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Proposta
di attuazione della riforma monetaria
LA VERA MONETA E LA RIFORMA MONETARIA Con la collaborazione dello Staff di www.signoraggio.info "Per un Mondo senza imposte e tasse; senza debito pubblico; e soldi per tutti per vivere una Vita degna di un Essere Umano. Non è Utopia, ma lo sarà fino a che la gente non capirà cos'è la Moneta." 20/10/2005 1.0 – Premessa: Per un'economia di giustizia e solidale
Pretendere di conoscere l'Economia senza conoscere la Moneta, equivale a pretendere di conoscere un'auto senza conoscerne il motore. E senza motore, l'auto non parte. Per questa fondamentale funzione che essa svolge, nella nostra disamina della scienza economica abbiamo ritenuto necessario partire dal concetto di Moneta, ed in particolare dal concetto che più di tutti mostra la natura convenzionale del valore monetario: il Signoraggio.
Il Signoraggio è un concetto che merita di essere approfondito data la sua importanza per ogni società i cui scambi sono basati su una Moneta. In sintesi, è la differenza tra il valore nominale della Moneta ed il suo costo di produzione. Tale differenza, data la natura istituzionale della Moneta, dovrebbe spettare ai cittadini i quali attraverso un organo che li rappresenta dovrebbero emettere la stessa moneta. Oggigiorno invece la Moneta è emessa da una privata Banca Centrale e creata da un privato sistema bancario. Si ritiene invece che la natura istituzionale della Moneta richieda una emissione ed una creazione della Moneta solo ed esclusivamente pubblica (statale ad esempio, o di altra comunità), accreditando la Moneta stessa ai cittadini e non indebitandola al momento dell'emissione. Ed utilizzando in tal modo il Signoraggio per scopi di natura pubblica e sociale. Consideriamo il libero mercato dei beni e dei servizi la più efficiente ed equa forma di allocazione delle risorse, pur ritenendo la moneta (coerentemente con la nostra teoria monetaria) non un bene od un servizio di mercato bensì una convenzione istituzionale che misura il valore di tali beni e servizi e che, nella sua forma più pura, necessita di una gestione pubblica. Riteniamo inoltre che sia dovere morale della comunità garantire, nel rispetto del libero mercato dei beni e dei servizi, il soddisfacimento dei bisogni primari di ogni essere umano. Riteniamo importante sia il libero arbitrio d'azione dei singoli individui sia l'influenza delle istituzioni sul comportamento umano, ed altresì sosteniamo l'importanza della Storia come fonte di conoscenza del pensiero umano, sostenendo però la necessità di una indipendenza della teoria dalla storia stessa.
2.0 - Tipologie di Signoraggio
Abbiamo definito il Signoraggio come la differenza tra il valore nominale della Moneta ed il suo costo di produzione. Esso è un profitto di cui si appropria chi ha il potere di emettere quella data Moneta. Tale profitto esiste per ogni forma di Moneta oggigiorno utilizzata: metallica, cartacea e scritturale. Il Signoraggio sulla Moneta metallica è solitamente per legge attribuito allo Stato. Quello sulla Moneta cartacea è per legge attribuito alla Banca Centrale (solitamente privata). Quello sulla Moneta scritturale è invece (seppur senza riferimento legislativo) attribuito al sistema bancario nel suo complesso (Banca Centrale compresa, dato che anch'essa può creare denaro dal nulla prestandolo senza l'emissione di banconote).
Il Signoraggio sulla Moneta metallica è costituito dal valore facciale (nominale) totale di tutte le monete metalliche coniate da un determinato Stato in una determinata valuta, al netto del costo di produzione delle stesse.
Il Signoraggio sulla Moneta cartacea è costituito dal valore facciale totale di tutte le banconote emesse da una Banca Centrale in una determinata valuta, al netto del costo di produzione delle stesse.
Il Signoraggio sulla Moneta scritturale è costituito dal valore nominale (facciale in questo caso non è corretto, non essendo questa Moneta fisica) di tutta la Moneta prestata dal sistema bancario (credito) sotto forma di conto corrente (c/c), al netto del costo di produzione della stessa (che è nullo: una semplice digitazione su un computer o scrittura su un foglio di carta di cifre numeriche).
Mentre il Signoraggio sulla Moneta fisica (cartacea e metallica) è solitamente ben identificato, quello sulla Moneta scritturale risulta spesso non compreso a causa della non automatica identificazione di quest'ultima come Moneta vera e propria: ciò che non è sensorialmente percepibile è di più difficile comprensione. Tale confusione è accentuata ancor più dall'esistenza della Contabilità e del Bilancio: in quanto costituiti della stessa sostanza (cifre numeriche su PC o su carta), si tende a fare confusione tra la Moneta scritturale (c/c) ed una generica computazione di cifre monetarie (Contabilità e Bilancio). La prima è Moneta, la seconda un semplice conteggio della stessa Moneta. Il conto corrente, in altre parole, non è Contabilità, come viene solitamente definito, bensì vera e propria Moneta non fisica. Che gode del suo Signoraggio, come ogni Moneta il cui valore nominale è superiore a quello intrinseco (nullo in questo caso). Riguardo al Signoraggio delle banche ordinarie si consiglia di leggere l’articolo “Riserva frazionale vs. riserva totale” a questo link.
Nota: il Signoraggio qui discusso è in altre parole parte del Capitale prestato dal sistema bancario (o addirittura il Capitale stesso nel caso della Moneta scritturale, non avendo essa alcun costo di produzione). Tale profitto si aggiunge a quello derivante dagli Interessi sullo stesso Capitale prestato. 3.0 - La vera Moneta Per comprendere il concetto di Moneta è necessario analizzare l'origine logica della stessa, un'origine che non per forza corrisponde sempre con quella storica: non sempre infatti gli esseri umani hanno vissuto e creato secondo una Vera Logica. Vediamo meglio quindi lo sviluppo logico del concetto di Moneta. La Vita umana è vita di comunità, vita sociale. Quando si parla di comunità o società umana? Quando un certo numero di esseri umani vivono assieme: quando essi quindi innanzitutto comunicano tra loro ed agiscono per un fine comune. La comunicazione viene prima dell'azione consapevole, in quanto non si può agire consciamente senza una comprensione della realtà; comprensione che può avvenire solo nel momento in cui vi è la capacità di distinguere tra essenze e tra sostanze diverse: in sintesi, solo quando vi è un linguaggio. Esistono 3 tipi di linguaggio: verbale, gestuale e numerico. Il linguaggio numerico è l'unico tipo di linguaggio che conosciamo che ci può permettere di comunicare con tutto ciò che non è umano ed è spazio-temporale. Cosa significa questo? Significa che l'unico modo per creare uno scambio di informazioni (una comunicazione appunto) che siano comparabili tra loro, tra noi e qualsiasi altro essere, animato o no, è attraverso il numero. Ora, se è vero che con gli esseri animati tendiamo a preferire una comunicazione più umana e sensoriale, con i beni (oggetti non animati) non abbiamo alternativa. Ora, in una comunicazione numerica, che tipo di informazione viene scambiata? Come in ogni tipo di comunicazione, si scambia un valore. Esso infatti è l'essenza stessa di ogni cosa esistente: proprio perché esiste, ogni essenza ha valore. Il valore è cioè una caratteristica spirituale di ogni essenza esistente. Tutto ciò che è Vita ha valore, proprio perché è: è l'essenza divina di ogni cosa che gli dà valore. L'unico modo per scambiare un valore numerico tra noi è la creazione di una misura che renda comparabili tutti gli oggetti misurati. Se non vi fosse un'unica misura, il concetto stesso di valore numerico non avrebbe senso: avremmo infatti semplici e puri numeri, e non un valore numerico. Avremmo cioè, senza una misura, una semplice "definizione numerica" e non l'indicazione numerica del valore di tale "definizione". E comparare "definizioni" senza un linguaggio comune (in questo caso numerico) non è possibile. Per comparare tali valori numerici al fine di renderli finiti, limitati, e quindi comprensibili è necessario quindi creare un'unica misura del valore che valga per i valori di tutto ciò che si desidera comparare. Senza una misura unica, infatti, ogni valore sarebbe fine a se stesso, senza significato, in quanto di per sé illimitato, senza definizione, senza limiti, e quindi non comprensibile. Solo ciò che è finito, infatti, è definibile e quindi comprensibile. Questa misura del valore numerico è quella che oggi chiamiamo Moneta. Come si presenta questa misura? Una misura di per sé è una convenzione, una istituzione ossia una finzione collettivamente accettata; è quindi un concetto astratto, mentale, una regola che per uso, consuetudine o legge viene utilizzata per misurare il valore numerico. Può essa avere una sua rappresentazione fisica? Per capirlo, confrontiamola con altri tipi di misura, ad esempio la misura della lunghezza. Nella misura della lunghezza, nel nostro Paese per convenzione si utilizza come unità il metro. Per misurare nella realtà la lunghezza, si utilizzano rappresentazioni fisiche di tale misura (es: corda, stecche di plastica o legno). Queste rappresentazioni della misura sono anch'esse lunghezza, utilizzate per comodità per avere una percezione sensoriale chiara della misura. Nella misura del valore, oggigiorno nel nostro Paese per convenzione si utilizza come unità l'euro. Per misurare nella realtà il valore numerico, si utilizzano rappresentazioni fisiche di tale misura (monete metalliche e banconote; in passato metalli preziosi o altri beni). Queste rappresentazioni sono anch'esse valore numerico, utilizzate per comodità per avere una percezione sensoriale chiara della misura. Tali rappresentazioni, sia per la lunghezza sia per il valore numerico, sono quindi dei mezzi fisici di comunicazione della misura della lunghezza e del valore numerico rispettivamente. Ma essi non sono misura, ma solo appunto un mezzo di trasmissione della misura, una sua rappresentazione o, per dirla in termini economici moderni, un suo titolo. Monete e banconote sono quindi titoli monetari e non moneta. Così come la misura è una convenzione, allo stesso modo lo è per deduzione logica il mezzo che rappresenta fisicamente tale misura, in quanto esso stesso derivante da una convenzione, la misura appunto. Non ha alcuna importanza quindi, per logica, il fatto che il bene utilizzato come mezzo di scambio abbia un valore intrinseco o meno agli occhi della gente. La misura di per sé, in quanto concetto astratto, immaginario, non è cumulabile fisicamente, ma può esserlo a livello immaginario, tenendo il conto a livello numerico (a mente, su un foglio, su un computer, ecc.) di quanta misura del valore numerico si ha cumulata. E' quello che succede oggi: la maggior parte dei mezzi di pagamento che utilizziamo sono misura del valore (conti correnti, puri numeri) e solo in minima parte mezzi di scambio (rappresentazioni della misura del valore, titoli monetari: monete metalliche e banconote). Il mezzo di scambio, invece, in quanto bene fisico (e per ovvi motivi di praticità) durevole e fungibile è per sua natura cumulabile. Sia la misura del valore sia il mezzo di scambio possono quindi rappresentare una riserva di valore: nel primo caso immaginaria, nel secondo fisica. La vera Moneta è innanzitutto Misura del Valore e, solo di conseguenza, anche mezzo di scambio. La Moneta, come ogni misura, è per definizione stabile: l'unità monetaria, cioè, deve misurare sempre la stessa quantità di valore. In altre parole: 1) se esistono più Monete, esse devono avere un cambio fisso. 2) la quantità di Moneta prodotta (emessa) deve coprire solo un reale valore prodotto di beni e servizi, ossia deve coprire un costo di produzione di beni e servizi che rappresenta un lavoro. Se queste due caratteristiche non sono soddisfatte, allora non siamo in presenza di una Moneta, bensì di qualcosa d'altro. Se questo "altro" funge da mezzo di scambio, esso può essere definito Certificato monetario: esso svolge infatti la funzione di "mezzo di scambio" tipica della Moneta ma non è Moneta, in quanto non è prima di tutto "misura del valore"
Le caratteristiche che tale Certificato può avere sono, diversamente dalla Moneta: 1) cambi flessibili, in quanto non è misura del valore. 2) la quantità di Moneta emessa non per forza copre un reale valore prodotto.
La moneta attuale, in uso presso tutte le nazioni, è una “versione distorta” della vera Moneta, che qui chiamiamo Certificato monetario. Ed anche tale Certificato ha un suo profitto costituito dalla differenza tra valore nominale e costo di produzione dello stesso Certificato. Che viene erroneamente chiamato Signoraggio: tale Certificato non è infatti Moneta, ma un semplice bene utilizzato convenzionalmente come mezzo di scambio. 4.0 – La Proprietà della moneta (Sovranità monetaria) Abbiamo prima definito il Signoraggio come un "profitto di cui si appropria chi ha il potere di emettere una data Moneta". E' il potere di emettere Moneta, ossia di essere proprietari della Moneta stessa, che determina cioè la proprietà del profitto conseguente alla sua emissione. Analizzando quindi la proprietà della Moneta, comprendiamo automaticamente anche la proprietà del profitto di tale Moneta. Oggi la moneta è di proprietà privata, cioè delle Banche Centrali (BC e BCE) e delle banche ordinarie, che la prestano allo Stato ed ai privati con l’aggiunta di un interesse. Perciò viene chiamata anche moneta-debito, in quanto basata sul debito. E’ una moneta privata legalizzata dai nostri rappresentanti politici (collusi e corrotti con le banche) che hanno venduto l’anima al diavolo (la proprietà della moneta alle banche), per avere potere e soldi. La moneta prestata allo Stato genera il Debito Pubblico che cresce ogni anno di più e che lo Stato ripaga tassando i cittadini. Invece la proprietà della vera Moneta, in quanto misura del valore, è di tutti coloro che partecipano alla convenzione istituzionale e quindi legale accettandola per il pagamento dei debiti e dei crediti. Di conseguenza anche la proprietà della Moneta in quanto mezzo di scambio, se è prima di tutto misura del valore, è anch'essa di tutti coloro che la accettano. La Moneta è quindi di proprietà pubblica. Un Popolo NON può avere la vera Sovranità se non ha la proprietà della Moneta!
A Maastricht è stata svenduta l'Europa. A partire dal 1992 è iniziata la sottomissione dell’Europa al Trattato di Maastricht, concepito per sottoporre le diverse nazioni ad una totale dittatura monetarista al servizio degli interessi dei banchieri. La burocrazia sovranazionale di Bruxelles ha seguito una politica volta a distruggere le ragioni e gli ideali dei padri fondatori di un’Europa unita e solidale, fatta di stati nazionali sovrani, tra i quali ricordiamo Mattei, De Gasperi, De Gaulle, Adenauer e Schumann. In tal modo questa burocrazia sottraeva la sovranità sulla moneta per imporre delle politiche di austerità e di stupidi e incompetenti automatismi sui bilanci bloccando il motore economico dell’Europa e con esso gli investimenti in nuove tecnologie e in nuove e moderne infrastrutture. Il Trattato di Maastricht viola la Costituzione Italiana! La Corte Costituzionale deve assumersi le proprie responsabilità in merito alla questione monetaria. Oggi il trattato di Maastricht si sta sgretolando perché le fondamenta su cui è stato costruito sono marce. Se si vuole realizzare un progetto che veramente corrisponda ai bisogni e agli interessi della gente, bisogna avere anche il coraggio di abbandonare tempestivamente le strutture che ci stanno crollando addosso. Dopo il no francese e olandese al referendum sulla costituzione europea -- un no che in realtà è rivolto ai dettami di Maastricht -- ora anche la Germania è scossa da una profondissima crisi economica e politica provocata dai diktat di Bruxelles e della Banca Centrale Europea. E l’Italia? L’unica soluzione è l’uscita unilaterale dal Trattato di Maastricht e dall’Unione Monetaria Europea, ritorno alla LIRA come moneta nazionale emessa direttamente dallo Stato, in nome e per conto del Popolo sovrano. Su questa questione occorre essere chiari: non si litiga su "euro si", "euro no", ma occorre convenire sulla necessità di disporre di una moneta con cui uno stato sovrano può varare piani di sviluppo. Come deve essere emessa tale Vera Moneta? In quanto proprietà del popolo, e con lo scopo di favorire gli scambi al fine di mantenere il benessere nella comunità, la Vera Moneta deve essere emessa a favore del popolo stesso, e quindi a credito; e per lo stesso motivo, in quanto credito in possesso della Comunità per se stessa, tale Vera Moneta deve essere distribuita all'emissione in modo eguale tra i cittadini (Reddito di Cittadinanza), oltre ad essere utilizzata per pagare i servizi pubblici. Quindi la vera moneta è una moneta-credito, in quanto viene accreditata ai cittadini (al Popolo). Possono esservene più di una su uno stesso territorio? In quanto convenzione sociale, è libera scelta del popolo quante Vere Monete avere su un territorio, a seconda dei propri desideri. Ma è effettivamente utile averne più di una? Il fatto che i bisogni locali siano diversi dai bisogni di realtà più grandi significa che la presenza di monete diverse sia utile? In realtà, se la moneta utilizzata è una Vera Moneta, con le caratteristiche elencate in questo articolo, non vi è alcun bisogno di creare monete a livello locale: basta una sola moneta globale, a livello nazionale. La necessità di creare monete locali si fa strada solo quando la moneta globale (o quella di un territorio comunque più vasto) non soddisfa i bisogni monetari locali: questo fatto può avvenire solo in presenza di moneta-debito. Se l'emissione monetaria è invece a credito e suddivisa tra i cittadini, logicamente non vi sarà mai scarsità di moneta per i bisogni reali di una comunità. In quale quantità tale Vera Moneta deve essere presente nella Comunità? La Vera Moneta è presente in un ammontare pari alla emissione monetaria effettuata dall'organismo pubblico preposto all'emissione. Data la proprietà pubblica della moneta e data la necessità logica della Vera Moneta di essere anche fisica, ne consegue che nessun organo non pubblico ha il permesso di creare esemplari della moneta per convenzione riconosciuta nella comunità: tale divieto vale naturalmente, in quanto entrambe parti della Vera Moneta, sia per la misura del valore sia per il mezzo di scambio. Data l'influenza che l'ammontare dell'emissione ha sui prezzi dei beni e servizi, attraverso la legge della domanda e dell'offerta [1], è necessario controllarne la quantità in circolazione affinché rispecchi effettivamente beni e servizi: è proprio infatti la funzione intrinseca della moneta come mezzo di scambio di beni e servizi che rende implicitamente necessario che la sua quantità rispecchi reali scambi di beni e servizi. Ed un bene ed un servizio sono reali quando si basano sul lavoro, e quindi su un reale costo di produzione del bene o del servizio. E' necessario quindi che la moneta emessa dall'organo predisposto costituisca un reale costo di produzione: se così non fosse, non solo non sarebbe Vera Moneta (in quanto non basata su uno scambio reale) ma sarebbe altresì altamente inflazionistica in una società che rispetta la "legge" della domanda e dell'offerta. Se vi è una certezza di avere moneta gratuita senza dover lavorare, infatti, tale moneta verrà spesa principalmente per il consumo, stimolando quindi l'aumento dei prezzi. E’ quello che accade oggi con la moneta-debito che privilegia la massimizzazione del profitto, soprattutto tramite l’usura delle banche (signoraggio) e la speculazione di borsa. Ciò significa che la Vera Moneta, che l'organo pubblico emette, dovrebbe costituire un costo (seppur virtuale, dato che la moneta per coprire tale costo viene creata dal nulla) per l'emittente stesso: quindi sia la spesa pubblica sia la moneta distribuita ai cittadini deve essere emessa come pagamento (e non come finanziamento a monte) di determinati beni e servizi. Tale forma di emissione garantirebbe, inoltre, un più corretto utilizzo sia della spesa pubblica (la comunità paga il lavoro pubblico emettendo moneta solo a lavoro ultimato, o comunque a tranches a vari stadi di completamento dei lavori) sia del "reddito di cittadinanza" che è costituito in tal caso da titoli di credito nominativi non monetari spendibili presso esercenti convenzionati, i quali poi offerto il bene o servizio alla gente scontano tali buoni nominativi in moneta presso l'organo emittente. L'utilizzo di titoli di credito nominativi al posto della moneta reale garantisce inoltre che essi vengano spesi solo per i beni e servizi offerti dalla comunità: un reddito di cittadinanza monetario sarebbe invece non etico in quanto tale moneta, oltre ai limiti già accennati (vedi questo link), sarebbe anche spendibile per sua natura in beni e servizi dannosi all'individuo e di conseguenza alla società nel suo complesso, diventando potenzialmente una disutilità piuttosto che una utilità sociale. Come misurare se la moneta in circolazione è in eccesso, giusta o in difetto? La moneta come detto rappresenta un costo di produzione: laddove essa non è tale, siamo in presenza di non moneta. Se vi è un eccesso di moneta nel sistema rispetto ai costi di produzione del sistema, allora in caso di inflazione (che è una forma di tassa indiretta sulla gente) è necessario prelevare la moneta in eccesso rispetto ai costi di produzione. Da dove si preleva questa moneta? Se è in eccesso, significa che vi è della non moneta che circola nel sistema, cioè moneta che non rappresenta un costo di produzione reale. In un sistema in cui vi è solo un organo pubblico che può creare moneta e la crea solo ex post come pagamento del lavoro svolto (pagamento anche a tranches, come detto sopra, per facilitare lo svolgimento dei lavori), vi sono solo due possibili origini di tale non moneta: la falsificazione o un surplus, cioè un profitto. Per un approfondimento sui fattori che determinano l’inflazione/deflazione si consiglia di leggere il materiale del sito http://www.signoraggio.info/inflazione_e_deflazione.htm . Il controllo della correlazione tra moneta circolante e beni e servizi reali necessita quindi di un controllo sia delle possibili falsificazioni monetarie sia del profitto creatosi nel sistema. Solo in questo modo si può sapere se vi è effettivamente moneta in eccesso nel sistema e quanta. E solo in questo modo l'organo monetario pubblico può di conseguenza prendere le misure necessarie per avere una Vera Moneta. Una moneta cioè che sia misura del valore, innanzitutto, e che mantenga quindi la sua natura istituzionale non venendo meno alla convenzione stessa: convenzione che è valida solo se rimane tale, e quindi una moneta è tale solo se la sua funzione di misura del valore rimane immutata nel tempo. La misura per sua natura è tale solo se rimane costante, in quanto convenzione. Ed una convenzione se mutata, non è più la stessa convenzione, ma qualcosa di diverso. Forse il metro di oggi è diverso da quello di ieri? O, a livello di rapporti tra misure di lunghezza diverse, il rapporto tra metro e piede è diverso oggi da ieri o da domani? In realtà, quindi, una Vera Misura del Valore potrebbe rimanere realmente stabile ed essere quindi una Vera Misura solo se: 1) se esistono più Monete, esse devono avere un cambio fisso; 2) la quantità di Moneta prodotta (emessa) deve coincidere con il reale valore prodotto di beni e servizi, ossia deve coincidere con il costo di produzione totale degli stessi beni e servizi. Se queste due caratteristiche non sono soddisfatte, allora non siamo in presenza di una Moneta, bensì di qualcosa d'altro. Se questo "altro" funge da mezzo di scambio, esso può essere definito Certificato monetario: esso svolge infatti la funzione di "mezzo di scambio" tipica della Moneta ma NON è Moneta, in quanto non è prima di tutto "misura del valore". E' necessario quindi avere un controllo del reale profitto esistente nel sistema, cioè di quella non moneta che viene spacciata come tale e che è in surplus rispetto ai beni e servizi. Ed in primis, di quel profitto derivante dallo stesso potere di emettere moneta falsa, un non costo di produzione, emessa cioè come finanziamento, sia nella forma di prestito sia nella forma a fondo perduto. Ma anche di quel profitto derivante dal potere di emettere Vera Moneta, quel profitto costituito dalla differenza tra il valore nominale della moneta emessa ed il suo costo di produzione, spesso chiamato signoraggio. Signoraggio che, se reinvestito dall'organo pubblico monetario come pagamento di beni o di servizi per la collettività, non è inflazionistico. Il profitto o nelle imprese odierne l'utile netto [2], non è un costo di produzione: esso è un guadagno monetario in eccesso rispetto al lavoro reale, rappresentato dai costi di produzione. Tale guadagno in eccesso, tale non moneta, se reinvestita diventa essa stessa un costo di produzione e quindi vera moneta. Se invece tale profitto viene speso per il consumo, esso è un potenziale generatore di inflazione eccedente alla moneta reale: è tale profitto quindi, in quanto moneta non reale e non basata sul lavoro, che è da prelevare dalla massa monetaria in circolazione in caso di eccesso di moneta inflazionistico. In caso di difetto di moneta nel sistema rispetto ai costi di produzione, invece, significa che o si è conteggiato come costo di produzione un costo che non è stato pagato in moneta, o che si sono pagati costi di produzione con una moneta diversa da quella emessa dalla comunità locale. Nel primo caso vi è una evidente irregolarità punibile dal rispettivo organo giudiziario pubblico, nel secondo vi è invece solo da verificare con gli organi monetari emittenti le altre monete estere in questione se i pagamenti effettuati in tali monete risultanti dai bilanci corrispondono ai loro calcoli. L'organo pubblico emittente una Vera Moneta ha quindi il compito di intervenire solo quando vi è un eccesso di moneta rispetto ai reali beni e servizi (misurati come detto dai costi di produzione); nel caso di difetto di moneta rispetto ai reali beni e servizi, infatti, esso di certo non dipende dall'organo emittente moneta dato che lo stesso organo controlla direttamente tutta la massa monetaria e la emette solo ed esclusivamente come costo di produzione ed a credito: cosa che garantisce l'impossibilità logica di una scarsità di moneta nel sistema rispetto ai beni e servizi. La creazione di moneta dal nulla non è un fatto dannoso in sé. Lo diventa però nel momento in cui vi è un monopolio della moneta, come oggigiorno, e tale monopolio viene gestito da privati, come accade oggi attraverso le banche.
Se è invece lo Stato, tramite il Consiglio del Potere Monetario (CPM) autonomo (vedi paragrafo 5), a gestire il monopolio del bene moneta, allora la quantità di moneta in circolazione può essere facilmente controllata. La difficoltà del sistema attuale di controllare la massa monetaria è dovuta al fatto che tutte le banche, attraverso il meccanismo della riserva frazionale, possono creare denaro dal nulla, e per di più creano denaro dal nulla che non è legato ad una corrispondente moneta fisica. Il Governo, fa richiesta al CPM (tramite il Ministro del Tesoro), di emettere moneta specificando i progetti da finanziare. Il CPM controlla la validità e fattibilità dei progetti e se necessario può rimandare indietro la proposta governativa con consigli e suggerimenti. Gli economisti del CPM hanno il potere di veto perché tengono sotto controllo l'offerta di moneta e studiano il suo rapporto con il bisogno di moneta reale (domanda di moneta), disoccupazione, produzione, ecc. E’ giusto che il Popolo abbia il controllo della moneta attraverso i suoi rappresentati ma non bisogna lasciare la possibilità ai politici di fare quello che vogliono altrimenti per questioni puramente elettorali usano male tale potere monetario; quindi il potere di veto dei tecnici del CPM, neutrali, è fondamentale. Si ricorda che i membri del CPM vengono eletti direttamente dal Popolo. Se in generale gli esperti economici del CPM, non hanno conflitti di interessi con la classe politica, svolgono il loro lavoro correttamente. Comunque essi rispondono direttamente al Popolo che li elegge. Quando è lo Stato, tramite il CPM, ad avere il monopolio della moneta, la quantità di moneta fisica (cartacea e metallica) da emettere è sempre quella giusta ed è facilmente controllabile. Oggigiorno, invece, la stragrande maggioranza della moneta presente nel sistema è virtuale, cioè non esistono in realtà delle banconote e delle monete metalliche che la rappresentano, e la sua esistenza è dovuta alla presenza di semplici numeri digitati su computer ma che non hanno alcuna base reale (moneta scritturale). Il Governo richiederebbe al CPM l’emissione di moneta per quei beni e servizi considerati di utilità pubblica. Si pensi ad esempio alla sanità ed all'assistenza sociale ai bisognosi. Inoltre potrebbero essere finanziati anche progetti pubblici di valore per la comunità nel suo complesso. Il CPM provvederà alla gestione tecnica della monetaria (con tutti i suoi poteri di veto), ma riteniamo che le decisioni fondamentali, che riguardano la spesa pubblica, debbano spettare ai politici. La gestione monetaria deve essere indipendente dalla politica anche se è strettamente connessa ad essa. Il problema sta nell’eleggere persone oneste e competenti.
NOTE: [1] quella "legge" economica, causa della influenza della quantità di moneta sui prezzi, secondo cui date certe condizioni (libero mercato e concorrenza perfetta) i prezzi dei beni e dei servizi sono determinati dall’incontro della domanda e dell’offerta. In breve, se l’offerta è superiore alla domanda, i prezzi tenderanno a diminuire; se invece la domanda è superiore all’offerta, i prezzi tenderanno ad aumentare. E' importante sottolineare che, come ogni legge umana, essa è una convenzione. Essa cioè vale soltanto se tutti (o comunque la maggior parte degli attori del mercato) accettano e rispettano tale legge. E’ possibile, infatti, che vi siano persone che non ragionino secondo tale legge e che reputino normale che, se l’offerta supera la domanda, il prezzo tenda non a diminuire bensì ad aumentare (perché, ad esempio, i produttori devono supplire ai costi maggiori derivanti dalla deperibilità dei loro prodotti) o che, ad esempio, se vi è un eccesso di domanda i prezzi debbano per "correttezza morale" rimanere sempre gli stessi nel momento in cui non si è presentato alcun nuovo costo di produzione che giustifichi l'aumento di prezzo. Il verificarsi di tale legge dipende quindi dalle aspettative degli agenti nel mercato che tale "legge" non scritta sia rispettata. Legge che, è doveroso sottolinearlo, è economicamente etica nel caso in cui i prezzi diminuiscono per un eccesso di offerta sulla domanda (bisogno del venditore), ma non lo è nel caso in cui i prezzi aumentano per un eccesso di domanda sull'offerta (egoismo del venditore). [2] inteso come il valore della produzione meno i costi di produzione in senso stretto (salari, interessi passivi, ammortamenti, consumi intermedi), al netto dell'eventuale lavoro stipendiato dell'imprenditore. 5.0 – Riforma della Costituzione Per la Riforma Monetaria, Modum prevede una serie di azioni legislative e di regolamenti attuativi. L’attuale art. 1 della Costituzione dice che: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, e tale sovranità ha per dote anche il Signoraggio, cioè la sovranità monetaria è parte integrante e inscindibile della Sovranità del Popolo (dello Stato Nazionale) e non può essere delegata ad interessi bancari privati, tanto meno può diventare proprietà di interessi privati. L’Art. 3 aggiunge che: "E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Senza disporre delle leve della moneta, del credito e dell’economia, qualunque governo, a prescindere dal suo orientamento politico, non sarà mai in grado di realizzare questo compito di sviluppo e giustizia economica e sociale. L’Art. 47 sottolinea che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Anche in questo caso la cosa non è possibile giacché la Banca d’Italia, controllata da interessi privati, non può che rispondere, soprattutto nelle decisioni strategiche, agli indirizzi e agli interessi dei proprietari. Art. 117: "Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: [...] e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;" Lo Stato quindi ha legislazione esclusiva in materia di moneta. Non solo, ma "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione." (Art. 1). Le parole legislazione esclusiva dovrebbero lasciar intendere che non può essere delegata a terzi la sovranità monetaria, dato che la sovranità appartiene al popolo e che lo Stato ha facoltà di gestire moneta e sistema valutario. Se è scritto sulla Costituzione si suppone che sia vero. I politici, dopo il crack Parmalat, affermano che occorre tutelare il risparmio ma Bankitalia, non si tocca, in quanto ritengono la sua indipendenza un valore costituzionale. Ma la Costituzione non fa parola di Banche, né di signoraggio, e il disegno di legge dice chiaramente che la Banca è regolamentata da statuti che precedono la Costituzione. La disciplina vigente sull'ordinamento della Banca d'Italia è ancora oggi contenuta in fonti normative precedenti rispetto alla Costituzione della Repubblica italiana. I difensori di Bankitalia dicono di voler tutelare l'indipendenza e l'autonomia della Banca d'Italia, Ma se Bankitalia è in mano ai privati, di quale autonomia stiamo parlando? Nella Costituzione non è scritto che spetta allo Stato condurre la politica monetaria? La Costituzione non fa parola di Banche, e il disegno di legge dice chiaramente che la Banca è regolamentata da statuti che precedono la Costituzione. In realtà Bankitalia, sarà utile ricordarlo, non è una vera e propria istituzione dello Stato, ma uno strano Ente i cui proprietari sono soprattutto le Banche, quindi i privati, e il placet, quello reale, quello che conta veramente, per la scelta del suo Governatore spetta alla Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, il cui massimo azionista è la Federal Reserve USA. Il problema sarebbe che lo Stato potrebbe, esattamente come fa la Banca Centrale, stampare soldi a volontà contribuendo all'inflazione. Ma questo avviene perché le banconote sono carta straccia e non rappresentano niente (l'euro non è "pagabile a vista al portatore", e non lo era neanche la lira), non perché il Governo (teoricamente) debba essere necessariamente più disonesto di una Banca. Anche perché, se partiamo dalla premessa che il Governo in generale non è abbastanza onesto per gestire la moneta, non si capisce perché debba essere abbastanza onesto per gestire le imposte, le opere pubbliche, la sanità e tutto il resto. Non si capisce neanche come mai il banchiere debba essere per definizione un modello di onestà e di indipendenza, quando basta aprire un giornale per convincersi del contrario. Bankitalia è una SpA in mano a privati. Nel documento Domande Frequenti si trovano gli attuali azionisti di Bankitalia da cui si evince che 4 banche private possiedono circa il 67% delle azioni. Visto che fino a poco tempo fa i soci di Bankitalia non erano conosciuti e che tuttora alcunii soci sono tenuti segreti, c’è da chiedersi se Bankitalia non sia da considerarsi una società segreta e quindi incostituzionale in quanto l’art. 18 della Costituzione stabilisce che sono proibite le associazioni segrete. Infatti, secondo l'Art. 1 della legge del 25 gennaio 1982, n. 17, si considerano associazioni segrete, e come tali vietate dall'art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all'interno di associazioni palesi, occultano la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale. Considerato che i soci della Banca d'Italia s.p.a. (società privata e non istituto pubblico) o, meglio, i partecipanti al suo capitale, sono sconosciuti ai cittadini italiani. Considerato che la finalità della Banca d'Italia, come quella di tutte le banche centrali, e il monopolio del denaro, mediante il quale il sistema bancario esercita la propria egemonia sull'economia e sulla politica e che il monopolio del denaro e "un'attività diretta ad interferire sull'esercizio di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale". Si potrebbe ipotizzare che la Banca sulla base di quanto suddetto costituisca un'associazione di persone che "tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali", commetta il reato di cui all'art. 1 della legge n. 17/1982 . Ci sono state inoltre molte polemiche sul fatto che gli utili di bilancio distribuiti ai soci sono del tutto irrilevanti. Questa fatto si spiega perché il bilancio di bankitalia è falso in quanto la moneta emessa, che rappresenta il grosso della truffa, cioè il signoraggio, viene appostata nel passivo e questo limita molto gli utili. Inoltre sul signoreggio, che Bankitalia intasca pulito, non viene pagata una lira di tasse. Perciò la BC è anche il più grande evasore di imposte.
Prima di attuare la riforma monetaria sarà opportuno procedere ad una riforma della nostra Costituzione in cui, nell’Art.1, si sancisce esplicitamente la sovranità inalienabile del Popolo sulla politica e sulla moneta. Inoltre si stabilisce che la emissione e la gestione della moneta è di competenza del Consiglio del Potere esecutivo Monetario autonomo (CPM) i cui vertici vengono eletti direttamente dal Popolo sovrano, così come vengono eletti i parlamentari (potere politico) ed i vertici del potere giudiziario (CSM). Inoltre viene sancito, con una clausola aggiuntiva nell’ Art. 3 della Costituzione (sull'eguaglianza degli esseri umani), che lo Stato, tramite il potere monetario, accredita mensilmente ad ogni cittadino sin dalla nascita un Reddito di Cittadinanza (RdC) che gli consente di soddisfare i propri bisogni primari: alimentazione, alloggio, vestiario, prodotti per la pulizia del corpo, istruzione ed assistenza sanitaria. Con il RdC si attua finalmente il diritto divino di ogni cittadino al pane quotidiano, cioè ad una vita degna di un Essere Umano, e alla libertà dal debito ("...dacci oggi il nostro pane quotidiano... e rimetti a noi i nostri debiti..."). Il Reddito di Cittadinanza è conseguenza del Dovere Morale (la vera Legge) da parte della comunità della solidarietà verso tutti gli esseri umani e di garantire a ciascuno una vita dignitosa. Viene inoltre stabilito nella Costituzione che Il potere esecutivo monetario viene esercitato dal Consiglio del Potere Monetario (CPM) i cui membri sono eletti direttamente dal Popolo (Quarto Potere). I membri eletti dal Popolo eleggono al loro interno uno di loro quale Ministro del Tesoro il quale, pur facendo parte del potere esecutivo (Governo), è autonomo in materia di gestione monetaria e risponde solo alle leggi costituzionali. Per quanto riguarda invece il potere Esecutivo, tutti i ministri (escluso il ministro del Tesoro) vengono eletti dal Parlamento. Successivamente i ministri eleggono al loro interno il Primo Ministro (Presidente del Consiglio). Ricapitolando, il Popolo elegge direttamente:
Tutti i ministri del potere esecutivo (escluso il Ministro del Tesoro) vengono nominati dal Parlamento, i quali eleggono nel proprio ambito il Presidente del Consiglio. Questo perché, a differenza del Ministro del Tesoro, gli altri ministri sono degli esecutori delle decisioni politiche, cioè delle leggi ordinarie emanate dal parlamento. Anche l’elezione diretta, da parte del Popolo, dei tre poteri di cui sopra (potere politico-legislativo, potere esecutivo monetario e potere giudiziario) deve essere sancita nella Costituzione. Dobbiamo distinguere tra questioni pubbliche di breve-medio periodo e questioni pubbliche di lungo periodo. I politici lavorano su questioni di breve-medio periodo, mentre chi gestisce la moneta e chi giudica agisce sul lungo periodo. Per questa differenza di interessi i secondi devono essere indipendenti dai primi. Chi gestisce la moneta svolge sì un ruolo esecutivo, ma esecutivo rispetto alla costituzione, cioè alle leggi di lungo periodo e non esecutivo rispetto al codice di leggi, cioè alle leggi di breve-medio periodo. In sostanza il ministro del Tesoro è il garante della costituzione in materia monetaria, è il garante dell'ordine degli scambi e deve avere potere di veto sulle spese pubbliche scelte dai politici, non sulla composizione, ma sull'ammontare di tale spesa pubblica. In altre parole esiste una costituzione con leggi definitive (lungo periodo) e vi sono leggi mutanti in base alle circostanze. La moneta fa parte della Costituzione, è un potere fondante, è il mezzo stesso che permette lo scambio nella società, è il mezzo che, prima di ogni altro, permette l'esistenza di una società. Per questo è un concetto costitutivo di una società, di lungo periodo, fondamentale, quindi della Costituzione. E per questo motivo non deve essere nelle mani di coloro che cambiano ogni 4 - 5 anni, cioè i politici che ovviamente guardano il breve-medio periodo e considerano ciò che serve nel loro periodo storico. 6.0 – Programma di attuazione della Riforma Monetaria Questo programma potrà essere attuato solo a condizione di poterlo prima presentare e spiegare ai cittadini italiani i quali, una volta compresa l’attuale truffa monetaria, non avranno nessuna remora a votare tale programma. Il Modum (Movimento dell’Umanità), ed altri movimenti, che si pongono gli stessi obiettivi, dovranno unire le loro forze per costituire una coalizione, con un programma di governo, che si impegni per una vasta e capillare attività di informazione dei cittadini, usando tutti i mezzi a disposizione (internet, tv, carta stampata, radio, volantinaggio, ecc), cercando anche di sensibilizzare (cosa che peraltro si sta facendo) gli uomini politici più aperti e non compromessi con i poteri forti. Una volta eletta al governo del Paese, la coalizione procederà subito alla istituzione di una Commissione formata da persone integerrime, esperte di economia e moneta (che fanno parte del Centro Studi Monetari), con il compito di redigere un piano dettagliato per l’attuazione a breve-medio termine della riforma monetaria, secondo le seguenti linee guida: 1. revoca immediata del mandato a Bankitalia di gestione della Tesoreria Provinciale dello Stato. 2. revoca immediata del mandato a Bankitalia di stampa/emissione della moneta-debito. Messa sotto sequestro della stamperia monetaria di Bankitalia. 3. uscita dell’Italia dall’unione monetaria europea – ricusazione del trattato di Maastricht che non consente a nessun paese membro di battere moneta propria. 4. ritorno alla Lira: stampa/emissione diretta da parte dello Stato, tramite il Consiglio del Potere Monetario (CPM), della moneta-credito di proprietà del Popolo, sia metallica (come avviene già oggi tramite la zecca) sia cartacea sotto forma di biglietti di Stato a corso legale. La moneta emessa serve per il pagamento di opere e servizi di pubblica utilità (già realizzate in parte o in toto) a suo tempo autorizzate da un'apposita Commissione autonoma, nell’ambito del CPM, che ha appunto il compito di valutare ed approvare sia la effettiva rispondenza tecnica ai capitolati dei bandi di gara, sia gli effettivi costi dei vari progetti presentati dalle imprese che hanno partecipato ai vari bandi di gara. Le strutture e le risorse umane di Bankitalia verranno trasferite al CPM ed utilizzate per: a) la stampa/emissione dei biglietti di Stato a corso legale; b) vigilare affinché le banche ordinarie operino secondo il principio della riserva obbligatoria del 100% [1]. c) vigilare affinché non si formi inflazione, attraverso il controllo dei flussi monetari in rapporto ai beni e servizi prodotti. La moneta emessa dallo Stato servirà a coprire le spese correnti dell’amministrazione pubblica, nonché a convertire i titoli di credito nominativi (TCN) presentati dalle imprese convenzionate che hanno prodotto ed offerto beni e servizi primari ai cittadini (Reddito di Cittadinanza). La quantità di moneta da emettere deve essere uguale al costo di produzione, dei beni e servizi. Tutta la moneta in circolazione sarà reale, cioè costituita da monete metalliche e biglietti di Stato, quindi sempre controllabile. Per evitare problemi di inflazione, lo Stato, tramite il CPM, potrà all’occorrenza attuare la Fiscalità Monetaria, tassando i profitti (gli utili netti) delle imprese. A tale scopo sarà costituita un anagrafe di tutte le imprese che conterrà, fra l’altro, i bilanci periodicamente controllati dalla Guardia di Finanza dai quali si possono identificare eventuali profitti (utile netto) da tassare in caso di inflazione. La Guardia di Finanza sarà alle dirette dipendenze del CPM. 5. divieto assoluto alle banche ordinarie di creare dal nulla moneta scritturale (virtuale). I prestiti bancari devono essere coperti da una riserva obbligatoria costituita al 100% dal proprio capitale sociale e da depositi vincolati a medio-lungo termine; le banche dovranno perciò accollarsi tutti i rischi connessi all’intermediazione finanziaria. La vigilanza sulle banche verrà esercitata dal CPM, eletto direttamente dal Popolo. E’ importante garantire che nessuna banca ordinaria crei moneta (scritturale) dal nulla, altrimenti si innescherebbe un meccanismo di creazione di inflazione incontrollabile. Perciò è necessario sottoporre le banche commerciali ad una stretta sorveglianza da parte degli organi del CPM ed istituire pene severe per quelle che contravvengono. 6. emissione da parte dello Stato di titoli di credito nominativi (TCN) da accreditare mensilmente ad ogni cittadino quale Reddito di Cittadinanza (RdC), per il soddisfacimento dei propri bisogni primari: alimentazione, vestiario, prodotti per la pulizia del corpo, alloggio, istruzione ed assistenza sanitaria. Il RdC darà un impulso al rilancio dell’economia nazionale, perché incrementerà notevolmente i consumi. Esso inoltre consentirà di eliminare definitivamente la povertà. 7. istituzione di un Tribunale Antiusura che dovrà istruire un processo contro le banche per la restituzione di tutti i capitali e le proprietà sottratti a cittadini privati, imprese e Stato (a causa del signoraggio) da una certa data in poi (da concordare). 8. abolizione di tutto il debito pubblico e privato verso le banche perché illegale. Invece il debito dello stato nei confronti dei cittadini che possiedono titoli di stato sarà onorato a regolare scadenza, con la moneta emessa dallo Stato. 9. abolizione di imposte e tasse. Con ciò si avrà una maggiore equità e giustizia sociale, nonché un rilancio dell’economia. Ci sarà un periodo di tempo in cui le due monete (l’euro e la lira) coesisteranno con un rapporto di cambio fisso, da stabilire. Nel frattempo lo Stato sostituirà l’attuale moneta-debito (Euro) con emissione massiccia di nuova moneta-credito (Lira). E’ da escludere che possa verificarsi un collasso dell’economia, come qualcuno paventa, ma anzi ci sarà sicuramente un rilancio dell’economia del paese. Non ci saranno più monopoli, oligopoli, cartelli, ecc., né pubblici né privati. L’unico monopolio sarà quello dell’emissione della moneta riservato allo Stato, in nome e per conto del Popolo sovrano. Tutte le attività produttive di beni e servizi saranno svolte da imprese private in libera competizione secondo la legge del libero mercato. Lo Stato dovrà solo vigilare che non si formino monopoli di nessun tipo. NOTE: [1] Per evitare che le banche ordinarie continuino a creare moneta (scritturale) dal nulla, è necessario che ogni banca comunichi alla Centrale Crediti (nell’ambito del CPM) ogni mese: · l’elenco dei clienti cui è stato accordato un prestito, l’importo del prestito, la durata ed il tasso di interesse applicato; · movimenti di versamento/prelievo in c/c della clientela al di sopra di un certo importo. · L’elenco dei prestiti accordati nel mese, raggruppati per durata; totale dei prestiti accordati fino a quel momento; gli interessi maturati; · L’importo totale dei depositi a medio-lungo termine; il capitale sociale della banca; il rapporto tra prestiti e depositi. Periodicamente il CPM predisporrà un’ispezione senza preavviso in ogni banca per verificare la correttezza dei suoi comportamenti in ordine alla riserva obbligatoria ed all’eventuale indebita creazione di moneta non coperta da riserva. Ogni banca deve avere un capitale proprio pari almeno ai depositi a medio-lungo termine onde garantire i propri clienti.
Una banca potrebbe essere tentata di erogare prestiti senza copertura a clienti di fiducia, e non denunciarli al CPM. In questo caso il cliente che ha ricevuto la somma in prestito deve pur averla accreditata sul proprio c/c e la banca può farla figurare come deposito barando. Questa anomalia pensiamo possa essere individuata monitorando i movimenti (al di sopra di un certo importo) in c/c. In ogni caso questi tipi di reato possono essere smascherati da un’ispezione senza preavviso. Lo Staff di Modum www.modum.info info@modum.info
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