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Il vero Sistema Economico e Monetario Data ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2009 La vera Moneta e la Riforma monetaria Reddito di Cittadinanza Sistema economico Il vero governo Solidarietà sociale Vera abbondanza Vero valore Vera moneta Vero prezzo e vero interesse Vero capitale Vera sovranità Vera legge Competizione (1° e 2° parte)
1. LA VERA MONETA E LA RIFORMA MONETARIA Con la collaborazione dello Staff di www.signoraggio.info Aggiornato al 3 Maggio 2009 "Per un Mondo senza imposte e tasse; senza debito pubblico; e soldi per tutti per vivere una Vita degna di un Essere Umano. Non è Utopia, ma lo sarà fino a che la gente non capirà cos'è la Moneta." 1.1 Premessa: Per un'economia di giustizia e solidale
Pretendere di conoscere l'Economia senza conoscere la Moneta, equivale a pretendere di conoscere un'auto senza conoscerne il motore. E senza motore, l'auto non parte. Per questa fondamentale funzione che essa svolge, nella nostra disamina della scienza economica abbiamo ritenuto necessario partire dal concetto di Moneta, ed in particolare dal concetto che più di tutti mostra la natura convenzionale del valore monetario: il Signoraggio.
Il Signoraggio è un concetto che merita di essere approfondito data la sua importanza per ogni società i cui scambi sono basati su una Moneta. In sintesi, è la differenza tra il valore nominale della Moneta ed il suo costo di produzione. Tale differenza, data la natura istituzionale della Moneta, dovrebbe spettare ai cittadini i quali attraverso un organo che li rappresenta dovrebbero emettere la stessa moneta. Oggigiorno invece la Moneta è emessa da una privata Banca Centrale e creata da un privato sistema bancario. Si ritiene invece che la natura istituzionale della Moneta richieda una emissione ed una creazione della Moneta solo ed esclusivamente pubblica (statale ad esempio, o di altra comunità), accreditando la Moneta stessa ai cittadini e non indebitandola al momento dell'emissione. Ed utilizzando in tal modo il Signoraggio per scopi di natura pubblica e sociale. Consideriamo il libero mercato dei beni e dei servizi la più efficiente ed equa forma di allocazione delle risorse, pur ritenendo la moneta (coerentemente con la nostra teoria monetaria) non un bene od un servizio di mercato bensì una convenzione istituzionale che misura il valore di tali beni e servizi e che, nella sua forma più pura, necessita di una gestione pubblica. Riteniamo inoltre che sia dovere morale della comunità garantire, nel rispetto del libero mercato dei beni e dei servizi, il soddisfacimento dei bisogni primari di ogni essere umano. Riteniamo importante sia il libero arbitrio d'azione dei singoli individui sia l'influenza delle istituzioni sul comportamento umano, ed altresì sosteniamo l'importanza della Storia come fonte di conoscenza del pensiero umano, sostenendo però la necessità di una indipendenza della teoria dalla storia stessa.
1.2 Tipologie di Signoraggio
Abbiamo definito il Signoraggio come la differenza tra il valore nominale della Moneta ed il suo costo di produzione. Esso è un profitto di cui si appropria chi ha il potere di emettere quella data Moneta. Tale profitto esiste per ogni forma di Moneta oggigiorno utilizzata: metallica, cartacea e scritturale. Il Signoraggio sulla Moneta metallica è solitamente per legge attribuito allo Stato. Quello sulla Moneta cartacea è per legge attribuito alla Banca Centrale (solitamente privata). Quello sulla Moneta scritturale è invece (seppur senza riferimento legislativo) attribuito al sistema bancario nel suo complesso (Banca Centrale compresa, dato che anch'essa può creare denaro dal nulla prestandolo senza l'emissione di banconote).
Il Signoraggio sulla Moneta metallica è costituito dal valore facciale (nominale) totale di tutte le monete metalliche coniate da un determinato Stato in una determinata valuta, al netto del costo di produzione delle stesse.
Il Signoraggio sulla Moneta cartacea è costituito dal valore facciale totale di tutte le banconote emesse da una Banca Centrale in una determinata valuta, al netto del costo di produzione delle stesse.
Il Signoraggio sulla Moneta scritturale è costituito dal valore nominale (facciale in questo caso non è corretto, non essendo questa Moneta fisica) di tutta la Moneta prestata dal sistema bancario (credito) sotto forma di conto corrente (c/c), al netto del costo di produzione della stessa (che è nullo: una semplice digitazione su un computer o scrittura su un foglio di carta di cifre numeriche).
Mentre il Signoraggio sulla Moneta fisica (cartacea e metallica) è solitamente ben identificato, quello sulla Moneta scritturale risulta spesso non compreso a causa della non automatica identificazione di quest'ultima come Moneta vera e propria: ciò che non è sensorialmente percepibile è di più difficile comprensione. Tale confusione è accentuata ancor più dall'esistenza della Contabilità e del Bilancio: in quanto costituiti della stessa sostanza (cifre numeriche su PC o su carta), si tende a fare confusione tra la Moneta scritturale (c/c) ed una generica computazione di cifre monetarie (Contabilità e Bilancio). La prima è Moneta, la seconda un semplice conteggio della stessa Moneta. Il conto corrente, in altre parole, non è Contabilità, come viene solitamente definito, bensì vera e propria Moneta non fisica. Che gode del suo Signoraggio, come ogni Moneta il cui valore nominale è superiore a quello intrinseco (nullo in questo caso). Riguardo al Signoraggio delle banche ordinarie si consiglia di leggere l’articolo “Riserva frazionale vs. riserva totale” a questo link.
Nota: il Signoraggio qui discusso è in altre parole parte del Capitale prestato dal sistema bancario (o addirittura il Capitale stesso nel caso della Moneta scritturale, non avendo essa alcun costo di produzione). Tale profitto si aggiunge a quello derivante dagli Interessi sullo stesso Capitale prestato. 1.3 - La vera Moneta Per comprendere il concetto di Moneta è necessario analizzare l'origine logica della stessa, un'origine che non per forza corrisponde sempre con quella storica: non sempre infatti gli esseri umani hanno vissuto e creato secondo una Vera Logica. Vediamo meglio quindi lo sviluppo logico del concetto di Moneta. La Vita umana è vita di comunità, vita sociale. Quando si parla di comunità o società umana? Quando un certo numero di esseri umani vivono assieme: quando essi quindi innanzitutto comunicano tra loro ed agiscono per un fine comune. La comunicazione viene prima dell'azione consapevole, in quanto non si può agire consciamente senza una comprensione della realtà; comprensione che può avvenire solo nel momento in cui vi è la capacità di distinguere tra essenze e tra sostanze diverse: in sintesi, solo quando vi è un linguaggio. Esistono 3 tipi di linguaggio: verbale, gestuale e numerico. Il linguaggio numerico è l'unico tipo di linguaggio che conosciamo che ci può permettere di comunicare con tutto ciò che non è umano ed è spazio-temporale. Cosa significa questo? Significa che l'unico modo per creare uno scambio di informazioni (una comunicazione appunto) che siano comparabili tra loro, tra noi e qualsiasi altro essere, animato o no, è attraverso il numero. Ora, se è vero che con gli esseri animati tendiamo a preferire una comunicazione più umana e sensoriale, con i beni (oggetti non animati) non abbiamo alternativa. Ora, in una comunicazione numerica, che tipo di informazione viene scambiata? Come in ogni tipo di comunicazione, si scambia un valore. Esso infatti è l'essenza stessa di ogni cosa esistente: proprio perché esiste, ogni essenza ha valore. Il valore è cioè una caratteristica spirituale di ogni essenza esistente. Tutto ciò che è Vita ha valore, proprio perché è: è l'essenza divina di ogni cosa che gli dà valore. L'unico modo per scambiare un valore numerico tra noi è la creazione di una misura che renda comparabili tutti gli oggetti misurati. Se non vi fosse un'unica misura, il concetto stesso di valore numerico non avrebbe senso: avremmo infatti semplici e puri numeri, e non un valore numerico. Avremmo cioè, senza una misura, una semplice "definizione numerica" e non l'indicazione numerica del valore di tale "definizione". E comparare "definizioni" senza un linguaggio comune (in questo caso numerico) non è possibile. Per comparare tali valori numerici al fine di renderli finiti, limitati, e quindi comprensibili è necessario quindi creare un'unica misura del valore che valga per i valori di tutto ciò che si desidera comparare. Senza una misura unica, infatti, ogni valore sarebbe fine a se stesso, senza significato, in quanto di per sé illimitato, senza definizione, senza limiti, e quindi non comprensibile. Solo ciò che è finito, infatti, è definibile e quindi comprensibile. Questa misura del valore numerico è quella che oggi chiamiamo Moneta. Come si presenta questa misura? Una misura di per sé è una convenzione, una istituzione ossia una finzione collettivamente accettata; è quindi un concetto astratto, mentale, una regola che per uso, consuetudine o legge viene utilizzata per misurare il valore numerico. Può essa avere una sua rappresentazione fisica? Per capirlo, confrontiamola con altri tipi di misura, ad esempio la misura della lunghezza. Nella misura della lunghezza, nel nostro Paese per convenzione si utilizza come unità il metro. Per misurare nella realtà la lunghezza, si utilizzano rappresentazioni fisiche di tale misura (es: corda, stecche di plastica o legno). Queste rappresentazioni della misura sono anch'esse lunghezza, utilizzate per comodità per avere una percezione sensoriale chiara della misura. Nella misura del valore, oggigiorno nel nostro Paese per convenzione si utilizza come unità l'euro. Per misurare nella realtà il valore numerico, si utilizzano rappresentazioni fisiche di tale misura (monete metalliche e banconote; in passato metalli preziosi o altri beni). Queste rappresentazioni sono anch'esse valore numerico, utilizzate per comodità per avere una percezione sensoriale chiara della misura. Tali rappresentazioni, sia per la lunghezza sia per il valore numerico, sono quindi dei mezzi fisici di comunicazione della misura della lunghezza e del valore numerico rispettivamente. Ma essi non sono misura, ma solo appunto un mezzo di trasmissione della misura, una sua rappresentazione o, per dirla in termini economici moderni, un suo titolo. Monete e banconote sono quindi titoli monetari e non moneta. Così come la misura è una convenzione, allo stesso modo lo è per deduzione logica il mezzo che rappresenta fisicamente tale misura, in quanto esso stesso derivante da una convenzione, la misura appunto. Non ha alcuna importanza quindi, per logica, il fatto che il bene utilizzato come mezzo di scambio abbia un valore intrinseco o meno agli occhi della gente. La misura di per sé, in quanto concetto astratto, immaginario, non è cumulabile fisicamente, ma può esserlo a livello immaginario, tenendo il conto a livello numerico (a mente, su un foglio, su un computer, ecc.) di quanta misura del valore numerico si ha cumulata. E' quello che succede oggi: la maggior parte dei mezzi di pagamento che utilizziamo sono misura del valore (conti correnti, puri numeri) e solo in minima parte mezzi di scambio (rappresentazioni della misura del valore, titoli monetari: monete metalliche e banconote). Il mezzo di scambio, invece, in quanto bene fisico (e per ovvi motivi di praticità) durevole e fungibile è per sua natura cumulabile. Sia la misura del valore sia il mezzo di scambio possono quindi rappresentare una riserva di valore: nel primo caso immaginaria, nel secondo fisica. La vera Moneta è innanzitutto Misura del Valore e, solo di conseguenza, anche mezzo di scambio. La Moneta, come ogni misura, è per definizione stabile: l'unità monetaria, cioè, deve misurare sempre la stessa quantità di valore. In altre parole: 1) se esistono più Monete, esse devono avere un cambio fisso. 2) la quantità di Moneta prodotta (emessa) deve coprire solo un reale valore prodotto di beni e servizi, ossia deve coprire un costo di produzione di beni e servizi che rappresenta un lavoro. Se queste due caratteristiche non sono soddisfatte, allora non siamo in presenza di una Moneta, bensì di qualcosa d'altro. Se questo "altro" funge da mezzo di scambio, esso può essere definito Certificato monetario: esso svolge infatti la funzione di "mezzo di scambio" tipica della Moneta ma non è Moneta, in quanto non è prima di tutto "misura del valore"
Le caratteristiche che tale Certificato può avere sono, diversamente dalla Moneta: 1) cambi flessibili, in quanto non è misura del valore. 2) la quantità di Moneta emessa non per forza copre un reale valore prodotto.
La moneta attuale, in uso presso tutte le nazioni, è una “versione distorta” della vera Moneta, che qui chiamiamo Certificato monetario. Ed anche tale Certificato ha un suo profitto costituito dalla differenza tra valore nominale e costo di produzione dello stesso Certificato. Che viene erroneamente chiamato Signoraggio: tale Certificato non è infatti Moneta, ma un semplice bene utilizzato convenzionalmente come mezzo di scambio. 1.4 - La Proprietà della moneta (Sovranità monetaria) Abbiamo prima definito il Signoraggio come un "profitto di cui si appropria chi ha il potere di emettere una data Moneta". E' il potere di emettere Moneta, ossia di essere proprietari della Moneta stessa, che determina cioè la proprietà del profitto conseguente alla sua emissione. Analizzando quindi la proprietà della Moneta, comprendiamo automaticamente anche la proprietà del profitto di tale Moneta. Oggi la moneta è di proprietà privata, cioè delle Banche Centrali (BC e BCE) e delle banche ordinarie, che la prestano allo Stato ed ai privati con l’aggiunta di un interesse. Perciò viene chiamata anche moneta-debito, in quanto basata sul debito. E’ una moneta privata legalizzata dai nostri rappresentanti politici (collusi e corrotti con le banche) che hanno venduto l’anima al diavolo (la proprietà della moneta alle banche), per avere potere e soldi. La moneta prestata allo Stato genera il Debito Pubblico che cresce ogni anno di più e che lo Stato ripaga tassando i cittadini. Invece la proprietà della vera Moneta, in quanto misura del valore, è di tutti coloro che partecipano alla convenzione istituzionale e quindi legale accettandola per il pagamento dei debiti e dei crediti. Di conseguenza anche la proprietà della Moneta in quanto mezzo di scambio, se è prima di tutto misura del valore, è anch'essa di tutti coloro che la accettano. La Moneta è quindi di proprietà pubblica. Un Popolo NON può avere la vera Sovranità se non ha la proprietà della Moneta!
A Maastricht è stata svenduta l'Europa. A partire dal 1992 è iniziata la sottomissione dell’Europa al Trattato di Maastricht, concepito per sottoporre le diverse nazioni ad una totale dittatura monetarista al servizio degli interessi dei banchieri. La burocrazia sovranazionale di Bruxelles ha seguito una politica volta a distruggere le ragioni e gli ideali dei padri fondatori di un’Europa unita e solidale, fatta di stati nazionali sovrani, tra i quali ricordiamo Mattei, De Gasperi, De Gaulle, Adenauer e Schumann. In tal modo questa burocrazia sottraeva la sovranità sulla moneta per imporre delle politiche di austerità e di stupidi e incompetenti automatismi sui bilanci bloccando il motore economico dell’Europa e con esso gli investimenti in nuove tecnologie e in nuove e moderne infrastrutture. Il Trattato di Maastricht viola la Costituzione Italiana! La Corte Costituzionale deve assumersi le proprie responsabilità in merito alla questione monetaria. Oggi il trattato di Maastricht si sta sgretolando perché le fondamenta su cui è stato costruito sono marce. Se si vuole realizzare un progetto che veramente corrisponda ai bisogni e agli interessi della gente, bisogna avere anche il coraggio di abbandonare tempestivamente le strutture che ci stanno crollando addosso. Dopo il no francese e olandese al referendum sulla costituzione europea -- un no che in realtà è rivolto ai dettami di Maastricht -- ora anche la Germania è scossa da una profondissima crisi economica e politica provocata dai diktat di Bruxelles e della Banca Centrale Europea. E l’Italia? L’unica soluzione è l’uscita unilaterale dal Trattato di Maastricht e dall’Unione Monetaria Europea, ritorno alla LIRA come moneta nazionale emessa direttamente dallo Stato, in nome e per conto del Popolo sovrano. Su questa questione occorre essere chiari: non si litiga su "euro si", "euro no", ma occorre convenire sulla necessità di disporre di una moneta con cui uno stato sovrano può varare piani di sviluppo. Come deve essere emessa tale Vera Moneta? In quanto proprietà del popolo, e con lo scopo di favorire gli scambi al fine di mantenere il benessere nella comunità, la Vera Moneta deve essere emessa a favore del popolo stesso, e quindi a credito; e per lo stesso motivo, in quanto credito in possesso della Comunità per se stessa, tale Vera Moneta deve essere distribuita all'emissione in modo eguale tra i cittadini (Reddito di Cittadinanza), oltre ad essere utilizzata per pagare i servizi pubblici. Quindi la vera moneta è una moneta-credito, in quanto viene accreditata ai cittadini (al Popolo). Possono esservene più di una su uno stesso territorio? In quanto convenzione sociale, è libera scelta del popolo quante Vere Monete avere su un territorio, a seconda dei propri desideri. Ma è effettivamente utile averne più di una? Il fatto che i bisogni locali siano diversi dai bisogni di realtà più grandi significa che la presenza di monete diverse sia utile? In realtà, se la moneta utilizzata è una Vera Moneta, con le caratteristiche elencate in questo articolo, non vi è alcun bisogno di creare monete a livello locale: basta una sola moneta globale, a livello nazionale. La necessità di creare monete locali si fa strada solo quando la moneta globale (o quella di un territorio comunque più vasto) non soddisfa i bisogni monetari locali: questo fatto può avvenire solo in presenza di moneta-debito. Se l'emissione monetaria è invece a credito e suddivisa tra i cittadini, logicamente non vi sarà mai scarsità di moneta per i bisogni reali di una comunità. In quale quantità tale Vera Moneta deve essere presente nella Comunità? La Vera Moneta è presente in un ammontare pari alla emissione monetaria effettuata dall'organismo pubblico preposto all'emissione. Data la proprietà pubblica della moneta e data la necessità logica della Vera Moneta di essere anche fisica, ne consegue che nessun organo non pubblico ha il permesso di creare esemplari della moneta per convenzione riconosciuta nella comunità: tale divieto vale naturalmente, in quanto entrambe parti della Vera Moneta, sia per la misura del valore sia per il mezzo di scambio. Data l'influenza che l'ammontare dell'emissione ha sui prezzi dei beni e servizi, attraverso la legge della domanda e dell'offerta [1], è necessario controllarne la quantità in circolazione affinché rispecchi effettivamente beni e servizi: è proprio infatti la funzione intrinseca della moneta come mezzo di scambio di beni e servizi che rende implicitamente necessario che la sua quantità rispecchi reali scambi di beni e servizi. Ed un bene ed un servizio sono reali quando si basano sul lavoro, e quindi su un reale costo di produzione del bene o del servizio. E' necessario quindi che la moneta emessa dall'organo predisposto costituisca un reale costo di produzione: se così non fosse, non solo non sarebbe Vera Moneta (in quanto non basata su uno scambio reale) ma sarebbe altresì altamente inflazionistica in una società che rispetta la "legge" della domanda e dell'offerta. Se vi è una certezza di avere moneta gratuita senza dover lavorare, infatti, tale moneta verrà spesa principalmente per il consumo, stimolando quindi l'aumento dei prezzi. E’ quello che accade oggi con la moneta-debito che privilegia la massimizzazione del profitto, soprattutto tramite l’usura delle banche (signoraggio) e la speculazione di borsa. Ciò significa che la Vera Moneta, che l'organo pubblico emette, dovrebbe costituire un costo (seppur virtuale, dato che la moneta per coprire tale costo viene creata dal nulla) per l'emittente stesso: quindi sia la spesa pubblica sia la moneta distribuita ai cittadini deve essere emessa come pagamento (e non come finanziamento a monte) di determinati beni e servizi. Tale forma di emissione garantirebbe, inoltre, un più corretto utilizzo sia della spesa pubblica (la comunità paga il lavoro pubblico emettendo moneta solo a lavoro ultimato, o comunque a tranches a vari stadi di completamento dei lavori) sia del "reddito di cittadinanza" che è costituito in tal caso da titoli di credito nominativi non monetari spendibili presso esercenti convenzionati, i quali poi offerto il bene o servizio alla gente scontano tali buoni nominativi in moneta presso l'organo emittente. L'utilizzo di titoli di credito nominativi al posto della moneta reale garantisce inoltre che essi vengano spesi solo per i beni e servizi offerti dalla comunità: un reddito di cittadinanza monetario sarebbe invece non etico in quanto tale moneta, oltre ai limiti già accennati (vedi questo link), sarebbe anche spendibile per sua natura in beni e servizi dannosi all'individuo e di conseguenza alla società nel suo complesso, diventando potenzialmente una disutilità piuttosto che una utilità sociale. Come misurare se la moneta in circolazione è in eccesso, giusta o in difetto? La moneta come detto rappresenta un costo di produzione: laddove essa non è tale, siamo in presenza di non moneta. Se vi è un eccesso di moneta nel sistema rispetto ai costi di produzione del sistema, allora in caso di inflazione (che è una forma di tassa indiretta sulla gente) è necessario prelevare la moneta in eccesso rispetto ai costi di produzione. Da dove si preleva questa moneta? Se è in eccesso, significa che vi è della non moneta che circola nel sistema, cioè moneta che non rappresenta un costo di produzione reale. In un sistema in cui vi è solo un organo pubblico che può creare moneta e la crea solo ex post come pagamento del lavoro svolto (pagamento anche a tranches, come detto sopra, per facilitare lo svolgimento dei lavori), vi sono solo due possibili origini di tale non moneta: la falsificazione o un surplus, cioè un profitto. Per un approfondimento sui fattori che determinano l’inflazione/deflazione si consiglia di leggere il materiale del sito http://www.signoraggio.info/inflazione_e_deflazione.htm . Il controllo della correlazione tra moneta circolante e beni e servizi reali necessita quindi di un controllo sia delle possibili falsificazioni monetarie sia del profitto creatosi nel sistema. Solo in questo modo si può sapere se vi è effettivamente moneta in eccesso nel sistema e quanta. E solo in questo modo l'organo monetario pubblico può di conseguenza prendere le misure necessarie per avere una Vera Moneta. Una moneta cioè che sia misura del valore, innanzitutto, e che mantenga quindi la sua natura istituzionale non venendo meno alla convenzione stessa: convenzione che è valida solo se rimane tale, e quindi una moneta è tale solo se la sua funzione di misura del valore rimane immutata nel tempo. La misura per sua natura è tale solo se rimane costante, in quanto convenzione. Ed una convenzione se mutata, non è più la stessa convenzione, ma qualcosa di diverso. Forse il metro di oggi è diverso da quello di ieri? O, a livello di rapporti tra misure di lunghezza diverse, il rapporto tra metro e piede è diverso oggi da ieri o da domani? In realtà, quindi, una Vera Misura del Valore potrebbe rimanere realmente stabile ed essere quindi una Vera Misura solo se: 1) se esistono più Monete, esse devono avere un cambio fisso; 2) la quantità di Moneta prodotta (emessa) deve coincidere con il reale valore prodotto di beni e servizi, ossia deve coincidere con il costo di produzione totale degli stessi beni e servizi. Se queste due caratteristiche non sono soddisfatte, allora non siamo in presenza di una Moneta, bensì di qualcosa d'altro. Se questo "altro" funge da mezzo di scambio, esso può essere definito Certificato monetario: esso svolge infatti la funzione di "mezzo di scambio" tipica della Moneta ma NON è Moneta, in quanto non è prima di tutto "misura del valore". E' necessario quindi avere un controllo del reale profitto esistente nel sistema, cioè di quella non moneta che viene spacciata come tale e che è in surplus rispetto ai beni e servizi. Ed in primis, di quel profitto derivante dallo stesso potere di emettere moneta falsa, un non costo di produzione, emessa cioè come finanziamento, sia nella forma di prestito sia nella forma a fondo perduto. Ma anche di quel profitto derivante dal potere di emettere Vera Moneta, quel profitto costituito dalla differenza tra il valore nominale della moneta emessa ed il suo costo di produzione, spesso chiamato signoraggio. Signoraggio che, se reinvestito dall'organo pubblico monetario come pagamento di beni o di servizi per la collettività, non è inflazionistico. Il profitto o nelle imprese odierne l'utile netto [2], non è un costo di produzione: esso è un guadagno monetario in eccesso rispetto al lavoro reale, rappresentato dai costi di produzione. Tale guadagno in eccesso, tale non moneta, se reinvestita diventa essa stessa un costo di produzione e quindi vera moneta. Se invece tale profitto viene speso per il consumo, esso è un potenziale generatore di inflazione eccedente alla moneta reale: è tale profitto quindi, in quanto moneta non reale e non basata sul lavoro, che è da prelevare dalla massa monetaria in circolazione in caso di eccesso di moneta inflazionistico. In caso di difetto di moneta nel sistema rispetto ai costi di produzione, invece, significa che o si è conteggiato come costo di produzione un costo che non è stato pagato in moneta, o che si sono pagati costi di produzione con una moneta diversa da quella emessa dalla comunità locale. Nel primo caso vi è una evidente irregolarità punibile dal rispettivo organo giudiziario pubblico, nel secondo vi è invece solo da verificare con gli organi monetari emittenti le altre monete estere in questione se i pagamenti effettuati in tali monete risultanti dai bilanci corrispondono ai loro calcoli. L'organo pubblico emittente una Vera Moneta ha quindi il compito di intervenire solo quando vi è un eccesso di moneta rispetto ai reali beni e servizi (misurati come detto dai costi di produzione); nel caso di difetto di moneta rispetto ai reali beni e servizi, infatti, esso di certo non dipende dall'organo emittente moneta dato che lo stesso organo controlla direttamente tutta la massa monetaria e la emette solo ed esclusivamente come costo di produzione ed a credito: cosa che garantisce l'impossibilità logica di una scarsità di moneta nel sistema rispetto ai beni e servizi. La creazione di moneta dal nulla non è un fatto dannoso in sé. Lo diventa però nel momento in cui vi è un monopolio della moneta, come oggigiorno, e tale monopolio viene gestito da privati, come accade oggi attraverso le banche.
Se è invece lo Stato, tramite il Consiglio del Potere Monetario (CPM) autonomo (vedi paragrafo 5), a gestire il monopolio del bene moneta, allora la quantità di moneta in circolazione può essere facilmente controllata. La difficoltà del sistema attuale di controllare la massa monetaria è dovuta al fatto che tutte le banche, attraverso il meccanismo della riserva frazionale, possono creare denaro dal nulla, e per di più creano denaro dal nulla che non è legato ad una corrispondente moneta fisica. Il Governo, fa richiesta al CPM (tramite il Ministro del Tesoro), di emettere moneta specificando i progetti da finanziare. Il CPM controlla la validità e fattibilità dei progetti e se necessario può rimandare indietro la proposta governativa con consigli e suggerimenti. Gli economisti del CPM hanno il potere di veto perché tengono sotto controllo l'offerta di moneta e studiano il suo rapporto con il bisogno di moneta reale (domanda di moneta), disoccupazione, produzione, ecc. E’ giusto che il Popolo abbia il controllo della moneta attraverso i suoi rappresentati ma non bisogna lasciare la possibilità ai politici di fare quello che vogliono altrimenti per questioni puramente elettorali usano male tale potere monetario; quindi il potere di veto dei tecnici del CPM, neutrali, è fondamentale. Si ricorda che i membri del CPM vengono eletti direttamente dal Popolo. Se in generale gli esperti economici del CPM, non hanno conflitti di interessi con la classe politica, svolgono il loro lavoro correttamente. Comunque essi rispondono direttamente al Popolo che li elegge. Quando è lo Stato, tramite il CPM, ad avere il monopolio della moneta, la quantità di moneta fisica (cartacea e metallica) da emettere è sempre quella giusta ed è facilmente controllabile. Oggigiorno, invece, la stragrande maggioranza della moneta presente nel sistema è virtuale, cioè non esistono in realtà delle banconote e delle monete metalliche che la rappresentano, e la sua esistenza è dovuta alla presenza di semplici numeri digitati su computer ma che non hanno alcuna base reale (moneta scritturale). Il Governo richiederebbe al CPM l’emissione di moneta per quei beni e servizi considerati di utilità pubblica. Si pensi ad esempio alla sanità ed all'assistenza sociale ai bisognosi. Inoltre potrebbero essere finanziati anche progetti pubblici di valore per la comunità nel suo complesso. Il CPM provvederà alla gestione tecnica della monetaria (con tutti i suoi poteri di veto), ma riteniamo che le decisioni fondamentali, che riguardano la spesa pubblica, debbano spettare ai politici. La gestione monetaria deve essere indipendente dalla politica anche se è strettamente connessa ad essa. Il problema sta nell’eleggere persone oneste e competenti.
NOTE: [1] quella "legge" economica, causa della influenza della quantità di moneta sui prezzi, secondo cui date certe condizioni (libero mercato e concorrenza perfetta) i prezzi dei beni e dei servizi sono determinati dall’incontro della domanda e dell’offerta. In breve, se l’offerta è superiore alla domanda, i prezzi tenderanno a diminuire; se invece la domanda è superiore all’offerta, i prezzi tenderanno ad aumentare. E' importante sottolineare che, come ogni legge umana, essa è una convenzione. Essa cioè vale soltanto se tutti (o comunque la maggior parte degli attori del mercato) accettano e rispettano tale legge. E’ possibile, infatti, che vi siano persone che non ragionino secondo tale legge e che reputino normale che, se l’offerta supera la domanda, il prezzo tenda non a diminuire bensì ad aumentare (perché, ad esempio, i produttori devono supplire ai costi maggiori derivanti dalla deperibilità dei loro prodotti) o che, ad esempio, se vi è un eccesso di domanda i prezzi debbano per "correttezza morale" rimanere sempre gli stessi nel momento in cui non si è presentato alcun nuovo costo di produzione che giustifichi l'aumento di prezzo. Il verificarsi di tale legge dipende quindi dalle aspettative degli agenti nel mercato che tale "legge" non scritta sia rispettata. Legge che, è doveroso sottolinearlo, è economicamente etica nel caso in cui i prezzi diminuiscono per un eccesso di offerta sulla domanda (bisogno del venditore), ma non lo è nel caso in cui i prezzi aumentano per un eccesso di domanda sull'offerta (egoismo del venditore). [2] inteso come il valore della produzione meno i costi di produzione in senso stretto (salari, interessi passivi, ammortamenti, consumi intermedi), al netto dell'eventuale lavoro stipendiato dell'imprenditore. 1.5 - Riforma della Costituzione Per la Riforma Monetaria, Modum prevede una serie di azioni legislative e di regolamenti attuativi. L’attuale art. 1 della Costituzione dice che: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, e tale sovranità ha per dote anche il Signoraggio, cioè la sovranità monetaria è parte integrante e inscindibile della Sovranità del Popolo (dello Stato Nazionale) e non può essere delegata ad interessi bancari privati, tanto meno può diventare proprietà di interessi privati. L’Art. 3 aggiunge che: "E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Senza disporre delle leve della moneta, del credito e dell’economia, qualunque governo, a prescindere dal suo orientamento politico, non sarà mai in grado di realizzare questo compito di sviluppo e giustizia economica e sociale. L’Art. 47 sottolinea che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Anche in questo caso la cosa non è possibile giacché la Banca d’Italia, controllata da interessi privati, non può che rispondere, soprattutto nelle decisioni strategiche, agli indirizzi e agli interessi dei proprietari. Art. 117: "Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: [...] e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;" Lo Stato quindi ha legislazione esclusiva in materia di moneta. Non solo, ma "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione." (Art. 1). Le parole legislazione esclusiva dovrebbero lasciar intendere che non può essere delegata a terzi la sovranità monetaria, dato che la sovranità appartiene al popolo e che lo Stato ha facoltà di gestire moneta e sistema valutario. Se è scritto sulla Costituzione si suppone che sia vero. I politici, dopo il crack Parmalat, affermano che occorre tutelare il risparmio ma Bankitalia, non si tocca, in quanto ritengono la sua indipendenza un valore costituzionale. Ma la Costituzione non fa parola di Banche, né di signoraggio, e il disegno di legge dice chiaramente che la Banca è regolamentata da statuti che precedono la Costituzione. La disciplina vigente sull'ordinamento della Banca d'Italia è ancora oggi contenuta in fonti normative precedenti rispetto alla Costituzione della Repubblica italiana. I difensori di Bankitalia dicono di voler tutelare l'indipendenza e l'autonomia della Banca d'Italia, Ma se Bankitalia è in mano ai privati, di quale autonomia stiamo parlando? Nella Costituzione non è scritto che spetta allo Stato condurre la politica monetaria? La Costituzione non fa parola di Banche, e il disegno di legge dice chiaramente che la Banca è regolamentata da statuti che precedono la Costituzione. In realtà Bankitalia, sarà utile ricordarlo, non è una vera e propria istituzione dello Stato, ma uno strano Ente i cui proprietari sono soprattutto le Banche, quindi i privati, e il placet, quello reale, quello che conta veramente, per la scelta del suo Governatore spetta alla Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, il cui massimo azionista è la Federal Reserve USA. Il problema sarebbe che lo Stato potrebbe, esattamente come fa la Banca Centrale, stampare soldi a volontà contribuendo all'inflazione. Ma questo avviene perché le banconote sono carta straccia e non rappresentano niente (l'euro non è "pagabile a vista al portatore", e non lo era neanche la lira), non perché il Governo (teoricamente) debba essere necessariamente più disonesto di una Banca. Anche perché, se partiamo dalla premessa che il Governo in generale non è abbastanza onesto per gestire la moneta, non si capisce perché debba essere abbastanza onesto per gestire le imposte, le opere pubbliche, la sanità e tutto il resto. Non si capisce neanche come mai il banchiere debba essere per definizione un modello di onestà e di indipendenza, quando basta aprire un giornale per convincersi del contrario. Bankitalia è una SpA in mano a privati. Nel documento Domande Frequenti si trovano gli attuali azionisti di Bankitalia da cui si evince che 4 banche private possiedono circa il 67% delle azioni. Visto che fino a poco tempo fa i soci di Bankitalia non erano conosciuti e che tuttora alcunii soci sono tenuti segreti, c’è da chiedersi se Bankitalia non sia da considerarsi una società segreta e quindi incostituzionale in quanto l’art. 18 della Costituzione stabilisce che sono proibite le associazioni segrete. Infatti, secondo l'Art. 1 della legge del 25 gennaio 1982, n. 17, si considerano associazioni segrete, e come tali vietate dall'art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all'interno di associazioni palesi, occultano la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale. Considerato che i soci della Banca d'Italia s.p.a. (società privata e non istituto pubblico) o, meglio, i partecipanti al suo capitale, sono sconosciuti ai cittadini italiani. Considerato che la finalità della Banca d'Italia, come quella di tutte le banche centrali, e il monopolio del denaro, mediante il quale il sistema bancario esercita la propria egemonia sull'economia e sulla politica e che il monopolio del denaro e "un'attività diretta ad interferire sull'esercizio di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale". Si potrebbe ipotizzare che la Banca sulla base di quanto suddetto costituisca un'associazione di persone che "tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali", commetta il reato di cui all'art. 1 della legge n. 17/1982 . Ci sono state inoltre molte polemiche sul fatto che gli utili di bilancio distribuiti ai soci sono del tutto irrilevanti. Questa fatto si spiega perché il bilancio di bankitalia è falso in quanto la moneta emessa, che rappresenta il grosso della truffa, cioè il signoraggio, viene appostata nel passivo e questo limita molto gli utili. Inoltre sul signoreggio, che Bankitalia intasca pulito, non viene pagata una lira di tasse. Perciò la BC è anche il più grande evasore di imposte. Prima di attuare la riforma monetaria sarà opportuno procedere ad una riforma della nostra Costituzione in cui, nell’Art.1, si sancisce esplicitamente la sovranità inalienabile del Popolo sulla politica e sulla moneta. Inoltre si stabilisce che la emissione e la gestione della moneta è di competenza del Consiglio del Potere esecutivo Monetario autonomo (CPM) i cui vertici vengono eletti direttamente dal Popolo sovrano, così come vengono eletti i parlamentari (potere politico) ed i vertici del potere giudiziario (CSM). Inoltre viene sancito, con una clausola aggiuntiva nell’ Art. 3 della Costituzione (sull'eguaglianza degli esseri umani), che lo Stato, tramite il potere monetario, accredita mensilmente ad ogni cittadino sin dalla nascita un Reddito di Cittadinanza (RdC) che gli consente di soddisfare i propri bisogni primari: alimentazione, alloggio, vestiario, prodotti per la pulizia del corpo, istruzione ed assistenza sanitaria. Con il RdC si attua finalmente il diritto divino di ogni cittadino al pane quotidiano, cioè ad una vita degna di un Essere Umano, e alla libertà dal debito ("...dacci oggi il nostro pane quotidiano... e rimetti a noi i nostri debiti..."). Il Reddito di Cittadinanza è conseguenza del Dovere Morale (la vera Legge) da parte della comunità della solidarietà verso tutti gli esseri umani e di garantire a ciascuno una vita dignitosa. Viene inoltre stabilito nella Costituzione che Il potere esecutivo monetario viene esercitato dal Consiglio del Potere Monetario (CPM) i cui membri sono eletti direttamente dal Popolo (Quarto Potere). I membri eletti dal Popolo eleggono al loro interno uno di loro quale Ministro del Tesoro il quale, pur facendo parte del potere esecutivo (Governo), è autonomo in materia di gestione monetaria e risponde solo alle leggi costituzionali. Per quanto riguarda invece il potere Esecutivo, tutti i ministri (escluso il ministro del Tesoro) vengono eletti dal Parlamento. Successivamente i ministri eleggono al loro interno il Primo Ministro (Presidente del Consiglio). Ricapitolando, il Popolo elegge direttamente: 1. i membri del potere politico-legislativo (il Parlamento). 2. i membri del Consiglio del Potere esecutivo Monetario (CPM), i quali a loro volta eleggono il Ministro del Tesoro, il quale in materia di moneta non risponde al capo del governo, ma direttamente al CPM e alle leggi costituzionali che disciplinano la materia monetaria. 3. i membri del consiglio del potere giudiziario – Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Tutti i ministri del potere esecutivo (escluso il Ministro del Tesoro) vengono nominati dal Parlamento, i quali eleggono nel proprio ambito il Presidente del Consiglio. Questo perché, a differenza del Ministro del Tesoro, gli altri ministri sono degli esecutori delle decisioni politiche, cioè delle leggi ordinarie emanate dal parlamento. Anche l’elezione diretta, da parte del Popolo, dei tre poteri di cui sopra (potere politico-legislativo, potere esecutivo monetario e potere giudiziario) deve essere sancita nella Costituzione. Dobbiamo distinguere tra questioni pubbliche di breve-medio periodo e questioni pubbliche di lungo periodo. I politici lavorano su questioni di breve-medio periodo, mentre chi gestisce la moneta e chi giudica agisce sul lungo periodo. Per questa differenza di interessi i secondi devono essere indipendenti dai primi. Chi gestisce la moneta svolge sì un ruolo esecutivo, ma esecutivo rispetto alla costituzione, cioè alle leggi di lungo periodo e non esecutivo rispetto al codice di leggi, cioè alle leggi di breve-medio periodo. In sostanza il ministro del Tesoro è il garante della costituzione in materia monetaria, è il garante dell'ordine degli scambi e deve avere potere di veto sulle spese pubbliche scelte dai politici, non sulla composizione, ma sull'ammontare di tale spesa pubblica. In altre parole esiste una costituzione con leggi definitive (lungo periodo) e vi sono leggi mutanti in base alle circostanze. La moneta fa parte della Costituzione, è un potere fondante, è il mezzo stesso che permette lo scambio nella società, è il mezzo che, prima di ogni altro, permette l'esistenza di una società. Per questo è un concetto costitutivo di una società, di lungo periodo, fondamentale, quindi della Costituzione. E per questo motivo non deve essere nelle mani di coloro che cambiano ogni 4 - 5 anni, cioè i politici che ovviamente guardano il breve-medio periodo e considerano ciò che serve nel loro periodo storico. 1.6 Programma di attuazione della Riforma Monetaria Questo programma potrà essere attuato solo a condizione di poterlo prima presentare e spiegare ai cittadini italiani i quali, una volta compresa l’attuale truffa monetaria, non avranno nessuna remora a votare tale programma. Il Modum (Movimento dell’Umanità), ed altri movimenti, che si pongono gli stessi obiettivi, dovranno unire le loro forze per costituire una coalizione, con un programma di governo, che si impegni per una vasta e capillare attività di informazione dei cittadini, usando tutti i mezzi a disposizione (internet, tv, carta stampata, radio, volantinaggio, ecc), cercando anche di sensibilizzare (cosa che peraltro si sta facendo) gli uomini politici più aperti e non compromessi con i poteri forti. Una volta eletta al governo del Paese, la coalizione procederà subito alla istituzione di una Commissione formata da persone integerrime, esperte di economia e moneta (che fanno parte del Centro Studi Monetari), con il compito di redigere un piano dettagliato per l’attuazione a breve-medio termine della riforma monetaria, secondo le seguenti linee guida: 1. revoca immediata del mandato a Bankitalia di gestione della Tesoreria Provinciale dello Stato. 2. revoca immediata del mandato a Bankitalia di stampa/emissione della moneta-debito. Messa sotto sequestro della stamperia monetaria di Bankitalia. 3. uscita dell’Italia dall’unione monetaria europea – ricusazione del trattato di Maastricht che non consente a nessun paese membro di battere moneta propria. 4. ritorno alla Lira: stampa/emissione diretta da parte dello Stato, tramite il Consiglio del Potere Monetario (CPM), della moneta-credito di proprietà del Popolo, sia metallica (come avviene già oggi tramite la zecca) sia cartacea sotto forma di biglietti di Stato a corso legale. La moneta emessa serve per il pagamento di opere e servizi di pubblica utilità (già realizzate in parte o in toto) a suo tempo autorizzate da un'apposita Commissione autonoma, nell’ambito del CPM, che ha appunto il compito di valutare ed approvare sia la effettiva rispondenza tecnica ai capitolati dei bandi di gara, sia gli effettivi costi dei vari progetti presentati dalle imprese che hanno partecipato ai vari bandi di gara. Le strutture e le risorse umane di Bankitalia verranno trasferite al CPM ed utilizzate per: a) la stampa/emissione dei biglietti di Stato a corso legale; b) vigilare affinché le banche ordinarie operino secondo il principio della riserva obbligatoria del 100% [1]. c) vigilare affinché non si formi inflazione, attraverso il controllo dei flussi monetari in rapporto ai beni e servizi prodotti. La moneta emessa dallo Stato servirà a coprire le spese correnti dell’amministrazione pubblica, nonché a convertire i titoli di credito nominativi (TCN) presentati dalle imprese convenzionate che hanno prodotto ed offerto beni e servizi primari ai cittadini (Reddito di Cittadinanza). La quantità di moneta da emettere deve essere uguale al costo di produzione, dei beni e servizi. Tutta la moneta in circolazione sarà reale, cioè costituita da monete metalliche e biglietti di Stato, quindi sempre controllabile. Per evitare problemi di inflazione, lo Stato, tramite il CPM, potrà all’occorrenza attuare la Fiscalità Monetaria, tassando i profitti (gli utili netti) delle imprese. A tale scopo sarà costituita un anagrafe di tutte le imprese che conterrà, fra l’altro, i bilanci periodicamente controllati dalla Guardia di Finanza dai quali si possono identificare eventuali profitti (utile netto) da tassare in caso di inflazione. La Guardia di Finanza sarà alle dirette dipendenze del CPM. 5. divieto assoluto alle banche ordinarie di creare dal nulla moneta scritturale (virtuale). I prestiti bancari devono essere coperti da una riserva obbligatoria costituita al 100% dal proprio capitale sociale e da depositi vincolati a medio-lungo termine; le banche dovranno perciò accollarsi tutti i rischi connessi all’intermediazione finanziaria. La vigilanza sulle banche verrà esercitata dal CPM, eletto direttamente dal Popolo. E’ importante garantire che nessuna banca ordinaria crei moneta (scritturale) dal nulla, altrimenti si innescherebbe un meccanismo di creazione di inflazione incontrollabile. Perciò è necessario sottoporre le banche commerciali ad una stretta sorveglianza da parte degli organi del CPM ed istituire pene severe per quelle che contravvengono. 6. emissione da parte dello Stato di titoli di credito nominativi (TCN) da accreditare mensilmente ad ogni cittadino quale Reddito di Cittadinanza (RdC), per il soddisfacimento dei propri bisogni primari: alimentazione, vestiario, prodotti per la pulizia del corpo, alloggio, istruzione ed assistenza sanitaria. Il RdC darà un impulso al rilancio dell’economia nazionale, perché incrementerà notevolmente i consumi. Esso inoltre consentirà di eliminare definitivamente la povertà. 7. istituzione di un Tribunale Antiusura che dovrà istruire un processo contro le banche per la restituzione di tutti i capitali e le proprietà sottratti a cittadini privati, imprese e Stato (a causa del signoraggio) da una certa data in poi (da concordare). 8. abolizione di tutto il debito pubblico e privato verso le banche perché illegale. Invece il debito dello stato nei confronti dei cittadini che possiedono titoli di stato sarà onorato a regolare scadenza, con la moneta emessa dallo Stato. 9. abolizione di imposte e tasse. Con ciò si avrà una maggiore equità e giustizia sociale, nonché un rilancio dell’economia. Ci sarà un periodo di tempo in cui le due monete (l’euro e la lira) coesisteranno con un rapporto di cambio fisso, da stabilire. Nel frattempo lo Stato sostituirà l’attuale moneta-debito (Euro) con emissione massiccia di nuova moneta-credito (Lira). E’ da escludere che possa verificarsi un collasso dell’economia, come qualcuno paventa, ma anzi ci sarà sicuramente un rilancio dell’economia del paese. Non ci saranno più monopoli, oligopoli, cartelli, ecc., né pubblici né privati. L’unico monopolio sarà quello dell’emissione della moneta riservato allo Stato, in nome e per conto del Popolo sovrano. Tutte le attività produttive di beni e servizi saranno svolte da imprese private in libera competizione secondo la legge del libero mercato. Lo Stato dovrà solo vigilare che non si formino monopoli di nessun tipo. NOTE: [1] Per evitare che le banche ordinarie continuino a creare moneta (scritturale) dal nulla, è necessario che ogni banca comunichi alla Centrale Crediti (nell’ambito del CPM) ogni mese: · l’elenco dei clienti cui è stato accordato un prestito, l’importo del prestito, la durata ed il tasso di interesse applicato; · I movimenti di versamento/prelievo in c/c della clientela al di sopra di un certo importo. · L’elenco dei prestiti accordati nel mese, raggruppati per durata; totale dei prestiti accordati fino a quel momento; gli interessi maturati; · L’importo totale dei depositi a medio-lungo termine; il capitale sociale della banca; il rapporto tra prestiti e depositi. Periodicamente il CPM predisporrà un’ispezione senza preavviso in ogni banca per verificare la correttezza dei suoi comportamenti in ordine alla riserva obbligatoria (del 100%) ed all’eventuale indebita creazione di moneta non coperta da riserva. Ogni banca deve avere un capitale proprio pari almeno ai depositi a medio-lungo termine onde garantire i propri clienti.
Una banca potrebbe essere tentata di erogare prestiti senza copertura a clienti di fiducia, e non denunciarli al CPM. In questo caso il cliente che ha ricevuto la somma in prestito deve pur averla accreditata sul proprio c/c e la banca può farla figurare come deposito barando. Questa anomalia pensiamo possa essere individuata monitorando i movimenti (al di sopra di un certo importo) in c/c. In ogni caso questi tipi di reato possono essere smascherati da un’ispezione senza preavviso. Lo Staff di Modum www.modum.info info@modum.info
2. Perché il Reddito monetario di Cittadinanza non è Giusto Negli ultimi tempi il concetto di reddito di cittadinanza è diventato di dibattito pubblico in ambito economico, sia istituzionale che non. Molte sono le proposte che sono state fatte al riguardo ma finora hanno avuto poco successo a livello politico. Comunque, ciò che vorrei discutere ora non è tanto l’efficacia delle singole proposte, il che sarebbe oltretutto molto dispendioso, quanto l’ammissibilità della stessa idea di reddito di cittadinanza inteso come reddito monetario. La proposta di un reddito monetario di cittadinanza si basa per lo più sull’idea che ogni essere umano abbia diritto, solamente per il fatto di esistere, ad avere una vita dignitosa e quindi una casa, del cibo, dei vestiti e altre cose considerate (soggettivamente) fondamentali per una vita degna di un essere umano. In sostanza, si afferma qui il diritto alla vita. E vita dignitosa. Dal mio punto di vista, non esiste alcun diritto alla vita in quanto tale. Esiste tuttavia il Dovere di proteggere gli interessi sia della collettività sia dei singoli individui. Ogni diritto si basa su un sottostante dovere. Il concetto di diritto infatti vale solo se si accetta che si debba rispettare tale diritto. In realtà, in un sistema veramente libero e giusto, non dovrebbero esistere diritti ma solamente doveri. E doveri morali, e quindi interiori, non doveri sotto forma di legge da dover rispettare per appartenere alla comunità. Ogni forma di legge è un’imposizione. Ed ogni forma di imposizione priva l’individuo di una parte più o meno vasta della sua LIBERTA’. Quindi le imposte, le tasse, i sistemi scolastici obbligatori e prestabiliti dall’alto, qualsiasi tipo di regolamento scritto e tutto ciò che viene imposto attraverso leggi non è puro. In una comunità ideale non dovrebbe esistere alcuna forma di costrizione, che limita la libertà di scelta dell’individuo, ed oltretutto non gli permette di comprendere da solo ed interiormente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, pur nei limiti tuttavia del rispetto degli altri. L’unico modo per aiutare veramente una persona è permetterle di imparare, capire e studiare. Di avere cioè le informazioni che le permettano di avere un ruolo attivo nella società. Per questo l’unico vero modo per aiutare la gente è condividere l’informazione e le conoscenze. Poi sarà una scelta del singolo individuo quella di scegliere se studiare o meno (non si studia solo sui libri, è studio anche l’ imparare un semplice lavoro manuale) , ma a quel punto il dovere morale di buon membro della comunità è concluso. Ogni persona è libera di fare quello che vuole, e bisogna rispettare la libertà altrui, fintantoché non lede la libertà di altre persone. Per mantenere in vita e sviluppare una qualsiasi società ogni membro ha il dovere di contribuire con il lavoro e la creatività, manuale o intellettuale che sia. Per far ciò è necessario tuttavia soddisfare quantomeno i bisogni primari delle persone. La possibilità di un soddisfacimento pubblico dei bisogni primari delle persone (e quindi di un loro sviluppo umano come sopra inteso) necessita di un forte senso del Dovere da parte di tutti i membri della comunità, altrimenti si creerebbe la spiacevole situazione (tipica dell’assistenzialismo) in cui alcune persone persone nullafacenti e prive di tal senso del Dovere vivono alle spalle dei più volenterosi. Ipotizzando una situazione in cui tale senso del Dovere sia comune per tutti, qual è il miglior modo di distribuire tali bisogni primari? Dal nostro punto di vista esiste un Dovere di autodifesa che la società deve soddisfare che si esplica anche nel fornire i bisogni e servizi fondamentali in una forma che sia la meno dannosa possibile per la società stessa. Ed il fornire un reddito monetario di cittadinanza è senza dubbio meno sicuro che fornire i beni e servizi fondamentali in modo diretto: infatti questo secondo caso limiterebbe la possibilità di scambiare la fornitura dei beni e servizi pubblici gratuitamente forniti (attraverso l’emissione di denaro pubblico, vedi www.signoraggio.info) con beni e servizi dannosi per la comunità e per l’individuo stesso. Il reddito monetario di cittadinanza invece non rappresenterebbe una reale fornitura di beni e servizi primari ma solo una data quantità di denaro che potrebbe poi essere spesa a piacimento del singolo cittadino e quindi anche per beni e servizi dannosi per se stessi e per gli altri. Così facendo verrebbe meno il senso della persona giuridica dello Stato la cui funzione è proprio quella di proteggere gli interessi dei cittadini.
3. Sistema economico Noi siamo abituati a pensare ad una struttura sociale a classi o, in altri termini, piramidale. Ma è veramente questa la struttura sociale più pura che esista? Sebbene nelle democrazie moderne non esistano vere e proprie classi sociali, vi è comunque una chiara gerarchia piramidale che si basa sul denaro. E’ il denaro infatti che, nelle società moderne, determina la struttura piramidale. Il concetto stesso di potere è oggi inteso come influenza sulla gente, e ciò dipende sempre in ultima analisi dalla quantità di denaro posseduto. Perfino cariche in teoria non associate direttamente alla quantità di denaro posseduto come quella politica e quella religiosa godono di potere soltanto in base alla capacità che hanno di influire sulla gente e cioè, in ultima analisi, sulla capacità di muovere il denaro a proprio piacimento. Perché la gerarchia economica è piramidale? Perché le differenze di capacità, di fortuna e di pensiero delle persone fanno sì che vi siano molti livelli di possibilità economiche, e che il numero di persone diminuisca sempre più man mano che il livello di possibilità economiche aumenta, dato che è sempre meno probabile che si goda di quella particolare combinazione di capacità, fortuna e modo di pensare che porta a diventare sempre più ricchi. Ritengo che sia giusto che vi sia una gerarchia, perché è naturale che vi sia qualcuno più “alto” di qualcun altro, e tale “altezza” deve essere affiancata da una meritata differenza di benessere. Benessere che, in un mondo in cui lo scambio si basa sul denaro, significa maggiore disponibilità di denaro. Ora, nel sistema odierno tale “altezza” cosa indica? In sostanza, chi è più ricco è più meritevole in che senso? E’ più meritevole perché ha avuto le capacità, la fortuna ed il modo di pensare necessari per avere successo economico. E la sua attività gli ha consentito di godere del diritto di pretendere dagli altri un determinato compenso sulla base delle leggi vigenti, compresa la legge di mercato di domanda/offerta. Il problema non sta quindi in coloro che sono ricchi. Loro hanno semplicemente beneficiato delle leggi (o della mancanza di leggi) vigenti nel nostro sistema. E non hanno l’obbligo di condividere con gli altri il loro denaro che hanno guadagnato, qualsiasi sia il modo in cui l’hanno fatto. Il problema sta invece nella struttura del sistema stesso. L’ideale sarebbe creare una società basata sul dovere morale di ricompensare con una determinata quantità di denaro chi dimostra di servire la società. Ed in cui, a seconda del tipo di servizio che una persona dona alla società stessa, la gente stabilisce una determinata ricompensa per tale persona. Ricompensa stabilita dall’unica “legge” veramente utile e meritocratica sulla quale una società dovrebbe basarsi: la “legge” di mercato di domanda/offerta. Legge che peraltro non necessita di una regolamentazione formale in quanto è un comportamento automatico umano il ricompensare maggiormente i servizi o beni in base alla loro rarità (offerta) ed in base a quanto la gente li desideri (domanda). Ciò significa in sostanza che più raro e richiesto è il servizio che una persona offre alla società, e maggiore sarà la ricompensa che tale persona merita. E’ fondamentale però a questo punto determinare un metro che sia valido per tutti i tipi di servizio (lavoro) che una persona offre alla società. Stabilito cioè che la gente deve decidere quanto ricompensare una persona per il suo lavoro, e ciò avviene automaticamente attraverso la legge di mercato di domanda/offerta, come determinare quali servizi o beni sono più importanti degli altri? Esistono cioè beni o servizi che meritano di essere pagati di più degli altri? E se sì, come stabiliamo tali differenze? L’unico vero modo per stabilire quanto ricompensare un servizio o pagare un bene è la libera volontà o desiderio degli esseri umani, cosa che dipende a sua volta dall’utilità (cioè dal vantaggio personale) che la gente riscontra in tale servizio o bene. Non esistono e non possono esistere cioè metodi “artificiali” o “scientifici” di determinazione del prezzo di un bene o servizio, qualsiasi esso sia. In un sistema puro, il prezzo di un bene o servizio viene determinato dalla libera volontà o desiderio della gente attraverso la semplice ed automatica legge di mercato di domanda/offerta. Come dire che alla fine è la gente che decide come funziona il sistema, e che i modelli economici sono pure speculazioni mentali che non tengono conto della realtà dei fatti, e cioè che chi decide alla fine è la gente. La gerarchia economica è quindi, per natura umana, piramidale. La società umana è infatti una società complessa in cui la continua interazione tra gli umani stimola la continua crescita collettiva ed individuale attraverso il meccanismo della competizione. E la competizione porta per sua natura ad una differenza tra una persona e l’altra in termini di capacità, e quindi alla creazione di una gerarchia sociale basata anche su tali capacità, oltre che sulla fortuna (modo in cui la nostra anima sceglie di farci imparare le lezioni) e sul nostro modo di pensare (che influenza a sua volta la nostra fortuna). E’ umano e giusto competere per cercare di migliorarsi di giorno in giorno. E la competizione è corretta e sintomo di desiderio di migliorarsi continuamente fintantoché non si cade nella concorrenza, cioè nel competere per ottenere qualcosa a danno di qualcun altro. La concorrenza è in sostanza una deformazione della corretta e pura competizione. In una corretta competizione, ognuno cerca di migliorarsi di giorno in giorno nel rispetto degli altri. E’ la concorrenza, però, che è diventata l’unico meccanismo esistente nel nostro sistema economico odierno a causa del sistema di creazione del denaro. Il denaro, infatti, è creato oggigiorno da banche private e non dalla gente. Il denaro, cioè il mezzo di scambio per eccellenza di una società, dovrebbe invece essere creato dalla gente stessa attraverso i propri rappresentanti governativi. La creazione del denaro da parte di privati fa sì che la quantità di denaro in circolazione sia scarsa e limitata ai desideri dei banchieri privati. E tale scarsità di denaro rispetto a quello di cui la società avrebbe bisogno crea una lotta per il denaro esistente, non sufficiente per tutti. Si crea cioè una società concorrenziale e non più puramente competitiva. Tale problema sarebbe facilmente risolto se fosse il Governo a creare la moneta dal nulla. Solo in tal modo infatti si potrebbe creare il denaro necessario per dare la possibilità a tutti di avere una vita dignitosa (vedi anche articolo n.18 La Vera Origine dei Prezzi). Il meccanismo competitivo è quindi fondamentale e necessario per continuare a stimolare la crescita individuale di ognuno di noi e di conseguenza collettiva. E’ giusto che ognuno di noi sia un po’ egoista e pensi innanzitutto a se stesso, per poter poi meglio aiutare gli altri da una posizione più favorevole. L’egoismo è un atteggiamento puro e necessario per crescere veramente, almeno fintantoché non si danneggiano gli altri nel nostro agire. Fintantoché cioè siamo competitivi e non concorrenziali siamo utili a noi stessi ed alla società. In altri termini, supportiamo la nostra ascensione personale e l’ascensione globale.
4. Il Vero Governo Esistono 3 possibili forme di Governo: il governo di uno solo, il governo di una parte della collettività ed il governo di tutta la collettività. Cerchiamo ora di capire quale tra queste 3 è la miglior forma di governo. O forse è possibile che la miglior forma di governo sia una particolare combinazione di esse? Vediamo un po'. Riteniamo che ogni membro della comunità debba avere la stessa possibilità di entrare a far parte del governo della comunità stessa. Deve essere cioè rispettato il principio di Equità, secondo il quale ogni membro ha lo stesso potere (esecutivo, legislativo e giudiziario) nelle scelte della comunità. Tale principio in pratica significa che ogni membro della comunità ritenuto capace di intendere e di volere (maggiore età, nessuna insufficienza mentale) debba avere la possibilità di eleggere i politici (potere esecutivo e legislativo) ed i giudici (potere giudiziario) quali rappresentanti della comunità nell'amministrazione dei rispettivi poteri; e debba avere altresì la possibilità di essere egli stesso eletto per tali cariche, purché capace di intendere e di volere. Un altro principio fondamentale che dovrebbe essere rispettato è il principio del Merito. Questo principio, nelle questioni governative, implica che debba andare al governo chi lo merita veramente. Il problema sta naturalmente nel concetto di merito. Sebbene sia vero che da un punto di vista karmico tale principio, così come tutti i principi divini, venga sempre rispettato (anche se l'apparenza facilmente inganna), una società evoluta e cosciente tenderebbe a far salire al Governo della comunità quei membri che si sono distinti per la loro Saggezza e la loro Sapienza, stimolando quindi le persone dotate di tali virtù e che godono della fiducia della gente a candidarsi come possibili governatori. Il terzo ed ultimo principio che sta alla base di un vero Governo è il principio della Volontà. Tale principio, nelle questioni governative, implica che debba essere sempre rispettata la volontà della collettività nel suo complesso. E che quindi il popolo abbia l'assoluta sovranità e libertà di decidere chi debba rimanere al Governo e per quanto tempo (stabilito un tempo minimo di durata dell'incarico governativo così come avviene oggigiorno). Riguardo al sistema di votazione, quello che meglio rispetta i 3 principi di Equità, Merito e Volontà è senza dubbio il sistema proporzionale. E questo è il più corretto e giusto sistema di votazione. Ora, tra le 3 forme di Governo possibili citate all'inizio qual è quella che meglio rispecchia i 3 suddetti principi? Analizziamole una ad una. Il governo di una sola persona può rispettare il principio di equità nel momento in cui tale persona è stata eletta dal popolo; può rispettare il principio del merito se tale persona è stata eletta dal popolo per le sue effettive e dimostrate capacità; può rispettare il principio della volontà se il popolo ha scelto che tale persona sia il governante unico della comunità. Il governo di un parte dei membri della comunità può rispettare il principio di equità nel momento in cui il popolo ha scelto tale gruppo di persone come loro rappresentanti; può rispettare il principio del merito se tali persone sono state scelte per le loro effettive e dimostrate capacità; può rispettare il principio della volontà se tali persone sono state scelte dalla comunità nel suo complesso. Il governo da parte di tutti i membri della comunità può rispettare il principio di equità se tutti i membri hanno lo stesso potere decisionale; può rispettare il principio del merito se tutti i membri considerano tutti i membri meritevoli di prendere decisioni che riguardano tutta la comunità; può rispettare il principio della volontà se tale governo da parte di tutti è ciò che almeno la maggioranza semplice della popolazione vuole (il sistema di votazione a maggioranza semplice è quello corretto quando si sceglie tra due possibilità (es. sì/no). Quello proporzionale quando si sceglie tra più di due possibilità). Ora, dato che una società complessa necessita di persone che si occupino di molte questioni diverse da quelle governative ma altrettanto importanti, è naturale che la soluzione migliore è che solo alcune persone si dedichino alle questioni di governo. Quindi il sistema di governo ideale è un sistema costituito da un certo numero di rappresentanti della comunità che svolgono le funzioni governative. Questo è il Vero Governo. Il potere nelle mani di una sola persona potrebbe essere vantaggioso per tutti solo se tale persona fosse perfetta, cosa che solo Dio E'. Quindi, a meno che Dio non si faccia vivo tra noi, la forma di Governo perfetta è il governo di una parte dei membri della comunità. In sostanza il sistema attuale adottato anche in Italia, con la sola differenza che il sistema di votazione ideale e che rispecchia i 3 principi di Equità, Merito e Volontà è quello proporzionale puro.
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Solidarietà Sociale Il termine Solidarietà è un termine molto utilizzato oggigiorno. Con esso si indica solitamente l’aiuto che viene offerto nei confronti delle persone bisognose, una sorta di redistribuzione del benessere, non solo monetario, tra le persone che formano una determinata comunità. Cosa significa fare del bene per la propria comunità ed aiutare i propri simili? A mio giudizio, il vero aiuto sociale lo si dà, nell’ambito della redistribuzione del benessere, permettendo a tutti i membri attivi della comunità di prendere parte alle attività sociali e a quelli non attivi (bambini, anziani, disabili di vario tipo) di avere una vita degna di tale nome. In sostanza, il concetto di vero aiuto sociale consiste nel favorire l’integrazione di ogni membro della comunità in base a quelle che sono le sue possibilità di contribuzione al benessere sociale, salvo il caso dei non attivi. Eccezion fatta per i non attivi, per i quali pare palese la necessità di un sostegno economico ed umano ove necessario, diversa è la questione per i membri attivi della comunità cioè quei membri che hanno tutte le facoltà fisiche e psichiche che permettono loro di essere completamenti capaci di intendere e di volere. Non riteniamo giusto, cioè, che quei membri della comunità che hanno la capacità e la possibilità di contribuire in modo attivo alla società vengano economicamente mantenuti dalla comunità in caso di inadempienza al proprio dovere morale di contribuire, per quanto possibile, al benessere della comunità. E’ in quest’ambito che rientra il rifiuto di un concetto quale il reddito di cittadinanza monetario che andrebbe a sostenere chiunque, in quanto membro di una comunità, indipendentemente dall’essere un membro attivo o non attivo e dall’essere effettivamente adempiente ai propri doveri morali di contribuzione al benessere sociale. E’ altresì in quest’ambito che rientra il rifiuto di una previdenza sociale monetaria per membri attivi ma che non abbiano effettivamente contribuito al benessere sociale. Ciò che invece sosteniamo è un dovere della comunità di soddisfare con beni e servizi i bisogni primari dei membri, attivi e non attivi (vedi art.17). Il concetto di Previdenza Sociale, infatti, deve essere inteso come un sostegno economico da parte della comunità verso i membri non attivi e verso quei membri attivi che abbiano effettivamente contribuito con il loro lavoro al benessere sociale. Ed è ritenuto da noi giusto che la quota previdenziale (pensione) fornita ad un membro attivo che, per vecchiaia o per altri fattori coercitivi, non contribuisca più direttamente con il proprio lavoro al benessere della comunità sia proporzionale alla quantità di tempo dedicato dal soggetto stesso al lavoro sociale. E’ ritenuto da noi altresì giusto che la quota di Previdenza Sociale fornita ad un membro non attivo o ad un membro attivo ma non più contribuente in modo diretto con il proprio lavoro al benessere della comunità per i motivi di cui sopra sia SEMPRE la stessa, indipendentemente dal fatto che il membro della comunità sia attivo o non attivo ed indipendentemente dal tipo di lavoro sociale che sia stato svolto. E’ ritenuto da noi corretto, infatti, che ogni membro della comunità che non contribuisca con il proprio lavoro alla comunità debba avere lo stesso valore per la comunità, chiunque sia tale soggetto. Questa è la vera Solidarietà Sociale, basata sui principi di Equità, Rispetto e Giustizia.
6.
Vera Abbondanza Il concetto di Abbondanza come da noi inteso indica una quantità di Benessere pari a ciò di cui abbiamo bisogno in un dato momento. E’ quindi un concetto relativo. Ognuno di noi ha dentro di sé una serie di pensieri che lo portano a desiderare un determinato stile di vita. Maggiore è la quantità di pensieri di unità (e quindi puramente magnetici) presenti in noi e maggiore è la capacità di manifestare nella propria realtà la Vera Abbondanza, ossia quel particolare stile di vita che massimizza la nostra Felicità e Gioia ed in generale il nostro Benessere. E’ vero infatti che la Felicità e la Gioia non aumentano proporzionalmente con la quantità di ricchezza materiale e di successo sociale di cui disponiamo, bensì sono massimizzate quando il Benessere è massimo e cioè quando tutti i nostri Bisogni sono realizzati. La Vera Abbondanza coincide cioè con la “perfetta soddisfazione di tutti i propri Bisogni”. Il concetto di Bisogno qui espresso comprende tutto ciò di cui necessitiamo in un determinato momento per massimizzare il nostro Benessere e quindi la nostra Felicità. E tale concetto di Bisogno è soggettivo e può essere realizzato indipendentemente dalla ricchezza materiale, dagli stereotipi sociali, dalle credenze, dalla lingua, dalla religione, dalla cultura e da ogni altro fattore che non siano i propri desideri intimi del momento. La Vera Abbondanza si raggiunge quindi ascoltando i propri desideri interiori al di là di quelli che sono i condizionamenti provenienti dall’esterno. Raggiungere tale massimo Benessere coincide con il rilasciare le Paure e le Illusioni che sono dentro di noi per poter quindi risvegliare e manifestare nella Vita di tutti i giorni il nostro vero essere spirituale e realizzare i suoi veri Bisogni. Bisogni che sono massimamente soddisfatti nel momento in cui l’Amore è sempre presente. E’ vero però che più evolviamo e più Amore abbiamo in noi. E più Amore abbiamo in noi e meno siamo dipendenti dall’esterno e quindi riusciamo anche a soddisfare i nostri bisogni sempre meglio e da soli. Ciò non significa che più Amore si ha in sé e meno si apprezza la compagnia degli altri. Significa invece che più si ha Amore in sé e meno si ha Bisogno di amore esterno perché già lo si vive interiormente. Ciò che è in più rispetto ai nostri Bisogni, se vi è Amore, viene sempre accettato e la sua assenza non provoca vera sofferenza (può provocare però sofferenza derivante da paure o da illusioni). La vera sofferenza esiste invece quando vengono meno i nostri Bisogni spirituali, cioè i bisogni primari per mantenere in salute il nostro corpo (alimentazione, pulizia e protezione del corpo). E’ dovere morale della comunità garantire i Bisogni spirituali ad ogni essere umano. Privarli di questi, significa privarli della possibilità di elevare il proprio Spirito ed ascendere. La forma fisica è il tempio dello Spirito e se il tempio non è ben curato allora lo Spirito non può dimorarvi e permettere alla forma di ascendere.
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Vero Valore In questo articolo intendiamo analizzare il concetto di Valore: Valore di tutto ciò che E’. A tal proposito, distinguiamo tra 3 tipi di Valore: valore oggettivo, valore soggettivo e valore di scambio. Il concetto di Valore Oggettivo presuppone che esistano uno o più Esseri che determinino tale valore inizialmente. Dato che dal punto di vista di tali Esseri il valore è soggettivo (essi cioè stabiliscono soggettivamente il valore oggettivo di un altro Essere) non si può affermare che esista un valore oggettivo intrinseco di un Essere. Tale valore infatti sarà comunque e sempre stabilito da un altro Essere esistente prima, durante od anche dopo l’esistenza dell’Essere valutato stesso. Il valore oggettivo è quindi un concetto relativo, che vale cioè solo relativamente all’esistenza di un altro Essere che stabilisca tale valore oggettivo. Il valore oggettivo è quindi un caso specifico di valore soggettivo: è quel valore soggettivo sul quale tutti gli Esseri (o comunque almeno la maggioranza di essi) sono d’accordo. Il concetto di Valore Soggettivo presuppone anch’esso che esistano uno o più Esseri che determinino tale valore inizialmente. Dato che il valore soggettivo dipende solo dal soggetto stesso non richiedendo l’intervento decisionale esterno, si può dire che il valore soggettivo è un concetto assoluto, che vale cioè assolutamente quando esista un soggetto che stabilisca autonomamente il valore di un determinato Essere. Il concetto di Valore di Scambio presuppone invece che esistano almeno due Esseri che determinino tale valore. Il concetto di scambio infatti presuppone che vi siano almeno due soggetti che scambiano Esseri tra di loro, stabilendo un valore di scambio per ogni singolo Essere scambiato con un altro, stabilendo cioè un rapporto frazionale a coppie tra gli Esseri destinati allo scambio. Ora, questi 3 tipi di Valore sono tutti Veri allo stesso modo? Per rispondere a questa domanda, analizziamo il concetto di Valore secondo i 3 tipi fondamentali di analisi: ontologica (Natura ed Espressione dell’Essere), epistemologica (Teoria dell’Essere) e enomenologia (Pratica dell’Essere) (vedi art.84 Qualità e Quantità). A livello ontologico, il Valore dell’Essere corrisponde alla Consapevolezza dell’essere spirituale in questione e coincide con essa. Il Valore dell’Essere è un valore soggettivo e quindi assoluto in quanto stabilito da un Essere (Dio Tutto Ciò che E’) ma è allo stesso tempo oggettivo in quanto è valido per tutti e relativo, che vale cioè relativamente all’esistenza di un altro Essere (Dio Tutto ciò che E’) che stabilisca tale valore oggettivo. Il Valore dell’Essere non è un Valore di scambio in quanto solo un Essere determina tale Valore, e tale Essere è Dio. Il Valore dell’Essere coincide con la Quantità e la Qualità dell’Essere. A livello epistemologico, il Valore della Teoria dell’Essere rappresenta la “prossimità di tale teoria alla logica assoluta”: esso corrisponde cioè alla Qualità della Teoria dell’Essere e riguarda solo la Filosofia Logica, e non la Filosofia Non Logica. Il Valore della Teoria dell’Essere è un valore soggettivo in quanto ogni Essere ha la sua percezione della prossimità o meno di una certa Teoria dell’Essere alla logica assoluta; non è invece oggettivo in quanto non esiste una Filosofia Logica complessiva che sia considerata valida da tutti (sebbene esistano particolari consequenzialità considerate valide dalla maggior parte o da tutti gli Esseri). E’ infine un Valore di scambio in quanto più di un Essere può determinare tale Valore e stabilire un rapporto frazionale a coppie tra le diverse Teorie dell’Essere. A livello fenomenologico, il Valore della Pratica dell’Essere rappresenta la “prossimità di tale espressione corporea all’Amore puro”: esso corrisponde cioè alla Qualità della Pratica dell’Essere e riguarda sia l’Arte Lavorativa sia l’Arte Ludica. Il Valore della Pratica dell’Essere è un valore soggettivo in quanto ogni Essere ha la sua percezione della prossimità o meno di una certa Pratica dell’Essere all’Amore puro; non è invece oggettivo in quanto non esiste un’Arte Lavorativa complessiva ed un’Arte Ludica complessiva considerate valide da tutti (sebbene esistano particolari Arti considerate valide dalla maggior parte o da tutti gli Esseri) . E’ infine un Valore di scambio in quanto più di un Essere può determinare tale Valore e stabilire un rapporto frazionale a coppie tra le diverse Pratiche dell’Essere. Il Vero Valore è quel Valore che esiste sia a livello ontologico, sia a livello epistemologico sia a livello fenomenologico. E’ cioè quel valore che è sempre Vero sia a livello spirituale (analisi ontologica) sia a livello spazio-temporale (analisi epistemologica ed analisi enomenologia). Da quanto detto sopra, il Valore di scambio non è valore ontologico, ma è valore epistemologico e fenomenologico; il valore oggettivo è valore ontologico ma non è valore epistemologico e fenomenologico; mentre il valore soggettivo è un vero valore secondo tutti e 3 i tipi fondamentali di analisi (ontologica,epistemologica,enomenologia). Possiamo perciò dire che il Vero Valore è un Valore Soggettivo, sempre e per qualsiasi Essere e/o Teoria dell’Essere e/o Pratica dell’Essere.
8. Vera Moneta Per comprendere il concetto di Moneta è necessario analizzare l'origine logica della stessa, un'origine che non per forza corrisponde sempre con quella storica: non sempre infatti gli umani hanno vissuto e creato secondo una Vera Logica (vedi art.86). Vediamo meglio quindi lo sviluppo logico del concetto di Moneta. La Vita umana è vita di comunità, vita sociale. Quando si parla di comunità o società umana? Quando un certo numero di esseri umani vivono assieme: quando essi quindi innanzitutto comunicano tra loro ed agiscono per un fine comune. La comunicazione viene prima dell'azione consapevole, in quanto non si può agire consciamente senza una comprensione della realtà; comprensione che può avvenire solo nel momento in cui vi è la capacità di distinguere tra essenze e tra sostanze diverse: in sintesi, solo quando vi è un linguaggio. Ora, quali tipi di linguaggio esistono nella natura umana? Esistono 3 tipi di linguaggio: verbale, gestuale e numerico. Il linguaggio verbale lo esprimiamo attraverso la parola, orale o scritta. Il linguaggio gestuale lo esprimiamo attraverso le espressioni corporee. Il linguaggio numerico, invece, lo esprimiamo attraverso i nostri sensi ma, ancor prima, attraverso la nostra mente (percepiamo cioè sensorialmente e mentalmente rispettivamente la sostanza e l'essenza finita delle cose). Il linguaggio numerico, in quanto caratteristica fondamentale dello spazio-tempo (essenza della stessa limitatezza e divisione temporale e spaziale dello spazio-tempo), è il primo tipo di linguaggio che apprendiamo appena nati dal momento in cui cominciamo a distinguere sensorialmente (non ancora mentalmente) diverse realtà esterne (es.luce,buio,calore,freddo,ecc.). Il linguaggio numerico è l'unico tipo di linguaggio umano che è condiviso con tutto ciò che esiste nello spazio-tempo (sebbene infatti anche altri esseri viventi, gli animali ad es., abbiano un linguaggio gestuale come noi, tale linguaggio è comunque diverso dal nostro il che non permette una comunicazione chiara tra noi e loro a livello di linguaggio gestuale). Tale condivisione è da intendersi a livello di essenza, e non di sostanza: mentre infatti solo gli esseri viventi animati hanno in comune con gli umani il linguaggio numerico in quanto sostanza (sensoriale: cioè nel senso che essi stessi percepiscono sensorialmente il linguaggio numerico, cioè la limitatezza e differenziazione delle cose), invece tutto ciò che esiste nello spazio-tempo, animato o inanimato, ha in comune con gli umani il linguaggio numerico in quanto essenza spirituale (ma non in quanto essenza filosofica: cioè tutto ciò che esiste nello spazio-tempo, in quanto essenza spirituale, comprende la finitezza delle cose, ma non la comprende a livello filosofico-mentale allo stesso modo degli umani. L'essenza riguarda l'Essere, cioè la natura stessa interiore di un qualcosa, a differenza della sostanza che riguarda invece l'Avere, e cioè il rapporto di un qualcosa con l'esterno). (vedi anche art.91 e distinzione tra ontologia (essenza spirituale), epistemologia (essenza filosofica) e fenomenologia (sostanza) ). Il linguaggio numerico è per questo motivo l'unico tipo di linguaggio che conosciamo che ci può permettere di comunicare (nel senso più ampio del termine, a livello spirituale, quindi a livello di Essenza) con tutto ciò che non è umano ed è spazio-temporale. Quindi, quando noi esseri umani vogliamo comunicare (da distinguersi, beninteso, dal percepire sensorialmente o emotivamente oppure dal definire mentalmente) con sostanze fisiche, possiamo farlo solo attraverso il linguaggio numerico. Cosa significa questo? Significa che l'unico modo per creare uno scambio di informazioni (una comunicazione appunto) che siano comparabili tra loro (uno scambio è tale solo se gli oggetti dello scambio sono comparabili, in caso contrario si parla di dono: nel primo caso vi è una interazione bidirezionale, nel secondo unidirezionale) tra noi e qualsiasi altro essere, animato o no, è attraverso il numero. Ora, se è vero che con gli esseri animati tendiamo a preferire una comunicazione più umana e sensoriale, con i beni (oggetti non animati) non abbiamo alternativa. Ora, in una comunicazione numerica, che tipo di informazione viene scambiata? Come in ogni tipo di comunicazione, si scambia un valore. Esso infatti è l'essenza stessa di ogni cosa esistente: proprio perché esiste, ogni essenza ha valore. Il valore è cioè una caratteristica spirituale di ogni essenza esistente. Tutto ciò che è Vita ha valore, proprio perché è: è l'essenza divina di ogni cosa che gli dà valore. Come possiamo scambiare un valore numerico? A prescindere dalla nostra percezione sensoriale o emotiva o dalla nostra definizione mentale di un dato essere non umano, l'unico modo per scambiare un valore numerico tra noi ed essi è la creazione di una misura che renda comparabili tutti gli esseri misurati. Se non vi fosse un'unica misura, il concetto stesso di valore numerico non avrebbe senso: avremmo infatti semplici e puri numeri, e non un valore numerico. Avremmo cioè, senza una misura, una semplice "definizione numerica" e non l'indicazione numerica del valore di tale "definizione". E comparare "definizioni" senza un linguaggio comune (in questo caso numerico) non è possibile. Per comparare tali valori numerici al fine di renderli finiti, limitati, e quindi comprensibili è necessario quindi creare un'unica misura del valore che valga per i valori di tutto ciò che si desidera comparare. Senza una misura unica, infatti, ogni valore sarebbe fine a se stesso, senza significato, in quanto di per sé illimitato, senza definizione, senza limiti, e quindi non comprensibile. Solo ciò che è finito, infatti, è definibile e quindi comprensibile. Questa misura del valore numerico è quella che oggi chiamiamo Moneta. Come si presenta questa misura? Una misura di per sé è una convenzione, una istituzione ossia una finzione collettivamente accettata; è quindi un concetto astratto,mentale, una regola che per uso, consuetudine o legge viene utilizzata per misurare il valore numerico. Può essa avere una sua rappresentazione fisica? Per capirlo, confrontiamola con altri tipi di misura, ad esempio la misura della lunghezza. Nella misura della lunghezza, nel nostro Paese per convenzione si utilizza come unità il metro. Per misurare nella realtà la lunghezza, si utilizzano rappresentazioni fisiche di tale misura (es.corda,stecche di plastica o legno). Queste rappresentazioni della misura sono anch'esse lunghezza, utilizzate per comodità per avere una percezione sensoriale chiara della misura. Nella misura del valore, oggigiorno nel nostro Paese per convenzione si utilizza come unità l'euro. Per misurare nella realtà il valore numerico, si utilizzano rappresentazioni fisiche di tale misura (monete metalliche e banconote; in passato metalli preziosi o altri beni). Queste rappresentazioni sono anch'esse valore numerico, utilizzate per comodità per avere una percezione sensoriale chiara della misura. Tali rappresentazioni, sia per la lunghezza sia per il valore numerico, sono quindi dei mezzi fisici di comunicazione della misura della lunghezza e del valore numerico rispettivamente. Ma essi non sono misura, ma solo appunto un mezzo di trasmissione della misura, una sua rappresentazione o, per dirla in termini economici moderni, un suo titolo. Monete e banconote sono quindi titoli monetari e non moneta. Così come la misura è una convenzione, allo stesso modo lo è per deduzione logica il mezzo che rappresenta fisicamente tale misura, in quanto esso stesso derivante da una convenzione, la misura appunto. Non ha alcuna importanza quindi, per logica, il fatto che il bene utilizzato come mezzo di scambio abbia un valore intrinseco o meno agli occhi della gente. La misura di per sé, in quanto concetto astratto, immaginario, non è cumulabile fisicamente, ma può esserlo a livello immaginario, tenendo il conto a livello numerico (a mente,su un foglio,su un computer,ecc.) di quanta misura del valore numerico si ha cumulata. E' quello che succede oggi: la maggior parte dei mezzi di pagamento che utilizziamo sono misura del valore (conti correnti, puri numeri) e solo in minima parte mezzi di scambio (rappresentazioni della misura del valore, titoli monetari: monete metalliche e banconote). Il mezzo di scambio, invece, in quanto bene fisico (e per ovvi motivi di praticità) durevole e fungibile è per sua natura cumulabile. Sia la misura del valore sia il mezzo di scambio possono quindi rappresentare una riserva di valore: nel primo caso immaginaria, nel secondo fisica. Da quanto sopra detto, qual è la Vera Moneta? E' la Moneta o il titolo monetario? E tale Vera Moneta, può essere accumulata? Ed in che modo eventualmente? La Vera Moneta è quella che si basa su un Vero Valore, e cioè su un Valore Soggettivo (vedi art.88). Essendo il valore logicamente precedente alla moneta, in quanto la misura del valore può esistere solo se il valore misurato già esisteva in precedenza [1], solo se siamo in presenza di Vero Valore possiamo avere una Vera Moneta. Come abbiamo visto, il Vero Valore è tale perché esiste sia a livello ontologico, sia a livello epistemologico sia a livello fenomenologico. Se così è, anche la Vera Misura del Vero Valore deve logicamente, di conseguenza, esistere in tutti e tre tali livelli di analisi. Ciò significa che la Vera Moneta è quella che esiste sia in quanto essenza spirituale (analisi ontologica), sia in quanto essenza filosofica (analisi epistemologica) sia in quanto sostanza percepibile con i sensi (analisi fenomenologica). La Vera Moneta è quindi un'essenza spirituale (pensiero al di fuori di spazio e tempo), che è allo stesso tempo anche essenza filosofica o pensiero spazio-temporale (misura del valore) e sostanza sensoriale (mezzo di scambio). Quindi sia la Moneta sia il titolo monetario costituiscono entrambe ed in congiunzione, sebbene il secondo derivante dalla prima, la Vera Moneta. Essa quindi, come già detto sopra, può essere accumulata sia come misura del valore sia come mezzo di scambio. Ora, di chi è la proprietà di tale Vera Moneta? E chi ha il compito di crearla? La moneta, in quanto convenzione, è di proprietà di chi crea ed accetta tale convenzione: in una democrazia, quindi, il popolo stesso attraverso i suoi rappresentanti governativi. Il popolo quindi crea non solo la manifestazione istituzionale (misura del valore) ma anche la manifestazione fisica (mezzo di scambio) della moneta. Poiché la manifestazione istituzionale viene creata legalmente (e cioè a livello governativo), di conseguenza la manifestazione fisica, in quanto titolo rappresentativo della stessa misura, deve logicamente seguire lo stesso meccanismo di creazione legale e quindi pubblica. Come deve essere emessa tale Vera Moneta? In quanto proprietà del popolo, e con lo scopo di favorire gli scambi al fine di mantenere il benessere nella comunità, tale Vera Moneta deve essere emessa a favore del popolo stesso, e quindi a credito; e per lo stesso motivo, in quanto credito in possesso della Comunità per se stessa, tale Vera Moneta deve essere distribuita all'emissione in modo eguale tra i cittadini, oltre ad essere utilizzata per pagare i servizi pubblici. Possono esservene più di una su uno stesso territorio? In quanto convenzione sociale, è libera scelta del popolo quante Vere Monete avere su un territorio, a seconda dei propri desideri. Ma è effettivamente utile averne più di una? Il fatto che i bisogni locali siano diversi dai bisogni di realtà più grandi significa che la presenza di monete diverse sia utile? In realtà, se la moneta utilizzata è una Vera Moneta, con le caratteristiche elencate in questo articolo, non vi è alcun bisogno di creare monete a livello locale: basta una sola moneta globale. La necessità di creare monete locali si fa strada solo quando la moneta globale (o quella di un territorio comunque più vasto) non soddisfa i bisogni monetari locali: questo fatto può avvenire solo in presenza di moneta-debito. Se l'emissione monetaria è invece a credito e suddivisa tra i cittadini, logicamente non vi sarà mai scarsità di moneta per i bisogni reali di una comunità. In quale quantità tale Vera Moneta deve essere presente nella Comunità? La Vera Moneta è presente in un ammontare pari alla emissione monetaria effettuata dall'organismo pubblico preposto all'emissione. Data la proprietà pubblica della moneta e data la necessità logica della Vera Moneta di essere anche fisica, ne consegue che nessun organo non pubblico ha il permesso di creare esemplari della moneta per convenzione riconosciuta nella comunità: tale divieto vale naturalmente, in quanto entrambe parti della Vera Moneta, sia per la misura del valore sia per il mezzo di scambio. Data l'influenza che l'ammontare dell'emissione ha sui prezzi dei beni e servizi, attraverso la legge della domanda e dell'offerta [2], è necessario controllarne la quantità in circolazione affinché rispecchi effettivamente beni e servizi: è proprio infatti la funzione intrinseca della moneta come mezzo di scambio di beni e servizi che rende implicitamente necessario che la sua quantità rispecchi reali scambi di beni e servizi. Ed un bene ed un servizio sono reali quando si basano sul lavoro, e quindi su un reale costo di produzione del bene o del servizio. E' necessario quindi che la moneta emessa dall'organo predisposto costituisca un reale costo di produzione: se così non fosse, non solo non sarebbe Vera Moneta (in quanto non basata su uno scambio reale) ma sarebbe altresì altamente inflazionistica in una società che rispetta la "legge" della domanda e dell'offerta. Se vi è una certezza di avere moneta gratuita senza dover lavorare, infatti, tale moneta verrà spesa principalmente per il consumo, stimolando quindi l'aumento dei prezzi. Ciò significa che la Vera Moneta che l'organo pubblico emette dovrebbe costituire un costo (seppur virtuale, dato che la moneta per coprire tale costo viene creata dal nulla) per l'emittente stesso: quindi sia la spesa pubblica sia la moneta distribuita ai cittadini deve essere emessa come pagamento (e non come finanziamento a monte) di determinati beni e servizi. Tale forma di emissione garantirebbe, inoltre, un più corretto utilizzo sia della spesa pubblica (la comunità paga il lavoro pubblico emettendo moneta solo a lavoro ultimato, o comunque a tranches a vari stadi di completamento dei lavori) sia del "reddito di cittadinanza" che è costituito in tal caso da buoni nominativi non monetari spendibili presso esercenti convenzionati, i quali poi offerto il bene o servizio alla gente sconta tali buoni nominativi in moneta presso l'organo emittente. L'utilizzo di buoni al posto di moneta garantisce inoltre che essi vengano spesi solo per i beni e servizi offerti dalla comunità: un reddito di cittadinanza monetario sarebbe invece non etico in quanto tale moneta, oltre ai limiti già accennati, sarebbe anche spendibile per sua natura in beni e servizi dannosi all'individuo e di conseguenza alla società nel suo complesso, diventando potenzialmente una disutilità piuttosto che una utilità sociale. Come misurare se la moneta in circolazione è in eccesso, giusta o in difetto? La moneta come detto rappresenta un costo di produzione: laddove essa non è tale, siamo in presenza di non moneta. Se vi è un eccesso di moneta nel sistema rispetto ai costi di produzione del sistema, allora in caso di inflazione (che è una forma di tassa indiretta sulla gente) è necessario prelevare la moneta in eccesso rispetto ai costi di produzione. Da dove si preleva questa moneta? Se è in eccesso, significa che vi è della non moneta che circola nel sistema, cioè moneta che non rappresenta un costo di produzione reale. In un sistema in cui vi è solo un organo pubblico che può creare moneta e la crea solo ex post come pagamento del lavoro svolto (pagamento anche a tranches, come detto sopra, per facilitare lo svolgimento dei lavori), vi sono solo due possibili origini di tale non moneta: la falsificazione o un surplus, cioè un profitto. Il controllo della correlazione tra moneta circolante e beni e servizi reali necessita quindi di un controllo sia delle possibili falsificazioni monetarie sia del profitto creatosi nel sistema. Solo in questo modo si può sapere se vi è effettivamente moneta in eccesso nel sistema e quanta. E solo in questo modo l'organo monetario pubblico può di conseguenza prendere le misure necessarie per avere una Vera Moneta. Una moneta cioè che sia misura del valore, innanzitutto, e che mantenga quindi la sua natura istituzionale non venendo meno alla convenzione stessa: convenzione che è valida solo se rimane tale, e quindi una moneta è tale solo se la sua funzione di misura del valore rimane immutata nel tempo. La misura per sua natura è tale solo se rimane costante, in quanto convenzione. Ed una convenzione se mutata, non è più la stessa convenzione, ma qualcosa di diverso. Forse il metro di oggi è diverso da quello di ieri? O, a livello di rapporti tra misure di lunghezza diverse, il rapporto tra metro e piede è diverso oggi da ieri o da domani? In realtà, quindi, una Vera Misura del Valore potrebbe rimanere realmente stabile ed essere quindi una Vera Misura solo se i prezzi rimanessero realmente stabili a priori, senza che fosse necessario modificare la quantità di moneta in circolazione da parte dell'organo monetario al fine di mantenere costante il livello generale dei prezzi (al fine quindi di mantenere la moneta una Vera Moneta, e cioè una Vera Misura). E' necessario quindi avere un controllo del reale profitto esistente nel sistema, cioè di quella non moneta che viene spacciata come tale e che è in surplus rispetto ai beni e servizi. Ed in primis, di quel profitto derivante dallo stesso potere di emettere moneta falsa, un non costo di produzione, emessa cioè come finanziamento, sia nella forma di prestito sia nella forma a fondo perduto. Ma anche di quel profitto derivante dal potere di emettere Vera Moneta, quel profitto costituito dalla differenza tra il valore nominale della moneta emessa ed il suo costo di produzione, spesso chiamato signoraggio. Signoraggio che, se reinvestito dall'organo pubblico monetario come pagamento di beni o di servizi per la collettività, non è inflazionistico. Il profitto o nelle imprese odierne l'utile netto [3], non è un costo di produzione: esso è un guadagno monetario in eccesso rispetto al lavoro reale, rappresentato dai costi di produzione. Tale guadagno in eccesso, tale non moneta, se reinvestita diventa essa stessa un costo di produzione e quindi vera moneta. Se invece tale profitto viene speso per il consumo, esso è un potenziale generatore di inflazione eccedente alla moneta reale: è tale profitto quindi, in quanto moneta non reale e non basata sul lavoro, che è da prelevare dalla massa monetaria in circolazione in caso di eccesso di moneta inflazionistico. In caso di difetto di moneta nel sistema rispetto ai costi di produzione, invece, significa che o si è conteggiato come costo di produzione un costo che non è stato pagato in moneta, o che si sono pagati costi di produzione con una moneta diversa da quella emessa dalla comunità locale. Nel primo caso vi è una evidente irregolarità punibile dal rispettivo organo giudiziario pubblico, nel secondo vi è invece solo da verificare con gli organi monetari emittenti le altre monete estere in questione se i pagamenti effettuati in tali monete risultanti dai bilanci corrispondono ai loro calcoli. L'organo pubblico emittente una Vera Moneta ha quindi il compito di intervenire solo quando vi è un eccesso di moneta rispetto ai reali beni e servizi (misurati come detto dai costi di produzione); nel caso di difetto di moneta rispetto ai reali beni e servizi, infatti, esso di certo non dipende dall'organo emittente moneta dato che lo stesso organo controlla direttamente tutta la massa monetaria e la emette solo ed esclusivamente come costo di produzione ed a credito: cosa che garantisce l'impossibilità logica di una scarsità di moneta nel sistema rispetto ai beni e servizi. Note: [1] ciò è vero perché sebbene, come detto in precedenza, il valore diventa misurabile numericamente solo nel momento in cui creiamo la misura, tale valore anche se non misurabile numericamente esiste già in precedenza come valore sociale, come semplice valore basato sulla comparazione "convenzionale" non numerica tra diversi beni. Ad esempio, per motivi sociali di qualche tipo si può considerare l'oro come un bene che ha maggior valore rispetto agli altri beni anche quando tale differenza di valore non è ancora misurabile numericamente. Prima della creazione di una misura del valore esiste quindi un valore ordinale, mentre con la creazione della misura si aggiunge ad esso (e spesso lo sostituisce) un valore cardinale (ossia numerico). [2] quella "legge" economica, causa della influenza della quantità di moneta sui prezzi (vedi art.18), secondo cui date certe condizioni (libero mercato e concorrenza perfetta) i prezzi dei beni e dei servizi sono determinati dall’incontro della domanda e dell’offerta. In breve, se l’offerta è superiore alla domanda, i prezzi tenderanno a diminuire; se invece la domanda è superiore all’offerta, i prezzi tenderanno ad aumentare. E' importante sottolineare che, come ogni legge umana, essa è una convenzione. Essa cioè vale soltanto se tutti (o comunque la maggior parte degli attori del mercato) accettano e rispettano tale legge. E’ possibile, infatti, che vi siano persone che non ragionino secondo tale legge e che reputino normale che, se l’offerta supera la domanda, il prezzo tenda non a diminuire bensì ad aumentare (perché, ad esempio, i produttori devono supplire ai costi maggiori derivanti dalla deperibilità dei loro prodotti) o che, ad esempio, se vi è un eccesso di domanda i prezzi debbano per "correttezza morale" rimanere sempre gli stessi nel momento in cui non si è presentato alcun nuovo costo di produzione che giustifichi l'aumento di prezzo. Il verificarsi di tale legge dipende quindi dalle aspettative degli agenti nel mercato che tale "legge" non scritta sia rispettata. Legge che, è doveroso sottolinearlo, è economicamente etica nel caso in cui i prezzi diminuiscono per un eccesso di offerta sulla domanda (bisogno del venditore), ma non lo è nel caso in cui i prezzi aumentano per un eccesso di domanda sull'offerta (egoismo del venditore). [3] inteso come il valore della produzione meno i costi di produzione in senso stretto (salari, interessi passivi, ammortamenti, consumi intermedi), al netto delle eventuali remunerazioni del capitale (interessi) e dell'eventuale lavoro stipendiato dell'imprenditore.
9. Vero Prezzo e Vero Interesse Analizzato il concetto di Moneta, possiamo ora affrontare un altro concetto logicamente successivo a quello di Moneta: l’Interesse. Non può infatti esistere Interesse senza Moneta (in quanto l’interesse stesso è una quantità di moneta, come vedremo meglio) ma può esistere Moneta senza Interesse (ad esempio una donazione). L’Interesse è solitamente definito come il “prezzo della Moneta”. Ma la Moneta può avere un prezzo oppure no? Vediamo meglio. Il termine prezzo indica una quantità di Moneta ritenuta idonea a misurare il valore di un bene o di un servizio. Al fine di determinare cosa sia un Vero Interesse, dobbiamo prima determinare cosa sia un Vero Prezzo, essendo l’Interesse considerato un prezzo. Un Vero Prezzo si deve basare su un Valore Soggettivo e su una Vera Moneta, e quindi di conseguenza anch’esso deve esistere a livello ontologico, epistemologico e fenomenologico. Un Vero Prezzo è quindi essenza spirituale, essenza filosofica e sostanza. Ora, di per sé qualsiasi bene o servizio è prezzabile: data la soggettività del Vero Valore, possiamo creare un Vero Prezzo per qualsiasi cosa nel momento in cui abbiamo una Vera Moneta. Ma è possibile prezzare la Moneta stessa, cioè il mezzo e la misura stessa del valore del prezzo? Per capire meglio la questione dobbiamo distinguere tra soggetto e oggetto del misurare. Il soggetto del misurare è ciò che misura, cioè la Moneta: essa è l’agente misurante. L’oggetto del misurare è invece ciò che è misurato, cioè il valore. Ora, il prezzo è come detto una quantità di Moneta. E’ cioè una quantità di misura del valore. Esso quindi è una quantità di misura, e non una quantità di valore. Cosa significa questo? Significa che il Vero Prezzo è soggetto del misurare, in quanto misura stessa, e non oggetto del misurare (cioè valore). Quindi dire “prezzo della moneta” equivale a dire “moneta della moneta” o “misura della misura”, dato che sia il prezzo sia la moneta sono quantità di misura: nel primo caso una specifica quantità di misura, nel secondo caso una generica quantità di misura (tanto che moneta e misura del valore sono utilizzati oggi come sinonimi). Nel termine “prezzo della moneta”, in altre parole, la moneta non è una specificazione del prezzo bensì il prezzo stesso, anche se nella sua accezione generica e non specifica di misura del valore. Il Vero Prezzo è tale quindi solo se è misura del valore (specifica) di un qualcosa diverso da sé. Non è possibile infatti essere misura di se stessi: una misura per essere tale necessita di un oggetto da misurare che sia distinto dalla misura stessa (soggetto). Non può quindi per Logica esistere un Vero Prezzo di una Vera Moneta. Se ne deduce che ogni forma di Interesse sulla moneta, inteso come prezzo della stessa, è logicamente non corretto e quindi non vero. Ma se non può esistere un prezzo della moneta,allora il termine Interesse indica un qualcosa di diverso da un prezzo. Cosa esattamente? Un prezzo indica quella quantità di moneta che, utilizzando delle macrocategorie, corrisponde alla somma tra i costi di produzione [1] ed un eventuale profitto. Ora, dobbiamo distinguere tra l’interesse sulla moneta creata dal nulla e l’interesse sulla moneta già esistente. Nel primo caso, i costi di produzione sono di conio o tipografici e di gestione (considerando le monete odierne, metallica e cartacea); la differenza tra il Valore nominale (o Valore di produzione) della moneta e i costi di produzione è un profitto. Dato che come spiegato sopra non esiste un prezzo della moneta, l’Interesse sulla moneta creata dal nulla non può che tradursi in un ulteriore profitto, dato che di certo non è né Valore nominale (tale interesse non aumenta il valore della moneta emessa) né costo di produzione (è anzi un ricavo dato che viene chiesto come pagamento di qualcosa ceduto, in questo caso la moneta). Nel secondo caso, i costi di produzione sono solo costi di gestione (dato che nulla viene prodotto, in quanto tale moneta già esiste, non esistono costi di conio o tipografici); non esiste un profitto inteso come differenza tra Valore di produzione e costo di produzione, dato che nulla viene prodotto (il valore della produzione o valore nominale della moneta, cioè, è già dato a monte). Dato che come spiegato non esiste un prezzo della moneta, l’Interesse sulla moneta già esistente non può che tradursi anch’esso in un profitto, per gli stessi motivi del primo caso. L’interesse quindi è un profitto. Ma può esistere un profitto sulla cessione di Moneta? Può esistere, in altre parole, uno spread tra il valore nominale presente della moneta ceduta ed il suo valore nominale futuro? L’interesse chiesto sulla moneta ceduta (in prestito od in vendita)[2], infatti, è esso stesso una quantità di moneta, una quantità di misura del valore, in forma di profitto. Tale quantità di misura del valore che deve essere scambiata in aggiunta alla moneta ceduta appartiene al valore nominale. Per capirlo meglio, facciamo un esempio utilizzando un bene qualsiasi. Se io chiedo, in cambio della cessione di 10 mele oggi, 12 mele domani, allora il valore nominale [3] di oggi offerto (10) è inferiore al valore nominale di domani (12). La differenza è un profitto, ma tale profitto è compreso nel valore nominale del bene, come ogni profitto. Lo stesso vale per la moneta: l’interesse è parte del valore nominale della moneta in un momento futuro. L’interesse è quindi un profitto vero e proprio sulla moneta. Ma come spiegato nell’art.100, la Vera Moneta è di proprietà del popolo e quindi solo il popolo può appropriarsi di un profitto sulla cessione di moneta, sia che si tratti di vendita sia che si tratti di prestito. Entrambi i tipi di cessione, infatti, presuppongono la proprietà dell’oggetto ceduto, in questo caso la Moneta. E la proprietà della stessa, in una comunità in cui tale Moneta circola come moneta legale, è del popolo. Un Vero Interesse è quindi un profitto di proprietà del popolo. Il Vero Interesse è quello che viene anche chiamato ignoreggio (vedi art.100). Quel profitto, invece, che deriva dalla cessione di Moneta e che non viene distribuito egualmente tra tutti i legittimi proprietari (tutti i membri della comunità che accetta la circolazione di tale misura del valore) non è un Vero Interesse, ma trattasi di Usura: ossia di un profitto di cui un non legittimo proprietario si è ingiustamente appropriato. La comunità nel suo complesso in quanto unità collettiva e legale è infatti proprietaria della moneta: nessun soggetto al di fuori della comunità stessa (né soggetto esterno né soggetto parte di essa) può correttamente ritenersi proprietario della Moneta ivi circolante ed appropriarsi di un profitto derivante dalla sua cessione. Note: [1] facciamo rientrare per comodità nel termine “costi di produzione” tutte le categorie di costi attribuibili all’attività di produzione. [2] nel sistema monetario attuale chi crea moneta (sistema bancario) la cede a prestito solitamente, ma nulla vieta che possa venderla. Una vendita di moneta equivale ad una donazione pari al valore nominale dedotto l’eventuale interesse: se fatta da chi crea moneta può essere chiamata anche “emissione a credito” o “moneta-credito”. Anche chi non crea moneta può sia prestarla sia venderla. [3] in questo caso, non esiste differenza tra valore nominale e valore reale non trattandosi di moneta. Solo la moneta, infatti, può avere un valore nominale ed uno reale a causa della distinzione tra moneta come bene in sé (valore reale) e moneta come misura (valore nominale).
10. Vero Capitale Nell’art.101 abbiamo spiegato come il Vero Interesse sia quello derivante dal potere di emissione della Moneta e che molti chiamano ignoreggio (differenza tra il valore ignoreg della Moneta emessa ed il suo reale costo di produzione). L’Interesse è un profitto sulla Moneta, come spiegato. In particolare, una data quantità di Moneta sulla cessione della quale si genera un Interesse viene comunemente chiamata Capitale. Ora, per sua natura qualsiasi Capitale, essendo Moneta, è stato inizialmente creato dall’organo monetario [1]. Possiamo quindi distinguere due fasi della vita del Capitale: la fase di creazione dal nulla da parte dell’organo monetario e quella in cui il capitale è già esistente e circolante nel sistema (in quanto già creato in precedenza). Possiamo dire che in entrambe le fasi della sua esistenza il Capitale è un Vero Capitale? Un Vero Capitale per definizione deve essere, innanzitutto, Vera Moneta: deve cioè essere misura del valore e mezzo di scambio, in entrambi i casi accumulabile (funzione di riserva del valore). (vedi art.100). Queste funzioni sono tutte svolte per definizione dalla Moneta (e quindi dal Capitale) indipendentemente dalla fase di Vita del Capitale. Inoltre e soprattutto, un Vero Capitale è quello che genera un Vero Interesse. Ma il Vero Interesse, come spiegato nell’art.101, è quello derivante dal potere di emettere Moneta, ossia il ignoreggio. Quindi, per induzione logica, il Capitale nella fase di creazione dal nulla è senz’altro Vero Capitale. Cosa possiamo dire invece del Capitale che già circola nel sistema? Esso non genera un Vero Interesse, in quanto quest’ultimo (cioè il ignoreggio) è per definizione la differenza tra il valore nominale ed il costo di produzione della Moneta nella sua fase di emissione, e quindi della Moneta nella sua fase di creazione dal nulla. Tale tipo di Capitale, quindi, per induzione logica non può essere Vero Capitale, in quanto già circolante e non nella sua fase di creazione dal nulla. Il Vero Capitale è quindi quello creato dal nulla dall’organo emittente, organo che deve essere pubblico in quanto Vera Moneta. E, si badi bene, nel sistema monetario privato attuale è organo emittente primario la Banca Centrale, ma esistono anche organi emittenti secondari e cioè tutte le banche ordinarie. L’organo emittente primario è quello che ha il potere di creare dal nulla Moneta indipendentemente dalla quantità di Moneta già esistente nel sistema. L’organo emittente secondario è quello che ha invece il potere di creare dal nulla Moneta solo ed esclusivamente sulla base della Moneta creata dal nulla dall’organo emittente primario, attraverso il meccanismo della riserva frazionale (vedi art.18). Il Vero Capitalismo non è quindi quel sistema economico basato sul Capitale creato dal sistema bancario privato [2], bensì quello basato sul Vero Capitale creato dal nulla da un organo emittente pubblico. Il Vero Capitalismo si differenzia quindi dal Capitalismo tout court proprio per la diversa definizione di capitale sottostante: rispettivamente, il Vero Capitale è di proprietà pubblica, mentre il Capitale è di proprietà privata. Inoltre, il Vero Capitale è emesso a credito (in quanto Vera Moneta) mentre il Capitale è emesso a debito (Moneta non vera). Come spiegato nei già citati articoli precedenti, l’emissione della Vera Moneta è una questione pubblica, non privata. E’ quindi compito della comunità nel suo complesso in quanto unità collettiva e legale creare (emettendolo senza prestarlo, ma accreditandolo) il Vero Capitale, e di conseguenza appropriarsi del relativo Vero Interesse (ignoreggio). Nel sistema attuale, invece, sia il Capitale sia l’Interesse vengono appropriati da privati (sistema bancario): il primo al momento della restituzione dello stesso Capitale prestato e creato dal nulla [3], il secondo come “prezzo” (tra virgolette, vedi meglio art.101) dello stesso prestito.
Note: [1] prendiamo qui in considerazione solo il sistema monetario centralizzato così come esistente negli Stati moderni. D’altra parte, ciò è coerente con l’utilizzo del concetto di Capitale, cioè Moneta creata dal nulla dal sistema bancario e non dalla natura o dal lavoro umano (come avviene invece in un sistema monetario basato totalmente su moneta fisica e non fiduciaria). [2] cioè il Capitalismo: non è un caso naturalmente che il Capitalismo ed il sistema monetario moderno abbiano una stessa origine sia spaziale (Inghilterra), sia temporale (fine del ‘600). Capitalismo e sistema bancario moderno vanno di pari passo. [3] tale Capitale (Valore nominale) rientrante dal prestito, appropriato dal sistema bancario, è infatti un puro profitto per il sistema bancario in quanto creato dal nulla: esso costituisce, al netto degli eventuali costi di produzione della Moneta (nulli per la moneta scritturale, di pura stampa per quella cartacea) quello che chiamiamo ignoreggio che, in un sistema monetario corretto, abbiamo detto rappresentare il Vero Interesse. Tale Capitale rientrante dal prestito può rientrare sia in forma di moneta scritturale sia in forma di moneta fisica sia in forma di beni e servizi, a seconda dei casi. Sempre di misura del valore (moneta, e quindi capitale) si tratta, diretta in quanto moneta od indiretta in quanto beni e servizi monetizzabili.
11. Vera Sovranità Il concetto di Sovranità implica automaticamente la presenza di una sudditanza. Il sovrano è tale perché ha un potere di un certo tipo su un suddito. Tale suddito può essere il sovrano stesso (sovranità su se stessi) e/o altri soggetti (sovranità su altri). La Sovranità, come ogni rapporto di potere, si manifesta o spontaneamente o forzatamente. Ora, che tipo di potere sottintende il concetto di Vera Sovranità? Ed ancora, la Vera Sovranità si può manifestare sia spontaneamente sia forzatamente? Qualsiasi tipo di potere può in teoria essere "espropriato" ad un suddito e ciò può avvenire sia spontaneamente sia forzatamente. Per avere Vera Sovranità, però, il potere espropriato deve avere innanzitutto un Vero valore essendo infatti la Sovranità una appropriazione di valore. Per logica induttiva, quindi, per avere una Vera appropriazione di Valore è necessario avere un Vero Valore. Ed allo stesso modo di un Vero Valore, una Vera Sovranità deve esistere a livello ontologico, epistemologico e fenomenologico. A livello ontologico la Vera Sovranità è l'essenza stessa della Sovranità come sopra definita, e cioè una "appropriazione di valore". A livello epistemologico la Vera Sovranità è rappresentata dalla definizione spazio-temporale del concetto di appropriazione di valore. E nello spazio-tempo per appropriarsi dei valori è necessario renderli finiti e definibili: è necessario cioè creare una "misura del valore", cioè una Moneta (vedi art.100). La Vera Moneta è quindi la definizione epistemologica del concetto ontologico di Vera Sovranità. A livello fenomenologico, di conseguenza, la Vera Sovranità è rappresentata dal "mezzo di scambio" fisico, ossia la rappresentazione fisica della misura del valore (vedi art.100). La Vera Moneta quindi altro non è che la rappresentazione spazio-temporale del concetto ontologico di Vera Sovranità. E, per induzione logica, il concetto ontologico di Vera Sovranità coincide con il concetto ontologico di Vera Moneta. La Vera Sovranità, nello spazio-tempo, consiste quindi nel potere di appropriarsi del valore delle Essenze spazio-temporali, ossia nel potere di emettere Vera Moneta e quindi appropriarsi del valore in essa contenuto. Ora, chi gode di Vera Sovranità? Ogni singolo individuo, alcuni di essi, o la collettività nella sua interezza? Per deduzione logica, lo stesso soggetto che è proprietario della Vera Moneta ossia la comunità nel suo complesso in quanto unità collettiva e legale: anche legale poiché la Moneta è una convenzione, una regola che i membri di una data comunità accettano. Essa è cioè una legge (non la legge). E legge che, come ogni regola, può essere sia naturale (spontanea) sia istituzionale (imposta). La Sovranità è contraddistinta quindi dall'appropriazione del valore, e non dalla limitazione del valore. O meglio, l'appropriazione è un caso specifico di limitazione (appropriarsi di qualcosa significa limitarlo, ma limitare qualcosa non significa appropriarsene). Il che significa, in altre parole, che la Vera Sovranità è solo un tipo di legge, e non la legge. E che la Vera Moneta, quindi, è essa stessa un tipo di legge, e non la legge.
12. Vera Legge Nell'articolo precedente abbiamo detto come la Vera Sovranità sia un tipo di legge, ossia un tipo di limitazione del valore, cioè un rapporto di potere. Una legge, infatti, limita l'espressione totale di un dato valore (di un comportamento umano, di un oggetto utilizzato, ecc.), creando un rapporto di potere tra gli esseri (individui,oggetti utilizzati,ecc.) sottoposti a tale legge. Una Vera Legge, in quanto limitazione del valore, deve avere le stesse caratteristiche del Vero Valore per essere tale, ossia deve esistere a livello ontologico, epistemologico e fenomenologico. A livello ontologico, la Vera Legge è la definizione stessa di cui sopra, cioè una "limitazione del valore" o "rapporto di potere". A livello epistemologico, la Vera Legge è rappresentata dalla definizione spazio-temporale del concetto di limitazione del valore. E nello spazio-tempo per limitare i valori è necessario avere un soggetto che limiti tale valore: è necessario cioè creare un "soggetto limitatore del valore". A livello fenomenologico, la Vera Legge è di conseguenza rappresentata dall' "esercizio del potere di limitare il valore" da parte del limitatore stesso, ossia dall'utilizzo della forza al fine di far rispettare tali limiti. Ora, chi gode del potere di limitatore del valore? Chi stabilisce cioè i rapporti di potere? Essendo la Vera Sovranità una legge, ed in particolare per induzione logica una Vera Legge, ed essendo essa di proprietà della comunità nel suo complesso in quanto unità collettiva e legale (vedi art.105), avremo per induzione logica che la Vera Legge deve essere di proprietà dello stesso soggetto. E' quindi la comunità nel suo complesso che ha il potere di limitare i valori e stabilire rapporti di potere. Essa è il "soggetto limitatore del valore", soggetto che oggigiorno si identifica solitamente con il concetto di Stato, cioè il soggetto politico che rappresenta la comunità nazionale. Essa è quindi la proprietaria, in quanto creatrice, della Vera Legge. E ad essa spetta il compito di esercitare il potere di limitazione del valore attraverso l'utilizzo della forza. Inoltre, una Vera Legge deve essere imposta o liberamente condivisa e rispettata per essere tale? Il Vero Valore è Soggettivo, come spiegato nell'art.88. Di conseguenza, la Vera limitazione di un Vero valore, ossia la Vera Legge, non può essere Oggettiva in quanto non si può limitare oggettivamente una questione soggettiva, che può variare cioè da soggetto a soggetto. Ne deriva che la Vera Legge stessa è Soggettiva: il che equivale a dire che la Vera Legge è la legge soggettivamente e liberamente condivisa e rispettata e non la legge oggettivamente imposta. In altre parole, la Vera Legge è Dovere Morale, e non Diritto.
13.
Competizione
(1°parte) Nel nostro materiale già abbiamo parlato del concetto di Competizione e di come esso sia diverso da quello di Concorrenza (vedi ad es. Sistema economico). Vogliamo ora approfondire ulteriormente l’analisi di tale differenza concettuale e trattare dei pensieri distorti che stanno alla base della confusione tra tali due concetti. Abbiamo già iniziato a trattare delle energie radioattive nella serie De-Manipolazione e delle energie elettriche nella serie De-Programmazione. Ora è nostra intenzione iniziare con questa serie l’analisi delle energie elettromagnetiche e delle distorsioni di pensiero su cui esse si basano. Abbiamo scelto di chiamare Competizione questa nuova serie poiché è proprio la pura Competizione che sta alla base della Praticità, ossia della forma-pensiero magnetica di autodifesa che corrisponde alla forma-pensiero elettromagnetica distorta e di offesa del Sensismo (vedi art.128 e art.129). Il Sensismo si basa su una forma distorta di Competizione che, per rifarci alla distinzione già accennata, possiamo anche chiamare Concorrenza. La Competizione è pura solo ed esclusivamente come comportamento di autodifesa, al pari della Cooperazione di cui parleremo in una prossima serie e che riguarda le distorsioni magnetiche. In mancanza di necessità di autodifesa, il comportamento corretto magnetico è quello basato sulla Moderazione di cui parleremo in una prossima serie riguardante la Saggezza (le distorsioni magnetiche, elettromagnetiche, elettriche e radioattive riguardano invece la Sapienza, come già visto). La serie Competizione è composta da 15 pensieri (si può anche dire forme-pensiero in questo caso, dato che l’energia elettromagnetica è sì fisica ma ha origine nell’eterico al pari di ogni altro pensiero fisico) di ognuno dei quali vedremo la versione magnetica e la versione distorta elettromagnetica. Oggi iniziamo con il pensiero dell’Utilità (magnetico) ed il connesso pensiero distorto della Scarsità (elettromagnetico), ossia la forma pura e distorta della determinante del valore competitivo. E’ importante precisare subito che l’Utilità e la Scarsità non sono né pure né distorte in quanto tali, al pari di ogni forma qualitativa o quantitativa di un qualsiasi bene o servizio. Ciò che stiamo analizzando qui è la loro definizione solo ed esclusivamente in quanto determinanti del valore competitivo. L’Utilità può essere definita come la “capacità di servire il fine di un individuo”; la Scarsità invece può essere definita come l’ “incapacità di servire i fini di tutti gli individui”. I punti centrali di tale distinzione sono quindi due: la capacità ed il fine. Spieghiamo quindi meglio tali due concetti. La capacità indica una possibilità di creazione di un dato bene o servizio, ossia in generale di un dato valore. Il bene o il servizio sono il mezzo; il fine, invece, dipende dall’intento del soggetto in questione. L’Utilità indica quindi una possibilità di creare un valore per servire uno specifico fine: l’Utilità è una qualità del valore, ed in quanto tale indipendente dalle utilità delle altre cose (per tal motivo il fine che l’Utilità serve è specifico, ossia non considera i fini altrui). La Scarsità, invece, indica l’impossibilità di creare un valore per servire tutti i fini possibili: la scarsità è una quantità del valore, ed in quanto tale dipendente dalla scarsità delle altre cose (per tal motivo i fini che la Scarsità serve sono potenzialmente infiniti, ossia vengono considerati anche i fini altrui). Mentre quindi l’Utilità si basa sulla forma-pensiero della Praticità in quanto dà predominanza ai bisogni materiali (mezzi) rispetto alle questioni di principio (fini) solo quando necessario (quando il fine è di autodifesa), la Scarsità si basa sulla forma-pensiero del Sensismo in quanto dà predominanza all’apparenza sensoriale (la quantità di beni e servizi, ossia i mezzi) sulla sostanza (la qualità delle cose stesse, ossia i fini) sempre e comunque. Quanto detto spiega come nella vera Competizione ciò che determina il valore è la qualità del bene o servizio (Utilità) non la quantità esistente dello stesso (Scarsità). Vedremo inoltre, in questa serie, che ogni forma-pensiero competitiva genera una determinata legge competitiva. Nel caso in questione, l’Utilità genera la legge del costo di produzione, ossia quella legge secondo la quale i prezzi dei beni e dei servizi sono determinati dal lavoro contenuto (umano e tecnologico). Solo il lavoro, infatti, è utile al fine della determinazione del valore competitivo; il capitale, invece, è utile al fine della retribuzione del lavoro (vedi anche la distinzione tra fonti di produzione e fattori di produzione nell’art. Moneta e Produzione). La forma-pensiero della Scarsità, invece, genera la legge della domanda e dell’offerta (vedi anche art. Vera Moneta, nota [2]), ossia quella legge secondo la quale date certe condizioni (libero mercato e concorrenza perfetta) i prezzi dei beni e dei servizi sono determinati dall’incontro della domanda e dell’offerta. In breve, se l’offerta è superiore alla domanda, i prezzi tenderanno a diminuire; se invece la domanda è superiore all’offerta, i prezzi tenderanno ad aumentare. Tale legge si basa sul concetto di Scarsità in quanto la variazione di prezzo derivante dalla variazione della domanda e/o dell’offerta di un dato bene o servizio è funzione della disponibilità (naturale o artificiale) di quel dato bene o servizio, ossia della sua Scarsità. Si consiglia di intendere di rilasciare la forma-pensiero della Scarsità in quanto determinante del valore competitivo al fine di ascendere nell’energia puramente magnetica. A tal fine si può chiedere il supporto della propria Anima, di Madre Terra, degli Angeli e di Dio/Dea.
14. Competizione (2° parte) by Dani Nel primo articolo della serie Competizione abbiamo visto la versione pura e la versione distorta della determinante del valore competitivo. Oggi tratteremo invece la versione pura e la versione distorta della definizione di valore competitivo. Oggi parliamo quindi del pensiero del Valore del Lavoro (o Valore-Lavoro, magnetico) e del connesso pensiero distorto del Valore dell'Utilità (o Valore-Utilità, elettromagnetico), ossia rispettivamente la forma pura e la forma distorta della definizione di valore competitivo. E' importante precisare subito che il Valore del Lavoro ed il Valore dell'Utilità non sono né puri né distorti in quanto tali, al pari di ogni forma qualitativa o quantitativa di una data parola e/o azione o di un qualsiasi bene o servizio. Ciò che stiamo analizzando qui è la loro definizione solo ed esclusivamente in quanto definizioni del valore competitivo. Il Valore del Lavoro può essere definito come il "valore soggettivo attribuito ad una data parola e/o ad una data azione"; il Valore dell'Utilità può essere invece definito come il "valore soggettivo attribuito ad un dato bene o servizio". E' chiara quindi la distinzione tra tali due concetti: mentre il Valore del Lavoro considera il valore umano come oggetto di stima, il Valore dell'Utilità considera il valore del prodotto umano come oggetto di stima. Mentre cioè il Valore del Lavoro è un valore spirituale ossia che misura il valore dell'essere umano in quanto tale, il Valore dell'Utilità è un valore materiale ossia che misura il valore dell'essere umano in quanto lavoratore. Sia il Valore del Lavoro sia il Valore dell'Utilità sono valori soggettivi poiché soggettivo è per definizione il modo di valutare la qualità del contenuto di una data parola e/o azione e la qualità del contenuto di un dato bene o servizio. Parliamo di "qualità" perché il Vero Valore è una qualità e non una quantità, esso deve cioè essere innanzitutto un'essenza ontologica (vedi Vero Valore). Pur essendo soggettivo, tuttavia, il Valore dell'Utilità non è un Vero Valore poiché è un Valore puramente fenomenologico. Facciamo notare che non stiamo qui negando il fatto che l'Utilità possa avere in sé un Valore ontologico, bensì che non può averlo in quanto definizione del valore competitivo. Abbiamo già visto peraltro, nel primo articolo della serie, come l'Utilità abbia un Valore ontologico in quanto determinante del valore competitivo, essendo in tal caso essa stessa una qualità del Valore. Il Valore del Lavoro genera la legge (competitiva) del prezzo dovuto, ossia quella legge secondo la quale i prezzi dei beni e dei servizi sono determinati in base all'Utilità del Lavoro contenuto, ossia considerando l'Utilità come determinante del valore competitivo (che genera come già visto la legge del costo di produzione) ed il Valore del Lavoro come definizione del valore competitivo. Il Valore dell'Utilità genera invece la legge (concorrenziale) del prezzo richiesto, ossia quella legge secondo la quale i prezzi dei beni e dei servizi sono determinati in base alla Scarsità dell'Utilità dei beni e servizi, ossia considerando la Scarsità come determinante del valore competitivo (che genera come già visto la legge della domanda e dell'offerta) ed il Valore dell'Utilità come definizione del valore competitivo. Si consiglia di intendere di rilasciare la forma-pensiero del Valore dell'Utilità in quanto definizione del valore competitivo al fine di ascendere nell'energia puramente magnetica. A tal fine si può chiedere il supporto della propria Anima, di Madre Terra, degli Angeli e di Dio/Dea.
![]() 15. Comunismo e Capitalismo La teoria della conoscenza comunista e socialista coincidono entrambe pienamente con la credenza che "l'apprendimento della conoscenza è collettivo". La loro differenza si manifesta poi nella teoria politica: il socialismo è una fase di transizione democratica verso il comunismo. Tale teoria della conoscenza nulla c'entra con l'idea del voto democratico in cui la maggioranza vince: quest'ultimo concetto rientra infatti nella teoria decisionale e quindi nell'Arte, non nella Filosofia (come è invece il caso della teoria della conoscenza). Ciò che è in discussione qui è un problema filosofico-teorico: la modalità di trasmissione della conoscenza. La credenza che "l'apprendimento della conoscenza è collettivo", una volta divenuta globale, ha incluso nella sua definizione oltre al già presente apprendimento della Sapienza anche l'apprendimento della Saggezza. Tale credenza, in altre parole, ha incluso in sé non solo l'ambito filosofico, scientifico e culturale ma anche quello spirituale. Non a caso, la teoria comunista non è una semplice teoria filosofica ma è anche una teoria spirituale dal momento in cui sottintende il nichilismo, ossia una negazione dei Valori e quindi dell'Essere stesso. D'altra parte, non può che essere così in una teoria della conoscenza collettiva dato che viene meno l'interesse per il singolo individuo in quanto tale, il quale diviene invece nella teoria della conoscenza collettiva una parte "passiva" della collettività. Presupporre una teoria della conoscenza collettiva porta come logica conseguenza la necessità di trasmettere tale conoscenza collettiva ai singoli individui come conoscenza ufficiale della collettività stessa. Mentre la credenza di cui sopra sta alla base della teoria comunista e socialista, la credenza su cui si basa l’attuale Capitalismo distorto è una teoria politica. Ebbene sì, la teoria capitalista è una teoria politica e, solo di conseguenza, economica. Al pari della teoria comunista riguarda cioè un aspetto della gestione degli interessi pubblici e quindi sovrani in un dato territorio. La teoria economica è infatti una conseguenza della teoria politica, dato che la Moneta è una Istituzione ed in quanto tale richiede per la sua esistenza la presenza di un ente sovrano (super partes o meno) che istituisca tale convenzione istituzionale. La credenza su cui si basa la teoria capitalista, che divenne globale come forma-pensiero a partire dalla metà del diciannovesimo secolo circa, è la credenza che "il valore è stabilito dal mercato". Tale credenza afferma cioè che il valore non è oggettivo bensì soggettivo; e che, inoltre, tale soggettività del valore non è basata solo sul lavoro bensì anche sul capitale. Il mercato, infatti, quando diviene non un semplice luogo (ed in quanto tale, price taker) ma un'entità autonoma capace di determinare essa stessa il valore monetario (e perciò price maker), diviene capace di manipolare il valore dei beni e dei servizi a proprio piacimento a vantaggio di coloro che tale entità mercato possono manovrarla grazie al loro potere mediatico, politico ed economico. Se è il mercato a stabilire il valore dei beni e dei servizi, esso lo farà secondo la legge della domanda ed offerta: il mercato, infatti, è proprio quell'insieme di relazioni umane attraverso le quali si scambiano beni e servizi in cambio di un prezzo monetario o di altri beni e servizi, e tale prezzo può variare nel tempo e nello spazio a seconda sia della domanda/offerta dei fattori di produzione sia della domanda/offerta del bene o servizio offerto stesso. Come conseguenza diretta ne deriva che il valore di mercato può essere (e di fatto quasi sempre è) diverso dal costo di produzione (costo del lavoro, sia umano sia tecnologico), e tipicamente è superiore ad esso. Il prezzo stabilito sul mercato, in altre parole, contiene un Profitto. E dato che tale Profitto è in eccesso rispetto al costo del lavoro, esso tipicamente viene inteso come "retribuzione del capitale". E' la presenza del Profitto che distingue cioè un imprenditore capitalista da un imprenditore lavoratore. Dal nostro punto di vista, il valore è sì soggettivo ma basato però sul lavoro, non sul capitale. Il valore dei beni e servizi, cioè, deve essere stabilito dai costi di produzione (somma dei costi di lavoro, sia umano sia tecnologico). Il mercato, dal nostro punto di vista, non deve quindi seguire la legge di domanda ed offerta bensì una semplice competizione tra diversi produttori i cui prezzi sono i costi di produzione sostenuti. La teoria capitalista non è una teoria della conoscenza a differenza della teoria comunista. La teoria capitalista si può basare sia su una teoria della conoscenza collettiva (ed in tal caso parleremo di socialismo) sia su una teoria della conoscenza individuale (ed in tal caso parleremo di liberalismo). Il socialismo ed il liberalismo sono cioè le due visioni politiche di base nella teoria politica capitalista e di conseguenza nella teoria economica capitalista (in questo secondo caso, si è soliti usare il termine "liberismo" anziché "liberalismo"). Sia il socialismo sia il liberalismo (ed il liberismo) si basano quindi sulla credenza che "il valore è stabilito dal mercato". La teoria socialista è quindi l'unica delle teorie politiche che si basi sia sulla credenza che "l'apprendimento della conoscenza è collettivo" sia sulla credenza che "il valore è stabilito dal mercato". Il vero valore dei beni e dei servizi (e che dovrebbe essere rispecchiato nel loro valore monetario) non è stabilito dal mercato bensì dai reali interessi umani. Sono gli esseri umani che valutano il lavoro di un certo valore; il mercato è un insieme di relazioni, è cioè una istituzione che non rappresenta di per sé l'opinione reale degli esseri umani circa il valore di un bene o servizio per il semplice motivo che nel mercato non tutti gli esseri umani hanno lo stesso potere decisionale nell'influenzare il prezzo dei beni e dei servizi. Il mercato è cioè in essenza uno strumento non democratico nella formazione dei prezzi. In un sistema corretto, il valore monetario dei beni e dei servizi è stabilito dai costi di produzione, ossia dal reale lavoro contenuto in quel dato prodotto o servizio. L'esistenza di un Profitto deriva da una visione del Capitale come fattore di produzione, quando invece in realtà è semplicemente una fonte di produzione (vedi Moneta e Produzione). La necessità di un incentivo monetario (profitto) affinché l'imprenditore svolga la propria attività d'impresa è una dimostrazione della bassa coscienza raggiunta dall'umanità. In un sistema corretto e cosciente, fare l'imprenditore è un servizio pubblico, non un servizio privato. Una attività puramente no-profit.
16. – DOVERI, POTERI E DIRITTI 1. Per una crescita morale della Società 2. Dovere e Fede 3. Cos'è l'Etica? 4. Etica privata ed Etica pubblica 5. Cos'è la Politica? 6. Moralità vs. Moralismo 7. Laicità vs. Laicismo 8. I limiti dell'Etica privata e della Politica Privata 9. Dovere e Potere 10. Quali Doveri? 11. Caratteristiche del Dovere Controllo del Dovere e del Potere 16.1 Per una crescita morale della Società
Viviamo in una società basata sul Diritto, tuttavia spesso dimentichiamo che il Diritto ha senso di esistere solo in quanto conseguenza della soddisfazione di un sottostante Dovere. E' l'insieme di tali Doveri e Diritti che compone l'Etica (Morale) di un individuo, di una famiglia, di un popolo e dell'Umanità nel suo complesso. Per restituire dignità sia al Dovere sia al Diritto, è necessario definirne la natura e l'ordine delle rispettive priorità. Ricordando, innanzitutto, che il Dovere è Dovere di Rispetto e che il Diritto è Diritto di Libertà. E' a partire dalla spiegazione di questi basilari concetti che svilupperemo in questa sede una disamina dell'Etica sia in ambito privato sia in ambito pubblico. Lo Staff 16.2 Dovere e Fede
Quando si parla di Dovere non si considera sovente quanto tale concetto sia legato alla Fede. Il Dovere è infatti un sentire interiore che non può essere dimostrato empiricamente. Esso si basa cioè su una Metafisica: la Metafisica dell’Etica. La Metafisica dell’Etica può essere definita come l’insieme dei pensieri ed emozioni che ognuno di noi ha riguardo al Giusto comportamento che è corretto tenere, sia verso se stessi sia verso ciò che è altro da sé. D’altra parte, nella Metafisica dell’Etica, qual è l’ “oggetto” della Fede? In altre parole, perché riteniamo un dato comportamento Giusto oppure no?
Ognuno di noi ha Fede in ciò che ritiene degno di fiducia ma che tuttavia non fa parte del mondo sensoriale o Immanente. E tale fiducia può derivare da un sentire interiore, dalla propria cultura, dalla religione o da altri fattori esterni a sé.
Esiste forse una forma di Fede che possa essere considerata oggettiva e non soggettiva? Se esiste, non può che essere quella Fede che comprende tutte quelle possibili e soggettive. E la Fede in una qualsiasi parte del Creato non può che essere, innanzitutto, una Fede nel Creatore.
Quando si ha fiducia in qualcuno, infatti, significa innanzitutto che lo si rispetta. La Fiducia (e quindi la Fede, ossia una Fiducia in un soggetto Trascendente) è una conseguenza del Rispetto, ma tuttavia non l’unica: si può infatti rispettare qualcuno senza averne però Fiducia. Rispettare significa “ri-conoscere il valore” di qualcuno, ed è tale comprensione del valore di qualcuno che porta a limitare la propria Libertà nei confronti di tale soggetto. E’ tale comprensione del valore di un soggetto, cioè, che ci costringe interiormente al Dovere di Rispetto verso tale soggetto stesso.
Il Rispetto (e di conseguenza la Fede) verso il Creato o verso una parte di esso non può che comprendere un Rispetto verso il Creatore stesso almeno per quanto attiene alla creazione di quel particolare Creato. Nel momento in cui si riconosce il valore di un oggetto, automaticamente per logica induttiva si afferma di riconoscere il valore creativo del soggetto creatore, almeno per quanto attiene a quel particolare oggetto creato. Dal nulla (dal non valore), infatti, non può certo nascere un valore.
La Fede in Dio, più o meno ampia (derivante cioè da un più o meno ampio Rispetto/Riconoscimento del Valore), deriva quindi da un Rispetto di Dio, ossia da un riconoscimento del suo valore (Infinito, in questo caso). D’altra parte, tale riconoscimento del valore Infinito di Dio non può che avvenire gradualmente man mano che evolviamo spiritualmente: è la consapevolezza della nostra Anima che, in quanto essenza divina, ci permette di comprendere emotivamente e mentalmente tale infinitezza. Per tal motivo si può correttamente affermare che il senso del Dovere (di Rispetto) è un senso puramente spirituale (vedi Intento ed Intenzione). E che solo attraverso la maturazione del proprio Spirito è possibile comprendere interiormente quali siano i veri Doveri.
3/3/2006 16.3 Cos’è l’Etica?
Nel precedente articolo abbiamo definito la Metafisica dell’Etica come l’insieme dei pensieri ed emozioni che ognuno di noi ha riguardo al Giusto comportamento che è corretto tenere, sia verso se stessi sia verso ciò che è altro da sé. L’Etica è Metafisica, quindi, perché l’oggetto che tratta sono pensieri ed emozioni. Tuttavia essa è anche Fisica (nel senso di Immanente), perché i pensieri ed emozioni riguardano un comportamento concreto (parole ed azioni). L’Etica è una misura qualitativa, in particolare una misura del comportamento. Tuttavia non sempre è una misura convenzionale: ogni persona infatti ha dei propri pensieri ed emozioni su quali siano i comportamenti Giusti, nella parola e nell’azione. E’ vero altresì che esistono concezioni di Etica di gruppo, quali quelle culturali e religiose. E soprattutto che esiste nelle società avanzate una “misura del comportamento” convenzionalmente accettata, ossia il Diritto o Legge. Tuttavia tale Legge non è un vero Valore, e di conseguenza nemmeno una vera Legge (vedi Vero Valore e Vera Legge). La vera Legge (e quindi la vera Etica) si basa sul Dovere e non sul Diritto.
Esiste tuttavia una misura del comportamento oggettiva? Se esiste, non può che essere quella misura che comprende tutte quelle possibili e soggettive. Essa non può che essere l’Etica del Creatore di Tutto Ciò che E’, ossia l’Etica di Dio. Ed in che modo si può conoscere tale Etica?
Essendo l’Etica di Dio per definizione la vera Etica, essa non può che essere ri-conosciuta allo stesso modo in cui si riconosce la vera Legge: comprendendo quali siano i veri Doveri. I quali, come detto nel precedente articolo, non possono essere compresi (proprio perché di natura spirituale) se non attraverso la propria evoluzione spirituale ed il conseguente aumento della consapevolezza della propria natura divina (e di conseguenza, della natura di Dio e quindi anche della sua Etica).
La vera Etica è quindi, in sintesi, l’insieme dei Doveri e dei conseguenti Diritti che si basano sul ri-conoscimento del vero Valore di ogni singolo Essere: la sua natura divina, in quanto parte della creazione di Dio. Nella vera Etica, etica privata ed etica pubblica vengono a coincidere in quanto i Doveri ed i Diritti vengono completamente compresi e fatti propri interiormente da ogni singola persona senza bisogno di alcuna Legge coercitiva che li imponga. E’ questa vera Etica che dobbiamo cercare di portare nelle nostre società, e come detto l’unico modo per farlo non è inculcare coercitivamente nuove credenze da rispettare bensì supportare la naturale comprensione della vera Legge divina attraverso l’evoluzione spirituale.
3/3/2006
16.4 Etica privata ed Etica pubblica
Quando parliamo di Etica, e quindi di pensieri ed emozioni riguardo al Giusto comportamento (giuste parole e giuste azioni), dobbiamo distinguere tra il comportamento da tenersi nella sfera privata o non legale ed il comportamento da tenersi nella sfera pubblica o legale.
E’ l’esistenza di una Legge coercitiva che crea cioè la distinzione privato/pubblico. E la “misura del comportamento” nei due casi può essere anche molto diversa in presenza di una Legge. In questo articolo intendiamo ora definire quale sia la misura del comportamento in ambito privato ed in ambito pubblico.
Nella cultura moderna vi è a nostro avviso una concezione errata della distinzione privato/pubblico. E l’origine di tale confusione deriva dalla presenza di una Legge basata sul Diritto. In presenza del Diritto, l’unità di misura del comportamento è la qualità della Libertà; mentre in presenza del Dovere, l’unità di misura del comportamento è la qualità del Rispetto. Creando una società basata sul Diritto, ci si focalizza sulla qualità della Libertà trascurando la qualità del Rispetto. E non può che essere così, dato che il Dovere è sottostante al Diritto e non viceversa.
Tale trascuratezza della qualità del Rispetto, crea una concezione di privato e pubblico alquanto particolare: è privato il comportamento in cui si è “liberi dalla Legge”; è pubblico invece il comportamento in cui si è “liberi nella Legge”. E tale concezione della Libertà come qualità a sé stante e non come forza limitata dal Rispetto ed in continuo gioco di forze con esso, ebbene tale concezione favorisce un utilizzo egoistico sia della Legge (situazione pubblica) sia della mancanza della Legge (situazione privata). Venendo cioè meno la comprensione che il Diritto di Libertà è una conseguenza del Dovere di Rispetto e non una forza originaria essa stessa, viene di conseguenza meno la comprensione che la limitazione della Libertà non deve essere intesa come una coercizione dall’esterno bensì come una coercizione interiore nell’animo di ogni singolo individuo.
Qualora si comprenda che il Dovere di Rispetto è sottostante al Diritto di Libertà, ne deriva una concezione di privato e pubblico differente: è sia privato sia pubblico il comportamento in cui si è “rispettosi della Legge”. In tale circostanza, quindi, non esiste nemmeno l’idea che un qualche comportamento non debba essere rispettato per Legge, sia questa Legge interiormente compresa e fatta propria oppure pubblicamente regolata. Nella Legge basata sul Dovere, cioè, non esistono situazioni in cui si è liberi di fare quello che si vuole senza considerare se si manca o meno di Rispetto a qualcosa o a qualcuno. Ed è così proprio perché ogni comportamento è in tal caso basato sul Dovere di Rispetto, il quale ha priorità assoluta sul Diritto di Libertà.
Anche in una società in cui vi è una Legge basata sul Diritto, è possibile allineare etica privata ed etica pubblica dentro di sé affinché entrambe siano basate sul Dovere. E tutto ciò nel Rispetto della stessa Legge basata sul Diritto, ma con il Dovere di impegnarsi a modificarla qualora sia in contrasto con la Legge basata sul Dovere.
4/3/2006 16.5 - Cos'è la Politica?
Al pari dell'Etica, la Politica è sia teorica (metafisica o trascendente) sia pratica (fisica o immanente). La Metafisica della Politica è l'insieme dei pensieri ed emozioni che ognuno di noi ha riguardo al Giusto interesse che è corretto difendere in una data circostanza. La Politica è Metafisica, quindi, perché l'oggetto che tratta sono pensieri ed emozioni. Tuttavia essa è anche Fisica (nel senso di Immanente), perché i pensieri ed emozioni riguardano un interesse concreto. La Politica è una misura qualitativa, in particolare una misura dell'interesse. La Politica tuttavia non è nelle democrazie odierne una misura convenzionale: ogni persona infatti ha dei propri pensieri ed emozioni su quale sia il Giusto interesse da difendere in una data situazione. E' vero altresì che esistono concezioni di Politica di gruppo, quali quelle partitiche. Ma tuttavia non esiste nelle società avanzate una "misura dell'interesse" convenzionalmente accettata, essendo in democrazia ogni fazione (partito) portatrice di una propria "misura dell'interesse", ossia di una propria concezione politica teorica e pratica.
Esiste forse una misura dell'interesse oggettiva? Se esiste, non può che essere quella misura che comprende tutte quelle possibili e soggettive. Essa non può che essere la Politica del Creatore di Tutto Ciò che E', ossia la Politica di Dio. Ed in che modo si può conoscere tale Politica?
Essendo la Politica di Dio per definizione la vera Politica, essa non può che essere ri-conosciuta allo stesso modo in cui si riconosce la vera Etica: comprendendo quali siano i veri Doveri. Ogni Politica, infatti, si basa per definizione su una determinata Etica: ogni interesse di parte viene difeso poiché il comportamento che interessa viene ritenuto Giusto in quella situazione.
Ed i Doveri, come già detto, non possono essere compresi (proprio perché di natura spirituale) se non attraverso la propria evoluzione spirituale ed il conseguente aumento della consapevolezza della propria natura divina (e di conseguenza, della natura di Dio e quindi anche della sua Politica).
La vera Politica si basa quindi sulla vera Etica, ossia sull'insieme dei Doveri e dei conseguenti Diritti che si basano sul ri-conoscimento del vero Valore di ogni singolo Essere: la sua natura divina, in quanto parte della creazione di Dio. Nella vera Politica, basata sulla vera Etica, interesse privato ed interesse pubblico vengono a coincidere in quanto i Doveri ed i Diritti vengono completamente compresi e fatti propri interiormente da ogni singola persona senza bisogno di alcuna Legge coercitiva che li imponga. E' questa vera Politica che dobbiamo cercare di portare nelle nostre società, e come detto l'unico modo per farlo non è inculcare coercitivamente nuove credenze da rispettare bensì supportare la naturale comprensione della vera Legge divina attraverso l'evoluzione spirituale.
4/3/2006
16.6 – Moralità vs. Moralismo
Abbiamo definito l’Etica come “misura del comportamento”. Un sinonimo di Etica è il termine Morale. Ora, nella pratica si può vivere tale misura in due modi diversi di base: uno basato sul Dovere di Rispetto ed uno basato sul Diritto di Libertà. Quando si intende la “misura del comportamento” come conseguenza di un Dovere di Rispetto si parla di Moralità; quando invece la si intende come conseguenza di un Diritto di Libertà (senza un sottostante Dovere di Rispetto) si parla di Moralismo. In altre parole, è morale una parola e/o azione che viene attuata rispettando, secondo i valori della propria misura del comportamento, se stessi e gli altri; è moralistica una parola e/o azione che viene attuata imponendo la propria Libertà, secondo i valori della propria misura del comportamento, agli altri.
Questa distinzione pone in risalto una differenza sostanziale importante tra Rispetto e Libertà: mentre il Rispetto è collettivo (nel senso che per sua natura riguarda tutti, colui che rispetta compreso quindi: rispetto verso se stessi), la Libertà è egoistica (nel senso che per sua natura riguarda solo se stessi: libertà del singolo individuo o di un gruppo di individui): e non può che essere così, perché la Libertà non può logicamente essere esercitata nella sua totalità da più di un soggetto contemporaneamente.
Dobbiamo cioè distinguere tra Libertà assoluta e Libertà relativa: la prima è “libertà dalla Legge”, la seconda è “libertà nella Legge”. La Libertà assoluta, per quanto detto nell’articolo Etica privata ed Etica pubblica, è cioè un comportamento privato (che riguarda quindi l’Etica privata) mentre la Libertà relativa è un comportamento pubblico (che riguarda quindi l’Etica pubblica).
In un sistema con più di un attore, è per definizione necessario limitare la Libertà degli attori affinché il sistema esista: ogni sistema (o realtà), in quanto essenza limitata nel tempo e nello spazio, per definizione necessita di limitazioni che stiano alla base della sua stessa esistenza. Senza limitazioni, infatti, nessuna essenza può essere definita concettualmente e di conseguenza anche spazialmente e temporalmente.
Il comportamento morale è un comportamento che si basa solo sulla Libertà relativa, intesa come conseguenza “residua” del Rispetto della Legge. Il comportamento moralistico è un comportamento che si può basare sia sulla Libertà assoluta sia sulla Libertà relativa, intese però non come conseguenza “residua” del Rispetto della Legge (1) bensì come concetto originario.
Tale natura egoistica della Libertà (che permette la distinzione tra Libertà assoluta e Libertà relativa) non esiste nel Rispetto, il quale come detto è collettivo. Il Rispetto, cioè, non può mai essere per definizione relativo, poiché è un concetto limitante e non un concetto limitato (o illimitato). E come ogni concetto limitante, la sua funzione è assoluta, è regola, è Legge. Un concetto limitante è per definizione l’insieme di “paletti” posti per definire gli ambiti concettuali, spaziali e temporali di determinati concetti limitati.
La Moralità è quindi un comportamento pubblico, cioè che si basa sull’interesse pubblico; il Moralismo è invece un comportamento privato, cioè che si basa sull’interesse privato. La Politica è quindi morale quando è misura dell’interesse pubblico, mentre è moralistica quando è misura dell’interesse privato.
Il Moralismo non è mai un comportamento compatibile con l’interesse pubblico, sia che si basi sulla Libertà assoluta sia che si basi sulla Libertà relativa. Anche se la Libertà relativa è un comportamento pubblico, infatti, nel momento in cui viene intesa come concetto originario (come succede nel Moralismo) e non come conseguenza del Dovere di Rispetto, allora essa non pone di fatto l’interesse pubblico prima di quello privato.
Il Moralismo è la misura del comportamento su cui si basa una politica demagogica. La Moralità, di contro, è la misura del comportamento su cui si basa una politica democratica. Sia il Moralismo sia la Moralità possono essere un’Etica privata (non legale) o un’Etica pubblica (legale). Ciò che cambia è la diversa priorità data ai due tipi di Etica. Nel Moralismo, Etica privata ed Etica pubblica non hanno una priorità predeterminata l’una sull’altra: il comportamento moralistico può sia dare temporaneamente priorità ad una delle due, sia cercare un compromesso che permetta ad entrambe di coesistere con pari importanza. Nella Moralità, l’Etica pubblica ha una priorità predeterminata sull’Etica privata: il comportamento morale dà sempre priorità all’interesse pubblico su quello privato.
Note:
(1) è chiaro che tale affermazione vale in particolare per la Libertà relativa; la Libertà assoluta, infatti, per definizione non può mai essere una conseguenza “residua” di qualcosa d’altro, proprio perché “assoluta”.
16.7 - Laicità vs. Laicismo
Abbiamo definito la Politica come "misura dell'interesse". Ora, nella pratica si può vivere tale misura in due modi diversi di base: uno basato sul Dovere di Rispetto ed uno basato sul Diritto di Libertà. Quando si intende la "misura dell'interesse" come conseguenza di un Dovere di Rispetto si parla di Laicità; quando invece la si intende come conseguenza di un Diritto di Libertà (senza un sottostante Dovere di Rispetto) si parla di Laicismo. In altre parole, è laico un interesse che viene difeso rispettando, secondo i valori della propria misura dell'interesse, se stessi e gli altri; è laicistico un interesse che viene difeso imponendo la propria Libertà, secondo i valori della propria misura dell'interesse, agli altri.
Questa distinzione pone in risalto una differenza sostanziale importante tra Rispetto e Libertà: mentre il Rispetto è collettivo (nel senso che per sua natura riguarda tutti, colui che rispetta compreso quindi: rispetto verso se stessi), la Libertà è egoistica (nel senso che per sua natura riguarda solo se stessi: libertà del singolo individuo o di un gruppo di individui): e non può che essere così, perché la Libertà non può logicamente essere esercitata nella sua totalità da più di un soggetto contemporaneamente.
Dobbiamo cioè distinguere tra Libertà assoluta e Libertà relativa: la prima è "libertà dalla Legge", la seconda è "libertà nella Legge". La Libertà assoluta, per quanto detto nell'articolo Etica privata ed Etica pubblica, è cioè un comportamento privato (che riguarda quindi l'Etica privata) mentre la Libertà relativa è un comportamento pubblico (che riguarda quindi l'Etica pubblica).
In un sistema con più di un attore, è per definizione necessario limitare la Libertà degli attori affinché il sistema esista: ogni sistema (o realtà), in quanto essenza limitata nel tempo e nello spazio, per definizione necessita di limitazioni che stiano alla base della sua stessa esistenza. Senza limitazioni, infatti, nessuna essenza può essere definita concettualmente e di conseguenza anche spazialmente e temporalmente.
Il comportamento laico è un comportamento che si basa solo sulla Libertà relativa, intesa come conseguenza "residua" del Rispetto della Legge. Il comportamento laicistico è un comportamento che si può basare sia sulla Libertà assoluta sia sulla Libertà relativa, intese però non come conseguenza "residua" del Rispetto della Legge (1) bensì come concetto originario.
Tale natura egoistica della Libertà (che permette la distinzione tra Libertà assoluta e Libertà relativa) non esiste nel Rispetto, il quale come detto è collettivo. Il Rispetto, cioè, non può mai essere per definizione relativo, poiché è un concetto limitante e non un concetto limitato (o illimitato). E come ogni concetto limitante, la sua funzione è assoluta, è regola, è Legge. Un concetto limitante è per definizione l'insieme di "paletti" posti per definire gli ambiti concettuali, spaziali e temporali di determinati concetti limitati.
La Laicità è quindi un comportamento pubblico, cioè che si basa sull'interesse pubblico; il Laicismo è invece un comportamento privato, cioè che si basa sull'interesse privato. La Politica è quindi laica quando è misura dell'interesse pubblico, mentre è laicistica quando è misura dell'interesse privato.
Il Laicismo non è mai un comportamento compatibile con l'interesse pubblico, sia che si basi sulla Libertà assoluta sia che si basi sulla Libertà relativa. Anche se la Libertà relativa è un comportamento pubblico, infatti, nel momento in cui viene intesa come concetto originario (come succede nel Laicismo) e non come conseguenza del Dovere di Rispetto, allora essa non pone di fatto l'interesse pubblico prima di quello privato.
Il Laicismo è la misura dell'interesse su cui si basa una politica demagogica. La Laicità, di contro, è la misura dell'interesse su cui si basa una politica democratica. Sia il Laicismo sia la Laicità possono basarsi su un'Etica privata (non legale) o su un'Etica pubblica (legale). Ciò che cambia è la diversa priorità data ai due tipi di Etica. Nel Laicismo, Etica privata ed Etica pubblica non hanno una priorità predeterminata l'una sull'altra: il comportamento laicistico può sia dare temporaneamente priorità ad una delle due, sia cercare un compromesso che permetta ad entrambe di coesistere con pari importanza. Nella Laicità, l'Etica pubblica ha una priorità predeterminata sull'Etica privata: il comportamento laico dà sempre priorità all'interesse pubblico su quello privato.
Note:
(1) è chiaro che tale affermazione vale in particolare per la Libertà relativa; la Libertà assoluta, infatti, per definizione non può mai essere una conseguenza "residua" di qualcosa d'altro, proprio perché "assoluta".
20/4/2006
16.8 – I limiti dell’Etica privata e della Politica Privata I nostri comportamenti (Etica) e gli interessi (Politica) che tali comportamenti difendono riguardano, come detto, sia l’ambito privato sia l’ambito pubblico. I limiti etici e politici in ambito pubblico sono chiaramente quelli posti dai vari ordinamenti giuridici. Vediamo ora invece quali sono i limiti etici e politici in ambito privato. Innanzitutto, quando parliamo di ambito privato usiamo l’espressione “Etica privata” per indicare un comportamento non previsto (né tutelato né condannato) dall’ordinamento giuridico; usiamo invece l’espressione “Politica privata” per indicare un interesse non previsto (né tutelato né condannato) dall’ordinamento giuridico. L’Etica privata si manifesta attraverso una libertà di comportamento: ogni individuo è libero di comportarsi nel modo che ritiene opportuno. Nell’Etica privata esistono limiti autoimposti, basati cioè sul proprio senso del Dovere e del Diritto, in particolare sulla propria misura del comportamento (Etica); in essa esistono tuttavia anche limiti tero imposti quali quelli familiari, quelli lavorativi, quelli culturali e quelli religiosi. Ciò è possibile per la semplice ragione che il comportamento è per sua natura una parola e/o una azione, ossia una forma Immanente sulla quale è sensorialmente possibile imporre dei limiti dall’esterno.
La Politica privata si manifesta attraverso una libertà di interesse: ogni individuo è libero di difendere gli interessi che ritiene opportuni. Nella Politica privata esistono solo limiti autoimposti, basati cioè sul proprio senso del Dovere e del Diritto, in particolare sulla propria misura dell’interesse (Politica); in essa non esistono invece limiti tero imposti per la semplice ragione che l’interesse è per sua natura un pensiero (ed eventualmente una connessa emozione), ossia una forma Trascendente sulla quale non è sensorialmente possibile imporre alcun limite dall’esterno.
Ciò non significa naturalmente che non sia possibile essere influenzati mentalmente ed emotivamente da interessi altrui (cosa che in realtà accade sovente) bensì che, anche in quest’ultimo caso, è comunque una scelta dell’individuo (anche se spesso inconscia) l’accettare dei pensieri altrui (ed eventualmente delle emozioni altrui) e far proprio un altrui interesse, anche se differente dal proprio. Nel caso precedente dell’Etica privata, invece, non solo è possibile essere influenzati da comportamenti altrui ma è anche possibile essere limitati sensorialmente da comportamenti altrui che impediscono quindi di fatto un nostro libero comportamento.
16.9 – Dovere e Potere Il Dovere indica quell’insieme di pensieri che sono ritenuti obbligatori. Quando tali pensieri riguardano il pensare in sé si parla di Dovere intellettuale (da cui deriva la spesso citata onestà intellettuale), quando tali pensieri sono invece sottostanti ad una parola o ad un’azione si parla di Dovere morale. Sia il Dovere intellettuale sia il Dovere morale sono alla base dell’Etica. Il Potere indica quell’insieme di pensieri che sono ritenuti facoltativi. Quando tali pensieri riguardano il pensare in sé si parla di Potere intellettuale (da cui deriva la spesso citata libertà intellettuale), quando tali pensieri sono invece sottostanti ad una parola o ad un’azione si parla di Potere morale. Sia il Potere intellettuale sia il Potere morale sono alla base dell’Etica. Riguardo al Dovere, perché alcuni pensieri sono ritenuti obbligatori? Perché ritenuti giusti secondo una determinata Etica solo se manifestati. Ed obbligare per giustizia equivale a dire rispettare, ossia riconoscere il valore. Ecco perché il Dovere è sempre Dovere di Rispetto.
Riguardo al Potere, perché alcuni pensieri sono ritenuti facoltativi? Perché ritenuti giusti secondo una determinata Etica anche se non manifestati. E lasciar libero per giustizia equivale a dire lasciar scegliere, ossia lasciar stabilire discrezionalmente il valore. Ecco perché il Potere è sempre Potere di Scelta. O, in altre parole, Diritto di Libertà.
Ciò che si deve è cioè sempre sottostante a ciò che si può, poiché non esiste alcun Potere se prima non vi è stata la necessità (Dovere) di crearlo. Esistono cioè pensieri che una volta creati per necessità rimangono necessari (pensieri del Dovere) e pensieri che una volta creati per necessità non sono ritenuti necessari (pensieri del Potere). Il Potere è cioè un Dovere non necessario.
E’ per tale motivo che non solo è illogico parlare di Diritti senza accennare ai sottostanti Doveri, ma è addirittura falso. Il Diritto è infatti un caso particolare di Dovere, ossia un Dovere creato come tale ma non ritenuto necessario. Il Potere è cioè un Dovere in sovrappiù.
Ma pur sempre un Dovere.
16.10 - Quali Doveri? Ogni singola Etica esistente ha dei propri pensieri che sono ritenuti obbligatori, che sono cioè secondo tale Etica dei Doveri. Ma esiste un ordine oggettivo di priorità di importanza dei Doveri? Essendo il Dovere un pensiero, innanzitutto dobbiamo per logica affermare che vengano prima i Doveri intellettuali (che sono proprio dei pensieri pensati) e solo successivamente i Doveri morali (che sono dei pensieri manifestati attraverso la parola e l'azione). Ed essendo anche i Poteri dei Doveri (vedi articolo precedente), anch'essi devono essere considerati tra i Doveri ma solo dopo i Doveri in sé come importanza, essendo dei Doveri non necessari. I Doveri intellettuali sono quindi i tipi di Doveri più importanti, quelli cioè che devono essere rispettati prima degli altri. Nel caso di contrasto con i Doveri morali o con un qualche Potere, i Doveri intellettuali quindi devono prevalere sempre. Possiamo inoltre dare un ordine di priorità dei Doveri, sia intellettuali sia morali, partendo da quelli che difendono l'interesse più grande a quelli che difendono l'interesse più piccolo (vedi I 7 Doveri di Rispetto). Possiamo cioè stabilire una priorità ulteriore dei Doveri solo dal punto di vista Politico (interessi) ma non dal punto di vista Etico (comportamento). Tuttavia tale ordine di priorità dei Doveri basato sull'interesse non vale per i Poteri, pur essendo quest'ultimi anch'essi dei Doveri. Infatti solo tra Doveri necessari bisogna stabilire un'ordine di priorità, in quanto solo ciò che è necessario deve avere un'ordine di priorità prestabilito qualora non fosse possibile soddisfare tutti gli interessi. I Doveri non necessari, invece, non essendo un bisogno non richiedono una "scaletta di priorità predeterminata", nemmeno qualora non fosse possibile soddisfare tutti gli interessi, dato che non si mancherebbe di rispetto ad alcuno. Quindi ricapitolando: dapprima vengono i Doveri intellettuali, poi i Doveri Morali, poi i Poteri intellettuali ed infine i Poteri morali. Una ulteriore distinzione possiamo farla all'interno dei Doveri intellettuali e morali da un punto di vista Politico, ossia valutando la priorità degli interessi che vengono difesi. Non è possibile invece creare un ordine di priorità da un punto di vista Etico, ossia dei comportamenti, poiché i comportamenti in sé non hanno alcun valore se non quello attribuitogli dall'intento sottostante. Né è possibile creare un ordine di priorità per i Doveri non necessari, ossia per i Poteri, dato che la mancanza di necessità porta a valutare in modo soggettivo e libero qualsiasi comportamento o interesse difeso.
16.11 - Caratteristiche del Dovere Il Dovere, per essere tale, deve avere alcune caratteristiche: Purezza: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare il pensiero altrui. La purezza non riguarda invece il comportamento (parola ed azione), nel senso che il comportamento in sé è neutrale ed è il pensiero (intento) sottostante che è puro o meno, ed in tal senso non è il comportamento che va rispettato in quanto tale bensì il motivo che l'ha originato. Rispettare il pensiero altrui significa non offenderlo, né offendere il comportamento attraverso il quale tale pensiero si manifesta. Interiorizzazione: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare il proprio ed altrui percorso di crescita. Il Dovere deve cioè essere stato compreso dalla persona in questione attraverso un reale processo di autorealizzazione, sia spirituale sia umano, e non "copiato" semplicemente adottandolo da pensieri, parole ed azioni altrui. Coerenza: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare la persona stessa che li esprime. Se cioè non vi è coerenza tra il proprio pensiero, la propria parola e la propria azione allora si manca di rispetto a se stessi. E si rischia di perdere la percezione di chi si è veramente, con tutti i danni anche verso gli altri che ne possono derivare. Quando sono presenti queste tre caratteristiche, il Dovere ne possiede come conseguenza un'altra: Spontaneità: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare le situazioni della Vita. Se il Dovere lo si esprime (nel pensiero, nella parola o nell'azione) non in modo naturale bensì artificiale, come Credenza, allora si manca di rispetto alle situazioni della Vita, ossia a tutti gli esseri coinvolti in quella particolare situazione. Esprimere un Dovere in modo spontaneo significa invece saper contestualizzare il proprio pensiero (senso del Dovere) e renderlo quindi fluido, in sintonia ed adatto all'interno della situazione che stiamo vivendo. Queste quattro caratteristiche sopra elencate si possono a loro volta riassumere in una sola caratteristica: Spirituale: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare il proprio Spirito. Il vero Dovere nasce dalla consapevolezza spirituale, da un processo di evoluzione interiore che permette di comprendere sempre meglio ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Non deve essere invece un falso Dovere creato dall'Ego, Ego che rappresenta proprio l'insieme di maschere/personalità create dalla mancanza delle caratteristiche di cui sopra.
16.12 - Controllo del Dovere e del Potere Il termine Dovere indica un obbligo, ossia un bisogno: esso riguarda perciò l'ambito della crescita interiore o spirituale, ossia quella crescita controllata dalle Leggi divine, esempi di misure del bisogno di Spirito (vedi art.150). Il termine Potere invece indica una facoltà, ossia un desiderio: esso riguarda perciò l'ambito della crescita esteriore o umana, ossia quella crescita controllata (oggigiorno) dalle leggi umane, esempi di misure umane. Si ha tanto controllo dei propri ed altrui Doveri quanto si conoscono e rispettano le Leggi divine; si ha tanto controllo dei propri ed altrui Poteri quanto si conoscono e rispettano le leggi umane. Per poter mettere in pratica e rispettare i propri ed altrui Doveri è necessario dapprima purificare il proprio pensiero attraverso l'uso dell'intento e contemporaneamente fare autoanalisi dei propri pensieri, parole ed azioni per poterli poi incorporare. Mentre l'intento è lo strumento necessario per una crescita spirituale, l'autoanalisi è lo strumento necessario per una crescita umana (vedi Ascendere). Un'Ascensione pura quindi, che trasmetta l'informazione spirituale nella forma, necessita sia dell'intento per evolvere spiritualmente sia dell'autoanalisi affinché tale evoluzione del Corpo di Luce possa essere incorporata nella forma fisica ed eterica. Cose queste non necessarie però per il semplice esercizio dei Doveri di Rispetto: è infatti possibile esercitare e rispettare un dato Dovere per la semplice Credenza dello stesso. Anche per poter mettere in pratica e rispettare i propri ed altrui Poteri è necessario dapprima purificare il proprio pensiero attraverso l'uso dell'intento (ossia incorporare i Doveri) e poi fare autoanalisi dei propri pensieri, parole ed azioni per poterli poi incorporare. In altre parole, per comprendere i propri Diritti di Libertà è necessario evolvere spiritualmente, cosa quest'ultima invece non necessaria per il semplice esercizio di tali Diritti di Libertà: è infatti possibile esercitare e rispettare un dato Potere per la semplice Credenza dello stesso. Se in una persona il controllo del Dovere di Rispetto (Forza spirituale, Doveri messi in pratica) è diverso dal controllo del Diritto di Libertà (Forza umana, Diritti messi in pratica) si crea una tensione tra il proprio Essere spirituale e la propria forma umana, tensione che cresce con l'aumentare del divario tra tali due tipi di Forze. Notare bene che parliamo di diversità di "controllo" del Dovere e del Diritto, e non di diversità del Dovere e del Diritto tout court: ciò che crea tensione è cioè il mettere in pratica tali Doveri e Diritti contrastanti, e non il fatto di averli in sé a livello teorico. E' possibile cioè avere una crescita interiore diversa da una crescita esteriore ma non creare tensione tra di esse fintantoché non vengono entrambe messe in pratica nel proprio comportamento. Quando vi è un perfetto bilanciamento tra tali due tipi di controllo, ci si comporta con Passione, ossia con un comportamento d'Amore; quando invece il divario tra tali due tipi di controlli è massimo, ci si comporta con Ossessione, ossia con un comportamento di Paura. Nei casi intermedi, ci si comporterà con Passione ed Ossessione in proporzioni varianti a seconda dei casi. Per vivere la Passione è necessario quindi bilanciare la crescita interiore con una parallela crescita esteriore: ciò è possibile solo se la crescita interiore (Saggezza) è antecedente alla crescita esteriore (Sapienza). Una crescita esteriore priva di consapevolezza interiore, infatti, è Credenza e non Sapienza: il modo di comportarsi appreso per cultura, infatti, non necessita di per sé di una consapevolezza interiore sottostante a tale comportamento. Il divario massimo possibile tra controllo del Dovere e controllo del Potere non può mai essere di più di 1.000.000 di livello: non è possibile infatti crescere spiritualmente (Dna di Luce) completando il rilascio del karma ancestrale (livello 1.000.000) senza aver almeno appreso qualcosa dal rilascio di tale karma, senza cioè esser almeno cresciuti un po' umanamente (Dna fisico ed eterico). E non è altresì possibile rilasciare il proprio karma (oltre livello 1.000.000) senza aver una incorporazione fisica ed eterica di tale rilascio che non sia più distante dal Dna di Luce di quanto può essere ampia la fase antecedente all'inizio del rilascio del proprio karma a livello cosciente (livello 1.000.000). In altre parole, il divario massimo possibile tra livello del Dna del proprio Corpo di Luce e Dna fisico ed eterico della propria forma non può superare il livello 1.000.000. Il controllo del Dovere ed il controllo del Potere devono essere due percorsi paralleli: se vi è distonia tra tali due percorsi, si possono creare conflitti tra il proprio Spirito e la propria forma umana. Mettere in pratica due teorie diverse tra loro può infatti portare alla dissociazione di personalità, ossia alla creazione di una personalità spirituale e di una personalità umana: una convivenza tanto meno possibile quanto è maggiore il divario tra di esse (conseguenza del divario sopra discusso), fino al caso estremo di scontro totale tra esse che porta all'Ossessione di cui sopra. Per mettere in pratica sia il Dovere sia il Potere è necessario averli sotto controllo, cioè avere Forza (vedi art.40). Il Potere infatti, pur riguardando una crescita esteriore ed umana, è comunque una potenzialità: solo il Potere applicato attraverso l'uso della Volontà diventa Forza pratica. Se il Dovere è cioè la Teoria spirituale (o Natura dell'Essere o Ontologia), il Potere è la Teoria umana (o Teoria dell'Essere o Epistemologia): solo la Forza (Pratica dell'Essere o Fenomenologia) può mettere in pratica tali due tipi di Teoria (vedi anche Analisi teoretica dello Spirito). I 18 ologrammi/archetipi permettono di incorporare in modo completo il Dovere (Dna di Luce) nella forma fisica ed eterica (Dna eterico e fisico), incorporando di conseguenza un Potere basato su tale Dovere. I 144 ologrammi/fenotipi permettono poi di mettere in pratica in modo completo tali Doveri e Poteri attraverso l'incorporamento della Forza. L'incorporamento di tutti questi ologrammi è automatico in tutti coloro che ascendono in modo completo nell'energia puramente magnetica, ossia in tutti coloro che nella loro personale Ascensione rilasciano gradualmente ma parallelamente sia le Paure sia le Illusioni, a livello eterico così come a livello fisico. E che hanno un controllo sia dei Doveri sia dei Poteri tale da riuscire a mettere in pratica con la Forza tale Saggezza e Sapienza. Un controllo delle energie spirituali (Doveri) e delle energie umane (Poteri) è quindi necessario per metterle in pratica: poiché il Potere ed il Dovere sono nulla senza la Forza che le controlli. E delle 4 Forze conosciute, solo quella gravitazionale è un residuo della Forza magnetica che mette in pratica l'Ascensione completa ossia magnetica e che si manifesta in modo completo attraverso l'incorporazione dei 144 ologrammi/fenotipi.
I 12 PUNTI DI MODUM Con la collaborazione dello Staff di www.modum.info 1. Non ha nessun senso intraprendere una qualsiasi azione politica in un qualunque schieramento se non si è affrontata con priorità assoluta la questione monetaria. 2. Sino a quando la moneta non risulterà di proprietà dei cittadini ed amministrata in nome e per conto degli stessi da un organo pubblico, qualsiasi azione ispirata al buon governo risulta inattuabile ed impossibile. 3. I politici che omettono di affrontare le problematiche sulla proprietà della moneta in favore dei cittadini, perdono ogni legittimità ad esercitare il proprio mandato in quanto omettono uno dei punti cardine della sovranità popolare: la sovranità monetaria. 4. Con la perdita della sovranità monetaria ed il conferimento del Signoraggio da parte della Pubblica Amministrazione a favore del sistema bancario, lo Stato è divenuto esattore del pizzo monetario (imposte e tasse) per conto del privato sistema bancario stesso. 5. La miglior difesa per un ladro è convincere il cittadino che quanto gli viene sottratto non gli appartiene. Ciò è quanto abilmente viene inculcato nella testa dei cittadini per quanto riguarda la proprietà della moneta. 6. La banca d'emissione, quando emette nuova moneta, la addebita allo Stato ed al mercato, rubandone ai cittadini il valore. 7. La quantità di moneta emessa dall'organo emittente deve coprire solo ed esclusivamente il vero valore del prodotto, pari al costo di produzione. 8. E' dovere morale della comunità garantire ad ogni essere umano una Vita degna di tale nome. Per questo riteniamo necessario creare un Reddito di Cittadinanza finanziato dallo Stato con l'emissione di nuova moneta. 9. E' necessario uscire dal trattato di Maastricht che non consente a nessuno degli stati europei di battere moneta propria. 10. E' impossibile mitigare il conflitto nella lotta di classe e realizzare una qualsiasi politica sociale sino a quando lo Stato, in nome e per conto dei cittadini, non si riapproprierà della sovranità monetaria. 11. E' impossibile diminuire le tasse se non si smette di pagare gli interessi sul debito pubblico creato in gran parte, fittiziamente, con l'attuale emissione monetaria. 12. I politici che non perseguono la sovranità monetaria dei cittadini concorrono a determinare guasti economici e sociali gravissimi, a danno dell'intera popolazione ed immuni per giunta da azioni legali contro il loro operato.
LEGGI CHE TUTELANO LA SOVRANITA’ MONETARIA DEL POPOLO E CHE SONO STATE VIOLATE DAL SISTEMA BANCARIO Ultimo aggiornamento 3/5/2009 Art. 1 Costituzione italiana L’attuale Art. 1 della Costituzione dice che: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, e tale sovranità ha per dote anche il Signoraggio, cioè la sovranità monetaria è parte integrante e inscindibile della Sovranità del Popolo (dello Stato Nazionale) e non può essere delegata ad interessi bancari privati, tanto meno può diventare proprietà di interessi privati. Art. 3 Costituzione italiana L’Art. 3 aggiunge che: "E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Senza disporre delle leve della moneta, del credito e dell’economia, qualunque governo, a prescindere dal suo orientamento politico, non sarà mai in grado di realizzare questo compito di sviluppo e giustizia economica e sociale. Art. 47 Costituzione italiana L’Art. 47 sottolinea che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Anche in questo caso la cosa non è possibile giacché la Banca d’Italia, controllata da interessi privati, non può che rispondere, soprattutto nelle decisioni strategiche, agli indirizzi e agli interessi dei proprietari. Art. 18 Costituzione italiana l’art. 18 della Costituzione stabilisce che sono proibite le associazioni segrete. Infatti, secondo l'Art. 1 della legge del 25 gennaio 1982, n. 17, si considerano associazioni segrete, e come tali vietate dall'art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all'interno di associazioni palesi, occultano la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale. Considerato che i soci della Banca d'Italia s.p.a. (società privata e non istituto pubblico) o, meglio, i partecipanti al suo capitale, sono sconosciuti ai cittadini italiani. Considerato che la finalità della Banca d'Italia, come quella di tutte le banche centrali, e il monopolio del denaro, mediante il quale il sistema bancario esercita la propria egemonia sull'economia e sulla politica e che il monopolio del denaro e "un'attività diretta ad interferire sull'esercizio di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale". Si potrebbe ipotizzare che la Banca sulla base di quanto suddetto costituisca un'associazione di persone che "tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali", commetta il reato di cui all'art. 1 della legge n. 17/1982 . Art. 117 Costituzione italiana Art. 117: "Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: [...] e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;" Lo Stato quindi ha legislazione esclusiva in materia di moneta. Non solo, ma "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione." (Art. 1). Art. 153.1 Trattato Comunità europea l'articolo 153.1 recita: «Al fine di promuovere gli interessi dei consumatori e di assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori, la Comunità contribuisce a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici dei consumatori nonché a promuovere il loro diritto all'informazione, all'educazione e all'organizzazione per la salvaguardia dei propri interessi»; recenti crack finanziari (Parmalat, Cirio Bond Argentina, Bipop ....) hanno travolto i risparmiatori italiani e non solo; è emersa l'implicazione di alcuni istituti di credito in particolare in queste operazioni e che il maggior organo di controllo verso le attività esercitate dagli stessi istituti di credito è rappresentato dalla Banca d'Italia; la Banca d'Italia non è un istituto pubblico ma una società privata, Bankitalia spa, le cui quote azionarie sono detenute da gruppi bancari ed assicurativi e che tra questi figurano quelli coinvolti nelle suddette operazioni -: se non ritenga che chi deve svolgere il ruolo di «controllore» (Bankitalia) non debba a sua volta essere «controllato» dai suoi padroni (istituti di credito azionisti di Bankitalia spa). Trattato di Maastricht il valore della moneta è causato non dall'attività dell'organo di emissione - che predisponendo ed erogando i simboli, determina solo il presupposto formale del valore monerario - ma dall'accettazione da parte della collettività; il Trattato di Maastricht si limita, giustamente, a considerare solamente la prima fase dell'emissione, ignorando del tutto il momento creativo del valore monetario (fase dell'accettazione), tanto è vero che nessuna norma del Trattato considera di chi sia il diritto di proprietà sull'EURO e come debba essere attribuito; una volta dimostrato, infatti, che crea il valore della moneta non chi la emette, ma chi l'accetta, prestare denaro all'atto dell'emissione significa imporre un costo del denaro del 200 per cento; per cui se la BCE stampa e presta il denaro senza riserva, i popoli europei si indebitano verso la BCE per un valore pari a tutto l'EURO in circolazione
D&R correlate Competizione, agonismo e violenza 59. Ho letto il tuo articolo sul sistema economico che mi è piaciuto molto. Ma ho qualche domanda da farti. La competizione è una buona cosa per migliorarsi, quindi è un misurarsi con se stessi. Ma cosa pensi della competizione sportiva, come il calcio, il pugilato e tante altre gare competitive in cui ciò che conta non è lo spettacolo come arte, ma scaricare la rabbia, la violenza contro gli avversari, sia da parte dei tifosi che dei protagonisti, sotto il controllo dei pochi furbi che oltretutto ci fanno anche un sacco di soldi, alla faccia dei coglioni (tifosi) che li foraggiano? Posso capire l'atletica leggera, dove si compete senza danneggiare gli altri, ma gli sport di massa non mi sono mai piaciuti, anche se da ragazzo ho giocato a pallone ed ero anche bravo. Tu trovi giusto che le persone si scannino a vicenda per la propria squadra di calcio? Il calcio in sé non è uno sport violento. Quando si gioca e ci si impegna allora si diventa agonistici, e ci si può far male a vicenda ma involontariamente. Fa parte dell'agonismo, che è un segno di impegno. Ma il far male non è lo scopo del gioco. Vi sono sport invece direttamente violenti, come ad esempio il pugilato. Sport cioè in cui il gioco consiste proprio nel far male all'avversario. Non è di certo così nel calcio. Non è colpa dei giocatori se la gente va allo stadio per sfogarsi. Le emozioni che il calcio provoca nella gente fa loro tirar fuori tutte le emozioni, anche quelle più negative. Ma questo è un problema dei tifosi così accaniti che hanno questi problemi loro personali, non dei giocatori che vanno in campo o dei dirigenti delle squadre. Scarsità di moneta e inflazione 60. Nell'articolo n.42 dici che vi è scarsità di denaro nel nostro sistema rispetto a quello di cui la gente avrebbe bisogno. Ma se fosse il Governo a creare moneta e cominciasse a creare soldi per tutti non si creerebbero molto presto fenomeni di superinflazione? Il problema dell'inflazione è strettamente legato alla moneta virtuale, non reale. Nel nostro sistema economico odierno la quantità di moneta risultante dai dati è elevatissima perché vi sono un sacco di transazioni virtuali, che non richiedono cioè l'uso della moneta vera e propria, metallica o cartacea che sia. Tali transazioni vengono fatte in modo rapidissimo attraverso l'utilizzo delle tecnologie informatiche. Pensiamo alle speculazioni di borsa, ad esempio. Per questo fatto della notevole velocità di circolazione della moneta oggigiorno potrebbe apparentemente sembrare che non vi sia scarsità di denaro. Ma in realtà il denaro esistente è insufficiente, nel senso che la possibilità di creare lavoro o di realizzare determinate opere (private o pubbliche che siano) necessarie alla comunità può essere limitata da coloro che hanno il potere di creare moneta, ossia i banchieri privati. Il problema dell'inflazione deriva dalla presenza del meccanismo di riserva frazionale nel sistema bancario. Le banche, in sostanza, hanno la possibilità di prestare molto più denaro di quello che hanno. E tale nuovo denaro creato attraverso i prestiti non viene reso manifesto con denaro vero e proprio metallico o cartaceo, ma va ad aggiungersi alla massa monetaria nel sistema semplicemente digitando numeri su computer o scrivendo numeri su un titolo cartaceo. In questo modo risulta esservi moneta in eccesso nel sistema (in eccesso rispetto a quella che dovrebbe esserci, ed in eccesso quindi rispetto ai beni e servizi realmente scambiati nel sistema). Tale moneta in eccesso viene giustamente percepita come un problema economico. Il fatto è che tale eccesso viene solitamente ridotto attraverso l'aumento dei tassi di interesse, che provocano a loro volta un aumento del costo dei prestiti bancari e quindi di conseguenza una variazione dei prezzi dei beni. Tale variazione sarà tendenzialmente negativa, dato che la gente comprerà meno. E quindi le imprese saranno costrette ad abbassare i prezzi, tanto maggiore è la competizione nel proprio settore (a meno di cartelli tra imprese). I prezzi potranno invece rimanere stabili o addirittura aumentare se il settore in cui l'impresa opera è monopolistico o comunque poco competitivo. In tal caso, infatti, l'impresa tenderà a scaricare il proprio aumento di costo sul prezzo dei beni. L'unico vero modo per eliminare l'inflazione e tutti gli effetti connessi è dare solo ed esclusivamente al Governo (e non più alle banche private) il potere di creare la moneta. Ed abolire il meccanismo di riserva frazionale. Per maggiori informazioni vedi art.18 La Vera Origine dei Prezzi. Moneta e inflazione 61. Se è vero che la moneta nominale è sempre in eccesso ma quella reale è sempre scarsa, gli economisti quale delle due guardano? Gli economisti guardano solitamente l'aggregato monetario chiamato M1, che comprende il circolante (monete e banconote reali effettivamente emesse dalla BC), gli assegni turistici ed i depositi in conto corrente. E' l'aggregato che la banca centrale riesce a controllare meglio. Tale aggregato è già in parte nominale, dato che un aggregato puramente reale comprenderebbe solamente il circolante, cioè le banconote e monete realmente emesse dalla BC. Gli economisti considerano anche altri aggregati meno liquidi rispetto ad M1 (es. M2, M3). La liquidità indica la disponibilità immediata del denaro per le transazioni. In un sistema puro, la liquidità dovrebbe essere assoluta, cioè vi dovrebbe essere solo denaro circolante, cioè effettivamente emesso dalla BC, o titoli sostitutivi di tale denaro ma che non fruttano alcun interesse, così come la moneta vera e propria. La moneta reale (circolante) non frutta interessi. Sono i titoli su tale moneta che invece ne fruttano. Il problema è che la moneta necessaria per pagare gli interessi sui titoli non esiste! Mentre il titolo cioè rappresenta moneta esistente o moneta creata dal nulla dalle banche attraverso i prestiti, l'interesse sul titolo è una certa quantità di moneta che viene creata anch'essa dal nulla, anche quando il titolo si basa sul circolante cioè su moneta effettivamente esistente. Questa creazione di denaro che in realtà non esiste fisicamente fa sì che risulti esserci più moneta nel sistema di quanta ve ne è in realtà. In sostanza, gli interessi sui titoli devono essere pagati ma la moneta per pagare tali interessi non viene creata in aggiunta a quella già esistente nel sistema. Questo fa sì che la quantità di denaro necessaria per le transazioni sia sempre scarsa e che quindi si continui a ricorrere ai prestiti bancari per pagare gli interessi. E' un circolo vizioso, in cui l'unico modo per sopravvivere e pagare tutto è continuare a prendere a prestito dalle banche, le quali vogliono interessi per i soldi che creano dal nulla. Ma i soldi per tali interessi non esistono nel sistema perché non vi è stato un parallelo incremento della massa monetaria del sistema. Questo meccanismo crea una dipendenza dal sistema bancario e, a causa dell'eccesso di moneta nominale rispetto a quella reale, una perenne inflazione. Politica monetaria 62. Perché i tassi di interesse sono oramai quasi nulli? Perché la quantità di moneta nominale è talmente in eccesso rispetto a quella reale che i prezzi continuano ad aumentare, dato che risultano esserci molti più soldi di quelli che vi sono realmente e ciò provoca un aumento della domanda e quindi dei prezzi. L'aumento di domanda provoca anche un necessario aumento di offerta da parte delle imprese. Tale aumento di offerta comprende un aumento dei costi per le imprese. Dato che però l'aumento dei prezzi fa diminuire a sua volta la domanda (la gente compra di meno) allora il lato dell'offerta si ritrova con un eccesso di produzione e di costi. Tale effetto negativo sulle imprese le costringe a prendere in prestito dalle banche. La Banca Centrale, per non vedere il paese crollare a picco, è costretta a cercare di risollevare la situazione economica favorendo i prestiti alle imprese (per supplire ai costi) ed ai consumatori (affinché consumino). E questo lo può fare solo abbassando i tassi di interesse. Questo è ciò che sta avvenendo oggi. Siamo arrivati ad avere tassi quasi nulli perché i debiti accumulati dalle imprese e dai consumatori nei confronti delle banche sono divenuti così alti che le banche stesse rischiano il fallimento. E perciò cercano a loro volta di rimanere in vita favorendo i prestiti, i quali a loro volta sono necessari per mantenere in vita le imprese e l'economia del paese. Siamo arrivati cioè all'avvitamento del sistema su se stesso. La massa debitoria nei confronti del sistema bancario sia da parte dei privati che da parte dei governi è così elevata che l'unico modo per dare una vera e definitiva svolta alle sperequazioni economiche esistenti sul nostro pianeta è dare ai Governi stessi il potere di creare moneta, ma solo moneta reale (banconote e monete metalliche) cioè con un coefficiente di riserva del 100%. Questioni di coscienza 63. Dani, hai detto che diventare ricchi è positivo. E va bene. Ma lo è anche quando si ruba per diventare ricchi? Molte fortune sono state accumulate in modo disonesto, o fraudolento. E' lecito questo? Oggi la legge di mercato della domanda e offerta è stata molto distorta dalla corruzione a tutti i livelli. E' giusto questo? Come si può uscire da questa spirale perversa della corruzione? Cosa devono fare i poveri per uscire dalla povertà endemica? E i ricchi, che diventano sempre più ricchi sulla pelle dei poveri che diventano sempre più poveri, cosa dovrebbero fare per riequilibrare le energie? Non hanno anch'essi, come i poveri, un grosso karma da rilasciare? E per bilanciare i poli non dovrebbero invertirsi le parti? Ognuno ha il suo karma da rilasciare. Se viviamo una certa realtà allora l'abbiamo scelta noi, direttamente attraverso il nostro modo di pensare o indirettamente attraverso l'accettazione del karma degli antenati o attraverso le scelte fatte dalla nostra anima per farci imparare certe lezioni. Non esistono metodi universali per mutare la coscienza della gente. Ognuno può cambiare solamente lavorando su se stesso. Anche il cambiare il funzionamento del sistema economico (vedi articoli e D&R) non serve a nulla se non è affiancato da un parallelo mutamento delle coscienze. Determinazione del Valore di un bene o di un servizio 103. Come stabilire in modo corretto il valore di un servizio o di un bene? Il metodo più corretto sarebbe il lasciare la decisione del valore di un servizio o di un bene ai consumatori. Oggi invece il prezzo dei beni e dei servizi viene stabilito attraverso l'interazione tra produttori e consumatori o solo dai produttori nei casi di monopoli, di oligopoli e di cartelli. La determinazione del vero valore di un servizio o di un bene si basa sul Dovere Morale di dare in cambio qualcosa a chi ci offre un bene od un servizio, e non sul Diritto di pretendere un determinato valore da parte dei produttori. I consumatori in tal modo determinerebbero il vero valore di un bene o di un servizio sempre attraverso il mercato, cioè basandosi sull'utilità di quel bene o servizio rispetto a tutti gli altri. I produttori del bene o del servizio dovrebbero semplicemente rendere pubblico il costo del lavoro, il tipo di lavoro svolto e da chi. Quello che è il surplus, che comprenderebbe sia i salari sia i profitti, dovrebbe essere stabilito interamente dai consumatori in base all'utilità che loro reputano abbia quel particolare bene o servizio. Riguardo ai salari, dovrebbero essere uguali all'interno di uno stesso team di lavoro, indipendentemente dalla funzione di ognuno. E lo stesso dicasi per la divisione dei profitti, che dovrebbero essere divisi in modo da dare ad ogni membro del gruppo lo stesso ammontare. Competizione e concorrenza 19. Potresti spiegare meglio la differenza tra competizione e concorrenza di cui parli nell'articolo sul sistema economico? Generalizzando questi due concetti a tutti gli aspetti della vita sociale, possiamo dire che la competizione è necessaria affinché vi possa essere una crescita sia individuale sia collettiva ed in tutti i campi (economico, tecnologico, umano, spirituale). Nella competizione pura non si danneggia nessuno in quanto ciò che uno guadagna (notorietà, denaro, fiducia, ecc.) se lo è guadagnato senza togliere niente a nessuno, ma piuttosto guadagnando qualcosa di cui potenzialmente chiunque avrebbe potuto godere e facendolo in modo corretto. Una cosa è quindi togliere a qualcuno ciò che è sua proprietà od in suo possesso (danno diretto) o competere per qualcosa danneggiando gli altri competitori (concorrenza, danno indiretto), altra è invece prevalere sugli altri per qualcosa che potenzialmente tutti avrebbero potuto prendere (competizione) e comportandosi in modo corretto (competizione pura). Proprietà privata e proprietà comune 22. Ritieni che la proprietà privata sia necessaria? E la proprietà comune? Premetto che nel mio materiale io utilizzo il termine Possesso per indicare quella che viene comunemente definita come proprietà di beni. Definisco invece come Proprietà ciò che appartiene al proprio corpo. Utilizzo comunque qui la stessa terminologia dei termini utilizzati nella domanda. In un sistema puro sono presenti sia la proprietà privata sia la proprietà comune. La presenza di entrambi i tipi di proprietà può essere vista come l'applicazione del principio di Unità nella Diversità (art.32), dove la necessità di Unità della comunità è rappresentata dalla presenza della proprietà comune, e dove la necessità della Diversità dei membri della comunità è rappresentata dalla presenza della proprietà privata. La proprietà comune dovrebbe valere solo ed esclusivamente per certe zone territoriali. Il terreno in sostanza dovrebbe comprendere zone di proprietà privata e zone di proprietà comune (es. zone di passaggio, zone di ritrovo pubblico). E' da ricordare che il terreno, sebbene possa entrare in nostro Possesso, è sempre e comunque di Proprietà della Madre Terra (ho utilizzato qui le mie definizioni di Possesso e Proprietà). Tutti gli altri beni dovrebbero invece essere solo ed esclusivamente proprietà privata. Anche il bene moneta dovrebbe essere proprietà privata della comunità nella quale la moneta circola. La proprietà della comunità differisce dalle zone di proprietà comune che sono calpestabili liberamente da chiunque, anche se proveniente da un'altra comunità. Uomini e Donne 24. Esistono delle naturali differenze di forza fisica tra uomo e donna? E perché gli uomini sembrano essere sempre stati più attivi mentalmente, essendo stati i più grandi filosofi e scienziati quasi tutti uomini? Dio ha creato l'Uomo e la Donna con differenze fisiche in particolare nella muscolatura e nei lineamenti (più marcati negli uomini), nell'altezza fisica (maggiore negli uomini) e negli organi sessuali. Dio creò uomini e donne con stesse identiche capacità fisiche, emotive e mentali. Perfino la muscolatura maggiore dell'uomo non dovrebbe implicare in sé maggiore forza fisica. Come abbiamo detto la vera forza fisica dipende dall'attivazione delle particelle muscolari e dalla quantità di energia che abbiamo in noi, fattori questi che all'apparenza estetica non si presentano sotto forma di muscoli molto sviluppati, quanto piuttosto muscoli forti e rigidi. La differenza nella forza fisica ed anche nell'utilizzo delle facoltà mentali è dovuta a paure nella donna che risalgono all'origine dei tempi, sin da quando Eva si rifiutò di copulare con il fratello intimidita anche dal pene di Adamo. Questa differenza sessuale (organo sessuale esterno per gli uomini ed interno per le donne) inconsciamente ha creato una sottomissione fisica della donna rispetto all'uomo, e di conseguenza un senso di inferiorità che l'ha portata a lasciare agli uomini le questioni più impegnative, non solo fisiche ma anche mentali. Storicamente l'uomo non ha fatto nulla per aiutare la donna a rilasciare queste paure, ed ha anzi approfittato di questa situazione di superiorità psicologica per creare delle società patriarcali. Negli ultimi decenni le donne hanno cominciato a riprendere il potere che spetta loro e sempre di più sarà così in futuro. Ma per far ciò devono rilasciare le loro paure e farsi rispettare, sia fisicamente sia emotivamente sia mentalmente. L'ascensione globale per essere completa necessita del supporto fisico, mentale ed emotivo non solo degli uomini ma anche delle donne. E necessita anche che ognuno ragioni con la propria testa rilasciando tutte le influenze culturali, comprese quelle sulle differenze e sui modi di comportamento considerati propri dell'uomo e della donna. Uomini e Donne 25. Dani, non pensi che la differenza tra l'uomo e la donna abbia una ripercussione anche a livello sociale? Per esempio la donna partorisce ed è più legata alla sua prole in tenera età, nel senso che questa ha molto più bisogno della presenza della madre piuttosto che del padre. Una donna che sceglie di diventare madre ha dei doveri verso i figli e la famiglia in generale. Un figlio ha bisogno tanto del padre quanto della madre. Non è vero che un piccolo è più legato alla madre che l'ha partorito. E' tanto legato alla madre quanto al padre, se entrambi sono ugualmente presenti. Se si lega di più alla madre solitamente è perché la madre è più presente. La donna ha gli stessi doveri dell'uomo verso i figli e la famiglia, né più né meno. D'altra parte una casalinga che si dedica alla famiglia svolge un lavoro importante per la collettività e deve essere perciò remunerata adeguatamente, mentre oggi non lo è. Ciò non vuol dire che la donna debba fare solo la casalinga, tuttavia il dovere di madre è più importante rispetto a qualunque altro lavoro e credo che sia anche il più appagante. Non è giusto che le casalinghe debbano essere pagate. Ritengo che un padre ed una madre dovrebbero occuparsi della casa e dei figli allo stesso modo. Come vedi tu la famiglia nella società futura e quale dovrebbero essere i ruoli del padre e della madre? Il padre e la madre dovrebbero avere la stessa importanza nella famiglia, ed occuparsi entrambi della casa e dei figli allo stesso modo. La differenza dei ruoli è puramente culturale e non è corretta. Infine come deve essere considerata dalla collettività la donna che decide di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia? E' una sua scelta, ma nessuno gli deve niente. Certo che il Governo può scegliere di sussidiarla in qualche modo per finanziare lei ed il figlio. La questione comunque è da approfondirsi. Non bisogna rischiare infatti che donne e uomini non facciano nulla per la collettività e siano mantenuti da essa con la scusa di dedicarsi ai figli. Non pensi forse che se un Governo decidesse di finanziare con uno stipendio le casalinghe allora un sacco di donne o anche uomini si fionderebbero a fare questo "lavoro"? Penso comunque che il fatto di occuparsi della propria casa e della propria prole sia un dovere morale della persona stessa che non debba essere retribuito dalla società. Le persone scelgono se avere figli e se non possono mantenerli allora la prossima volta ci penseranno due volte prima di farne uno. Non è giusto che la collettività mantenga coloro che fanno figli solo per il fatto di farli. Se vuoi fare figli, prenditi la responsabilità ed accertati prima di poterli mantenere. E come vedi tu le donne soldato, che vanno a fare la guerra? Le donne possono essere tanto forti e dure quanto gli uomini. Le differenze esistono solo per questioni culturali. Se tu osservi i bambini piccoli, quando non sono ancora influenzati dalla cultura esterna, le bambine sono tanto forti quanto i bambini e si menano tra loro come da adulti solo i maschi fanno tra loro. Servizi gratuiti 53. Quali sono a tuo avviso quei servizi che la comunità dovrebbe offrire gratuitamente ai suoi membri? Innanzitutto il bene moneta (mezzo di scambio), che dovrebbe essere creato dal Governo della comunità. E poi i servizi di istruzione e di sanità. Per tutti i servizi, ad esclusione della creazione del bene moneta, l'ideale è un mercato competitivo e libero da ogni vincolo nel quale i prezzi si formano attraverso il meccanismo di domanda e offerta. Sebbene infatti riteniamo che i servizi di istruzione e di sanità dovrebbero essere gratuiti, ciò non toglie la possibilità a chi lo desideri di offrire privatamente tali servizi ed a pagamento. Moneta 34. Rif. D&R Giugno n° 33. Ammesso che l'Italia riesca a sganciarsi dall'euro per battere moneta in modo autonomo e che le altre nazioni europee ne garantiscano la convertibilità. Per quale motivo dovrebbero garantirne la convertibilità? Semplicemente perché qualsiasi moneta di qualsiasi stato ha la propria convertibilità con le altre monete (anche se in vari casi attraverso l'ancoraggio ad una moneta più forte come il dollaro), nel momento in cui sono monete statali. Se sono monete pubbliche e legali, nessuno impedirà ad un paese sviluppato come l'Italia, fonte di reddito anche per molti altri paesi, di crearsi una propria moneta nazionale. Non ci potrebbe essere il pericolo di massicce fughe di capitali all'estero? Come si potrebbe evitare ciò? Stampando continuamente moneta per reintegrare quella esportata? E se poi qualcuno re-immettesse tutta la moneta esportata nel flusso monetario italiano, cosa succederebbe? Cosa ne pensi? Le fughe di capitali all'estero, considerando questo particolare problema della nazionalizzazione della moneta, non creano problemi. Ciò che conta tenere sotto controllo è la quantità di moneta nel sistema (in Italia o all'estero che sia) e non dove si trova. La moneta nazionale, anche se convertita con altre monete estere, da qualche parte continuerà ad esistere, non è che sparisce. Semplicemente cambia il possessore di tale moneta. Gli spostamenti di capitali, quindi, non creano problemi da questo punto di vista. Naturale che, per evitare qualsiasi tipo di speculazione sul mercato dei cambi, l'ideale sarebbe avere monete nazionali con cambio fisso 1 a 1. Ma questo è un altro discorso. Creazione di moneta 40. In riferimento all'art. 18: "Il Governo dovrebbe creare moneta dal nulla e farla pagare con un certo tasso di interesse ai membri della comunità". Io parto con 3 euro. Compro, ad esempio, 100 euro all'interesse del 3%. Ne ottengo 97. Poi ne ricompro altri 100. Adesso ne ho 194. E così via... diventerò milionario. Sono veramente digiuno di economia, ma mi sembra strana questa cosa. Il denaro al massimo puoi prenderlo in prestito da chi lo crea dal nulla ma non comprarlo (è ciò che succede oggi con i prestiti offerti dal sistema bancario). Il denaro è un mezzo di scambio, non un bene qualsiasi. Il sistema monetario in cui è il Governo a creare moneta dal nulla è simile a quello odierno con la differenza sostanziale che non sono le banche private a creare moneta dal nulla, bensì i Governi. Così come oggi non compri denaro dalle banche ma lo prendi in prestito, lo stesso si farebbe nel caso in cui fosse il Governo a creare moneta e non le banche private (ricordo infatti che anche le banche centrali sono banche private nella quasi totalità dei casi). Attuale inflazione 42. L’inflazione è tornato ad essere un tema di attualità in questi giorni. Tutti coloro che vivono di un modesto stipendio o pensione sanno benissimo, contrariamente a quanto rilevato dall’ISTAT, che il costo della vita, per effetto sia dell’euro che della speculazione, è aumentato notevolmente. E’ molto strano notare come i prezzi continuino ad aumentare nonostante il calo dei consumi. Cos’è che alimenta l’inflazione? Chi è manovra questo fenomeno? Sebbene l'inflazione come fenomeno in sé derivi esclusivamente dalla particolare struttura dell'attuale sistema bancario (vedi art.18), l'inflazione di questo periodo è un fenomeno che si basa ANCHE sulle aspettative. Sebbene infatti le banche pratichino interessi bassi sui prestiti, cosa che dovrebbe favorire l'aumento della spesa e quindi della produzione e di conseguenza un aumento dei prezzi, i consumi non aumentano e di conseguenza nemmeno la produzione. E quindi l'aumento di prezzi dovuto a questo particolare fattore è ridotto. In questo periodo, invece, l'aumento dei prezzi è dovuto in buona parte alle aspettative dei consumatori e dei produttori. In una situazione difficile a livello politico-sociale, la gente tende per paura (per lo più inconscia) a diminuire i propri consumi e preservare il denaro. Allo stesso modo i produttori, prevedendo ciò, diminuiscono la produzione cosa che porta ad un aumento dei prezzi dei prodotti per meglio coprire i costi di produzione ed avere pur sempre un certo profitto. Attuale inflazione 43. Non pensi però che l'inflazione attuale nel nostro paese dipenda in parte anche dal cambio della moneta, dalla lira all'euro? Vi è stato sicuramente in media un arrotondamento in eccesso dei prezzi sfruttando il cambio di valuta, ma quello è stato un aumento dei prezzi istantaneo, per così dire, che non influenza e non giustifica però l'inflazione esistente prima e ben dopo il cambio di moneta. Creazione di Moneta 59.Continuo a non capire la questione del denaro creato dal nulla: d'accordo, prenderei il denaro in prestito (dal Governo invece che dalle banche come si fa oggi), ma tu dici che il prezzo del denaro è l'interesse e quindi non rendo indietro il denaro. Parole tue: "Cioè il Governo dovrebbe creare moneta dal nulla e farla pagare con un certo tasso di interesse ai membri della comunità. Ma in quanto moneta di credito, non verrebbe richiesta indietro. Non sarebbe cioè un prestito, bensì una vera e propria vendita il cui prezzo del bene moneta è costituito dall'interesse pagato". Allora, essendo una moneta di credito ne segue che non crea debito. La moneta verrebbe quindi venduta dal Governo e non richiesta indietro. E' vero anche però che, per evitare possibili inflazioni dei prezzi, il Governo porrebbe delle "imposte" sulla gente che vanno a diminuire la massa di moneta circolante della quantità ritenuta dal Governo necessaria per mantenere i prezzi stabili. Ora, dire che esistono delle "imposte" da parte di chi crea la moneta, nel nostro caso il Governo, equivale a dire che il Governo ha la possibilità di chiedere di restituire parte di tale moneta per il bene collettivo (nella pratica, per mantenere i prezzi stabili). Quindi è vero che vi è una vendita ma è vero anche che, essendo la proprietà del bene moneta una proprietà collettiva di tutti i membri della comunità, allora si può intendere tale vendita come una forma di prestito dai membri della collettività a se stessi, dato che il Governo (rappresentanti della comunità stessa) può richiedere indietro una certa somma di moneta in circolazione per evitare rialzi inflazionistici. Il Governo non venderebbe moneta all'infinito senza limiti. Stabilirebbe un tetto massimo di vendita di moneta per ogni persona in un determinato arco di tempo. E sopra tale "tetto massimo per individuo" venderebbe denaro solo a fronte di progetti o spese qualsiasi ma di utilità pubblica. Interesse sui Prestiti di Capitale 60. Rif. D&R n.58 di Maggio: "Nel caso in cui, invece, chi presta il capitale è colui che crea il capitale prestato (il sistema bancario) allora la richiesta di tale interesse è ingiustificata, poiché non si sottrae nessuna utilità del capitale al prestatore dato che tale capitale prima non esisteva, ma viene invece creato appositamente per il prestito. Questo è ciò che succede con i prestiti bancari attraverso l'utilizzo del meccanismo della riserva frazionale". Ma non hai detto che la moneta creata dal Governo verrebbe venduta a fronte di un prezzo? Non è quindi la stessa cosa? Il Governo venderebbe moneta e quindi non presta nulla. Ma in realtà, essendo la moneta stessa un bene collettivo, si tratta di una vendita a se stessi. Quindi le imposte eventualmente richieste dal Governo per ribilanciare la massa monetaria in circolazione ed evitare l'aumento dei prezzi sono un ridare un qualcosa a se stessi da parte della comunità o in altre parole un prestito. Quindi diciamo che l'emissione di moneta da parte del Governo può essere vista come una vendita della Comunità a singoli individui o gruppi della Comunità stessa. Ma allo stesso tempo può essere vista come un prestito dato che vi è la possibilità di dare indietro parte di quella moneta. Plusvalore e Prezzo 11. Nel tuo materiale hai parlato di come il prezzo di un bene o servizio dipenda dalla domanda e dall'offerta dello stesso. Nella D&R n.103 di Aprile hai però anche detto: "Come stabilire in modo corretto il valore di un servizio o di un bene? Il metodo più corretto sarebbe il lasciare la decisione del valore di un servizio o di un bene ai consumatori. Oggi invece il prezzo dei beni e dei servizi viene stabilito attraverso l'interazione tra produttori e consumatori o solo dai produttori nei casi di monopoli, di oligopoli e di cartelli". Non è una contraddizione? Il prezzo di un bene o servizio dipende dalla domanda e dall'offerta dello stesso ma è vero anche che sono i consumatori a determinare sia la domanda sia all'offerta in ultima analisi (se i consumatori non domandano allora nessuno offre perché sarebbe una spesa inutile). Quindi è anche vero che è il consumatore che determina il mercato e dovrebbe lo stesso consumatore determinare anche il plusvalore di un determinato bene o servizio. (il plusvalore o surplus è, semplificando, la differenza tra il prezzo ed i costi di produzione di un bene o servizio). Salari e Profitti 12. Nella D&R n.103 di Aprile hai affermato: "Riguardo ai salari, dovrebbero essere uguali all'interno di uno stesso team di lavoro, indipendentemente dalla funzione di ognuno. E lo stesso dicasi per la divisione dei profitti, che dovrebbero essere divisi in modo da dare ad ogni membro del gruppo lo stesso ammontare". Consideri parte di uno stesso team di lavoro anche l'imprenditore stesso o solo i dipendenti? Cioè anche l'imprenditore (o capitalista) dovrebbe avere secondo te lo stesso salario e la stessa quota di profitto dei dipendenti? Ritengo giusto che il capitalista, cioè colui che assume su di sé il rischio di impresa (e quindi in pratica il rischio di perdere il proprio investimento), abbia un salario uguale ai dipendenti nel caso in cui egli stesso partecipi direttamente nel team di lavoro dell'impresa ed una quota di profitto proporzionale alla quota di capitale sociale sottoscritta. Genericamente parlando è giusto che il profitto (inteso come guadagno ulteriore in aggiunta al salario) sia diviso in modo eguale tra i membri di un gruppo, ma nel caso di un'impresa odierna in cui vi è un investimento costituito da un capitale sociale, allora è giusto che il profitto (inteso qui come la rendita del capitale investito, un caso particolare della definizione generica precedente di profitto) venga distribuito in modo proporzionale alla quota di capitale sociale sottoscritta. Competizione 1. L'accettazione del concetto di competizione e che distingui dal concetto di concorrenza (competizione scorretta che priva gli altri di qualcosa), comporta comunque la presenza di un vincente e di un perdente (semplificando il concetto ad un microsistema con due soli agenti). Ora, tale fatto non è di per sé negativo? Tutto dipende dal nostro approccio alla competizione. Se il porsi a confronto con gli altri lo si vede come uno stimolo a migliorarsi ed a godersi il gioco qualunque sia il risultato, allora la competizione può diventare anche divertente e molto formativa. E' vero che spesso nella concorrenza si adottano comportamenti non proprio socialmente equi e solidali, ma anche questi comportamenti insegnano molto (se non altro cosa non fare per essere corretti con gli altri). A livello globale, un approccio corretto alla competizione da parte degli agenti comporterebbe anche un sistema in cui anche il perdente non viene massacrato ma ha comunque un sostegno economico "di sopravvivenza" da parte della collettività attraverso i suoi rappresentanti governativi, che nel governo ideale sono anche i responsabili diretti della creazione di moneta per conto della Collettività. Bisogni, Produzione e Natura 26. Io penso, d'accordo con te, che la Natura sia l'ambiente perfetto per noi umani in cui vivere. Un ambiente senza tecnologia o macchinari alcuni, in cui tutti i nostri bisogni sono soddisfatti dalla produzione della Natura. Un ambiente in cui la Natura ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Ora, un ambiente come questo potrebbe essere visto da alcuni come meno evoluto del nostro mondo ipertecnologico. Ma a mio avviso non è così: questo mondo attuale ci rende schiavi del nostro lavoro e di tutti i prodotti che abbiamo intorno. Vivere in mezzo alla natura, invece, ci permetterebbe di essere veramente liberi e vivere tra noi focalizzandoci sui rapporti umani, sui rapporti con noi stessi e gli altri esseri viventi in generale, e quindi sulla nostra crescita interiore. Per questo il ritorno alla Natura è senza dubbio, a mio avviso, il fine ultimo della nostra società. Sono d'accordo. Un primo passo importante è sicuramente il cambiare il meccanismo di controllo del mezzo di scambio (moneta) e renderlo proprietà di tutti (attraverso il controllo della moneta da parte del Governo). Un ulteriore passo molto utopico oggigiorno sarà, a mio avviso, quello dell'eliminazione totale del mezzo di scambio stesso (moneta) e quindi anche del valore di scambio monetario (prezzo in denaro). Successivamente sarà necessaria anche l'eliminazione del valore di scambio in toto, realizzando una società in cui si dà e si prende dalla Natura e ci si scambia tra persone ciò di cui si ha bisogno. Un mondo come questo può esistere, ma prima la gente deve lavorare su se stessa e mutare i propri pensieri interiori (e quindi evolvere spiritualmente) per poter permettere ad un tale tipo di società di manifestarsi. Capitalismo, ricchezza e povertà 12. Qual è il problema del capitalismo? Perché ha creato e continua a creare un divario sempre più grande tra ricchi e poveri? Penso che due siano i punti chiave: il primo e più importante in assoluto è il problema del controllo del mezzo di scambio, cioè della moneta. La creazione di moneta da parti di privati basata sul meccanismo della riserva frazionale crea un circolo vizioso in cui, globalmente parlando, si è costretti a prendere a prestito per pagare i debiti all'infinito. Questo crea una sempre maggior ricchezza di pochi (coloro che gestiscono la moneta ed i loro amici, cioè quelli ai quali tali creatori di moneta concedono maggiori prestiti e benefici) ed un sempre maggior impoverimento di molti. Il secondo problema è connesso invece al meccanismo di distribuzione dei salari e dei profitti. Ritenendo di pari importanza ogni singola persona facente parte di un gruppo di lavoro, penso che all'interno di uno stesso team di lavoro (in un'impresa o altro tipo di organizzazione, in sostanza) i salari dovrebbero essere uguali per tutti. E lo stesso discorso vale in generale per la suddivisione del profitto in parti uguali tra tutti i membri del team con l'eccezione delle imprese in forma di società il profitto nelle quali andrebbe invece diviso solamente in base al capitale sociale sottoscritto, cioè in base al rischio d'impresa assunto (così come già avviene oggigiorno) in quanto rendita del capitale. Nei casi in cui non vi è capitale sociale sottoscritto, invece, il profitto andrebbe diviso proporzionalmente tra tutti i membri del team. Spiritualità e denaro 1. Ti riscrivo a distanza di un giorno per dirti che, rispetto a quanto ti dicevo nella mail di ieri, ho avuto degli spunti chiarificatori dall'articolo 42 sul sistema economico, all'interno del quale tu parli proprio del ruolo del denaro nel determinare il posto che ciascuno di noi si vede riconosciuto nella società odierna. In effetti, mi sento meno confusa rispetto al fatto se sia giusto o meno desiderare del denaro per vivere con maggiore benessere, però mi dovresti chiarire una cosa: è sbagliato dire che per agevolare l'evoluzione spirituale ci si dovrebbe staccare dalla materialità e da un concetto di benessere terreno, dato anche dalla ricchezza personale in senso economico? Dico questo perchè, sarà per cultura o per luoghi comuni, ma ho sempre associato la vera evoluzione spirituale proprio con ad un'idea di vita vissuta nella "povertà", tipo San Francesco..., o, comunque, ad una vita in cui l'ambizione personale, in termini di carriera professionale e forti guadagni, non dovesse essere presente...(a meno di indirizzare tali percorsi verso obiettivi di solidarietà e donazione di denaro a chi ne ha bisogno). Penso sia normale avere desideri e se il denaro è necessario per manifestare tali desideri allora è naturale desiderare denaro. Penso comunque che sia una questione di priorità di desideri: penso che la priorità data a desideri materiali che vadano oltre al minimo necessario per vivere in modo dignitoso possa portare fuori strada. Ma penso anche che la curiosità di provare uno stile di vita "da ricchi" ed il desiderare denaro di per sé non siano cose negative, ma lo diventano se diventano desideri e priorità troppo importanti nelle propria Vita. Svizzera 14. La Svizzera ha un qualche ruolo energetico particolare per il pianeta Terra? Non è un chakra, innanzitutto, né maggiore (i 12 chakra principali di cui si è già parlato) né inferiore (ne esistono molti altri a livello locale, dei quali parleremo in futuro). Da un punto di vista fisico, essa corrisponde a quella che nell'essere umano è chiamata tiroide, ossia quella ghiandola che regola (misura) più di tutte le altre il funzionamento del nostro corpo. L'ormone tiroideo secreto dalla tiroide e diffuso nel corpo attraverso il sangue corrisponde per il pianeta Terra al denaro (misura del valore) che diparte dalla Svizzera e si diffonde sul pianeta attraverso il sistema finanziario. Da un punto di vista eterico, essa costituisce il principale (non è l'unico) luogo "neutrale" sulla Terra, ossia un luogo in cui a causa della presenza di una forte schermatura energetica protettiva non è possibile subire manipolazioni né manipolare a livello sottile. I luoghi energeticamente protetti, come la Svizzera, sono quei luoghi in cui a livello eterico hanno sede le legioni divine, gli angeli in primis. La Svizzera è per il pianeta Terra la sede centrale delle legioni divine. Molte entità nell'arco della storia terrestre hanno spesso sfruttato tali luoghi energeticamente neutrali per deporvi la loro ricchezza o per effettuarvi attività non manipolatorie che in altri luoghi sarebbero state sotto continua manipolazione. Creazione di denaro dal nulla 15. Rif.precedente D&R. Mi verrebbe da pensare quindi che il sistema finanziario attuale basato sulla creazione di denaro dal nulla è di per sé neutrale, è corretto? Certamente, è energeticamente neutrale poiché non è manipolatorio. Manipolare significa prelevare da altri energia non propria e sfruttarla a proprio piacimento. Ma il sistema finanziario attuale si basa sulla creazione di denaro DAL NULLA, e per definizione quindi non viene rubata energia a nessuno (si utilizza a livello sottile infatti la propria energia per creare un qualcosa dal nulla, ossia l'energia usata per qualsiasi processo di creazione sui piani eterici creativi). Ora, la critica al sistema finanziario esistente oggigiorno che noi facciamo è una critica formale (quindi di principio) e non una sostanziale (quindi di merito). Da un punto di vista esoterico, infatti, non vi è alcuna manipolazione in tale sistema per quanto detto sopra. E' invece da un punto di vista exoterico o di forma che il modo usato oggigiorno non ci pare essere il modo ideale di gestire la creazione di denaro. Si critica cioè la moralità di una particolare forma di creazione di denaro dal nulla (ossia quella gestita da privati) e non la creazione di denaro dal nulla in quanto tale. Si veda il sito www.signoraggio.info per maggiori informazioni. Prestiti ad interesse 11. Nell'art.101, ultimo paragrafo,scrivi: "..Quel profitto, invece, che deriva dalla cessione di Moneta e che non viene distribuito egualmente tra tutti i legittimi proprietari (tutti i membri della comunità che accetta la circolazione di tale misura del valore) non è un Vero Interesse, ma trattasi di Usura..". Con questo vuoi dire che anche il prestito di proprio denaro ad interesse non è corretto? Sì. Il denaro infatti, sebbene in proprio possesso, non è di propria proprietà (scusa il gioco di parole). La proprietà del denaro infatti è della collettività nel suo complesso, come spiegato negli articoli 100 e 101. Il singolo individuo può essere solo un "portatore" momentaneo di tale denaro, ossia un possessore. Per questo fondamentale motivo, anche il prestito ad interesse di denaro in proprio possesso non è logicamente corretto e giusto. Prestiti ad interesse 12. Ma allora le banche anche con la riserva al 100% non potrebbero pretendere un interesse dal capitale prestato, giusto? La banca, con una riserva del 100%, sarebbe un puro intermediario e come ogni intermediario avrebbe un suo costo di commissione per coprire le spese di gestione. Avrebbe comunque un introito come pagamento del suo servizio di intermediazione, ma tale pagamento è una tantum sul prestito. E non è un prezzo della moneta, e nemmeno un profitto sulla moneta prestata, ma semplicemente un pagamento del servizio di intermediazione. La differenza pratica, al di là di quella concettuale, è che gli interessi sulla moneta prestata sono cumulabili, mentre il pagamento per il servizio di intermediazione è un semplice pagamento non cumulabile di un servizio Linguaggio numerico 10. Non capisco bene cosa intendi con "linguaggio numerico" nell'art.100 . Intendo la capacità di distinguere la finitezza delle cose. Noi siamo abituati a considerare il numero come cifre: 1,2,3,4,5,ecc. . Queste cifre sono solo una rappresentazione grafica del numero. Esso è invece la definizione di un'essenza finita, delimitata. E dato che tutto nello spazio-tempo è per definizione limitato, tutto ciò che esiste nello spazio-tempo, a livello di essenza spirituale, cioè in quanto Spirito, comprende tale finitezza: comunica cioè in un linguaggio numerico. Creazione di denaro dal nulla 15. Rif.precedente D&R. Mi verrebbe da pensare quindi che il sistema finanziario attuale basato sulla creazione di denaro dal nulla è di per sé neutrale, è corretto? Certamente, è energeticamente neutrale poiché non è manipolatorio. Manipolare significa prelevare da altri energia non propria e sfruttarla a proprio piacimento. Ma il sistema finanziario attuale si basa sulla creazione di denaro DAL NULLA, e per definizione quindi non viene rubata energia a nessuno (si utilizza a livello sottile infatti la propria energia per creare un qualcosa dal nulla, ossia l'energia usata per qualsiasi processo di creazione sui piani eterici creativi). Ora, la critica al sistema finanziario esistente oggigiorno che noi facciamo è una critica formale (quindi di principio) e non una sostanziale (quindi di merito). Da un punto di vista esoterico, infatti, non vi è alcuna manipolazione in tale sistema per quanto detto sopra. E' invece da un punto di vista exoterico o di forma che il modo usato oggigiorno non ci pare essere il modo ideale di gestire la creazione di denaro. Si critica cioè la moralità di una particolare forma di creazione di denaro dal nulla (ossia quella gestita da privati) e non la creazione di denaro dal nulla in quanto tale. Si veda il sito www.signoraggio.info per maggiori informazioni. Fannulloni
(via Msn) - Dall'art. 73 si evince che ai fannulloni vanno garantiti solo i bisogni primari (con i titoli nominativi), ma non la pensione (se non hanno mai lavorato). Si, esatto! Competizione, agonismo e violenza 59. Ho letto il tuo articolo sul sistema economico che mi è piaciuto molto. Ma ho qualche domanda da farti. La competizione è una buona cosa per migliorarsi, quindi è un misurarsi con se stessi. Ma cosa pensi della competizione sportiva, come il calcio, il pugilato e tante altre gare competitive in cui ciò che conta non è lo spettacolo come arte, ma scaricare la rabbia, la violenza contro gli avversari, sia da parte dei tifosi che dei protagonisti, sotto il controllo dei pochi furbi che oltretutto ci fanno anche un sacco di soldi, alla faccia dei coglioni (tifosi) che li foraggiano? Posso capire l'atletica leggera, dove si compete senza danneggiare gli altri, ma gli sport di massa non mi sono mai piaciuti, anche se da ragazzo ho giocato a pallone ed ero anche bravo. Tu trovi giusto che le persone si scannino a vicenda per la propria squadra di calcio? Il calcio in sé non è uno sport violento. Quando si gioca e ci si impegna allora si diventa agonistici, e ci si può far male a vicenda ma involontariamente. Fa parte dell'agonismo, che è un segno di impegno. Ma il far male non è lo scopo del gioco. Vi sono sport invece direttamente violenti, come ad esempio il pugilato. Sport cioè in cui il gioco consiste proprio nel far male all'avversario. Non è di certo così nel calcio. Non è colpa dei giocatori se la gente va allo stadio per sfogarsi. Le emozioni che il calcio provoca nella gente fa loro tirar fuori tutte le emozioni, anche quelle più negative. Ma questo è un problema dei tifosi così accaniti che hanno questi problemi loro personali, non dei giocatori che vanno in campo o dei dirigenti delle squadre. Scarsità di moneta e inflazione 60. Nell'articolo n.42 dici che vi è scarsità di denaro nel nostro sistema rispetto a quello di cui la gente avrebbe bisogno. Ma se fosse il Governo a creare moneta e cominciasse a creare soldi per tutti non si creerebbero molto presto fenomeni di superinflazione? Il problema dell'inflazione è strettamente legato alla moneta virtuale, non reale. Nel nostro sistema economico odierno la quantità di moneta risultante dai dati è elevatissima perché vi sono un sacco di transazioni virtuali, che non richiedono cioè l'uso della moneta vera e propria, metallica o cartacea che sia. Tali transazioni vengono fatte in modo rapidissimo attraverso l'utilizzo delle tecnologie informatiche. Pensiamo alle speculazioni di borsa, ad esempio. Per questo fatto della notevole velocità di circolazione della moneta oggigiorno potrebbe apparentemente sembrare che non vi sia scarsità di denaro. Ma in realtà il denaro esistente è insufficiente, nel senso che la possibilità di creare lavoro o di realizzare determinate opere (private o pubbliche che siano) necessarie alla comunità può essere limitata da coloro che hanno il potere di creare moneta, ossia i banchieri privati. Il problema dell'inflazione deriva dalla presenza del meccanismo di riserva frazionale nel sistema bancario. Le banche, in sostanza, hanno la possibilità di prestare molto più denaro di quello che hanno. E tale nuovo denaro creato attraverso i prestiti non viene reso manifesto con denaro vero e proprio metallico o cartaceo, ma va ad aggiungersi alla massa monetaria nel sistema semplicemente digitando numeri su computer o scrivendo numeri su un titolo cartaceo. In questo modo risulta esservi moneta in eccesso nel sistema (in eccesso rispetto a quella che dovrebbe esserci, ed in eccesso quindi rispetto ai beni e servizi realmente scambiati nel sistema). Tale moneta in eccesso viene giustamente percepita come un problema economico. Il fatto è che tale eccesso viene solitamente ridotto attraverso l'aumento dei tassi di interesse, che provocano a loro volta un aumento del costo dei prestiti bancari e quindi di conseguenza una variazione dei prezzi dei beni. Tale variazione sarà tendenzialmente negativa, dato che la gente comprerà meno. E quindi le imprese saranno costrette ad abbassare i prezzi, tanto maggiore è la competizione nel proprio settore (a meno di cartelli tra imprese). I prezzi potranno invece rimanere stabili o addirittura aumentare se il settore in cui l'impresa opera è monopolistico o comunque poco competitivo. In tal caso, infatti, l'impresa tenderà a scaricare il proprio aumento di costo sul prezzo dei beni. L'unico vero modo per eliminare l'inflazione e tutti gli effetti connessi è dare solo ed esclusivamente al Governo (e non più alle banche private) il potere di creare la moneta. Ed abolire il meccanismo di riserva frazionale. Per maggiori informazioni vedi art.18 La Vera Origine dei Prezzi. Moneta e inflazione 61. Se è vero che la moneta nominale è sempre in eccesso ma quella reale è sempre scarsa, gli economisti quale delle due guardano? Gli economisti guardano solitamente l'aggregato monetario chiamato M1, che comprende il circolante (monete e banconote reali effettivamente emesse dalla BC), gli assegni turistici ed i depositi in conto corrente. E' l'aggregato che la banca centrale riesce a controllare meglio. Tale aggregato è già in parte nominale, dato che un aggregato puramente reale comprenderebbe solamente il circolante, cioè le banconote e monete realmente emesse dalla BC. Gli economisti considerano anche altri aggregati meno liquidi rispetto ad M1 (es. M2, M3). La liquidità indica la disponibilità immediata del denaro per le transazioni. In un sistema puro, la liquidità dovrebbe essere assoluta, cioè vi dovrebbe essere solo denaro circolante, cioè effettivamente emesso dalla BC, o titoli sostitutivi di tale denaro ma che non fruttano alcun interesse, così come la moneta vera e propria. La moneta reale (circolante) non frutta interessi. Sono i titoli su tale moneta che invece ne fruttano. Il problema è che la moneta necessaria per pagare gli interessi sui titoli non esiste! Mentre il titolo cioè rappresenta moneta esistente o moneta creata dal nulla dalle banche attraverso i prestiti, l'interesse sul titolo è una certa quantità di moneta che viene creata anch'essa dal nulla, anche quando il titolo si basa sul circolante cioè su moneta effettivamente esistente. Questa creazione di denaro che in realtà non esiste fisicamente fa sì che risulti esserci più moneta nel sistema di quanta ve ne è in realtà. In sostanza, gli interessi sui titoli devono essere pagati ma la moneta per pagare tali interessi non viene creata in aggiunta a quella già esistente nel sistema. Questo fa sì che la quantità di denaro necessaria per le transazioni sia sempre scarsa e che quindi si continui a ricorrere ai prestiti bancari per pagare gli interessi. E' un circolo vizioso, in cui l'unico modo per sopravvivere e pagare tutto è continuare a prendere a prestito dalle banche, le quali vogliono interessi per i soldi che creano dal nulla. Ma i soldi per tali interessi non esistono nel sistema perché non vi è stato un parallelo incremento della massa monetaria del sistema. Questo meccanismo crea una dipendenza dal sistema bancario e, a causa dell'eccesso di moneta nominale rispetto a quella reale, una perenne inflazione. Politica monetaria 62. Perché i tassi di interesse sono oramai quasi nulli? Perché la quantità di moneta nominale è talmente in eccesso rispetto a quella reale che i prezzi continuano ad aumentare, dato che risultano esserci molti più soldi di quelli che vi sono realmente e ciò provoca un aumento della domanda e quindi dei prezzi. L'aumento di domanda provoca anche un necessario aumento di offerta da parte delle imprese. Tale aumento di offerta comprende un aumento dei costi per le imprese. Dato che però l'aumento dei prezzi fa diminuire a sua volta la domanda (la gente compra di meno) allora il lato dell'offerta si ritrova con un eccesso di produzione e di costi. Tale effetto negativo sulle imprese le costringe a prendere in prestito dalle banche. La Banca Centrale, per non vedere il paese crollare a picco, è costretta a cercare di risollevare la situazione economica favorendo i prestiti alle imprese (per supplire ai costi) ed ai consumatori (affinché consumino). E questo lo può fare solo abbassando i tassi di interesse. Questo è ciò che sta avvenendo oggi. Siamo arrivati ad avere tassi quasi nulli perché i debiti accumulati dalle imprese e dai consumatori nei confronti delle banche sono divenuti così alti che le banche stesse rischiano il fallimento. E perciò cercano a loro volta di rimanere in vita favorendo i prestiti, i quali a loro volta sono necessari per mantenere in vita le imprese e l'economia del paese. Siamo arrivati cioè all'avvitamento del sistema su se stesso. La massa debitoria nei confronti del sistema bancario sia da parte dei privati che da parte dei governi è così elevata che l'unico modo per dare una vera e definitiva svolta alle sperequazioni economiche esistenti sul nostro pianeta è dare ai Governi stessi il potere di creare moneta, ma solo moneta reale (banconote e monete metalliche) cioè con un coefficiente di riserva del 100%. Questioni di coscienza 63. Dani, hai detto che diventare ricchi è positivo. E va bene. Ma lo è anche quando si ruba per diventare ricchi? Molte fortune sono state accumulate in modo disonesto, o fraudolento. E' lecito questo? Oggi la legge di mercato della domanda e offerta è stata molto distorta dalla corruzione a tutti i livelli. E' giusto questo? Come si può uscire da questa spirale perversa della corruzione? Cosa devono fare i poveri per uscire dalla povertà endemica? E i ricchi, che diventano sempre più ricchi sulla pelle dei poveri che diventano sempre più poveri, cosa dovrebbero fare per riequilibrare le energie? Non hanno anch'essi, come i poveri, un grosso karma da rilasciare? E per bilanciare i poli non dovrebbero invertirsi le parti? Ognuno ha il suo karma da rilasciare. Se viviamo una certa realtà allora l'abbiamo scelta noi, direttamente attraverso il nostro modo di pensare o indirettamente attraverso l'accettazione del karma degli antenati o attraverso le scelte fatte dalla nostra anima per farci imparare certe lezioni. Non esistono metodi universali per mutare la coscienza della gente. Ognuno può cambiare solamente lavorando su se stesso. Anche il cambiare il funzionamento del sistema economico (vedi articoli e D&R) non serve a nulla se non è affiancato da un parallelo mutamento delle coscienze. Determinazione del Valore di un bene o di un servizio 103. Come stabilire in modo corretto il valore di un servizio o di un bene? Il metodo più corretto sarebbe il lasciare la decisione del valore di un servizio o di un bene ai consumatori. Oggi invece il prezzo dei beni e dei servizi viene stabilito attraverso l'interazione tra produttori e consumatori o solo dai produttori nei casi di monopoli, di oligopoli e di cartelli. La determinazione del vero valore di un servizio o di un bene si basa sul Dovere Morale di dare in cambio qualcosa a chi ci offre un bene od un servizio, e non sul Diritto di pretendere un determinato valore da parte dei produttori. I consumatori in tal modo determinerebbero il vero valore di un bene o di un servizio sempre attraverso il mercato, cioè basandosi sull'utilità di quel bene o servizio rispetto a tutti gli altri. I produttori del bene o del servizio dovrebbero semplicemente rendere pubblico il costo del lavoro, il tipo di lavoro svolto e da chi. Quello che è il surplus, che comprenderebbe sia i salari sia i profitti, dovrebbe essere stabilito interamente dai consumatori in base all'utilità che loro reputano abbia quel particolare bene o servizio. Riguardo ai salari, dovrebbero essere uguali all'interno di uno stesso team di lavoro, indipendentemente dalla funzione di ognuno. E lo stesso dicasi per la divisione dei profitti, che dovrebbero essere divisi in modo da dare ad ogni membro del gruppo lo stesso ammontare. Competizione e concorrenza 19. Potresti spiegare meglio la differenza tra competizione e concorrenza di cui parli nell'articolo sul sistema economico? Generalizzando questi due concetti a tutti gli aspetti della vita sociale, possiamo dire che la competizione è necessaria affinché vi possa essere una crescita sia individuale sia collettiva ed in tutti i campi (economico, tecnologico, umano, spirituale). Nella competizione pura non si danneggia nessuno in quanto ciò che uno guadagna (notorietà, denaro, fiducia, ecc.) se lo è guadagnato senza togliere niente a nessuno, ma piuttosto guadagnando qualcosa di cui potenzialmente chiunque avrebbe potuto godere e facendolo in modo corretto. Una cosa è quindi togliere a qualcuno ciò che è sua proprietà od in suo possesso (danno diretto) o competere per qualcosa danneggiando gli altri competitori (concorrenza, danno indiretto), altra è invece prevalere sugli altri per qualcosa che potenzialmente tutti avrebbero potuto prendere (competizione) e comportandosi in modo corretto (competizione pura). Proprietà privata e proprietà comune 22. Ritieni che la proprietà privata sia necessaria? E la proprietà comune? Premetto che nel mio materiale io utilizzo il termine Possesso per indicare quella che viene comunemente definita come proprietà di beni. Definisco invece come Proprietà ciò che appartiene al proprio corpo. Utilizzo comunque qui la stessa terminologia dei termini utilizzati nella domanda. In un sistema puro sono presenti sia la proprietà privata sia la proprietà comune. La presenza di entrambi i tipi di proprietà può essere vista come l'applicazione del principio di Unità nella Diversità (art.32), dove la necessità di Unità della comunità è rappresentata dalla presenza della proprietà comune, e dove la necessità della Diversità dei membri della comunità è rappresentata dalla presenza della proprietà privata. La proprietà comune dovrebbe valere solo ed esclusivamente per certe zone territoriali. Il terreno in sostanza dovrebbe comprendere zone di proprietà privata e zone di proprietà comune (es. zone di passaggio, zone di ritrovo pubblico). E' da ricordare che il terreno, sebbene possa entrare in nostro Possesso, è sempre e comunque di Proprietà della Madre Terra (ho utilizzato qui le mie definizioni di Possesso e Proprietà). Tutti gli altri beni dovrebbero invece essere solo ed esclusivamente proprietà privata. Anche il bene moneta dovrebbe essere proprietà privata della comunità nella quale la moneta circola. La proprietà della comunità differisce dalle zone di proprietà comune che sono calpestabili liberamente da chiunque, anche se proveniente da un'altra comunità. Uomini e Donne 24. Esistono delle naturali differenze di forza fisica tra uomo e donna? E perché gli uomini sembrano essere sempre stati più attivi mentalmente, essendo stati i più grandi filosofi e scienziati quasi tutti uomini? Dio ha creato l'Uomo e la Donna con differenze fisiche in particolare nella muscolatura e nei lineamenti (più marcati negli uomini), nell'altezza fisica (maggiore negli uomini) e negli organi sessuali. Dio creò uomini e donne con stesse identiche capacità fisiche, emotive e mentali. Perfino la muscolatura maggiore dell'uomo non dovrebbe implicare in sé maggiore forza fisica. Come abbiamo detto la vera forza fisica dipende dall'attivazione delle particelle muscolari e dalla quantità di energia che abbiamo in noi, fattori questi che all'apparenza estetica non si presentano sotto forma di muscoli molto sviluppati, quanto piuttosto muscoli forti e rigidi. La differenza nella forza fisica ed anche nell'utilizzo delle facoltà mentali è dovuta a paure nella donna che risalgono all'origine dei tempi, sin da quando Eva si rifiutò di copulare con il fratello intimidita anche dal pene di Adamo. Questa differenza sessuale (organo sessuale esterno per gli uomini ed interno per le donne) inconsciamente ha creato una sottomissione fisica della donna rispetto all'uomo, e di conseguenza un senso di inferiorità che l'ha portata a lasciare agli uomini le questioni più impegnative, non solo fisiche ma anche mentali. Storicamente l'uomo non ha fatto nulla per aiutare la donna a rilasciare queste paure, ed ha anzi approfittato di questa situazione di superiorità psicologica per creare delle società patriarcali. Negli ultimi decenni le donne hanno cominciato a riprendere il potere che spetta loro e sempre di più sarà così in futuro. Ma per far ciò devono rilasciare le loro paure e farsi rispettare, sia fisicamente sia emotivamente sia mentalmente. L'ascensione globale per essere completa necessita del supporto fisico, mentale ed emotivo non solo degli uomini ma anche delle donne. E necessita anche che ognuno ragioni con la propria testa rilasciando tutte le influenze culturali, comprese quelle sulle differenze e sui modi di comportamento considerati propri dell'uomo e della donna. Uomini e Donne 25. Dani, non pensi che la differenza tra l'uomo e la donna abbia una ripercussione anche a livello sociale? Per esempio la donna partorisce ed è più legata alla sua prole in tenera età, nel senso che questa ha molto più bisogno della presenza della madre piuttosto che del padre. Una donna che sceglie di diventare madre ha dei doveri verso i figli e la famiglia in generale. Un figlio ha bisogno tanto del padre quanto della madre. Non è vero che un piccolo è più legato alla madre che l'ha partorito. E' tanto legato alla madre quanto al padre, se entrambi sono ugualmente presenti. Se si lega di più alla madre solitamente è perché la madre è più presente. La donna ha gli stessi doveri dell'uomo verso i figli e la famiglia, né più né meno. D'altra parte una casalinga che si dedica alla famiglia svolge un lavoro importante per la collettività e deve essere perciò remunerata adeguatamente, mentre oggi non lo è. Ciò non vuol dire che la donna debba fare solo la casalinga, tuttavia il dovere di madre è più importante rispetto a qualunque altro lavoro e credo che sia anche il più appagante. Non è giusto che le casalinghe debbano essere pagate. Ritengo che un padre ed una madre dovrebbero occuparsi della casa e dei figli allo stesso modo. Come vedi tu la famiglia nella società futura e quale dovrebbero essere i ruoli del padre e della madre? Il padre e la madre dovrebbero avere la stessa importanza nella famiglia, ed occuparsi entrambi della casa e dei figli allo stesso modo. La differenza dei ruoli è puramente culturale e non è corretta. Infine come deve essere considerata dalla collettività la donna che decide di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia? E' una sua scelta, ma nessuno gli deve niente. Certo che il Governo può scegliere di sussidiarla in qualche modo per finanziare lei ed il figlio. La questione comunque è da approfondirsi. Non bisogna rischiare infatti che donne e uomini non facciano nulla per la collettività e siano mantenuti da essa con la scusa di dedicarsi ai figli. Non pensi forse che se un Governo decidesse di finanziare con uno stipendio le casalinghe allora un sacco di donne o anche uomini si fionderebbero a fare questo "lavoro"? Penso comunque che il fatto di occuparsi della propria casa e della propria prole sia un dovere morale della persona stessa che non debba essere retribuito dalla società. Le persone scelgono se avere figli e se non possono mantenerli allora la prossima volta ci penseranno due volte prima di farne uno. Non è giusto che la collettività mantenga coloro che fanno figli solo per il fatto di farli. Se vuoi fare figli, prenditi la responsabilità ed accertati prima di poterli mantenere. E come vedi tu le donne soldato, che vanno a fare la guerra? Le donne possono essere tanto forti e dure quanto gli uomini. Le differenze esistono solo per questioni culturali. Se tu osservi i bambini piccoli, quando non sono ancora influenzati dalla cultura esterna, le bambine sono tanto forti quanto i bambini e si menano tra loro come da adulti solo i maschi fanno tra loro. Servizi gratuiti 53. Quali sono a tuo avviso quei servizi che la comunità dovrebbe offrire gratuitamente ai suoi membri? Innanzitutto il bene moneta (mezzo di scambio), che dovrebbe essere creato dal Governo della comunità. E poi i servizi di istruzione e di sanità. Per tutti i servizi, ad esclusione della creazione del bene moneta, l'ideale è un mercato competitivo e libero da ogni vincolo nel quale i prezzi si formano attraverso il meccanismo di domanda e offerta. Sebbene infatti riteniamo che i servizi di istruzione e di sanità dovrebbero essere gratuiti, ciò non toglie la possibilità a chi lo desideri di offrire privatamente tali servizi ed a pagamento. Moneta 34. Rif. D&R Giugno n° 33. Ammesso che l'Italia riesca a sganciarsi dall'euro per battere moneta in modo autonomo e che le altre nazioni europee ne garantiscano la convertibilità. Per quale motivo dovrebbero garantirne la convertibilità? Semplicemente perché qualsiasi moneta di qualsiasi stato ha la propria convertibilità con le altre monete (anche se in vari casi attraverso l'ancoraggio ad una moneta più forte come il dollaro), nel momento in cui sono monete statali. Se sono monete pubbliche e legali, nessuno impedirà ad un paese sviluppato come l'Italia, fonte di reddito anche per molti altri paesi, di crearsi una propria moneta nazionale. Non ci potrebbe essere il pericolo di massicce fughe di capitali all'estero? Come si potrebbe evitare ciò? Stampando continuamente moneta per reintegrare quella esportata? E se poi qualcuno re-immettesse tutta la moneta esportata nel flusso monetario italiano, cosa succederebbe? Cosa ne pensi? Le fughe di capitali all'estero, considerando questo particolare problema della nazionalizzazione della moneta, non creano problemi. Ciò che conta tenere sotto controllo è la quantità di moneta nel sistema (in Italia o all'estero che sia) e non dove si trova. La moneta nazionale, anche se convertita con altre monete estere, da qualche parte continuerà ad esistere, non è che sparisce. Semplicemente cambia il possessore di tale moneta. Gli spostamenti di capitali, quindi, non creano problemi da questo punto di vista. Naturale che, per evitare qualsiasi tipo di speculazione sul mercato dei cambi, l'ideale sarebbe avere monete nazionali con cambio fisso 1 a 1. Ma questo è un altro discorso. Creazione di moneta 40. In riferimento all'art. 18: "Il Governo dovrebbe creare moneta dal nulla e farla pagare con un certo tasso di interesse ai membri della comunità". Io parto con 3 euro. Compro, ad esempio, 100 euro all'interesse del 3%. Ne ottengo 97. Poi ne ricompro altri 100. Adesso ne ho 194. E così via... diventerò milionario. Sono veramente digiuno di economia, ma mi sembra strana questa cosa. Il denaro al massimo puoi prenderlo in prestito da chi lo crea dal nulla ma non comprarlo (è ciò che succede oggi con i prestiti offerti dal sistema bancario). Il denaro è un mezzo di scambio, non un bene qualsiasi. Il sistema monetario in cui è il Governo a creare moneta dal nulla è simile a quello odierno con la differenza sostanziale che non sono le banche private a creare moneta dal nulla, bensì i Governi. Così come oggi non compri denaro dalle banche ma lo prendi in prestito, lo stesso si farebbe nel caso in cui fosse il Governo a creare moneta e non le banche private (ricordo infatti che anche le banche centrali sono banche private nella quasi totalità dei casi). Attuale inflazione 42. L’inflazione è tornato ad essere un tema di attualità in questi giorni. Tutti coloro che vivono di un modesto stipendio o pensione sanno benissimo, contrariamente a quanto rilevato dall’ISTAT, che il costo della vita, per effetto sia dell’euro che della speculazione, è aumentato notevolmente. E’ molto strano notare come i prezzi continuino ad aumentare nonostante il calo dei consumi. Cos’è che alimenta l’inflazione? Chi è manovra questo fenomeno? Sebbene l'inflazione come fenomeno in sé derivi esclusivamente dalla particolare struttura dell'attuale sistema bancario (vedi art.18), l'inflazione di questo periodo è un fenomeno che si basa ANCHE sulle aspettative. Sebbene infatti le banche pratichino interessi bassi sui prestiti, cosa che dovrebbe favorire l'aumento della spesa e quindi della produzione e di conseguenza un aumento dei prezzi, i consumi non aumentano e di conseguenza nemmeno la produzione. E quindi l'aumento di prezzi dovuto a questo particolare fattore è ridotto. In questo periodo, invece, l'aumento dei prezzi è dovuto in buona parte alle aspettative dei consumatori e dei produttori. In una situazione difficile a livello politico-sociale, la gente tende per paura (per lo più inconscia) a diminuire i propri consumi e preservare il denaro. Allo stesso modo i produttori, prevedendo ciò, diminuiscono la produzione cosa che porta ad un aumento dei prezzi dei prodotti per meglio coprire i costi di produzione ed avere pur sempre un certo profitto. Attuale inflazione 43. Non pensi però che l'inflazione attuale nel nostro paese dipenda in parte anche dal cambio della moneta, dalla lira all'euro? Vi è stato sicuramente in media un arrotondamento in eccesso dei prezzi sfruttando il cambio di valuta, ma quello è stato un aumento dei prezzi istantaneo, per così dire, che non influenza e non giustifica però l'inflazione esistente prima e ben dopo il cambio di moneta. Creazione di Moneta 59.Continuo a non capire la questione del denaro creato dal nulla: d'accordo, prenderei il denaro in prestito (dal Governo invece che dalle banche come si fa oggi), ma tu dici che il prezzo del denaro è l'interesse e quindi non rendo indietro il denaro. Parole tue: "Cioè il Governo dovrebbe creare moneta dal nulla e farla pagare con un certo tasso di interesse ai membri della comunità. Ma in quanto moneta di credito, non verrebbe richiesta indietro. Non sarebbe cioè un prestito, bensì una vera e propria vendita il cui prezzo del bene moneta è costituito dall'interesse pagato". Allora, essendo una moneta di credito ne segue che non crea debito. La moneta verrebbe quindi venduta dal Governo e non richiesta indietro. E' vero anche però che, per evitare possibili inflazioni dei prezzi, il Governo porrebbe delle "imposte" sulla gente che vanno a diminuire la massa di moneta circolante della quantità ritenuta dal Governo necessaria per mantenere i prezzi stabili. Ora, dire che esistono delle "imposte" da parte di chi crea la moneta, nel nostro caso il Governo, equivale a dire che il Governo ha la possibilità di chiedere di restituire parte di tale moneta per il bene collettivo (nella pratica, per mantenere i prezzi stabili). Quindi è vero che vi è una vendita ma è vero anche che, essendo la proprietà del bene moneta una proprietà collettiva di tutti i membri della comunità, allora si può intendere tale vendita come una forma di prestito dai membri della collettività a se stessi, dato che il Governo (rappresentanti della comunità stessa) può richiedere indietro una certa somma di moneta in circolazione per evitare rialzi inflazionistici. Il Governo non venderebbe moneta all'infinito senza limiti. Stabilirebbe un tetto massimo di vendita di moneta per ogni persona in un determinato arco di tempo. E sopra tale "tetto massimo per individuo" venderebbe denaro solo a fronte di progetti o spese qualsiasi ma di utilità pubblica. Interesse sui Prestiti di Capitale 60. Rif. D&R n.58 di Maggio: "Nel caso in cui, invece, chi presta il capitale è colui che crea il capitale prestato (il sistema bancario) allora la richiesta di tale interesse è ingiustificata, poiché non si sottrae nessuna utilità del capitale al prestatore dato che tale capitale prima non esisteva, ma viene invece creato appositamente per il prestito. Questo è ciò che succede con i prestiti bancari attraverso l'utilizzo del meccanismo della riserva frazionale". Ma non hai detto che la moneta creata dal Governo verrebbe venduta a fronte di un prezzo? Non è quindi la stessa cosa? Il Governo venderebbe moneta e quindi non presta nulla. Ma in realtà, essendo la moneta stessa un bene collettivo, si tratta di una vendita a se stessi. Quindi le imposte eventualmente richieste dal Governo per ribilanciare la massa monetaria in circolazione ed evitare l'aumento dei prezzi sono un ridare un qualcosa a se stessi da parte della comunità o in altre parole un prestito. Quindi diciamo che l'emissione di moneta da parte del Governo può essere vista come una vendita della Comunità a singoli individui o gruppi della Comunità stessa. Ma allo stesso tempo può essere vista come un prestito dato che vi è la possibilità di dare indietro parte di quella moneta. Plusvalore e Prezzo 11. Nel tuo materiale hai parlato di come il prezzo di un bene o servizio dipenda dalla domanda e dall'offerta dello stesso. Nella D&R n.103 di Aprile hai però anche detto: "Come stabilire in modo corretto il valore di un servizio o di un bene? Il metodo più corretto sarebbe il lasciare la decisione del valore di un servizio o di un bene ai consumatori. Oggi invece il prezzo dei beni e dei servizi viene stabilito attraverso l'interazione tra produttori e consumatori o solo dai produttori nei casi di monopoli, di oligopoli e di cartelli". Non è una contraddizione? Il prezzo di un bene o servizio dipende dalla domanda e dall'offerta dello stesso ma è vero anche che sono i consumatori a determinare sia la domanda sia all'offerta in ultima analisi (se i consumatori non domandano allora nessuno offre perché sarebbe una spesa inutile). Quindi è anche vero che è il consumatore che determina il mercato e dovrebbe lo stesso consumatore determinare anche il plusvalore di un determinato bene o servizio. (il plusvalore o surplus è, semplificando, la differenza tra il prezzo ed i costi di produzione di un bene o servizio). Salari e Profitti 12. Nella D&R n.103 di Aprile hai affermato: "Riguardo ai salari, dovrebbero essere uguali all'interno di uno stesso team di lavoro, indipendentemente dalla funzione di ognuno. E lo stesso dicasi per la divisione dei profitti, che dovrebbero essere divisi in modo da dare ad ogni membro del gruppo lo stesso ammontare". Consideri parte di uno stesso team di lavoro anche l'imprenditore stesso o solo i dipendenti? Cioè anche l'imprenditore (o capitalista) dovrebbe avere secondo te lo stesso salario e la stessa quota di profitto dei dipendenti? Ritengo giusto che il capitalista, cioè colui che assume su di sé il rischio di impresa (e quindi in pratica il rischio di perdere il proprio investimento), abbia un salario uguale ai dipendenti nel caso in cui egli stesso partecipi direttamente nel team di lavoro dell'impresa ed una quota di profitto proporzionale alla quota di capitale sociale sottoscritta. Genericamente parlando è giusto che il profitto (inteso come guadagno ulteriore in aggiunta al salario) sia diviso in modo eguale tra i membri di un gruppo, ma nel caso di un'impresa odierna in cui vi è un investimento costituito da un capitale sociale, allora è giusto che il profitto (inteso qui come la rendita del capitale investito, un caso particolare della definizione generica precedente di profitto) venga distribuito in modo proporzionale alla quota di capitale sociale sottoscritta. Competizione 1. L'accettazione del concetto di competizione e che distingui dal concetto di concorrenza (competizione scorretta che priva gli altri di qualcosa), comporta comunque la presenza di un vincente e di un perdente (semplificando il concetto ad un microsistema con due soli agenti). Ora, tale fatto non è di per sé negativo? Tutto dipende dal nostro approccio alla competizione. Se il porsi a confronto con gli altri lo si vede come uno stimolo a migliorarsi ed a godersi il gioco qualunque sia il risultato, allora la competizione può diventare anche divertente e molto formativa. E' vero che spesso nella concorrenza si adottano comportamenti non proprio socialmente equi e solidali, ma anche questi comportamenti insegnano molto (se non altro cosa non fare per essere corretti con gli altri). A livello globale, un approccio corretto alla competizione da parte degli agenti comporterebbe anche un sistema in cui anche il perdente non viene massacrato ma ha comunque un sostegno economico "di sopravvivenza" da parte della collettività attraverso i suoi rappresentanti governativi, che nel governo ideale sono anche i responsabili diretti della creazione di moneta per conto della Collettività. Bisogni, Produzione e Natura 26. Io penso, d'accordo con te, che la Natura sia l'ambiente perfetto per noi umani in cui vivere. Un ambiente senza tecnologia o macchinari alcuni, in cui tutti i nostri bisogni sono soddisfatti dalla produzione della Natura. Un ambiente in cui la Natura ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Ora, un ambiente come questo potrebbe essere visto da alcuni come meno evoluto del nostro mondo ipertecnologico. Ma a mio avviso non è così: questo mondo attuale ci rende schiavi del nostro lavoro e di tutti i prodotti che abbiamo intorno. Vivere in mezzo alla natura, invece, ci permetterebbe di essere veramente liberi e vivere tra noi focalizzandoci sui rapporti umani, sui rapporti con noi stessi e gli altri esseri viventi in generale, e quindi sulla nostra crescita interiore. Per questo il ritorno alla Natura è senza dubbio, a mio avviso, il fine ultimo della nostra società. Sono d'accordo. Un primo passo importante è sicuramente il cambiare il meccanismo di controllo del mezzo di scambio (moneta) e renderlo proprietà di tutti (attraverso il controllo della moneta da parte del Governo). Un ulteriore passo molto utopico oggigiorno sarà, a mio avviso, quello dell'eliminazione totale del mezzo di scambio stesso (moneta) e quindi anche del valore di scambio monetario (prezzo in denaro). Successivamente sarà necessaria anche l'eliminazione del valore di scambio in toto, realizzando una società in cui si dà e si prende dalla Natura e ci si scambia tra persone ciò di cui si ha bisogno. Un mondo come questo può esistere, ma prima la gente deve lavorare su se stessa e mutare i propri pensieri interiori (e quindi evolvere spiritualmente) per poter permettere ad un tale tipo di società di manifestarsi. Capitalismo, ricchezza e povertà 12. Qual è il problema del capitalismo? Perché ha creato e continua a creare un divario sempre più grande tra ricchi e poveri? Penso che due siano i punti chiave: il primo e più importante in assoluto è il problema del controllo del mezzo di scambio, cioè della moneta. La creazione di moneta da parti di privati basata sul meccanismo della riserva frazionale crea un circolo vizioso in cui, globalmente parlando, si è costretti a prendere a prestito per pagare i debiti all'infinito. Questo crea una sempre maggior ricchezza di pochi (coloro che gestiscono la moneta ed i loro amici, cioè quelli ai quali tali creatori di moneta concedono maggiori prestiti e benefici) ed un sempre maggior impoverimento di molti. Il secondo problema è connesso invece al meccanismo di distribuzione dei salari e dei profitti. Ritenendo di pari importanza ogni singola persona facente parte di un gruppo di lavoro, penso che all'interno di uno stesso team di lavoro (in un'impresa o altro tipo di organizzazione, in sostanza) i salari dovrebbero essere uguali per tutti. E lo stesso discorso vale in generale per la suddivisione del profitto in parti uguali tra tutti i membri del team con l'eccezione delle imprese in forma di società il profitto nelle quali andrebbe invece diviso solamente in base al capitale sociale sottoscritto, cioè in base al rischio d'impresa assunto (così come già avviene oggigiorno) in quanto rendita del capitale. Nei casi in cui non vi è capitale sociale sottoscritto, invece, il profitto andrebbe diviso proporzionalmente tra tutti i membri del team. Spiritualità e denaro 1. Ti riscrivo a distanza di un giorno per dirti che, rispetto a quanto ti dicevo nella mail di ieri, ho avuto degli spunti chiarificatori dall'articolo 42 sul sistema economico, all'interno del quale tu parli proprio del ruolo del denaro nel determinare il posto che ciascuno di noi si vede riconosciuto nella società odierna. In effetti, mi sento meno confusa rispetto al fatto se sia giusto o meno desiderare del denaro per vivere con maggiore benessere, però mi dovresti chiarire una cosa: è sbagliato dire che per agevolare l'evoluzione spirituale ci si dovrebbe staccare dalla materialità e da un concetto di benessere terreno, dato anche dalla ricchezza personale in senso economico? Dico questo perchè, sarà per cultura o per luoghi comuni, ma ho sempre associato la vera evoluzione spirituale proprio con ad un'idea di vita vissuta nella "povertà", tipo San Francesco..., o, comunque, ad una vita in cui l'ambizione personale, in termini di carriera professionale e forti guadagni, non dovesse essere presente...(a meno di indirizzare tali percorsi verso obiettivi di solidarietà e donazione di denaro a chi ne ha bisogno). Penso sia normale avere desideri e se il denaro è necessario per manifestare tali desideri allora è naturale desiderare denaro. Penso comunque che sia una questione di priorità di desideri: penso che la priorità data a desideri materiali che vadano oltre al minimo necessario per vivere in modo dignitoso possa portare fuori strada. Ma penso anche che la curiosità di provare uno stile di vita "da ricchi" ed il desiderare denaro di per sé non siano cose negative, ma lo diventano se diventano desideri e priorità troppo importanti nelle propria Vita. Creazione di denaro dal nulla 15. Rif.precedente D&R. Mi verrebbe da pensare quindi che il sistema finanziario attuale basato sulla creazione di denaro dal nulla è di per sé neutrale, è corretto? Certamente, è energeticamente neutrale poiché non è manipolatorio. Manipolare significa prelevare da altri energia non propria e sfruttarla a proprio piacimento. Ma il sistema finanziario attuale si basa sulla creazione di denaro DAL NULLA, e per definizione quindi non viene rubata energia a nessuno (si utilizza a livello sottile infatti la propria energia per creare un qualcosa dal nulla, ossia l'energia usata per qualsiasi processo di creazione sui piani eterici creativi). Ora, la critica al sistema finanziario esistente oggigiorno che noi facciamo è una critica formale (quindi di principio) e non una sostanziale (quindi di merito). Da un punto di vista esoterico, infatti, non vi è alcuna manipolazione in tale sistema per quanto detto sopra. E' invece da un punto di vista exoterico o di forma che il modo usato oggigiorno non ci pare essere il modo ideale di gestire la creazione di denaro. Si critica cioè la moralità di una particolare forma di creazione di denaro dal nulla (ossia quella gestita da privati) e non la creazione di denaro dal nulla in quanto tale. Si veda il sito www.signoraggio.info per maggiori informazioni. Interferenza 2. Nell'articolo n.17 hai esposto come principio base "condividere conoscenza, esperienza e amore, ma mai interferire se non richiesto". E che mi dici allora delle persone che non sono coscienti? Non pensi che ci siano molte persone che hanno bisogno di aiuto e che è dovere morale il dar loro aiuto anche se non te lo chiedono? Pensa a tutte quelle persone che hanno disturbi mentali o fisici, ai bambini, agli anziani o ai poveri. Vorresti forse dire che tu non li aiuti se non ti chiedono aiuto? Mi rendo conto che non sono stato completo nella mia esposizione. D'altra parte non mi è possibile in un articolo esprimere sempre ogni singolo dettaglio o sfumatura, anche perché è impossibile tenere in considerazione tutte le possibili obiezioni o considerazioni. Comunque, per me il "mai interferire se non richiesto" significa che io propongo sempre il mio aiuto a tutti, cioè come ho detto "condivido conoscenza, esperienza e amore" ma che non interferisco in questioni personali se non mi viene richiesto. L'aiuto ad un anziano, ad esempio, per me è un dovere morale ma solo se l'anziano lo accetta. Se lo rifiuta, non bisogna insistere. E quindi non interferisco dato che non mi è richiesto. Ma ho proposto il mio aiuto, ed ho quindi condiviso il mio amore. Ma non tutti accettano l'offerta. La proposta non è un'interferenza, interferire significa "ferire tra" cioè intromettersi e danneggiare. E ciò avviene solo se si fa qualcosa contro la volontà altrui. In sostanza, ritengo che sia dovere morale il proporre, il condividere, ma se la condivisione viene rifiutata, allora non è corretto insistere (anche se si sarebbe tentati a farlo), poiché si interferirebbe nella libertà altrui. Diritto e Dovere 36. Art.17: "Ogni diritto si basa su un sottostante dovere. Il concetto di diritto infatti vale solo se si accetta che si debba rispettare tale diritto. In realtà, in un sistema veramente libero e giusto, non dovrebbero esistere diritti (cioè imposizioni,costrizioni) ma solamente doveri. E doveri morali, e quindi interiori, non doveri sotto forma di legge da dover rispettare per appartenere alla comunità". Non pensi che anche i doveri, in fondo, siano delle forme di imposizioni dato che devono essere rispettati se si vuole appartenere ad una determinata comunità? Non sono delle imposizioni, sono dei modelli di comportamento ritenuti giusti all'interno di una determinata comunità e non obbligatori. Quindi una persona può anche non rispettare un dovere morale e non essere punita per questo, sempre che non leda alcuno in modo diretto con la sua mancanza. La punizione per la mancanza di rispetto di un dovere morale dovrebbe esistere solo ed esclusivamente se si danneggia in modo diretto qualcuno. Secondo il diritto odierno, invece, si punisce chi non rispetta un obbligo di legge (basato sul diritto di qualcuno di pretendere qualcosa) anche se in realtà non si danneggia nessuno in modo diretto. Diritto e Dovere 41. Perché insisti sul concetto che il diritto è un'imposizione e che quindi le nostre leggi dovrebbero basarsi su doveri interiori? Perché penso che il concetto di diritto possa essere facilmente distorto in quanto vi può essere chi ne approfitta di questo concetto (es. voi mi dovete questo e quello, perché la legge ve lo impone!). Per questo motivo sarebbe meglio considerare sempre e solo il lato del Dovere. Un regolamento pubblico che preveda una serie di Doveri ma non coercitivi. Nel caso in cui una persona danneggi direttamente un'altra persona od un altro essere, allora in tal caso deve essere punito in qualche modo per il danno commesso. Ma vi sono anche molti Doveri che se non rispettati non danneggiano nessuno, e molti diritti che se non rispettati non danneggiano nessuno ma il violatore viene comunque punito. L'idea di eliminare il concetto di diritto parte proprio dalla volontà di eliminare situazioni di questo genere, in cui viene punito anche chi non danneggia effettivamente nessuno ma non rispetta la legge umana basata sul diritto. Diritto e Dovere 78. Non ho capito bene perché provare sulla propria pelle quello che uno ha causato all'altro sia un diritto. Non ho detto che è un diritto, ma che serve a comprendere un diritto. Ad esempio, se io ti impedisco di parlare e ti taglio la lingua, secondo i canoni del diritto occidentale violo il tuo diritto di parola. Se succedesse che, per imparare la lezione, io subissi lo stesso taglio della lingua, allora la lezione che imparerei sarebbe che non è bello privare della parola una persona. Comprenderei quindi che devo rispettare il diritto altrui di esprimere la propria opinione. Ma non è corretto il concetto di diritto, perché rappresenta un'imposizione. Io ti impongo di rispettare questo e questo. Diverso è il concetto di dovere morale. Se io ti taglio la lingua succede che, per imparare la lezione, ne taglierò altre in futuro (probabilmente attraverso miei discendenti), sempre di più ed in modo sempre più violento e doloroso. Solo in questo modo posso comprendere, prima o poi, che io non devo tagliare la lingua agli altri perché devo rispettarli, e tale dovere non mi è imposto da altri, ma è una regola di comportamento che reputo giusta e che quindi adotto senza alcuna imposizione esterna (diritto). Questo è il vero modo per crescere. Comprendere internamente e da soli ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Se qualcuno me lo impone, non riesco veramente a capire perché devo comportarmi in quel modo e non diversamente. In tal modo il mio comportamento mi porta a rispettare la persona, non il diritto della persona. E la differenza è enorme. Proprietà e Possesso 106. Nel tuo materiale hai definito gli oggetti ed i beni in generale con il termine Possesso, mentre ciò che appartiene ai nostri corpi lo hai definito con il termine Proprietà. Ora, pensi che sia giusto che gli oggetti ed i beni in nostro possesso diventino bene comune utilizzabile da tutta la comunità? Mentre la definizione stessa di Proprietà come ciò che appartiene ai nostri corpi (cioè i nostri corpi fisici ed ogni loro singola parte) rende implicito il fatto che tale proprietà sia considerata strettamente personale, il termine Possesso come qui inteso potrebbe essere compatibile con il concetto di Possesso comune o collettivo. In realtà ritengo che qualsiasi cosa o bene sia da intendere come Possesso di qualcuno (persona singola o comunità che sia) ma che tale Possesso possa essere considerato come possesso comune ed utilizzabile da tutti solo nel momento in cui il possessore originario doni tale possesso alla collettività e lo renda usufruibile da parte di chiunque. Non condivido cioè quelle teorie comunitarie che propongono il possesso comune di qualsiasi bene, terreno od oggetto. Ogni essere umano ha bisogno di un proprio spazio personale e può aver bisogno di determinati beni che hanno una funzione strettamente personale e che non hanno senso quindi di essere considerati come bene comune. Ciononostante vi possono di certo essere terreni, beni od oggetti che sono utilizzabili da tutti e che appartengono ad una determinata comunità. Legislazione basata sul dovere morale 5. Quando parli di mancanza di coercizione di un determinato comportamento, intendi dire che non dovrebbe esistere una legislazione che faccia rispettare i doveri morali? No. Intendo dire che la legislazione dovrebbe basarsi sul concetto di dovere morale e non sul concetto di diritto, cioè imposizione di un determinato comportamento. La legislazione intesa come "corpus di comportamenti comunitari" da rispettare per dovere morale e non per diritto è senz'altro necessaria. Così come è necessario punire chi non rispetta le leggi che costituiscono tale legislazione. Riforma del sistema monetario 6. Come pensi sarebbe possibile passare dall'attuale sistema monetario ad uno basato sulla creazione di moneta da parte del Governo? Un eventuale sistema monetario basato sulla creazione della moneta da parte del Governo e non da parte del sistema bancario presuppone l'indipendenza monetaria della Nazione. E questo significa, nel caso italiano, uscita dall'unione monetaria europea. Una volta stabiliti gli accordi di cambio con le altre monete, il Governo legifera in modo tale da assumersi il dovere di creare la moneta dal nulla, togliendo tale potere alle banche, che rimarrebbero funzionanti come semplici intermediari finanziari con riserva obbligatoria quindi del 100%. Dopodiché bisognerebbe sostituire l'euro con la nuova moneta (tornando magari alla nostra Lira) così come si è già fatto nel passaggio precedente inverso tra Lira ed Euro. A quel punto il problema inflattivo sarebbe maggiormente sotto controllo, dato che buona parte dell'inflazione dipende dal denaro necessario per pagare gli interessi che le banche richiedono quando prestano denaro creandolo dal nulla. Tale interesse, infatti, viene richiesto al sistema senza che vi sia però un uguale aumento della massa monetaria nel sistema. Ciò crea un deficit di moneta nel sistema che porta ad un circolo vizioso di dipendenza dalle banche per pagare gli interessi sui prestiti bancari. In un tale sistema le imposte e le tasse non esisterebbero. Il Governo si automanterrebbe nelle sue attività creando da sé la moneta necessaria per le proprie attività. Potrebbero però essere necessari dei prelievi monetari dal sistema (e quindi dalla popolazione) nell'eventualità che si verificassero problemi di inflazione. Queste imposte saltuarie (che riguarderebbero ammontari di certo nettamente inferiori alle imposte e tasse odierne) permetterebbero alla massa monetaria del sistema Italia di diminuire e ridurre il problema inflattivo. Lo scopo primario del Governo nella sua politica monetaria (magari attraverso un istituto di controllo particolare del tipo Banca Centrale) sarebbe quello di tendere a mantenere l'inflazione nulla. Il Governo creerebbe moneta dal nulla per quei beni e servizi considerati di utilità pubblica. Si pensi ad esempio alla sanità ed all'assistenza sociale ai bisognosi. Inoltre potrebbero essere finanziati anche progetti pubblici di valore per la comunità nel suo complesso. Immigrazione 7. Quale potrebbe essere il miglior comportamento nelle questioni di immigrazione clandestina? E' necessario a mio avviso considerare una Nazione allo stesso modo di una Casa familiare. Una Nazione è in realtà una grande Famiglia. Ora, se una persona che non conoscete dovesse entrare in casa vostra e decidere di stabilirsi da voi senza avervelo chiesto, come reagireste? Io personalmente la inviterei ad andarsene perché è entrata in casa mia senza il mio permesso ed ha violato la mia intimità. E se necessario la "inviterei" ad andarsene con la forza. Penso che essere troppo buoni e flessibili sia un grosso limite di cui altri potrebbero approfittare a loro vantaggio ed a nostro danno. Io voglio farmi rispettare. Sono invece pienamente favorevole all'immigrazione controllata e legalizzata, nel momento in cui uno straniero non comunitario si stabilisce nel nostro paese perché vi ha trovato un lavoro regolare. Offerte libere per un servizio 6. Cosa ne pensi delle offerte libere? Cioè della retribuzione di un lavoro per il quale non viene preteso, contrattualmente o meno, del denaro? Nella mentalità comune si considera lavoro solo quello ufficiale e contrattuale. Siamo abituati a ragionare sul concetto di diritto, e non di dovere morale. Questo si riflette anche nella gestione del denaro: è considerato lavoro quel servizio in cui io ricevo del denaro in quanto ne ho diritto, non è considerato lavoro quel servizio in cui io ricevo del denaro perché gli altri si sentono in dovere di donarmelo, sebbene non si pretenda nulla. I soldi che una persona riceve per il proprio lavoro li riceve da altre persone in cambio del servizio prestato. E questo concetto vale sempre, che vi sia o meno un contratto scritto e che vi sia o meno una pretesa di denaro da parte di chi offre il lavoro. La mentalità comune odierna, invece, tende a considerare remunerabile solo quel servizio per il quale viene preteso del denaro attraverso un contratto. Il diritto è pretesa, il dovere morale è libera scelta. Non è facile comprendere e mettere in pratica una società basata sul "dovere morale" anziché sul "diritto". Ma è la strada giusta e più evoluta.
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