In
TV il povero Fassino continua a ripetere che siamo
in Afghanistan su mandato ONU e «nell'ambito della NATO».
Da quando non prendono più ordini e soldi da Mosca, questi
comunisti sono un po' confusi.
In Afghanistan, «l'ambito NATO» funziona così: i
canadesi e i britannici combattono al Sud; i tedeschi
guidano aerei e basta, gli italiani fanno assistenze
umanitarie.
I francesi se ne sono appena andati (lo sa, Fassino?) dopo
aver combattuto non sotto il comando NATO, ma sotto il
comando - incredibile - degli americani.
I quali a loro volta sono lì, bombardano e ammazzano, ma
anche loro non sotto l'egida NATO: per conto loro.
Altrimenti si sentono sminuiti.
Nel 1949 e fino al 1989 l'alleanza era un tutt'uno.
Si trattava di tenere a bada i sovietici, e una guerra si
sarebbe combattuta su suolo tedesco.
La Germania ebbe un esercito senza Stato Maggiore e senza un
comando operativo indipendente, perché erano stati cattivi:
era un esercito NATO nel senso pieno, nel senso che era
comandati dai vincitori.
La NATO di oggi, sfilacciata e disunita, l'ha fortemente
voluta Washington.
Per recitare la parte della sola superpotenza rimasta, l'ha
tenuta a distanza e svuotata, creando comandi «regionali»
qua e là dovunque nel pianeta.
Dal Kossovo, la Casa Bianca ha imparato che stare nella NATO
è una seccatura: gli «alleati» devono essere consultati,
dicono la loro, si mettono a mezzo.
Meglio senza.
La sola superpotenza.
Ma, come scrive William Pfaff (1) e come
sappiamo bene noi italiani, «le burocrazie non muoiono
mai».
Sopravvivono sempre all'esaurirsi del loro scopo
istituzionale.
Agli americani parve bene tenere in vita la NATO, adesso
però nella forma di un sacco in cui rinchiudere gli europei
perché non se ne andassero per conto loro, magari formando
un'armata europoide.
Allora tennero occupata la NATO-crazia inventandole nuovi
compiti: dare il benvenuto ai satelliti ex-comunisti e alle
loro armate, riarmarle con gli standard NATO, insegnare loro
la democrazia, invitare i loro ufficiali nelle scuole
militari occidentali.
In
più, Washington pensò bene di piluccare i corpi migliori
degli «alleati» per impiegarli alle sue dipendenze
in operazioni ausiliarie nelle sue avventure globali, o per
fare le donne delle pulizie e spazzar via i cocci dopo che
l'armata USA era passata e se n'era andata: i noiosi
mestieri del «peacekeeping» e della ricostruzione,
che la sola superpotenza non aveva la pazienza di fare.
«Pulite voi, e lasciate le chiavi sotto lo zerbino».
Madeleine Albright fu chiara, ai tempi del Kosssovo: l'82ma
Aviotrasportata, disse, non accompagna i bambini a scuola.
Sottinteso: lo faccia la Lègion Etrangère, lo faccia quella
Folgore…
Ultimamente, Washington ha ventilato l'idea di mettere nel
sacco - della NATO - Giappone, Australia e suoi satelliti
del sud est asiatico, di fare della vecchia alleanza europea
e antisovietica una specie di fornitore globale di servizi
bellici, utile ad emarginare ancora di più l'ONU.
Una ONU in mimetica senza tutti quei paesetti del terzo
mondo che vogliono dire la loro, senza quegli arabi che
vogliono parlare di quel che fa Israele, senza assemblea
generale da convincere con flaconi di talco fatti passare
per «l'antrace di Saddam».
Dopo l'11 settembre, gli alleati NATO, per solidarietà con
gli americani, si offrirono di fare della «lotta al
terrorismo» una missione, appunto, NATO.
Patetici: erano legati all'idea che un'alleanza sia
impegnata nella difesa vicendevole.
Bush disse «no grazie», e preferì organizzare «coalizioni
di missione» scegliendo qua e là i corpi che gli
servivano negli eserciti altrui.
E' la NATO «à la carte» così voluta quella che si
trova in Afghanistan, cosa che Fassino dovrebbe sapere.
All'inizio, noialtri facevamo il «nation building»
(in pratica la guardia a Karzai, l'americano), gli americani
combattevano.
Ma il «nation building» ha dovuto essere sempre
più pesantemente affiancato dalla «sicurezza»,
perché i talebani si vogliono riprendere il loro proprio
Paese.
E gli americani, nonostante le loro distruzioni e i loro
bombardamenti, stanno perdendo.
Inutile dire perché.
Forze armate regolari, per il solo fatto di essere in
uniforme, sono bersagli da tirassegno per guerrieri abituati
alla guerriglia, spartani nella logistica, e che si fondono
nella popolazione di barbe e chador.
Fassino parla di «regole d'ingaggio».
Le regole d'ingaggio che Napoleone diede per la
controguerriglia sono queste: «Envers les partisans, on
se bat à la partitane».
Ci si batte come i partigiani, ossia senza divise e senza
limiti morali: ossia devastando, facendo terra bruciata,
concentrando popolazioni intere, facendo rappresaglie,
torturando.
E'
brutto, è bruttissimo, ma non c'è altro modo.
Per questo gli eserciti regolari non vincono mai «à la
partitane» ed è meglio non impegnarli in questo genere
di lotta, è contro la loro stessa natura.
Nè Fassino nè gli americani (soprattutto) lo capiranno mai.
La situazione in Afghanistan è tale che ha fatto volar via
la foglia di fico di una NATO come una forza armata «imparziale»
agente del mandato ONU, giuridicamente legittima.
In pratica, la NATO oggi deve combattere per Karzai,
aiutandolo a prevalere sugli avversari etnici, tribali e
locali.
Un esercito coloniale al servizio del colonizzato e del
fantoccio, e in più necessitato a battersi «à la
partitane»: difficile concepire una situazione più
umiliante ed eticamente degradante.
Praticamente, i diversi contingenti NATO non sono sotto
comando unificato (quello che sarebbe stato naturale in una
guerra difensiva su suolo europeo contro i sovietici).
Poichè per volontà americana sono «à la carte»,
operano sotto le condizioni e le restrizioni imposte dai
loro governi nazionali.
Che non sanno come spiegare alle loro opinioni pubbliche
questo pasticcio giuridico, questa totale illegalità, e
dunque cercano di tenersi fuori dai guai più grossi.
Gli inglesi, che stanno da mesi sostenendo l'attacco sempre
più attivo dei talebani, si arrabbiano. Ma si arrabbino
pure, hanno voluto loro essere l'alleato privilegiato: si
godano la «special relationship» con il solo
subnormale rimasto.
Bush si arrabbia e disprezza gli europei: ma è stato lui a
voler trasformare la NATO in una scatola di attrezzi bellici
dove l'America prende via via gli utensili che le servono;
ora si accorge che ha dato agli attrezzi una qualche
capacità di scelta indipendente.
E sono gli attrezzi a decidere se farsi utilizzare o no, con
l'occhio alle loro opinioni pubbliche interne, non alla
situazione bellico-strategica.
Non c'è più la NATO, Fassino, c'è la borsa degli attrezzi.
C'è il sacco in cui ci hanno chiuso.
E' ridicolo che si tenga appiccicata alle pudenda la foglia
di fico dell'imparzialità sotto mandato ONU.
Presto, inevitabilmente, le forze europee diverranno
strumenti di qualche forma di sicurezza collettiva europea
da usare dove sono in gioco veri interessi europei, non
Karzai.
Altre ancora parteciperanno «à la carte»
a coalizioni europee, ma non della UE, per faccende di
interesse comune a due o tre dei Paesi europei.
La NATO si è sbriciolata, Fassino.
Via la foglia di fico.
Le situazioni torbide e ambigue funzionano in Italia:
sistemi elettorali quasi-maggioritari ma semi-proporzionali,
partitini interstiziali alla Mastella, alleanze neutraliste,
«partito democratico» che nessuno sa cosa debba
essere.
Ma in guerra, è un'altra cosa.
L'ambiguità politica e la torbidezza dei mezzi giuridici
porta inevitabilmente alla inadeguatezza bellica,
all'intorbidamento degli scopi strategici e alla cecità
tattica.
Se non si ha chiaro «cosa» si è e che cosa si sta
facendo, per quale fine ultimo, l'esito si chiama -
ineluttabilmente - disfatta e vergogna.
Anzi, in Afghanistan la vergogna è già lì, con una
cosiddetta alleanza occidentale che si sfalda e litiga sotto
il fuoco nemico.
Il disastro seguirà.
Si svegli Fassino, s'informi.
Maurizio
Blondet
Note
1) William
Pfaff, «Why NATO?», 22 marzo 2007.