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Il
potere del dollaro nero Tratto da: «Il crollo economico del 2006-2007» ORDINA IL LIBRO
10/11/2004 Di seguito ho riportato un modo diverso di vedere quello che sta accadendo a proposito del dollaro e dell’euro. Il più delle volte, il modo migliore per tentare di capire questioni di tipo monetario è di analizzarle più volte secondo diverse angolazioni. Provate a seguire la spiegazione seguente, è semplice come un libretto degli assegni. È stata elaborata da un valente scrittore ambientalista australiano per fare comprendere a tutti la posizione dell’euro. «Fate
finta di essere sommersi dai debiti ma ogni giorno fate assegni per
milioni di dollari che non avete: l’ennesima auto di lusso, una casa
di vacanze sulla spiaggia, il giro attorno al mondo che avete sempre
sognato. I
vostri assegni non dovrebbero valere niente ma continuano a permettervi
di comperare cose perché i vostri assegni non arrivano mai in banca!
Avete un accordo con i proprietari di una cosa che tutti vogliono, per
esempio benzina o metano, e secondo quest’accordo loro sono tenuti ad
accettare solo i vostri assegni come pagamento. Ciò significa che tutti
devono fare incetta dei vostri assegni così possono usarli anche per
comperare altre cose. Staccate un assegno per comperare un televisore,
il proprietario del negozio scambia il vostro assegno con benzina o
metano; quell’esercente lo usa per acquistare della verdura dal
fruttivendolo, il fruttivendolo lo passa per comperare pane, il fornaio
lo usa per comperare la farina e così di seguito, senza fermarsi, ma
non ritorna mai alla banca. Avete
un debito nei libri contabili, ma finché l’assegno non arriva alla
banca, non dovete pagare. In realtà, avete avuto il televisore per
niente. Questa è la posizione di cui gli USA hanno goduto per oltre 30
anni: hanno sfruttato il commercio mondiale per tutto questo tempo.
Hanno ricevuto un enorme sussidio da tutti quanti. Poiché il debito ha
continuato a crescere, hanno dovuto emettere più soldi (staccare più
assegni) per continuare a fare affari. Non c’è da stupirsi se è una
potenza economica. Finché
un giorno, un benzinaio dice che accetterà anche gli assegni di qualcun
altro; altri pensano che potrebbe essere una buona idea. Se la tendenza
prende piede, non ci sarà più la corsa ai vostri assegni che fileranno
dritti diritti in banca. Visto che in banca non avete abbastanza soldi
per onorare tutti gli assegni, vi ritroverete immersi nei guai fino al
collo! I dollari emessi dagli Stati Uniti, gli “assegni” staccati, inizieranno a essere presentati per il pagamento, grattando via l’illusione di valore che li sosteneva. La situazione economica reale degli Stati Uniti naviga in acque profonde; sono la nazione più indebitata della terra, devono pagare circa 12.000 dollari per ogni singolo individuo dei suoi 280 milioni di uomini, donne e bambini. Si trovano in una posizione peggiore dell’Indonesia quando un paio di anni fa implose economicamente, o in quella più recente dell’Argentina». Attenti
alle manifestazioni di panico. A
questo punto non ci vuole molta fantasia per capire che il petrolio
quotato in euro è molto più pericoloso per gli Stati Uniti di tutte le
armi di distruzione di massa magicamente svanite che, a quel che si
dice, Saddam sarebbe stato sul punto di usare contro gli americani. Alla
luce di questi fatti, molti europei sostengono animatamente che la
“vera” ragione che ha spinto Bush a invadere l’Iraq è il
petrolio. Chi può dire che si sbagliano? Bush, l’erede di una
dinastia di petrolieri? Cheney, la cui ricchezza personale deriva dal
petrolio? Come
non può essere per il petrolio? L’occupazione di Baghdad farà sì
che l’Iraq ritorni a usare il dollaro. Una giunta irachena
“democraticamente” formata e appoggiata dall’America permetterebbe
agli Stati Uniti di infischiarsene della produzione dell’OPEC e del
cartello per i prezzi del petrolio. Poiché l’Iraq possiede la seconda
riserva di petrolio del mondo ed è in grado, con ulteriori
investimenti, di pompare circa 7 milioni di barili di petrolio al
giorno, l’Iraq è secondo solo all’Arabia Saudita come bene
immobiliare più prezioso del mondo. Gli Stati Uniti possono
incrementare la produzione di petrolio dell’Iraq a livelli che vanno
ben oltre le quote dell’OPEC e far scendere i prezzi a livello
mondiale. Oppure, possono quotare i prezzi del petrolio in dollari e
sostenere il valore del “petrodollaro” per molti anni a prescindere
dall’euro. Prima dell’invasione, la situazione in Iraq era la seguente: l’Iraq aveva iniziato a vendere petrolio in euro in novembre 2000 quando l’euro valeva circa 82 centesimi. All’epoca, questa decisione fu considerata un insolito atto di provocazione politica, ma in realtà fu un’astuta decisione finanziaria. Nel 2001, l’euro guadagnò circa il 25% sul dollaro. Per l’Iraq fu un vero e proprio guadagno finanziario. L’Iran
ha dato segni di voler adottare l’euro come valuta per le
contrattazioni del suo petrolio e nel 2003 il Venezuela, un importante
produttore di petrolio, sta adottando misure per passare alle quotazioni
in euro. Molto probabilmente gli altri paesi dell’OPEC seguiranno lo
stesso esempio. Alla conferenza dell’OPEC tenutasi in Spagna il 14
aprile 2002, i paesi membri hanno discusso della possibilità di quotare
le varie qualità di greggio. Il
controllo degli Stati Uniti sul petrolio iracheno renderebbe vana
qualsiasi azione dell’Iran e forse il Venezuela da solo non avrebbe
abbastanza influenza sul resto del mondo. Ma se l’intera produzione
dell’OPEC fosse quotata in euro, sul dollaro ci sarebbero forti
pressioni. A meno che… A meno che la dinastia saudita, che a quanto si
dice possiede azioni statunitensi per un valore di circa mille miliardi
di dollari e le riserve di petrolio più grandi del mondo, mantenga i
suoi prezzi in dollari insieme all’Iraq. È
questo che ha in mente la Fazione imperiale? È questo che in realtà
aveva in mente Osama bin Laden? L’Arabia Saudita, allora, è
l’obiettivo finale di al-Qaeda, movimento in gran parte controllato
dai radicali sauditi? In
maggio 2004, l’Unione Europea si allargherà ad altri 10 paesi. In
quel momento, l’Unione consumerà circa il 33 percento in più di
petrolio degli Stati Uniti. Al fine di stabilire rapporti commerciali
reciproci, gli europei potrebbero esercitare sempre maggiori pressioni
sull’OPEC per commerciare in euro. Visto
che l’area euro sarà il maggiore cliente dell’OPEC con la valuta più
stabile e più apprezzata del mondo, molte delle nazioni dell’OPEC
troveranno la proposta allettante. Se l’OPEC, o anche solo alcuni dei
paesi membri, dovessero passare all’euro per le transazioni
petrolifere, ci sarebbe un cambiamento alquanto veloce dei valori
relativi del dollaro e dell’euro, a prescindere dagli eventi che si
sono verificati da allora ad adesso. Se la Fazione imperiale dovesse lasciarsi sfuggire dalle mani il controllo sul petrolio saudita e iracheno, cosa altamente possibile, prima o poi il dollaro crollerebbe. In sostanza, le nazioni consumatrici di petrolio eliminerebbero pian piano i dollari dalle riserve della banca centrale per sostituirli con gli euro. Secondo alcuni analisti il dollaro potrebbe subire un ribasso anche del 40 percento in un anno se tutti i paesi dell’OPEC decidessero contemporaneamente di quotare i prezzi in euro.
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