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Maastricht
ha regalato la moneta ad un ristretto clan di banchieri
privati che decidono il nostro futuro La Moneta deve ritornare di proprietà dei cittadini
9/6/2005 Il Trattato di Maastricht ha conferito alla Banca Centrale Europea tutti i poteri monetari, e quindi quelli economici e di conseguenza anche quelli della politica economica. Per questo motivo la B.C.E. esercita la funzione monetaria svincolata da qualsiasi istituzione politica, in analogia ai rapporti preesistenti ed esistenti tra Bankitalia e Stato Italiano. Alla luce di quanto accaduto dall'avvento dell'Euro appare chiaramente che la politica monetaria perseguita dalla B.C.E. risulta contraria a quella necessaria ed auspicata per lo sviluppo economico degli Stati aderenti all'Euro. I risultati negativi più salienti sino ad oggi sono: 1 - Rivalutazione dell'Euro rispetto al dollaro di oltre il 30%, con il tracollo per la nostra produzione verso tutti i mercati mondiali; 2 - Mantenimento del Tasso Ufficiale di Sconto almeno al doppio di quello americano, per non citare quello giapponese attualmente attestato all'1%; pertanto all'artificioso aumento dei costi dei prodotti europei provocato dalla rivalutazione dell'Euro, si aggiunge anche quello reale causato dal maggior costo di denaro e di investimenti; 3 - Drastica riduzione della circolazione monetaria all'interno del mercato europeo conseguita e realizzata con ogni mezzo. Mentre le prime due manovre hanno pesantemente penalizzato le esportazioni dei prodotti e servizi europei, turismo incluso, quest'ultima ha conseguito anche il risultato di mortificare i consumi del mercato europeo. Sic stantibus rebus (stando così le cose), ci si domanda: "Ma la Banca Centrale Europea per chi lavora ?" La risposta a questa pleonastica domanda è sin troppo ovvia: pare proprio per se stessa e per il sistema bancario in generale. Oltre ai gravami imposti a tutti i paesi europei, con simili iniziative, l'Italia risulta quella ancora più penalizzata poiché deve scontare la sopravvalutazione della Lira rispetto alle altre divise, allorquando entrò nel "Paniere" e quando furono fissati i rapporti di cambio con l'Euro. La conseguenza che ne deriva sul mercato è quella dell'esplosione del debito, come è dimostrato dalla impennata delle iscrizioni ipotecarie e del dilagante utilizzo del pur costoso credito al consumo. La lobby bancaria, per addolcire la pillola, sta facendo affannosamente circolare il concetto che tutto ciò è un segnale positivo. Esatto e verissimo!!! Ma solo per chi amministra il debito. Tutta questa accurata e raffinata strategia finisce per sottrarre ai proprietari la proprietà dei beni e mezzi produttivi per convogliarli al sistema bancario. Di fatto gli Istituti di Emissione, nell'era moderna, hanno sempre remato contro all'economia dei Paesi di riferimento. In Italia sin dai tempi della famosa "Quota Novanta", ma ancor prima con l'asfittica circolazione monetaria, principale causa dei grandi flussi emigratori. Può darsi che tutto ciò sia avvenuto in maniera puramente casuale, in ogni caso, visto che non è stata ancora approvata definitivamente la Costituzione Europea, è bene, in via del tutto cautelativa, prevedere di mantenere la Banca Centrale Europea sotto controllo delle Istituzioni Politiche giacché sulle spalle di queste, senza averne alcuna colpa, tranne quella di non rendersene conto, finiscono per ricadere le responsabilità dei guasti economici con il conseguente giudizio degli elettori. Per quanto riguarda il Trattato di Maastricht, pur consapevoli che "pacta servanda sunt (i patti si osservano)", si è dell'avviso che, alla luce delle risultanze conseguite, alcuni aggiustamenti si impongono, sia per mitigare le conseguenze dovute all'ingenuità dei sottoscrittori, sia per non rendere superflua l'attività e l'apparato della funzione politica europea. Risulta indispensabile stabilire, quanto non pattuito e sottoscritto allora. Il trattato di Maastricht non precisa, ma nemmeno la nostra legislazione e l'approvanda Costituzione Europea, l'aspetto più importante e delicato della moneta: "Chi è il proprietario della moneta al momento della sua emissione?" La corretta risposta a questa semplice domanda, scatena una serie di conseguenze e di implicazioni, tali da far recuperare ai Popoli la sovranità e la proprietà della moneta che utilizzano. Tutte le monete da tempo hanno perso la veste giuridica di fede di deposito (la cartamoneta valeva poiché rappresentava l'oro depositato nelle sagrestie delle Banche centrali). Anche allora, nonostante l'apparente correttezza, la Banca Centrale ha raddoppiato ingiustificatamente i valori posseduti, giacché continuava a mantenere la proprietà dell'oro ed incamerava anche quella della cartamoneta immessa sul mercato. Alla fine anche l'ultima moneta rimasta convertibile in oro: il Dollaro USA, ha perso per decreto del Presidente Nixon la propria convertibilità sin dal 15 agosto 1971. Ciò nonostante il Dollaro mantenne la sua capacità di acquisto ed il suo valore. La dimostrata teoria del "valore indotto" ci ha fatto comprendere che il valore alla cartamoneta non è determinato dall'oro che rappresenta, secondo la vecchia dizione sulle Lire "pagabile a vista al portatore", addirittura abolita sull'Euro, (al 15 agosto 1971 l'America aveva messo in circolazione una quantità di Dollari 9/10 volte superiore rispetto all'oro che possedeva a Fort Knox) né da chi svolge la pura e semplice funzione tipografica. Il valore della cartamoneta è conferito da chi accetta il titolo come mezzo di pagamento, quindi da tutti noi e dall'intero mercato. La convenzione di tutti noi, per il semplice motivo di considerare il titolo monetario "misura del valore" ma anche "valore della misura", conferisce "per induzione" il valore alla cartamoneta stessa. A riprova, se così non fosse, all'indomani della perduta convertibilità con l'oro, il Dollaro avrebbe potuto perdere ogni potere d'acquisto. Ciò non si è verificato, risulta pertanto evidente che se sono i cittadini a conferire valore alla cartamoneta che usano il controvalore che si realizza al momento dell'emissione, va a questi accreditata e non addebitata, come ora avviene con la Banca Centrale Europea. A questi semplici e macroscopici capovolgimenti contabili sono dovute gran parte delle tensioni sociali: la disoccupazione e gran parte dei debiti che assillano l'intera comunità. Tutti sono indebitati: Stati, Amministrazioni Pubbliche, semplici cittadini, famiglie, aziende. Ma a favore di chi? La Banca Centrale al momento dell'emissione di nuova moneta deve accreditarne il controvalore ai cittadini e per loro allo Stato d'appartenenza che li rappresenta. Risulta altrettanto ovvio che debbono essere i Governi ed i Parlamenti di ogni Stato a stabilire la quantità di moneta necessaria per il proprio mercato, in funzione dei propri programmi di sviluppo definiti e concordati dagli Organi Politici in nome e per conto dei Cittadini. In questo modo l'azione della Politica si riduce a semplice rappresentazione scenica di un copione predisposto da Altri (leggasi banchieri e grandi finanzieri). Occorre abbandonare l'impostazione della moneta debito (per le popolazioni che la usano a favore della Banca Centrale) poiché diversamente ne deriva che a fronte dell'incremento del PIL, il quale deve essere immediatamente monetizzato, per non incorrere nel disastro della deflazione, (il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare deve rimanere sempre costante, non la quantità di moneta che deve crescere di pari passo con l'incremento dei beni da misurare) si produce l'aumento del debito pubblico e privato che si forma unicamente con l'immissione sul mercato di nuova moneta. Ciò è quanto si verifica poiché la Banca Centrale al momento dell'emissione monetaria non da ma presta (prestare è facoltà del proprietario). Ecco perché occorre abbandonare la prassi della "moneta addebitata" per la "moneta accreditata". Oltre al risanamento e rilancio economico si consegue una maggiore distensione nella lotta di classe, nonché la mitigazione dell'ansia del debito, principale causa dei grandi malesseri sociali e dell'usura esercitata sia dai cravattai che dai loro simili in guanti bianchi. Per conseguire tutto ciò è sufficiente integrare il Trattato di Maastricht con questa semplice e corretta affermazione; "La moneta all'atto dell'emissione nasce di proprietà dei cittadini che la usano e va accreditata dalla Banca Centrale allo Stato di appartenenza". Solo tenendo conto di queste posizioni è possibile realizzare la ormai improcrastinabile violenta scossa necessaria al mercato, auspicata da più voci del mondo politico e soprattutto economico.
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