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Doveri, Poteri e Diritti

 (elaborazione del materiale sdag)

Data ultimo aggiornamento: 18 giugno 2009

 Per una crescita morale della società

Viviamo in una società basata sul Diritto, tuttavia spesso dimentichiamo che il Diritto ha senso di esistere solo in quanto conseguenza della soddisfazione di un sottostante Dovere.

E' l'insieme di tali Doveri e Diritti che compone l'Etica (Morale) di un individuo, di una famiglia, di un popolo e dell'Umanità nel suo complesso. Per restituire dignità sia al Dovere sia al Diritto, è necessario definirne la natura e l'ordine delle rispettive priorità. Ricordando, innanzitutto, che il Dovere è Dovere di Rispetto e che il Diritto è Diritto di Libertà. E' a partire dalla spiegazione di questi basilari concetti che svilupperemo in questa sede una disamina dell'Etica sia in ambito privato sia in ambito pubblico.

Dovere  e Fede sono due concetti legati fra loro.

Il Dovere è infatti un sentire interiore che non può essere dimostrato empiricamente. Esso si basa cioè su una Metafisica: la Metafisica dell'Etica.

La Metafisica dell'Etica è l'insieme dei pensieri ed emozioni che ognuno di noi ha riguardo al Giusto comportamento che è corretto tenere, sia verso se stessi sia verso ciò che è altro da sé.

D'altra parte, nella Metafisica dell'Etica, qual è l' "oggetto" della Fede? In altre parole, perché riteniamo un dato comportamento Giusto oppure no?

Ognuno di noi ha Fede in ciò che ritiene degno di fiducia ma che tuttavia non fa parte del mondo sensoriale o Immanente. E tale fiducia può derivare da un sentire interiore, dalla propria cultura, dalla religione o da altri fattori esterni a sé. 

Esiste forse una forma di Fede che possa essere considerata oggettiva e non soggettiva? Se esiste, non può che essere quella Fede che comprende tutte quelle possibili e soggettive. E la Fede in una qualsiasi parte del Creato non può che essere, innanzitutto, una Fede nel Creatore.

Quando si ha fiducia in qualcuno, infatti, significa innanzitutto che lo si rispetta. La Fiducia (e quindi la Fede, ossia una Fiducia in un soggetto Trascendente) è una conseguenza del Rispetto.

Rispettare significa "ri-conoscere il valore" di qualcuno, ed è tale comprensione del valore di qualcuno che porta a limitare la propria Libertà nei confronti di tale soggetto. E' tale comprensione del valore di un soggetto, cioè, che ci costringe interiormente al Dovere di Rispetto verso tale soggetto stesso.

Il Rispetto (e di conseguenza la Fede) verso il Creato o verso una parte di esso non può che comprendere un Rispetto verso il Creatore stesso.

Nel momento in cui si riconosce il valore di un oggetto, automaticamente per logica induttiva si afferma di riconoscere il valore creativo del soggetto creatore, almeno per quanto attiene a quel particolare oggetto creato. Dal nulla (dal non valore), infatti, non può certo nascere un valore. 

La Fede in Dio, più o meno ampia (derivante cioè da un più o meno ampio Rispetto/Riconoscimento del Valore), deriva quindi da un Rispetto di Dio, ossia da un riconoscimento del suo valore (Infinito, in questo caso).

D'altra parte, tale riconoscimento del valore Infinito di Dio non può che avvenire gradualmente man mano che evolviamo spiritualmente: è la consapevolezza della nostra Anima che, in quanto essenza divina, ci permette di comprendere emotivamente e mentalmente tale infinitezza.

Per tal motivo si può correttamente affermare che il senso del Dovere (di Rispetto) è un senso puramente spirituale. E che solo attraverso la maturazione del proprio Spirito è possibile comprendere interiormente quali siano i veri Doveri.

L’Etica

L’Etica è sia Metafisica (insieme di pensieri ed emozioni), sia Fisica (nel senso di Immanente), perché i pensieri ed emozioni riguardano un comportamento concreto (parole ed azioni).

L'Etica è una misura qualitativa, in particolare una misura del comportamento. Tuttavia non sempre è una misura convenzionale: ogni persona infatti ha dei propri pensieri ed emozioni su quali siano i comportamenti Giusti, nella parola e nell'azione. E' vero altresì che esistono concezioni di Etica di gruppo, quali quelle culturali e religiose. E soprattutto che esiste nelle società avanzate una "misura del comportamento" convenzionalmente accettata, ossia il Diritto o Legge. Tuttavia tale Legge non è un vero Valore, e di conseguenza nemmeno una vera Legge.

La vera Legge (e quindi la vera Etica) si basa sul Dovere e non sul Diritto.

Esiste tuttavia una misura del comportamento oggettiva? Se esiste, non può che essere quella misura che comprende tutte quelle possibili e soggettive. Essa non può che essere l'Etica del Creatore di Tutto Ciò che E', ossia l'Etica di Dio. Ed in che modo si può conoscere tale Etica?

Essendo l'Etica di Dio per definizione la vera Etica, essa non può che essere riconosciuta allo stesso modo in cui si riconosce la vera Legge: comprendendo quali siano i veri Doveri. I quali, come detto nel precedente articolo, non possono essere compresi (proprio perché di natura spirituale) se non attraverso la propria evoluzione spirituale ed il conseguente aumento della consapevolezza della propria natura divina (e di conseguenza, della natura di Dio e quindi anche della sua Etica). 

etica privata ed etica pubblica

La vera Etica è quindi, in sintesi, l'insieme dei Doveri e dei conseguenti Diritti che si basano sul riconoscimento del vero Valore di ogni singolo Essere: la sua natura divina, in quanto parte della creazione di Dio. Nella vera Etica, etica privata ed etica pubblica vengono a coincidere in quanto i Doveri ed i Diritti vengono completamente compresi e fatti propri interiormente da ogni singola persona senza bisogno di alcuna Legge coercitiva che li imponga. E' questa vera Etica che dobbiamo cercare di portare nelle nostre società, e come detto l'unico modo per farlo non è inculcare coercitivamente nuove credenze da rispettare bensì supportare la naturale comprensione della vera Legge divina attraverso l'evoluzione spirituale.

Quando parliamo di Etica, e quindi di pensieri ed emozioni riguardo al Giusto comportamento (giuste parole e giuste azioni), dobbiamo distinguere tra il comportamento da tenersi nella sfera privata o non legale ed il comportamento da tenersi nella sfera pubblica o legale.

E' l'esistenza di una Legge coercitiva che crea cioè la distinzione privato/pubblico. E la "misura del comportamento" nei due casi può essere anche molto diversa in presenza di una Legge.

Nella cultura moderna vi è a nostro avviso una concezione errata della distinzione privato/pubblico. E l'origine di tale confusione deriva dalla presenza di una Legge basata sul Diritto. In presenza del Diritto, l'unità di misura del comportamento è la qualità della Libertà; mentre in presenza del Dovere, l'unità di misura del comportamento è la qualità del Rispetto. Creando una società basata sul Diritto, ci si focalizza sulla qualità della Libertà trascurando la qualità del Rispetto. E non può che essere così, dato che il Dovere è sottostante al Diritto e non viceversa.

Tale concezione crea una distorsione di privato e pubblico alquanto particolare: è privato il comportamento in cui si è "liberi dalla Legge"; è pubblico invece il comportamento in cui si è "liberi nella Legge".

E tale concezione della Libertà come qualità a sé stante e non come forza limitata dal Rispetto favorisce un utilizzo egoistico sia della Legge (situazione pubblica) sia della mancanza della Legge (situazione privata).

Venendo cioè meno la comprensione che il Diritto di Libertà è una conseguenza del Dovere di Rispetto e non una forza originaria essa stessa, viene di conseguenza meno la comprensione che la limitazione della Libertà non deve essere intesa come una coercizione dall'esterno bensì come una coercizione interiore nell'animo di ogni singolo individuo.

Qualora si comprenda che il Dovere di Rispetto è sottostante al Diritto di Libertà, ne deriva una concezione di privato e pubblico differente: è sia privato sia pubblico il comportamento in cui si è "rispettosi della Legge". In tale circostanza, quindi, non esiste nemmeno l'idea che un qualche comportamento non debba essere rispettato per Legge, sia questa Legge interiormente compresa e fatta propria oppure pubblicamente regolata. Nella Legge basata sul Dovere, cioè, non esistono situazioni in cui si è liberi di fare quello che si vuole senza considerare se si manca o meno di Rispetto a qualcosa o a qualcuno. Ed è così proprio perché ogni comportamento è in tal caso basato sul Dovere di Rispetto, il quale ha priorità assoluta sul Diritto di Libertà.

La Politica

Al pari dell'Etica, la Politica è sia teorica (metafisica o trascendente) sia pratica (fisica o immanente). La Metafisica della Politica è l'insieme dei pensieri ed emozioni che ognuno di noi ha riguardo al Giusto interesse che è corretto difendere in una data circostanza. La Politica è Metafisica, quindi, perché l'oggetto che tratta sono pensieri ed emozioni. Tuttavia essa è anche Fisica (nel senso di Immanente), perché i pensieri ed emozioni riguardano un interesse concreto.

La Politica è una misura qualitativa, in particolare una misura dell'interesse. La Politica tuttavia non è nelle democrazie odierne una misura convenzionale: ogni persona infatti ha dei propri pensieri ed emozioni su quale sia il Giusto interesse da difendere in una data situazione. E' vero altresì che esistono concezioni di Politica di gruppo, quali quelle partitiche. Ma tuttavia non esiste nelle società avanzate una "misura dell'interesse" convenzionalmente accettata, essendo in democrazia ogni fazione (partito) portatrice di una propria "misura dell'interesse", ossia di una propria concezione politica teorica e pratica.

Esiste forse una misura dell'interesse oggettiva? Se esiste, non può che essere quella misura che comprende tutte quelle possibili e soggettive. Essa non può che essere la Politica del Creatore di Tutto Ciò che E', ossia la Politica di Dio. Ed in che modo si può conoscere tale Politica?

Essendo la Politica di Dio per definizione la vera Politica, essa non può che essere riconosciuta allo stesso modo in cui si riconosce la vera Etica: comprendendo quali siano i veri Doveri. Ogni Politica, infatti, si basa per definizione su una determinata Etica: ogni interesse di parte viene difeso poiché il comportamento che interessa viene ritenuto Giusto in quella situazione.

Ed i Doveri, come già detto, non possono essere compresi (proprio perché di natura spirituale) se non attraverso la propria evoluzione spirituale ed il conseguente aumento della consa-pevolezza della propria natura divina (e di conseguenza, della natura di Dio e quindi anche della sua Politica). 

La vera Politica si basa quindi sulla vera Etica, ossia sull'insieme dei Doveri e dei conseguenti Diritti che si basano sul riconoscimento del vero Valore di ogni singolo Essere: la sua natura divina, in quanto parte della creazione di Dio. Nella vera Politica, basata sulla vera Etica, interesse privato ed interesse pubblico vengono a coincidere in quanto i Doveri ed i Diritti vengono completamente compresi e fatti propri interiormente da ogni singola persona senza bisogno di alcuna Legge coercitiva che li imponga. E' questa vera Politica che dobbiamo cercare di portare nelle nostre società, e come detto l'unico modo per farlo non è inculcare coercitivamente nuove credenze da rispettare bensì supportare la naturale comprensione della vera Legge divina attraverso l'evoluzione spirituale.

Moralità VS Moralismo

Abbiamo definito l'Etica come "misura del comportamento". Un sinonimo di Etica è il termine Morale. Ora, nella pratica si può vivere tale misura in due modi diversi di base: uno basato sul Dovere di Rispetto ed uno basato sul Diritto di Libertà.

Quando si intende la "misura del comportamento" come conseguenza di un Dovere di Rispetto si parla di Moralità; quando invece la si intende come conseguenza di un Diritto di Libertà (senza un sottostante Dovere di Rispetto) si parla di Moralismo. In altre parole, è morale una parola e/o azione che viene attuata rispettando, secondo i valori della propria misura del comportamento, se stessi e gli altri; è moralistica una parola e/o azione che viene attuata imponendo la propria Libertà, secondo i valori della propria misura del comportamento, agli altri.

Questa distinzione pone in risalto una differenza sostanziale importante tra Rispetto e Libertà: mentre il Rispetto è collettivo (nel senso che per sua natura riguarda tutti, colui che rispetta compreso quindi: rispetto verso se stessi), la Libertà è egoistica (nel senso che per sua natura riguarda solo se stessi: libertà del singolo individuo o di un gruppo di individui): e non può che essere così, perché la Libertà non può logicamente essere esercitata nella sua totalità da più di un soggetto contemporaneamente. 

Dobbiamo cioè distinguere tra Libertà assoluta e Libertà relativa: la prima è "libertà dalla Legge", la seconda è "libertà nella Legge". La Libertà assoluta è cioè un comportamento privato (che riguarda quindi l'Etica privata) mentre la Libertà relativa è un comportamento pubblico (che riguarda quindi l'Etica pubblica).

In un sistema con più di un attore, è per definizione necessario limitare la Libertà degli attori affinché il sistema esista: ogni sistema (o realtà), in quanto essenza limitata nel tempo e nello spazio, per definizione necessita di limitazioni che stiano alla base della sua stessa esistenza. Senza limitazioni, infatti, nessuna essenza può essere definita concettualmente e di conseguenza anche spazialmente e temporalmente.

Il comportamento morale è un comportamento che si basa solo sulla Libertà relativa, intesa come conseguenza "residua" del Rispetto della Legge. Il comportamento moralistico è un comportamento che si può basare sia sulla Libertà assoluta sia sulla Libertà relativa, intese però non come conseguenza "residua" del Rispetto della Legge bensì come concetto originario.

Tale natura egoistica della Libertà (che permette la distinzione tra Libertà assoluta e Libertà relativa) non esiste nel Rispetto, il quale come detto è collettivo. Il Rispetto, cioè, non può mai essere per definizione relativo, poiché è un concetto limitante e non un concetto limitato (o illimitato).

E come ogni concetto limitante, la sua funzione è assoluta, è regola, è Legge. Un concetto limitante è per definizione l'insieme di "paletti" posti per definire gli ambiti concettuali, spaziali e temporali di determinati concetti limitati.

La Moralità è quindi un comportamento pubblico, cioè che si basa sull'interesse pubblico; il Moralismo è invece un comportamento privato, cioè che si basa sull'interesse privato. La Politica è quindi morale quando è misura dell'interesse pubblico, mentre è moralistica quando è misura dell'interesse privato.

Il Moralismo non è mai un comportamento compatibile con l'interesse pubblico, sia che si basi sulla Libertà assoluta sia che si basi sulla Libertà relativa. Anche se la Libertà relativa è un comportamento pubblico, infatti, nel momento in cui viene intesa come concetto originario (come succede nel Moralismo) e non come conseguenza del Dovere di Rispetto, allora essa non pone di fatto l'interesse pubblico prima di quello privato.

Il Moralismo è la misura del comportamento su cui si basa una politica demagogica. La Moralità, di contro, è la misura del comportamento su cui si basa una politica democratica. Sia il Moralismo sia la Moralità possono essere un'Etica privata (non legale) o un'Etica pubblica (legale). Ciò che cambia è la diversa priorità data ai due tipi di Etica. Nel Moralismo, Etica privata ed Etica pubblica non hanno una priorità predeterminata l'una sull'altra: il comportamento moralistico può sia dare temporaneamente priorità ad una delle due, sia cercare un compromesso che permetta ad entrambe di coesistere con pari importanza. Nella Moralità, l'Etica pubblica ha una priorità predeterminata sull'Etica privata: il comportamento morale dà sempre priorità all'interesse pubblico su quello privato.

Abbiamo definito la Politica come "misura dell'interesse". Ora, nella pratica si può vivere tale misura in due modi diversi di base: uno basato sul Dovere di Rispetto ed uno basato sul Diritto di Libertà.

Laicità vs Laicismo

Quando si intende la "misura dell'interesse" come conseguenza di un Dovere di Rispetto si parla di Laicità; quando invece la si intende come conseguenza di un Diritto di Libertà (senza un sottostante Dovere di Rispetto) si parla di Laicismo. In altre parole, è laico un interesse che viene difeso rispettando, secondo i valori della propria misura dell'interesse, se stessi e gli altri; è laicistico un interesse che viene difeso imponendo la propria Libertà, secondo i valori della propria misura dell'interesse, agli altri.

Questa distinzione pone in risalto una differenza sostanziale importante tra Rispetto e Libertà: mentre il Rispetto è collettivo (nel senso che per sua natura riguarda tutti, colui che rispetta compreso quindi: rispetto verso se stessi), la Libertà è egoistica (nel senso che per sua natura riguarda solo se stessi: libertà del singolo individuo o di un gruppo di individui): e non può che essere così, perché la Libertà non può logicamente essere esercitata nella sua totalità da più di un soggetto contemporaneamente. 

Dobbiamo cioè distinguere tra Libertà assoluta e Libertà relativa: la prima è "libertà dalla Legge", la seconda è "libertà nella Legge". La Libertà assoluta è cioè un comportamento privato (che riguarda quindi l'Etica privata) mentre la Libertà relativa è un comportamento pubblico (che riguarda quindi l'Etica pubblica).

In un sistema con più di un attore, è per definizione necessario limitare la Libertà degli attori affinché il sistema esista: ogni sistema (o realtà), in quanto essenza limitata nel tempo e nello spazio, per definizione necessita di limitazioni che stiano alla base della sua stessa esistenza. Senza limitazioni, infatti, nessuna essenza può essere definita concettualmente e di conseguenza anche spazialmente e temporalmente.

Il comportamento laico è un comportamento che si basa solo sulla Libertà relativa, intesa come conseguenza "residua" del Rispetto della Legge. Il comportamento laicistico è un comportamento che si può basare sia sulla Libertà assoluta sia sulla Libertà relativa, intese però non come conseguenza "residua" del Rispetto della Legge bensì come concetto originario.

Tale natura egoistica della Libertà (che permette la distinzione tra Libertà assoluta e Libertà relativa) non esiste nel Rispetto, il quale come detto è collettivo. Il Rispetto, cioè, non può mai essere per definizione relativo, poiché è un concetto limitante e non un concetto limitato (o illimitato). E come ogni concetto limitante, la sua funzione è assoluta, è regola, è Legge. Un concetto limitante è per definizione l'insieme di "paletti" posti per definire gli ambiti concettuali, spaziali e temporali di determinati concetti limitati.

La Laicità è quindi un comportamento pubblico, cioè che si basa sull'interesse pubblico; il Laicismo è invece un comportamento privato, cioè che si basa sull'interesse privato. La Politica è quindi laica quando è misura dell'interesse pubblico, mentre è laicistica quando è misura dell'interesse privato.

Il Laicismo non è mai un comportamento compatibile con l'interesse pubblico, sia che si basi sulla Libertà assoluta sia che si basi sulla Libertà relativa. Anche se la Libertà relativa è un comportamento pubblico, infatti, nel momento in cui viene intesa come concetto originario (come succede nel Laicismo) e non come conseguenza del Dovere di Rispetto, allora essa non pone di fatto l'interesse pubblico prima di quello privato.

Il Laicismo è la misura dell'interesse su cui si basa una politica demagogica. La Laicità, di contro, è la misura dell'interesse su cui si basa una politica democratica. Sia il Laicismo sia la Laicità possono basarsi su un'Etica privata (non legale) o su un'Etica pubblica (legale). Ciò che cambia è la diversa priorità data ai due tipi di Etica. Nel Laicismo, Etica privata ed Etica pubblica non hanno una priorità predeterminata l'una sull'altra: il comportamento laicistico può sia dare temporaneamente priorità ad una delle due, sia cercare un compromesso che permetta ad entrambe di coesistere con pari importanza. Nella Laicità, l'Etica pubblica ha una priorità predeterminata sull'Etica privata: il comportamento laico dà sempre priorità all'interesse pubblico su quello privato.

I limiti dell’Etica privata e della Politica privata

I nostri comportamenti (Etica) e gli interessi (Politica) che tali comportamenti difendono riguardano, come detto, sia l'ambito privato sia l'ambito pubblico. I limiti etici e politici in ambito pubblico sono chiaramente quelli posti dai vari ordinamenti giuridici. Vediamo ora invece quali sono i limiti etici e politici in ambito privato.

Innanzitutto, quando parliamo di ambito privato usiamo l'espressione "Etica privata" per indicare un comportamento non previsto (né tutelato né condannato) dall'ordinamento giuridico; usiamo invece l'espressione "Politica privata" per indicare un interesse non previsto (né tutelato né condannato) dall'ordinamento giuridico.

L'Etica privata si manifesta attraverso una libertà di comportamento: ogni individuo è libero di comportarsi nel modo che ritiene opportuno. Nell'Etica privata esistono limiti autoimposti, basati cioè sul proprio senso del Dovere e del Diritto, in particolare sulla propria misura del comportamento (Etica); in essa esistono tuttavia anche limiti eteroimposti quali quelli familiari, quelli lavorativi, quelli culturali e quelli religiosi. Ciò è possibile per la semplice ragione che il comportamento è per sua natura una parola e/o una azione, ossia una forma Immanente sulla quale è sensorialmente possibile imporre dei limiti dall'esterno.

La Politica privata si manifesta attraverso una libertà di interesse: ogni individuo è libero di difendere gli interessi che ritiene opportuni. Nella Politica privata esistono solo limiti autoimposti,  basati cioè sul proprio senso del Dovere e del Diritto, in particolare sulla propria misura dell'interesse (Politica); in essa non esistono invece limiti eteroimposti per la semplice ragione che l'interesse è per sua natura un pensiero (ed eventualmente una connessa emozione), ossia una forma Trascendente sulla quale non è sensorialmente possibile imporre alcun limite dall'esterno.

Ciò non significa naturalmente che non sia possibile essere influenzati mentalmente ed emotivamente da interessi altrui (cosa che in realtà accade sovente) bensì che, anche in quest'ultimo caso, è comunque una scelta dell'individuo (anche se spesso inconscia) l'accettare dei pensieri altrui (ed eventualmente delle emozioni altrui) e far proprio un altrui interesse, anche se differente dal proprio. Nel caso precedente dell'Etica privata, invece, non solo è possibile essere influenzati da comportamenti altrui ma è anche possibile essere limitati sensorialmente da comportamenti altrui che impediscono quindi di fatto un nostro libero comportamento.

Dovere e Potere

Il Dovere indica quell'insieme di pensieri che sono ritenuti obbligatori. Quando tali pensieri riguardano il pensare in sé si parla di Dovere intellettuale (da cui deriva la spesso citata onestà intellettuale), quando tali pensieri sono invece sottostanti ad una parola o ad un'azione si parla di Dovere morale. Sia il Dovere intellettuale sia il Dovere morale sono alla base dell'Etica.

Il Potere indica quell'insieme di pensieri che sono ritenuti facoltativi. Quando tali pensieri riguardano il pensare in sé si parla di Potere intellettuale (da cui deriva la spesso citata libertà intellettuale), quando tali pensieri sono invece sottostanti ad una parola o ad un'azione si parla di Potere morale. Sia il Potere intellettuale sia il Potere morale sono alla base dell'Etica.

Riguardo al Dovere, perché alcuni pensieri sono ritenuti obbligatori? Perché ritenuti giusti secondo una determinata Etica solo se manifestati. Ed obbligare per giustizia equivale a dire rispettare, ossia riconoscere il valore. Ecco perché il Dovere è sempre Dovere di Rispetto.

Riguardo al Potere, perché alcuni pensieri sono ritenuti facoltativi? Perché ritenuti giusti secondo una determinata Etica anche se non manifestati. E lasciar libero per giustizia equivale a dire lasciar scegliere, ossia lasciar stabilire discrezionalmente il valore. Ecco perché il Potere è sempre Potere di Scelta. O, in altre parole, Diritto di Libertà.

Ciò che si deve è cioè sempre sottostante a ciò che si può, poiché non esiste alcun Potere se prima non vi è stata la necessità (Dovere) di crearlo. Esistono cioè pensieri che una volta creati per necessità rimangono necessari (pensieri del Dovere) e pensieri che una volta creati per necessità non sono ritenuti necessari (pensieri del Potere). Il Potere è cioè un Dovere non necessario.

E' per tale motivo che non solo è illogico parlare di Diritti senza accennare ai sottostanti Doveri, ma è addirittura falso. Il Diritto è infatti un caso particolare di Dovere, ossia un Dovere creato come tale ma non ritenuto necessario. Il Potere è cioè un Dovere in sovrappiù

Doveri intellettuali e Doveri morali

Ogni singola Etica esistente ha dei propri pensieri che sono ritenuti obbligatori, che sono cioè secondo tale Etica dei Doveri. Ma esiste un ordine oggettivo di priorità di importanza dei Doveri? Essendo il Dovere un pensiero, innanzitutto dobbiamo per logica affermare che vengano prima i Doveri intellettuali (che sono proprio dei pensieri pensati) e solo successivamente i Doveri morali (che sono dei pensieri manifestati attraverso la parola e l'azione). Ed essendo anche i Poteri dei Doveri anch'essi devono essere considerati tra i Doveri ma solo dopo i Doveri in sé come importanza, essendo dei Doveri non necessari.

I Doveri intellettuali sono quindi i tipi di Doveri più importanti, quelli cioè che devono essere rispettati prima degli altri. Nel caso di contrasto con i Doveri morali o con un qualche Potere, i Doveri intellettuali quindi devono prevalere sempre. Possiamo inoltre dare un ordine di priorità dei Doveri, sia intellettuali sia morali, partendo da quelli che difendono l'interesse più grande a quelli che difendono l'interesse più piccolo. Possiamo cioè stabilire una priorità ulteriore dei Doveri solo dal punto di vista Politico (interessi) ma non dal punto di vista Etico (comportamento).

Tuttavia tale ordine di priorità dei Doveri basato sull'interesse non vale per i Poteri, pur essendo quest'ultimi anch'essi dei Doveri. Infatti solo tra Doveri necessari bisogna stabilire un'ordine di priorità, in quanto solo ciò che è necessario deve avere un'ordine di priorità prestabilito qualora non fosse possibile soddisfare tutti gli interessi. I Doveri non necessari, invece, non essendo un bisogno non richiedono una "scaletta di priorità predeterminata", nemmeno qualora non fosse possibile soddisfare tutti gli interessi, dato che non si mancherebbe di rispetto ad alcuno.

Quindi ricapitolando: dapprima vengono i Doveri intellettuali, poi i Doveri Morali, poi i Poteri intellettuali ed infine i Poteri morali. Una ulteriore distinzione possiamo farla all'interno dei Doveri intellettuali e morali da un punto di vista Politico, ossia valutando la priorità degli interessi che vengono difesi. Non è possibile invece creare un ordine di priorità da un punto di vista Etico, ossia dei comportamenti, poiché i comportamenti in sé non hanno alcun valore se non quello attribuitogli dall'intento sottostante. Né è possibile creare un ordine di priorità per i Doveri non necessari, ossia per i Poteri, dato che la mancanza di necessità porta a valutare in modo soggettivo e libero qualsiasi comportamento o interesse difeso.

Caratteristiche del Dovere

Purezza: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare il pensiero altrui. La purezza non riguarda invece il comportamento (parola ed azione), nel senso che il comportamento in sé è neutrale ed è il pensiero (intento) sottostante che è puro o meno, ed in tal senso non è il comportamento che va rispettato in quanto tale bensì il motivo che l'ha originato. Rispettare il pensiero altrui significa non offenderlo, né offendere il comportamento attraverso il quale tale pensiero si manifesta.

Interiorizzazione: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare il proprio ed altrui percorso di crescita. Il Dovere deve cioè essere stato compreso dalla persona in questione attraverso un reale processo di autorealizzazione, sia spirituale sia umano, e non "copiato" semplicemente adottandolo da pensieri, parole ed azioni altrui.

Coerenza: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare la persona stessa che li esprime. Se cioè non vi è coerenza tra il proprio pensiero, la propria parola e la propria azione allora si manca di rispetto a se stessi. E si rischia di perdere la percezione di chi si è veramente, con tutti i danni anche verso gli altri che ne possono derivare.

Quando sono presenti queste tre caratteristiche, il Dovere ne possiede come conseguenza un'altra:

Spontaneità: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare le situazioni della Vita. Se il Dovere lo si esprime (nel pensiero, nella parola o nell'azione) non in modo naturale bensì artificiale, come Credenza, allora si manca di rispetto alle situazioni della Vita, ossia a tutti gli esseri coinvolti in quella particolare situazione. Esprimere un Dovere in modo spontaneo significa invece saper contestualizzare il proprio pensiero (senso del Dovere) e renderlo quindi fluido, in sintonia ed adatto all'interno della situazione che stiamo vivendo.

Queste quattro caratteristiche sopra elencate si possono a loro volta riassumere in una sola caratteristica:

Spirituale: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare il proprio Spirito.

Il vero Dovere nasce dalla consapevolezza spirituale, da un processo di evoluzione interiore che permette di comprendere sempre meglio ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Non deve essere invece un falso Dovere creato dall'Ego, Ego che rappresenta proprio l'insieme di maschere/personalità create dalla mancanza delle caratteristiche di cui sopra.

Controllo del Dovere e del Potere

Il termine Dovere indica un obbligo, ossia un bisogno: esso riguarda perciò l'ambito della crescita interiore o spirituale, ossia quella crescita controllata dalle Leggi divine, esempi di misure del bisogno di Spirito.

Il termine Potere invece indica una facoltà, ossia un desiderio: esso riguarda perciò l'ambito della crescita esteriore o umana, ossia quella crescita controllata (oggigiorno) dalle leggi umane, esempi di misure umane.

Si ha tanto controllo dei propri ed altrui Doveri quanto si conoscono e rispettano le Leggi divine; si ha tanto controllo dei propri ed altrui Poteri quanto si conoscono e rispettano le leggi umane.

Per poter mettere in pratica e rispettare i propri ed altrui Doveri è necessario dapprima purificare il proprio pensiero attraverso l'uso dell'intento e contemporaneamente fare autoanalisi dei propri pensieri, parole ed azioni per poterli poi incorporare. Mentre l'intento è lo strumento necessario per una crescita spirituale, l'autoanalisi è lo strumento necessario per una crescita umana.

Un'Ascensione pura quindi, che trasmetta l'informazione spirituale nella forma, necessita sia dell'intento per evolvere spiritualmente sia dell'autoanalisi affinché tale evoluzione del Corpo di Luce possa essere incorporata nella forma fisica ed eterica. Cose queste non necessarie però per il semplice esercizio dei Doveri di Rispetto: è infatti possibile esercitare e rispettare un dato Dovere per la semplice Credenza dello stesso.

Anche per poter mettere in pratica e rispettare i propri ed altrui Poteri è necessario dapprima purificare il proprio pensiero attraverso l'uso dell'intento (ossia incorporare i Doveri) e poi fare autoanalisi dei propri pensieri, parole ed azioni per poterli poi incorporare.

In altre parole, per comprendere i propri Diritti di Libertà è necessario evolvere spiritualmente, cosa quest'ultima invece non necessaria per il semplice esercizio di tali Diritti di Libertà: è infatti possibile esercitare e rispettare un dato Potere per la semplice Credenza dello stesso.

Se in una persona il controllo del Dovere di Rispetto (Forza spirituale, Doveri messi in pratica) è diverso dal controllo del Diritto di Libertà (Forza umana, Diritti messi in pratica) si crea una tensione tra il proprio Essere spirituale e la propria forma umana, tensione che cresce con l'aumentare del divario tra tali due tipi di Forze.

Notare bene che si parla di diversità di "controllo" del Dovere e del Diritto, e non di diversità del Dovere e del Diritto tout court: ciò che crea tensione è cioè il mettere in pratica tali Doveri e Diritti contrastanti, e non il fatto di averli in sé a livello teorico.

E' possibile cioè avere una crescita interiore diversa da una crescita esteriore ma non creare tensione tra di esse fintantoché non vengono entrambe messe in pratica nel proprio comportamento.

Quando vi è un perfetto bilanciamento tra tali due tipi di controllo, ci si comporta con Passione, ossia con un comportamento d'Amore; quando invece il divario tra tali due tipi di controlli è massimo, ci si comporta con Ossessione, ossia con un comportamento di Paura. Nei casi intermedi, ci si comporterà con Passione ed Ossessione in proporzioni varianti a seconda dei casi.

La Saggezza è tutta quella conoscenza spirituale della realtà interiore che sottintende un senso di moderazione (o obiettività) e che riguarda la purezza di pensiero e la crescita interiore.

Le forme-pensiero di comunione costituenti la Saggezza non hanno invece lo scopo di rispettare se stessi attraverso il proprio comportamento, bensì quello di rispettare gli altri nel proprio pensiero e nelle proprie emozioni che, di conseguenza, generano un determinato comportamento (Sapienza). 

Vivere la Passione – Divario massimo tra Saggezza e Sapienza

Per vivere la Passione è necessario quindi bilanciare la crescita interiore con una parallela crescita esteriore: ciò è possibile solo se la crescita interiore (Saggezza) è antecedente alla crescita esteriore (Sapienza). Una crescita esteriore priva di consapevolezza interiore, infatti, è Credenza e non Sapienza: il modo di comportarsi appreso per cultura, infatti, non necessita di per sé di una consapevolezza interiore sottostante a tale comportamento.

Il divario massimo possibile tra controllo del Dovere e controllo del Potere non può mai essere di più di 1.000.000 di livello: non è possibile infatti crescere spiritualmente (Dna di Luce) completando il rilascio del karma ancestrale (livello 1.000.000) senza aver almeno appreso qualcosa dal rilascio di tale karma, senza cioè esser almeno cresciuti un po' umanamente (Dna fisico ed eterico).

CONTROLLO DEL DOVERE E DEL POTERE, TRA DNA DI LUCE E DNA ETERICO E FISICO

E non è altresì possibile rilasciare il proprio karma (oltre livello 1.000.000) senza aver una incorporazione fisica ed eterica di tale rilascio che non sia più distante dal Dna di Luce di quanto può essere ampia la fase antecedente all'inizio del rilascio del proprio karma a livello cosciente (livello 1.000.000). In altre parole, il divario massimo possibile tra livello del Dna del proprio Corpo di Luce e Dna fisico ed eterico della propria forma non può superare il livello 1.000.000.

Il controllo del Dovere ed il controllo del Potere devono essere due percorsi paralleli: se vi è distonia tra tali due percorsi, si possono creare conflitti tra il proprio Spirito e la propria forma umana. Mettere in pratica due teorie diverse tra loro può infatti portare alla dissociazione di personalità, ossia alla creazione di una personalità spirituale e di una personalità umana: una convivenza tanto meno possibile quanto è maggiore il divario tra di esse (conseguenza del divario sopra discusso), fino al caso estremo di scontro totale tra esse che porta all'Ossessione di cui sopra.

Per mettere in pratica sia il Dovere sia il Potere è necessario averli sotto controllo, cioè avere Forza. Il Potere infatti, pur riguardando una crescita esteriore ed umana, è comunque una potenzialità: solo il Potere applicato attraverso l'uso della Volontà diventa Forza pratica. Se il Dovere è cioè la Teoria spirituale (o Natura dell'Essere o Ontologia), il Potere è la Teoria umana (o Teoria dell'Essere o Epistemologia): solo la Forza (Pratica dell'Essere o Fenomenologia) può mettere in pratica tali due tipi di Teoria

I 18 ologrammi/archetipi permettono di incorporare in modo completo il Dovere (Dna di Luce) nella forma fisica ed eterica (Dna eterico e fisico), incorporando di conseguenza un Potere basato su tale Dovere.

I 144 ologrammi/fenotipi permettono poi di mettere in pratica in modo completo tali Doveri e Poteri attraverso l'incorporamento della Forza. L'incorporamento di tutti questi ologrammi è automatico in tutti coloro che ascendono in modo completo nell'energia puramente magnetica, ossia in tutti coloro che nella loro personale Ascensione rilasciano gradualmente ma parallelamente sia le Paure sia le Illusioni, a livello eterico così come a livello fisico. E che hanno un controllo sia dei Doveri sia dei Poteri tale da riuscire a mettere in pratica con la Forza tale Saggezza e Sapienza.

Un controllo delle energie spirituali (Doveri) e delle energie umane (Poteri) è quindi necessario per metterle in pratica: poiché il Potere ed il Dovere sono nulla senza la Forza che le controlli. E delle 4 Forze conosciute, solo quella gravitazionale è un residuo della Forza magnetica che mette in pratica l'Ascensione completa ossia magnetica e che si manifesta in modo completo attraverso l'incorporazione dei 144 ologrammi/fenotipi.

5 Sensi fisici: vista, udito, tatto, gusto, olfatto

2 Sensi eterici: intuizione e creatività

1 Senso spirituale: dovere

Vero Merito

Il concetto di Merito può essere inteso a diversi livelli. In particolare, nel Gioco della Vita possiamo distinguere 3 tipi di Merito: di Volontà, di Sapienza e di Saggezza. Vediamoli uno ad uno.

Il Merito di Volontà sta ad indicare la "preferenza della Volontà maggiore". L'Essere con Volontà maggiore cioè, a parità di Saggezza e di Sapienza, ha la precedenza nella capacità di manifestare la realtà che desidera.

Questo è il tipo di Merito che predomina nei sistemi sociali basati sulla Paura. Ne sono esempi i sistemi con un governo monarchico od oligarchico, qualora siano imposti dall'alto senza una scelta democraticamente votata dalla comunità (sistemi aristocratici).

Il Merito di Sapienza sta ad indicare la "preferenza della Sapienza maggiore". L'Essere con Sapienza maggiore cioè, a parità di Volontà e di Saggezza, ha la precedenza nella capacità di manifestare la realtà che desidera.

Questo è il tipo di Merito che predomina nei sistemi sociali basati sull'Illusione. Ne sono esempi i sistemi con un governo parlamentare, qualora siano imposti dall'alto senza una scelta democraticamente votata dalla comunità (sistemi demagogici) >> forma corrotta di democrazia in cui i governanti fanno promesse e concessioni alle masse popolari al solo fine di mantenere il proprio potere

Il Merito di Saggezza sta ad indicare la "preferenza della Saggezza maggiore". L'Essere con Saggezza maggiore cioè, a parità di Volontà e di Sapienza, ha la precedenza nella capacità di manifestare la realtà che desidera. Questo è il tipo di Merito che predomina nei sistemi sociali basati sull'Amore. Ne sono esempi i sistemi con un governo monarchico, oligarchico o parlamentare, qualora siano scelti democraticamente dal popolo a maggioranza e senza essere imposti dall'alto (sistemi democratici).

La Saggezza rappresenta la conoscenza interiore dell'Essere, ossia la sua consapevolezza spirituale.

La Sapienza rappresenta la conoscenza esteriore dell'Essere, ossia la sua consapevolezza fisica ed eterica.

La Volontà rappresenta il semplice desiderio. Mentre Saggezza e Sapienza sono concetti "attivi", che necessitano cioè della Parola e dell'Azione per esprimersi, la Volontà è un concetto "passivo" che necessita cioè il solo pensiero volitivo per esprimersi.

Il Gioco della Vita da sempre funziona su tali 3 tipi di Merito. Ma solo a partire dal 2004 il concetto di Vero Merito si è radicato a livello fisico sul nostro pianeta.

Ed è a partire da tale anno che inizieranno i cambiamenti che porteranno ad una ristrutturazione del nostro sistema sociale dando preminenza al Merito di Saggezza rispetto a quelli di Sapienza e di Volontà. Un sistema sociale in cui i ruoli chiave nei diversi campi sociali verranno con il tempo ricoperti da Veri Leader, cioè "persone che rappresentano la consapevolezza più elevata nella comunità" e non più da semplici Leader, cioè "persone che rappresentano la consapevolezza media della comunità".

Questo importante cambiamento avverrà ai vertici della Comunità locale, nazionale ed internazionale ed in tutti i settori della Società. E' compito nostro ora rimboccarci le maniche e darci da fare per portare a manifestazione tale Sogno: una Vera Democrazia basata sull'Equità, sul Rispetto e sulla Giustizia.

L'evoluzione spirituale interiore (Saggezza) aggiunta della necessaria conoscenza esteriore (Sapienza) e del forte desiderio di manifestare un Sogno (Volontà)....questi sono i motori del Progresso.

Ascoltare la Pancia

A livello eterico, all'altezza della pancia, si trova uno dei chakra più importanti per la comprensione delle relazioni umane. Tale chakra è chiamato "chakra del potere", ed è il 3° o 5° chakra rispettivamente nel sistema a 7 e a 12 chakra. E' in tale chakra che si creano attaccamenti (cordoni) energetici eterici connessi al giudizio e quindi anche al pre-giudizio.

Il potere non è altro che la quantità di energia che abbiamo in noi. Il vero potere si può incorporare solamente utilizzando la propria energia, e non quella altrui. Ogni persona infatti ha una propria "firma" energetica che permette di distinguere la propria energia da quella altrui. E per ascendere in modo completo e puro possiamo utilizzare solo la nostra personale energia. Qualsiasi tipo di manipolazione dell'energia di altri crea attaccamenti eterici ed ostacola il proseguo della nostra crescita.

Ogni qualvolta il nostro potere (cioè la nostra energia) viene prelevato da qualcun altro o noi stessi preleviamo l'energia altrui, sentiamo delle sensazioni di agitazione, in particolare nella nostra pancia. Tale ansia deriva dal fatto che il corpo sente la presenza di energia altrui con una "firma" che non riconosce propria e ci mette pertanto in allerta creandoci agitazione emotiva. Tale agitazione si percepisce non solo in presenza dell'altra persona, ma anche solo pensando ad essa o sentendo il suo nome.

Fintantoché si sentono queste sensazioni con altre persone significa che vi è qualcosa di irrisolto nella relazione con la persona in questione. Si tratta di situazioni passate di questa vita o di vite dei nostri antenati che non si sono concluse. Quindi non sempre significa che vi sia karma relativo ai nostri antenati. Si può trattare di situazioni che si sono verificate per nostra scelta in questa vita. Vi è comunque una differenza tra queste due situazioni.

Mentre nel caso di ripercussioni karmiche di nostri antenati l' "ansia del potere" è dovuta sempre e solo ad attaccamenti energetici, cioè a filoni di energia eterica che legano il nostro corpo e quello dell'altro, nel caso di situazioni passate dovute a nostre scelte di questa vita l'ansia nella pancia può essere dovuta anche a situazioni in cui non vi è più karma tra le persone e non vi è la presenza quindi di attaccamenti energetici. Cosa significa?

Significa che, anche se non abbiamo più attaccamenti con una persona, il fatto di averla conosciuta ed aver interagito con lei ci lascia dentro qualcosa di quella persona, cioè dell'energia di quella persona. Questo è un fatto normale.

Ma se continuiamo ad avere sensazioni alla pancia anche in questi casi significa che non abbiamo ancora fatto nostro ciò che quella persona ci ha dato, cioè non abbiamo ancora capito le lezioni che quella persona ci ha messo davanti agli occhi.

Solo una volta compreso ciò che una persona ci ha insegnato, allora l'energia di quella persona che abbiamo dentro di noi viene trasmutata in energia con la nostra firma. E quindi le sensazioni alla pancia e di attaccamento al passato svaniscono. Se però giudichiamo l'altro allora il cordone energetico non svanisce.

Quando si creano attaccamenti (cordoni) energetici con una persona? Si creano quando l'energia che abbiamo in noi dell'altra persona viene manipolata. Cioè quando gli insegnamenti di quella persona che non abbiamo ancora compreso e fatti nostri li utilizziamo per attaccare la persona stessa, cioè per giudicarla. Quando rilasciamo tale atteggiamento, allora rilasciamo anche i cordoni energetici che ci legano. Questo fa capire una cosa importante: che i giudizi sono sempre reciproci, cioè se io giudico una persona allora quella persona sicuramente mi giudica. 

La legge di causa-effetto vale solo per il giudizio delle forme-pensiero, cioè per il giudizio dei modi di comportarsi (per le forme-pensiero in sé vale invece la legge della ripetizione karmica). Se io giudico qualcuno, sicuramente quello giudica me, perché gli attaccamenti energetici sono sempre tra due persone ed è naturale che riguardino sempre entrambe le persone. Quando un attaccamento svanisce per una persona, allora automaticamente svanisce anche per l'altra.

Sia nel caso di ripercussioni karmiche sia nel caso di scelte non karmiche fatte da noi in questa vita, le sensazioni alla pancia svaniscono sempre più man mano che si comprende ciò che le persone che ci fanno sentire questa sensazione ci hanno insegnato. E' fondamentale quindi ascoltare le sensazioni della propria pancia. Maggiore è l'emozione (di ansia, di agitazione o di fastidio) che la pancia ci trasmette vedendo, parlando o pensando ad una determinata persona, maggiore è la quantità di questioni irrisolte con quella persona. E per questioni irrisolte intendiamo le lezioni che tale persona ci ha insegnato ma che non abbiamo ancora compreso e fatto nostre consciamente.

La pancia ci dice quindi sia quando non impariamo le lezioni che gli altri ci hanno messo davanti agli occhi, sia quando giudichiamo i loro atteggiamenti. Non solo il giudicare, comunque, crea attaccamenti energetici con altri. Ma solo il giudicare crea attaccamenti energetici a livello di chakra del potere.

Sono gli attaccamenti energetici che causano le cariche emotive che distinguono il giudizio dall'opinione.

 

 

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