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Capitolo Due LUCE SULLA FISICA QUANTICA di David Wilcock 1/11/2004 2.1. MECCANICA BASILARE DEL QUANTUM ETERICO Gli esperimenti del dott. Kozyrev forniscono un punto di vista radicalmente differente sulla materia e le sue interazioni e connessioni con l’ambiente circostante, rispetto a ciò che si dice nella scienza ufficiale. Perciò, per giustificare il motivo per cui la materia incrementa e decrementa leggermente di peso è necessario pensare a un nuovo modello di meccanica quantica, basato sulle interazioni con una fonte non-elettromagnetica di energia fluida. Questioni di tipo più esoterico, collegate al modo di connettersi dei campi torsionali con la coscienza e la spiritualità saranno discusse nei successivi capitoli; a questo punto, il nostro proposito principale è quello di stabilire in fisica un sistema di lavoro che spieghi esattamente che cosa sia la materia. Se non altro, le scoperte di Kozyrev ci fanno capire che non possediamo ancora un modello adeguato per rispondere a questa domanda. Per fortuna, molti pensatori esperti stanno affrontando i problemi relativi alla fisica quantica, e sono riusciti ad illustrare modelli basati sull’etere che rispondono a queste assillanti questioni, ma questi risultati sembrano essere stati completamente ignorati nella comunità scientifica ufficiale occidentale. Fra questi pionieri possiamo includere i professori Milo Wolff, Vladimir Ginzburg, Volodymyr Krasnoholovets, Charles Cagle, “Smart 1234”, John Nordberg, Henry Myers, Harold Aspden, R.B. Duncan, Buckminster Fuller, Oliver Crane, il Ten. Col. Tom Bearden e molti altri. Ognuna di queste fonti contiene differenti pezzi del ‘puzzle’, ma immaginiamo che il lavoro di Rod Johnson possa servire a spiegare una serie di paradossi restanti – di questo studioso parleremo nel capitolo quattro. Anche se certamente è possibile per autori futuri presentare un modello completo e unificato, tratteremo solo alcune interessanti linee guida allo scopo di dimostrare che un simile modello può e deve invece esistere. 2.2. LA NUOVA VISONE DELLA RELATIVITA’ IN GINZBURG I primi concetti chiave che desideriamo esplorare sono da collegarsi all’opera del dott. Vladimir Ginzburg, nato a Mosca e trasferitosi negli USA con la famiglia nel 1974. Dopo la laurea in scienze tecniche nel 1968, egli si trovava certamente nella migliore posizione per conoscere le scoperte di Kozyrev, uno dei maggiori astrofisici russi. Come detto, nell’ex-Unione Sovietica esisteva un forte desiderio del regime di stendere un velo di segretezza su questi argomenti, infatti Ginzburg stesso non menziona Kozyrev nelle sue opere. Nondimeno, Ginzburg scoprì che potevano essere effettuate poche semplici modifiche alle comuni equazioni facenti parte della teoria della relatività senza creare discordanze con le osservazioni note e, per di più, riuscendo a spiegare le anomalie di modificazione del peso della materia che già Kozyrev aveva notato. La teoria della relatività afferma che un oggetto aumenta gradualmente la sua massa una volta che è stato sottoposto ad accelerazione. Secondo il pensiero scientifico convenzionale, nessun oggetto può superare la velocità della luce, perché appena esso raggiunge tale velocità, secondo le equazioni l’oggetto diventerebbe infinitamente grande. Allora, in termini approssimativi, Ginzberg trovò che era possibile invertire completamente queste equazioni senza violare alcuna regola scientifica. Questo significa che invece di diventare più grande, un oggetto avrebbe addirittura rilasciato energia verso l’etere nel momento in cui fosse stato spostato, provocando così la perdita graduale di tutte le sue caratteristiche profonde di massa gravitazionale, massa inerziale e polarità elettrica qualora avesse raggiunto la velocità della luce. Ginzberg presenta questi nuovi concetti nei seguenti termini: [grassetto nostro] Le caratteristiche principali di queste nuove equazioni sono: - Sia la massa gravitazionale che quella inerziale di una particella decrescono quando la sua velocità aumenta. - La polarità elettrica di una particella decresce allo stesso modo quando la sua velocità aumenta…Come
si vede, la massa (peso) complessiva di un oggetto è rappresentata sia
dalla massa gravitazionale che da quella inerziale, le quali sono
semplicemente misure del comportamento della gravità e dell’inerzia
su di un oggetto. Curiosamente, sia la gravità che l’inerzia
manifestano essenzialmente effetti identici
sulla materia; ciò è noto come il “Principio di Equivalenza”
di Einstein. Tale principio ci mostra che la gravità e l’inerzia sono
due forme della stessa energia di uguale forza, una (la gravità) che si
muove verso giù, e l’altra (l’inerzia) che provoca la resistenza al
movimento nello spazio. Questo è uno dei modi più semplici per capire
che deve allora esistere un ‘etere’ o ‘vacuum fisico’, che
risiede dietro queste forze, come aveva già notato Kozyrev. Così, dopo
aver iniziato ad accelerare un oggetto (che abbiamo già detto essere
simile ad una spugna immersa nell’acqua in questo nuovo modello), la
pressione aggiunta comprimerà atomi e molecole dell’oggetto causando
con sempre maggior evidenza il rilascio del suo etere. Ginzburg
poi continua: Potreste
non essere preparati ad abbandonare subito le vecchie equazioni
relativistiche. Ma quando lo sarete, scoprirete molte cose interessanti: “L’ultima
velocità di campo a spirale ‘C’” menzionata da Ginzburg è
leggermente più alta della normale velocità della luce, a causa del
percorso a spirale che egli ritiene ogni energia debba seguire. Questo
semplice cambio nelle equazioni della relatività base porta quindi ad
una nuova fisica quantica della
trasmutazione, contenente il
concetto che un oggetto può sparire completamente dalla nostra realtà
fisica conosciuta. E questo conduce dritto ad un nuovo
interrogativo: “Sparisce per
andare dove?” 2.3. MISHIN E ASPDEN TROVANO ENTRAMBI DIFFERENTI LIVELLI DI DENSITA’ DELL’ETERE Ginzburg
asserisce che un oggetto diviene ‘campo puro’ quando la sua velocità
si avvicina a quella della luce. In ogni caso, risulta piuttosto
evidente che ci sono differenti
livelli vibratori dell’etere, e perciò possiamo dedurre
che quando un oggetto viene accelerato verso la velocità della luce,
sia per mezzo di moto lineare, che per vibrazione interna o per azione
energetica correlata, l’energia mancante e la massa vengono
semplicemente spostate in un
livello vibratorio di etere più elevato. In questo libro ci riferiremo
a questi livelli chiamandoli ‘densità’.
Ad esempio, facendo pressione su un pallone per mezzo della sua
immersione nell’acqua, è possibile spostarlo gradualmente facendolo
passare da ‘aria interna’ ad ‘acqua interna’, la quale è
peraltro più densa. Rilasciando la pressione, la più elevata pressione
dell’acqua provocherà uno scoppiettìo del pallone che si ritrova di
nuovo nell’atmosfera. Si noterà che nulla della forma base del
pallone è cambiato. Anche se si tratta di un’analogia piuttosto
rudimentale, è senz’altro la migliore per spiegare molte anomalie di
cui discuteremo nel libro. Alcuni
scienziati come Mishin, Aspden, Tesla e Keely hanno scoperto,
indipendentemente gli uni dagli altri, che l’etere è suddiviso in
differenti livelli di densità. Apprendiamo da queste scoperte che le
qualità della materia e dell’energia saranno differenti secondo la
densità, cosa che comporta un cambiamento nelle leggi-base della fisica
per ogni livello di densità raggiunto. Parleremo brevemente delle loro
scoperte per inserire le loro argomentazioni nel giusto contesto. Prima
di tutto, il dott. A.M. Miskin di S. Pietroburgo, Russia, ha condotto
misurazioni molto approfondite per lunghi periodi di tempo nel suo
laboratorio, ed ha dimostrato che l’etere
esiste simultaneamente in diversi stati, e che lo stato che si
rileverà dipende dal tipo di turbolenza disturbante che si crea. Queste
scoperte sono state fatte con misurazioni prese per mezzo di sistemi
elettromeccanici auto-oscillanti, simili ad alcuni schizzi di Kozyrev,
con in più un celato ‘componente nascosto’, più adatto a rilevare
onde di torsione da sistemi biologici che da sistemi inorganici. Con
questo tipo di misurazioni, Mishin ha potuto rilevare quanto segue: Mishin
ha numerato le differenti densità dell’etere come segue: Come
possiamo vedere, ogni livello di etere scoperto da Mishin possiede un
differente livello di densità rispetto agli altri, più chiaramente
visibile nei primi tre, che sono ovviamente in ordine decrescente di
densità. Dobbiamo ricordare che Mishin non è l’unico scienziato ad
avere scoperto le diverse densità dell’etere. Fin dagli anni ’50,
il dott. Harold Aspden ha documentato scoperte simili, e in questo caso
queste scoperte sono state
confermate da equazioni estensive. Per di più, tutte le
argomentazioni principali del lavoro di Aspden hanno successivamente
superato processi di revisione accademica e sono quindi stati pubblicati
in prestigiose riviste scientifiche; di questo materiale daremo conto
negli ultimi capitoli. Ancora, il fisico del XIX secolo John Keely aveva
già classificato sette differenti densità di etere, probabilmente per
mezzo di una scoperta simile a quella del dott. Mishin. Tutte
queste ricerche ci permettono di introdurre il concetto che questi
differenti livelli di densità di energia eterica corrispondono a
differenti ‘dimensioni’ o piani di esistenza. Molti
insegnamenti di antiche scuole misteriche sembrano accordarsi sul fatto
che esista un Ottava di sette maggiori densità che corrisponde ai sette
colori dell’arcobaleno e alle sette note della scala diatonica; di ciò
si è parlato nei nostri volumi precedenti. Una soluzione ai bizzarri
problemi matematici delle ‘dimensioni superiori’ così splendida ed
elegante è esattamente ciò che aspettiamo di incontrare in un Cosmo
Divino. Le più pure e armoniche vibrazioni della luce visibile e del
suono udibile sono entrambe convenientemente organizzate in un sistema
di Ottave, e appare chiaro che le vibrazioni dell’etere non possano
essere diverse. Anche
se continueremo a presentare nuove informazioni nel corso del libro, è
chiaro che l’effetto combinato dei modelli di Mishin e di Aspden,
relativo ad un etere ‘multilivello’ rappresenterà un punto di
riferimento importante. Mishin ci fornisce la
diretta evidenza dell’osservazione che tali livelli esistano,
mentre Aspden ci dà un completo
sistema matematico che spiega come e perché tali livelli esistano.
Non è mai esistita una teoria dei quanti in grado di spiegare i
misteriosi e documentati effetti relativi agli oggetti che appaiono,
scompaiono e/o riappaiono intorno a noi. Questi effetti includono anche
le anomalie del Triangolo delle Bermuda e altri simili vortici, e
ugualmente fenomeni scientificamente documentati di telecinesi, come
quelli recentemente emersi in Cina nel libro di Paul Dong China’s
Super Psychics, che sarà discusso più avanti. Il materiale in
questo libro mette in evidenza una teoria che esplicita questi
requisiti. Ancora più importante il fatto che stabiliremo che queste
differenti densità eteriche devono per forza corrispondere a differenti
livelli di intelligenza e di conoscenza. Per ora, continuiamo ad
esplorare le basi. 2.4.
GINZBURG E LA ‘DYNOSFERA’ Il
dott. Ginzburg suggerisce anche che queste nuove equazioni della
relatività rivelano l’esistenza di onde
spiraliformi di energia, e un ‘campo
a spirale’ che si muove in un etere fluido e simil-sferico che
egli definisce “dynosfera”: La dinosfera è un assemblaggio delle bolle di campo che occupano l’intero spazio nell’universo. Ovviamente,
la teoria di Ginzburg è in esatta armonia con le scoperte di Kozyrev.
In definitiva, l’etere deve essere visualizzato, al livello più
sottile, come un’essenza composta da bolle
sferiche di energia eterica che esistono nell’intero Universo. Le
onde di torsione si muovono attraverso questo etere provocando ‘bolle
di campo’ che si incontrano le une con le altre. Nessuna bolla di
muove in realtà molto lontano rispetto alla sua posizione, come accade
ad un gruppo di oggetti galleggianti che rimangono essenzialmente nella
loro posizione quando le onde attraversano l’acqua. Ogni volta che un
impulso di quantità di moto raggiunge una bolla di campo, la bolla
successivamente va a collidere nei paraggi, trasferendo il moto.
L’impulso continuerà ad essere trasferito attorno anche se tutte le
bolle vanno a posizionarsi nelle stesso modo in cui si trovavano
all’inizio. Il
nuovo modello di Ginzburg ci porta a considerare l’idea che gli atomi
e le molecole sono semplicemente formazioni di vortici, come gli anelli
di fumo o i mulinelli, i quali vanno a formare all’interno di questo
etere fluido ciò che egli chiama dynosfera.
Anche se Ginzburg e molti altri hanno fornito molte evidenti prove dei
loro asserti, la maggior parte degli scienziati ufficiali continuano ad
ignorare questi concetti. In tal modo, essi restano fermi all’interno
di confortevoli edifici di pensiero basati sul concetto che gli atomi
sono costituiti da particelle. Invece, dimostreremo ora che il modello a
particella non è nulla di più che una credenza
messa su da una serie di supposizioni. 2.5.
SUPPOSIZIONI DELLA FISICA QUANTICA Niels
Bohr per primo portò avanti il modello dell’atomo detto ‘magnetron’,
basato sulle particelle che orbitano le une con le altre come un piccolo
sistema solare. Molti non sanno che questo modello non
può essere vero ed è in realtà fuorviante, poiché una quantità
di esperimenti conferma che le cosiddette ‘particelle’ si comportano
come se fossero onde. Questo porta a problemi che possono indurre in
confusione, come il paradosso del Gatto di Schroedinger e il Principio
di Indeterminazione di Heisenberg, entrambi i quali cercano di dirci che
gli atomi non sono in realtà ‘reali’ ma sono solo ‘probabilità’
a livello quantico. Avere qualcosa che non è ‘reale’ come
fondamento di una scienza della materia sembra assurdo. Dobbiamo qui
ricordare che la maggior parte delle nostre conclusioni sul regno dei
quanti sono solo supposizioni,
messe su soltanto attraverso due fonti
indirette: Il
primo punto della lista è più semplice di quanto si possa immaginare.
Un particolare elemento (gruppo di atomi) viene collocato in un
piccolo contenitore trasparente finché non raggiunge uno stato
mutevole di energia, cosa che provoca il rilascio di luce (fotoni).
Quindi, una speciale forma di luce viene irradiata nell’elemento, che
esercita pressione sui fotoni rilasciati, cosicché essi passano
attraverso un prisma (lens) o
una grata (slot) che li fa
rifrangere in uno spettro dei colori dell’arcobaleno. Lo spettro viene
quindi registrato ed analizzato, e a causa della qualità unica della
radiazione luminosa proiettata attraverso l’elemento mutevole (chiamata
appropriatamente radiazione del ‘corpo scuro’), la ripresa
filmerà solo una piccola serie di linee
colorate verticali. Queste linee sono formate da un numero
incalcolabile di fotoni rilasciati dall’elemento chimico, a
determinate esatte frequenze di colore. Così sappiamo tutti per certo
che gli atomi sono in grado di rilasciare certe frequenze di colore
luminose (i fotoni), che sono
state quindi sottoposte ad analisi – nulla più di una supposizione
informata. La
seconda categoria di misurazioni quantiche è l’analisi della ‘traccia
di vapore’ o ‘camera a
bolla’. Il mezzo adoperato per rilevare le ‘particelle’ è una
tipica camera a vetro riempita con gas altamente pressurizzato, come
vapore acqueo. La pressione è così elevata che non possono essere
inserite all’interno altre molecole, e quando una ‘particella’
satura viaggia attraverso il medium, crea visibili disturbi. Ecco la
spiegazione del dott. Milo Wolff sull’argomento: Il
secondo tipo di misurazione riguarda l’indirizzamento di singole
particelle sature entro un medium che registrerà il percorso della
particella astraendo parte delle sua energia allo scopo di creare una
sorta di reazione visibile nel medium. Un film fotografico e l’aria
saturata di vapore o ancora dei liquidi costituiscono i media comuni.
Negli ultimi due casi il passaggio della particella [attraverso il
medium] provoca una sottile nebbia formata da particelle o bolle; perciò
il metodo è definito ‘camera a nube’ o ‘a bolla’. Se è
presente un campo magnetico, il percorso della particella è curvato [in
una spirale] e la misurazione del percorso permette il calcolo di massa,
velocità ed energia. Come
indica Wolff, la gran parte delle nostre credenze sulle particelle
proviene da questi due tipi di misurazione e dalle supposizioni
inferite da ciò. Un caso addizionale di ‘prova’ concerne
l’idea che gli atomi possiedono un nucleo di particelle. Tale assunto
deriva dall’esperimento di Rutherford in cui egli aveva bombardato una
sottile lastra d’oro con protoni ad alta energia, e misurato quanti di
essi riuscivano ad oltrepassare la lastra. Un numero molto esiguo benché
misurabile di protoni non riuscivano a farlo, perciò Rutherford
concluse che quei protoni venivano rimandati indietro da un sottile
‘nucleo’ nel centro dell’atomo e che il resto dell’area era
formato da un ampio ‘spazio vuoto’. Così,
abbiamo l’esperimento di
Rutherford, l’analisi spettroscopica e della camera a bolla come
fondazione a partire da cui la maggior parte delle supposizioni sulla
fisica quantica prendono forma. Nessun atomo è stato mai lontanamente
osservato visualmente fino al 1985, anno in cui i Laboratori di ricerca
Almaden della IBM sono riusciti per primi ad usare un microscopio a
tunnel per elettroni allo scopo di fotografare realmente
l’organizzazione delle molecole di germanium in una macchia
d’inchiostro. Ciò che possiamo osservare di questo esperimento in
Figura 2.1. sono degli oggetti indistinti e sfuocati di forma sferica
che sembrano possedere alcune qualità geometriche non-sferiche nella
loro forma e che si trovano in un modello
organizzativo estremamente geometrizzato, cosa che ha costituito una
certa sorpresa per la scienza convenzionale. L’immagine è stata
colorata artificialmente in arancione e verde per permettere
all’occhio di discriminare fra i due tipi di atomi riscontrabili in
essa: Ancora,
quando i fisici quantici hanno studiato gli ‘elettroni’
dell’atomo, hanno osservato che essi
non sono in realtà dei ‘punti’, ma piuttosto
delle forme lisce, una sorta di ‘nube’ a forma di lacrima
in cui il punto più stretto della ‘goccia’ converge in un punto
molto piccolo verso il centro (Figura 2.2.). Per rendere maggiormente
l’idea, ripresentiamo estratti dal libro del dott. Wolff (grassetto e
corsivo nostri):
p. 122 – Non
esistono orbite dell’elettrone! Chiunque possieda la nozione di
elettroni che orbitano attorno al nucleo commette un terribile errore!
Se possedete una simile idea, scartatela immediatamente. Al contrario,
tutti i calcoli e tutti gli esperimenti dimostrano che
non esiste nessun moto orbitale
tipo satellite in un normale atomo. Invece, esistono strutture di onde a
riposo. Per esempio, nel caso N = 1 nella Figura 9-1 [in
questi diagrammi, M = 0 e L = 0], vediamo che la
struttura di onde a riposo è del tutto sferica. Il centro della
struttura dell’elettrone è anche il centro della struttura del
protone. Questa è la situazione normale degli atomi H nell’universo;
essi possiedono una simmetria sferica, non delle orbite. Come
suggerisce il dott. Wolff, le forme dell’elettrone a lacrima osservate
sono esattamente ciò che ci aspetteremmo studiando un’’onda
vibratoria a riposo’. Ricordiamo che la nube dell’elettrone
dell’atomo di idrogeno deve possedere una forma sferica.
Ciò costituisce anche un indizio diretto che gli atomi sono formazioni
a vortice, visto che l’atomo di idrogeno è considerato la ‘pietra
di paragone’ di tutti gli altri elementi, con un ‘protone’
ipotetico nel nucleo e un ‘elettrone’ ipotetico in realtà
rappresentato da una nube sferica. Come
ogni scienziato sa, le nubi di elettroni possiedono carica negativa
mentre i ‘protoni’ nella molto più piccola area del nucleo ne
possiedono una positiva. Ciò
è noto come ‘la polarità della carica’, dato che ci sono due
cariche che vengono polarizzate, una opposta all’altra. Scoprire che
cosa ciò significhi è stato sempre un profondo mistero, così come
possa esistere un ‘flusso’ nella carica. Il problema ha fatto
scervellare molti scienziati, e il dott. Aspden lo ammette nei seguenti
termini: Ammetto
di non riuscire a risolvere il rebus della polarità della carica. Esso
giace su un territorio inesplorato e, a parte alcune escursioni in quel
territorio, lo vedo come qualcosa che non si trova sulle mappe…ed è
anche una sfida e probabilmente la
frontiera finale delle nostre conquiste nel campo della fisica. Mi
sorprende che un simile argomento non
sia mai stato menzionato dagli studiosi come meritevole di una
ricerca. Pare che sia più facile esplorare ciò che accadde nei primi
momenti dopo il Big Bang che dare uno sguardo a ciò che accade vicino a
noi e tutto intorno a noi, qui ed ora sulla Terra. [corsivo nostro] Nel
nuovo modello del dott. Crane e altri, queste cariche opposte, o polarità
di carica di positivo e negativo sono in realtà nulla più che differenze
nella pressione eterica. Le nubi di elettroni negativi possiedono
una maggior pressione, mentre il nucleo positivo ne possiede una minore.
Detto in parole povere, le
cariche negative nell’elettrone scorrono nell’area positivamente
caricata al centro dell’atomo. Ciò
suggerisce che sia possibile unificare maggiormente
l’elettromagnetismo e la gravità, poiché sia
la gravità che la polarità della carica rappresentano la pressione
orientata verso l’interno dell’energia eterica, che si dirige al
centro del campo sferico o dell’oggetto. (La scienza esoterica
potrebbe affermare che queste siano entrambe forme della lotta della
materia e dell’energia per diventare nuovamente Uno). L’unica vera
differenza, quindi, fra gravità e carica elettrica risiede nell’intensità
effettiva della pressione eterica misurata, e nel grado
di simmetria in cui il flusso di energia si manifesta lungo la
superficie della sfera. Perché diciamo che la simmetria è così
importante? Detto semplicemente, le forze gravitazionali sulla Terra
sono assai costanti da un luogo all’altro, mentre negli atomi ci sono
aree fra le nubi di elettroni nelle quali non si riscontra un flusso di
energia diretto verso il centro. Spiegheremo il perché di queste aree
soggette a partizione più avanti. Ora, con il concetto del dott. Crane di ‘pressione eterica’ relativa alla carica, il mistero della polarità della carica è chiarito. A questo concetto è dato un supporto fattuale incontrovertibile da ciò che è noto come effetto Biefeld-Brown, proposto per primo dal dott. Paul Biefeld. Allievo di Albert Einstein a Zurigo, Biefeld ha proposto un concetto eterico della carica come flusso di etere, in cui la carica negativa è da considerare un’area di alta pressione in un mare di energia eterica, che tende poi a confluire in aree a bassa pressione di ciò che chiamiamo carica positiva nello stesso mare. Se questo modello dovesse essere vero, propone Biefeld, allora con un livello di intensità elettromagnetica sufficientemente elevato, dovrebbe essere possibile creare una forza propulsiva anti-gravitazionale. Il primo a verificare le teorie di Biefeld è stato il dott. Townsend T. Brown nel 1923. Il suo esperimento riguarda un ‘condensatore a piastra’, ossia una semplice piastra elettrica positiva (a forma di disco) ed una negativa in mezzo alle quali viene applicato in alto un materiale non-conduttivo o dielettrico. Così, questo condensatore a piastra viene caricato con un certo quantitativo di elettricità e sospeso ad un cavo solido il quale fa sì che il condensatore stesso possa ruotare orizzontalmente qualora mosso. Dopo aver caricato elettricamente questo oggetto, esso si muoverà indipendentemente verso il disco positivo del condensatore, sostenendo una costante spinta e provocando la formazione nell’intero assemblato condensatore/filo di rotazioni circolari su sé stesso. Quindi, il dott. Crane così prosegue: Quando il condensatore veniva fissato verticalmente ad una scala graduata di una bilancia, si poteva rilevare un aumento di peso se il polo positivo (bassa pressione) veniva messo in rilievo. In modo corrispondente, se si metteva in evidenza il polo negativo, si verificava una perdita di peso. L’intensità dell’effetto era determinata dalle dimensioni delle aree polari delle piastre, dal livello di voltaggio e calla capacità di polarizzazione del dielettrico [grassetto e corsivo nostri]. L’ultima affermazione sulla ‘capacità di polarizzazione del dielettrico’ può indurre in confusione. Come abbiamo detto, un dielettrico è una sostanza non-conduttrice, che in questo esperimento viene applicata fra i due opposti rappresentati dalle piastre polarizzate. La ‘capacità di polarizzazione’ si riferisce alla capacità del dielettrico di mantenere le cariche fra le due piastre separate o polarizzate. In tal modo, ciò che possiamo osservare è una scoperta profonda per capire la struttura e la funzione dell’universo. Dopo aver stabilito un flusso tra polo positivo e negativo, viene creato un vero e proprio fiume di energia nell’etere circostante, e questo fiume verrà a forza attratto verso il positivo. Un simile effetto è sufficientemente forte da controbilanciare la gravità. Molte fonti rispettabili concordano sul fatto che Brown abbia escogitato un mezzo per creare un’ unità completa in sé stessa in grado di sconfiggere la gravità e di diffondersi autonomamente nell’aria, e su questo lavoro sono stati in seguito effettuati degli studi, fino ad arrivare al 10 maggio 2001, in cui Wilcock nel Disclosure Project Executive Summary Briefing [incontro conclusivo sul progetto esecutivo di divulgazione] è intervenuto con il supporto di altri partecipanti. In questo congresso molti testimoni possono certificare che tutta questa vasta mole di informazioni misteriose è stata invece utilizzata con successo nella tecnologia della propulsione. Il sistema di anelli concentrici magnetici e cilindri magnetici rotanti, ideato dal prof. John R. Searl e discusso nel nostro precedente volume, è un altro sistema anti-gravitazionale funzionante, ed è stato replicato con successo nonché pubblicato in Russia da Roschin e Godin. Con
molta prudenza si sta cominciando a sottoporre all’opinione pubblica
il fatto che l’effetto Bieler-Brown possa essere adoperato per la
propulsione. Jeff Cameron della Transdimensional
Technologies ha filmato due versioni del suo congegno ‘T3’ in
azione, ossia una struttura metallica triangolare con fili applicati ad
ogni angolo. Su una base circolare non-conduttrice, la struttura
triangolare viene vista levitare e navigare lievemente nell’aria dopo
che la corrente elettrica è invertita. Si ascolta anche un chiaro e
soddisfacente “SNAP” [colpo secco] quando viene tolta la corrente e
il congegno improvvisamente ricade sulla superficie. Non sorprende il
fatto che nel Febbraio 2002 l’intero
contenuto del sito web correlato è stato rimosso ad eccezione della
pagina del titolo, con una vaga promessa di “star effettuando
controlli”. Per fortuna nel marzo dello stesso anno Jim Ventura è
stato in grado di replicare indipendentemente lo stesso identico
esperimento, basandosi sulle ricerche di Jean-Louis Naudin, per cui ora
esistono sul sito Art Bell tre filmati diversi disponibili per pubblica
visione. E’ interessante notare che l’oggetto ruota costantemente
intorno ai fili nei primi due filmati, suggerendo il fatto che la
pressione spiraliforme delle onde di torsione (ossia l’energia
gravispin) sia in azione. Nell’atomo, la sorgente negativa di alta pressione preme verso il ricettacolo positivo di bassa pressione, e questo è il motivo per cui gli elettroni orbitano attorno al nucleo. Tutto ciò ci porta alla conclusione che gli atomi e lo ‘spazio vuoto’ dell’etere che li circonda sono entrambi costituiti dallo stesso materiale energetico tipo-fluido; l’unica differenza risiede nel fatto che in un atomo l’etere ha iniziato a turbinare in un vortice centrale a bassa pressione, viaggiando attraverso gli elettroni. Non sorprende che un informatore proveniente dal Disclosure Project abbia rivelato che le astronavi ARV (Alien Reproduction Vehicles) costruiti dall’uomo sono noti agli addetti ai lavori come “flusso-linee”. Si tratta di un evidente gioco di parole con il termine “aereo-linee”, che dimostra la conoscenza del fatto che tali veicoli si spostano attraverso il flusso di energia anziché l’aria. 2.7. SIMMETRIA SFERICA E UN ASSE CENTRALE Per
il nostro prossimo punto chiave ci riferiremo alla natura dell’atomo,
e potremo osservare che gli esperimenti sulle ‘particelle’ della
fisica quantica hanno mostrato che esiste una tendenza verso una
struttura sferica di tali campi di energia. In ogni caso, queste
strutture sferiche devono anche essere viste come rotazioni. Sono
state adoperate varie tecniche per realizzare questa scoperta, come la
misurazione delle qualità di particelle identiche rilasciate da un
emittente ad angoli successivamente differenti prima di scontrarle con
un detector. La validità della scoperta della rotazione non fa parte
del dibattito nel mondo scientifico ufficiale. Come afferma il dott.
Wolff nel capitolo 10 del libro Particles
and Elettricity, p. 147 – C’è un dilemma sul carattere rotatorio dello spin, ed è il seguente: le particelle sono simmetricamente sferiche in riferimento alla loro polarità, massa e comportamento. Nonostante ciò, da una visuale umana dello spin con relativa necessità di un asse per la rotazione, proprio questo asse distrugge la simmetria sferica! Come può essere? C’è o non c’è simmetria? Una possibile via di fuga da questo dilemma potrebbe essere questa: qualunque spin venga trasferito in un’interazione (cioè misurato), il suo asse si trova sempre lungo la linea di moto delle particelle. [grassetto nostro] Così,
quando le ‘particelle’ si muovono nell’etere, il loro asse
centrale di spin è allineato alla direzione del loro moto. Ciò dà
loro la stessa identica qualità di “vortice” di movimento come
possiamo osservare in un anello di fumo: questa formazione viene creata
automaticamente da un movimento a linea retta attraverso un medium
fluido. Il
nostro prossimo interrogativo consiste nel vedere a che cosa assomigli
questo vortice sferico. Inizieremo a visualizzare che cosa avviene
quando si prende un fluido singolo e lo si fa rotare attorno ad
un’area centrale. Dopo che il fluido inizia la rotazione, forma
un vortice lungo il suo asse rotazionale.
Ciò può essere dimostrato molto facilmente riempiendo un recipiente di
acqua e quindi mescolandola con le mani fino ad ottenere un largo
cerchio nel liquido. Formeremo ben presto un vortice al centro del
cerchio. Ora,
è necessario immaginare che lo
stesso fluido stia rotando in un’area sferica, in tal caso
all’esterno dell’atomo. Ciò che scopriremo è che si formerà di
nuovo un vortice lungo l’asse di rotazione, fra i poli nord e sud
della sfera. Su un polo della sfera l’acqua fluirà all’interno, con
il vortice che diventa progressivamente più ristretto man mano che si
avvicina al centro, e quindi il continuo moto dell’acqua farà sì che
essa fluirà all’esterno al polo opposto, quando il vortice diventa
progressivamente più largo man mano che si avvicina al bordo esterno.
L’acqua deve scorrere internamente in una direzione ed esternamente
nell’altra, dal momento che non ha altri posti in cui andare. Questa
è una proprietà base delle formazioni “toroidi” e può essere
osservata negli avvolgimenti a spirale degli anelli di fumo. Ovviamente,
un’immagine è meritevole di migliaia di parole di commento, e la
Figura 5.6. tratta da Charles Cagle mostra la struttura del toroide
sferico al livello quantico, ciò che egli definisce «elettromagnetotoroide»:
Continuando
le indagini sul fenomeno dello spin, scopriremo che anche altri
scienziati hanno adottato la forma di toroide sferico per il regno
quantico. Le teorie del dott. Harold Aspden a riguardo sono forse le più
complete e ben strutturate matematicamente, e sono state pubblicate in
alcune fra le più importanti riviste scientifiche. Il dott. Aspden
illustra anche il concetto che gli atomi sono in realtà formazioni
sferiche di forma toroidale, anche se non usa il termine «torus»: Inserisco
qui il commento che la mia ricerca su questo soggetto mette in evidenza
che l’etere è in grado di mostrare un moto rotazionale, e un moto
angolare, in quanto una
qualche sfera avente
una densità di massa può
ruotare senza un asse centrale e non disturba l’etere che la
circonda. In tali prospettive possiamo continuare a ritenere
possibile l’esistenza dell’etere e non
permetteremo alle nostre menti di essere usurpate dalle dottrine di
Einstein [corsivo e grassetto nostri]. Il
nostro lavoro sarebbe relativamente semplice se tutto ciò che c’era
da fare era considerare gli atomi sferici con un asse centrale, formanti
in tal modo vortici in un etere fluido. In ogni modo, esistono anomalie
geometriche specifiche che riportano alle osservazioni sui quanti e
generano la necessità di una spiegazione per completare l’analisi di
questo modello. Ecco due basilari problemi relativi ai quanti che
necessitano di essere relazionati al modello in esame per essere
compresi appieno: Entrambe
le questioni possono essere risolte nel momento in cui si inizia a
capire l’importanza di ciò che sono definiti ‘I Solidi Platonici’,
un gruppo di cinque diverse figure geometriche che rivestono grande
importanza nell’antica scienza sacra, e sono state presentate nei
nostri precedenti libri. In breve, le
forme geometriche dei solidi platonici appaiono naturalmente in un
vortice sferico di fluido vibrante o pulsante. Nel prossimo capitolo
approfondiremo l’importanza della conoscenza dei solidi platonici, sia
presso gli antichi che presso i moderni, scoprendo il peso di una
sorprendente e inattesa evidenza
fisica della correttezza di questa teoria. Quindi, nel quarto
capitolo parleremo dei dati teoretici di Rod Johnson che completano la
nostra esposizione del regno quantico. RIFERIMENTI: 1.
Aspden,
Harold. Energy Science Tutorial #5. 1997.
URL: http://www.energyscience.co.uk/tu/tu05.htm 2.
Cagle, Charles. Electromagnetotoroid
model. 1999.
URL: http://www.singtech.com/ 3.
Cameron, Jeff. Transdimensional
Technologies. 2001. URL: http://www.tdimension.com/ 4.
Crane, Oliver
et al. Central Oscillator and Space-Time Quanta Medium. Universal
Expert Publishers, June 2000, English Edition. ISBN 3-9521259-2-X 5.
Mishin, A.M. (Levels
of aetheric density) URL: http://alexfrolov.narod.ru/chernetsky.htm 6.
Mishin, A.M. The
Ether Model as Result of the New Empirical Conception. International
Academy of MegaSciences, St. Petersburg, Russia URL: http://alexfrolov.narod.ru/mi-paper.htm tradotto da Andrea Calabrese per www.stazioneceleste.it
articolo in lingua originale su: http://ascension2000.com/DivineCosmos/02.htm
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