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INTERVISTA PUBBLICATA DA LA CRONACA DI MANTOVA 14.04.05
L’EURO DEGLI INGANNI: COSI’ LO STATO CI INDEBITA
9/6/2005
Acuta e amara analisi dell’avvocato e saggista Marco Della Luna: “La politica come arte di legittimarsi coll’illegalità e di restare sempre ricchi, innocenti e democratici”
Marco Della Luna, enigmatico ma non troppo. Avvocato per professione, scrittore e saggista per realizzazione, conferenziere in vari campi, questo mantovano senza radici e scapolo vive in viaggio, non va a votare, scrive da destra a sinistra come Leonardo. Nel 1987 ha conseguito, dopo Giurisprudenza, anche una laurea in Psicologia, seguendo, come dice lui, “la famosa esortazione dell’Apollo Delfico: Conosci te stesso”. Intervistato dalla “Cronaca di Mantova”, con pacatezza e ironia, ha rotto gli argini. Parla di politica, del prossimo sindaco, del treppiedi di Berlusconi ma anche dello sgretolamento della famiglia nella nostra società, del matrimonio mantovano del Millennio tra Matteo Colaninno e Giovanna Ballabeni. E, per lui, centrodestra e centrosinistra non sono altro che “le due mani di un unico padrone”. Un fiume di scoperte, da leggere tutto d’un fiato. Ha avuto il battesimo con un saggio sulla famiglia nel Diritto romano, ha scritto “Storie di bimbi magici”, una raccolta di fiabe per adulti, ha pubblicato diversi articoli e, un anno fa, “Le chiavi del potere - Ovvero l’arte di legittimarsi con l’illegalità e di restare per sempre ricchi, innocenti e democratici”, che è stato presentato a Montecitorio. Partiamo da quest’ultima opera: lei come la definirebbe? “Semplicemente una ricerca ed esposizione dei meccanismi occulti del potere e della produzione del consenso su larga scala”. In un Paese in perenne campagna elettorale, questi “meccanismi occulti” stanno più a destra o più a sinistra? “Hanno un carattere tecnico e apolitico. Sono di tre tipi: informatici, psicologici e finanziari. Le ideologie, la destra, la sinistra, sono loro applicazioni. In Italia, chi recita la parte della sinistra ha sempre usato la chiave propagandistica dell’accusa di tendenze totalitarie e antidemocratiche nei confronti della destra, e viceversa. Da entrambe le parti è un modo per impedire il pensiero razionale nella popolazione, per far votare in modo irrazionale, disattento e inconsapevole degli interessi e dei moventi reali della politica e dell’amministrazione pubblica, allo scopo di poter governare a proprio interesse, sacrificando quello della Nazione, ma senza che la stessa popolazione lo capisca”. In che cosa si distinguono, allora la “destra” e la “sinistra”? “Destra e sinistra sono solo due tipi di mistificazioni, dietro cui si fanno le medesime cose. La destra adotta la maschera di valori trascendenti (Patria, Onore, Dio, Razza); la sinistra quella di valori immanenti (eguaglianza, socialità, giustizia). Questa è la differenza tra le due”. E quale sarebbe il pensiero razionale in politica? “Quello che innanzitutto va a controllare come e per chi vengono spesi i soldi del contribuente e le risorse nazionali; ossia il pensiero liberale, che in Italia, praticamente, non ha mai attecchito ed è sempre stato osteggiato da tutti: fascisti, socialisti e cattolici, perchè rende più difficile arricchirsi a spese del cittadino”. Un concetto smaliziato e decisamente pessimista della politica… “Mio padre era ingegnere nella pubblica amministrazione, ad alti livelli, e fin da quando avevo quattro o cinque anni mi spiegava ciò che stava dietro le posizioni ideologiche dei vari partiti e dei loro candidati, e anche delle istituzioni: l’affarismo. Nella mia ormai ultraventennale esperienza di avvocato, ho trovato conferme di ciò in tutti i settori pubblici. La cosiddetta corruzione non è una deviazione, bensì la sostanza del governare e mezzo indispensabile per ottenere il consenso. Crociate risanatrici come Mani Pulite sono una chimera”. È il denaro che muove tutto? “Il denaro trasmette il potere, lo guida, ne seleziona le forme e gli obiettivi. Le organizzazioni stabili (le società commerciali, i partiti politici, i sindacati) tendono al profitto e competono tra loro in questo. Le organizzazioni meno competitive vengono emarginate e perdono il potere. Per raggiungere il loro obiettivo, i partiti politici e le istituzioni, diversamente dalle imprese, devono far credere di avere fini diversi dal profitto, come ad esempio il bene collettivo, in modo di ottenere il consenso, l’obbedienza, la compliance della popolazione generale, a spese della quale quel profitto viene realizzato”. Possibile che in politica non ci sia sentimento? Il premier Berlusconi ha perdonato Del Bosco, l’esaltato che gli aveva lanciato in testa un cavalletto… “La politica usa i sentimenti per creare consenso: speranza, paura e invidia... Del Bosco era un esaltato troppo modesto per non essere perdonato. Non perdonarlo sarebbe stato ridicolo”. Può fare un esempio concreto di quanto ha affermato, a livello nazionale? “Prenda la Legge finanziaria per il 2005. Dietro una minima riduzione di imposte dirette, porta avanti la strategia di espropriazioni del reddito, del risparmio, della libertà dei cittadini, tipica dei governi di centrosinistra. Contiene inasprimenti fiscali, introdotti con gli strumenti tipici degli Stati autoritari, e contrari alla Costituzione, come le presunzioni sistematiche di reddito imponibile a carico dei lavoratori autonomi e dei i titolari di conti correnti. Al contempo, gli enti pubblici continuano a rincarare le tariffe. Si fa una politica fiscale e creditizia deflativa mentre l’economia è in recessione. Soldi a profusione, invece, ai boiardi di partito, messi a dirigere enti pubblici spesso senza alcuna competenza”. Il 30 gennaio lei ha tenuto a Roma una relazione in un convegno in materia monetaria e di economia politica. Si è parlato dell’Euro, di Maastricht, di recessione. Può fare un sunto? “Il potere monetario, ossia di creare denaro, stabilire il tasso di interesse e la quantità di credito offerta ai governi e ai privati, è un potere sovrano. è il potere che, da un lato, tiene i cordoni della borsa di tutti, anche di governi, parlamenti e statisti, dirigendone la politica; e dall’altro lato realizza guadagni enormi, pari al valore di tutto il denaro emesso, perché chi lo emette lo presta a interesse allo Stato e alla banche di credito, restandone proprietario. E poiché chi emette denaro non crea ricchezza, cioè beni, ma solo potere di acquisto per sè stesso, in realtà si arricchisce a spese di tutti. Questo potere sovrano è stato gradualmente donato dagli Stati a banche private, come la Banca d’Italia S.p.A. e, recentemente, la Banca Centrale Europea. In questo modo, le banche private, azioniste delle banche centrali, hanno il potere di dettare le scelte politiche dei vari Stati, vanificando la possibilità della democrazia. Altroché Europa dei popoli e Costituzione Europea!”. Chi è il reale beneficiario di questa politica tributaria? Chi si arricchisce grazie al debito pubblico? “La società si divide in due gruppi: un’oligarchia che si arricchisce attraverso l’indebitamento pubblico e le tasse, perché si rende creditrice dello Stato, da una parte; dall’altra, la quasi totalità dei cittadini, che si ritrova sempre più indebitata e deve perciò pagare sempre più tasse e tariffe. Il debito pubblico è stato creato donando il potere sovrano monetario a questa oligarchia ed è finalizzato a giustificare un elevato prelievo fiscale; quindi, per la classe dirigente, non è un male, ma uno strumento di stabilità del proprio potere e di profitto. La funzione principale dello Stato, del governo, del parlamento, è quella di indebitare la nazione verso quella oligarchia, i cui membri sono effettivamente i proprietari dello Stato. Essi lo usano come un imprenditore usa la propria azienda, ossia per arricchirsi. Così, nel ’92, si arricchirono con una facile speculazione quando le istituzioni incomprensibilmente bruciarono 70.000 miliardi di lire per ritardare di due settimane l’ormai certo e inevitabile crollo della lira. A loro regaliamo valide imprese pubbliche per pochi soldi; poi essi le vendono agli stranieri annientando il patrimonio industriale e tecnologico italiano. Negli anni ’90 fecero fortune con gli appalti del Treno ad Alta Velocità, poi furono bloccati magistrati che indagavano sullo scandalo. Parmalat e Cirio segnano altri loro successi. E’ a questi proprietari privati della Repubblica Italiana che noi paghiamo le tasse”. Chi sarebbero questi super-banchieri? “Niente nomi. Banchieri che controllano le banche centrali dei vari Paesi e la BCE. Il Trattato di Maastricht e lo statuto della Banca Centrale Europea ufficializzano il loro potere sulle istituzioni “democratiche” degli Stati aderenti all’Euro, in quanto rendono (articolo 107 del Trattato) la BCE, che è controllata da privati, indipendente da ogni istituzione pubblica nella fissazione del tasso ufficiale di sconto e nell’emissione di nuova moneta: cioè dominatrice dell’economia e della finanza pubblica e privata. Così l’euro è, legalmente, una moneta creata da uno Stato estero, appunto la BCE. La BCE non offre copertura né conversione aurea per la sua valuta, ma nondimeno la presta a interesse agli Stati “sudditi” come l’Italia, la Franca, la Germania. In sostanza, la BCE non dà nulla, solo impulsi elettronici di accredito e pezzi di carta; in cambio di questo nulla, riceve dagli Stati promesse di pagamento da farsi con le tasse dei cittadini. Per queste e altre ragioni, la BCE e il Trattato di Maastricht sono contrari alla Costituzione italiana, soprattutto all’articolo 1, 2° Comma, che stabilisce che la sovranità appartiene al popolo: quindi non può appartenere a banche private, come sono la Banca d’Italia S.p.A. e la Banca Centrale Europea, della quale non si riesce nemmeno ad esaminare i bilanci”. Torniamo alla politica pura. Lei vota? Come vede il voto delle ultime elezioni regionali? “Non voto da diversi anni. Votare è sostanzialmente inutile. Nelle elezioni locali come nella generalità delle elezioni, vince chi meglio sa convincere i gruppi di interesse organizzati che farà un’amministrazione più disonesta in loro favore; è meglio imbonire la popolazione generale, convincendola che farà un’amministrazione più onesta per tutti”.
SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA– pubblicata sul numero di venerdì 06.05.05 de La Cronaca di Mantova.
Scalpore e interesse. Ecco che cosa ha suscitato, non solo negli ambienti mantovani, l'intervista rilasciata dall'avvocato Marco Della Luna e pubblicata in una precedente edizione della "Cronaca". In quella circostanza, Della Luna, mantovano, apprezzato scrittore e saggista, aveva analizzato con puntiglio la situazione politica ed economica. Adesso si è dimostrato disponibile ad affrontare altri temi. Avvocato, nella precedente intervista, ci ha parlato di politica, e lo ha fatto in termini non molto rassicuranti. Cambiamo scenario e torniamo ai suoi primi studi da saggista. Dall'analisi che ha fatto sulla famiglia, come descriverebbe la sua evoluzione? "La struttura della famiglia e di tutte le istituzioni sociali, nei fatti come nelle leggi, si è costantemente trasformata e adeguata all'evoluzione delle esigenze economiche e di sicurezza. Ai primordi di Roma, quando ancora non esisteva un vero e proprio stato, la famiglia era in realtà una sorta di clan, molto numeroso, autonomo e con funzioni di autodifesa. Sorto lo stato, fino a circa un secolo fa, nell'economia rurale e prevalentemente di autoconsumo, la famiglia doveva essere numerosa, legata alla terra che coltivava, organizzata gerarchicamente, guidata da valori di sacrificio, obbedienza, autolimitazione. Poi, l'industrializzazione ha gradualmente mutato le cose, producendo famiglie piccole, inurbate, i cui membri sono andati a lavorare nelle fabbriche e negli uffici: fine della famiglia rurale patriarcale. Al contempo, le fabbriche producevano grandi quantità di beni, sicchè occorreva stimolare la domanda di consumo, per poterli vendere e guadagnare. Da qui si sono sviluppati il consumismo e la sua nuova etica, i nuovi valori: non più sacrificio, risparmio, obbedienza, ma rincorsa del divertimento, del lusso, dello status symbol, della libertà. La società postindustriale, tecnologica, richiede individui sempre più mobili e sganciati tra loro, incompatibili con la famiglia stabile. Le nuove organizzazioni sociali dominanti sono i gruppi di interesse organizzato: corporazioni, caste, circoli affaristici e politici, sette". Un decadimento generale, insomma. "Non è decadimento, ma adattamento alle via via mutate esigenze della produttività. I modelli meno produttivi tendono all'emarginazione e all' estinzione, perché quelli produttivi hanno più capacità di accaparrarsi le risorse. Sono 2.500 anni che è in corso il processo di sgretolamento della famiglia. Già Cesare Ottaviano Augusto cercava, invano, di fermarlo. Non ha senso giudicare questi fenomeni in chiave etica. L'importante è starne al di sopra". Come spiega il fatto che la coppia sempre più spesso "salta"? "Oggi vivere in una coppia stabile spesso limita nel lavoro e nel divertimento. Ci si mette insieme soprattutto per stare meglio. Se non si sta meglio, o se si trova di meglio, ci si lascia. Non c'è più una forza sociale, religiosa, giuridica esterna che costringa le persone a stare insieme. Diventiamo una società di singles, di madri sole con figli, di coppie precarie". Corporazioni, circoli affaristici, dinamismo economico. La variabile dell' equazione è sempre quella: l'economia. "In effetti, i principi economici spiegano molto più delle teorie psicologiche. Uno psicologo che non studi economia, è fuori dalla realtà. Il mondo si regge su una continua rincorsa di più guadagno, più consumo, più status symbol. Il valore del denaro esistente al mondo è cinque volte quello dei beni e dei servizi che si possono comperare con esso. Ossia, per ogni 100 euro che abbiamo in tasca, esistono beni e servizi per un valore di 20. Se la gente che ha soldi si mettesse a cercare di goderseli usandoli tutti per comperare beni, anziché investirli in titoli finanziari o lavorare per guadagnare altri soldi, il mondo salterebbe. è come una catena di Sant Antonio. Se si ferma, anzi, se smette di accelerare, crolla. Perciò alla gente non viene consentito di raggiungere l'appagamento, ma anzi le vengono posti traguardi sempre più lontani e irraggiungibili. Deve correre sempre più veloce". Quindi non esistono, secondo lei, coppie che vivono secondo l'antico proverbio "due cuori e una capanna"? "Esistono, anche se sono perlopiù di breve durata. Esistono perché il bisogno di dare e ricevere tenerezza, amore, protezione, è prodotto dal cervello stesso". In che senso? "Il cervello dell'uomo, come quello degli animali superiori, ha precise strutture e secrezioni interne, che producono vari stati emotivi e motivazionali, compresi quelli mistici. Producono determinati bisogni e capacità affettive, tra cui il bisogno di dare e ricevere tenerezza, accudimento, amore, nei confronti del partner, della prole, del gruppo sociale di appartenenza. Per queste ragioni biologiche, continueranno a esistere, nella vita dell'uomo, periodi di due cuori e una capanna". Ancora la coppia. Lo scorso 4 dicembre, a Mantova, abbiamo assistito al matrimonio vip tra Matteo Colaninno, presidente dei Giovani di Confindustria, e Giovanna Ballabeni. Che cosa dice in merito? "Niente so degli sposi e delle nozze. Parlerò degli invitati: un solo esponente del governo, ma la sinistra in forze. Perché? Se ben ricordo, i giornali scrivevano che Roberto Colaninno, nell'ultimo giorno del governo Ciampi, riuscì a ottenere quasi gratis la Omnitel, che poi fu rivenduta a un prezzo moltiplicato alla Mannesmann grazie a una svista del governo D'Alema, il quale, il 29 marzo 1999, derogando ai patti stipulati nel '94 tra governo e Olivetti (quando il governo Ciampi l'aveva salvata dal fallimento donandole le frequenze Omnitel), autorizzò la vendita consentendo a Colaninno di realizzare la somma liquida per la scalata a Telecom, ufficializzata il mese successivo. Così Colaninno divenne un grande della Repubblica attraverso operazioni che furono e sono severamente criticate come dilapidazione del patrimonio aziendale pubblico in favore dei privati". Ritorna la politica. "L'essenza della politica è far credere alla gente che si agisca per il suo interesse anziché per il proprio o per quello dei propri retrostanti mandatari, ottenendo così il consenso di una maggioranza e gestendo il dissenso della minoranza attraverso uno o più partiti di opposizione messi su e finanziati apposta, attraverso i loro feudi regionali, assistenziali e istituzionali. Zbigniew Brzezinski amava ricordare che una democrazia, per funzionare bene, deve essere apatica. Un paese è normale quando ha una democrazia apatica, ossia, per dirla nel linguaggio della nostra politica, quando tutto o quasi il suo popolo crede che tutti o quasi i partiti politici condividano principi democratici e di legalità comuni, sicchè possiamo stare tutti... tranquilli". Non pensava di certo all'Italia... "...dove il consociativismo è dissimulato da una stabile delegittimazione reciproca tra i due poli e dalla perenne mobilitazione per alternanze che subito si rivelano illusorie".
Matteo Bernardelli
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