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Capitalismo o Sistema criminale?
Qual è il vero modello
economico nel mondo di oggi?
Il capitalismo
viene definito come un sistema economico e sociale in cui il capitale
privato viene investito in attività economiche, stabilendo una
separazione fra chi possiede i mezzi di produzione e chi offre la
propria manodopera. Le caratteristiche essenziali sarebbero la libertà
economica, la competitività e il libero mercato. Ma oggi nel mondo
prevale davvero un modello con tali caratteristiche? Forse sarebbe più
esatto sostenere che esistono più "capitalismi". Ne possiamo distinguere
almeno due tipi: un tipo di capitalismo che chiameremo "teorico" e un
altro definito capitalismo selvaggio o dei compari. Il capitalismo
teorico coincide con la definizione classica del capitalismo quale
sistema basato sull'imprenditoria privata. Il secondo tipo è stato
definito "capitalismo dei compari" dall'economista Premio Nobel Joseph
Stigliz[1][1],
in riferimento al gruppo di imprese statunitensi che si appropriano
delle risorse del paese e intascano grossi profitti. Le grandi imprese
americane ricevono dal governo enormi somme, attraverso il Corporate
Welfare. Spiega Stigliz:
Gli
imprenditori generalmente sono contrari ai sussidi, tranne che per se
stessi... il cosiddetto Corporate Welfare sembra quasi un omaggio delle
abbondanti risorse del nostro paese. Le società minerarie, per esempio,
possono sfruttare queste risorse praticamente per niente. Quando, nei
primi anni dell'amministrazione cercammo di farle pagare, fummo messi in
minoranza... Fino al 1993 avevamo concesso a titolo gratuito l'utilizzo
delle nostre frequenze e le emittenti televisive e radiofoniche del
paese, i magnati dei media, avevano costruito così le loro fortune. I
progressi compiuti dalla teoria economica avevano dimostrato che era
possibile indire delle gare di appalto e incamerare a nome e per conto
dei cittadini americani il valore di queste risorse che appartenevano
loro di diritto... Raggiungemmo un accordo con il capogruppo dei
repubblicani al senato, Robert Dole, per introdurre una tassa a carico
delle emittenti televisive per l'uso dello spettro e per un breve
periodo sembrò che la cosa potesse andare in porto. Ma alla fine, la
reazione dei media contro questo progetto riuscì a soffocarlo.[2][2]
L'élite americana
del capitalismo selvaggio riceve sussidi dallo Stato, oppure, grazie
alle loro lobby, ottiene sconti fiscali per milioni di dollari.
Nel capitalismo
teorico c'è libertà imprenditoriale (basta avere il capitale) e
l'imprenditore persegue il benessere materiale della propria famiglia e
di riflesso anche della società. Nel capitalismo dei compari, invece,
non c'è un obiettivo di benessere sociale, ma soltanto di accumulazione
senza fine dei capitali. Cioè bisogna espandersi all'infinito, come se
ciò fosse possibile. La ricchezza deve per forza aumentare, ma ciò non
dovrà corrispondere al maggior benessere di tutte le persone, ma
semplicemente all'aumento fine a se stesso del capitale finanziario.
Come osservano gli studiosi del gruppo Marcuse:
La nostra
organizzazione socioeconomica esige che la ricchezza prodotta non smetta
di aumentare, anzi che aumenti sempre più velocemente. E' necessario che
il tasso di crescita sia sempre superiore a quello dell'anno precedente.
In tale contesto, una crescita "soltanto" costante della ricchezza
nazionale costituisce un insopportabile rallentamento, di cui noi
subiamo le conseguenze più o meno a breve termine, poiché le nostre
risorse si riducono sempre più ai soli redditi monetari... un buon
numero di evoluzioni, quali l'urbanizzazione e l'estensione del
salariato, spesso percepite unilateralmente come progressi, hanno anche
reso gli individui sempre più dipendenti da un movimento economico che è
sempre più indipendente dai loro bisogni.[3][3]
La pretesa di una
crescita infinita crea una spirale distruttiva, in cui la crescita
ritenuta necessaria avviene a discapito della salute e della vita umana.
Il capitalismo
post-industriale... ha iniziato il tentativo di smantellare gli accordi
fatti dai suoi predecessori nell'industria e abbattere le barriere alla
commercializzazione e mercificazione imposte dal concetto di
cittadinanza tipico degli anni Cinquanta-Sessanta. In questo è stato
fortemente aiutato dal World Trade Organisation (Wto)... (che) non
riconosce altre priorità umane... L'unico diritto che il Wto protegge
contro la libera concorrenza è il diritto di brevetto - da qui il suo
appoggio alle multinazionali farmaceutiche per impedire ai Paesi poveri
di mettere in commercio medicine di vitale importanza in preparazioni
economiche e competitive.... Il Wto ha identificato il welfare state,
compresi la pubblica istruzione e i servizi sanitari, come aree che
dovrebbero essere aperte al mercato o alla privatizzazione... In seguito
a queste pressioni, i contenuti del concetto di cittadinanza sono stati
messi in discussione ovunque.[4][4]
Nel capitalismo
selvaggio, i concetti considerati propri del capitalismo, quali
"competitività" e "libero mercato", vengono dunque a costituire principi
validi, di fatto, soltanto per la classe media e la gente comune. L'élite
dominante, lungi dal rispettare le regole, basa il suo potere sulle
agevolazioni e le sovvenzioni dello Stato, e sulla possibilità di
infrangere qualsiasi legge, valendosi dell'egemonia finanziaria ed
economica. In un sistema siffatto, le grandi Corporation concludono
accordi fra loro, rafforzando così il loro potere. Il capitalismo selvaggio, invece, mette al primo posto la sopravvivenza dello stesso sistema economico iniquo, mentre le vite umane possono essere spezzate a milioni pur di salvaguardare lo status quo. Tale sistema è basato sull'esistenza di un'area demografica agiata, che lo rafforza attraverso il consenso ideologico e il consumismo. Ma per la sua sopravvivenza occorre anche un'area disagiata. Per abbassare il costo del lavoro occorre che essa sia quanto più possibile ampia. Il sistema del capitalismo selvaggio attua tecniche di vario genere per creare povertà ed eliminare la manodopera in sovrappiù, distruggendo le economie dei paesi più deboli. Esso si impone con la forza, e fa credere che l'economia sia una scienza esatta e quindi immune da ogni libera dissertazione. Ma l'economia non può essere una scienza esatta come la matematica, la fisica o la chimica, perché si basa sulle capacità d'arbitrio dell'uomo e possono esistere più sistemi economici.
Come
Ad esempio, negli
anni Ottanta e Novanta impose la cosiddetta "Scuola di Chicago", e dette
fama a mediocri economisti, come Robert Lucas, disposti a sostenere che
l'economia avesse una sua propria razionalità perfetta e in grado di
garantire un perfetto equilibrio. Di conseguenza, non occorreva alcuna
legge o intervento dello Stato. Secondo questa teoria, l'economia
sarebbe come un'entità perfetta a sé stante, capace di una perfezione
che nessun essere vivente possiede. Gli economisti della scuola di
Chicago dovevano convincere tutti che era necessario "globalizzare"
l'economia e distruggere il potere dei governi. Le tesi più insensate
vennero sostenute da questi economisti, come spiega Walter Graziano:
Qualsiasi
economista che non appartenesse (alla) corrente o che osasse rinnegarla
era guardato poco meno che come un dinosauro... Se non avesse agito
sotto l'ala protettrice di Chicago, con queste teorie Lucas avrebbe
probabilmente suscitato grande ilarità... Secondo Lucas... se il governo
non si immischia in faccende economiche si riuscirà facilmente a
raggiungere un tasso pieno di occupazione... come per magia arriverà la
piena occupazione... anche i migliori stipendi possibili per tutti i
lavoratori di qualsiasi paese del mondo e di qualsiasi epoca.[5][5]
I capitalisti
selvaggi impongono restrizioni di tipo culturale, economico e politico;
il sistema che loro prediligono è la dittatura. La libertà è libertà per
loro stessi di dettare le regole, di eliminare la competitività e di
decidere chi deve andare avanti e chi deve essere portato al fallimento.
Secondo questo modello deve dominare un'unica cultura, un unico gruppo e
un unico potere politico. Per questo motivo le popolazioni devono essere
tenute sotto controllo, anche nella loro crescita demografica. Thomas
Robert Malthus (la sua teoria sarà ripresa da Lucas) sosteneva che le
carestie e le epidemie erano "salutari" rimedi all'aumento demografico,
indicato come problema più grave del pianeta. L'élite anglo-americana è
seguace di Malthus, ma si rifà anche alle idee di Charles Darwin,
secondo il quale la specie più forte domina, e quella più debole si
estingue. Lo scopo di queste teorie è quello di imporre il sistema
creato dall'élite dominante anglo-americana, che non lascia libertà né
accetta una vera competizione, ma impone un assetto favorevole soltanto
a pochi. Un falso capitalismo spacciato per vero. Le scuole in cui nascono queste teorie sono finanziate dagli stessi personaggi che fanno parte dell'élite, come John D. Rockefeller, finanziatore della scuola di Chicago. Le industrie petrolifere, farmaceutiche, belliche ecc., oggi controllano le maggiori università del mondo. Possono dunque decidere ciò che è "scienza" e ciò che non lo è, ciò che va divulgato e ciò che va occultato. Persino il Premio Nobel per l'economia non è possibile conferirlo liberamente. Infatti, esso in realtà non è un vero Premio Nobel perché non viene dato dalla Fondazione Nobel ma da un gruppo di banchieri della Banca Centrale Svedese. Solo i banchieri si arrogano il potere di valutare i sistemi economici, per paura che le teorizzazioni umane possano spaziare liberamente, come avviene in qualsiasi altro campo dello scibile. Il modello da loro premiato[6][6] è quasi sempre quello liberale o neo liberale, che non mette in discussione lo strapotere delle banche e delle Corporation.
Oggi l'analisi
economica critica viene scoraggiata. Nelle università prevalgono gli
studi occultamente dogmatici, in cui la scissione fra teoria e pratica
non permette adeguate valutazioni e dissertazioni. Ogni discorso
autenticamente critico viene malvisto e caricato di significati nefasti.
Gli economisti più brillanti vengono bollati, nella migliore delle
ipotesi, come "utopisti", "antiamericani" e "contro ogni sviluppo
economico", mentre nella peggiore ipotesi vengono accusati di essere
"terroristi". Il modello ultraliberale viene implicitamente considerato
come il migliore, e viene indicato come l'unico che possa garantire un
sistema democratico. Queste argomentazioni, ovviamente, omettono che
questo modello costringe l'80% della popolazione mondiale a vivere in
povertà, e utilizza mezzi criminali per impedire alla gente di avere
governi democratici.
Lasciare la
libertà assoluta a questo gruppo di persone fa sì che si abbia il mondo
di oggi, in cui milioni di persone soffrono la fame e la miseria e in
cui vige la legge del più forte. Tutto dipende dalle decisioni
arbitrarie di queste poche persone: da loro dipende la vita o la morte,
l'occupazione o la disoccupazione, l'investimento nell'industria o nelle
rendite finanziarie ecc. Da queste persone dipendono anche le crisi
economiche, le guerre, l'espansione dell'economia, la recessione ecc. Oggi l'élite ha deciso di promuovere il capitalismo finanziario, che significa guadagnare denaro sul denaro stesso, senza produrre o lavorare. Coi flussi finanziari si nutre un'economia o la si distrugge, si sceglie chi deve vincere una guerra, o si decide chi deve vivere e chi morire. Ad esempio, nel 1997, il Fmi dette 17 miliardi di dollari alla Thailandia, 57 alla Corea del Sud e 40 all'Indonesia. Gli interessi chiesti erano altissimi. Le condizioni poste costringevano questi paesi a svendere le aziende locali a investitori stranieri. Si prometteva "sviluppo economico", che consisteva negli investimenti delle aziende straniere che andavano a sfruttare la manodopera locale e ottenevano agevolazioni fiscali. Inoltre, il Fmi poneva come obbligo la chiusura di alcune banche e la svalutazione della moneta locale. In tal modo il gruppo di imprese straniere, già molto forti, acquisiva un potere enorme, e bastava ritirare gli investimenti per far crollare l'economia e ottenere altre ricchezze locali a prezzi irrisori.
Cosa che
puntualmente avvenne. La distruzione delle economie dei paesi asiatici
faceva parte di un ampio piano per ridurre la competitività. Al
contrario che nel capitalismo teorico, nel capitalismo selvaggio si
distrugge e si uccide pur di non avere concorrenti pericolosi. Il
capitalismo selvaggio non vuole concorrenti, non vuole dare libertà se
non ai pochi "compari" e diffonde povertà ovunque, spesso con l'inganno.
Le vere caratteristiche di questo sistema vengono sistematicamente
nascoste dietro argomentazioni filantropiche che fanno credere alla
storiella del capitalismo che nel tempo da' benessere a tutti. Gli
intellettuali da loro assoldati ricercano formule efficaci per
convincere la gente che tale modello è capitalistico e che è il
migliore. Ad esempio, Richard N. Haass e Robert E. Litan, direttori del
Dipartimento di Politica Estera e di studi economici alla Brookings
Institution di Washington, sostengono che gli Usa hanno una "missione"
economica nel mondo e che "(non si può) abbandonare l'impegno americano
alla diffusione dei mercati e della democrazia in tutto il mondo proprio
nel momento in cui queste idee sono in ascesa".[7][7]
Nel capitalismo
selvaggio, "libero mercato" significa la libertà per l'élite dominante
di decidere il prezzo delle materie prime e di imporre a tutti i paesi
regole favorevoli soltanto a loro stessi. Le autorirà dei paesi del G8
tutelano il loro commercio ma impongono ai paesi poveri di aprire i loro
mercati, rafforzando così relazioni economiche diseguali. Il capitalismo
selvaggio, che si erge a modello assoluto e unico, prevede anche la
necessità e l'ineliminabilità della guerra. Più il potere si accentra
nelle mani di pochi, più si rafforza il militarismo e cresce la
possibilità di guerra e di repressione. L'élite diventa feroce, si
aggrappa al potere e manifesta un totale disprezzo vero i popoli, che
insidiano il suo potere.
Il capitalismo
teorico non richiede guerre, anzi, è nella pace che si esprime e si
sviluppa, mentre il capitalismo selvaggio, essendo basato sul saccheggio
e sulla legge del più forte, ha bisogno della guerra per imporre le sue
regole mafiose, che propaganderà come "libertà" e "democrazia".
Ci sono due modi
di intendere la partecipazione statale alla vita economica: uno è quello
sostenuto dall'élite dei capitalisti selvaggi, che vogliono appropriarsi
delle risorse statali col pretesto di "far crescere l'economia". L'altro
è quello in cui potrebbe realizzarsi un capitalismo teorico, cioè in cui
lo Stato agisce a tutela di tutti i cittadini, specie dei più deboli.
Ciò richiede leggi che limitino l'azione delle società, che non sono "autoregolamentabili",
ma richiedono, come gli individui, regole e leggi all'interno delle
quali poter agire senza calpestare i diritti umani.
L'élite dominante
ha cercato in tutti i modi di non diffondere le idee di Lipsey e
Lancaster, perché erano diametralmente l'opposto rispetto alla
cosiddetta "globalizzazione". Quest'ultima non è altro che l'estensione
del capitalismo selvaggio al mondo intero, attraverso il saccheggio e la
devastazione dell'economia dei paesi. I capitalisti selvaggi, avendo
acquisito attraverso le guerre e attraverso l'egemonia
economica-finanziaria un potere enorme, hanno imposto il proprio modello
ai popoli attraverso istituzioni spacciate per "internazionali", come
Nel capitalismo
teorico la "libertà" è libera azione di intraprendere un'attività
economica nel rispetto delle leggi, e non libertà totale delle imprese,
come fossero poste al di sopra delle leggi. Non può esser data a nessuno
la libertà di commettere crimini contro l'ambiente, la salute e la vita
umana, nemmeno alle Corporation.
Economia come
impresa o come forma di tirannide? Se il potere dell'élite predominerà e
si rafforzerà in tutto il mondo, nessun essere umano potrà esprimersi in
contrasto con l'ideologia dominante senza subire criminalizzazioni. L'élite
al potere crede che lo smantellamento di una sola base americana, o se
anche soltanto un piccolo paese potesse avere la libertà di gestire la
propria economia, il sistema imposto crollerebbe. Questo spiega la
ferocia delle truppe americane contro piccoli paesi come il Vietnam,
Antonella Randazzo
ha pubblicato Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa,
1870-1943,
(Kaos
Edizioni, 2006);
[9][1]
Stigliz Joseph E., I ruggenti anni Novanta. Lo scandalo della finanza
e il futuro dell'economia, Einaudi, Torino 2004, p. 254. |
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