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44.
Cosa, Come e Perché by Dani
Ci sono 3 domande che ognuno di noi dovrebbe porsi per essere certo di poter ascendere in modo completo e comprendere la realtà delle cose, anche nei rapporti umani. Queste 3 domande sono: Cosa?, Come? e Perché?. Tali domande possiamo completarle con due verbi che rappresentano rispettivamente il lato emotivo ed il lato mentale della realtà. Il lato emotivo si può indicare con il verbo Fare mentre il lato mentale si può indicare con il verbo Essere. Per crescere in modo completo dobbiamo dare la stessa importanza ad entrambi i nostri lati, emotivo e mentale. Quindi per crescere in modo completo dal punto di vista emotivo dobbiamo porci le 3 domande: Cosa fare?, Come farlo? e Perché farlo? . Il Cosa Fare è un pensiero che si basa sull'esperienza di vita e che viene automatico con il passare del tempo per quelle azioni che sono ripetitive. Ad esempio il movimento muscolare per camminare, parlare, prendere oggetti, ecc. Il Come Farlo è una azione che diviene anch'essa automatica quando il pensiero del Cosa Fare diviene anch'esso automatico. Il Perché Farlo è un pensiero che si basa sull'esperienza di vita e che quindi varia da persona a persona e non esiste un giusto ed uno sbagliato assoluto. Ognuno ha le sue motivazioni del perché si comporta in un certo modo. Per crescere invece in modo completo dal punto di vista mentale dobbiamo porci le 3 domande: Cosa è?, Come è? e Perché è?. Utilizziamo qui la terza persona per indicare qualsiasi cosa, l'Io compreso, nel qual caso potremmo anche dire Cosa sono? Come sono? e Perché sono?. Il Cosa E' ed il Come E' sono due pensieri che equivalgono al cercare di capire il cosa ed il come della realtà esterna e della realtà interna (decidere come comportarsi con gli altri), e che quindi comprendono in sé le 3 domande connesse al "Fare" di cui sopra. Quando decido infatti "cosa e come sono" decido di comportarmi in un certo modo, il che equivale alla comprensione del Cosa Fare, Come Farlo e Perché Farlo che si basa sull'esperienza di vita e che varia da persona a persona. Seguendo l'approccio mentale, cioè, decido di comportarmi in un certo modo perché ho una idea di cosa e come sono, e posso averlo stabilito solo riflettendo sull'esperienza emotiva mia ed altrui. Una persona può decidere cioè come comportarsi non solo sulla base dell'esperienza emotiva (Cosa, Come e Perché fare) ma anche sulla base del modo in cui si definisce rispetto all'esterno (Cosa e Come sono). Io mi definisco infatti solo rapportandomi all'esterno, altrimenti non riuscirei a definirmi e sarei indefinito. Ma dato che il definirsi rispetto all'esterno è possibile solo riflettendo sull'esperienza emotiva, esso equivale all'approccio emotivo basato sull'esperienza emotiva ma aggiunto di una maggiore riflessione personale. In sostanza il comportamento perfetto si può raggiungere sia attraverso un approccio emotivo sia attraverso un approccio mentale, con la differenza che l'approccio mentale è più rapido in quanto aggiunge all'esperienza emotiva una maggiore speculazione e riflessione sull'esperienza stessa. In questo senso possiamo dire che la comprensione emotiva è compresa nella comprensione mentale e che quindi la comprensione mentale è superiore a quella emotiva. Sebbene cioè sia vero che per crescere in modo completo dobbiamo crescere sia umanamente (emotivamente) sia mentalmente, è vero altresì che l'approccio mentale alla vita (la ricerca dell'Essenza delle cose) è superiore all'approccio emotivo (la ricerca del Comportamento ideale), in quanto lo comprende in sé e va oltre. Ci rimane il Perché E', e quindi anche il perché io sono. Questa domanda è la differenza fondamentale tra l'approccio mentale e quello emotivo. Ed è la domanda che rende l'approccio mentale più completo di quello emotivo. Questa è la domanda filosofica per eccellenza, che ricerca cioè il perché delle cose. Ed è la domanda che ogni bambino pone ai genitori, dato che solitamente comprende da solo il cosa ed il come della realtà, nella speranza di trovare qualche risposta. Ma il fatto è che nessuno a parte Dio può avere la certezza del Perché della realtà, dato che è Lui che ha creato la realtà in questo modo. L'essere umano può avere una certezza apparente del perché delle cose che egli stesso ha creato (es. oggetti, scienze, tecnologie, arti). Dico apparente perché anche per le cose create dall'uomo vi è un perché più profondo e che l'essere umano stesso non riesce a comprendere, e che prende in considerazione tutta la realtà, quando l'uomo può invece percepirne solo una piccola parte. Del perché del Creato di Dio (compreso quindi l'essere umano), poi, non può naturalmente averne certezza. Sebbene l'essere umano non possa avere la certezza del perché delle cose, la sfida di un essere umano sta proprio qui: sforzarsi di comprendere il perché Dio ha creato le cose in un certo modo (o per gli atei il perché la realtà funziona in un certo modo). Presupponendo che Dio esista e che sia veramente intelligente, è probabile che non abbia creato nulla in modo casuale e che nulla di ciò che succede sia quindi casuale. E se è veramente intelligente, è probabile che premi la volontà di chi ricerca la Verità Assoluta, e cioè il Perché di Tutto. Nella speranza che sia proprio così…
D&R correlate
Donare se stessi 84. Qual è il miglior modo per aiutare gli altri nel loro percorso evolutivo senza interferire? Il più bel dono che tu possa fare è donare agli altri la tua esperienza, cioè condividere con altri ciò che hai imparato nella vita. Cioè la tua personale saggezza accumulata. E ciò lo fai semplicemente vivendo. Il grande donatore di saggezza, e quindi colui che è veramente saggio, dona senza che gli altri se ne accorgano perché è il suo normale stile di vita. Ogni cosa che fa e che dice è una perla di saggezza se ci si riflette sopra. Questo stato di saggezza interiore e continuata è lo stato a cui tutti dobbiamo mirare. Il Saggio è un Maestro senza essere un Insegnante. E' un esempio di vita senza essere appariscente. Non ha delle massime, perché ogni suo comportamento ed ogni sua parola è una massima di saggezza.
Recitazione 85. Penso di aver imparato molto anche solo guardando dei film. Anche la recitazione quindi può servire per ascendere ed insegnarci qualcosa se ci riflettiamo sopra. Cosa ne pensi? Sì, sono d'accordo. I film posso insegnare qualcosa, soprattutto se ritraggono delle esperienze umane che potrebbero realmente accadere e quindi non irreali. Lo stesso discorso vale per i libri e per il teatro. Penso però che la recitazione abbia assunto troppa importanza nelle società moderne. Questo dipende di certo dalla grande importanza che si dà all'apparenza piuttosto che all'essenza delle cose. Questo modo di pensare lo vediamo chiaramente nella grande importanza che viene oggi data alla moda, al vestire, alla bellezza fisica ed alla cura estetica. Ed anche al cinema, al teatro ed ai romanzi, e quindi alla recitazione. Sebbene infatti sia vero che la recitazione può insegnare qualcosa se riguarda spaccati di vita quotidiani reali, è vero anche che i modi di fare teatrali o cinematografici degli attori, il loro modo di parlare e di gesticolare, così come lo stile letterario ampolloso e poco concreto tipico della letteratura e della poesia, sono entrati a far parte della realtà vera e propria. Queste tecniche artistiche possono spesso funzionare ed essere efficaci nella realtà quotidiana perché la gente non è abituata ad usare la testa e si fa facilmente abbindolare dalle belle parole o dai bei modi, che possono essere piacevoli e veritieri se saltuari ma che diventano chiaramente recitazione e falsità se abitudinari. Ne sono un esempio le tecniche oratorie tipiche dei politici e le tecniche seduttorie romantiche (con le parole o con gesti sensuali). La recitazione artistica può essere divertente ed utile. La recitazione nella vita quotidiana, invece, può essere divertente e simpatica se lo scopo è chiaramente ludico ma altrimenti diventa falsità e metodo di inganno. Nella realtà quotidiana sarebbe bene limitarsi a ricercare una semplice piacevolezza sensoriale per quanto riguarda la forma e la bellezza esteriore, e dare importanza preminente al contenuto e quindi alla bellezza interiore. Lo scopo è in sostanza quello di distogliere l'attenzione dall'apparenza estetica senza renderla troppo appariscente in modo da poter concentrarsi totalmente sull'essenza delle cose. Capita infatti che ciò che è troppo bello (secondo i canoni culturali del momento) rischia di non essere valorizzato nella sua essenza, in quanto ci si concentra sulla bellezza estetica e sul piacere sensoriale. Chi per sua natura è molto bello esteticamente secondo i canoni attuali, quindi, è meglio che non metta spudoratamente in mostra e non accentui con un particolare abbigliamento la sua bellezza, altrimenti rischia di esser considerato più per come appare che per quello che è veramente. E soprattutto è meglio essere sempre se stessi. Questo è anche il miglior modo per stare bene con noi stessi e con gli altri, attirando a noi persone che sono in sintonia con il nostro vero io e non con una delle nostre maschere.
Comprensione filosofica 17. Nell' art.44, definendo l'approccio mentale e quello emotivo, affermi che il primo è superiore al secondo per comprendere la realtà in quanto permette una comprensione più rapida. Ritieni cioè che la comprensione ideale sia una comprensione rapida e non una meditata della Vita? Una comprensione rapida non è in antitesi con una comprensione meditata, ma piuttosto lo è con una comprensione lenta. La Comprensione perfetta è una comprensione rapida e meditata (ragionata). Questo è il tipo di comprensione connesso all'approccio mentale, che potremmo anche definire "filosofico". La maggior parte della gente basa la propria crescita sulla comprensione esperienziale emotiva che definisce l'approccio emotivo. Questo tipo di comprensione è molto più lento di quello mentale. Vedi anche art.44.
Crescere attraverso il Dialogo 18. Qual è il miglior modo di comprendere la realtà e di crescere velocemente? Il miglior modo è senza dubbio il dialogo con se stessi e con altri esseri umani (studio diretto del pensiero proprio e altrui). Dopo di esso viene lo studio indiretto del pensiero di altri umani (es.testi filosofici) ed infine lo studio indiretto delle parole e delle azioni nostre e di altri umani anche inventate (es. esperienze di vita personali o altrui, film, opere teatrali, romanzi).
Pensatore e Filosofo 28. Art. 49. Esiste una differenza fondamentale tra quello che tu definisci il Pensatore e quello che definisci il Filosofo? Forse mi chiarisci meglio l'idea. Oltre a quello già scritto nell'articolo, possiamo dire che il Pensatore continua a pensare a e rimuginare sulle stesse cose, senza giungere ad una soluzione del problema. Tale continuo pensare porta solo preoccupazioni inutili. Il vero Filosofo, invece, non continua a pensare sempre alle stesse cose. Si pone delle domande quando vuole capire qualcosa o risolvere un problema e cerca delle risposte, senza continuare a pensare ai problemi in sé. E questo atteggiamento non porta continue tensioni e preoccupazioni, oltre ad essere il miglior modo per crescere ed essere felici.
Paradosso (o Antinomia) di Russel 36. La logica però a volte può ingannare. A volte qualcosa può sembrare logico, ma non esserlo affatto, o portare a dei paradossi. Ad esempio, consideriamo un insieme X che include tutti gli insiemi che non sono elemento di se stessi (es.: l'insieme degli alunni di una classe). A questo punto ci chiediamo: l'insieme X è elemento di se stesso? Se non lo fosse, dovrebbe esserlo per definizione dello stesso insieme X; se lo fosse, non dovrebbe esserlo sempre per definizione. Questo paradosso sugli insiemi (conosciuto con il nome di "paradosso di Russel") deriva dal fatto che si ipotizza che un insieme possa o non possa essere elemento di se stesso. Ma nella realtà un insieme non è MAI elemento di se stesso. Un qualsiasi insieme si può definire uguale a se stesso ma MAI appartenente a se stesso. Al suo interno può esservi un qualcosa di simile a se stesso, un qualcosa della stessa categoria, ma l'insieme stesso non è MAI appartenente a se stesso, cioè al suo interno. Nella realtà non ha senso dire che un insieme è elemento di se stesso. Per astratto potrebbe essere, ma nella realtà non è. E quello che conta è la realtà, è con essa che bisogna confrontarsi se si vuole capirla veramente. Non si arriverà mai a comprenderla veramente con un ragionamento totalmente astratto. Nemmeno l'insieme di tutti gli insiemi (che potrebbe essere sia finito sia infinito, a seconda che si creda o meno nell'esistenza di una realtà infinita) contiene se stesso. E' pur sempre un insieme di qualcos'altro, e non di se stesso. Il paradosso è vero, ma deriva dalle particolari ipotesi che si danno per scontate. Nel caso particolare, che un insieme possa appartenere a se stesso.
Uso della Mente o vuoto mentale? 9. Non capisco perché in alcune tradizioni si sostenga che è necessario eliminare la mente ed invece altri sostengano che è molto importante sforzarsi di comprendere le cose con il cervello. A questo riguardo penso che sia possibile distinguere due ambiti, generalmente parlando: l'ambito ludico-amichevole e l'ambito lavorativo. Nel primo l'approccio ideale è quello emotivo, che si basa sulle sensazioni, sul sentire, sull'assenza della mente e sull'espressione diretta ed innocente del proprio essere interiore emotivo. Nell'ambito lavorativo, invece, l'approccio ideale può anche essere talvolta quello mentale-intellettuale ed analitico, necessario per la comprensione e la spiegazione verbale della realtà ed espressione del proprio essere interiore mentale.
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