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Cartolarizzazioni Rodolfo Roselli, intervento su Radio Gamma 5 del 29.7.2009 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in diretta dalle ore 19,00 (HOT-BIRD 8 TXP 70 12.111 GHz Vert.Sym-Rate 27.500 FEC ¾)
Nel 2001 il governo Berlusconi enfatizzò la sua volontà di ridurre il deficit dello stato mediante le cartolarizzazioni, cioè la vendita dei beni immobili dello stato,circa 63.800 unità immobiliari di vario tipo. Come è consuetudine, tutti i mezzi di comunicazione si prodigarono nel far capire alla gente questa luminosa trovata, come accoglimento della ricorrente proposta di utilizzare le dismissioni del patrimonio immobiliare come toccasana per ridurre in modo significativo il debito pubblico. Gli esperti che, di consueto, hanno il monopolio del sapere governativo, conti alla mano, dimostrarono che le cifre erano tali da risolvere , in gran parte il peso del debito pubblico, aprendo luminosi orizzonti di progresso. Poi però ,negli anni successivi ,nulla si è più saputo del piano finanziario partorito dagli organi ministeriali, nulla si è saputo dei risultati, e l’orizzonte luminoso si è oscurato. A conclusione dell’operazione, risultata un fallimento, dati precisi non vengono rilasciati, i pochi dati disponibili vengono mascherati, i responsabili di questo disastro sono ignoti.Nessuno ama più parlare di questa disavventura e l’opinione pubblica viene lasciata accuratamente all’oscuro di tutto. La storia della SCIP, società figlia della finanza creativa del ministro Giulio Tremonti, società srl. con 10.000 euro di capitale, sede a Roma in Via Eleonora Duse 53, guidata dall’olandese mr. Gordon Burrows e composta a sua volta di due società olandesi la Stichting Thesaurus e Stichting Pallatium è una storia misteriosa che, nonostante tutto non è finita, perché oggi allo stesso indirizzo vi sono bel 40 società immobiliari tutte olandesi, teoricamente ancora in attività. La vicenda SCIP (Società per la Cartolarizzazione di Immobili Pubblici) si è conclusa a febbraio 2009,nell’ambito del decreto milleproroghe, con la liquidazione di questa società, ma il consuntivo non è reso pubblico e pertanto non sono noti i dati completi delle entrate e delle uscite e i relativi costi di questa operazione. Una cosa è certa l’operazione è stata un fallimento, perché si è provato ancora una volta che ,quando lo stato vuole fare operazioni finanziarie sul patrimonio, gli obiettivi non si raggiungono. Cerchiamo noi di capire come è andata, visto che nessuno ci vuole informare. Nel dicembre 2001, con il governo Berlusconi, è partita la prima cartolarizzazione (SCIP1) e riguardava la vendita d’immobili di proprietà degli enti previdenziali inizialmente valutati 3,5 miliardi di euro. Per finanziare il pagamento anticipato di questa vendita furono emessi dalla società 2,5 miliardi di euro di titoli. La ragione della differenza di circa 1,2 miliardi sta nel fatto che la vendita era iniziata fin dal 1996,cioè sotto i governi Dini,Prodi,D’Alema e Amato, cioè prima della costituzione della società SCIP, e che aveva già fruttato ricavi per 1,5 miliardi. In effetti ,con questo avvio, la cartolarizzazione sarebbe stata inutile, perché già stava andando a buon fine. Quindi questa operazione ci è stata venduta come un successo, ma solo perché in effetti sono stati ricavati altri 1,4 miliardi,dei 3,5 previsti, che sommati ai precedenti fanno 2,9 miliardi , e la differenza coperta dal frutto dei titoli emessi, e quindi i titoli emessi sono stati rimborsati alla scadenza del 2003. La seconda cartolarizzazione varata nel dicembre 2002 sotto il governo Berlusconi ,(SCIP2) ha riguardato 7,8 miliardi di immobili da vendere ,e 6,6 miliardi di titoli emessi, per il pagamento anticipato fatto dalla SCIP. Questa operazione non ebbe un avvio anticipato come la prima, e furono stabilite previsioni di rimborso titoli nell’aprile 2004 e nel ottobre 2006. Ma ben presto le previsioni di questa seconda cartolarizzazione si rivelarono sbagliate, e le vendite furono molto limitate per due ragioni , la prima perché fu adottata una procedura di vendita burocratica lunga, costosa e inefficiente, la seconda perché si ebbe un notevole contenzioso legale con gli inquilini degli immobili ad uso residenziale ,che avevano un diritto di opzione sulle vendite. Le vendite non riuscirono nemmeno a rimborsare la prima tranche in scadenza nell’aprile 2004 e addirittura nella finanziaria del 2004 fu introdotta una norma ,autocastrante per lo stato, che stabiliva sia uno sconto sul prezzo di acquisto, sia il diritto ad acquistare ai prezzi del 2001 e non a quelli del 2002, cioè non ai prezzi sui quali si erano basati tutti i calcoli di partenza. In questo modo i calcoli risultarono sballati del 30%. A questo punto le cose cominciarono ad ingarbugliarsi, perché la soc. SCIP doveva essere rimborsata del minor valore risultante pari a 800 milioni, e lo stato fu costretto a chiedere un prestito alle banche e solo in questo modo fu possibile rimborsare i titoli alla scadenza dell’aprile 2004. Questo rimborso “regolare”,da qualcuno fu definito un successo, ma non era vero ,perché si era ottenuto chiedendo altri soldi in prestito,poi da restituire con gli interessi. Nell’anno successivo le cose peggiorarono e non si riuscirono a reperire i 2 miliardi che dovevano essere rimborsati alla scadenza dell’aprile 2005, e allora per pagare questi debiti ,furono fatti altri debiti, con l’emissione di altri titoli, cioè tre tranche per complessivi 4,4 miliardi, con scadenze tra aprile 2006 e gennaio 2009, da notare che il debito si era già ingrossato ,se non altro per effetto dei nuovi interessi e delle nuove spese. Tutto questo fu deciso sulla base di un nuovo accurato Business Plan che si rivelò anch’esso completamente sbagliato. E infatti a fine 2008 si riuscì ad incassare solo il 66,5% di quanto previsto dal piano. A quella data nelle casse della SCIP c’erano 160 milioni, mentre erano da rimborsare 455 milioni della tranche in scadenza ottobre 2008, e 475 milioni della tranche in scadenza gennaio 2009, più il prestito delle banche di 800 milioni , cioè 160 milioni in cassa, 1730 milioni da rimborsare. A questo punto per uscire dal vicolo cieco si è fatta una legge , la n.14 del 27 febbraio 2009, che stabilì la restituzione da parte di SCIP di tutti gli immobili invenduti, cioè circa 13000, agli enti previdenziali, dietro pagamento di 1,7 miliardi. Questo rimborso ci è stato spacciato come un costo dell’operazione,invece di un rimborso, ma non è vero, perché il vero costo di questa operazione non è stato mai reso noto, e infatti deve essere aggiunto, a tutte le cifre dette, il costo iniziale per creare la sovrastruttura finanziaria, le spese legali, le commissioni alle banche , i compensi agli amministratori, i costi di gestione, i costi finanziari etc., inoltre a questi costi vanno aggiunti i costi degli interessi pagati sui titoli emessi da SCIP, interessi che erano già stati decisi superiori agli interessi che si sarebbero potuti pagare sui normali titoli del debito pubblico, e di questa maggiorazione nessuno ha capito il perché, ma questo vuol dire che la soc.SCIP ha lucrato anche sui maggiori tassi d’interesse applicati. Tutte queste spese aggiuntive si sarebbero potute evitare se si fosse deciso di vendere semplicemente e direttamente gli immobili e far acquisire il ricavato al bilancio pubblico evitando ogni intermediazione, in modo graduale, senza anticipazioni mal calcolate, senza gravarsi di debiti inutili. I soli costi di gestione sono stati stimati in 250 milioni , ma devono essere aggiunti tutti i costi sopra citati e il governo oggi non intende far conoscere al pubblico queste cifre . e infatti due ordini del giorno dell’opposizione, per ottenere un bilancio pubblico preciso, sono stati bocciati dall’attuale maggioranza. Ma nulla si sa nemmeno a quali prezzi siano stati venduti gli immobili, se a prezzi di mercato o a prezzi di saldo, o peggio di favore, magari a persone ben identificabili. Si rimane esterrefatti così nel leggere la relazione del governo al Parlamento, dopo sei anni dalle vendite, che dice testualmente “il livello di conoscenza delle unità immobiliari non consente di determinare con esattezza né il numero degli immobili di pregio venduti e neppure il loro valore”. In mancanza della volontà di esporre i dati ufficiali tutto porta al sospetto di una colossale truffa di vendita di favore del patrimonio immobiliare subita da tutti i cittadini, fatta a beneficio di determinati soggetti legati di volta in volta alla parte politica dominante ,e messo tutto a tacere con la complicità di tutti i partiti. La conclusione di questa pazzesca operazione è stata che, il debito pubblico non è diminuito,il patrimonio immobiliare degli enti previdenziali in parte è svanito nel nulla, cioè un patrimonio che derivava dai contributi previdenziali versati dai lavoratori, in parte è stato riacquistato dagli stessi enti previdenziali, sempre con i soldi dei contributi dei lavoratori. Infine il bilancio dello stato è stato gravato da oneri e interessi bancari che ha dovuto pagare. Indubbiamente la finanza creativa ha creato utili a chi ha comperato gli immobili, a chi ha gestito questo pasticcio, alle banche che hanno lucrato gli interessi, e chi ha sempre pagato tutto sono stati gli ignari cittadini italiani, ai quali addirittura è impedito di sapere quanto è stato loro estorto. Complimenti al creatore !
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