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Fassino, ma quale NATO?

Maurizio Blondet
26/03/2007

Piero Fassino «In Afghanistan ci saranno duemila soldati italiani ad assolvere la loro funzione, esattamente come c'erano 15 giorni fa o un mese fa»

In TV il povero Fassino continua a ripetere che siamo in Afghanistan su mandato ONU e «nell'ambito della NATO».
Da quando non prendono più ordini e soldi da Mosca, questi comunisti sono un po' confusi.
In Afghanistan, «l'ambito NATO» funziona così: i canadesi e i britannici combattono al Sud; i tedeschi guidano aerei e basta, gli italiani fanno assistenze umanitarie.
I francesi se ne sono appena andati (lo sa, Fassino?) dopo aver combattuto non sotto il comando NATO, ma sotto il comando - incredibile - degli americani.
I quali a loro volta sono lì, bombardano e ammazzano, ma anche loro non sotto l'egida NATO: per conto loro.
Altrimenti si sentono sminuiti.
Nel 1949 e fino al 1989 l'alleanza era un tutt'uno.
Si trattava di tenere a bada i sovietici, e una guerra si sarebbe combattuta su suolo tedesco.
La Germania ebbe un esercito senza Stato Maggiore e senza un comando operativo indipendente, perché erano stati cattivi: era un esercito NATO nel senso pieno, nel senso che era comandati dai vincitori.
La NATO di oggi, sfilacciata e disunita, l'ha fortemente voluta Washington.
Per recitare la parte della sola superpotenza rimasta, l'ha tenuta a distanza e svuotata, creando comandi «regionali» qua e là dovunque nel pianeta.
Dal Kossovo, la Casa Bianca ha imparato che stare nella NATO è una seccatura: gli «alleati» devono essere consultati, dicono la loro, si mettono a mezzo.
Meglio senza.
La sola superpotenza.
Ma, come scrive William Pfaff  (1) e come sappiamo bene noi italiani, «le burocrazie non muoiono mai».
Sopravvivono sempre all'esaurirsi del  loro scopo istituzionale.
Agli americani parve bene tenere in vita la NATO, adesso però nella forma di un sacco in cui rinchiudere gli europei perché non se ne andassero per conto loro, magari formando un'armata europoide.
Allora tennero occupata la NATO-crazia inventandole nuovi compiti: dare il benvenuto ai satelliti ex-comunisti e alle loro armate, riarmarle con gli standard NATO, insegnare loro la democrazia, invitare i loro ufficiali nelle scuole militari occidentali.

In più, Washington pensò bene di piluccare i corpi migliori degli «alleati» per impiegarli alle sue dipendenze in operazioni ausiliarie nelle sue avventure globali, o per fare le donne delle pulizie e spazzar via i cocci dopo che l'armata USA era passata e se n'era andata: i noiosi mestieri del «peacekeeping» e della ricostruzione, che la sola superpotenza non aveva la pazienza di fare.
«Pulite voi, e lasciate le chiavi sotto lo zerbino».
Madeleine Albright fu chiara, ai tempi del Kosssovo: l'82ma Aviotrasportata, disse, non accompagna i bambini a scuola.
Sottinteso: lo faccia la Lègion Etrangère, lo faccia quella Folgore…
Ultimamente, Washington ha ventilato l'idea di mettere nel sacco - della NATO - Giappone, Australia e suoi satelliti del sud est asiatico, di fare della vecchia alleanza europea e antisovietica una specie di fornitore globale di servizi bellici, utile ad emarginare ancora di più l'ONU.
Una ONU in mimetica senza tutti quei paesetti del terzo mondo che vogliono dire la loro, senza quegli arabi che vogliono parlare di quel che fa Israele, senza assemblea generale da convincere con flaconi di talco fatti passare per «l'antrace di Saddam».
Dopo l'11 settembre, gli alleati NATO, per solidarietà con gli americani, si offrirono di fare della «lotta al terrorismo» una missione, appunto, NATO.
Patetici: erano legati all'idea che un'alleanza sia impegnata nella difesa vicendevole.
Bush disse «no grazie», e preferì organizzare «coalizioni di missione» scegliendo qua e là i corpi che gli servivano negli eserciti altrui.
E' la NATO «à la carte» così voluta quella che si trova in Afghanistan, cosa che Fassino dovrebbe sapere.
All'inizio, noialtri facevamo il «nation building» (in pratica la guardia a Karzai, l'americano), gli americani combattevano.
Ma il «nation building»  ha dovuto essere sempre più pesantemente affiancato dalla «sicurezza», perché i talebani si vogliono riprendere il loro proprio Paese.
E gli americani, nonostante le loro distruzioni e i loro bombardamenti, stanno perdendo.
Inutile dire perché.
Forze armate regolari, per il solo fatto di essere in uniforme, sono bersagli da tirassegno per guerrieri abituati alla guerriglia, spartani nella logistica, e che si fondono nella popolazione di barbe e chador.
Fassino parla di «regole d'ingaggio».
Le regole d'ingaggio che Napoleone diede per la controguerriglia sono queste: «Envers les partisans, on se bat à la partitane».
Ci si batte come i partigiani, ossia senza divise e senza limiti morali: ossia devastando, facendo terra bruciata, concentrando popolazioni intere, facendo rappresaglie, torturando.

E' brutto, è bruttissimo, ma non c'è altro modo.
Per questo gli eserciti regolari non vincono mai «à la partitane» ed è meglio non impegnarli in questo genere di lotta, è contro la loro stessa natura.
Nè Fassino nè gli americani (soprattutto) lo capiranno mai.
La situazione in Afghanistan è tale che ha fatto volar via la foglia di fico di una NATO come  una forza armata «imparziale»  agente del mandato ONU, giuridicamente  legittima.
In pratica, la NATO oggi deve combattere per Karzai, aiutandolo a prevalere sugli avversari etnici, tribali e locali.
Un esercito coloniale al servizio del colonizzato e del fantoccio, e in più necessitato a battersi «à la partitane»: difficile concepire una situazione più umiliante ed eticamente degradante.
Praticamente, i diversi contingenti NATO non sono sotto comando unificato (quello che sarebbe stato naturale in una guerra difensiva su suolo europeo contro i sovietici).
Poichè per volontà americana sono «à la carte», operano sotto le condizioni e le restrizioni imposte dai loro governi nazionali.
Che non sanno come spiegare alle loro opinioni pubbliche questo pasticcio giuridico, questa totale illegalità, e dunque cercano di tenersi fuori dai guai più grossi.
Gli inglesi, che stanno da mesi sostenendo l'attacco sempre più attivo dei talebani, si arrabbiano. Ma si arrabbino pure, hanno voluto loro essere l'alleato privilegiato: si godano la «special relationship» con il solo subnormale rimasto.
Bush si arrabbia e disprezza gli europei: ma è stato lui a voler trasformare la NATO in una scatola di attrezzi bellici dove l'America prende via via gli utensili che le servono; ora si accorge che ha dato agli attrezzi una qualche capacità di scelta indipendente.
E sono gli attrezzi a decidere se farsi utilizzare o no, con l'occhio alle loro opinioni pubbliche interne, non alla situazione bellico-strategica.
Non c'è più la NATO, Fassino, c'è la borsa degli attrezzi.
C'è il sacco in cui ci hanno chiuso.
E' ridicolo che si tenga appiccicata alle pudenda la foglia di fico dell'imparzialità sotto mandato ONU.
Presto, inevitabilmente, le forze europee diverranno strumenti di qualche forma di sicurezza collettiva europea da usare dove sono in gioco veri interessi europei, non Karzai.

Altre ancora parteciperanno «à la carte» a  coalizioni europee, ma non della UE, per faccende di interesse comune a due o tre dei Paesi europei.
La NATO si è sbriciolata, Fassino.
Via la foglia di fico.
Le situazioni torbide e ambigue funzionano in Italia: sistemi elettorali quasi-maggioritari ma semi-proporzionali, partitini interstiziali alla Mastella, alleanze neutraliste, «partito democratico» che nessuno sa cosa debba essere.
Ma in guerra, è un'altra cosa.
L'ambiguità politica e la torbidezza dei mezzi giuridici porta inevitabilmente alla inadeguatezza bellica, all'intorbidamento degli scopi strategici e alla cecità tattica.
Se non si ha chiaro «cosa» si è e che cosa si sta facendo, per quale fine ultimo, l'esito si chiama - ineluttabilmente - disfatta e vergogna.
Anzi, in Afghanistan la vergogna è già lì, con una cosiddetta alleanza occidentale che si sfalda e litiga sotto il fuoco nemico.
Il disastro seguirà.
Si svegli Fassino, s'informi.

Maurizio Blondet


Note
1)
William Pfaff, «Why NATO?», 22 marzo 2007.

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