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Attuale Sistema Economico e Monetario

Data ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2009

1. Sistema Finanziario e Potere
di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it - 5 marzo 2007  
Autrice del libro "DITTATURE: LA STORIA OCCULTA"

Molte persone credono che le banche siano istituzioni che investono i risparmi dei clienti per produrre profitti. Non immaginano neppure lontanamente la vera natura dell'istituzione bancaria. Non associano affatto le crisi economiche, la disoccupazione o le guerre, al sistema finanziario, e quindi non comprendono la vera natura del potere che oggi vessa il mondo intero.

Per giungere alla verità basterebbe sapere che il denaro prestato dalle banche non esiste, è “moneta virtuale”, che pur non esistendo viene caricata di interessi. La banca crea denaro semplicemente scrivendo la cifra sullo schermo del computer, ma i pagamenti del debito devono essere puntuali, altrimenti si impadronisce dell'automobile o della casa, che sono beni reali.

Le banche hanno il potere di stampare denaro. Tale potere viene esercitato in segretezza. I mass media utilizzano parole e concetti per nascondere tale realtà. Ad esempio, parlano della Banca Europea come fosse legata all'Europa, e non dicono che essa è un'istituzione controllata da pochi privati. Lo stesso avviene per la Federal Reserve , il cui presidente viene nominato dal presidente americano, per dare ad intendere che si tratta di un'istituzione governativa. E invece essa è nelle mani di un gruppo di banchieri privati.

Oggi le banche hanno lo scopo principale di saccheggiare i paesi, fornendo banconote con su scritto “Pagabile a vista al portatore”, che in realtà non hanno alcun valore, ma producono debito.

Le banche indebitano gli Stati senza dare nulla se non pezzi di carta stampati. E i popoli si impoveriscono per pagare il debito pubblico che in realtà è una truffa. Ciò significa che noi paghiamo oltre l'1% del nostro Pil annuo ad un gruppo di persone che agiscono e dominano con metodi mafiosi. Le leggi che regolano il sistema bancario occidentale sono irrazionali e disumane. Si persegue un profitto illimitato, a danno degli esseri umani.

L'élite finanziaria ha acquisito questo enorme potere attraverso i secoli, utilizzando tutti i mezzi possibili, compresi la guerra, lo sterminio e la criminalità. Con le guerre, le banche acquisiscono ulteriore potere, perché possono concedere prestiti ai paesi in guerra, e dopo la guerra finanzieranno la ricostruzione, ricavando altri profitti.

Il potere finanziario è stato sempre un potere imperiale, che mira ad assoggettare i popoli e ad accrescere il proprio dominio nel mondo. Nel Settecento il potere finanziario era nelle mani dell'Olanda, che lo rafforzava con metodi violenti e predatori: commerciava schiavi e attuava altri commerci (zucchero, spezie ecc.) che fiorivano grazie alla manodopera schiavile. In seguito alle guerre napoleoniche, l'Inghilterra iniziò a rafforzarsi  e a sottrarre all'Olanda il monopolio del commercio degli schiavi. I banchieri inglesi puntarono alla rivoluzione industriale. L'industria avrebbe accresciuto notevolmente i loro profitti, e li avrebbe trasformati in creditori, persino verso gli Stati Uniti. Questi ultimi utilizzeranno le due guerre mondiali per indebolire l'Europa e piegarla alle loro regole finanziarie. Lo sfruttamento dell'Africa, dell'Asia e del Sud America aveva permesso ai paesi europei e agli Stati Uniti di sviluppare la propria economia. Come spiega Maurizio Zenezini:

E’ sostanzialmente durante il secolo inglese che nasce il “terzo mondo”. Sono soprattutto i paesi asiatici e africani che perdono terreno rispetto all’Europa. E’ difficile negare che la crescita economica dei paesi occidentali a partire dal secolo diciannovesimo abbia contribuito in maniera netta a rallentare la crescita industriale dei paesi del Terzo Mondo....  L'esperienza coloniale ha effettivamente rappresentato un potente fattore di blocco dello sviluppo dei paesi in ritardo economico... un paese industriale come l’India fu trasformato nel XIX secolo nella "fattoria della Gran Bretagna". I paesi europei e gli Stati Uniti, pur aprendosi ai commerci internazionali nel corso del XIX secolo, poterono evitare il declino economico anche grazie a politiche protezionistiche e di difesa delle industrie nazionali... Stati Uniti, Regno  Unito e Germania sono i protagonisti della storia economica del periodo che va dal 1870 alla prima guerra mondiale.... La Gran Bretagna , com’è noto, manteneva persistenti avanzi commerciali verso l’India, che dopo il 1870 divenne il primo mercato per le esportazioni industriali inglesi – le quali non trovavano sbocchi nei paesi europei e negli Stati Uniti, che adottarono politiche protezionistiche fino ai primi anni del XX secolo. Agli avanzi commerciali inglesi corrispondevano afflussi di capitali che la Gran Bretagna investiva con elevati rendimenti soprattutto negli Stati Uniti e impiegava per finanziare le importazioni dagli Stati Uniti e dalla Germania che stavano sviluppando industrie competitive al riparo delle tariffe protezionistiche in settori importanti come la chimica, la siderurgia e la meccanica... l’India poté diventare esportatrice di oppio verso la Cina e di materie prime verso la Gran Bretagna smantellando l’industria artigianale locale. Nello stesso momento in cui queste triangolazioni commerciali e finanziarie distruggevano le basi industriali dei paesi asiatici l’incorporamento dei piccoli contadini nei circuiti internazionali finanziari e delle materie prime e l’estensione della superficie destinata a produrre merci cash crops per l’esportazione a spese dell’agricoltura di sussistenza avviarono cicli di carestie e generarono situazioni di indigenza endemica.[1][1]

L'economia reale si basa sulla quantità di denaro in circolazione. Se c'è poco denaro la gente deve ridurre la spesa, le industrie riducono la produzione e licenziano, e questo riduce ancora di più il denaro da spendere. In questo modo si apre una crisi. I grandi banchieri decidono se creare una crisi oppure no. Nel 1929, fecero aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati. L'aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A metà del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A questo punto, i banchieri avevano tutto l'interesse a provocare la crisi. Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni (negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non avrebbero più potuto pagare i debiti.

L'aumento o il ribasso azionario sono dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa. Nell'ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano i pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi. Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune di esse si suicidarono.

La truffa del crollo del 1929 era stata compresa da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l'8 febbraio del 1928 aveva scritto nel suo diario: "Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione".[2][2] I banchieri avevano agito in modo da bloccare l'economia, e questo si sarebbe riversato anche sul mercato borsistico. Sarebbe inevitabilmente scoppiata una grave crisi, che si ebbe il 29 ottobre del 1929. La quantità di denaro da mettere in circolazione viene decisa dalle banche. Le banche possono alzare o abbassare il tasso di sconto, e così favorire o impedire i prestiti. I banchieri sono guidati da logiche di potere e di profitto. Il crollo di Wall Street doveva servire anche a mettere in crisi alcuni paesi europei, come la Germania , in modo tale da portare la popolazione alla disperazione, e aumentare le probabilità di un governo dittatoriale.[3][3]

Lo scorso 27 febbraio, il crollo della borsa di Shanghai, che ha fatto perdere al mercato cinese 107 miliardi di dollari, e ha causato in Europa la perdita di 270 miliardi e di 210 miliardi alla Borsa statunitense, è stato prodotto da informazioni e da speculazioni. Alan Greespan aveva parlato di una grave e imminente recessione negli Usa, e questo non poteva non produrre reazioni. I grandi banchieri manovrano le informazioni finanziarie e possono orientarle come vogliono, favorendo alcuni mercati e distruggendone altri.  L'élite finanziaria statunitense si è imposta attraverso le due guerre mondiali. Nel 1944, le autorità statunitensi organizzarono la conferenza finanziaria internazionale di Bretton Woods (New Hampshire, Usa), per imporre al mondo il sistema valutario a loro favorevole. Il dollaro venne posto al centro del sistema finanziario, e poteva essere convertito in oro. Il prezzo del dollaro, fissato nel 1934, era di 35 dollari l'oncia (circa 1,1 $ al grammo), e rimase invariato fino al 1971.

Porre il dollaro al centro del sistema finanziario voleva dire poter condizionare e controllare l'economia di tutti i paesi del mondo. Molti di essi, alla fine della guerra, non avevano dollari nelle casse, e dovettero vendere parte del proprio oro al Tesoro americano, per avere i dollari per comprare generi alimentari, materie prime o macchine industriali. Nel 1948, la Francia negoziò la convertibilità della propria valuta in oro, e nel giro di alcuni anni anche gli altri paesi europei e il Giappone fecero altrettanto. Tutti i paesi furono costretti a versare al Fmi 1/4 della quota di partecipazione in oro, o il 10% delle proprie riserve d'oro in dollari. Il  Fmi si appropriò in breve tempo di una quantità enorme di oro. Le autorità americane riuscirono ad impadronirsi del 70% di tutte le riserve mondiali di oro. Ma con lo sviluppo economico del Giappone e dell'Europa, le riserve diminuirono. Nel 1960 erano scese al 44% e nel 1971 si erano ridotte al 21%. Per questo motivo, le banche americane decisero di sganciare il dollaro dall'oro. Nell'agosto del 1971, l 'amministrazione Nixon, unilateralmente, decise di abolire la convertibilità del dollaro in oro. Il prezzo del petrolio salì. Ciò provocò una crisi del sistema monetario internazionale e l'inflazione colpì soprattutto i paesi più poveri.

Nel 1979, nacque il sistema monetario europeo, che imponeva ai paesi membri di versare il 20% delle riserve in oro e il 20% delle riserve in dollari in cambio di Ecu, che poi diventeranno Euro. Di tutto questo beneficiava un sistema finanziario centrale, che era gestito da privati. Firmando il trattato di Maastricht., anche l'Italia si è sottomessa a questo sistema, che oggi costa gran parte del nostro Pil, e impedisce al nostro paese un reale progresso economico.  Nel 1992, il governo Amato, per privatizzare la Banca d'Italia si rivolse alle tre grandi banche americane: la Merril Lynch , la Goldman Sachs e la Salomon Brothers. Il nostro paese venne messo nelle mani dei centri del potere finanziario, con tutto quello che ne sarebbe derivato.

Il nuovo sistema finanziario americano rendeva difficile per i paesi il controllo dei cambi, che diventarono fluttuanti e rendevano possibili speculazioni di ogni genere. I banchieri americani avrebbero acquisito un potere mai avuto prima, producendo a volontà banconote senza alcun valore, che nel circuito finanziario avrebbero conservato il valore avuto in precedenza. Ciò ha creato una finanza selvaggia, sganciata da qualsiasi parametro reale, all'interno della quale tutto poteva diventare possibile e lecito.

La Federal Reserve non notifica più l'ammontare delle banconote  stampate e messe in circolazione. Le famiglie americane si sono indebitate sempre di più, anche a causa della diminuzione dei salari, e molte di esse rischiano di non riuscire a pagare e di perdere casa e automobile, che saranno rilevate dalle banche.

I banchieri americani sono disposti a fare nuove guerre per impedire il crollo definitivo di un'economia basata sul debito. Essi hanno trasformato l'economia in un sistema assurdo e irreale, in cui le speculazioni permettono l'accumulazione di denaro, che non corrisponde a nessuna ricchezza reale e non è stato prodotto dal lavoro.

L'élite dominante ha cancellato il valore del lavoro e ha distrutto ogni riferimento economico e finanziario reale, per poter esercitare senza limiti un potere basato sull'arbitrio e sul crimine. Il sistema finanziario oggi ha accentrato il potere come mai prima, distruggendo il potere dei governi nazionali, e acquisendo potenzialità distruttive enormi. 

Le banche hanno interesse a indebitare gli Stati e i singoli cittadini, per poter incassare il guadagno sul denaro prestato, e per avere il potere di condizionare le scelte politiche ed economiche. Per realizzare questi obiettivi, l'élite finanziaria ha messo in pratica una serie di strategie per indurre a privatizzare i beni pubblici. Ad esempio, utilizza le Borse per attuare speculazioni attraverso le quali controllare le aziende pubbliche,  per farle crollare e rilevarle. La logica è sempre la stessa: prima indebolisci, rendi una società assai mal ridotta, fai in modo da indebitarla, infine la rilevi, e nel giro di alcuni anni puoi trarre profitti. E se i profitti non dovessero arrivare, puoi sempre chiedere denaro pubblico.

Le grandi banche hanno nelle loro mai il potere speculativo della Borsa. Il sistema borsistico è irrazionale e senza regole certe. La prevedibilità di questo sistema è nelle mani di chi lo controlla dall'alto, cioè dei grandi istituti bancari. Il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani di tre grandi banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs. Queste banche si valgono di conoscenze di natura sociologica e psicologica per condizionare i mercati e controllare l'economia. Il loro obiettivo principale è quello di accrescere ancora di più i loro capitali, spogliando i cittadini e le istituzioni. Come osserva l’Economist, i banchieri hanno sempre più ragioni per far si che il potere "torni nell’ombra". Le esigenze di accrescimento del capitale si accaniscono contro i salari, contro lo Stato Sociale e contro gli stessi risparmiatori.

Le guerre nel Terzo Mondo hanno avuto (e hanno) la funzione di seminare disperazione e miseria, per fare in modo che le corporation si appropriassero delle materie prime e della manodopera a basso costo. Il settore finanziario non deve essere separato da quello produttivo, perché in realtà si tratta delle stesse persone, che posseggono denaro per investire nell'industria, o produrre beni e servizi. La globalizzazione neoliberista era il progetto delle banche di accentrare nelle loro mani la ricchezza del mondo.

Negli ultimi secoli, le regole su cui l'intera economia si è basata sono state stabilite dai grandi banchieri. Ad esempio, nei primi decenni dell'Ottocento, i governi inglesi approvarono una serie di leggi che permettevano di espropriare i contadini per favorire lo sviluppo industriale, come avevano richiesto i banchieri e la Corona. Migliaia di contadini finirono in miseria o nelle galere, istituite appositamente per rinchiudere coloro che si sarebbero impoveriti e che costituivano manodopera in eccesso. Nel 1914, il ministro inglese Edward Grey disse ai Comuni: "E' nostro dovere sostenere, nella misura dei nostri mezzi, l'autentico capitale inglese, dovunque esso ricerchi concessioni e si espanda nel mondo".  Già da allora c'era il progetto di espansione nel mondo intero.

La crisi economica viene creata dalle banche, che cercano di fare in modo che vi sia quanto meno possibile denaro in circolazione. Ciò serve ad accrescere il loro potere, e ad indurre le persone ad avere uno stato d'animo depresso o assorbito dai problemi economici. Una tale condizione assoggetta ancora di più gli individui al sistema. Negli ultimi decenni, con la liberalizzazione, il settore finanziario si è rafforzato, permettendo ad alcuni alti guadagni, che in altri settori è più difficile avere. Per questo motivo, molti industriali hanno preferito abbandonare la propria attività per dedicarsi alle speculazioni finanziarie.  Le fusioni e le acquisizioni di gruppi multinazionali o banche, hanno prodotto guadagni per miliardi di dollari, e hanno concentrato la ricchezza nelle mani di poche famiglie. Oggi, l'80% delle ricchezze del mondo sono nelle mani del 2% delle famiglie. 

Attraverso le guerre e le crisi finanziarie, le banche hanno ricolonizzato il Terzo Mondo, e hanno ridotto in miseria milioni di persone. Ad esempio, lo Zambia è un paese ricco di risorse minerarie. I contadini, già nel periodo del colonialismo inglese, furono indotti ad abbandonare le terre per lavorare nelle miniere. Ma i salari erano bassi, e la povertà cresceva. Per "aiutarlo" intervennero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (istituti creati nel 1944 a Bretton Woods). Il debito aumentò, ma la povertà rimase, e anzi si aggravò. Il debito serviva ad assoggettare il paese, e non ad aiutare i poveri. Infatti, il denaro elargito era finito, in gran parte, nelle tasche di funzionari corrotti. Oggi lo Zambia è uno dei paesi più indebitati del mondo. Il suo debito pubblico ammonta a 6.758 milioni di dollari, dei quali il 55% deve essere restituito alle banche di paesi stranieri, e il 42% alla Bm e al Fmi (che sono istituti finanziari i cui azionisti sono per il 60% i banchieri anglo-americani). Il 70-80% degli zambiani vive sotto il limite della povertà (1 dollaro al giorno), mentre la ricchezza prodotta dal paese viene saccheggiata dalle banche. In condizioni analoghe sono stati ridotti parecchi altri paesi del Terzo Mondo, indebitati per alzare i profitti delle banche. Il potere finanziario sta distruggendo le possibilità di sviluppo economico ovunque.

Il sistema occidentale, diversamente da quello islamico, si basa sul profitto ricavato dal denaro stesso. Le guerre contro i popoli arabi devono la loro ragione d'essere, oltre che al saccheggio delle risorse energetiche, anche al timore che il sistema bancario arabo possa essere riconosciuto come migliore di quello occidentale. La cultura islamica non accetta il sistema bancario di tipo occidentale. I musulmani accettano l'idea del profitto che proviene dal proprio lavoro, ma rifiutano l'addebito degli interessi. La Shari'ah proibisce di guadagnare denaro sul denaro.

Dato che anche i musulmani hanno bisogno dei servizi bancari (per finanziare nuove imprese commerciali, per comprare una casa, per comprare una macchina, ecc.), è stato creato il sistema bancario islamico, che oggi ha oltre 100 banche in 40 paesi. Questo sistema è in espansione in Medio oriente, in Arabia Saudita e in molti altri paesi del mondo.

La banca islamica nasce alla fine dell'Ottocento, ma inizia ad affermarsi 30 anni fa, per poter applicare la Shari'ah anche nella gestione delle finanze.  Le ricchezze delle banche islamiche, in forma di deposito, nel 1985, ammontavano a circa 5 bilioni di dollari, e nel 1994 erano salite a 60 bilioni di dollari.

Le banche islamiche esigono principi di trasparenza e di rispetto dei principi etici. Ad esempio, viene proibita la speculazione con un alto margine di incertezza, per proteggere i risparmiatori più deboli. Quindi speculazioni azionarie o futures sono considerati non-islamici. Inoltre vengono banditi commerci considerati immorali, come il commercio di alcol o la costruzione di casinò. Le banche islamiche non concedono prestiti per attività considerate immorali dal Corano. 

Oggi si stanno diffondendo nel mondo sportelli bancari speciali per clienti musulmani, e anche le banche italiane stanno considerando questa possibilità. Persino grandi banche come la Dresdner , la Citibank e la Abn-Amro , hanno istituito rami aziendali che rispettano i principi della Shari'ah.

Le banche islamiche non finanziano il terrorismo perché è contrario ai loro principi etici, e sono soggette ai controlli delle autorità internazionali. Non sono mai stati dimostrati collegamenti fra banche islamiche e reti terroristiche, mentre sono emersi legami fra gli istituti di beneficenza in Arabia Saudita e il finanziamento ad al Qaeda. Anche gli Stati Uniti partecipano attivamente a finanziare al Qaeda attraverso la Cia. Spesso il finanziamento è mascherato da beneficenza o filantropia. Vengono utilizzati enti di beneficenza non soggetti a controlli o a regolamentazioni finanziarie. Ad esempio, il governo saudita ha fondato " La Lega Mondiale dei Musulmani" che ufficialmente sarebbe una fondazione con fini benefici, come dare assistenza ai musulmani. Ma in realtà si tratta di organizzazioni nate per sostenere finanziariamente e dal punto di vista organizzativo le reti terroristiche. La famiglia reale saudita e gli uomini più ricchi del paese versano somme notevoli per il terrorismo. Le autorità americane aggiungono altro sostegno organizzativo e altri finanziamenti.

Il "terrorismo" islamico è un'invenzione dell'élite occidentale, ed ha come obiettivo principale quello di dividere gli occidentali dagli arabi, criminalizzando la cultura araba attraverso i vecchi stereotipi coloniali dell'arabo fanatico e nemico dell'Occidente.  L'élite finanziaria ha creato al Qaeda per additare un nuovo nemico che giustificasse le guerre, e per produrre diffidenza e razzismo verso i musulmani. Attraverso il "terrorismo islamico", si cerca di impedire che gli occidentali si avvicinino alla cultura araba, e comprendano il sistema delle banche islamiche.

Il controllo delle banche è soltanto apparentemente esercitato dai direttori delle banche, come il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. In realtà dietro di essi ci sono i proprietari, che decidono le politiche da imporre. Si tratta delle famiglie dei grandi banchieri europei, come i Rockefeller o i Rothschild. Sono persone che non appaiono mai nei media, nemmeno quando riviste come Forbes fanno la classifica dei più ricchi. Queste persone sono talmente ricche e potenti da dover rimanere nascoste, perché se i popoli scoprissero le loro responsabilità sulla morte o sulla miseria di milioni di persone, il loro potere sarebbe in pericolo.

L'élite finanziaria sceglie anche l'assetto economico e lo modifica a proprio piacimento. Decide su cosa e come investire. Decide cosa produrre e dove. Sono i banchieri di Wall Street a decidere le guerre americane, e questo spiega anche perché si accaniscano così ferocemente contro gli arabi, che oggi sono gli unici a poter contrastare efficacemente il loro sistema di potere, attraverso l'alternativa delle banche islamiche.

Per garantirsi un potere duraturo, i banchieri controllano anche il settore energetico e bellico. Le guerre imperiali anglo-americane (sostenute da altri paesi europei come l'Italia), servono a distruggere la cultura islamica, ritenuta nemica del sistema bancario occidentale, e ad impedire ai popoli di scegliere un sistema alternativo che li liberi dalla schiavitù del sistema imposto dall'élite.

Le banche hanno un ruolo assai importante anche per quanto riguarda l'esistenza e la forza della criminalità organizzata. Il sistema bancario internazionale ricicla giornalmente almeno 300 milioni di dollari provenienti dal mondo del crimine organizzato. Le banche considerano questo denaro allo stesso modo del denaro ricavato da attività lecite. Come osserva Jean Ziegler, c'è ormai una "simbiosi pressoché totale tra capitali accumulati in maniera criminale e capitali legali".[4][4] Grazie al facile riciclaggio del denaro sporco, negli ultimi decenni, le mafie internazionali si sono notevolmente rafforzate ed estese.

L’Ufficio per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine delle Nazioni Unite, ha promosso il "Programma Globale per la lotta al riciclaggio di danaro ‘sporco’". Ma l'azione non potrà mai essere efficace senza la collaborazione delle banche. Oggi le grandi banche speculano su tutti i settori economici, in tutto il mondo. Ad esempio, nel 2006, la Goldman Sachs ha aumentato del 69% le proprie entrate, grazie a investimenti e guadagni commerciali dovuti ad attività che sfruttano in modo disumano la manodopera asiatica. Si è arricchita ulteriormente sulla sofferenza e sulla miseria umana. Così hanno fatto anche altre banche, come la Lehman Brothers e la Merril Lynch. Il potere raggiunto dalle banche ai nostri giorni è senza precedenti. Nemmeno i grandi dittatori della Storia passata avevano nelle loro mani così tanto potere. Le banche hanno acquisito la capacità di sovrastare i poteri statali, e di imporre politiche favorevoli soltanto ai loro interessi.

I dirigenti delle banche guadagnano cifre astronomiche. Ad esempio, il direttore generale della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, ha guadagnato nel 2006 ben 53,4 milioni di dollari. Il mondo di queste persone è completamente avulso dalla realtà del lavoratore comune, che con poche migliaia di dollari deve sopravvivere e mantenere la famiglia. Le banche sottraggono ai popoli le ricchezze materiali, il valore del lavoro e i vantaggi delle attività produttive. Rendono l'esistenza umana sempre più soggetta al problema della sopravvivenza, impedendo lo sviluppo culturale e umano dei popoli.

Le banche di Wall Street, come la Carlyle Group o la Goldman Sachs , finanziano e organizzano le campagne elettorali dei politici, e scelgono soltanto quei candidati che appoggeranno le loro politiche. Negli ultimi decenni le banche non hanno più trovato ostacoli nell'imporre la loro linea politica, che vede tagli nella spesa sociale, e privilegi di ogni genere soltanto per la classe ricca. A causa di ciò, la qualità della vita della maggior parte della popolazione è peggiorata. La disoccupazione è aumentata, e questo ha fatto abbassare i salari. La classe media si è impoverita, a causa della precarizzazione del lavoro e della disoccupazione.

Nel mondo di oggi, la più grave minaccia proviene dall'attuale sistema finanziario, che permette ad un gruppo di persone di agire senza alcun limite morale o legislativo. Oggi queste persone vorrebbero colpire l'Iran per estendere la guerra in Asia e a tutto il mondo islamico. L'obiettivo è distruggere coloro che avversano il loro sistema economico-finanziario, e avere nelle loro mani tutto il potere possibile. Lo stretto connubio fra banchieri, produzione bellica e politici, concentra un potere distruttivo mai avuto prima.

Le banche acquisiscono maggiore potere e ricchezza imponendo occupazioni militari o sistemi dittatoriali. Ad esempio, la Esso Mobil ha aumentato nel 2006, del 26% i suoi profitti grazie allo sfruttamento dei pozzi del Kuwait e dell'Arabia Saudita, paesi in cui sono state imposte dittature. I maggiori azionisti della Esso Mobil sono le grandi banche come  JP Morgan & Co., Barclays e Mellon. La Total-Fina -Elf, gruppo petrolifero che sta producendo profitti in Iraq, è controllato da grandi banche come Mellon e Citigroup. 

La qualità della vita di tutti i lavoratori tende ad abbassarsi, e le istituzioni sono sempre meno centrate sul cittadino, dovendo pagare buona parte dei guadagni nazionali alle banche. I tagli alla spesa pubblica incidono sulla qualità dell'istruzione e dell'assistenza medica, e producono differenze fra chi può permettersi servizi a pagamento e chi no.

Le banche, dunque, esercitano oggi un potere enorme su tutta la popolazione mondiale, e intralciano in vari modi lo sviluppo culturale, morale, materiale e spirituale dei popoli. Nel Terzo Mondo fomentano guerre per produrre profitti, mentre nel Primo Mondo impediscono un maggiore benessere e reggono le redini della situazione economica. I politici sono subordinati a questo assetto, e oggi la loro abilità non consiste nel governare bene, ma nell'ingannare i popoli facendo credere di essere a loro servizio.   

Le banche non sono istituzioni asettiche e neutrali come ci hanno fatto credere. Esse sono un canale attraverso cui un gruppo di persone ci controlla e crea una realtà funzionale ai loro interessi. La realtà attuale è condizionata in modo inimmaginabile da queste strutture, che dettano leggi e valori. Dal sistema finanziario deriva l'intera realtà economica, politica e sociale. Una realtà distorta, disumana, in cui le risorse umane trovano blocchi nei disvalori che producono estraneazione da se stessi. Una realtà in cui tutto dovrebbe ruotare intorno al profitto e all'interesse materiale, come se la vita umana potesse essere ridotta al meccanicismo e al materialismo.

Il sistema finanziario è stato creato da un gruppo di persone che hanno l'obiettivo di dominare sui popoli. Questo gruppo di persone ha creato le regole di base e le ha poste come assiomi, in modo tale che noi fossimo indotti a capire "come" funziona il sistema e non "chi lo ha creato così e perché". Coloro che pongono le regole e i parametri da cui non si potrebbe prescindere, sono anche coloro che ci inducono ad assumere i valori della realtà messa in gioco, condizionandoci attraverso presupposti impliciti, assunti come immodificabili. Il sistema è maggiormente condizionante quanto più se ne assumono i parametri di base in modo inconsapevole. Per questo è necessario capire questo sistema di dominio, imposto con la disinformazione e l'inganno. Un sistema che nessuno sceglierebbe liberamente.

 

Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007). "DITTATURE: LA STORIA OCCULTA"


[1][1] Zenezini Maurizio, "La globalizzazione prima della globalizzazione", Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche Università di Trieste, Febbraio 2003, http://studieur.economia.uniba.it/Sezioni_sito/Novit%C3%A0/globalizzazione_prima.pdf.

[1][2] Moreau Emile, Memorie di un governatore della Banca di Francia, Cariplo-Laterza, Roma-Bari 1986. www.centrostudimonetari.org 
[1][3] Vedi Antonella Randazzo, Dittature. La storia occulta, Il Nuovo Mondo Edizioni, Padova 2007.
[1][4] Ziegler Jean, I signori del crimine, Marco Tropea Editore, Milano 2000, p. 9.

 

2.             Cause dell’attuale crisi economica

(A cura dello staff di Modum)

 

Le crisi economiche si distinguono in crisi dei mercati reali e crisi dei mercati finanziari.

Nei mercati reali si dice che c'è crisi quando c'è recessione, cioè quando la collettività non è in grado di supportare il ciclo produzione-consumo-produzione.

Si produce meno, perché il prodotto non trova un compratore. Si compra di meno perché, producendo di meno, si lavora meno e si guadagna meno.

Chi consuma, anche se vorrebbe consumare, non ha soldi. Chi produce, non lavora, perché non guadagnerebbe nulla (= tanto non avrebbe soldi), restando invenduto un prodotto che non può essere acquistato.

Il consumatore non compra perché non ha soldi sufficienti per farlo: e compra meno in particolare se i prezzi aumentano, se c'è inflazione.

Prezzi alti mandano in crisi i mercati reali. Se a fronte di un aumento dei prezzi, i redditi (=la quantità di moneta) che un individuo può destinare al consumo restano quelli di prima, non si riesce a comprare la stessa quantità di beni di prima e la domanda diminuisce.

Non è vero che il consumatore medio non consuma perché ha aspettative "negative" sul futuro. Non compera perché non ha i soldi! Mettere in gioco le aspettative sul futuro in un mondo dove gli individui in media hanno redditi che non bastano per il presente, è una balla mediatica.

 

Nei mercati finanziari c'è crisi quando, chi investe, perde denaro. Si riduce il capitale di partenza (=anche qui diminuisce la quantità di moneta), si accumulano perdite. Si riduce la massa dei capitali investiti, costituita dalla somma del risparmio di ogni singolo individuo.

Quest'ultimo in caso di stagnazione o recessione e con una inflazione elevata non può nemmeno contare di disinvestire parte del risparmio accumulato perché l'ha perduto: non può più sostenere il suo stato di benessere e deve retrocedere.

 

Insomma ci sono meno soldi in circolazione (la quantità di moneta è diminuita). Ma dove sono finiti? Nelle mani di chi ha saputo profittare dei meccanismi generali che governano l'economia reale e l'economia finanziaria. Una rilevante fetta della ricchezza accumulata e distribuita tra i tanti individui della collettività va a finire nelle mani di pochi. Parte dei frutti del lavoro accumulato negli anni dagli individui non è più nella disponibilità delle masse.

 

La crescita prodotta attraverso il meccanismo produzione-consumo-produzione porta ad una economia più grande - di livello superiore - che ha bisogno di una quantità di moneta che rappresenti e sostenga il livello che l'economia ha raggiunto. Se ad una grande economia togli una parte della quantità di moneta che ha inglobato il valore prodotto dal lavoro che le ha consentito di crescere, quella economia non può più reggere, non è sostenibile, deve recedere al livello corrispondente alla minore quantità di moneta in circolazione.

E' come se non si fosse mai cresciuti, come se non si fosse lavorato abbastanza da permettersi e meritarsi di stare a quel livello di economia. E si deve per forza recedere ad un livello inferiore. Bisogna cominciare daccapo. E' come se un missile avesse abbattuto una casa. Bisogna ricostruirla. E' come se quella casa non fosse mai esistita. E gli inquilini restano senza un tetto.

Cause di una crisi

Le ragioni di una crisi possono essere naturali o causate dall'uomo. Quelle naturali sono imputabili ad eventi naturali: epidemie, terremoti, alluvioni, cambiamenti climatici, ecc.

Sono causate dall'uomo a causa di guerre (le bombe ammazzano persone e distruggono case) o a causa della mala gestione attuata dagli individui che sono al governo delle nazioni.

Le peggiori delle crisi causate dall'uomo sono quelle dolose,cioè fatte col fine proprio di ottenere effetti negativi nell'economia. Chiamiamole pure assassinio delle economie nazionali.

 

In occidente le crisi economiche sono causate dai vertici globali con dolo.

 

La colossale crisi che colpisce oggigiorno le economie capitalistiche dei paesi occidentali o filo-occidentali (estremo oriente) non fa eccezione.

 

Tralasciamo la crisi nei mercati reali (inflazione e meno consumo) e concentriamoci su quella più eclatante, al centro di un dibattito internazionale: quella finanziaria.

 

I risparmiatori perdono soldi in borsa; e i debitori delle banche pagano più interessi sui mutui accordati.

I singoli cittadini vengono depredati su due fronti: dalle speculazioni di borsa che originano dai famosi sub-prime e dall'aumento dei tassi di sconto e interbancari dovuti, rispettivamente, all'inflazione e al calo di fiducia che una banca ha nei confronti delle altre.

Insomma le crisi dei mutui e dei mercati si alimentano a vicenda.

 

Per meglio capire questa situazione si analizzerà la speculazione da un lato e i mutui dall'altro.

 

La raccolta speculativa

 

I giochi speculativi sono gli unici che fanno guadagnare NEI mercati.

 

Per gioco speculativo intendo l'insieme delle operazioni in titoli e derivati di titoli che hanno come obiettivo quello di guadagnare il più possibile in un'ottica di breve periodo.

 

I cosiddetti "cassettisti", quelli cioè che comprano titoli e se li tengono stretti -nel cassetto-, fedeli al progetto di investimento iniziale (sia esso azionario o obbligazionario), sono la minoranza. I cassettisti sono coloro che lucrano dai propri investimenti il loro frutto naturale: dividendi e interessi. Ragionano in un'ottica di lungo periodo e scelgono come Gestore del proprio risparmio direttamente chi crea valore tangibile (nuovi prodotti e servizi): le aziende. I cassettisti guadagnano nelle aziende. Gli speculatori lucrano sul "frutto" dei mercati finanziari.

 

I mercati finanziari, però, non nascono per fini speculativi: non nascono per consentire guadagni prodotti al loro interno. I mercati finanziari non producono valore reale.

 

In prima istanza nascono per consentire alle imprese di raccogliere il denaro che permetta loro di nascere, svilupparsi, crescere: insomma per cercare soci -che mettano i soldi e che diventino proprietari di una quota dell'impresa - oppure per cercare finanziamenti alternativi ai mutui bancari (mercato primario).

 

In seconda istanza nascono per consentire a chi ha comperato i titoli delle imprese di riavere i soldi investiti "anzitempo": prima che un'impresa decida di chiudere per libera scelta e restituisca il valore di bilancio delle azioni o prima che una obbligazione giunga a scadenza e venga rimborsata al valore nominale (mercato secondario).

 

I mercati insomma nascono per commerciare titoli rappresentativi di capitali investiti in organizzazioni di mezzi e di persone che lavorano grazie a quei mezzi o per produrre quei mezzi. Sono queste organizzazioni che producono valore reale.

 

Qualunque operazione che ha come fine quello di guadagnare in maniera del tutto sganciata dal valore della produzione delle imprese "quotate", è un'operazione che penalizza la controparte della compravendita di titoli.

 

Quando investire in borsa non significa investire nelle imprese, passiamo dalla finanza aziendale al casinò. Come nei casinò il banco vince sempre, nelle borse le banche vincono sempre.

 

Ciò che si perde di vista quando si parla di borsa e di mercati finanziari è proprio lo scopo originario degli stessi. Via via negli anni, si è costruito un insieme di agglomerati, aggregati e sovrastrutture che hanno dematerializzato e spersonalizzato la raccolta di capitali da parte delle imprese.

 

L'intermediazione al collocamento e alla negoziazione degli strumenti finanziari ha prodotto artifici, inefficienze e costi a tutto danno dei risparmiatori.

 

Già, perché il grosso del danaro che nutre e lubrifica i mercati è costituito dal risparmio accumulato dai singoli lavoratori, coloro cioè che -dal basso- danno valore col lavoro a quella moneta emessa dal nulla dalle banche centrali e, poi, dalle banche attraverso il meccanismo del moltiplicatore.

 

Solo quella moneta "lavorata", "guadagnata col lavoro", "che ha come sottostante valore reale e vero reddito nazionale" è portatrice di valore all'interno dei mercati.

 

Ed è quella che è oggetto di operazioni speculative che hanno come obiettivo quello di succhiare la linfa "risparmio".

 

Il vero denaro prodotto nei bassi fondi, a cicli, va in ultima analisi a riempire i conti correnti delle multinazionali della finanza, private banche d'affari (affari per loro non certo per i risparmiatori) che fanno capo a poche dinastie di banchieri.

 

I banchieri, insomma, sono pescatori: raccolgono il controvalore finanziario dall'economia reale. In questo caso la raccolta è costituito dal denaro che approda ai mercati finanziari.

 

La raccolta immobiliare: il mutuo ipotecario

 

Il secondo metodo di raccolta è la "raccolta dei beni immobiliari" costituita da case e terreni. Si realizza in occasione di insolvenze e sofferenze da mutui e prestiti ipotecari. Un privato cittadino che non riesce più ad onorare l'impegno alla restituzione dei soldi ricevuti per comperare un immobile o un terreno, viene espropriato di un bene reale, sia esso un terreno o una casa. A fronte della concessione di un mezzo di pagamento fittizio, la banca alla fine si trova con un immobile, bene reale per eccellenza (immune per decenni da fenomeni di obsolescenza, senescenza e inadeguatezza direbbe un contabile).

 

Una duplice raccolta quindi: raccolta del risparmio e concessione di mutui ipotecari. Guarda caso, l'odierna crisi dei mercati nasce dai mutui immobiliari sub-prime statunitensi: il pescatore ha deciso di tirare entrambe le reti contemporaneamente.

 

Come vengono gettate le reti: le provvigioni e i negozi finanziari

 

Il sistema per funzionare ha bisogno di una rete che raggiunga i consumatori finali, i singoli individui.

Basta guardarsi attorno per accorgersi dell'incredibile diffusione di negozi finanziari, di negozi per la promozione dei prodotti di investimento (ad es. fondi comuni) e la concessione di mutui.

 

La vendita al consumatore finale di tali prodotti porta alla piramide che c'è dietro enormi guadagni: le provvigioni riconosciute alle reti di negozi finanziari per il collocamento di tali prodotti.

Tali provvigioni sono variabili: sono proporzionali ai costi e ai rischi che il consumatore finale si accolla al momento della sottoscrizione.

 

Nell'attività di collocamento di prodotti di investimento, la variabilità della provvigione fa venir meno l'imparzialità nell'attività di consulenza che i promotori offrono ai clienti. I consulenti sono invogliati da lauti guadagni a far sottoscrivere contratti che sottraggono capitale al cliente. Un risparmiatore cioè al momento della sottoscrizione vede già decurtato il capitale investito di commissioni d'ingresso. Successivamente il capitale e i rendimenti saranno soggetti a ulteriori trattenute, molte delle quali indipendenti dai risultati che la gestione del risparmio ha conseguito. Si capisce perché le banche ti invoglino a comperare obbligazioni Parmalat o Lehman Brothers, spacciandole per prodotti altamente sicuri e garantiti: le provvigioni riconosciute per il loro collocamento erano certamente molto elevate.

Peccato che quando i giornalisti chiedono lumi all'ABI o ai rappresentanti delle banche sul perché si spaccino titoli spazzatura, a nessuno viene in mente di chiedere a questi signori quanto ci guadagnavano dalla vendita di obbligazioni Lehman Brothers. Peccato che non si spieghi mai perché le banche sono riluttanti a vendere buoni del tesoro ad un cliente che esplicitamente li chiede. E' una semplice questione di provvigioni.

 

Per concludere

 

Allora che fine fa il denaro che perde una persona? Va a finire nelle tasche di poche persone. Chiamiamoli pure i creatori del sistema.

 

Questi signori sono beneficiari finali degli utili che provengono da:

1.      capital gain derivante dalla compravendita speculativa nelle borse;

2.      utili derivanti dalla commercializzazione di strumenti di investimento: le provvigioni; (abbiamo tralasciato il guadagno dalla commercializzazione dei derivati, ma c'è anche quello)

3.      utili derivanti dai mutui ipotecari: già redditizi di per sé, diventano la gallina dalle uova d'oro con i tassi di interesse in salita e i pignoramenti.

 

L'economia nel suo complesso, che è quella che fa informazione, che oggetto di discussioni e politiche, condiziona l'umore, le aspettative e il comportamento dei singoli individui e gli humour, le aspettative e il comportamento degli operatori di borsa, è controllata dall'alto.

Ciò che accade nei mercati non è il frutto del comportamento di infiniti operatori economici fondato su razionalità, trasparenza dell'informazione e libera concorrenza. I prezzi dei mercati borsistici sono i più pilotati di tutti. Perché gli operatori di mercato non sono tutti uguali, non hanno gli stessi "poteri" e non hanno accesso alle stesse informazioni.

Anche nelle borse c'è una struttura piramidale. Ci sono i pesciolini e via via pesci sempre più grandi, con poteri sempre più ampi e disponibilità monetarie "infinite". Ci sono salumerie al dettaglio e società della grande distribuzione. E il pesce grande mangia quello piccolo.

E poi c'è il multilevel marketing, il mercato delle "provvigioni" derivante dalla commercializzazione di prodotti finanziari più o meno complessi. Provvigioni erogate dall'alto verso il basso per tutta la piramide della vendita di prodotti finanziari. Costituiscono l'elemento di maggiore condizionamento nell'attività di consulenza al cliente finale per la più idonea soluzione per investire i propri risparmi. Assicurazioni sulla vita, fondi comuni, singole obbligazioni sono i prodotti più collocati da quei tipi gentili che incontriamo alla scrivania dell'ufficio consulenza di una filiale bancaria. Ai risparmiatori viene proposto SEMPRE il prodotto che più fa guadagnare chi ce lo propone.

 

21/10/2008

 

3. Conto alla rovescia

Postato il Lunedi 13 Aprile 2009 (19:00) di davide

DI VALERIO LO MONACO

Globalizzazione, esaurimento energetico, poche alternative, mistificazioni, perdita della sovranità monetaria e problemi ambientali: il mondo (e l’Italia) è in ginocchio. Appunti per non farsi incantare. E per non credere in false aspettative.

Avere “fiducia” in un sistema che crolla, una Italia fallita e nessuna possibilità di ripresa, più che un atto di fede è ormai pratica disperata. Tolti i temi religiosi, considerato che in questo caso vogliamo parlare di cose tutt'altro che spirituali, è il caso pertanto di eliminare le credenze di qualsiasi tipo e attenersi ai fatti. Con due premesse, anzi tre.

La prima: eliminare i dogmi significa fare tabula rasa di quanti sino a ieri lodavano il mondo nel quale vivevamo e, dopo averci condotto al disastro attuale senza abbozzare la benché minima esegesi o critica, pretendono oggi di essere ascoltati ancora.

La seconda: ciò che ci apprestiamo a fare è la realizzazione di un mosaico composto da alcuni punti chiave sui quali riflettere; sui quali lasciamo a chi legge l'onere di trarre conclusioni. Con un suggerimento: razionalità.

E ora la terza e ultima premessa: cerchiamo di arrivare a capire la situazione attuale per quella che è e soprattutto a pensare al futuro per quello che verosimilmente potrebbe essere. Non per quello che vorremmo o ci auguriamo che sarà.

Va da sé che la cosa implichi realismo assoluto. Ebbene, è - o dovrebbe - essere chiaro ormai a tutti che siamo arrivati al countdown finale. Qualcuno, sappiamo per certo, bollerà quanto andiamo a scrivere come pessimismo cosmico e disfattismo. Non ci interessa. Siamo convinti di fare unicamente opera di puro - e salutare - realismo. Che è quello che serve, a meno di non pendere dalla labbra di personaggi come l'attuale Presidente del Consiglio, che a fronte della situazione intima agli italiani di lavorare di più e di avere fiducia nella ripresa dell'economia. Su quali basi non è dato sapere. Per chi si sottrae alla confusione mediatica, invece, è fin troppo facile mettere a fuoco i motivi per i quali avere fiducia nella ripresa del nostro modello di sviluppo ormai in crisi è non solo un atto, appunto, visionario, ma anche colpevole. Colpevole della propria sorte e di quella degli altri, in primo luogo dei nostri figli e nipoti. Così come è colpevole il silenzio di chi, venuto a conoscenza di dati tanto allarmanti quanto incontrovertibili, si ostina a non diffonderli. E dunque a mantenere la gente nell'ignoranza più totale.

C’è l’economia, al centro del nostro modello di sviluppo.

E per capirne il tracollo dobbiamo scrutare nei suoi meccanismi, come se si trattasse della scatola nera di un aereo precipitato.

Arrivati al punto in cui siamo non ci si può però esimere dall'entrare nel dettaglio pratico dei motivi per il quale sta crollando. E dei motivi per il quale non risorgerà. Globalizzazione, finaziarizzazione, tessuto industriale, perdita della sovranità monetaria, petrolio ed energie, ecosistema. Tutti ambiti collegati strettamente al fattore economico, come è inevitabile che sia, visto che al centro del nostro sistema di sviluppo, ormai in fase terminale, c’è proprio l’economia. Ed è al suo interno che si deve scrutare, come nella scatola nera di un aereo precipitato, per cercare di capire le cause che hanno portato allo stato attuale. Soprattutto per capire cosa non è lecito aspettarsi - ovvero in cosa è lecito non avere fiducia - al fine di prendere davvero coscienza della situazione. Centriamo il tutto sull'Italia, anche se tutti i temi, strettamente collegati tra loro, fanno parte ormai di una problematica mondiale.

Un sistema auto-divorante

Tutto ciò ci introduce subito al primo tassello del mosaico. Ovvero la globalizzazione. Partiamo da oggi e andiamo rapidamente a ritroso: oggi dobbiamo consumare per poter lavorare. Una volta era il contrario: si lavorava per poter consumare, ovvero per vivere. Non solo: oggi lavoriamo anche per coprire dei debiti di varia natura. La voracità del mercato e della natura intrinseca del sistema stesso ci ha imposto di consumare sempre di più, anche oltre le nostre possibilità. E dunque ricorrendo ai debiti, che sono principalmente di due ordini: economici ed ecologici, o meglio, ecocompatibili.

Nella fase attuale ci troviamo nella situazione di chi ha speso molto più di quanto ha guadagnato e ha contratto talmente tanti debiti da non poter spendere nulla di più e anzi, da essere costretto a lavorare come uno schiavo solo per fare fronte ai debiti da saldare. E il conto è salato. Tanto salato da rendere impossibile che si arrivi ad estinguerlo. Non solo: la natura stessa di questo meccanismo, ovvero della ricerca del massimo profitto delle aziende, che si sono preoccupate solo di produrre al minor costo possibile, ha innescato, dalla rivoluzione industriale in poi, una lunghissima serie di reazioni a catena e di effetti collaterali che hanno precipitato la situazione mondiale in una selva di errori, alcuni dei quali irreparabili. Questi non hanno fatto altro che spingere il sistema stesso al collasso al quale ci stiamo rapidamente avvicinando. Ne sono testimonianza, tra le altre cose, i crescenti scontri civili in varie parti del mondo.

Troppi nodi sono venuti al pettine. Tutti riconducibili a un unico, madornale errore: sviluppo infinito in uno spazio finito. È irritante, quasi inconcepibile, pensare a come tutto il nostro modello di sviluppo si fondi sulla responsabilità di chi ha basato i propri calcoli (e la sedicente "scienza" economica) su questo errore e ci ha portato allo stato attuale per non aver compreso (o peggio, tenuto nascosto) un assunto da prima elementare: dato uno spazio finito quanto potrà crescere al suo interno un contenuto?

Ancora di più è incredibile come si sia potuto nascondere a miliardi di persone una verità tanto elementare. Naturalmente parliamo delle persone che vivono all'interno di questo modello, non già di chi lo subisce sotto forma di guerre e sfruttamento. Soprattutto, è incredibile come una quantità così piccola di persone abbia potuto sprofondare il mondo intero in questo stato. E come tutti si siano fatti docilmente conquistare e ridurre in schiavitù senza ribellarsi. Comprati - letteralmente - da promesse fasulle su un futuro impossibile, elettrodomestici a basso costo e mignotte da teleschermo.

Non è un caso che chi invece aveva colto l'assurdo del nostro modello sia stato messo a tacere attraverso l’oblio e l’ostracismo. Che si tratti di intellettuali, politici, scienziati o saggisti, chiunque abbia tentato di far capire l'errore di fondo è stato silenziato per non disturbare i gruppi di potere, i manovratori dei fili, nel raggiungimento del loro intento. Mediante la commistione dei poteri economico-politico e mediatico si è riusciti a sabotare, quasi del tutto, qualsiasi pensiero non conforme. Entrare in possesso, ovvero avere accesso a dati scientifici e prodotti intellettuali fuori dalla logica attuale, pertanto, è stato ed è compito non facile. Preclusi ai più, questi testi fortunatamente filtrano in piccola parte attraverso saggisti, intellettuali, giornalisti ed editori indipendenti - nel senso letterale del termine - e coraggiosi. E attraverso la "luce" che ogni tanto si accende nella mente delle persone. Sopratutto, e in particolare oggi, l'esigenza di accedere a tali dati per confermare le proprie intuizioni in seguito agli effetti che viviamo della caduta dell'industrialismo e dell'economicismo, apre nuove possibilità di conoscenza. Che devono essere perseguite.

La crisi attuale è esplosa per una congerie di motivi tra loro collegati, e tutti riconducibili all'errore primigenio. Sopra a tutti l'esplosione (dagli effetti non ancora manifestati del tutto) dell'ultimo stadio di questo diabolico dogma, ovvero la finaziarizzazione. Il tentativo di creare ricchezza dal nulla - letterale - e di moltiplicarla esponenzialmente senza considerare gli effetti reali di una speculazione avvenuta su binari virtuali. Ovvero falsi, inesistenti, puro esercizio grafico su fogli di carta. Dai reali, questo sì, effetti devastanti sull'economia e la vita vissuta.

Su quest'ultimo punto non è il caso di tornare sopra. A meno di essere totalmente incoscienti si ha oggi una percezione più che nitida dello stato delle cose. Ciò che si fatica ancora a vedere e a mettere in prospettiva, sono invece altri fenomeni collegati, i quali sono poi quelli che dovrebbero indurre a capire perché il richiamo alla fiducia nella ripresa di questo sistema dovrebbe essere considerato come un crimine contro l'umanità. Il nostro sistema si basa sullo sfruttamento, di risorse umane e naturali. E produce dei "rifiuti". Umani e naturali. I quali sono arrivati oggi a dei punti di non ritorno.

Energia? Esaurita

È iniziato il conto alla rovescia riguardo l'energia. Il petrolio, materia prima che ha permesso l'espansione del capitalismo industriale, sta finendo. Malgrado le poche scoperte annuali di nuovi giacimenti, e malgrado le guerre di conquista dei territori che ne contengono in maggiore misura, la curva di produttività sta rapidamente scemando. Stiamo raggiungendo, peraltro, la curva di rendimento. In parole molto semplici: tra poco per ogni barile di petrolio estratto dovremo impiegarne un altro per estrarlo.

Mentre è facilmente comprensibile - o dovrebbe esserlo - capire cosa questo comporti a livello globale, altrettanto non si può dire di chi si ostina a credere a fonti di energia alternative. Qualcuno ipotizza di iniziare a depredare nuovi giacimenti di carbone. Qualcuno sostiene il nucleare. Qualcuno addirittura l'idrogeno.

Partiamo da quest'ultimo. Prima mistificazione: l'idrogeno è una fonte di energia. Sbagliato. L'idrogeno è un vettore di energia. È un elemento che non esiste allo stato naturale. Per procurasi l'idrogeno si deve ricorrere ad altre fonti di energia. Vero è che una volta bruciato (calore o conversione energetica) si produce come scoria solo innocuo vapore acqueo, ma il problema è a monte: per estrarlo e lavorarlo si devono usare processi chimici ed elettrolisi. E dunque elettricità. E siamo da capo. L'energia necessaria per produrlo è superiore a quella che si ottiene a processo finito.

Rispetto alle energie alternative è in corso una seconda farsa: non si tratta di alternative ma di derivative. Senza considerare il punto cruciale ulteriore, che ci porta dritti e rapidamente a un altro aspetto. Le scorie, i rifiuti.

È iniziato il conto alla rovescia per il nostro pianeta. E sempre per effetto del vizio originario. Le scorie che produciamo non si eliminano, ma si accumulano. I materiali che estraiamo e i sistemi con i quali deprediamo il pianeta non sono infiniti. Stanno finendo. Ma mentre per il secondo punto le conseguenze non sono ancora arrivate al punto zero, per il primo abbiamo già compromesso molto di ciò che avevano a disposizione. Ciò che bruciamo finisce nell'atmosfera, nei nostri polmoni, nel cibo che mangiamo, nell'acqua che beviamo, nei mari. L'era dell'automobile è finita. Solo in un mondo folle si poteva pensare che fosse normale passare due ore al giorno nel traffico per andare al lavoro senza che questo aspetto avesse un impatto psicologico sulla qualità della vita e uno fisico sull'inquinamento.

La via d'uscita non è quella di trovare una nuova fonte di energia, con gli inceneritori (solo nel nostro paese, pelosamente, vengono chiamati termovalorizzatori che non valorizzano proprio nulla, ma semplicemente inceneriscono i rifiuti per volatilizzarli nei nostri polmoni e nel terreno che coltiviamo e sul quale alleviamo). E non è nemmeno nel nucleare, che è una tecnologia incompleta, visto che produce scorie dannosissime per le quali ancora oggi non è stato trovato un sistema di smaltimento sicuro e definitivo oltre al problema dell’uranio, che anch’esso, prima o poi finirà. Stesso dicasi per altri fonti energetiche che bruciano qualcosa (carbone, legno...) e che immettono nell’aria altri rifiuti.

L'unica prospettiva realistica pertanto è quella di consumare meno energia. Ovvero di usare quell’energia che non produce scorie (sole, vento) o di sfruttare altre fonti di energia naturali (Per esempio: maree e geotermica). Si tratterà comunque di cambiare sensibilmente il proprio stile di vita. E di fare i conti con chi, pur di non modificarlo, continuerà a uccidere la terra e il futuro dei propri figli.

 “Tessuto industriale”. Per cosa?

È iniziato il conto alla rovescia, peraltro, del tessuto industriale, soprattutto di quello invischiato nel gioco globale. E non solo per i motivi energetici che abbiamo visto. Ma anche per altri due motivi: da una parte il fatto che la merce ha saturato le umane possibilità di accumulo e acquisto; dall'altra parte per il fatto che il nostro Paese, perdendo posti di lavoro in seguito alla delocalizzazione delle aziende verso mercati con un costo del lavoro più basso e nessuna regola contrattuale, non è più in grado di consumare, né di fare debiti per continuare a farlo.

Con una popolazione impoverita, fiaccata da precariato e disoccupazione, schiacciata dai debiti già contratti e senza possibilità di farne altri, come si può sperare in una ripresa industriale?

L'errore delle aziende è stato proprio quello di non comprendere che la delocalizzazione ha permesso sì a loro di ridurre i costi e massimizzare i profitti sul breve termine, ma allo stesso tempo ha ridotto le possibilità di acquisto (ovvero il denaro che i lavoratori erano in grado di spendere dopo averlo guadagnato) di chi poi avrebbe dovuto comperare. Produrre altrove e ridurre la forza lavoro in Italia ha contribuito a bloccare il circuito, falcidiando la capacità di acquisto proprio nello stesso luogo in cui la merce prodotta altrove tornava per essere venduta. Senza considerare la provenienza indiscriminata di altri prodotti da parte di altri Paesi (vedi la Cina), a costo ancora più basso. Con lo sfruttamento assoluto del presente si è finito col bruciare tutto il futuro possibile.

Ora, realisticamente, con una popolazione impoverita, fiaccata dal precariato e dalla disoccupazione, con debiti economici già contratti e dunque nessuna possibilità di acquisto, come è possibile sperare in una ripresa del tessuto industriale? Chi comprerà cosa? E con quali soldi?

Stato italiano: economicamente fallito

È iniziato il conto alla rovescia per lo Stato italiano nel suo insieme. E la causa principale ha la data di un evento preciso: quello della perdita della sovranità monetaria. Aspetto economico e politico al tempo stesso.

Molti ancora non si rendono conto di questo meccanismo. Il che non è strano, considerata la difficoltà dell'argomento. Lo approfondiremo in altra circostanza, ma ora in un periodo o due cerchiamo di impostare il tema.

Logica vorrebbe che uno Stato sovrano fosse padrone della propria moneta. Cioè che i cittadini italiani stessi fossero padroni della propria moneta. Ovvero che un istituto statale preposto alla cosa stampasse moneta secondo le esigenze interne e, soprattutto, in base a un controvalore certo. La Banca d'Italia, in teoria, dovrebbe essere questo organismo. E molti ancora oggi credono che sia così.

Accade invece una cosa assurda: la Banca d'Italia non è un organismo statale, ovvero degli italiani. La Banca d'Italia è un istituto privato - ovvero posseduto da pochi privati - nella fattispecie una Spa, per giunta controllata da altre banche anch'esse private (come IntesaSanPaolo, Unicredit e Capitalia) le quali hanno, come in tutte le società per azioni, il solo scopo di guadagnare (ancora: guadagno privato). Dunque di non servire a una funzione pubblica.

Ancora, e più importante: la moneta attualmente in circolazione nel nostro Paese non è nostra. Ma ci è stata prestata. Da chi? Dalla Banca Centrale Europea.

La cosa è evidente: se il popolo è sovrano - la nostra Costituzione questo dice... - perché mai dovrebbe essere costretto a chiedere in prestito la moneta? In prestito si chiede una cosa che non è propria. Appunto. Inoltre, ed ecco che il cerchio si chiude, come tutte le cose in prestito, anche la moneta si deve rendere. Con un interesse.

Ergo, la moneta che la Bce - attenzione: banca privata anch'essa, ovvero posseduta da pochi privati - è stata "autorizzata" a stampare e far circolare nella Unione Europea e della quale ha monopolio assoluto (ovvero è l'unica moneta accettata legalmente) viene prestata allo Stato italiano. Il quale la deve rendere con un interesse.

Come avviene la cosa? Lo Stato italiano ha bisogno di denaro; la Bce lo stampa e glielo conferisce dietro l'emissione di titoli di Stato (praticamente delle cambiali) che lo Stato italiano si impegna a onorare, ovvero a pagare, con la maggiorazione di un interesse. A chi? Alla Bce. Ai privati che posseggono la Bce.

Una volta che i Titoli di Stato arrivano a scadenza, lo Stato italiano deve onorarli, ovviamente maggiorati dell'interesse. Ebbene, attenzione: gli interessi gravano in misura decisiva sul nostro debito pubblico. Debito pubblico del quale sentiamo parlare in ogni trasmissione televisiva senza avere mai spiegazione in merito ai motivi reali della sua provenienza. E senza che uno straccio di conduttore si premuri, come deontologia professionale vorrebbe, di chiedere al politico di turno di spiegare la cosa.

Riepiloghiamo: un gruppo di soggetti privati è autorizzato a stampare denaro, lo presta a tutti noi a fronte di un interesse, decide quanto deve darcene e decide a quale tasso darcelo.

E attenzione: i conti dell'Italia sarebbero a posto. Il bilancio primario del nostro Paese, ovvero la differenza tra le entrate tributarie e le spese dello Stato (stipendi dipendenti pubblici, servizi eccetera) è ampiamente superiore allo zero. Il che significa che è in attivo, non fosse che per quanto abbiamo detto. Come mai allora abbiamo uno dei più alti debiti pubblici del mondo? Tirate voi le somme.

Oltretutto se fosse lo Stato, in nome e per conto del Popolo, ad emettere moneta a credito, in proporzione ai beni e servizi prodotti, non ci sarebbe neppure i Debito Pubblico e con esso le imposte e tasse.

La domanda alla quale rispondere per leggere un po' il futuro è dunque la seguente: visto che attualmente lo Stato italiano non riesce a pagare non solo gli interessi, ma neanche gli interessi sugli interessi, e vista la situazione produttiva del nostro Paese, la perdita dei posti di lavoro e la impossibile speranza di vederli ricomparire secondo il sistema di sviluppo precedente alla crisi, quale possibilità razionale c'è anche solo di ipotizzare il sistema con il quale pagare tali debiti. E quando? Basteranno i nostri figli? O i figli dei figli dei nostri figli?

Fiducia in cosa, dunque?

Sapete cosa può - temporaneamente - fare finta di salvarci? Un'altra bolla. Un'altra speculazione. Un altro spostamento in là dei nodi attualmente al pettine. Il mercato, i padroni del vapore faranno di tutto per inventarsela. E i media ufficiali, che dai signori sono controllati, faranno di tutto per non raccontare le cose come stanno e per coprire per l'ennesima volta lo stupro sistematico dei cittadini.

Aspettare una nuova bolla - sia pure senza considerare quanto abbiamo detto in merito al petrolio, all'energia e ai problemi ecologici dietro l'angolo - equivale però a dire che non si tratta di un salvataggio. Ma di uno spostamento nel tempo dello schianto. Una dilazione che non farebbe altro che peggiorare la situazione, peraltro. Caricando le generazioni - attenzione: non quelle che sopravverranno tra qualche secolo, ma già quella attuale e quelle immediatamente successive - del conto che nel frattempo si sarà gonfiato ancora di più a dismisura.

Cosa aspettarsi? Immaginatelo voi stessi. Con un suggerimento di metodo, però: seguite la logica e il ragionamento. Pensate a cosa può accadere, non a cosa vorreste che accadesse. Tanto meno a cosa ci dicono che accadrà. Insomma, ragionate con la vostra testa e non fatevi abbindolare dai richiami di politica e media: esattamente quei richiami che hanno portato (per molti inconsapevolmente, per altri colpevolmente) allo stato attuale delle cose. La prossima volta proveremo a ipotizzare il momento zero. Perché ci aspetta e va pertanto affrontato. Con forza, onore e dignità. Certo, cambiando sensibilmente le proprie abitudini.

Valerio Lo Monaco

 

4. Riflessione sull’attuale situazione economica italiana

(Con la collaborazione dello Staff di Modum)

 

Lo Stato oggi può scegliere varie possibilità per reperire le risorse occorrenti ai propri fabbisogni:

1.      Indebitarsi nei confronti della Banca Centrale (BC), chiedendo in prestito alla BC l’emissione di nuova moneta.

2.      Indebitarsi nei confronti dei cittadini con l’emissione di Titoli di Stato (BOT, BTP, CCT, ecc)

3.      Tassare i propri cittadini direttamente o indirettamente (imposte e tasse, inflazione)

4.      Vendere (svendere) i propri beni (i beni del Popolo)

5.      Accordare condoni di varia natura (condoni edilizi, fiscali, ecc)

Le scelte di cui ai punti 1 e 2 generano il cosiddetto Debito Pubblico che cresce sempre più per effetto anche degli interessi che si accumulano. E il Debito Pubblico che la comunità deve pagare è solo verso le banche, cui è stata concessa dai politici inetti (e in ultima analisi da noi cittadini che li abbiamo eletti) la proprietà della moneta-debito. Quando la BC emette moneta prestandola con gli interessi allo Stato, riceve in cambio in eguale ammontare titoli di Stato (CCT, BCT, ecc) che vende ed intasca il ricavato. Inoltre l’ammontare del valore nominale della moneta cartacea emessa viene registrata nel passivo del C/Patrimoniale del Bilancio sul quale la BC non ci paga neppure una lira di tasse.

La scelta n° 3 incide da una parte sull’aumento dei prezzi dei beni e servizi in quanto le imprese scaricano il carico fiscale sui prezzi dei loro prodotti. Dall’altra parte causa una riduzione dei consumi in quanto la gente ha meno soldi da spendere e con quelli che ha compra di meno per effetto del carovita. Per quanto riguarda l’inflazione, che è una forma indiretta di tassazione, da una parte avvantaggia lo Stato debitore che vede svalutati i propri debiti, dall’altra va a svantaggio dei cittadini poiché riduce il potere d’acquisto della moneta.

Quando lo Stato non può far fronte ai propri debiti, tramite nuove emissioni di moneta da parte della BC, è costretto a vendere i propri beni (scelta n° 4) che sono beni della Comunità la quale si impoverisce sempre di più, a vantaggio dei creditori (le banche) i quali riescono ad appropriarsi dei beni dello Stato a prezzi oltremodo vantaggiosi e con moneta creata dal nulla.

Per poter rastrellare il più possibile la moneta lo Stato spesso adotta la soluzione dei condoni commettendo delle palesi ingiustizie nei confronti di quei cittadini che pagano regolarmente le tasse e che rispettano la legge.

Lo spettacolo che ci offre in questi giorni il teatrino della politica è indecente oltreché inconcludente. Sia la destra che la sinistra non sanno o non vogliono individuare nell’attuale moneta-debito la radice dei nostri mali. Litigano su cose e ricette insignificanti che non hanno nessun potere di cambiare la realtà.

EBBENE!…Tutte queste cose ingiuste, che sono la causa di tutti i guai della società (povertà, disoccupazione, ingiustizie, guerre, terrorismo, ecc), possono tranquillamente scomparire se solamente lo Stato (cioè i cittadini) rivendicasse a sé la sovranità sulla moneta, ovverosia avesse il monopolio di emettere, in nome e per conto del Popolo sovrano, la moneta-credito occorrente a coprire i costi di produzione di tutti i beni e servizi della comunità.

Provate a rifletterci su!!! E vi renderete conto che in fondo è semplice cambiare radicalmente la nostra realtà. E’ solo questione di consapevolezza (presa di coscienza) e di volontà di cambiare il nostro modo di pensare.

Ridando la sovranità della moneta al Popolo sovrano, si può debellare anche la povertà, tramite il Reddito di Cittadinanza (RdC) poiché è dovere morale della Comunità garantire ad ogni essere vivente una Vita degna di essere vissuta (..dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti…).

Finché la gente non si risveglierà e prenderà coscienza del significato della vera moneta e di come deve essere gestita, sarà schiava del signoraggio delle banche le quali di fatto da molto tempo controllano l’intera economia mondiale e stabiliscono a loro insindacabile giudizio chi deve diventare ricco (pochi) e chi deve vivere da schiavo (molti).

 

5. Verso un Nuovo Ordine Mondiale

In definitiva, ciò che tutto questo implica è che il futuro dell'economia politica è fatto di passi sempre più rapidi verso un sistema globale di governance, ovvero di governo mondiale, con una banca centrale mondiale e una valuta globale, e che, contemporaneamente, questi sviluppi avverranno a fronte o a seguito di un declino della democrazia in tutto il mondo, con un conseguente incremento della gestione autoritaria del potere politico. Ciò di cui siamo testimoni è la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale, consistente in una struttura autoritaria di governo globale.

Difatti, il concetto stesso di valuta globale e di banca centrale globale, è autoritario di per se, dato che sottrae anche gli ultimi residui di controllo e di possibilità di chiedere conto dalle mani dei popoli del mondo, donandoli a un piccolo e sempre più interconnesso gruppo di élite internazionali.

Come ha spiegato Carroll Quigley nel suo monumentale Tragedy and Hope, poteri del capitalismo finanziario avevano un ulteriore, ambizioso obbiettivo, niente di meno che la creazione di un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ogni singolo paese e l'economia del mondo nel suo insieme. Questo sistema avrebbe dovuto essere controllato, in maniera feudale, dall'azione concertata di tutte le banche centrali, mediante accordi segreti stipulati in frequenti incontri e conferenze chiuse al pubblico. Al vertice del sistema ci sarebbe stata la Bank for International Settlements {b} di Basilea, Svizzera, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali, a loro volta imprese private."

E in effetti le "soluzioni" che vengono proposte per affrontare la crisi finanziaria globale beneficiano più coloro che questa crisi l'hanno provocata, piuttosto che quelli che ne stanno pagando le maggiori conseguenze: una classe media in via di dissolvimento, e tutti i diseredati, gli indebitati, i poveri del mondo. Le soluzioni proposte per questa crisi costituiscono l'espressione e la concretizzazione dello scopo ultimo, generazionale, dell'élite globale, e di conseguenza rappresentano la meno favorevole delle condizioni per la vasta maggioranza dei popoli del pianeta.

Andrew Marshall

6.  Cosa fare?

È imperativo che i popoli del mondo si oppongano con tutta la loro forza contro queste "soluzioni", per dare inizio a una nuova era di ordine mondiale, quella di un Ordine Mondiale dei Popoli, le cui soluzioni risiedano in governance ed economie locali, cosicché la gente possa avere un ruolo maggiore nel determinare il futuro e la struttura della loro politica ed economia, e quindi della loro società. Disponendo di questa alternativa di economie politiche locali, insieme a una mai vista prima democratizzazione globale delle comunicazioni tra popolazioni tramite internet, abbiamo sotto mano i mezzi e la possibilità di dare vita alle più diversificate manifestazioni di cultura e società che l'umanità abbia mai sperimentato.

La risposta risiede nella riappropriazione, da parte dell'individuo, del potere e del destino dell'umanità, e dal rifiuto di delegare quel potere e quel destino a una autorità globale a cui avrebbero accesso solo pochi eletti. Riappropriarsi di potere e destino umani significa riconoscere il dono della mente umana, che ha la capacità di speculare oltre l'orizzonte materiale, come quello che riguarda cibo e rifugio dalle intemperie, e di inoltrarsi nel territorio delle idee.

Ogni individuo possiede, dentro di sé, la capacità di esaminare criticamente se stesso e la propria esistenza; è venuto il momento di utilizzare questa capacità allo scopo di riappropriarsi delle idee e delle domande su potere e destino umani: Perché siamo qui? Dove stiamo andando? Dove dovremmo andare? Come possiamo arrivarci?

Presunte risposte a queste domande ci vengono offerte da una esigua élite globale che teme le conseguenze di quello che potrebbe succedere se i popoli del mondo cominciassero a cercare quelle risposte da se stessi. Quelle risposte non le conosciamo ancora, ma di sicuro esse si trovano nella mente e nello spirito umani, che hanno vinto e continueranno a vincere le più grandi sfide che l'umanità abbia dovuto affrontare, e che vinceranno, non c'è dubbio, anche contro il Nuovo Ordine Mondiale.

Comunque, la prima azione da compiere è ridare la sovranità monetaria al Popolo, cioè allo Stato, organizzato peraltro in modo intelligente e governato da gente integra e onesta.

7.  Messaggio agli italiani

 (A cura dello staff di Modum)

Cari Amici Cittadini, ci rivolgiamo:

- ai lavoratori che non sanno se domani avranno ancora un lavoro, che ogni giorno vedono diminuire il potere d’acquisto del proprio sudato salario e fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, magari con una famiglia a carico.

- agli imprenditori, medio piccoli,  che non riescono più a vendere i propri prodotti perché non sono più competitivi sui mercati a causa della sopravvalutazione dell’euro nei confronti del dollaro e a causa delle tasse inique che gravano sui costi di produzione e si ripercuotono sui prezzi dei loro prodotti.

- alle signore casalinghe, che vedono ogni giorno aumentare i prezzi dei generi di prima necessità e che devono fare grossi sacrifici per far quadrare il bilancio familiare.

- ai pensionati che non sanno più come sbarcare il lunario.

- ai malati e bisognosi di cure e di assistenza che gli vengono negate sempre più da uno Stato Sociale allo sfascio che li obbliga a pagarle di tasca loro.

- alle giovani coppie di genitori che sono alle prese con i grossi problemi della scuola: hanno dei figli da mandare all’asilo, perché entrambi lavorano, ma non ci sono asili pubblici gratuiti (di cui hanno diritto perché pagano le tasse) in numero sufficiente per cui devono affidarli a strutture private costose.

- ai giovani diplomati e laureati che mendicano un lavoro cui hanno diritto e sono costretti a vivere ancora sulle spalle dei loro anziani genitori.

- agli insegnanti che sono per lo più demotivati e spesso impreparati ad affrontare i veri compiti della scuola che sono: insegnare ai giovani come affrontare la vita e come creare la propria realtà, invece di riempirgli la testa di nozioni spesso inutili. Perciò essi non amano più la scuola.

- ai genitori costretti dal lavoro stressante a trascurare i propri figli affidandoli a programmi TV "vuoti", diseducativi, pieni di violenza che privilegiano solo l’apparenza anziché la vera essenza della Vita.

- ai Risparmiatori che hanno perso tutti i loro risparmi di una vita negli investimenti sciagurati in Obbligazioni (Cirio, Parmalat, Argentina, ecc) ed ora si ritrovano con un pugno di carta straccia perché mal consigliati dalle banche che hanno scaricato su di loro i titoli ad alto rischio.

Noi Tutti sappiamo che la causa principale della crisi economica è il DEBITO PUBBLICO, cioè la mancanza di soldi. Lo Stato è indebitato fino al collo verso le banche e non ha la moneta sufficiente da investire in progetti socialmente utili. E per pagare il debito pubblico lo Stato è costretto ad imporre ai cittadini tasse ed imposte sempre più esose.

Noi Tutti siamo infelici e stanchi di questa situazione che ogni giorno peggiora. L’economia è allo sfascio e il responsabile principale ha un nome: il Sistema bancario.

Vi siete mai chiesti perché esiste il debito pubblico? La stragrande maggioranza della popolazione è convinta che la moneta sia di proprietà dello Stato, cioè del Popolo. Se questo fosse vero il debito pubblico non avrebbe motivo di esistere poiché lo Stato emetterebbe tutta la moneta che gli servisse all’occorrenza.

Ma le cose non stanno così. La verità è che la moneta non è affatto di proprietà del Popolo sovrano ma delle banche che da molto tempo se ne sono appropriate. Le banche creano dal nulla la moneta (cioè senza pagare nulla), se ne appropriano e la prestano allo Stato, alle imprese ed ai cittadini, e tutti sono obbligati a restituirla con gli interessi. Da questa situazione per lo Stato nasce il Debito Pubblico e di conseguenza le tasse ed imposte.

Le Istituzioni pubbliche ed i Politici al potere queste cose spesso le sanno ma non fanno nulla o per paura o per malafede, corrotti (quindi ricattabili) e collusi con le Banche le quali possono comprarsi tutto e tutti: singole persone, partiti (di destra, di sinistra e di centro), governi, istituzioni, mass-media, organizzazioni sindacali e industriali.

Ecco perché le cose non cambiano mai: qualunque partito vada al governo, le Banche, avendo il controllo della moneta, fanno quello che vogliono ed il loro interesse è far sì che tutti siano indebitati all’infinito nei loro confronti.

Ma nessuno deve sapere niente di tutto ciò; l’opinione pubblica deve essere tenuta all’oscuro di tutto; anzi, gli è stato sempre fatto credere che la moneta sia di proprietà dello Stato. Così oltre all’inganno anche la beffa!

Figuratevi che nella Costituzione Italiana non vi è nessun accenno su chi debba essere il proprietario della moneta e, peggio ancora, nella nuova Costituzione europea si dà per scontato che la Banca Centrale Europea (BCE), in mano a banche private, sia la proprietaria della moneta euro.

Noi sappiamo che la moneta è la linfa vitale dell’economia, così come il sangue lo è per il corpo umano.  Ora supponiamo che "Qualcuno" prelevi il nostro sangue, e poi ce lo restituisca a gocce, fino al limite della sopravvivenza, però a pagamento, nonostante che il sangue sia nostro.

Finché saremo attaccati dalle sanguisughe, saremo sempre a corto di sangue e dipenderemo sempre da chi dissemina le medesime sul nostro percorso vitale.

La stessa cosa si verifica con la moneta. Fino a che i cittadini non saranno proprietari del loro denaro, noi tutti (compreso lo Stato) saremo sempre indebitati verso il sistema monetario e continueremo a pagare gli interessi mediante tasse ed imposte sempre più pesanti. Per guarire l’anemia e ritornare in buona salute dobbiamo scacciare chi ci preleva il sangue e ripristinare il regolare funzionamento del nostro organismo, cioè dobbiamo riappropriarci della nostra moneta anche per ritornare ad essere un Popolo Sovrano.

Noi del "Movimento Dell’Umanità" (MODUM) abbiamo deciso di scendere in campo per scardinare questo sistema criminale e questo si può fare solo partendo dal basso cioè dal Popolo che è stanco di essere preso in giro da tutti i vari partiti e istituzioni collusi col potere delle banche.

Gli obiettivi principali di MODUM sono:

1) l’uscita dell’Italia dall’attuale trattato di Maastricht per collocarsi nella stessa condizione del Regno Unito, della Svezia e della Danimarca;

2) il rigetto della costituzione europea che, redatta nel disprezzo delle radici cristiane, tenta di sanare l’illegittimità delle direttive del trattato di Maastricht in evidente contrasto con la nostra Costituzione;

3) la condanna delle pratiche dell’usura in tutte le sue forme ed in particolar modo dell’appropriazione della moneta da parte delle banche centrali;

4) l’emissione diretta della moneta da parte dello Stato italiano per accreditare il conseguente Signoraggio alla collettività nazionale e creare le condizioni per una nuova società basata sulla solidarietà e non sulla competizione, sulla vita e non sul danaro;

5) abolizione totale del Debito Pubblico e di conseguenza 

6) eliminazione di tutte le tasse ed imposte.

 

 

Già di per sé questi soli obiettivi risolveranno gran parte dei nostri problemi economici.

Inoltre, una volta che lo Stato sia tornato ad emettere direttamente moneta si potrà realizzare un altro punto del nostro programma che è quello di istituire il Reddito di Cittadinanza (RdC) tramite il quale ad ogni cittadino verranno garantiti gratuitamente i bisogni primari: alimentazione, vestiario, pulizia del corpo, alloggio, istruzione e assistenza sanitaria.

Con il RdC ogni essere umano avrà garantita una vita più che dignitosa. Vedremo così realizzato un diritto divino dell’essere umano: "dacci oggi il pane quotidiano" e vedremo abolita la povertà una volta per sempre.

Le conseguenze positive dell’applicazione dei suddetti punti, oltre a quelle succitate, saranno:

· Eliminazione dell’inflazione

· Rilancio dell’economia e della competitività dei nostri prodotti

· Eliminazione della disoccupazione

· Eliminazione dei privilegi scandalosi dei parlamentari, giudici, grossi burocrati, ecc

· Maggiore Equità, Giustizia e Solidarietà

· Riduzione drastica della corruzione e delle attività criminali

· Riduzione drastica dei conflitti sociali

· Più salute e gioia di vivere

· Più libertà individuale e più creatività.

Questo è un programma pienamente realizzabile a condizione che il popolo si mobiliti e si ribelli a questo sistema corrotto, ovviamente nel rispetto delle leggi, che verranno modificate secondo le regole democratiche delle nostra Repubblica. I tempi sono maturi per un cambiamento radicale e definitivo. Dipende solo da noi!!!

Domande:

1. Perchè lo Stato non si stampa da solo i soldi?

2. Perchè conia le monete metalliche ma non stampa le banconote, come ha già fatto in passato con i biglietti di Stato a corso legale, senza indebitarsi con nessuno? (es: i biglietti da 500 lire -1967)

3. Perchè emette Obbligazioni invece che stampare moneta esente da interesse?

Invitiamo tutti coloro, che sono interessati a cambiare l’attuale realtà per garantire un futuro ai propri figli e nipoti, a diffondere questo volantino per informare correttamente le persone e mobilitarle a favore della Riforma Monetaria. 

NOI NON SIAMO SCHIERATI NE' A DESTRA NE' A SINISTRA, NE' AL CENTRO! NOI SIAMO SCHIERATI SOLO CON IL POPOLO SOVRANO!

 

                                            Il Risveglio dell'Umanità
                                                        Web:
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