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La strana tipografia

Da www.sovranitamonetaria.org

Consideriamo un presidente di una società di calcio che gestisce una squadra seguita da un vasto numero di tifosi. Per generare ricchezza,

il presidente ha deciso di far stampare e mettere in circolazione i biglietti delle partite, che verranno acquistati dai tifosi.

 

Ma come avviene tale stampa e circolazione?

 

Dal momento che il presidente non intende stampare i biglietti personalmente nel suo ufficio, darà questo compito a chi è specializzato in tal senso, cioè ad un tipografo. Il quale, verosimilmente, si farà pagare il costo della stampa più un ragionevole margine di profitto, per ogni biglietto stampato.

Per qualche strano motivo sconosciuto, il presidente ha ricevuto forti condizionamenti da un tipografo della zona, il quale, dietro garanzie di esperienza e professionalità, è riuscito ad ottenere un contratto irrevocabile che gli garantisce per l'eternità le seguenti due cose:

1.      la concessione in esclusiva della stampa e distribuzione dei biglietti;

2.      l'impegno a saldare gli eventuali debiti e che questi non superino un certo massimale (espresso in punti percentuali)

. Si immagini adesso che, al momento della presentazione della fattura, il tipografo comunichi al presidente della società che il prezzo di stampa per ogni biglietto è di € 20,00. Il presidente, sbalordito, fa notare al tipografo che deve esserci un errore di stampa e che probabilmente si voleva indicare € 0,20. Il TIPOGRAFO invece replica in questo modo: “No, signor presidente, su ognuno di quei biglietti che le ho stampato c'è scritto il valore corretto: 20 €; lei quindi deve pagare 20 euro per ciascun biglietto!”.

Lascio alla vostra fantasia il tipo di risposta che il presidente darebbe al tipografo.

Certo, direte voi, abbiamo un tipografo fuori di testa che tenta di appropriarsi di un valore che non gli appartiene (il valore nominale del biglietto) ed un presidente, non certo stupido, che lo fa subito volare fuori dal suo ufficio e telefona immediatamente ad un'altra tipografia.

Ma il tipografo continua dicendo: “Caro signor presidente, Lei sa bene di aver stipulato un contratto irrevocabile, per cui solo io posso stampare i biglietti della sua squadra e quindi me li dovrà pagare quanto voglio io. Se non ha soldi sufficienti in questo momento, posso aiutarla così: le apro un debito nei miei confronti e lei mi pagherà man mano che farà profitti sulle vendite dei biglietti, ma il tasso d'interesse lo scelgo io”.

Al presidente, messo con le spalle al muro, non resta altro che accettare (alcune malelingue dicono che in ciò sia stato facilitato da qualche lauta ricompensa elargita dal tipografo) emettendo a nome della società sportiva delle promesse di pagamento nei confronti del tipografo.

I tifosi della squadra da quel giorno in poi si videro raddoppiati i costi del biglietto, con il conseguente malcontento. Il presidente annualmente riusciva a stento a pagare al tipografo gli interessi sul capitale e finì per escogitare di tutto per far pagare sempre di più ai suoi tifosi.

Il tipografo, inoltre, per evitare di pagare tasse sugli enormi profitti che riscuoteva, dichiarava addirittura l'incasso al passivo e quasi nessuno osava dirgli nulla.

Peccato però che l'assurda situazione sopra descritta accada nella realtà, ogni giorno, sopra le nostre teste. Soltanto i nomi degli attori sono diversi:

*       Il presidente è il governo.

*       I tifosi della squadra siamo noi cittadini.

*       La partita che i tifosi vogliono vedere consiste nell'erogazione di servizi alla comunità: istruzione, sicurezza, pubblica amministrazione, amministrazione della giustizia, etc.

*       I giocatori sono i lavoratori che erogano i servizi alla comunità.

*       Il tipografo è la Banca Centrale Europea, che fornisce i propri biglietti di banca in condizioni di monopolio per lucrarci sopra l'inverosimile.

*       Il contratto irrevocabile è il Trattato di Maastricht, proposto dai banchieri e firmato a suo tempo da compiacenti governanti politici europei, che, senza dibattiti e/o votazioni, ci impose l'euro come valuta e il vincolo di non superare una certa soglia di indebitamento, ovvero circa il 3% di deficit tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo (detto PIL, non misurabile in modo scientifico) verso la Banca Centrale Europea (prima dell'ingresso nell'euro, lo faceva la Banca d'Italia S.p.A. con la lira), una società privata con soci privati, che agisce in modo del tutto analogo al tipografo.

*       I biglietti della partita sono gli euro, banconote cartacee della BCE (prendine una e guardala per scoprire a chi appartiene) che non sono coperte da oro, non sono convertibili e hanno un valore intrinseco prossimo allo zero.

*       Le promesse di pagamento sono i titoli di debito pubblico che vengono dati in garanzia dal governo per ottenere le banconote della Banca Centrale.

*       I biglietti venduti dal tipografo per 20 € al presidente sono analoghi ai biglietti bancari (ma nei tagli da 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 €) emessi dalla BCE e prestati per il valore nominale al governo in cambio di titoli di debito pubblico, che paghiamo noi cittadini con tasse sul nostro reddito e patrimonio.

*       Il profitto che il tipografo mette in nero corrisponde al reddito monetario costituito dall'appropriazione indebita del signoraggio (il profitto d'emissione che nasce dalla differenza tra il valore nominale e valore intrinseco della moneta) che le Banche Centrali appostano in modo fraudolento come voce passiva nel Bilancio, eludendo così il fisco.

*       Il ricatto del tipografo è lo stesso che fa la Banca Centrale Europea agli Stati Nazionali e ha un nome ben preciso, si chiama usura. Come il tipografo, anche la Banca Centrale Europea (nel caso dell'euro), si appropria ingiustamente del valore delle banconote che, in realtà, è conferito loro dalla comunità di persone che le accettano e le riconoscono, lucrandoci sopra esentasse fino al 16.670% stampando carta-moneta il cui costo vivo di produzione è di appena € 0,03.

La situazione è in verità ancora più assurda di quella esemplificata sopra: il tipografo, per ogni biglietto del valore di 20 €, vuole “solo” i 20 €. La Banca Centrale, per ogni banconota da 500 €, vuole dal governo (cioé da noi cittadini che al governo paghiamo le tasse) i 500 € più il cosiddetto Tasso Ufficiale di Sconto, che Jean Claude Trichet, il presidente della BCE, ha appena portato al 2,25%: quindi, per 500 euro, ne vuole 510,12 sotto forma di Titoli di Stato, ossia di cambiali firmate dal governo che, a nome del popolo, impegna tutti noi cittadini a pagare tasse sui nostri redditi e patrimonio, prodotti col sudore della nostra fronte e non con il semplice azionamento di una macchina stampa-soldi.

Chi percepisce la grandezza della truffa e sente agitarsi la coscienza, può partire da qui per iniziare a capire i meccanismi dell'inganno, che il tipografo cerca di tenere accuratamente nascosti in tutti i modi ormai da più di tre secoli.

Come finirà la favola? Nonostante il pubblico ami la propria squadra del cuore e i giocatori ricambiano impegnandosi tantissimo, la abbandoneranno a causa della cattiva conduzione societaria o lotteranno per scoprire la verità e cacciare via il tipografo?

 

Questo dipende anche da quello che intendi fare TU dopo aver letto questa storia!

 

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