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L'ideologia della truffa
L'inganno come stile
di vita
Con la fine della
Guerra Fredda, è stata diffusa la convinzione che le ideologie fossero
appannaggio del passato, e che si sarebbe aperto un futuro migliore e
più "vero". La propaganda della fine delle ideologie ha convinto molti,
che hanno creduto possibile affrancarsi da qualsiasi teoria ideologica,
abbracciando e accettando senza timore la "realtà". L'idea che oggi non
esistano più ideologie appare sempre più propagandistica e demagogica,
se si pensa che il sistema attuale nasce da una serie di presupposti
teorici spesso falsi e truffaldini. In realtà, se l'ideologia viene
intesa come un insieme di valori, idee e opinioni, ogni persona -
consapevole o meno - ne possiede una. Coloro che credono di essere
immuni da ogni ideologia sono esposti al rischio di abbracciare
completamente l'ideologia propagandata dal potere dominante e, giacché
privi di consapevolezza, possono essere plasmati da idee, valori e
opinioni che non nascono spontaneamente dal loro profondo, ma che loro
intenderanno come tali.
Quale ideologia
domina oggi?
L'ideologia più
perniciosa è quella che, più o meno implicitamente, vorrebbe
condizionarci su ciò che riteniamo essere la nostra natura.
La teoria di Darwin
fu amata da Hitler e da molti altri dittatori, che attraverso di essa
giustificavano i loro crimini. Anche i banchieri Andrew Carnegie e John
D. Rockefeller fecero spesso riferimenti ai principi darwiniani,[2]
ritenendo l'esistenza di una gerarchia fra le razze umane.
I primati non umani
hanno, come gli umani, la caratteristica essenziale di basare la loro
esistenza sui rapporti fra gli altri esseri della loro specie e di
stabilire forti relazioni sociali, grazie alle loro capacità empatiche e
intellettive. Numerosi ricercatori hanno studiato a lungo comunità di
primati non umani, e hanno osservato che la loro realtà comune è quella
di cooperazione e di socialità, mentre assai raramente si presentano
situazioni criminali, e non esiste la guerra.
Nei primati umani la
situazione è analoga, anche se per molti aspetti assai più complessa. I
primati non umani hanno una forma di intelligenza che Jean Piaget
definiva delle "operazioni concrete", cioè basata sulla realtà
percettiva, mentre gli umani, a partire dall'adolescenza, oltrepassano
tale livello e assumono capacità di "pensiero formale". Si tratta del
pensiero simbolico e teorico, che comprende complesse capacità
linguistiche. Ad esempio, concetti come "patria", "amore" o "infinito",
non essendo di natura percettiva vengono compresi intellettualmente
soltanto quando ci si avvicina all'età adulta. L'intelligenza formale,
che è prerogativa degli esseri umani, deriva dagli sviluppi corticali
(sistema talamo-corticale), che hanno permesso un linguaggio complesso e
capacità di pensiero astratte. L'essere umano, come già osservavano gli
umanisti rinascimentali, ha la peculiarità di possedere aspetti ritenuti
inferiori, come l'avidità e l'egoismo, e altre caratteristiche
considerate evolute, come la socialità e l'empatia. Niccolò Cusano in De
Pace Fidei, osservava che tutte le culture possono essere armonizzate
fra loro, per consentire all'uomo di esprimere gli aspetti più sublimi
della sua natura, che gli permettono di ergersi al di sopra degli
impulsi distruttivi e prevaricanti.
Il sistema corticale
ci consente di rappresentare il mondo e di osservare noi stessi. Essere
coscienti significa avere capacità cognitive per poter cogliere il
contesto, e noi stessi all'interno di esso. La maggior parte dei neuroni
corticali viene utilizzata all'interno del cervello stesso, e soltanto
una minima quantità per percepire il mondo esterno. Per questo motivo,
le attività di coscienza e di autoconsapevolezza sono quelle che più
caratterizzano le potenzialità umane, rispetto a quelle animali. Le
situazioni ripetitive, monotone e passivizzanti, come lo schermo
televisivo, riducono l'attività cerebrale e l'utilizzo delle capacità
autoconoscitive.
Le parti
sottocorticali (sistema limbico) presiedono alle risposte indotte dalle
emozioni e alla percezione delle sensazioni dolorose o piacevoli.
L'emotività può indurre ad un comportamento meno evoluto, basato sulla
paura, sul senso del possesso e sulla competitività. Le funzioni
sottocorticali possono essere stimolate in vari modi, per indurre ad
avere un comportamento più primitivo rispetto ai progressi raggiunti
dalla nostra specie. Ciò è possibile grazie all'uso dell'informazione
ingannevole, delle tecniche di stimolazione emotivo-percettive e alla
passivizzazione. L'élite dominante ha costruito un sistema
politico-economico-mediatico che stimola gli aspetti inferiori della
natura umana, come l'avidità, la crudeltà e l'egoismo, e fa credere che
tale realtà sia fondamentale e inevitabile. L'assetto imposto tende a
far peggiorare la società e a produrre patologie comportamentali e
psichiche di vario genere.
Attraverso il
sistema economico-finanziario-politico, l'élite attua strategie per
condizionare la personalità e il comportamento, curandosi di stimolare
soltanto quegli aspetti che concorrono a preservare il sistema stesso.
Tale sistema è basato su una serie di disvalori, come la prevaricazione,
la furbizia e l'avidità. L'inganno sta nel farci credere che siamo noi
stessi, con la nostra "natura" a determinare la realtà,
deresponsabilizzando in tal modo tutti coloro che creano l'assetto e ne
traggono vantaggi. In realtà, il sistema si erge sulla paura e
sull'insicurezza, che generano combattività e rivalità, intralciando gli
aspetti più evoluti, come la fiducia, l'altruismo, la generosità e la
sicurezza. Generare paura e sfiducia significa renderci più dipendenti
dalle autorità esterne, e più disposti ad accettare ciò che altrimenti
rifiuteremmo, come l'ingiustizia o la sottomissione acritica.
Attraverso le
istituzione fondamentali del sistema attuale - le banche e le
corporation - l'élite dominante costruisce una realtà basata sul
profitto e sul possesso, e la impone come verità attraverso i mass
media, che si basano essenzialmente sull'inganno. La ricerca del
profitto ad ogni costo, inibisce in vari modi la naturale empatia e la
spontanea socialità fra gli esseri umani. Questo sistema promuove la
perdita del contatto con se stessi e con la realtà, assumendo il
principio del profitto infinito e dello "sviluppo dell'azienda". In
questa realtà, gli esseri umani non sono protagonisti ma vittime.
Lo Stato, che
dovrebbe rappresentare le persone, se portatore delle istanze delle
corporation e delle banche, diventa disumano, come osserva l'economista
Colin Crouch:
Più lo Stato
rinuncia a intervenire sulle vite della gente comune, rendendole
indifferenti verso la politica, più facilmente le multinazionali possono
mungere, più o meno indisturbate, la collettività. Il mancato
riconoscimento di questo fatto è la principale ingenuità del pensiero
neoliberale.[3]
L'ideologia
neoliberista vuole i politici e i governi a servizio dell'élite ricca,
per poter imporre un dominio fondato sul profitto e sul possesso. Tale
ideologia ha prodotto il concetto di "globalizzazione", che corrisponde
alla sottomissione del mondo intero al modello del capitalismo
selvaggio. Il neoliberismo, a partire dagli anni Ottanta del secolo
scorso, ha ingannato in modo clamoroso, presentando la globalizzazione
come "sviluppo di tutti i popoli", e occultandone le vere
caratteristiche, come spiega Crouch:
La
globalizzazione degli interessi economici ... (sposta) l'asse politico
da coloro che cercano di limitare le diseguaglianze di ricchezza e
potere a favore di coloro che desiderano riportarli ai livelli
predemocratici. Alcune delle reali conseguenze di questo processo sono
già verificabili in molti Paesi. Il welfare state diventa poco a poco
residuale, destinato al povero bisognoso piuttosto che parte dei diritti
universali della cittadinanza; i sindacati vengono relegati ai margini
della società; torna in auge il ruolo dello Stato come poliziotto e
carceriere; cresce il divario tra ricchi e poveri; la tassazione serve
meno alla redistribuzione del reddito; i politici rispondono in prima
istanza alle esigenze di un pugno di imprenditori ai quali si consente
di tradurre i propri interessi particolari in linee di condotta politica
generali; i poveri smettono progressivamente di interessarsi al processo
in qualsiasi forma e non vanno neppure a votare, tornando
volontariamente alla posizione che erano obbligati a occupare nella fase
predemocratica.[4]
I politici servi di
tale sistema acquistano caratteristiche emotive che li rendono primitivi
e disumani. Ad esempio, George Bush padre, nel 1988, quando gli Usa
lanciarono per sbaglio un missile contro un aereo civile iraniano,
uccidendo 290 persone, ai giornalisti che gli chiesero se voleva
scusarsi per la morte di quegli innocenti, rispose: "Non chiederò mai
scusa per gli Stati Uniti. Non mi interessano i fatti". Il presidente
statunitense attuale dimostrò la totale noncuranza verso i sentimenti
altrui quando imitò il pianto di Karla Faye Tucker, una donna condannata
a morte, che gli aveva chiesto la grazia attraverso il Papa e il
Concilio mondiale delle chiese. Bush non soltanto respinse la richiesta,
ma si divertì a deridere la donna che piangeva disperata. Un altro caso
agghiacciate è quello del Primo ministro inglese Tony Blair, che nel
1997 mandò truppe in Sierra Leone per reprimere il popolo, allo scopo di
difendere gli interessi delle corporation britanniche. Egli inviò
diverse partite di armi leggere destinate all'esercito di bambini
africani, rapiti da bande assoldate dalle corporation. Quando, nel
Oltre a questi,
molti altri episodi di comportamento criminale mostrano che tali
personaggi dovrebbero trovarsi in carcere piuttosto che alla guida dei
governi.
Nel 1976, fu
pubblicato il libro di Richard Dawkins, Il gene egoista, che
veniva propagandato come un testo "scientifico". In realtà non vi è
alcuna prova dell'esistenza del presunto "gene dell'egoismo", e il testo
aveva l'obiettivo principale di riproporre la teoria di Darwin della
prevalenza del più forte. Numerosi dirigenti delle corporation
americane, come Jeffrey Skilling (ex amministratore delegato della Enron),
giustificavano attraverso questa teoria il sistema di cui facevano
parte, basato sull'avidità e l'egoismo. Skilling diceva di preferire il
libro di Dawkins perché in esso si sosteneva che fosse del tutto
naturale e necessario essere avidi e competitivi, per "garantire la
continuità della specie e liberare l'istinto di sopravvivenza del più
forte".[5]
Nelle corporation
americane, la visione darwiniana della realtà appare in molti aspetti
dell'organizzazione e della formazione. Le frasi ricorrenti, ripetute
dai dirigenti ai dipendenti sono: "siamo i più forti", "a noi piace il
rischio perché solo rischiando si fanno i soldi", "stiamo cercando di
cambiare il mondo", "bisogna eliminare dal mercato i deboli", ecc. Tale
ideologia diffonde la cultura del macho, ossia della persona che incista
le proprie insicurezze e debolezze nel profondo della psiche, per poter
apparire forte e invincibile come un eroe dei fumetti.
L'affare Enron
dimostra come banche e corporation, in modo disumano e spietato,
perseguono i loro interessi anche a costo di produrre sofferenza e
morte. Per il crollo Enron, soltanto un gruppo di dirigenti venne
condannato, e nessuna banca pagò.
Nello stesso periodo del crollo della Enron, alcune delle banche
responsabili attuarono anche la bancarotta dell'Argentina. Le
ristrutturazioni degli anni Novanta, imposte dal Fondo Monetario
Internazionale (istituto finanziario controllato da Wall Street),
avevano posto l'intera economia argentina nelle mani di pochi privati
stranieri, che non rispettavano le esigenze della popolazione, e non
desideravano sacrificare facili profitti per i diritti umani. Le
corporation progettarono il colpo finale: ritirarono la valuta e si
rifugiarono altrove, lasciando il paese nel caos. Il New York Times
scrisse che erano stati prelevati dalle banche "100 milioni di dollari
al giorno".[7]
Il denaro dei risparmiatori venne congelato dal governo, e milioni di
persone rimasero senza alcun mezzo di sostentamento. Il popolo argentino
si sollevò e le repressioni dell'esercito uccisero 40 persone, ne
ferirono 2000 e 40.000 vennero arrestate. Un paese intero era stato
devastato, ma né le corporation né le banche, né il Fmi ebbero alcuna
condanna. Tutto questo dimostra che un gruppo ristretto di persone, che
finora è rimasto impunito, propugna una realtà favorevole soltanto ai
loro interessi, e nefasta per tutti gli altri esseri umani.
Gli aspetti evoluti
degli esseri umani (socialità, affettività, fiducia, amicizia,
cooperazione, altruismo, generosità, ecc.), se repressi, rimangono
atrofizzati e producono nevrosi, infelicità e varie patologie psichiche.
Poterli esprimere risulta necessario per avere equilibrio. Talvolta i
comportamenti evoluti si manifestano anche nelle più terribili
condizioni. Persino nell'inferno dei lager nazisti si ebbero
comportamenti sublimi. Alcuni prigionieri, rischiando la vita, fecero
circolare pezzetti di carta con versi poetici, che avevano il prezioso
scopo di preservare l'umanità che c'era dentro ogni persona.[8]
Inoltre, alcuni prigionieri ormai ridotti a scheletri, cedevano il loro
vitto ai nuovi arrivati, affinché non si debilitassero anche loro.
Per rendere
possibili le guerre, l'élite dominante deve necessariamente stimolare la
paura e disumanizzare il nemico. Oggi le autorità statunitensi hanno
elaborato nuove strategie per rendere possibili le guerre, in una realtà
in cui sempre più persone le avversano. Ad esempio, addestrano le
reclute attraverso i videogiochi, come "Full Spectrum Warrior", che
inducono il giocatore ad identificarsi con un combattente americano, e a
sviluppare l'impulso ad uccidere. In "Full Spectrum Warrior" la scena di
guerra è ambientata in un paese di fantasia, il Tazikhstan, indicato
come facente parte dell'Asse del Male, e guidato da un fanatico
combattente che odia l'Occidente e forma terroristi, soprattutto "Talebani
e lealisti iracheni". In questi giochi, i nemici, ad esempio gli
iracheni, hanno volti appena abbozzati, quasi inesistenti, perché non
devono essere percepiti come pienamente umani. L'empatia suscitata dalla
vista degli occhi del nemico, inibirebbe la risposta assassina. Il
processo di disumanizzazione del nemico risulta quindi indispensabile
affinché il soldato possa colpire, poiché vedere l'altro come proprio
simile impedirebbe l'azione violenta. Le giovani reclute dell'esercito
americano vengono così abituate ad intendere la guerra come uno
spettacolo che si svolge su uno schermo. Talvolta esse confondono la
realtà virtuale con i veri massacri, a tal punto che il generale Norman
Schwarzopf, nel 1991, durante la guerra del Golfo, dovette spiegare ai
soldati che "non si tratta di un gioco della Nintendo"[9]
ma di una vera guerra.
Rendere la guerra
spettacolare e simile ad un'esercitazione virtuale significa stimolare
il senso di potenza, di divertimento e di eccitazione, evitando che
intervengano gli aspetti emotivi più evoluti. Ciò è oggi una tragica
realtà: i combattimenti appaiono sugli schermi e diversi soldati nel
deserto, durante la guerra del Golfo, intervistati successivamente,
riferivano di dipendere, come chiunque altro, quasi completamente dai
mass media per sapere ciò che si presumeva stesse accadendo.
La pubblicità ha lo
scopo di appiattire l'esistenza, attraverso "forme di inquinamento
mentale che degradano le nostre menti. Riconosciamo più facilmente il
logo di una marca che una specie di fiori, ascoltiamo più slogan che
poesie".[10]
Il messaggio
pubblicitario ha anche lo scopo di indurre ad agire nel modo favorevole
al consumo e al sistema economico attuale. La pubblicità mostra una
falsa realtà e induce a crederla vera, crea falsi significati e falsi
bisogni. La propaganda fa credere che l'informazione nei paesi occidentali è libera, ma le agenzie d'informazione e gli Studios di produzione televisiva e cinematografica sono corporation nelle mani delle stesse persone che posseggono il potere economico-finanziario. I media sono un enorme apparato di controllo della mente e dell'emotività umana. In modo diretto o indiretto, la maggior parte delle produzioni televisive e cinematografiche promuove e rafforza l'ideologia dominante. Ad esempio, nel film Wall Street, del 1987, Gordon Gekko, un uomo d'affari ricchissimo e senza scrupoli dice:
Il punto è,
signore e signori, che l'avidità è un bene. L'avidità funziona,
l'avidità è giusta... e l'avidità, segnatevi le mie parole, non salverà
solo
Il protagonista
principale del film, Bud Fox, un giovane agente di Borsa, vede in Gekko
un esempio da seguire per arricchirsi e per dominare il mercato. Alla
fine del film, Bud prende le distanze da Gekko, avallando la teoria
della "mela marcia", e occultando in tal modo che è l'intero sistema ad
ergersi su fondamenti disumani e criminali.
Antonella Randazzo
ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa,
1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006);
[1] Cit. Sermonti
Giuseppe, Fondi Roberto, Dopo Darwin, critica all'
evoluzionismo, Rusconi, Milano 1980, p. 6.
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