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LA PROTESTA IERI E
OGGI
Postato il Mercoledi 16 Luglio 2008 (19:00) di davide
DI ANTONELLA
RANDAZZO
Il modello economico attuale ebbe origine nel Regno Unito alla fine del
XIV secolo. Le autorità inglesi, per distruggere il vecchio assetto e
creare il nuovo, espropriarono centinaia di migliaia di contadini, che
furono costretti a diventare salariati, oppure ad accrescere la massa di
poveri e vagabondi. Da allora la protesta contro il sistema ha acquisito
diverse forme, alcune fantasmatiche, altre concrete.
Talvolta venivano utilizzati menestrelli e cantori per diffondere storie
e leggende utili a placare l’ira contro l’autorità e ad impedire le
proteste. Erano tante le storie che avevano come protagonisti personaggi
che sfidavano le autorità e diventavano i paladini del popolo. La più
nota è quella di Robin Hood, personaggio che nel tempo diventò simbolo
della lotta contro l’autorità ingiusta e corrotta.
Nonostante l’enorme popolarità che egli ebbe, la sua esistenza non è mai
stata provata. Alcune ballate del XIV secolo lo descrivevano come un
ladro che derubava tutti quelli che avevano la sventura di passare lungo
le rive del fiume Went. Si trattava di storie che avevano come
protagonisti comuni malviventi, che per sopravvivere alla miseria
sceglievano la ribellione e l'illegalità.
Lo studioso Joseph Hunter scoprì nel XIX secolo che nel 1324 alla corte
di Edoardo II c’era un suo fedelissimo cameriere di nome Robin Hood.
Altri Robin o Robert Hood risultano da alcuni documenti processuali, si
trattava di persone accusate di saccheggio o furto. Ciò testimonia che
all’epoca tale nome era alquanto comune.
Le prime storie di Robin Hood lo vedevano come una persona del popolo,
che praticava la criminalità spicciola in un periodo di confusione, in
cui i baroni lottavano contro il potere del re e il popolo era costretto
a vivere in miseria.
Nel corso dei secoli, le storie su Robin Hood cambiarono per adattarsi
ai tempi e alle esigenze emotive degli ascoltatori. Dal XVI secolo Robin
Hood diventò un lord e apparve anche Marion, anch’essa di nobili
origini. Robin diventerà un rifugiato nella foresta di Sherwood,
perseguitato dallo sceriffo di Nottingham, ma in realtà non esisteva né
la foresta né lo sceriffo.
Le imprese attribuite a Robin Hood erano frutto di fantasia, e tendevano
a diventare storie in cui un eroe amato dal popolo trionfava
sull’oppressore. Queste storie producevano un senso di sollievo e di
riscatto che, ovviamente, rimaneva sul piano fantasmatico.
Nell’Inghilterra dell’epoca la vita era brutale, e la lotta alla
sopravvivenza assai difficile a causa della povertà e delle malattie. La
gente comune non sapeva leggere e scrivere, e non distingueva le storie
inventate da quelle vere. Credeva alle imprese di Robin Hood come
fossero reali, producendo l’idea di un eroe del popolo, che sfidava
l’autorità crudele e ingiusta. Accanto a lui c’era anche un frate, Fra
Tuck, attraverso il quale viene rappresentato il lato positivo della
chiesa, facendo credere che anche il clero può essere vicino alle
persone comuni e contro i corrotti.
In queste storie appariva anche il fuorilegge Little John e la sua
banda, che simboleggiavano l’esistenza degli emarginati o dei ribelli
che si davano alla criminalità spicciola.
Questi personaggi diventavano un canale per dare sfogo all’infelicità e
alla rabbia. Robin Hood veniva vestito di verde che è il colore che
simboleggia la libertà e la prosperità. Il clima in cui si svolgono le
storie è gioioso, talvolta festoso. Robin è sempre in gruppo, è
intelligente, coraggioso, è libero, e si diverte nello sfidare
l’oppressore. Egli rappresenta il bene di tutti, la possibilità di porre
fine all’infelicità e all’oppressione, e per questo è amato.
Nell’Inghilterra dell’epoca in effetti lo sceriffo poteva prelevare le
tasse e ricorrere alla tortura o alla pena di morte se la legge veniva
infranta. Egli basava il suo potere sulla paura. Robin giungeva a
personificare il combattente coraggioso per la libertà e per questo
diventava un “capo carismatico” che nella fantasia forniva sollievo
emotivo. Tale sollievo serviva come catarsi e faceva perdere l’idea di
poter sfidare concretamente l’autorità. A ciò contribuiva il far credere
che Robin Hood non lottasse contro l’autorità ma contro la corruzione e
l’abuso di potere. In tal modo si instillava l’idea che soltanto in casi
rari l’autorità fosse crudele e corrotta, nascondendo che la miseria e
le vessazioni di cui il popolo soffriva fossero in realtà dovute al
sistema di potere e alle leggi vigenti.
Diventando nobile, dal XVI secolo Robin giungerà a personificare la
sensibilità all’ingiustizia e i valori attribuita al ceto nobiliare. Da
popolano un po’ selvaggio diventò un nobile filantropo, a testimonianza
che non fosse il sistema di potere dei baroni e del re ad essere
rigettabile, ma i rari casi di corruzione (“le mele marce”, direbbe oggi
qualcuno).
Nel tempo la miseria riguardò sempre più persone, e crebbero la
criminalità e la ribellione. Non bastarono più i menestrelli a dare
sfogo emotivo. Per impedire che le persone impoverite diventassero
pericolose per il sistema, il governo inglese approvò una legge (Le Poor
Laws) capace di criminalizzare e uccidere tutte quelle persone che
fossero rimaste a vagabondare o a mendicare. Anche nei secoli successivi
furono emanate leggi assai crudeli e disumane contro i poveri. Nel 1572,
la regina Elisabetta perpetuò leggi già approvate sotto Enrico VIII.
C’era il reato di “vagabondaggio”, come oggi è stato inserito il reato
di “clandestinità”, ossia si poteva condannare colui che era poverissimo
senza che egli commettesse reati. Queste leggi permettevano di arrestare
i vagabondi, di frustarli e di mozzare metà dell’orecchio. Se recidivo,
il vagabondo veniva impiccato.
Lo sfruttamento lavorativo diventò nel tempo sempre più terribile, e col
passare degli anni le proteste diventarono sempre più aspre, specie nei
secoli XVIII-XIX.
Le sollevazioni dei contadini e degli operai venivano represse duramente
ovunque. Ad esempio, una sollevazione degli operai manifatturieri del
cartaio Jean-Baptiste Réveillon, nel 1831, si concluse con l’uccisione
di centinaia di persone. Erano molte le leggi che vietavano ai
lavoratori ogni tipo di protesta. Ad esempio, la legge francese Le
Chapelier, del 1791, impediva il diritto di sciopero. Le proteste
operaie venivano sempre considerate come un affare di polizia. Il gruppo
al potere poteva anche ingaggiare picchiatori o persone incaricate di
terrorizzare e impedire ogni protesta. I media, posti sotto totale
controllo dell’élite dominante, argomentavano le proteste operaie come
fossero gravi reati. Ad esempio, scriveva "Le Temps" del 1831: “Le
agitazioni operaie sono contagiose ed esigono una pronta
repressione”.(1)
Anche i tentativi del 1871, con l’istituzione della Comune a Parigi,
videro una repressione sanguinosissima, che non risparmiò nemmeno donne
e bambini. La Comune era un governo socialista, che rimase in carica dal
18 marzo al 28 maggio del 1871. Dal 2 aprile la città fu bombardata, e
il 21 maggio le truppe di Versailles entrarono a Parigi, uccidendo
migliaia di comunardi, compresi donne e bambini. Altri furono costretti
ai lavori forzati. Complessivamente si stimano almeno 30.000 morti.
Parigi rimase sotto legge marziale per cinque anni.
Il gruppo che deteneva ricchezza e potere si mostrava cinico, crudele e
inflessibile nel difendere il proprio potere e i propri privilegi. C’era
un notevole disprezzo per la popolazione, che veniva considerata ancora
più nemica di un paese rivale. Louis-Auguste Blanqui disse che l’élite
francese pensava che fosse “meglio il re di Prussia che la
Repubblica”.(2)
Il disprezzo per il popolo si accompagnava al timore che esso potesse
acquisire potere. Il pur minimo potere al popolo era del tutto aborrito
dall'élite dominante. Gli intenti di quest'ultima erano di tenere sotto
controllo l'incremento demografico, e di sottomettere completamente le
classi popolari, anche col crimine o con la guerra. Ad esempio, uno dei
padri della Costituzione statunitense, James Madison, dichiarò: "Un
incremento della popolazione aumenterà per forza la proporzione di
coloro che tribolano sotto le durezze della vita e che segretamente
aspirano ad una più equa distribuzione delle sue benedizioni. Costoro
possono nel tempo superare numericamente quelli che sono al di sopra
dello stato di indigenza".(3) Un altro padre della Costituzione
americana, Governeur Morris, spiegò le priorità da porre per realizzare
la società ideale: "Si è sempre detto in generale che la vita e la
libertà valgono più della proprietà. Un'analisi accurata della materia,
al contrario, dimostrerebbe che la proprietà è sempre stata il
principale soggetto della società".(4) Di questo avviso erano tutti i
banchieri, i grandi capitalisti e i sovrani. Alexander Hamilton, che
divenne Ministro del Tesoro Usa, sosteneva che "tutte le comunità si
dividono nei pochi e nei molti. I primi sono ricchi e ben nati, e gli
altri la massa del popolo, che di rado giudica e stabilisce
giustamente".(5)
Nel XX secolo fu attuata anche una durissima repressione antisindacale.
Le lotte contro i sindacati e i gruppi social-comunisti divennero vere e
proprie guerre in molte parti del mondo. I sindacalisti venivano
perseguitati, criminalizzati attraverso i media e costretti alla
clandestinità.
La Confederazione Generale del Lavoro (Cgt), nata nel 1902, organizzò e
sviluppò il movimento operaio in Francia. Nel 1905 la Cgt organizzò una
serie di scioperi e cortei a Parigi il primo giorno di maggio, per
ottenere la giornata lavorativa di otto ore. La città fu assediata da
60.000 soldati, che arrestarono 800 persone. Centinaia di persone furono
ferite, e due morirono. Il Primo maggio era diventato un giorno di
rivendicazione in seguito allo sciopero di centinaia di migliaia di
lavoratori (400.000 solo a Chicago) avvenuto il 1° maggio del 1886 negli
Stati Uniti, represso nel sangue dai poliziotti, che sparando fra la
folla uccisero cinque persone e ne ferirono diverse altre.
Si ebbero numerose lotte dei lavoratori anche in Gran Bretagna,
Germania, Spagna e Italia. In Germania, il cancelliere Bismark, nel
1890, approvò numerose leggi antisocialiste, che vietavano lo sciopero e
l'attività sindacale. In Italia nascono, fra il 1901 e il 1906, diverse
formazioni sindacali, come la Federazione dei metalmeccanici (Fiom), la
federazione dei braccianti e la Confederazione Generale del Lavoro (Cgl).
Questi sindacati organizzarono manifestazioni e scioperi, per ottenere
aumenti salariali e la giornata lavorativa di otto ore, e le forze di
polizia intervennero a reprimere e a rendere vane le rivendicazioni.
Uno dei metodi utilizzati dai poliziotti per poter iniziare la
repressione era quello di infiltrare finti agitatori, che gettavano
bombe o iniziavano a picchiare. Veniva creato un clima di violenza e di
scompiglio, per criminalizzare i manifestanti bollandoli come "violenti"
e per poter terrorizzare i lavoratori.
Il primo dopoguerra fu un periodo di veri e propri massacri per i
lavoratori in sciopero. In Francia, in Italia, in Spagna, in Germania,
negli Usa, in Argentina e in molti altri luoghi, si ebbero numerose
sollevazioni represse nel sangue.
Il gruppo dominante non ebbe mai alcuna intenzione di scendere a
compromessi con gli strati più poveri della popolazione e utilizzarono
metodi criminali per osteggiare le lotte dei lavoratori. Il leader
sindacale John Lewis disse: “Il governo francese preferisce mandare loro
in corpo (dei minatori) una pallottola, piuttosto che mettere del pane
nei loro stomaci”.(6)
Ai giorni nostri il gruppo dominante ha lo stesso disprezzo per i
popoli, dimostrato attraverso analoghi metodi per impoverirlo e, in
molti paesi, costringerlo a morire di fame.
Le strategie di protesta sono state modificate, specie nelle aree più
ricche, attraverso potenti società di “think thank” o di “social
networking”. Oggi è possibile condizionare la mente umana senza che le
vittime ne abbiano consapevolezza, anzi, facendo credere loro
addirittura di agire per protesta contro il sistema.
In teoria un think thank sarebbe un luogo culturale che utilizza i media
per diffondere idee e fare ricerca. Quello che non viene detto è che
tali “ricerche” sono spesso finanziate da persone molto ricche, che si
nascondono dietro banche o grandi società. Queste persone non hanno
alcun interesse a che la ricerca proceda in modo costruttivo e
disinteressato, al contrario, hanno l’obiettivo principale di creare
un’ideologia a loro favorevole o diffondere pseudo-conoscenze funzionali
al loro interesse e utili ad eliminare eventuali dissensi o proteste.
Le strategie utilizzate da queste società o associazioni sono
molteplici. Ad esempio si mira ad arruolare personaggi molto conosciuti
e di grande fama, che già hanno la stima di milioni di persone, come
scrittori, giornalisti o personaggi di spettacolo.
Queste persone scriveranno libri o articoli che metteranno in evidenza i
concetti o le idee da loro propugnati, oppure presenzieranno in molti
programmi TV o organizzeranno spettacoli, esponendo le tesi volute da
chi li paga, in modo quanto più possibile efficace e spontaneo. Ad
esempio, all’inizio degli anni Novanta molti personaggi parlarono spesso
positivamente dei concetti di “neoliberismo” e di “globalizzazione”,
dicendo parecchie menzogne e cercando di mettere in ridicolo chi già
allora aveva subodorato l’inganno.
Da molti anni l’American Enterprise Institute (AEI) si occupava di
produrre ed esportare l'ideologia neo-conservatrice in tutto il mondo e
Dick Cheney ne era il vicepresidente (oltre ad essere vicepresidente
degli Stati Uniti). Anche la Fallaci trovò grandi ispirazioni
antislamiche praticando questo istituto. Diversi suoi libri nacquero da
una committenza che pagò parecchio e la convinse quindi ad asserire
anche concetti palesemente erronei dal punto di vista storico e
culturale. La scrittrice e giornalista ripropose tutti i più comuni
pregiudizi xenofobi in una nuova veste pseudo-intellettuale; parlò di
invasione islamica, di arabo come un'unica categoria di persona poco
intelligente e poco evoluta, e propagandava che secondo lei l'immigrato
era sempre un terrorista criminale.
Un esempio recente di “social networking” è quello della Casaleggio
Associati che è una società nata nel 2004, che si occupa proprio di
strategie di persuasione che mirano ad orientare le opinioni e a
veicolare il malcontento.
Ufficialmente la Casaleggio dichiara di occuparsi di “consulenza per le
Strategie di Rete… gestisce, su mandato di Beppe Grillo, le attività e i
processi legati alla vendita on line dei prodotti multimediali
dell’Artista”.(7)
C’è da chiedersi perché Grillo dovrebbe aver bisogno di appoggio, e come
mai prima del 2004 fosse più disposto a parlare di argomenti che oggi
non tratta più. Col passare degli anni il “territorio” di argomenti
trattati da Grillo si è via via ristretto, fino a comprendere soltanto i
politici e altri personaggi corrotti, evitando sempre più di parlare dei
corruttori. Il controllo da parte della Casaleggio potrebbe coincidere
con la sua “rinuncia” a trattare temi che maggiormente denunciano le
radici marce del sistema, come il signoraggio. Avere bisogno di “agenzie
di business” risulta davvero sospettoso e pericoloso per un personaggio
che mira ad apparire come colui che denuncia le magagne del sistema in
modo indipendente.
Considerando poi che la Casaleggio Associati avrebbe fra i suoi partners
anche la J. P. Morgan e la Biving Group, che a sua volta è legata a
grandi corporation come la Monsanto, che è stata più volte citata in
giudizio per gravissime violazioni ai diritti umani.
Esistono legami della Casaleggio anche con la società statunitense
Enamics, che a sua volta ha contatti d’affari con molti grandi gruppi
come l’American Financial Group, la Pepsico, la Northrop Grumman e la J.
P. Morgan.
La Biving Group vanta di agire per condizionare le opinioni e non
nasconde di aver lavorato durante le elezioni politiche statunitensi per
condizionare il voto dei cittadini. E’ chiaro che queste società
tutelano e proteggono il sistema, guadagnando cifre altissime, e
cooptano i personaggi più influenti affinché agiscano in armonia con i
loro obiettivi.
Peraltro, la Casaleggio pubblicizza anche Second Life, un gioco di ruolo
di massa potenzialmente assai nocivo (vedi http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/01/infelicit-umana-e-disumanizzazione.html).
Le società di social networking parlano di “business”, e non precisano
che per molte di queste società gli affari riguardano il controllo della
mente delle persone, in modo tale da controllare il loro comportamento
ed impedire che possano aversi proteste efficaci. Esse agiscono
sull’analisi sociologica delle emozioni, elaborando tecniche complesse
per attrarre le persone potenzialmente “pericolose” (come i giovani, le
donne o gli intellettuali) all’interno di contesti in cui esse potranno
manifestare le loro proteste "manipolate" oppure elaborare opinioni non
pericolose.
il termine inglese “social network” indica una rete di persone che
determina legami sociali e la possibilità di ricerche sociologiche e
antropologiche. L’interesse di queste società è di fare soldi anche
attraverso le partnership con altre società e banche illustri, che
permetteranno loro di pagare i personaggi famosi che verranno arruolati
alle loro “ricerche”.
In pratica si tratta di controllare il malcontento e di veicolarlo su
binari non pericolosi per il sistema. Ad esempio, uno dei modi più
innocui e inefficaci è quello della raccolta delle firme. Grillo negli
ultimi anni ha fatto ampio uso di questo metodo, attivando migliaia di
persone per poi, paradossalmente, presentare le firme a quelle stesse
persone che egli aveva denunciato come corrotte!
L’effetto era che le persone che avevano firmato si sentivano di aver
fatto qualcosa per protestare ed esprimere il dissenso, mentre invece le
loro energie di protesta erano state rese sterili.
Grillo di sicuro ha detto molte verità, e per questo ha suscitato
consenso e fiducia.
Egli utilizza imprecazioni, insulti, e parolacce come se la protesta
fosse una cosa discinta, scurrile, come se non fosse da ritenere una
cosa seria. Grillo usa moltissimo il coinvolgimento emotivo, si avvicina
al pubblico, gesticola, fa le facce iperespressive, strabuzza gli occhi,
muove le mani in modo da attrarre l’attenzione. E’ come se dicesse col
suo viso: “sono uno di voi”, “le mie emozioni sono le stesse che avete
voi”, “capisco la vostra rabbia”. In realtà egli non sa cosa significhi
essere precari o guadagnare soltanto poche centinaia di euro al mese, e
dato che guadagna impedendo una vera lotta sociale e politica, dimostra
di pensare soltanto ai suoi personali interessi.
Grillo fa gesti con le braccia e le mani, che potrebbero essere
accettabili quando si intavolano discussioni fra vecchi amici al bar
dell’angolo, ma non quando si stanno analizzando seriamente le gravi
problematiche di mafia e corruzione che attanagliano il paese. Egli
potrebbe giustificarsi dicendo che in effetti è soltanto un comico. E’
vero, è un comico, ma chi può negare che in questi anni è diventato un
canale per molti giovani per sfogare la rabbia e sperare in un
cambiamento? Chi può negare che, nonostante il paradosso che debba
essere un comico a dire alcune verità del sistema, si sia prodotto in
molti suoi fans l’effetto di suscitare gregarismo con la speranza di
trovare in lui e nelle sue proposte un modo di reagire alle ingiustizie
e alla corruzione? Se di un comico si tratta, senza dubbio egli è un
comico sui generis, dato che nessun altro comico ha suscitato così tanto
entusiasmo e ha promosso iniziative politiche o economico-finanziarie.
Come osservava Erasmo da Rotterdam, ti possono lasciar dire quando passi
per un personaggio poco serio, che dice le cose facendo ridere. Anche se
dici quelle stesse cose che le autorità avrebbero il dovere di dirti e
che invece ti nascondono.
Raramente Grillo parla del Terzo Mondo, o delle vittime di guerra in
Africa o in Asia. Ha parlato dei cinesi per dire “sono troppi, e dove
vanno a morire?”, non parlando, ad esempio, di ciò che avviene in Cina,
come in India, ovvero l’impoverimento di moltissime persone causato
delle espropriazioni volute per aumentare il processo di
industrializzazione.
Grillo “educa” i giovani a manifestare in modo sterile e scomposto la
loro rabbia, come se non vi fosse una carta dei diritti e non potessero
pretendere con un comportamento serio il rispetto dei loro diritti.
Questo significa incoraggiarli a sfogare rabbia per quello che si
subisce, attraverso un comportamento “viscerale”, privo di autonoma
elaborazione critica e di vera progettualità.
La lotta per i diritti è una cosa estremamente seria, da attuare con
determinazione, intelligenza e capacità di smascherare i metodi
mediatici per impedirla. Seguire da gregari un personaggio, per giunta
un comico, è il metodo di protesta concessoci oggi dal regime. Ciò
implica l’incapacità acquisita a sollevarsi in massa anziché limitarsi a
scrivere sul blog di Grillo o a partecipare ai suoi spettacoli.
Un altro metodo utilizzato da Grillo ma anche da altri personaggi, come
Travaglio, è quello di fare grandi ed efficaci discorsi di denuncia su
alcuni argomenti o su alcune persone, cercando di indirizzare
l’attenzione per distoglierla da altre persone e altri argomenti. Le
loro denunce sono come “recintate”, altrimenti potrebbero scordarsi di
avere tutto quel rilievo mediatico che hanno. Quando qualcuno fa notare
loro le cose che “dimenticano” di dire, rispondono che essi non credono
alle “tesi complottiste” o che bisogna pur avere fiducia in qualcuno,
non si può dubitare di tutti. In altre parole, questi personaggi, per
rimanere nel sistema e continuare a guadagnare soldi e popolarità, e nel
contempo passare per “dissidenti”, cercano di liquidare i veri temi di
protesta attraverso facili etichette come “complottisti” evitando in tal
modo di considerare la veridicità dei contenuti che vengono sollevati.
Grillo, Travaglio e altri, pur svelando alcune verità, si valgono dunque
anch’essi degli stessi metodi della propaganda di regime: etichettare
per non considerare, generalizzare eccessivamente, deviare l’attenzione,
occultare fatti, fare accordi con chi protegge il sistema, colpire i
corrotti e nascondere i corruttori, ecc.
Con l’aggravante che essi si spacciano per persone che stanno dalla
parte del popolo e non del potere, mentre la realtà è ben diversa.
Le lotte per la libertà e i diritti umani sono sempre state durissime,
difficili e impegnative, illudersi che trovare un “capo” possa renderle
più agevoli è utile soltanto al sistema. Più si è gregari e più si
rischia di vivere in un sistema che ci tratta da schiavi.
Un’esistenza di qualità esige azioni di qualità, volte a renderci
consapevoli di noi stessi e dei mille inganni che il sistema usa per
farci rimanere sottomessi.
Nessun personaggio, comico, politico o giornalista che sia, dovrebbe
sostituirsi al nostro cervello per farci vedere alcune cose e non altre
e per dirci come e quando dobbiamo reagire al sistema.
Antonella Randazzo
Fonte: http://antonellarandazzo.blogspot.com/
Link: http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/la-protesta-ieri-e-oggi.html
15.07.08
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NOTE
1) Bordier Roger, in AA.VV., Il libro nero del capitalismo; Marco Tropea
Editore, Milano 1999, p. 53.
2) Bordier Roger, in AA.VV., Il libro nero del capitalismo; op. cit., p.
57.
3) Cit. Gozzoli Sergio, "L'America: i plutocrati 'eletti da Dio'", in
L'uomo libero, n. 54 1 ottobre 2002.
4) Gozzoli Sergio, op. cit.
5) Gozzoli Sergio, op. cit.
6) Rajsfus Maurice, ., in AA.VV., Il libro nero del capitalismo, op. cit.,
p. 108.
7) http://grillorama.beppegrillo.it/catalog/info/condizioni_vendita.php
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