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Banche Centrali
salvano i criminali
Maurizio Blondet
13/12/2007

Federal Reserve Chairman Ben Bernanke
«Un assalto coordinato contro la
restrizione del credito», trionfa il Financial Times
(1) a commento della decisione di cinque Banche
Centrali - la FED, la BCE, la Bank of England, la Banca Centrale
elvetica e quella canadese - di gettare altri 100 miliardi di dollari
nelle tasche vuote delle banche.
Il tono usato è quello del rullo di tamburi: arrivano i nostri,
vinceremo!
Ma è un tono troppo alto, che cela a malapena il dubbio opposto: anche
stavolta non funzionerà.
Sono quattro mesi che
le banche private, benchè ricevano o possano chiedere soldi dalle Banche
Centrali, continuano a non prestarsi il denaro fra loro: il delinquente
non si fida più del delinquente vicino, sapendo bene cosa ha fatto e
cosa ha perduto, perché l'ha fatto anche lui.
In tutti i quattro mesi, le banche prestatrici hanno rifiutato alle
debitrici di rinnovare i crediti a breve mentre venivano a scadenza,
costringendo le debitrici a cercare altre fonti di liquidità: poco manca
che le banche si rivolgano agli usurai.
Solo noi depositanti non sappiamo bene quanto è grande il buco, e se i
nostri depositi stanno per scomparirvi.
La propaganda stridula
inneggia alla coordinazione delle cinque Banche Centrali: ecco la
quadrata legione che scende in campo, l'invincibile armada, chi può
dubitare?
Ma la vera novità non sono tanto i nuovi miliardi gettati nell'arena,
bensì altri elementi.
Primo: la Federal
Reserve, da ieri, consente alle banche americane di andare al suo
sportello a chiedere quel denaro «in forma anonima».
Perché nei quattro mesi precedenti, benchè la FED avesse spalancato
quello sportello, le banche non ci sono andate.
Hanno troppa paura di far capire fino a che punto sono nei guai: le file
di depositanti davanti alla Northern Rock che correvano a ritirare i
depositi hanno messo i brividi a tutte.
Ora, come è tipico di criminali, possono arraffare denaro a viso
mascherato.
Secondo: specialmente
la Banca d'Inghilterra, ormai, per prestare alle banche accetta come
«garanzia» o collaterale le più losche obbligazioni strutturate, i più
tossici pacchetti di debiti «garantiti», si fa per dire, da mutui e
carte di credito.
Sono titoli che non hanno oggi alcun valore, perché nessuno è disposto a
comprarli nemmeno a un decimo del loro prezzo di carico.
Basti dire che le «commercial paper» americane hanno perso 400 miliardi
di dollari di presunto valore in 17 settimane.
La Bank of England
adesso accetta questi nulla fatti di insolvenze come fossero i gioielli
di famiglia, e per di più fa sapere, chiede un tasso d'interesse
inferiore a quello del 6,5% precedente.
Quel tasso mirava a punire, moralisticamente, le banche che si erano
messe nei guai per irresponsabilità.
Ora si rinuncia anche alla morale: prendete, prendete, basta che
continuiate ad esistere.
Uno si potrebbe
chiedere perché questa manica larga non venga usata per salvare i
debitori ultimi, quelli col mutuo a tasso variabile: che sarebbero ben
contenti di pagare un 5%, e dopotutto hanno da offrire un collaterale
più solido, la casa.
Un credito agevolato a loro, che consentirebbe loro di continuare a
servire il loro debito, ridarebbe un qualche valore anche ai prodotti
derivati e strutturati confezionati coi loro debiti.
Perché no?
Domanda ingenua.
Le Banche Centrali sono
fatte dai banchieri, pagate dai banchieri privati, e composte da
banchieri privati.
E l'ideologia del banchiere è questa: mai e poi mai mostrare alla gente
che i suoi debiti possono essere condonati.
La gente deve continuare a pagare, mai sperare in una liberazione dal
tasso d'interesse.
I condoni, i giubilei, i regali, sono riservati alle banche che hanno
causato la rovina prestando ad insolventi e rifilando le insolvenze ad
altri, per lo più ignari.
In questi intervento congiunto, una menzione di disonore speciale spetta
alla nostra Banca Centrale Europea.
Dura, ha lasciato
rincarare l'euro fino a strangolare l'economia europea.
Oggi apre la borsa per ordine della FED.
Il fatto è che nei mesi scorsi, allo sportello di prestiti d'emergenza
aperto dalla FED, mentre le banche americane non ci andavano per paura
di farsi vedere, si sono affollate soprattutto le banche europee, perché
là era più facile avere i soldi, in dollari.
Ora, «gli europei si comportano come semplici filiali della FED»,
dice Neil MacKinnon, analista strategico di un fondo, l'Ecu Hedge Fund
Group, riferendosi anche alla Banca Centrale svizzera
(2).
Non è una novità, ma solo una conferma.
Pecore idiote, prive di
ogni strategia e forse anche di comprensione della tragedia, seguono il
montone-capo.
Dove?
Nell'abisso dell'inflazione, che Trichet (governatore nostro) si
riteneva in obbligo di contrastare fino a ieri, al prezzo di milioni di
disoccupati in più in Europa.
A Francoforte guardano con crescente irritazione al fatto che le banche
inglesi sono state le prime ad affollarsi a chiedere soldi alla BCE, ora
che ha allargato la manica: dicono che gli inglesi hanno la botte piena
e la moglie ubriaca, sono «europei» quando serve a loro.
Di solito praticanti e predicatori del «libero mercato» selvaggio,
contrastano tutte le proposte di regolamentazione dell'avventurismo
speculativo, e poi si godono l'intervento pubblico della BCE.
Fatto singolare, è
proprio questa la critica che su questa azione congiunta e disperata
della Banche Centrali rivolge Martin Wolf, il condirettore del Financial
Times: questo intervento non metterà in discussione il dogma liberista?
(3)
«Gli elicotteri hanno cominciato a spargere denaro»,
ironizza Martin Wolf con allusione al proposito di Ben Bernanke, il capo
della FED, che si dichiara da sempre pronto ad iniettare liquidità alle
banche gettando dollari dall'elicottero.
«Ma funzionerà? Se
il problema che travolge i mercati è di liquidità (ossia di panico)
anziché di insolvenza, e se le Banche Centrali riescono a far credere di
offrire liquidità alle istituzioni solventi senza limiti,… i sintomi
della paura possono sparire», esordisce Wolf.
«Ma questi sono 'se' importanti. Ci sono buoni motivi per ritenere
che parte della paura è causato da preoccupazioni di insolvenza…
D'accordo, le Banche Centrali - o più precisamente i ministeri del
Tesoro che stanno dietro ad esse - possono eliminare anche l'insolvenza
[coi soldi dei contribuenti!] comprando pezzi di carta di ogni tipo,
buoni e cattivi [ciò che sta facendo specialmente la Banl of
England]. Ma questo sarà un salvataggio pubblico [di
speculatori privati] di cui non si vede il termine, probabilmente
molto costoso e certamente impopolare».
Martin Wolf finisce con una tirata a questa «grossissima operazione di
salvataggio dei banchieri incompetenti».
Sì, con questa operazione possono «rimettere in moto i mercati»,
e forse «salvare le economie dalla recessione» (non proprio).
«Ma non finirà qui la storia: più è grosso il salvataggio che le
banche private oggi accettano, più strette saranno le regolamentazioni
che dovranno accettare in futuro».
Capito?
Per il guru del
Financial Times, gran sacerdote del liberismo ideologico, il problema è
che le banche e gli speculatori (ormai sono la stessa cosa) rischiano di
vedersi imporre qualche regola dal potere pubblico.
Ed è questo che non bisogna permettere: le avventure, le usure e le
truffe devono restare libere e senza controllo.
Invece proprio di questo c'è bisogno.
Conosco un piccolo
imprenditore locale (fabbrica salumi) che, ritenendosi troppo esposto ed
avendo 20 mila euro liquidi, è andato a chiudere un suo fido di pari
importo con Banca Intesa (notate la modestia delle cifre, nel mondo
reale).
Il bancario gli ha detto che comunque, dovrà pagare un interesse del
12%.
Ma per chi rientra, ha chiesto l'imprenditore, l'interesse non è
dell'8%?
Risposta: «E' dell'8% per coloro a cui 'noi' chiediamo di
rientrare, quando intimiamo noi la chiusura del fido. Siccome a chiedere
la chiusura è lei spontaneamente, vuol dire che è un buon cliente:
dunque paghi il 12%».
Gli usurai riescono a praticare l'usura anche a rovescio, a chi smette
di indebitarsi.
Ma non basta.
Un minuto dopo, il
bancario ha proposto all'imprenditore un «ottimo investimento»: un
prodotto strutturato raffinatissimo, «che può rendere centinaia di
migliaia di euro».
Confezionato con debiti raccolti… nello Sri Lanka.
Non m'interessa, ha risposto il micro imprenditore.
E di fronte alle insistenze del bancario («Costa solo 25 mila euro»),
ha replicato: «Non ho soldi. Ve ne ho appena dati 20 mila per
chiudere il fido…».
E l'altro: «Ma i 25 mila euro glieli prestiamo noi!».
Ecco com'è.
Anche di questi tempi,
anche con questi chiari di luna, quando le banche si rifiutano i
prestiti a vicenda, quando rifiutano credito alle imprese o chiedono
tassi d'interesse usurari sui mutui, hanno però abbastanza liquidità da
prestar soldi per rifilare un titolo di debito di Sri Lanka, un
pacchetto in cui non si sa cosa c'è dentro, un genere di cose che ha già
rovinato imprenditori e artigiani che andavano bene o benino, perché
queste «cose» si rivelano invariabilmente perdite a leva, dieci volte il
loro valore d'acquisto.
E' qui che occorre la regolamentazione.
Impedire alle banche di
vendere a credito i loro veleni e le loro truffe: comminando pene gravi,
per giunta.
Costringendole a rifondere i truffati.
Il piccolo imprenditore si rallegrava con se stesso dello scampato
pericolo.
«Se fossi andato a chiedere un fido, anziché a chiuderlo, mi
avrebbero imposto di comprare il prodotto Sri Lanka come condizione per
concedermi il prestito», dice.
E' appunto ciò che continuano a fare le banche: ed è un delitto, un
patto leonino, un contratto invalido perché imposto col ricatto.
Le Banche Centrali stanno salvando questi delinquenti, acciocchè
continuino a delinquere, e a saccheggiare l'economia reale, uccidendola.
Le Banche Centrali non regoleranno nulla, perché i banchieri privati che
le posseggono non vogliono.
Come salvarsi?
Facendo ciò che ha fatto il piccolo
imprenditore: ritirarsi dai loro «servizi».
Per chi ha depositi attivi, si tratta di ritirare i contanti, e metterli
in cassetta di sicurezza.
I delinquenti non si fidano tra loro, perché dovremmo fidarci noi?
Maurizio Blondet
Note
1) «Central
Bank make joint assaults», Financial Times, 13 dicembre 2007.
2) Ambrose
Evans-Pritchard, «World bankers resort to firebreack»,
Telegraph, 13 dicembre 2007.
3)
Martin Wolf, «Helicopters start to drop money»,
Financial Times, 13 dicembre 2007.
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