contraddizione? Il prezzo di un bene o servizio dipende dalla domanda e dall'offerta dello stesso ma è vero anche che sono i consumatori a determinare sia la domanda sia all'offerta in ultima analisi (se i consumatori non domandano allora nessuno offre perché sarebbe una spesa inutile). Quindi è anche vero che è il consumatore che determina il mercato e dovrebbe lo stesso consumatore determinare anche il plusvalore di un determinato bene o servizio. (il plusvalore o surplus è, semplificando, la differenza tra il prezzo ed i costi di produzione di un bene o servizio).
Salari e Profitti 12. Nella D&R n.103 di Aprile hai affermato: "Riguardo ai salari, dovrebbero essere uguali all'interno di uno stesso team di lavoro, indipendentemente dalla funzione di ognuno. E lo stesso dicasi per la divisione dei profitti, che dovrebbero essere divisi in modo da dare ad ogni membro del gruppo lo stesso ammontare". Consideri parte di uno stesso team di lavoro anche l'imprenditore stesso o solo i dipendenti? Cioè anche l'imprenditore (o capitalista) dovrebbe avere secondo te lo stesso salario e la stessa quota di profitto dei dipendenti? Ritengo giusto che il capitalista, cioè colui che assume su di sé il rischio di impresa (e quindi in pratica il rischio di perdere il proprio investimento), abbia un salario uguale ai dipendenti nel caso in cui egli stesso partecipi direttamente nel team di lavoro dell'impresa ed una quota di profitto proporzionale alla quota di capitale sociale sottoscritta. Genericamente parlando è giusto che il profitto (inteso come guadagno ulteriore in aggiunta al salario) sia diviso in modo eguale tra i membri di un gruppo, ma nel caso di un'impresa odierna in cui vi è un investimento costituito da un capitale sociale, allora è giusto che il profitto (inteso qui come la rendita del capitale investito, un caso particolare della definizione generica precedente di profitto) venga distribuito in modo proporzionale alla quota di capitale sociale sottoscritta.
Nesara 10. Cosa pensi di Nesara, l'atto di riforma economica mondiale di cui in certi ambiti soprattutto newage si parla? Sebbene condivida in linea di massima alcune delle idee economiche proposte nel programma, il programma in sé ed il fatto che è stato approvato in segreto dal Congresso degli Stati Uniti nel 2000, che entro la prossima settimana o nel prossimo futuro verrà annunciato al mondo e appoggiato dalla Corte Internazionale dell'Aja ed altre informazioni connesse...ebbene, queste sono informazioni che provengono da fonti eteriche, entità eteriche, divulgate come vere su Internet ma che sul nostro piano fisico sono false. Sul nostro piano fisico non esistono programmi segreti globali di riforma economica di questo tipo, sebbene auspico che nel futuro avverranno degli aggiustamenti anche in ambito economico ed in particolare nel meccanismo di creazione e gestione della moneta, come già discusso in varie parti del sito.
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