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GIUSEPPE
MAZZINI
23/9/2004 * I DOVERI DELL'UOMO - PREFAZIONE L'avvenire,
della Patria e vostro, voi non lo fonderete se non liberandovi da due
piaghe che oggi purtroppo, spero per breve tempo, contaminano le classi
più agiate e minacciano di sviare il progresso Italiano : il Macchiavellismo
e il Materialismo. Il primo, travestimento meschino della scienza
d'un Grande infelice, v'allontana dall'amore e dall'adorazione schietta
e lealmente audace della Verità : il secondo vi trascina
inevitabilmente, con il culto degli interessi, all'egoismo ed
all'anarchia. Voi
dovete sottrarvi all'arbitrio e alla prepotenza degli uomini. E nella
guerra che si combatte nel mondo tra il Bene e il Male, dovete dare il
vostro nome alla Bandiera del Bene e avversare, senza tregua, il Male,
respingendo ogni dubbia insegna, ogni transazione codarda, ogni
ipocrisia di capi che cercano maneggiarsi fra i due ; sulla via del
primo, voi m'avrete, finchè io vivo. E
perché quelle due Menzogne vi sono spesso affacciate con apparenze
seduttrici e con un fascino di speranze che solo il culto di Dio e della
Verità può tradurre in fatti per voi, ho creduto debito di scrivere, a
premunirvi, questo libretto. Io v'amo troppo per adulare alle vostre
passioni o accarezzare i sogni dorati coi quali altri tentano ottenere
favore da voi. GIUSEPPE
MAZZINI - Aprile 23 - 1860. *
I DOVERI DELL'UOMO Io
voglio parlarvi dei vostri doveri. Voglio parlarvi, come il core mi
detta, delle cose più sante che noi conosciamo, di Dio, dell'Umanità,
della Patria, della Famiglia. Ascoltatemi con amore com' io vi parlerò
con amore. La mia parola è parola di convinzione maturata da lunghi
anni di dolori e d'osservazioni e di studi. I doveri ch'io vi indicherò,
io cerco e cercherò, finché io viva, adempirli, quanto le mie forze
concedono. Posso errare, ma non di core. Posso ingannarmi, non
ingannarvi. Uditemi dunque fraternamente : giudicate liberamente tra voi
medesimi, se vi pare ch' io vi dica la verità, abbandonatemi se vi pare
ch'io predichi errore; ma seguitemi, e operate a seconda dei miei
insegnamenti, se mi trovate apostolo della verità. L'errore è sventura
da compiangersi : ma conoscere la verità e non uniformarvi le azioni,
è delitto che cielo e terra condannano. Perché
vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti?
Perché, in una società dove tutti, volontariamente o
involontariamente, v'opprimono, dove l'esercizio di tutti i diritti che
appartengono all'uomo vi é costantemente rapito, dove tutte le
infelicità sono per voi, e ciò che si chiama felicità é per gli
uomini dell'altre classi, vi parlo io di sacrificio, e non di conquista,
di virtù, di miglioramento morale, di educazione, e non di benessere
materiale ? È questione che debbo mettere in chiaro prima di andare
avanti, perché in questo appunto sta la differenza tra la nostra scuola
e molte altre che vanno predicando oggi in Europa; poi, perché questa
è domanda che sorge facilmente nell'anima irritata del lavoratore che
soffre. Siamo
poveri, schiavi, infelici: parlateci di miglioramenti materiali, di
libertà, di felicità. Diteci se siamo condannati a sempre soffrire o
se dobbiamo alla nostra volta godere. Predicate il Dovere ai nostri
padroni, alle classi che ci stanno sopra e che trattando noi come
macchine, fanno monopolio dei beni che spettano a tutti. A noi, parlate
di diritti: parlate dei modi di rivendicarceli; parlate della nostra
potenza. Lasciate che abbiamo esistenza riconosciuta; ci parlerete
allora di doveri e di sacrificio. Così dicono molti fra i nostri
operai, e seguono dottrine ed associazioni corrispondenti al loro
desiderio; non dimenticando che una sola cosa, ed è che il linguaggio
invocato da essi si é tenuto da cinquanta anni in poi senz'avere
fruttato un minimo di miglioramento materiale alla condizione degli
operai. Da
cinquanta anni in poi, tutto quanto si è operato per il progresso e per
il bene contro i governi assoluti o contro l'aristocrazia di sangue; s'
è operato in nome dei Diritti dell'uomo, in nome della libertà come
mezzo e del benessere come scopo alla vita. Tutti gli atti della
Rivoluzione Francese e dell'altre che la seguirono e la imitarono,
furono conseguenza d'una Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. Tutti i
lavori dei Filosofi, che la prepararono, furono fondati sopra una teoria
di libertà, sull'insegnamento dei propri diritti ad ogni individuo.
Tutte le scuole rivoluzionarie predicarono all'uomo, ch'egli é nato per
la felicità, che ha diritto di ricercarla con tutti i suoi mezzi, che
nessuno ha diritto d'impedirlo in questa ricerca, e ch'egli ha quello di
rovesciare gli ostacoli incontrati sul suo cammino. E gli ostacoli
furono rovesciati : la libertà fu conquistata; durò per anni in molti
paesi; in alcuni ancor dura. La condizione del popolo ha migliorato ? I
milioni che vivono alla giornata sul lavoro delle loro braccia, hanno
forse acquistato una minima parte del benessere sperato, promesso ? No;
la condizione del popolo non ha migliorato; ha peggiorato anzi e
peggiora in quasi tutti i paesi, e specialmente qui dov'io scrivo, il
prezzo delle cose necessarie alla vita è andato progressivamente
aumentando, il salario dell'operaio in molti rami d'attività
progressivamente diminuendo, e la popolazione moltiplicando. In quasi
tutti i paesi, la sorte degli uomini di lavoro è diventata più
incerta, più precaria; le crisi che condannano migliaia d'operai
all'inerzia per un certo tempo si sono fatte più frequenti.
L'accrescimento annuo delle emigrazioni di paese in paese, e d'Europa
alle altre parti del mondo, e la cifra crescente sempre degli istituti
di beneficenza, delle tasse pei poveri, dei provvedimenti per la
mendicità, bastano a provarlo. Questi ultimi provano anche che
l'attenzione pubblica va più sempre svegliandosi sui mali del popolo;
ma a diminuire visibilmente la loro inefficacia a quei mali, dimostra un
aumento egualmente progressivo di miseria nelle classi alle quali
tentano provvedere. E
nondimeno, in questi ultimi cinquanta anni, le sorgenti della ricchezza
sociale e la massa dei beni materiali sono andate crescendo. La
produzione ha raddoppiato. Il commercio, attraverso crisi continue,
inevitabili nell'assenza assoluta d'organizzazione, ha conquistato più
forza d'attività e una sfera più estesa alle sue operazioni. Le
comunicazioni hanno acquistato pressoché dappertutto sicurezza e
rapidità, e diminuito quindi, col prezzo del trasporto, il prezzo delle
derrate. E d'altra parte, l'idea dei diritti inerenti alla natura umana
é oggi mai generalmente accettata : accettata a parole e ipocritamente
anche da chi cerca, nel fatto, eluderla. Perché dunque la condizione
del popolo non ha migliorato? Perché il consumo dei prodotti, invece di
ripartirsi equamente fra tutti i membri delle società europee, si é
concentrato nelle mani di pochi uomini appartenenti a una nuova
aristocrazia? Perché il nuovo impulso comunicato all'industria e al
commercio ha creato, non il benessere dei più, ma il lusso d'alcuni? La
risposta é chiara per chi vuol addentrarsi un po' nelle cose. Gli
uomini sono creature d'educazione, e non operano che a seconda del
principio d'educazione che loro é dato. Gli uomini che promossero le
rivoluzioni anteriori s'erano fondati sull'idea dei diritti appartenenti
all'individuo : le rivoluzioni conquistarono la libertà : libertà
individuale, libertà di insegnamento, libertà di credenze, libertà di
commercio, libertà in ogni cosa e per tutti. Ma
che mai importavano i diritti riconosciuti a chi non aveva mezzo
d'esercitarli? che importava la libertà d'insegnamento a chi non aveva
né tempo, né mezzi per profittarne? che importava la libertà di
commercio a chi non aveva cosa alcuna da porre in commercio, né
capitali, né credito? La società si componeva, in tutti i paesi dove
quei principi fondamentali furono proclamati, d'un piccolo numero
d'individui possessori del terreno, del credito, dei capitali; e di
vaste moltitudini d'uomini non aventi che le proprie braccia, forzati a
darle, come arnesi di lavoro, a quei primi e a qualunque patto, per
vivere : forzati a spendere in fatiche materiali e monotone l'intera
giornata : cos'era per essi, costretti a combattere colla fame, la
libertà, se non un'illusione, una amara ironia? Era
naturale che così dicessero, e così dissero infatti. E questo pensiero
delle classi privilegiate di fortuna riguardo alle classi povere, diventò
rapidamente pensiero d'ogni individuo verso ogni individuo. Ciascun uomo
prese cura dei propri diritti e del miglioramento della propria
condizione senza cercare di provvedere all'altrui; e quando i propri
diritti si trovarono in urto con quelli degli altri, fu guerra : guerra
non di sangue, ma d'oro e d'insidie : guerra meno virile dell'altra, ma
egualmente rovinosa : guerra accanita nella quale i forti schiacciano
inesorabilmente i deboli o gl'inesperti. In questa guerra continua, gli
uomini si educarono all'egoismo, e all'avidità dei beni materiali
esclusivamente. La
libertà di credenza ruppe ogni comunione di fede. La libertà di
educazione generò l'anarchia morale. Gli uomini, senza vincolo comune,
senza unità di credenza religiosa e di scopo, chiamati a godere e non
altro, tentarono ognuno la propria via, non badando se camminando su
quella non calpestassero le teste dei loro fratelli, fratelli di nome e
nemici di fatto. A questo siamo oggi, grazie alla teoria dei diritti. Certo,
esistono diritti; ma dove i diritti di un individuo vengano a contrasto
con quelli d'un altro, come sperare di conciliarli, di metterli in
armonia, senza ricorrere a qualche cosa superiore a tutti i diritti ? E
dove i diritti d'un individuo, di molti individui, vengano a contrasto
con i diritti del paese, a che tribunale ricorrere? Se il diritto al
benessere, al più gran benessere possibile, spetta a tutti i viventi,
chi scioglierà la questione tra l'operaio e il capo-produttore?
Se
il diritto all'esistenza é il primo inviolabile diritto d'ogni uomo,
chi può comandare il sacrificio dell'esistenza di alcuni uomini per il
miglioramento d'altri uomini? Lo comanderete in nome della Patria, della
Società, della moltitudine dei vostri fratelli? Cos'é la Patria, per
l'opinione della quale io parlo, se non quel luogo in cui i nostri
diritti individuali sono più sicuri ? Cos'é la Società, se non un
convegno di uomini, i quali hanno pattuito di mettere la forca di molti
in appoggio dei diritti di ciascuno ? E voi, dopo avere insegnato per
cinquanta anni all'individuo che la Società é costituita per
assicurargli l'esercizio dei suoi diritti, vorrete domandargli di
sacrificarli tutti alla Società, di sottomettersi, occorrendo, a
continue fatiche, alla prigione, all'esilio, per migliorarla? Dopo
avergli predicato per tutte le vie che lo scopo della vita é il
benessere, vorrete a un tratto ordinargli di perdere il benessere e la
vita stessa per liberare il proprio paese dallo straniero, o per
procacciare condizioni migliori a una classe che non é la sua? Dopo
avergli parlato per anni in nome degli interessi materiali, pretenderete
ch'egli, trovando davanti a sé ricchezza e potenza, non stenda la mano
ad afferrarle, anche a scapito dei suoi fratelli?. Operai
Italiani, questa non é opinione, senza appoggio di fatti, venuta nella
nostra mente; é storia, storia dei nostri tempi, storia le cui pagine
grondano sangue e sangue del popolo. Interrogate tutti gli uomini che
cambiarono la rivoluzione del 1830 in una sostituzione di persone ad
altre persone, e, a modo d'esempio, fecero dei cadaveri dei vostri
compagni di Francia, morti combattendo nelle tre giornate, uno sgabello
alla propria potenza : tutte le loro dottrine, prima del 1830, erano
fondate sulla vecchia idea dei diritti, non sulla credenza nei doveri
dell'uomo. Voi li chiamate oggi traditori ed apostati, e non furono che
conseguenti alla loro dottrina. Combattevano, con sincerità, il governo
di Carlo X, perché quel governo era direttamente nemico alla classe
d'onde essi uscivano, e violava, e tendeva a sopprimere i loro diritti.
Combattevano in nome del ben essere ch'essi non possedevano quanto
pareva loro di meritare. Alcuni
erano perseguitati nella libertà del pensiero; altri, ingegni potenti,
si vedevano negletti, allontanati dagli impieghi che occupavano uomini
di capacità inferiore alla loro. Allora anche i
mali del popolo li irritavano. Allora scrivevano arditamente e di buona
fede intorno ai diritti che appartengono a ogni uomo. Poi, quando i loro
diritti politici e intellettuali si trovarono assicurati, quando la via
agli impieghi fu loro aperta, quando ebbero conquistato il benessere che
cercavano, dimenticarono il popolo, dimenticarono che i milioni,
inferiori ad essi per educazione e per desideri, cercavano l'esercizio
d'altri diritti e la conquista d'un altro benessere, posero l'animo in
pace e non si curarono d'altri che di sé stessi. Perché
li chiamate traditori ? Perché non chiamate invece traditrice la loro
dottrina ? Viveva e scriveva nello stesso tempo in Francia un uomo che
non dovete dimenticare, più potente d'ingegno ch'essi tutti non erano :
era allora nemico nostro; ma credeva nel Dovere : nel dovere di
sacrificare l'intera esistenza al bene comune, alla ricerca e al trionfo
della Verità : studiava attento gli uomini e i tempi : non si lasciava
sedurre dagli applausi, né avvilire dalle delusioni : tentata e fallita
una via, ritentava sopra un'altra il miglioramento dei più : e quando i
tempi cambiati gli mostrarono un solo elemento capace d'operarlo, quando
il popolo si mostrò sull'arena più virtuoso e credente che non tutti
coloro i quali avevano preteso trattar la sua causa, egli, Lamennais,
l'autore delle Parole d'un credente, che avete lette voi tutti, divenne
il migliore apostolo della causa nella quale siamo fratelli. Eccovi, in
lui e negli uomini de' quali ho parlato, rappresentata la differenza tra
gli uomini dei diritti e quei del Dovere. Ai primi la conquista dei loro
diritti individuali, togliendo ogni stimolo, basta perché s'arrestino :
il lavoro dei secondi non s'arresta qui in terra che colla vita. E
tra i popoli interamente schiavi, dove la lotta ha ben altri pericoli,
dove ogni passo che si muove verso il bene è segnato dal sangue d'un
martire, dove il lavoro contro l'ingiustizia dominatrice é
necessariamente segreto e privo dei conforti della pubblicità e della
lode, quale obbligo, quale stimolo alla costanza può mantenere sulla
via del bene gli uomini che riducono la santa guerra sociale che noi
sosteniamo a un combattimento per i loro diritti? Parlo, s'intende,
della generalità, e non delle eccezioni che esistono in tutte le
dottrine. Perché, sedato il tumulto di spiriti e il movimento di azione
contro la tirannide che trascina naturalmente alla lotta la gioventù,
dopo qualche anno di sforzi, dopo delusioni inevitabili in impresa
siffatta, quegli uomini non si stancherebbero ? Perché non
preferirebbero il riposo comunque a una vita irrequieta, agitata di
contrasti e pericoli, che può un giorno o l'altro finire in una
prigione, sul patibolo, o nell'esilio ? È
storia purtroppo dei più fra gli Italiani d'oggidì, imbevuti come sono
delle vecchie idee francesi : tristissima storia; ma come interromperla
se non cambiando il principio da cui partono per dirigersi ? Come, e in
nome di chi convincerli che i pericoli, le delusioni devono farli più
forti, che hanno a combattere non per alcuni anni, ma per tutta la loro
vita? Chi può dire ad un uomo: seguita a lottare per i tuoi diritti,
quando lottare per essi gli costa più caro che non l'abbandonarli? E
chi può, anche in una società costituita su basi più giuste che non
le attuali, convincere un uomo fondato unicamente sulla teoria dei
diritti, ch'egli ha da mantenersi sulla via comune e occuparsi di dare
sviluppo al pensiero sociale ? - Ponete ch'ei si ribelli; ponete ch'egli
si senta forte e vi dica : rompo il patto sociale: le mie tendenze, le
mie facoltà mi chiamano altrove: ho diritto sacro, inviolabile, di
svilupparle, e mi pongo in guerra contro tutti: quale risposta potrete
voi dargli stando alla sua dottrina? che diritto avete voi, perché
siete maggiorità, d'imporgli ubbidienza e lacci che non s'accordano con
i suoi desideri, colle sue aspirazioni individuali? che diritto avete
voi di punirlo quando lui le vìola? I
diritti appartengono eguali ad ogni individuo : la convivenza sociale
non può crearne uno solo. La Società ha più forza, non più diritti
dell'individuo. Come dunque proverete voi all'individuo ch'eri deve
confondere la sua volontà colla volontà dei suoi fratelli nella Patria
o nell'Umanità? Col carnefice, colle prigioni? Le Società fin ora
esistenti hanno fatto così. Ma questa é guerra, e noi vogliamo pace :
é repressione tirannica, e noi vogliamo educazione. EDUCAZIONE,
abbiamo detto; ed é la gran parola che racchiude tutta quanta la nostra
dottrina. La questione vitale che s'agita nel nostro secolo é una
questione d' Educazione. Si tratta non di stabilire un nuovo ordine di
cose colla violenza; un ordine di cose stabilito colla violenza é
sempre tirannico quand'anche é migliore del vecchio: si tratta di
rovesciare colla forza la forza brutale che s'oppone oggi a ogni
tentativo di miglioramento, di proporre al consenso della nazione, messa
in libertà d'esprimere la sua volontà, l'ordine che pare migliore, e
di educare con tutti i mezzi possibili gli uomini a svilupparlo, ad
operare conformemente. Italiani,
fratelli miei! intendetemi bene. Quand' io dico, che la conoscenza dei
loro diritti non basta agli uomini per operare un miglioramento
importante e durevole, non chiedo che rinunziate a questi diritti; dico
soltanto che non sono se non una conseguenza di doveri adempiti, e che
bisogna cominciare da questi per giungere a quelli. E quando io dico,
che proponendo come scopo alla vita la felicità, il benessere,
gl' interessi materiali, corriamo rischio di essere egoisti, non intento
che non dobbiate occuparvene; dico che gli interessi materiali, solo
cercati, proposti non come mezzi, ma come fine, conducono sempre a quel
tristissimo risultato. Quanto, sotto gli Imperatori, gli antichi Romani
si limitavano a chiedere pane e divertimenti, erano la razza più
abbietta che dir si possa, e dopo aver subìto la tirannia stolida e
feroce degli Imperatori, cadevano vilmente schiavi dei Barbari che
invadevano. In
Francia e altrove i nemici d'ogni progresso sociale hanno seminato la
corruzione e tentano sviare le menti dall'idea di mutamento cercando
sviluppo all'attività materiale. E noi aiuteremmo il nemico colle
nostre mani? I miglioramenti materiali sono essenziali, e noi
combatteremo per conquistarceli; ma non perché importi unicamente agli
uomini d'essere ben nutriti e alloggiati; bensì perché la coscienza
della vostra dignità, e il vostro sviluppo morale non possono
appressarsi finché state, come oggi, in un continuo duello colla
miseria. Voi lavorate dieci o dodici ore della giornata come potete
trovar tempo per educarvi? I più tra voi guadagnano appena tanto da
sostentar sé e la loro famiglia : come possono trovar mezzi per
educarsi ? La precarietà e le interruzioni del vostro lavoro vi fanno
trapassare dalla eccessiva operosità alle abitudini dello sfaccendato :
come potreste acquistar le tendenze all'ordine, alla regolarità,
all'assiduità ? La scarsezza del vostro guadagno sopprime ogni speranza
di risparmio efficace e tale che possa un giorno giovare ai vostri figli
o agli anni della vostra vecchiaia : come potreste educarvi ad abitudini
d'economia? Molti fra voi sono costretti dalla miseria a separare i
fanciulli, non diremo dalle cure - quali cure d'educazione possono dare
ai figli le povere mogli degli operai ? - ma dall'amore e dallo sguardo
delle madri, cacciandoli, per alcuni soldi, ai lavori nocivi delle
manifatture : come possono, in condizione siffatta, svilupparsi,
ingentilirsi i sentimenti di famiglia ? Non
avete diritti di cittadini, né partecipazione alcuna d'elezione o di
voto alle leggi che regolano i vostri atti e la vostra vita come
potreste avere coscienza di cittadini e zelo per lo Stato e affetto
sincero alle leggi? La giustizia é inegualmente distribuita fra voi e
l'altre classi quindi dove imparereste il rispetto, e l'amore alla
giustizia ? La società vi tratta senz'ombra di simpatia, quindi dove
imparereste a simpatizzare colla società ? Voi dunque avete bisogno che
cambino le vostre condizioni materiali perché possiate svilupparvi
moralmente : avete bisogno ti lavorar meno per potere consacrare alcune
ore della vostra giornata al progresso dell'anima vostra : avete bisogno
di una retribuzione di lavoro che vi ponga in grado d'accumulare
risparmi, d'acquietarvi n'animo sull' avvenire, di purificarvi
soprattutto d'ogni sentimento di reazione, d'ogni impulso di vendetta,
d'ogni pensiero d'ingiustizia verso chi vi fu ingiusto. Dovete
dunque cercare, e otterrete questo mutamento ; ma dovete cercarlo come
mezzo, non come fine: cercarlo per senso di dovere, non unicamente di
diritto : cercarlo per farvi migliori; non unicamente per farvi
materialmente felici. Altrimenti, quale differenza sarebbe tra voi e i
vostri tiranni ? Essi lo sono precisamente, perché non guardano che al
benessere, alle voluttà, alla potenza. Farvi
migliori : questo ha da essere no scopo della vostra vita. Farvi
stabilmente meno infelici, voi non potete, se non migliorando. I tiranni
sorgerebbero a mille tra voi, se voi non combatteste che in nome degni
interessi materiali, o d'una certa organizzazione. Poco importa che
mutiate organizzazione, se nasciate voi stessi e gli altri con le
passioni e con l’egoismo dell'oggi : le organizzazioni sono come certe
piante che danno veleno o rimedi a seconda delle operazioni di chi le
esegue. Gli uomini buoni fanno buone le organizzazioni cattive, i
malvagi fanno tristi le buone. Si tratta di render migliori e convinte
dei loro doveri le classi che oggi, volontariamente o involontariamente,
vi opprimono; né potete riuscirvi se non cominciando a fare, per quanto
é possibile, migliori voi stessi. Quando
dunque udite dirvi dagli uomini che predicano la necessità d'un
cambiamento sociale, ch'essi lo produrranno invocando unicamente i
vostri diritti, siate loro riconoscenti delle buone intenzioni, ma
diffidate della riuscita. I mani del povero sono noti in parte almeno,
alle classi agiate; noti ma non sentiti. Nell'indifferenza generane nata
dalla mancanza di una fede comune, nell'egoismo, conseguenza inevitabile
della predicazione continuata da tanti anni del benessere materiale,
quei che non soffrono si sono a poco a poco avvezzi a considerare quei
mali come una triste necessità dell'ordine sociale o a lasciare la cura
dei rimedi alle generazioni che verranno. La difficoltà non é nel
convincerli ; é nello scuoterli dall' inerzia, nel ridurli, convinti
che siano ad agire, ad associarsi, ad affratellarsi con voi per
conquistare l'organizzazione sociale, che porrà fine, per quanto le
condizioni dell'Umanità non concedono, ai vostri mali e ai loro
terrori. Ora, questa é un'opera della fede, della fede nella missione
che Dio ha dato alla creatura umana qui sulla Terra, nella responsabilità
che pesa su tutti coloro che non la compiono, nel Dovere che impone a
ciascuno di operare continuamente e con sacrificio a norma del Vero.
Tutte le dottrine possibili di diritti e di benessere materiale non
potranno che condurvi a tentativi che, se rimarranno isolati e
unicamente appoggiati sulle vostre force, non riusciranno : non potranno
che preparare in più breve dei delitti sociali : una guerra civile tra
classe e classe. E
quelle parole sussurrate nell'orecchio ad una società che non aveva più
scintilla di vita, la rianimarono, conquistarono i milioni,
conquistarono il mondo e fecero progredire d'un passo l'educazione del
genere umano. Operai Italiani ! noi siamo in
un'epoca simile a quella di Cristo. Viviamo in mezzo a una società
incadaverita com'era quella dell'Impero Romano, col bisogno nell'animo
di ravvivarla, di trasformarla, d'associarne tutti i membri e i lavori
in una sola fede, sotto una sola legge, verso uno scopo solo, sviluppo
libero progressivo di tutte le facoltà che Dio ha messo in germe nella
sua creatura. Cerchiamo che Dio regni sulla terra come nel Cielo, o
meglio che la terra sia una preparazione al Cielo, e la Società un
tentativo di avvicinamento progressivo al pensiero Divino. È
lavoro questo impossibile in gran parte d'Italia per le moltitudini :
nessun piano d'educazione popolare può verificarsi tra noi senza un
cambiamento nella condizione materiale del popolo, e senza una
rivoluzione politica : chi s'illude a sperarlo e lo predica come
preparativo indispensabile a ogni tentativo d'emancipazione, predica
l'inerzia, non altro. Ma i pochi tra voi, ai quali le circostanze
corrono un po' migliori e il soggiorno in paesi stranieri concede mezzi
più liberi d'educazione, lo possono, quindi lo devono. E i pochi tra
voi, imbevuti una volta dei veri principii dai quali dipende
l'educazione d'un Popolo, basteranno a spargerli fra le migliaia, a
dirigerli sulla via, e a proteggerli dai sofismi e dalle false dottrine
che verranno a insidiarli. DIO
(Crediamo
che Dio è Dio, e l’Umanità
è il suo Profeta) L'origine
dei vostri DOVERI sta in Dio. La definizione dei vostri DOVERI sta nella
sua legge. La scoperta progressiva, e l'applicazione della sua legge
appartengono all'Umanità. DIO
esiste. Noi non dobbiamo né vogliamo provarvelo : tentarlo, ci
sembrerebbe bestemmia, come negarlo, follia. Dio esiste, perché noi
esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell'Umanità,
nell'Universo che ci circonda. La nostra coscienza lo invoca nei momenti
più solenni di dolore e di gioia. L'umanità ha potuto trasformarne,
gustarne, non mai sopprimerne il santo nome. L'universo lo manifesta con
l'ordine, con l'armonia, con l’intelligenza dei suoi moti e delle sue
leggi. Non vi sono atei fra voi : se ve ne fossero, sarebbero degni non
di maledizione, ma di compianto. Colui che può negar Dio davanti una
notte stellata, davanti alla sepoltura dei suoi più cari, davanti al
martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole. Il primo ateo
fu senz'alcun dubbio un uomo che aveva celato un delitto agli altri
uomini e cercava, negando Dio, liberarsi dall'unico testimonio a cui non
poteva celarlo, e soffocare il rimorso che lo tormentava : forse fu un
tiranno che aveva rapito con la libertà metà dell'anima ai suoi
fratelli e tentava sostituire l'adorazione della Forza brutale alla fede
nel Dovere e nel Diritto immortale. Dopo
lui, vennero qua e là, di secolo in secolo, uomini che per aberrazione
di filosofia insinuarono l'ateismo; ma pochissimi e vergognosi : -
vennero, in momenti non lontani da noi, moltitudini che per una
irritazione contro un' idea di Dio falsa, stolta, architettata a proprio
benefizio da una casta o da un potere tirannico, negarono Dio medesimo;
ma fu un istante, e in quell' istante adorarono, tanto avevano bisogno
di Dio, la dea Ragione, la dea Natura. Oggi, vi sono uomini che aborrono
da ogni religione perché vedono la corruzione nelle credenze attuali e
non indovinano la purità di quelle dell'avvenire; ma nessuno tra loro
osa dirsi ateo : vi sono preti che prostituiscono il nome di Dio ai
calcoli della venalità, o al terrore dei potenti : vi sono tiranni che
lo importunano invocandolo a protettore delle loro tirannidi; ma perché
la luce del sole ci viene spesso offuscata e guasta da sozzi vapori,
negheremo il sole o la potenza vivificatrice del suo raggio
sull'universo ? Perché dalla libertà i malvagi possono talvolta far
sorgere l'anarchia, malediremo alla libertà? La fede in Dio brilla
d'una luce immortale attraverso tutte le imposture e le corruttele che
gli uomini addensano intorno a quel nome. Le
imposture o le corruttele passano, come passano le tirannidi : Dio
resta, come resta il Popolo, immagine di Dio sulla terra. Come il Popolo
attraverso schiavitù, patimenti e miserie, conquista a grado a grado
coscienza, forza, emancipazione, il nome santo di Dio sorge dalle rovine
dei culti corrotti a splendere circondato d'un culto più puro, più
fervido e più ragionevole. Io
dunque non vi parlo di Dio per dimostrarvene l'esistenza, o per dirvi
che dovete adorarlo : voi lo adottate, anche non nominandolo, ogni
qualvolta voi sentite la vostra vita e la vita degli esseri che vi
stanno intorno : ma per dirvi come dovete adorarlo - per ammonirvi
intorno a un errore, che domina le menti di molti tra gli uomini delle
classi che vi dirigono, o per esempio loro, di molti tra voi : errore
grave o rovinoso quanto è l'ateismo. Questo
errore è la separazione, più o meno dichiarata di Dio, dall'opera sua,
dalla Terra sulla quale voi dovete compiere un periodo della vostra
vita. Da una parte, una gente che vi dice : Sta bene : Dio esiste; ma
voi non potete più che ammetterlo ed adorarlo. La relazione tra lui e
gli uomini, nessuno può intenderla o dichiararla. È questione da
dibattersi fra Dio medesimo e la vostra coscienza. Pensate intorno a
questo ciò che volete, ma non proponete la vostra credenza ai vostri
simili; non cercate d'applicarla alle cose di questa terra. La politica
è una cosa, la religione è un'altra. Non le confondete. Lasciate le
cose del Cielo al potere spirituale stabilito qualunque esso sia, salvo
a voi di non credergli, se vi pare ch'egli tradisca la sua missione :
lasciate che ognuno pensi e creda a suo modo; voi non dovete occuparvi
in comune che delle cose della terra. Materialisti o spiritualisti,
credete voi nella libertà, e nell'eguaglianza degli uomini ? volete il
ben essere per la maggioranza ? volete il suffragio universale ?
riunitevi per ottenere codesto intento; non avete bisogno per questo
d'intendervi sulle questioni che riguardano il cielo. Avete
d'altra parte uomini che vi dicono : " Dio esiste ; ma così
grande, troppo superiore a tutte le cose create, perché voi possiate
sperar di raggiungerlo colle opere umane. La terra è fango. La vita è
un giorno. Distaccatevi dalla prima quanto più potete : non date più
valore che non merita alla seconda. Che sono mai tutti gli interessi
terreni a fronte della vita immortale dell'anima vostra ? Pensate a
questa: guardate al Cielo. Che v' importa se voi vivete quaggiù in un
modo o in un altro? Siete destinati a morire; e Dio vi giudicherà,
secondo i pensieri che avrete dato, non alla terra, ma a lui. Soffrite?
Benedite al Signore che vi manda quei patimenti. L'esistenza terrena è
una prova. La vostra è terra d'esilio. Sprezzatela ed innalzatevi. Di
mezzo ai patimenti, dalla miseria, dalla schiavitù, voi potete
rivolgervi a Dio, e santificarvi nell'adorazione di Lui, nella
preghiera, nella fede in un avvenire che vi compenserà largamente, e
nel disprezzo delle cose mondane". Di
quei che così vi parlano, i primi non amano Dio; i secondi non lo
conoscono. L'uomo è uno, direte ai primi. Voi non potete troncarlo in
due; e far sì ch'egli concordi con voi nei principii che devono
regolare l'ordinamento della società, quand'ei differisca intorno
all'origine sua, ai suoi destini e alla sua legge di vita quaggiù. Le
religioni governano il mondo. Quando gli uomini dell'India credevano
d'esser nati, gli uni dalla testa, altri dalle braccia, altri dai piedi
di Brama, Divinità loro, ordinavano la società secondo la divisione
degli uomini in caste, assegnavano agli uni ereditariamente il lavoro
intellettuale, ad altri la milizia, ad altri le opere servili, e si
condannavano a una immobilità che ancora dura e durerà finché la
credenza in quel principio non cada. Quando i Cristiani dichiararono al
mondo, che gli uomini erano tutti figli di Dio e fratelli in lui, tutte
le dottrine dei legislatori e dei filosofi dell'antichità che
stabilivano l'esistenza di due nature negli uomini, non valsero ad
impedire l'abolizione della schiavitù, e quindi un ordinamento
radicalmente diverso nella società. Ad
ogni progresso delle credenze religiose noi possiamo mostrarvi
corrispondente nella storia dell'Umanità un progresso sociale : alla
vostra dottrina d'indifferenza in fatto di religione, voi non potete
mostrarci altra conseguenza che l'anarchia. Voi avete potuto
distruggere, non mai fondare : smentiteci, se potete. A forza
d'esagerare un principio contenuto nel Protestantismo, e ch'oggi il
Protestantismo sente il bisogno d'abbandonare - a forza di dedurre tutte
le vostre idee unicamente dall'indipendenza dell'individuo -
voi siete giunti, a che ? all'anarchia, cioè
alla oppressione del debole, nel commercio; alla libertà, cioè alla
derisione del debole che non ha mezzi, né tempo, né istruzione per
esercitare i propri diritti, nell'ordinamento politico; all'egoismo, cioè
all'isolamento e alla rovina del debole che non può aiutarsi da sé,
della morale. Ma noi vogliamo Associazione : come ottenerla
sicura se non da fratelli che credano negli stessi principi regolatori,
che si uniscano nella stessa fede, che giurino nello stesso nome ?
Vogliamo educazione come darla o riceverla, se non in virtù d'un
principio che contenga l'espressione delle nostre credenze sull'origine,
sul fine, sulla legge di vita dell'uomo su queste terra ? Vogliamo
educazione comune : come darla o riceverla, senza una fede comune?
Vogliamo formare Nazione : come riuscirvi, se non credendo in uno scopo
comune, in un dovere comune ? E d'onde possiamo noi dedurre un dovere
comune, se non dall'idea che ci formiamo di Dio e della sua relazione
con noi ? Certo
: il suffragio universale è cosa eccellente; è il solo mezzo legale
col quale un paese possa, senza crisi violente a ogni tanto, governarsi;
ma il suffragio universale in un paese dominato da una fede darà
l'espressione della tendenza, della volontà nazionale: in un paese
privo di credenze comuni, cosa mai potrà esprimere se non l'interesse
numericamente più forte e l'oppressione di tutti gli altri ? Tutte le
riforme politiche in ogni paese irreligioso, o non curante di
religione, dureranno quanto il capriccio o l'interesse degli individui
vorranno e non più. L'esperienza degli ultimi cinquanta anni ci ha
addottrinati, su questo punto, abbastanza. Agli
altri che vi parlano del Cielo, scompagnandolo dalla Terra, voi direte
che cielo e terra sono, come la via e il termine della via, una cosa
sola. Non dite che la terra è fango : la terra è di Dio. Dio la creava
perché per essa salissimo a lui. La terra non è soggiorno d'espiazione
o di tentazione è il luogo del nostro lavoro per un fine di
miglioramento, del nostro sviluppo verso un grado
d'esistenza superiore. Dio ci creava non per la contemplazione, ma per
l'azione : ci creava a immagine sua, ed egli è Pensiero ed Azione, anzi
non v'è in lui pensiero che non si traduca in azione. Noi dobbiamo,
dite, sprezzare tutte cose mondane, e calpestare la vita terrena, per
occuparci della celeste; ma cos'è mai la vita terrena, se non un
preludio della celeste, un avviamento a raggiungerla? Non v'avvedete che
voi, benedicendo all'ultimo gradino della scala per la quale noi
tutti dobbiamo salire, e maledicendo al primo, ci troncate la via? La
vita d'un'anima è sacra, in ogni suo periodo : nel periodo terreno come
negli altri che seguiranno; bensì, ogni periodo dev'esser preparazione
all'altro, ogni sviluppo temporale deve giovare allo sviluppo continuo
ascendente della vita immortale che Dio trasfuse in ciascuno di noi e
nella umanità complessiva che cresce con l'opera di ciascuno di noi.
Ora Dio v'ha messo quaggiù sulla terra : v'ha messo intorno milioni di
esseri simili a voi, il cui pensiero si alimenta col vostro pensiero, il
cui miglioramento progredisce col vostro, la cui vita si feconda della
vostra vita; vi ha dato, a salvarvi dai pericoli dell' isolamento,
bisogni che non potete soddisfare soli, e istinti predominanti sociali
che dormono nei bruti e che vi distinguono da essi : v'ha steso intorno
quel mondo che voi chiamate Materia, magnifico di bellezza, pregno di
vita, d'una vita, che, non dovete dimenticarlo, si mostra per ogni dove
tanto che vi si vede il segno di Dio, ma aspetta nondimeno l'opera
vostra, dipende nelle sue manifestazioni da voi, e si moltiplica di
potenza quando più la vostra attività si moltiplica : v'ha posto
dentro simpatie inestinguibili, la pietà per chi geme, la gioia per chi
sorride, l'ira contro a chi opprime la creatura, il desiderio incessante
del Vero, l'ammirazione pel Genio che scopre più parte di vero,
l'entusiasmo per chi lo traduce in azione giovevole a tutti, la
venerazione religiosa per chi, non potendo farlo trionfare, more
martire, portando col proprio sangue testimonianza per esso - e voi
negate, sprezzate questi indizi della vostra missione, che Dio v'ha
profuso d'intorno, anzi cacciate l'anatema sui segni suoi, chiamandoci a
concentrare tutte le nostre forze in un'opera di purificazione interna,
imperfetta, impossibile quando è solitaria! Or Dio non punisce chi lo
tenta così ? La
vostra non è religione, è setta d'uomini che hanno dimenticato la loro
origine, le battaglie che i loro padri sostennero contro una società
incadaverita, e le vittorie che riportarono trasformando quel mondo
terrestre che oggi voi, o contemplatori, sprezzate. Qualunque forte
credenza sorga fra le rovine delle vecchie esaurite trasformerà
l'ordinamento sociale esistente perché ogni forte credenza cerca
applicarsi a tutti i rami dell'attività umana; perché la terra ha
cercato sempre, in ogni epoca, conformarsi al cielo in che essa credeva;
perché tutta intera la storia dell'Umanità ripete, sotto forme diverse
e a gradi diversi secondo i tempi, la parola registrata nella Orazione
Dominicale del Cristianesimo : Venga il tuo regno sulla terra, o
Signore, siccome è nel cielo. Venga
il regno di Dio sulla terra, siccome è nel cielo: sia questa, o
fratelli miei, meglio intesa e applicata che non fu per l'addietro, la
vostra parola di fede, la vostra preghiera : ripetetela e operate perché
si verifichi. Lasciate ch'altri tenti persuadervi la rassegnazione
passiva, l'indifferenza alle cose terrene, la sottomissione ad ogni
potere temporale anche ingiusto, replicandovi, male intesa, quell'altra
parola : " Rendete a Cesare ciò ch'è di Cesare e ciò ch'è di
Dio a Dio ". Possono dirvi cosa che non sia di Dio? Nulla è di
Cesare se non in quanto è conforme alla Legge Divina. Cesare, ossia il
potere temporale, il governo civile, non è che il mandatario,
l'esecutore, quanto le sue forze e i tempi concedono, del disegno di Dio
: dove tradisce il mandato, è vostro, non diremo diritto, ma dovere,
mutarlo. A che siete quaggiù se non per affaticarvi a sviluppare coi
vostri mezzi e nella vostra sfera il concetto di Dio ? A
che professare di credere nell'unità del genere umano, conseguenza
inevitabile dell'Unità di Dio, se non lavorate a verificarla,
combattendo le divisioni arbitrarie, le inimicizie che separano tuttavia
le diverse tribù formanti l'Umanità ? A che credere nella libertà
umana, base della umana responsabilità, se non ci adoperiamo a
distruggere tutti gli ostacoli che impediscono la prima e viziano la
seconda? A che parlare di Fratellanza pur concedendo che i nostri
fratelli siano ogni dì conculcati, avviliti, sprezzati? La terra è la
nostra lavoreria : non bisogna maledirla; bisogna santificarla. Le forze
materiali che ci troviamo d'intorno sono i nostri strumenti di lavoro,
non bisogna ripudiarli, bisogna dirigerli al bene. Ma
questo, voi, senza Dio, non potete. V'ho parlato di Doveri: v'ho
insegnato che la sola conoscenza dei vostri diritti non basta a guidarvi
durevolmente sulle vie del bene : non basta a darvi quel miglioramento progressivo,
continuo, nella vostra condizione, che voi cercate : ora, senza Dio,
d'onde il Dovere ? senza Dio, voi, a qualunque sistema civile vogliate
appigliarvi, non potete trovare altra base che la Forza cieca, brutale,
tirannica. Di qui non si esce. O lo sviluppo delle cose umane dipende da
una legge di Provvidenza che noi tutti siamo incaricati di scoprire e di
applicare, o è affidato al caso, alle circostanze del momento, all'uomo
che sa meglio valersene. O dobbiamo obbedire a Dio, o servire ad uomini,
uno o più non importa. Se non regna una Mente suprema su tutte le menti
umane, chi può salvarci dall' arbitrio dei nostri simili, quando si
trovino più potenti di noi ? Se non esiste una Legge santa inviolabile,
non creata dagli uomini, quale norma avremo per giudicare se un atto è
giusto o non lo è ? In nome di chi, in nome di che protesteremo contro
l'oppressione e l'ineguaglianza? Senza
Dio, non v'è altro dominatore che il Fatto : il Fatto davanti al quale
i materialisti s'inchinano sempre, abbia nome Rivoluzione o Bonaparte :
il Fatto del quale i materialisti anch'oggi, in Italia ed altrove, si
fanno scudo per giustificare l'inerzia, anche dove concordano
teoricamente coi nostri principii. Ora comanderemo noi loro il
sacrificio, il martirio in nome delle nostre opinioni individuali ?
Cangeremo, in virtù solamente de' nostri interessi, la teorica in
pratica, il principio astratto in azione ? Disingannatevi. Finché
parleremo individui, in nome di quanto il nostro intelletto individuale
ci suggerisce, avremo quel ch'oggi abbiamo: adesione a parole, non
opere. Il grido che suonò in tutte grandi rivoluzioni, il grido Dio
lo vuole, Dio lo vuole delle Crociate, può solo convertire
gl'inerti in attivi, dar animo ai paurosi, entusiasmo di sacrificio ai
calcolatori, fede a chi respinge col dubbio ogni umano concetto. Provate
agli uomini che l'opera d'emancipazione e di sviluppo progressivo alla
quale voi li chiamate, sta nel disegno di Dio: nessuno si ribellerà.
Provate loro che l'opera terrestre da compiersi quaggiù è
essenzialmente connessa colla loro vita immortale : tutti i calcoli del
momento spariranno davanti all'importanza dell'avvenire. Senza
Dio, voi potete imporre, non persuadere : potete essere tiranni alla
volta vostra, non educatori ed Apostoli. Dio
lo vuole, Dio lo vuole!
E’ grido di popolo, o fratelli; è grido del vostro popolo, grido
nazionale Italiano. Non vi lasciate ingannate, o voi che lavorate con
sincerità d'amore per la vostra Nazione, da chi vi dirà forse che la
tendenza Italiana non è che tendenza politica, e che lo spirito
religioso s'è dipartito da essa. Lo spirito religioso non si dipartì
mai dall' Italia, finché l'Italia, comunque divisa, fu grande ed
attiva; si dipartì, quando nel secolo decimosesto, caduta Firenze,
caduta sotto le armi straniere di Carlo V, e sotto i raggiri dei Papi
ogni libertà di vita Italiana, noi cominciammo a perdere tendenze
nazionali e a vivere spagnuoli, tedeschi, e francesi. Allora i nostri
letterati incominciarono a far da buffoni di principi e ad accarezzare
la svogliatezza dei padroni, ridendo di tutti e di tutto. Allora i
nostri preti vedendo impossibile ogni applicazione di verità religiosa
cominciarono a far bottega del culto, e a pensare a se stessi, non al
popolo ch'essi dovevano illuminare e proteggere. E
allora, il popolo, sprezzato dai letterati, tradito spolpato dai preti,
esiliato da ogni influenza nelle cose pubbliche, cominciò a vendicarsi
ridendo dei letterati, diffidando dei preti, ribellandosi da tutte
credenze, poiché vedeva corrotta l'antica e non poteva presentire più
in là. Da quel tempo in poi noi ci trasciniamo tra le superstizioni
comandate dall'abitudine o dai governi e la incredulità, abbietti e
impotenti. Ma noi vogliamo risorgere grandi e onorati. E ricorderemo la
tradizione Nazionale. Ricorderemo che col nome di Dio sulla bocca e
colle insegne della loro fede nel centro della battaglia, i nostri
fratelli lombardi vincevano, nel dodicesimo secolo, gl' invasori
tedeschi, e riconquistavano le loro libertà manomesse. Ricorderemo
che i repubblicani delle città toscane si radunavano a parlamento nei
tempi. Ricorderemo gli Artigiani Fiorentini che, respingendo il partito
di sottomettere all'impero della famiglia Medici la loro libertà
democratica, elessero, per voto solenne, Cristo capo della Repubblica -
e il frate Savonarola predicante a un tempo il dogma di Dio e quello del
Popolo - i Genovesi del 1746 liberatori, a furia di sassate, nel nome di
Maria protettrice, della loro città dall'esercito tedesco che la
occupava - e una catena d'altri fatti simili a questi nei quali il
pensiero religioso protesse e fecondò il pensiero popolare Italiano. E
il pensiero religioso dorme, aspettando sviluppo, nel nostro popolo :
chi saprà suscitarlo, avrà più fatto per la Nazione che non con venti
sètte politiche. Forse all'assenza di questo pensiero negli imitatori
delle costituzioni e tattiche monarchiche forestiere che condussero i
tentativi passati d'insurrezione in Italia tanto quanto all'assenza
d'uno scopo apertamente popolare è dovuta la freddezza con che il
popolo guardò finora a quei tentativi. Predicate dunque, o fratelli, in
nome di Dio. Chi ha core Italiano, vi seguirà. Predicate
in nome di Dio. I letterati sorrideranno? Ebbene domandate ai letterati
che cosa hanno fatto per la loro patria. I preti vi scomunicheranno :
dite ai preti che voi conoscete Dio più ch'essi tutti non fanno, e che
tra Dio, e la sua Legge, voi non avete bisogno d'intermediari. Il popolo
vi intenderà e ripeterà con voi : Crediamo in Dio Padre, Intelletto ed
Amore, Creatore ed Educatore dell'Umanità. E
in quella parola, voi e il Popolo vincerete. LA
LEGGE Voi
avete vita; dunque avete una legge di vita. Non v'è vita senza legge.
Qualunque cosa esiste, esiste in un certo modo, secondo certe
condizioni, con una certa legge. Una legge d'aggregazione governa i
minerali: una legge di sviluppo governa le piante: una legge di moto
governa gli astri: una legge governa voi e la vostra vita: legge tanto
più nobile ed alta quanto più voi siete superiori a tutte le cose
create sulla terra. Svilupparvi, agire, vivere secondo la vostra legge,
è il primo, anzi l'unico vostro Dovere. Dio
v'ha dato la vita; Dio v'ha dunque dato la legge. Dio è l'unico
Legislatore della razza umana. La sua legge è l'unica alla quale voi
dobbiate ubbidire. Le leggi umane non sono valide e buone se non in
quanto vi si uniformano, spiegandola ed applicandola: sono tristi ogni
qualvolta la contraddicono o se ne discostano; ed è non solamente
vostro diritto, ma vostro dovere disubbidirle e abolirle. Chi meglio
spiega ed applica ai casi umani la legge di Dio, è vostro capo
legittimo: amatelo e seguitelo. Ma da Dio in fuori non avete, né
potete, senza tradirlo e ribellarvi da lui, avere padrone. Nella
coscienza della vostra legge di vita, della LEGGE DI DIO, sta dunque il
fondamento della Morale, la regola delle vostre azioni e dei vostri
doveri, la misura della vostra responsabilità : in essa sta pure la vostra
difesa contro alle leggi ingiuste che l'arbitrio d'un uomo o di più
uomini può tentare d'imporvi. Voi non potete, senza conoscerla,
pretender nome o diritti di uomini. Tutti i diritti hanno la loro
origine in una legge, e voi, ogni qualvolta non potete invocarla, potete
essere tiranni o schiavi, non altro: tiranni se siete forti, schiavi
dell'altrui forza se siete deboli. Ad essere uomini, vi bisogna
conoscere la legge che distingue la natura umana da quella dei bruti,
delle piante, dei minerali, e conformarvi le vostre azioni. Ora
come conoscerla ? E'
questa la domanda che in tutti i tempi l'umanità ha indirizzato a
quanti hanno pronunziato la parola doveri; e le risposte sono anch'oggi
diverse. Gli uni hanno risposto mostrando un Codice, un libro, e dicendo
: qui dentro è tutta la legge morale. Gli
altri hanno detto : ogni uomo interroghi il proprio cuore; qui sta la
definizione del bene e del male. Altri ancora, rigettando il giudizio
dell'individuo, ha invocato il consenso universale, e dichiarato che
dove l'umanità concorda in una credenza, quella credenza è la vera. Erravano
tutti. E
la storia del genere umano dichiarava impotenti, con fatti irrecusabili,
tutte queste risposte. Quelli
che affermano trovarsi in un libro o sulla bocca d'un solo uomo tutta
quanta la legge morale dimenticano che non vi è codice dal quale
l'umanità, dopo una credenza di secoli, non si sia scostata per
cercarne e ispirarne un'altra migliore, e che non vi è ragione, oggi
specialmente, di credere che l'umanità cambi di metodo. A
quelli che sostengono la sola coscienza dell'individuo essere la norma
del vero e del falso, ossia del bene e del male, basta ricordare, che
nessuna religione, per santa che fosse, è stata senza eretici, senza
dissidenti convinti e pronti ad affrontare il martirio in nome della
loro coscienza. Oggi il Protestantismo si divide e suddivide in mille sètte
tutte fondate sui diritti della coscienza dell' individuo; tutte
accanite a farsi guerra tra loro, e perpetuanti l'anarchia di credenze,
vera e sola sorgente della discordia che tormenta socialmente e
politicamente i popoli dell'Europa. E
d'altra parte, agli uomini che rinnegano la testimonianza della
coscienza dell'individuo per richiamarsi unicamente al consenso
dell'umanità in una credenza, basta ricordare come tutte le grandi idee
che migliorarono l'umanità cominciarono a manifestarsi in opposizione a
credenze che l'umanità consentiva e furono predicate da individui che
l'umanità derise, perseguitò, crocefisse. Ciascuna
dunque di queste norme è insufficiente a ottenere la conoscenza della
LEGGE DI Dio, della Verità. E nondimeno, la coscienza dell'individuo è
santa : il consenso comune dell'umanità è santo : e qualunque rinunzia
a interrogare questo o quella, si priva d'un mezzo essenziale per
conoscere la verità. L'errore generale fin qui è stato quello di
volerla raggiungere con uno solo di questi mezzi esclusivamente : errore
decisivo e funestissimo nelle conseguenze, perché non si può stabilire
la coscienza dell'individuo, sola norma nella verità, senza cadere
nell'anarchia, non si può invocare come inappellabile il consenso
generale in un momento dato senza soffocare la libertà umana e rovinare
nella tirannide. Così
- e cito questi esempi per mostrare come da queste prime basi dipenda,
più che generalmente non si crede, tutto quanto l'edificio sociale -
così gli uomini, servendo allo stesso errore, hanno ordinato la società
politica, gli uni sul rispetto unicamente dei diritti dell'individuo,
dimenticando interamente la missione educatrice della società; gli
altri unicamente sui diritti sociali, sacrificando la libertà e
l'azione dell'individuo (Parlo naturalmente dei paesi dove si è tentata
col sistema monarchico costituzionale un'organizzazione qualunque della
società: nei paesi governati dispoticamente non v'è società; i
diritti sociali e i diritti dell'individuo sono egualmente sacrificati).
. E la Francia dopo la sua grande rivoluzione, e l'Inghilterra
segnatamente, c'insegnarono come il primo sistema non conduca che alla
ineguaglianza e all'oppressione dei più; il Comunismo, fra gli altri,
ci mostrerebbe, se potesse mai trapassare allo stato di fatto, come il
secondo condanni a pietrificarsi la società togliendole ogni moto e
ogni facoltà di progresso. Così
gli uni, considerando che i pretesi diritti dell'individuo, hanno
ordinato, o meglio disordinato sistema economico, gli danno per unica
base la teoria della libera concorrenza illimitata, mentre gli altri,
non guardando che all'unità sociale, vorrebbero affidare al governo il
monopolio di tutte le forze produttrici dello Stato: due concetti, il
primo dei quali ci ha dato tutti i mali dell'anarchia, il secondo ci
darebbe l'immobilità e tutti i mali della tirannide. Dio
v'ha dato il consenso dei vostri fratelli e la vostra coscienza, come
due ali per innalzarvi quanto è possibile sino a lui. Perché
v'ostinate a troncarne una ? Perché isolarvi, assorbirvi nel mondo ?
Perché voler soffocare la voce del genere umano? Ambedue sono sacre;
Dio parla ad ambedue. Dovunque s'incontrano, dovunque il grido della
vostra coscienza è ratificato dal consenso dell'umanità, ivi è Dio,
ivi siete certi di avere in pugno la verità : l'uno è la verificazione
dell'altro. Se
i vostri doveri non fossero che negativi, se consistessero unicamente
nel non fare il male, nel non nuocere ai vostri fratelli, forse nello
stato di sviluppo in cui oggi sono anche i meno educati, il grido della
vostra coscienza basterebbe a dirigervi. Siete nati al bene, e ogni qual
volta voi operate direttamente contro la Legge, ogni qual volta voi
commettete ciò che gli uomini chiamano delitto, v'è tal cosa in voi
che v'accusa, tale una voce di rimprovero che voi potrete dissimulare
agli altri, ma non a voi stessi. Ma i vostri più importanti doveri sono
positivi. Non basta il non fare: bisogna fare. Non
basta limitarsi a non operare contro la Legge; bisogna operare a seconda
della Legge. Non basta il non nuocere: bisogna giovare ai vostri
fratelli. Purtroppo
finora la morale si è presentata ai più fra gli uomini in una forma più
negativa che affermativa. Gli interpreti della Legge hanno detto "
non ruberai, non ammazzerai " ; pochi, o nessuno, hanno insegnato
gli obblighi che spettano all'uomo, e il come egli debba giovare ai suoi
simili e al disegno di Dio nella creazione. Ora questo è il primo scopo
della Morale; né individuo, consultando unicamente la propria
coscienza, può raggiungerlo mai. La
coscienza dell'individuo parla in ragione della sua educazione, delle
sue tendenze, delle sue abitudini, delle sue passioni. La coscienza
dell'Irochese selvaggio parla un linguaggio diverso da quella
dell'Europeo incivilito del XIX secolo. La coscienza dell'uomo libero
suggerisce doveri che la coscienza dello schiavo non sospetta nemmeno.
Interrogate il povero giornaliero Napoletano o Lombardo, al quale un
cattivo prete fu l'unico apostolo di morale, al quale, se pur sa
leggere, quella del catechismo Austriaco fu l'unica lettura concessa :
egli vi dirà che i suoi doveri sono lavoro assiduo a ogni prezzo per
sostenere la sua famiglia, sottomissione illimitata senza esame alle
leggi quali esse siano, e il non nuocere altrui : a chi gli parlasse di
doveri che lo legano alla patria e all'umanità, a chi gli dicesse
" voi nuocete ai vostri fratelli accettando di lavorare per un
prezzo inferiore all'opera, voi peccate contro a Dio e contro all'anima
vostra obbedendo a leggi che sono ingiuste " ci risponderebbe, come
chi non intende, inarcando le ciglia. Interrogate
l'operaio Italiano, al quale circostanze migliori o il contatto con
uomini di più educato intelletto hanno insegnato più parte del vero;
ci vi dirà che la sua patria è schiava, che i suoi fratelli sono
ingiustamente condannati a vivere in miseria materiale e morale, e
ch'egli sente il dovere di protestare, potendo, contro a questa
ingiustizia. Perché
tanto divario fra i suggerimenti della coscienza in due individui dello
stesso tempo e dello stesso paese? Perché fra dieci individui
appartenenti in sostanza alla stessa credenza, quella che impone lo
sviluppo e il progresso della razza umana, troviamo dieci convinzioni
diverse sui modi d'applicare la credenza alle azioni, cioè sui doveri?
Evidentemente, il grido della coscienza dell' individuo non basta, in
ogni stato di cose e senz'altra norma, a rivelargli la legge. La
coscienza basta sola a insegnarvi che una legge esiste, non quali sono
questi doveri. Per questo il martirio non s'è mai, e comunque l'egoismo
predominasse, esiliato dall'umanità; ma quanti martiri non
sacrificarono l'esistenza per presunti doveri, a beneficio d'errori oggi
patenti a ciascuno ! Quest'essere
è l'UMANITA'. L'Umanità,
ha detto un pensatore del secolo scorso, è un uomo che impara sempre.
Gl'individui muoiono; ma quel tacito di vero ch'essi hanno pensato, quel
tanto di buono ch'essi hanno operato, non va perduto con essi : l'Umanità
lo raccoglie e gli uomini che passeggiano sulla loro sepoltura ne fanno
loro pro. Ognuno
di noi nasce oggi in una atmosfera d'idee e di credenze, elaborata da
tutta l'Umanità anteriore : ognuno di noi porta, senza pur saperlo, un
elemento più o meno importante alla vita dell'Umanità successiva. L'educazione
dell'Umanità progredisce come si innalzano in Oriente quelle piramidi
alle quali ogni viandante aggiunge una pietra. Noi passiamo, viandanti
d'un giorno, chiamati a compiere la nostra educazione individuale
altrove; l'educazione dell'Umanità si mostra a lampi in ciascun di noi,
si svela lentamente, progressivamente, continuamente nell'Umanità.
L'Umanità è il Verbo vivente di Dio. Lo spirito di Dio la feconda, e
si manifesta sempre più puro, sempre più attivo d'epoca in epoca in
essa, un giorno per mezzo d'un individuo, un altro per mezzo d'un
popolo. Di
lavoro in lavoro, di credenza in credenza, l'Umanità conquista via via
una nozione più chiara della propria vita, della propria missione, di
Dio e della sua legge. Dio
s'incarna successivamente nell'Umanità. La legge di Dio è una, sì
come è Dio; ma noi la scopriamo articolo per articolo, linea per linea,
quanto più s'accumula l'esperienza educatrice delle generazioni che
precedono, quanto più cresce in ampiezza e in intensità l'associazione
fra le razze, fra i popoli, fra gl'individui. Nessun uomo, nessun
popolo, nessun secolo può presumere di scoprirla intera : la legge
morale, la legge di vita dell'Umanità non può scoprirsi intera che
dall'Umanità tutta quanta raccolta in associazione, quando tutte le
forze, tutte le facoltà che costituiscono l'umana natura saranno
sviluppate e in azione. Ma intanto quella parte dell'Umanità che è più
inoltrata nell'educazione c'insegna col suo sviluppo parte della legge
che noi cerchiamo. Nella sua storia leggiamo il disegno di Dio; nei suoi
bisogni i nostri doveri: doveri che mutano o per dir meglio crescono con
i bisogni, perché il nostro primo dovere sta nel concorrere a che
l'Umanità salga prontamente quel grado di miglioramento e di
educazione, al quale Dio e i tempi l'hanno preparata. Voi
dunque, a conoscere la Legge di Dio, avete bisogno d'interrogare non
solamente la vostra coscienza, ma la coscienza, il consenso dell'Umanità;
a conoscere i vostri doveri, avete bisogno d'interrogare i bisogni
attuali dell'Umanità. La morale è progressiva come l'educazione del
genere umano e di voi. La morale del Cristianesimo non era quella dei
tempi Pagani; la morale del secolo nostro non è quella di diciotto
secoli addietro. Oggi i vostri padroni, con la segregazione delle altre
classi, col divieto d'ogni associazione, con la doppia censura imposta
alla stampa, procacciano di nascondervi, con i bisogni dell'umanità, i
vostri doveri. E nondimeno, anche prima del tempo in cui la nazione
v'insegnerà gratuitamente dalle scuole d'educazione generale la storia
dell'Umanità nel passato, e i suoi bisogni presenti, voi potete,
volendo, imparare in parte almeno la prima e indovinare i secondi. I
bisogni attuali dell'umanità emergono in espressioni più o meno
violente, più o meno imperfette, dai fatti che occorrono ogni giorno
nei paesi ai quali non è legge assoluta l'immobilità del silenzio. Chi
vi vieta, fratelli delle terre schiave, saperli? Qual forza di
sospettosa tirannide può lungamente contendere a milioni d'uomini,
moltissimi dei quali viaggiano fuori d'Italia e rimpatriano, la
conoscenza dei fatti europei ? Se le associazioni pubbliche vi sono in
quasi tutta Italia vietate, chi può vietar le segrete, quand'esse
fuggano i simboli e le organizzazioni complicate, e non consistano che
d'una catena fraterna stesa di paese in paese fino a toccare alcuno tra
gli infiniti punti della frontiera? Non troverete voi sopra ogni punto
della frontiera terrestre e marittima, uomini vostri, uomini che i
vostri padroni hanno cacciato fuori di patria per aver voluto giovarvi,
che vi saranno apostoli di verità, che vi diranno con amore ciò che
gli studi e le tristi facilità dell'esilio hanno loro insegnato sui
voti presenti e sulla tradizione dell'umanità ? Chi
può impedirvi, solo che voi vogliate, di ricevere alcuno degli scritti
che i vostri fratelli stampano, qui nell'esilio, per voi ? Leggeteli e
ardeteli, sì che il giorno dopo l'inquisizione dei vostri patroni non
li trovi fra le vostre mani e non ne faccia argomento di colpa alle
vostre famiglie; ma pur leggeteli e ripetete quel tanto che avrete
potuto serbare a mente, ai più fidati de' vostri amici. Aiutateci colle
offerte ad allargare la sfera dell'Apostolato, a compilare, a stampare
per voi manuali di storia generale e di storia patria. Aiutateci,
moltiplicando le comunicazioni, a diffonderli. Convincetevi che senza
istruzione, voi non potete conoscere i vostri doveri convincetevi che
se, dove la società si contende ogni insegnamento, la responsabilità
d'ogni colpa è, non vostra, ma sua: la vostra incomincia dal giorno in
cui una via qualunque all'insegnamento vi è aperta ma non vi entrate:
dal giorno in cui vi si mostrano mezzi per mutare una società che vi
condanna all'ignoranza, e voi non pensate ad usarne. Non siete colpevoli
perché ignorate; siete colpevoli perché vi rassegnate a ignorare -
perché mentre la vostra coscienza v'avverte che Dio non v'ha dato
facoltà senza imporvi di svilupparle, voi lasciate dormire nell'anima
vostra tutte le facoltà del pensiero - perché, mentre pur sapete che
Dio non può avervi dato l'amore del vero senza darvi i mezzi di
conseguirlo, voi, disperando, rinunziate a farne ricerca e accettate,
senza esame, per verità l'affermazione del potente o del sacerdote
venduto al potente. Dio
Padre ed Educatore dell' Umanità rivela nello spazio e nel tempo la sua
legge all'umanità. Interrogate la tradizione dell'Umanità, il
Consiglio dei vostri fratelli, non nel cerchio ristretto d'un secolo o
d'una setta, ma in tutti i secoli e nella maggiorità degli uomini
passati e presenti. Ogni volta che a quel consenso corrisponde la voce
della vostra coscienza, voi siete certi del vero, certi d'avere una
linea della legge di Dio. Noi
crediamo nell'umanità sola interprete della legge di Dio sulla terra; e
dal consenso dell'umanità in armonia colla nostra coscienza, deduciamo
quanto andrò via via dicendovi intorno ai vostri doveri. DOVERI
VERSO L'UMANITA' I
vostri primi doveri, primi non per tempo ma per importanza e perché
senza intendere quelli non potete compiere se non imperfettamente gli
altri, sono verso l'Umanità. Avete doveri di cittadini, di figli, di
sposi, e di padri, doveri santi, inviolabili, dei quali vi parlerò a
lungo tra poco; ma ciò che fa santi e inviolabili quei doveri, è la
missione, il Dovere, che la vostra natura di uomini vi comanda. Siete
padri per educare uomini al culto e allo sviluppo della Legge di Dio.
Siete cittadini, avete una Patria, per potere facilmente, in una sfera
limitata, col concorso di gente già stretta a voi per lingua, per
tendenze, per abitudini, operare a benefizio degli uomini quanti sono e
saranno, ciò che mal potreste operare perduti, voi soli e deboli, nell'
immenso numero dei vostri simili. Quelli che v' insegnano morale,
limitando la nozione dei vostri doveri alla famiglia o alla patria,
v'insegnano, più o meno ristretto, l'egoismo, e vi conducono al male
per gli altri e per voi medesimi. Patria e Famiglia sono come due
circoli segnati dentro un circolo maggiore che li contiene; come due
gradini d'una scala senza i quali non potreste salire più alto, ma sui
quali non v'è permesso arrestarvi. Siete
uomini: cioè creature ragionevoli, socievoli e capaci, per mezzo
unicamente dell'associazione, d'un progresso a cui nessuno può
assegnare limiti; e questo è quel tanto che oggi sappiamo della Legge
di vita data all'Umanità. Questi caratteri costituiscono la umana
natura, che vi distingue dagli altri esseri che vi circondano e che è
affidata a ciascuno di voi come un seme da far fruttare. Tutta
la vostra vita deve tendere all'esercizio e allo sviluppo ordinato di
queste facoltà fondamentali della vostra natura. Qualunque volta voi
sopprimete o lasciate sopprimere in tutto o in parte, una di queste
facoltà, voi scadete dal rango di uomini fra gli animali inferiori e
violate la legge della vostra vita, la Legge di Dio. Scadete
fra i bruti e violate la Legge di Dio qualunque volta voi sopprimete o
lasciate sopprimere una delle facoltà che costituiscono l'umana natura
in voi o in altri. Ciò che Dio vuole è non già che la sua Legge
s'adempia in voi individui - se Dio non avesse voluto che questo, ci
avrebbe creato soli - ma che s'adempia su tutta quanta la terra, fra
tutti gli esseri ch'egli creava a immagine sua. Ciò
ch' Egli vuole è che il Pensiero di perfezionamento e d'amore da lui
posto nel mondo si riveli e splenda più sempre adorato e rappresentato.
La vostra esistenza terrestre, individuale, limitatissima com'è per
tempo e per facoltà, non può rappresentarlo che imperfettissimo e a
lampi. L'Umanità sola, continua per generazioni e per intelletto che si
nutre dell'intelletto di tutti i suoi membri, può svolgere via via quel
divino pensiero e applicarlo e glorificarlo. La vita vi fu dunque data
da Dio perché ne usiate a benefizio dell'umanità, perché dirigiate le
vostre facoltà individuali allo sviluppo delle facoltà dei vostri
fratelli, perché aggiungiate con l'opera vostra un elemento qualunque
all'opera collettiva di miglioramento e di scoperta del Vero che le
generazioni lentamente, ma continuamente promuovono. Dovete
educarvi ed educare, perfezionarvi e perfezionare. Dio è in voi, non v'è
dubbio; ma Dio è pure in tutti gli uomini che popolano con voi questa
terra; Dio è nella vita di tutte le generazioni che furono, sono, e
saranno, e hanno migliorato e miglioreranno progressivamente il concetto
che l'Umanità si forma di Lui, della sua Legge, e dei nostri Doveri.
Dovete adorarlo e glorificarlo per tutto ov'Egli è. L'Universo è il
suo Tempio. Ed ogni profanazione non combattuta, non espiata, del Tempio
di Dio, ricade su tutti quanti i credenti. Poco importa che voi possiate
dirvi puri quand'anche poteste, isolandovi, rimanervi tali, se avete a
due passi la corruzione e non cercate combatterla, tradite i vostri
doveri. Poco importa che adoriate nell'anima vostra la Verità : se l'
Errore governa i vostri fratelli in un altro angolo di questa terra che
ci è madre comune, e voi non desiderate e non tentate, per quanto le
forze vostre concedono, rovesciarlo, tradite i vostri doveri. L'umana
natura è falsata nei milioni d'uomini ai quali, come a voi, Dio ha
affidato l'adempimento concorde del suo disegno. E voi, rimanendovi
inerti, osereste pure chiamarvi credenti ? Un
popolo, il Greco, il Polacco, il Circasso, sorge con una bandiera di
patria e d'indipendenza, combatte, vince, o muore per quella. Cos'è che
fa battere il vostro cuore al racconto delle battaglie, che lo solleva
nella gioia alle sue vittorie, che lo contrista alla sua caduta? Un
uomo, vostro o straniero, si leva, nel silenzio comune, in un angolo
della terra, proferisce alcune idee, ch'ei crede vere, le mantiene nella
persecuzione e fra i ceppi, e muore, senza rinnegarle, sul palco. Perché
lo onorate col nome di Santo e di Martire ? Perché rispettate e fate
rispettare dai vostri figli la sua memoria ? E perché leggete con
avidità i miracoli d'amor patrio registrati nelle storie Greche e li
ripetete ai figli vostri con un senso d'orgoglio quasi fossero storie
dei vostri padri ? Quei
fatti Greci sono vecchi di duemila anni e appartengono a un'epoca
d'incivilimento che non è la vostra, né lo sarà mai. Quell'uomo che
chiamate Martire moriva forse per idee che non sono le vostre, e
troncava a ogni modo colla morte ogni via al suo progresso individuale
quaggiù. Quel popolo che ammirate nella vittoria e nella caduta, è
popolo straniero a voi, forse pressoché ignoto: parla un linguaggio
diverso, e il modo della sua esistenza non influisce visibilmente sul
vostro: che importa a voi se chi lo domina è il Sultano o il Re di
Baviera, il Russo o un governo uscito dal consenso della nazione ? Ma
nel vostro cuore è una voce che grida: " Quegli uomini di duemila
anni addietro, quelle popolazioni ch'oggi combattono lontane da voi,
quel martire per le idee del quale voi non morreste, furono, sono
fratelli vostri: fratelli non solamente per comunione di origine e di
natura, ma per comunione di lavoro e di scopo. Quei Greci antichi
passarono; ma l'opera loro non passò, e senza quella voi non avreste
oggi quel grado di sviluppo intellettuale e morale che avete raggiunto.
Quelle popolazioni consacrano col loro sangue un' idea di libertà
nazionale per la quale voi combattete. Quel martire insegnava morendo
che l'uomo deve sacrificare ogni cosa, e, occorrendo, la vita a quel
ch'egli crede essere la Verità. Poco importa ch'egli e quanti altri
segnano col loro sangue la fede tronchino qui sulla terra il proprio
sviluppo individuale: Dio provvede altrove per essi. Importa
lo sviluppo dell'Umanità. Importa che la generazione ventura sorga,
ammaestrata dalle vostre pugne e dai vostri sacrifici, più alta e più
potente che voi non siete nella intelligenza della Legge,
nell'adorazione della verità. Importa che fortificata dagli esempi la
natura umana migliori e verifichi più sempre il disegno di Dio sulla
terra. E in qualunque luogo la natura migliori, in qualunque luogo si
conquisti una verità, in qualunque parte si muova un passo sulla via
dell'educazione, del progresso. Nella
morale, è passo, è conquista che frutterà presto o tardi a tutta
quanta l'Umanità. Siete tutti soldati d'un esercito che muove per vie
diverse, diviso in nuclei diversi, alla conquista d'un solo intento.
Oggi, voi non guardate che ai vostri capi immediati; le diverse assise,
le diverse parole d'ordine, le distanze che separano i corpi
d'operazione, le montagne che celano gli uni allo guardo degli altri, vi
fanno spesso dimenticare questa verità e concentrano esclusivamente la
vostra attenzione sul fine che v'è più prossimo. Ma v'è più alto di
tutti voi chi abbraccia l'insieme e dirige le mosse. Dio solo ha il
segreto della battaglia e saprà raccogliervi tutti in un campo e in una
sola bandiera. Quanta
distanza tra questa credenza che fermenta nelle anime nostre e sarà
base alla morale dell'Epoca che sta per sorgere, e quella che davano per
base alla loro Morale le generazioni che oggi chiamiamo antiche! E com'è
stretto il legame che passa fra l'idea che noi ci formiamo del
Principato Divino e quella che ci formiamo dei nostri doveri! I primi
uomini sentivano Dio, ma senza intenderlo, senza pur cercare
d'intenderlo nella sua Legge: lo sentivano nella sua potenza, non
nell'amore: concepivano confusamente una relazione qualunque fra lui e
il proprio individuo; non altro. Poco atti a staccarsi dalla sfera degli
oggetti sensibili, lo sostanziavano in uno di quelli, nell'albero che
aveano veduto colpito dal fulmine, nella pietra presso alla quale
avevano innalzato la loro tenda, nell'animale che s'era offerto primo al
loro occhio. Era il culto che nella storia della religione si distingue
col nome di feticismo. E allora gli uomini non conobbero che la
famiglia, riproduzione in certo modo, del loro individuo: oltre il
cerchio della famiglia non v'erano che stranieri, o più generalmente
nemici: giovare a sé e alla famiglia era l'unica base della morale. Più
dopo, l'idea di Dio s'ampliò. Dagli oggetti sensibili l'uomo risalì
timidamente all'astrazione: generalizzò. Dio non fu più il protettore
della famiglia, ma dell'associazione di più famiglie, della città,
della gente. Al feticismo successe il politeismo, culto di molti Dei.
Allora la morale ampliò anch'essa il suo cerchio d'azione. Gli uomini
riconobbero l'esistenza dei doveri più estesi della famiglia, e
lavorarono all'incremento della gente, della nazione. Pur
nondimeno, l'Umanità si ignorava. Ogni nazione chiamava barbari gli
stranieri, li trattava siccome tali, e ne cercava colla forza o con
l'arte, la conquista o l'abbassamento. Ogni nazione aveva stranieri e
barbari nel suo seno, uomini, milioni d'uomini non ammessi ai riti
religiosi dei cittadini, creduti di natura diversa, e schiavi fra i
liberi. L'unità del genere umano non poteva essere ammessa che come
conseguenza dell'unità di Dio. E l'unità di Dio, indovinata da alcuni
rari pensatori dell' antichità, manifestata altamente da Mosè, ma
colla restrizione funesta che un solo popolo era l'eletto di Dio, non fu
riconosciuta che verso lo scioglimento dell' Impero Romano, per opera
del cristianesimo. Cristo pose in fronte alla sua credenza queste due
verità inseparabili : non v'è che un solo Dio, tutti gli uomini sono
figli di Dio; e la promulgazione di queste due verità cambiò aspetto
al mondo e ampliò il cerchio morale sino ai confini delle terre
abitate. Ai doveri verso la famiglia e verso la patria s'aggiunsero i
doveri verso l'umanità. Allora l'uomo imparò che dovunque egli trovava
un suo simile, ivi era un fratello per lui, un fratello dotato
d'un'anima immortale come la sua, chiamata a ricongiungersi al Creatore,
e ch'ei gli doveva amore, partecipazione della fede, e aiuto di
consiglio e d'opera dov'egli ne abbisognasse. Allora, presentimento
d'altre verità contenute in germe nel Cristianesimo, s'udirono sulla
bocca degli Apostoli parole sublimi, inintelligibili all'antichità,
male intese o tradite anche dai successori: "siccome in un corpo
sono molte membra, e ciascun membro esegue una diversa funzione, così,
benché molti, noi siamo un corpo solo, e membra gli uni degli
altri" (Paolo, Epistola ai Romani, cap.12. Vers.4,5) . "E vi
sarà un solo ovile e un solo pastore !" (Giovanni, Evangelio,
cap.10. Vers. 16). Ed
oggi, dopo diciotto secoli di studi ed esperienze e fatiche, si tratta
di dare sviluppo a quei germi: si tratta d'applicare quella verità, non
solamente a ciascun individuo, ma a tutto quell'insieme di facoltà e
forze umane presenti e future che si chiama l'UMANITÀ : si tratta di
promulgare non solamente che l'Umanità è un corpo solo e deve essere
governato da una sola legge, ma che il primo articolo di questa Legge è
Progresso, progresso qui sulla terra dove dobbiamo verificare quanto più
possiamo del disegno di Dio ed educarci a migliori destini. Si tratta
d'insegnare agli uomini che se l'Umanità è un corpo solo, noi tutti,
siccome membra di quel corpo. dobbiamo lavorare al suo sviluppo e a
farne più armonica, più attiva e più potente la vita. Si tratta di
convincersi che noi non possiamo salire a Dio se non per l'anime dei
nostri fratelli, e che dobbiamo migliorarle e purificarle anche dov'esse
non chiedono. Si tratta, giacché l'Umanità intera può sola compiere
quella parte del disegno di Dio ch'ei volle si compiesse quaggiù, di
sostituire all'esercizio della carità verso gl'individui un lavoro
d'associazione tendente a migliorar l'insieme, e di ordinare a siffatto
scopo la famiglia e la Patria. Altri doveri più vasti si riveleranno a
noi nel futuro, secondo se acquisteremo una idea meno imperfetta e più
chiara della nostra Legge di vita. Così Dio Padre, per mezzo d'una
lenta, ma continua educazione religiosa, guida al meglio l'umanità, e
in quel meglio il nostro individuo migliora anch'esso. Migliora
in quel meglio, né, senza un miglioramento comune, voi potete sperare
che migliorino le condizioni morali o materiali del vostro individuo.
Voi, generalmente parlando, non potete, quando anche lo voleste,
separare la vostra vita da quella dell' Umanità. Vivete in essa,
d'essa, per essa. L'anima vostra, salve le eccezioni dei pochissimi
straordinariamente potenti, non può svincolarsi dall'influenza degli
elementi fra i quali s'esercita, come il corpo, comunque costituito
robustamente, non può sottrarsi all'azione di un'aria corrotta che lo
circondi. Quanti fra voi vorranno, colla sicurezza di cacciarli incontro
alle persecuzioni, educare i figli a una sincerità senza limiti, dove
la tirannide e lo spionaggio impongono di tacere o mentire i due terzi
delle proprie opinioni? Quanti
vorranno educarli al disprezzo delle ricchezze in una società dove
l'oro è l'unica potenza che ottenga onori, influenza, rispetto, anzi
che protegga dall'arbitrio e dall'insulto dei padroni e dei loro agenti?
Chi è di voi, che per amore e colle migliori intenzioni del mondo non
abbia mormorato ai suoi cari in Italia: diffidate degli uomini; l'uomo
onesto deve concentrarsi in se stesso e fuggire la vita pubblica; la
carità comincia da casa; e sì fatte massime evidentemente immorali, ma
suggeritevi dall'aspetto generale della società? Qual'è la madre che,
sebbene appartenente a una fede che adora la croce di Cristo martire
volontario dell'Umanità non abbia cacciato le braccia intorno al collo
del figlio, e tentato svolgerlo da tentativi pericolosi per il bene dei
suoi fratelli? E dov'anche trovaste in voi la forza d'insegnare il
contrario, la società intera non distruggerebbe essa colle mille sue
voci, coi mille suoi tristissimi esempi l'effetto della vostra parola ?
Potete voi stessi purificare, innalzare l'anima vostra, in un'atmosfera
di contaminazione e d'avvilimento ? e scendendo alle vostre condizioni
materiali, pensate possano migliorare stabilmente per altra via che
quella del miglioramento comune ? Milioni di lire sterline sono spesi
annualmente qui in Inghilterra, ove io scrivo, dalla carità dei privati
a sollievo degli individui caduti in miseria; e la miseria cresce
annualmente, e la carità verso gli individui è provata impotente a
sanare le piaghe, e la necessità di rimedi organici collettivi è più
sempre universalmente sentita. Dove il paese è minacciato
continuamente, in virtù delle leggi ingiuste che lo governano, d'una
lotta violenta fra gli oppressori e gli oppressi, credete possano
rifluire i capitali e abbondare le imprese vaste, lunghe, costose ? Dove
i dazi e le proibizioni stanno nel capriccio d'un governo assoluto che
non ha chi lo moderi, e le cui spese di eserciti, di spie, d' impiegati
o di pensionati crescono coi bisogni della sua sicurezza, credete
l'attività dell' industria e della manifattura possa ricevere uno
sviluppo progressivo, continuo ? Risponderete
che basta ordinate meglio il governo e le condizioni sociali nella
patria vostra ? Non basta. Nessun popolo vive in oggi esclusivamente dei
propri prodotti. Voi vivete di cambi, d'importazioni e d'esportazioni.
Una nazione straniera che impoverisca, nella quale diminuisca la cifra
dei consumatori, è un mercato di meno per voi. Un commercio straniero
che in conseguenza dei cattivi ordinamenti soggiaccia a crisi o a
rovina, produce crisi o rovina nel vostro. I
fallimenti d'Inghilterra o d'America trascinano fallimenti Italiani. Il
credito è oggi istituzione non nazionale, ma Europea. E
inoltre, ogni tentativo di miglioramento nazionale che voi farete avrà
nemici, in virtù delle Leghe contratte dai prìncipi, primi ad
accorgersi che la questione è in oggi generale, tutti i governi. Né vi
è speranza per voi se non nel miglioramento universale, nella
fratellanza fra tutti i popoli dell'Europa e, per l'Europa, dell'Umanità.
XXXXXXXX Voi dunque, o fratelli, per dovere e per utile vostro, non
dimenticherete mai che i primi vostri doveri, i doveri, senza compiere i
quali voi non potete sperare di compiere quei che la patria e la
famiglia comandano, sono verso l'Umanità. La parola e l'opera vostra
siano per tutti, sì come per tutti è Dio, nel suo amore e nella sua
legge. In qualunque terra voi siate, dovunque un uomo combatte per il
diritto, per il giusto, per il vero, ivi è un vostro fratello: dovunque
un uomo soffre, tormentato dall'errore, dall'ingiustizia, dalla
tirannide, ivi è un vostro fratello. Liberi
e schiavi, SIETE TUTTI FRATELLI. Una è la vostra origine, una la legge,
uno il fine per tutti voi. Una sia la credenza, una l'azione, una la
bandiera sotto cui militate. Non dite: il linguaggio che noi parliamo è
diverso: le lagrime, l'azione, il martirio formano linguaggio comune per
gli uomini quanti sono, e che voi tutti intendete. Non
dite : l' Umanità è troppo vasta, e noi troppo deboli. Dio non misura
le forze, ma le intenzioni. Amate l'Umanità. Ad ogni opera vostra nel
cerchio della Patria o della famiglia, chiedete a voi stessi: se questo
ch'e io faccio fosse fatto da tutti e per tutti, gioverebbe o nuocerebbe
all'Umanità? e se la coscienza vi risponde : nuocerebbe, desistete:
desistete, quand'anche vi sembri che dall'azione vostra uscirebbe un
vantaggio immediato per la Patria o per la Famiglia. Siate
apostoli di questa fede, apostoli della fratellanza delle Nazioni e
della unità, oggi ammessa in principio, ma nel fatto negata, del genere
umano. Siatelo dove potete e come potete. Né Dio, né gli uomini
possono esigere più da voi. Ma io vi dico che facendovi tali -
facendovi tali, dov'altro non possiate, in voi stessi - voi gioverete
all' Umanità. Dio misura i gradi di educazione che Lui fa salire al
genere umano sul numero e sulla purità dei credenti. Quando sarete puri
e numerosi, Dio che vi conta, vi aprirà il varco all'azione. DOVERI
VERSO LA PATRIA I
primi vostri Doveri, primi almeno per importanza, sono com' io vi dissi,
verso l' Umanità. Siete uomini prima di essere cittadini o padri. Se
non abbracciaste del vostro amore tutta quanta l'umana famiglia - se non
confessaste la fede nella sua unità, conseguenza dell'unità di Dio, e
nell'affratellamento dei Popoli che devono ridurla a fatto - se ovunque
geme un vostro simile, ovunque la dignità della natura umana è violata
dalla menzogna o dalla tirannide, voi non foste pronti, potendo, a
soccorrere quel meschino o non vi sentiste chiamati, potendo, a
combattere per risollevare gli ingannati o gli oppressi - voi tradireste
la vostra legge di vita e non intendereste la religione che benedirà
l'avvenire. Ma
che cosa può ciascuno di voi, con le sue forze isolate, fare per il
miglioramento morale, per il progresso dell' Umanità? Voi potete
esprimere, di tempo in tempo, sterilmente la vostra credenza; potete
compiere, qualche rara volta, verso un fratello non appartenente alle
vostre terre, un'opera di carità; ma non altro. Ora, la carità non è
la parola della fede avvenire. La
parola della fede avvenire è l' associazione, la cooperazione fraterna
verso un intento comune, tanto superiore alla carità quanto l'opera di
molti fra voi che s'uniscono a innalzare concordi un edificio per
abitarvi insieme è superiore a quella che compireste innalzando
ciascuno una casupola separata e limitandovi a ricambiarvi gli uni con
gli altri aiuto di pietre, di mattoni e di calce.
Ma quest'opera comune voi, divisi di lingua, di tendenze, d'abitudini,
di facoltà, non potete tentarla. L'individuo è troppo debole e
l'Umanità troppo vasta. Mio Dio, - prega, salpando, il marinaio della
Brettagna - proteggetemi: il mio battello è sì piccolo e il vostro
Oceano così grande! E quella preghiera riassume la condizione di
ciascun di voi, se non si trova un mezzo di moltiplicare indefinitamente
le vostre forze, la vostra potenza d'azione. Questo
mezzo, Dio lo trovava per voi, quando vi dava una Patria, quando, come
un saggio direttore di lavori distribuisce le parti diverse a seconda
della capacità, ripartiva in gruppi, in nuclei distinti, l'Umanità
sulla faccia del nostro globo e cacciava il germe delle Nazioni. I
tristi governi hanno guastato il disegno di Dio che voi potete vedere
segnato chiaramente, per quello almeno che riguarda la nostra Europa,
dai corsi dei grandi fiumi, dalle curve degli alti monti e dalle altre
condizioni geografiche : l'hanno guastato con la conquista, con l'avidità,
con la gelosia dell'altrui giusta potenza guastato di tanto che oggi,
dall' Inghilterra e dalla Francia infuori, non v'è forse Nazione i cui
confini corrispondano a quel disegno. Essi
non conoscevano e non conoscono Patria fuorché la loro famiglia, la
dinastia, l'egoismo di casta. Ma il disegno divino si compirà senza
fallo. Le divisioni naturali, le innate spontanee tendenze dei popoli,
si sostituiranno alle divisioni arbitrarie sancite dai tristi governi.
La Carta d'Europa sarà rifatta. La Patria del Popolo sorgerà, definita
dal voto dei liberi, sulle rovine della Patria dei re, delle caste
privilegiate. Tra quelle patrie sarà armonia, affratellamento. E
allora, il lavoro dell' Umanità verso il miglioramento comune, verso la
scoperta e l'applicazione della propria legge di vita, ripartito a
seconda delle capacità locali e associato, potrà compiersi per via di
sviluppo progressivo, pacifico: allora, ciascuno di voi, forte degli
affetti e dei mezzi di molti milioni d'uomini parlanti la stessa lingua,
dotati di tendenze uniformi, educati dalla stessa tradizione storica,
potrà sperare di giovare con l'opera propria a tutta quanta l'Umanità. A
voi uomini nati in Italia, Dio assegnava, quasi prediligendovi, la
Patria meglio definita d' Europa.
In altre terre segnate con limiti più incerti o interrotti, possono
insorgere questioni che il voto pacifico di tutti scioglierà un giorno,
ma che hanno costato e costeranno forse ancora lagrime e sangue sulla
vostra. Dio v' ha steso intorno linee di confini sublimi, innegabili: da
un lato, i più alti monti d'Europa, l'Alpi; dall'altro, il Mare, l'
immenso Mare. Aprite un compasso : collocate una punta al nord
dell'Italia, su Parma : appuntate l'altra agli sbocchi del Varo e
segnate con essa, nella direzione delle Alpi, un semicerchio : quella
punta che andrà a fare il semicerchio, a cadere sugli sbocchi dell'
Isonzo avrà segnato la frontiera che Dio vi dava. Sino a quella
frontiera si parla, s' intende la vostra lingua : oltre quella, non
avete diritti. Vostre sono innegabilmente la Sicilia, la Sardegna, la
Corsica, e le isole minori collocate fra quelle e la terraferma
d'Italia. La
forza brutale può ancora per poco contendervi quei confini; ma il
consenso segreto dei popoli li riconosce d'antico, e il giorno in cui
levati unanimi all'ultima prova, pianterete la nostra bandiera tricolore
su quella frontiera, l'Europa intera acclamerà sorta e accettata nel
consorzio delle Nazioni l'Italia. A quest'ultima prova dovete tendere
con tutti gli sforzi. | |||||||