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Febbre: la
naturale difesa del corpo contro le malattie
Quando
vostro figlio ha la febbre, vi angosciate e correte a telefonare al
pediatra? E’ il comportamento di molti genitori, indotti dal personale
medico e infermieristico a pensare che tutte le febbri siano pericolose.
Un’altra opinione errata, avvalorata dai medici, è che il grado di
temperatura corporea di un bimbo sia la spia della gravità della sua
malattia. Ecco perché la febbre è il sintomo che procura circa il
trenta per cento dei pazienti di un pediatra. La
paura della febbre Quando
telefonate al pediatra per dirgli che vostro figlio è malato, la sua
prima domanda inevitabilmente è: “Gli ha provato la febbre?” Sia
che gli diciate che il bimbo ha 38 °C di febbre, sia che ne abbia 40 °C
il suo consiglio sarà probabilmente quello di dargli la tachipirina e
portarglielo in studio. E’ un rituale quasi universale per i pediatri;
ho il sospetto che per alcuni di essi sia una risposta meccanica, che
uscirebbe spontaneamente dalla loro bocca anche se gli diceste che il
bambino ha la febbre a 43 °C! Questa
storia prosegue quando portate il bambino dal medico. Nella maggior
parte dei casi, per prima cosa l’infermiera gli prova nuovamente la
temperatura e la segna sulla cartella. E in questo non ci sarebbe nulla
di male, perché una temperatura elevata offre un indizio diagnostico
importante nel contesto di quanto il medico apprende nel corso della
visita. Ma alla febbre troppo spesso viene data un’importanza molto
maggiore; il medico guarda la cartella clinica, assume un’aria
preoccupata e dice con espressione seria:”Hmmm, 39… sarà meglio
fare qualcosa!”.
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