|
|
 |
Europa torbida davanti
al crack
Maurizio Blondet
30/01/2008

Daniel Bouton, chairman di Société Générale
Mercato globale, crisi globale:
ovvio.
Ma per giorni media ed economisti ci hanno cullato nell'illusione che
l'Europa sarebbe stata toccata solo marginalmente dal grande crack dei
subprime americano.
Qui l'euro è forte, qui le banche sono poco esposte.
Il
crollo della Norhern Rock, con la corsa dei depositanti agli sportelli?
Ma quella è l'Inghilterra, la più americana delle economie europee.
Poi hanno cominciato a crollare le banche tedesche…
Il buco enorme della Société Générale ha tolto le ultime illusioni.
Il sistema bancario-speculativo è tutt'uno.
Ed anche la morale da grassatori che la finanza globale ha incoraggiato
e sviluppato nei suoi protagonisti.
Pateticamente, i media (proprietà delle banche, direttamente o no)
continuano a fare cronaca e «colore» su Jerome Kerviel, il trader di 31
anni che ci ripetono (sempre più faticosamente) è l'autore del buco di 5
miliardi di euro.
Le Monde dà notizie sui fatti in cui la reticenza sfiora l'omertà.
Ma
intanto, dal torbido è emersa la figura di Mister Day - Robert Addison
Day, membro americano del consiglio d'amministrazione della SocGen, uno
degli uomini più ricchi d'America (1,7 miliardi di dollari il patrimonio
stimato).
Zitto zitto, prima che la rivelazione del buco di Kerviel esplodesse il
24 gennaio, mister Day ha venduto - tra il 9 e il 10 gennaio - azioni in
suo possesso della SocGen per 85,745 milioni di euro a 95,27 euro per
azione (oggi è a 73), mentre due fondazioni a lui chiaramente legate (si
chiamano Robert A. Day Foundation e Kelly Day Foundation) si sono
liberate di oltre 8,60 milioni e quasi un milione di azioni della banca
francese.
Le Monde scrive che «si sospetta» l'insider trading
(1).
Si sospetta.
Fra
qualche giorno o qualche settimana, se c'è un giudice a Parigi, «si
sospetterà» che non è stato il trentunenne Kerviel, ma Mister Day il
cervello della speculazione che ha portato a un buco di 5 miliardi, ciò
che resta di operazioni grosse dieci o cento volte tanto.
Il suo profilo professionale lo suggerisce.
Mister Day, sfegatato sostenitore di Bush, ha creato una Trust Company
of the West, la società di gestioni finanziarie che lo ha reso il
miliardario più sfondato di Los Angeles.
Nel 2001, ha rifilato la sua compagnia (una suite al numero 11100 del
Boulevard Santa Monica) per 880 milioni di dollari alla Société
Generale, a cui non dev'essere parso vero di assicurarsi un così geniale
investitore, americano doc.
La SocGen ha pagato Day con proprie azioni; ecco la ragione per cui il
grassatore sedeva nel Cda della banca, e perché aveva un cento milioni
di euro in azioni da sbolognare prima che crollassero.
Il mondo è finalmente unito: nella disonestà, avidità e menzogna.
One World.
L'illusione che l'Europa possa dividere i suoi destini dalla grande
depressione americana sta rapidamente scemando.
La Spagna è già nel pieno crack della sua bolla immobiliare, settore che
è stato il motore del preteso miracolo di Zapatero, perché il mattone
vale il 16% del PIL, al prezzo di un indebitamento delle famiglie pari
al 130% dei loro redditi.
Ora la disoccupazione è risalita repentinamente a quasi il 9%, si
profilano bancarotte di imprese e famiglie indebitate.
Le banche spagnole continuano ad emettere titoli basati sui mutui - 53
miliardi di euro nell'ultimo trimestre - per parcheggiarle direttamente
nella Banca Centrale Europea come «garanzia» per prelevare denaro fresco
a tassi favorevoli.
Perché di quei titoli, sul mercato cosiddetto libero, non se ne vende
uno.
Ma usano i titoli in operazioni repo (repurchase agreement), dove il
debitore cede al creditore pezzi di carta impegnandosi a riscattare
titoli equivalenti in futuro (2).
Le
repo servono alla Banca Centrale per controllare la liquidità, ma allo
stesso tempo sta salvando le banche spagnole perché accetta quelle carte
come AAA, sicurissime, dunque a basso tasso.
In questo modo il settore dei mutui iberici viene tenuto a galla, anche
se il mercato immobiliare è a zero e il mercato, per i mutui, è finito.
Un altro trucco della finanza creativa, compiuto dalla BCE, severissima
custode dell'euro sano.
E' un salvataggio che supera, per dimensioni, quello della Northern Rock
operato dalla Bank of England.
Il
peggio è che il salvataggio ispanico da parte della BCE è fatto di
nascosto, dato che la zona euro non dispone di un chiaro «prestatore di
ultima istanza», e la BCE ha sempre negato di esserlo. Secondo Moody's,
nel 2007 le emissioni di titoli di credito da parte delle banche
spagnole hanno raggiunto i 143 miliardi di euro, con un aumento del 55%
sul 2006.
Ora
il debito delle imprese ha toccato il 112% del PIL, il deficit dei conti
correnti supera il 10%, senza una crescita reale del Paese (sono
rincarati solo gli immobili); con le famiglie indebitate che smettono di
pagare i ratei, il giorno della resa dei conti si avvicina.
La Banca Centrale Europea tenta di ritardarlo in questi modi torbidi e
occultati.
In
USA, almeno, contro la recessione è la mobilitazione generale: la FED ha
tagliato i tassi in misura senza precedenti, stroncando (almeno per ora)
la spirale recessiva innescata dal lunedì nero in Asia ed Europa.
George Bush ha decretato un pacchetto d'interventi da 145 miliardi di
dollari (98 miliardi di euro), basato sui tagli fiscali e su aiuti alle
imprese che investono.
Sarà
poco, sarà forse sbagliato (la massa monetaria USA è cresciuta del 34%
in un anno, ciò che comporterà un'inflazione equivalente) ma sono state
decisioni: rapide, energiche e decise.
In Europa, la BCE mantiene fermo il tasso, rincarando l'euro, e continua
la sua robotica lotta all'inflazione, secondo il programma robotico che
è scritto nei suoi circuiti inumani: accade quando la sovranità è stata
tolta ai decisori politici, per essere sostituita da «procedure» e
automatismi .
Gli USA hanno scelto il loro metodo, che è quello di curare la bolla con
un'altra bolla.
Ma la
Banca Centrale Europea, che ha scelto di mantenere la moneta
sopravvalutata in rapporto a tutte le altre, presenta «rischi molto più
gravi», dice l'economista francese Nicolas Baverez
(3).
Ed elenca:
«Per la zona euro, schiacciata da un rallentamento generale
dell'attività economica e una crescita della disoccupazione, coniugata
con gli shock asimmetrici di Paesi come la Spagna, mentre i tassi
d'interesse a lungo divergono.
Per le nazioni europee meno competitive e più indebitate
(come l'Italia) che subiscono un doppio shock, interno ed estero.
Per il sistema dei cambi e dei pagamenti mondiali, dove gli
squilibri si accentuano per la debolezza del dollaro e quella (artificosa)
delle valute asiatiche.
Per l'economia mondiale globalizzata, perché uno dei suoi poli
maggiori (l'Europa) è paralizzata in periodo di crisi
dall'euro ultra-forte, e ciò approfondisce la recessione, e il rischio
di svalutazioni e di misure protezioniste».
Non c'è male, come operazione robotica di salvataggio.
Il robot ci fa colare a picco, globalmente.
D'accordo, la moneta è un bene comune europeo che deve essere protetto
dai politicanti.
Ma ciò non significa che l'euro debba essere divinizzato, il che
significa in pratica sottratto allo strumentario di politica economica
in caso di crisi; la BCE che salva le banche ispaniche e aumenta i
disoccupati ha evidentemente perso ogni connessione con la realtà e la
società umana.
Inoltre, agisce senza trasparenza e senza un contro-potere in grado di
controllarla.
Il calo dei tassi s'impone a breve, per assicurare la liquidità nella
zona euro e frenare la supervalutazione dell'euro.
A medio termine, bisognerebbe dotare l'eurozona di una capacità di
pilotaggio sensata, rivedendo gli statuti della banca-robot e passando
più decisi poteri all'eurogruppo nella fissazione degli obbiettivi
d'inflazione, e nelle strategie da adottare nei tempi duri che
incombono.
«Dalla sua creazione», dice Baverez, «l'euro è stato al
servizio della BCE che se ne è servita per conquistarsi credibilità e
mercati; è ora di mettere l'euro al servizio degli europei».
Ciò però richiederebbe la decisione di politici all'altezza del compito,
e con l'audacia necessaria per spegnere il robot impazzito, per togliere
il foglietto magico dalla bocca del Golem.
Chi ne vede uno?
Maurizio Blondet
Note
1) «Plainte
pour délit d'initié contre un administrateur de la Société générale»,
Le Monde, 28 gennaio 2008.
2)
Ambrose Evans-Pritchard, «ECB aid to Spanish banks matches Rock
rescue», Telegraph, 29 gennaio 2008.
3) Nicolas Baverez,
«L'euro, fétiche et tabous», Le Monde, 29 gennaio 2008
Copyright © - EFFEDIEFFE - all
rights reserved.
|
 |
|