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ATTO DI CITAZIONE VERSO BdI e
BCE
03/10/2005
Tratto
dal sito del C.S.M. - Centro Studi Monetari onlus - nato
dall'idea di alcuni partecipanti della lista "sovranità
monetaria".
Volete
portare davanti a un Giudice gli abusi del sistema bancario e
rivendicare quanto vi hanno tolto in tasse per il FALSO DEBITO
PUBBLICO ? Stiamo lanciando, coi nostri avvocati,
un'azione legale contro questi abusi, che hanno ridotto il
potere di acquisto dei cittadini schiacciandoli, al contempo,
sotto il peso di TASSE CHE NON HANNO ALCUNA RAGIONE DI ESISTERE:
infatti il debito pubblico è, in buona parte, irreale, fittizio
e simulato. Per associarvi all'azione legale, contattateci!
TRIBUNALE
DI....(OMISSIS)
ATTO
DI CITAZIONE
Il
sig. ________________ rappresentato e difeso dall'avv.
__________ del Foro di_________, presso il quale elegge
domicilio,
PREMESSO
CHE
1..
Oggi la moneta è
di proprietà privata,
cioè delle Banche Centrali (BC e BCE) e delle banche ordinarie,
che la prestano allo Stato ed ai privati con l’aggiunta di un
interesse. Perciò viene chiamata anche moneta-debito, in
quanto basata sul debito. E’ una moneta privata legalizzata
dai nostri rappresentanti politici che hanno tradito la
Costituzione italiana ed ingannato il Popolo tenendolo
all’oscuro della truffa perpetrata a suo danno. Si ritiene
invece che la natura istituzionale della Moneta richieda una
emissione ed una creazione della Moneta solo ed esclusivamente
pubblica, accreditando la Moneta stessa ai cittadini e non
indebitandola al momento dell'emissione. Ed utilizzando in tal
modo il Signoraggio per scopi di natura pubblica e sociale.
Il
Signoraggio è un concetto che merita di essere
approfondito data la sua importanza per ogni società i cui
scambi sono basati su una Moneta. In sintesi, è la
differenza tra il valore nominale della Moneta ed il suo
costo di produzione. Tale differenza, data la natura
istituzionale della Moneta, dovrebbe spettare ai cittadini i
quali attraverso un organo che li rappresenta dovrebbero
emettere la stessa moneta
Quindi
il potere di emettere moneta e di fissare il tasso di sconto
sono poteri sovrani. E per l’art. 1 della Costituzione tale
potere spetta al Popolo sovrano. Attualmente il potere di
battere moneta è riservato allo Stato solo per quanto riguarda
le monete metalliche che rappresentano solo una minima
percentuale della moneta globale. Nel passato, anche recente
(1967) lo Stato ha esercitato sporadicamente il potere di
emettere anche moneta, cartacea, emettendo "Biglietti di
Stato a corso legale". Oggigiorno invece la Moneta
(cartacea) è emessa interamente dalla Banca Centrale Europea (BCE)
e da Bankitalia che sono banche private.
2..
In Italia e nell'Eurozona, al presente, questa sorta di imposta
del signoraggio, viene raccolta non dagli Stati o dall'Unione
Europea, ma dalla Banca Centrale Europea, e prima era introdotta
e raccolta dalla Banca d'Italia; ancora oggi, la Banca d'Italia
riceve dalla BCE l'80% del gettito di signoraggio.
3..
La Banca d'Italia è ed è sempre stata una società privata,
come si dirà, proprietà di azionisti privati. Anche la BCE è
un soggetto a gestione privata ed indipendente dall'Unione
Europea. Questa imposta del signoreggio è quindi introdotta e
raccolta senza alcuna deliberazione del parlamento o di
rappresentati del popolo, e va a beneficio di soggetti privati,
non della collettività.
4.
la Banca Centrale, cioè i suoi azionisti, oltre ad
appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro che
essa emette, nei suoi propri conti segna questo valore non
all’attivo, ma al passivo, simulando una perdita o un debito
ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che è un puro
incremento di capitale e che, come tale, dovrebbe essere
interamente tassato.
L’ovvio
ragionamento che abbiamo testé svolto è stato già sottoposto,
attraverso interrogazioni parlamentari, nel 1994 e nel 1995.
Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che la
Banca Centrale (allora, cioè, la Banca d’Italia) non sarebbe
proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro
emesso, perché il denaro emesso costituirebbe sempre un
passivo, un debito; e che, perciò, giustamente la Banca
d’Italia lo iscriveva come posta passiva nel proprio bilancio.
Come
i membri competenti dei due governi interessati non potevano
ignorare, queste risposte sono del tutto contrarie alla verità.
Innanzitutto,
la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei
governi medesimi – di tutti i governi. Infatti, se i governi
fossero coerenti con l’affermazione che il denaro, il valore
monetario, non appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato
continua a dare qualcosa (i titoli del debito pubblico) in
cambio di questo denaro?
Ma
le risposte del governo sono anche false giuridicamente, perché
il denaro non è affatto un debito per la Banca che lo emette.
Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal
portatore presso la Banca medesima, mediante conversione in oro,
come avveniva una volta, fino al 1929 circa, quando il denaro
era convertibile in oro. Anche in tempi successivi al 1929,
molte banconote portavano la scritta “Pagabile a vista al
portatore”. Ma pagabile in che cosa, dato che esse non erano
convertibili in oro? In realtà, quei biglietti non erano
pagabili in alcun modo e quella scritta era una menzogna per
ingannare il pubblico e fargli credere che i biglietti di banca
fossero convertibili in qualcosa avente valore proprio o che la
banca si fosse indebitata per emetterli, il che è falso (mentre
era vero in un ormai lontano passato).
Del
resto, è naturale che nessun governo potrebbe permettersi di
dare risposte veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe
che la sua vera funzione è defraudare i cittadini e gli
elettori per arricchire un’élite finanziaria che detiene il
vero potere.
Un
falso in bilancio quasi perfettamente legalizzato.
Nel
proprio bilancio, la Banca Centrale segna il valore nominale del
denaro che emette al passivo, come debito, mentre al contrario
esso costituisce un incremento patrimoniale della Banca Centrale
S.p.A. Si tratta, dunque, di una colossale falsità economica,
con una conseguente, colossale elusione fiscale, perfettamente
legalizzata, o perlomeno accettata per tradizione da tutti i
governi e da tutti gli organi giudiziari cui essa è passata
sotto gli occhi.
Essa
ha un’origine storica ben precisa, che ora spieghiamo.
Al
tempo in cui le banche che emettevano denaro lo emettevano in
base a una copertura in oro e alla convertibilità del denaro
(banconota) in oro, queste banche, giustamente, segnavano
all’attivo la riserva aurea, e al passivo, come debito, la
quantità di denaro emesso. Infatti, poiché la banca emittente
era tenuta a convertire le banconote in oro, le banconote
costituivano un debito di oro per la banca, ossia una passività.
Quelle banconote, inoltre, avevano per la banca emittente un
costo in oro.
Da
quando la riserva e la conversione aurea sono state soppresse,
ossia grosso modo dal 1929, le banconote emesse, il denaro
emesso, non possono più costituire un debito. E la banca
emittente emette il denaro a costo zero. Ossia, il denaro emesso
costituisce per essa puro attivo (su cui sarebbero dovute le
tasse) – il contrario di ciò che essa fa figurare nel proprio
bilancio. Con ciò è spiegato sia il falso, che il suo scopo.
La riprova di questo furbesco abuso è data dal fatto che la
Banca Centrale registra tra le proprie attività i crediti
derivanti dalla cessione allo stato del denaro al suo valore
nominale. Il che significa che la Banca Centrale, quando le fa
comodo, tratta questo denaro come attività, non come passività:
non potrebbe farsi pagare la cessione di un debito!
Di
fronte a questo problema, partiti politici, sindacati,
istituzioni (eccezion fatta per qualche magistrato) sono ignari,
ignavi, inerti, ma perlopiù sono complici attivi e remunerati.
Eppure,
l’aver tolto la sovranità monetaria dallo stato per
trasferirla a un soggetto privato come la Banca d’Italia o la
Banca Centrale Europea, sta sotto gli occhi di tutti come
contrario all’art. 1°, 2° Comma, della Costituzione
italiana, che afferma che la sovranità appartiene al popolo.
Quindi essa non può essere ceduta a terzi, siano questi
nazionali o stranieri o sovranazionali. La sua cessione è nulla
ed inefficace.
I
sostenitori della cessione ai privati della sovranità monetaria
affermano che lo Stato, gli uomini politici, non sarebbero in
grado di dosare razionalmente ed efficacemente l’emissione di
denaro; che, per accontentare l’elettorato, ne emetterebbero
troppo; che, quindi, causerebbero inflazione.
Orbene,
i banchieri privati che si sono presi la sovranità monetaria
non la gestiscono di certo nell’interesse del popolo, ma nel
proprio; e altrettanto certamente non hanno evitato catastrofi
finanziarie anche globali, come quella del 1929; né hanno
evitato l’inflazione e l’iperinflazione; né hanno
assicurato parità dei cambi; né hanno prodotto una crescita
economica accettabilmente costante, ma anzi fasi alterne di
sviluppo e recessione. Nel proseguimento di questo saggio,
esporremo più chiaramente questa realtà.
Una
rassicurante menzogna: “Il debito pubblico è un falso
problema perché è un debito che lo Stato ha verso i propri
cittadini portatori dei titoli del debito pubblico, ossia un
debito che il Paese ha con sé stesso, una mera partita di
giro.”
Con
questa tesi diversi politici hanno cercato di rassicurare
l’opinione pubblica rispetto al colossale e crescente
indebitamento pubblico.
La
tesi è clamorosamente falsa, come in pieno appare ora che
abbiamo spiegato il meccanismo triangolare con cui i padroni
della Banca Centrale, scontando i titoli del debito pubblico, si
arricchiscono a spese della nazione, senza dare alcunché,
attraverso l’uso accorto dello Stato.
Ricapitoliamo:
a)
Lo Stato ha bisogno di 100 milioni
di Euro.
b)
Emette BOT per 100 milioni di Euro.
c)
La Banca Centrale li acquista
pagandoli con 100 milioni di Euro emessi ad hoc a costo zero (in
realtà lo sconto è limitato all’85%, ma fingiamo che sia
totale per semplicità).
d)
La Banca Centrale è ora creditrice
di 100 milioni senza aver speso alcunché o dato allo Stato
alcunché, se non impulsi elettronici e carta stampata.
e)
Poi la Banca Centrale vende ad altri
(banche commerciali, fondi di investimento, risparmiatori,
Banche Centrali straniere) questi 100 milioni di BOT, e incamera
il ricavato.
f)
Questi 100 milioni sono il suo
guadagno da signoraggio, che mette in contabilità come debito,
e poi li tiene per sè a beneficio dei suoi azionisti.
g)
In quanto ai BOT, via via che
scadranno le rate di interesse e le date di rimborso del
capitale, lo Stato dovrà pagarli ai vari portatori con denaro
perlopiù tolto ai cittadini sotto forma di tributi.
h)
Quindi, mentre il rapporto di
credito cittadini-Stato di cui al punto 7 è effettivamente un
rapporto di debito-credito interno al Paese (tranne che per
quesi titoli che sono stati venduti a stranieri), i 100 milioni
di cui al punto 6 sono il valore che i banchieri centrali hanno
sottratto al popolo e tengono per sé in cambio di nulla.
i)
Inoltre, poiché lo Stato avrà
bisogno di ulteriori erogazioni di denaro per pagare gli
interessi sui titoli del debito pubblico, essi lucreranno anche
su questo.
j)
Ancora, poiché il guadagno da
signoraggio solo in parte viene reimmesso nel circuito
produttivo industriale nazionale, il Paese dovrà indebitarsi
ulteriormente verso la Banca Centrale per pagare i titoli del
debito pubblico alla scadenza.
k)
In questo modo, molti Paesi
occidentali hanno avuto una crescita esponenziale del debito
pubblico e ora soffrono di una pressione fiscale intorno al 50%
(che scoraggia gli investimenti e il lavoro, inducendo
recessione o stagnazione), mentre gli Stati devono destinare
quote ampie e crescenti del bilancio pubblico al pagamento di
debito e interessi, rinunciando alle spese infrastrutturali,
sociali etc., nonostante che abbiano un bilancio attivo, al
netto degli interessi passivi sul debito pubblico.
l)
Il risultato è che la gente finisce
per vivere male lavorando sempre più per pagare i profitti dei
banchieri privati proprietari delle Banche Centrali.
m)
In prospettiva questa situazione
tende ad aggravarsi: lo Stato dovrà raccogliere sempre più
tasse per i banchieri e sempre meno spenderà per la società.
n)
Nessuno apparentemente si è chiesto
come mai lo Stato non abbia stampato TUTTI i tagli di banconote
in modo da ottenere il 100% del signoraggio (che oggi, sulle
monete fisiche, vale circa 147 milioni di euro al giorno). Prima
della strage di Piazza Fontana, lo stato aveva provato ad emette
cartamoneta (le 500 lire cartacee) che aveva la denominazione
“Biglietto di Stato a corso legale”. Ogni emissione portava
nelle casse statali 150 miliardi di signoraggio. Nessuno apparen
temente si è chiesto come mai lo Stato non abbia stampato tutti
i tagli di banconote in modo da ottenere il 100% del signoraggio
(che oggi, sulle monete fisiche, vale circa 147 milioni di euro
al giorno). Forse lo Stato ci ha provato, ma le bombe dei
terroristi gli hanno dato un segnale molto chiaro.
La
scusa ufficiale è: la Banca d’Italia (che molti ancora
credono sia realmente una banca e che sia “d’Italia”) sola
può stabilire quanta moneta occorre immettere nel mercato. Che
lo stabilisca la Banca d’Italia, ma lo Stato si tenga la
funzione di emettere il denaro e di trattenersi il signoraggio.
Ma poi perché dovrebbe stabilirlo la corporazione dei banchieri
privati proprietari della Banca d’Italia? Quelli fanno
l’interesse loro, non del Paese.
Perché
lo Stato deve emettere titoli di debito per coprire IL VALORE
NOMINALE di banconote che potrebbe stamparsi da solo, ammettendo
anche che debba attenersi alle quantità stabilite dai
prestigiatori della Banca Centrale? È facile calcolare quanto
signoraggio di emissione sia sottratto in questo momento (senza
tener conto del passato) ad ogni cittadino: debito pubblico
DIVISO numero di abitanti, che dà € 26.000 a testa. Ma questa
è solo la base. Non dimentichiamo, infatti, che i titoli del
debito pubblico vengono usati come riserva dalle banche in un
sistema di riserva frazionaria al 2%. Sicché quella somma va
moltiplicata per decine di volte.
5..
Signoraggio primario
e
signoraggio secondario: rapporto di 1 a 9.
Abbiamo
visto che il signoraggio realizzato dal soggetto che emette la
moneta – signoraggio che possiamo dire primario – consiste
nella differenza tra il costo di produzione del denaro, oggi
pressoché nullo, e il valore nominale, che il soggetto che la
emette fa proprio.
Vi
è anche un signoraggio secondario, che si situa a valle di
quello primario perché presuppone l’esistenza della moneta.
Trattasi del signoraggio creditizio esercitato dalle banche di
credito mediante il potere di creare denaro dal nulla.
Sappiamo
infatti che il sistema di riserva frazionaria permette alla
banca di credito di prestare denaro per un importo multiplo
(fino a cinquanta volte) il valore del denaro che essa ha
effettivamente nei suoi forzieri.
Orbene,
l’80-90% del denaro circolante, usato per le transazioni, è
credito – non banconote, ma assegni, bonifici, giri conto,
accrediti, prestiti, sconti. Ossia è denaro che le banche di
credito creano dal nulla prestandolo a clienti o accreditandolo
a creditori. Ma, in realtà, non è denaro vero (il denaro vero
è solo quello creato dall’istituto di emissione o dallo
Stato), bensì credito, promessa di pagamento – promessa di
pagare in denaro vero a richiesta, che si comporta come denaro
in quanto dal mercato viene come denaro accettata. Un assegno
circolare di € 1.000 è la promessa della banca che lo ha
emesso di dare al suo portatore banconote per € 1.000 in
cambio dell’assegno. Non è denaro vero anche perché ad esso
non corrisponde denaro vero, se non per una frazione tra il 2 e
il 5%.
La
banca di credito, quindi, presta denaro che non esiste – ne
presta fino a 50 volte di più di quanto esiste.
Anzi,
più esattamente, la banca non lo presta nemmeno. Promette di
pagarlo. Quando chiedo un prestito di € 100.000 per pagare una
fornitura di merce, supponiamo in forma di lettera di credito,
la banca non mi dà denaro, ma solo una promessa di pagare
quella somma al mio venditore. Però il contratto di mutuo è
formulato come se la banca prestasse denaro. Esso finge che la
banca presti denaro.
In
realtà, la banca non mi presta alcunché. Essa mi mette a
disposizione una garanzia di pagamento. Su questo denaro non
prestato, se non per finta, la banca mi fa pagare gli interessi.
E poiché la banca può prestare fino a 50 volte il valore del
denaro che essa realmente possiede o ha in deposito (somme
depositate in banca dai clienti), essa lucra interessi su denaro
che non presta e che non esiste nemmeno. Se io deposito in banca
€ 1.000, la banca, per quei 1.000, ne può ‘prestare’(come
garanzie di pagamento) fino a 50.000. Quindi se la banca paga a
me il 2% annuo di interesse su quei 1.000, e presta gli altri al
5% mediamente, la banca, da quei 1.000 su cui paga € 20 di
interessi passivi, ne ricava 2.500. Certo, questo è un caso
ideale. Di solito la banca realizzerà introiti minori e avrà
sofferenze. Ma, in ogni caso, avrà un guadagno di decine e
decine di volte superiore al costo – guadagno che non deriva
da alcun servizio prodotto, ma dallo sfruttamento di un
monopolio e delle leggi dei grandi numeri (assoluta improbabilità
di un ritiro dei depositi per più del 2%).
Pur
tuttavia, il punto di gran lunga più importante non è questo
degli interessi che paghi su denaro non prestato. Il punto più
importante è il c.d. reflusso bancario e riguarda il capitale.
Il denaro che la banca ha solo finto di prestarti ma che neanche
possedeva, tu, allo scadere del prestito, lo devi restituire –
devi rimborsare il capitale. Ossia, devi dare alla banca denaro
vero (che tu hai acquistato lavorando, producendo, o in altro
modo reale e che comporta costo, fatica, rischio) per denaro che
non hai mai ricevuto.
Ancora
più paradossale è il caso, molto frequente, in cui, nei tipi
di prestito che lo consentono (come lo scoperto), la banca
chiede ai propri clienti-debitori il rientro immediato, ossia di
restituire “il denaro prestato” entro 24 ore. La banca non
ha prestato alcunché; eppure, se non rimborsi capitale e
interesse, la banca ti manda all’asta la casa.
Se
dunque la banca centrale che emette la moneta a costo zero vuole
essere pagata per essa con moneta frutto del lavoro e
dell’investimento, in modo analogo la banca di credito crea
dal nulla e a costo di 1/50 circa una finzione di denaro, che
finge di prestare, e in cambio ottiene denaro vero.
In
entrambi i casi, non si tratta di creazione di ricchezza dal
nulla (dal nulla si crea solo il denaro e la frode) ma di
arbitraria e illegittima sottrazione di potere di acquisto della
nazione da parte dei banchieri a proprio beneficio. E dal fatto
lo Stato non solo non impedisce, ma tutela, anche in sede
giudiziaria, questo sistema, abbiamo la conferma che lo Stato
non è affatto sovrano o democratico, ma è un bene strumentale
di proprietà dei banchieri.
Le
banche creano dunque una finzione di denaro dal nulla, per il
quale ottengono denaro reale come interesse e capitale. Ma che
cosa accade al ‘denaro’ bancario, una volta così creato?
Alcuni testi affermano che esso venga annullato a misura che il
capitale viene rimborsato, e che alla banca restino in tasca
solo gli interessi. Ciò è falso.
Per
semplicità, immaginiamo che tu ed io ci serviamo della medesima
banca (il sistema bancario, nel suo complesso, può considerarsi
come un’unica banca). Se la banca mi fa credito di 1.000,
segnerà questo importo nel proprio conto sia come liability
(denaro dovuto) verso di me, che come proprio asset (attivo
patrimoniale).
Ora,
se io uso questo credito facendo un assegno a te per pagarti
merce che mi hai venduto, e tu depositi questo assegno nella
banca, questa a te accrediterà 1.000, ma a sé stessa segnerà
come asset 1.000 in più, senza però cancellare, come dovrebbe,
l’asset di 1.000 che ha appostato quando mi ha concesso il
prestito.
Così,
alla fine del ciclo, la banca, pur avendo prestato 1.000 e
ritrovandosi quindi con + 1.000 come liabilities, si ritrova in
contabilità + 2.000 come assets. Quindi la banca si è creata
un aumento patrimoniale del 100%, che aggiunge alle proprie
riserve, superando così il pur debole vincolo imposto dalla
riserva frazionaria. Tale guadagno derivante dal denaro
creditizio è detto rIflusso bancario.
L’aumento
delle riserve bancarie così ottenuto, consente alla banca
maggiori “prestiti”, quindi maggiori profitti,
esponenzialmente.
Per
questa ragione, la massa monetaria in circolazione è costituita
per circa il 90% dalle banche attraverso i prestiti e il
reflusso, e solo in piccola parte da denaro ‘vero’ –
banconote e monete metalliche. Perciò il signoraggio oggi va
quasi completamente alle banche di credito private, mentre il
signoraggio di emissione monetaria costituisce solo una frazione
modesta del complessivo volume del signoraggio. Il che vuol dire
che, anche in quei Paesi che hanno nazionalizzato l’istituto
di emissione e il signoraggio monetario, la stragrande
maggioranza del signoraggio (quello creditizio) viene lasciato
come appannaggio e privilegio delle banche private, pur gravando
esso sul mercato, sui contribuenti, sui consumatori, sui
lavoratori soprattutto autonomi. Il che ulteriormente dimostra
la sudditanza dello Stato rispetto al potere finanziario
privato. Infatti, lo Stato ha ceduto alle banche private non
solo il potere sovrano di creare il denaro vero e di fissare il
tasso di sconto e di decidere la politica monetaria del Paese,
ma anche e persino il potere, ancora più radicale, di creare
denaro creditizio dal nulla, ossia di arraffarsi, a spese del
mercato e dei cittadini, di un potere di acquisto corrispondente
alla massa di denaro creditizio così creata. Una massa che
oramai, a livello globale, è pari a oltre cinque volte il
valore di tutti i beni esistenti al mondo. Il che vuol dire che
il denaro è un debito scoperto per almeno l’80%. E che il
sistema bancario è creditore, in linea capitale, di 5 volte il
valore di tutti i beni esistenti al mondo. Ovviamente, in un
siffatto stato di cose è impossibile e inconcepibile che esista
una sovranità democratica o anche un potere politico o statale.
Tale
situazione, in cui la moneta reale non costituisce più il
grosso della massa monetaria, ma diviene una sua piccola
frazione rispetto alla moneta creditizia, si è prodotta nel
corso di diversi decenni, e costituisce un’evoluzione e un
perfezionamento del sistema del signoraggio privato di
emissione, ossia della Banca Centrale a capitale privato che
lucra creando denaro a costo zero e vendendolo allo Stato.
Grazie a questa evoluzione, il business della creazione di
denaro a costo zero si espande e colpisce tutti i singoli
cittadini direttamente, senza nemmeno passare per la mediazione
dello Stato, oramai esautorato e completamente privato di poteri
direttivi sull’economia.
Questa
infaticabile creazione di nuovo pseudo-denaro creditizio da
parte delle banche si basa su un aumento delle riserve bancarie
che, sebbene finanziariamente spendibile, è solo fittizio,
contabile, e non è basato su denaro vero; per ovvia
conseguenza, il sistema bancario è intrinsecamente instabile e
insicuro. In considerazione di ciò, le riserve bancarie
‘gonfiate’ col metodo suddetto, sebbene siano spendibili e
vengano spese, e vadano quindi ad accrescere la massa monetaria
circolante (perlopiù vengono usate per acquistare titoli del
debito pubblico), ufficialmente non sono computate nella massa
monetaria. Probabilmente, se lo fossero, l’effetto sarebbe
troppo inquietante e rivelativo dell’inaffidabilità del
sistema bancario.
6.
Chi detiene il potere monetario, esercitando questo potere,
attribuisce unilateralmente a sé un potere di acquisto dei beni
e dei servizi del mercato in cui questo potere viene esercitato.
Ciò è possibile in quanto la novella emissione della data
moneta -la quantità di Euro che la BCE immette nel mercato, nel
nostro caso- viene accettata dal mercato, ossia il mercato
domanda l'Euro, dato che l'Euro ha già una circolazione e
un'accettazione, ossia un suo mercato. Ogni novella emissione di
una certa quantità di una data moneta riesce perché si
inserisce in una preesistente circolazione di quella moneta. Il
potere monetario si basa quindi su due presupposti: uno
costituto per legge, ossia il monopolio dell'emissione (che
consente di dosare l'emissione e di produrre la scarsità della
moneta); e l'altro, l'accettazione, costituito non dalla legge né
da una convenzione, ma storicamente, spontaneamente,
multifattorialmente.
7..
Come poteri sovrani, in forza dell'art. 1, 2c., della
Costituzione repubblicana, il potere di emettere moneta e di
fissare il tasso di interesse primario appartengono
inalienabilmente al popolo.
8..
In violazione di questa norma costituzionale fondamentale, i
predetti poteri vengono esercitati da soggetti privati;
governati da privati, e precisamente la BdI e la BCE
9..
La BdI ha sempre avuto le caratteristiche di un soggetto
privato, e precisamente di una società per azioni; infatti,
essa nasce come banca privata, poi va in dissesto, e, nel 1926,
viene finanziariamente salvata dallo Stato fascista, che ne fa
ciò che poi è divenuta.
10..
In seguito, la BdI ha sempre avuto una direzione dettata da
banche private-le sue azioniste-. e caratteristiche che la
sottraggono ad ogni forma di controllo o direzione democratici.
Anzi, le banche che essa doveva in teoria sorvegliare, erano e
sono le sue proprietarie azioniste, che quindi sorvegliano sé
stesse, in un palese conflitto di interessi. Queste
caratteristiche autocratiche e privatistiche sono state
rafforzate negli anni '90.
La
BCE, proprietà delle banche centrali dei Paesi aderenti, le
quali ne sono azioniste, è pure un soggetto privato, ed è
esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico
da parte degli organi dell'Unione Europea a norma del Trattato
di Maastricht, il quale ne fa una sorta di soggetto
sovranazionale ed extraterritoriale.
Invero,
La perdita delle sovranità monetaria e legislativa per gli
Stati membri in campo monetario, sovranità che sono parti
essenziali della sovranità nazionale, da parte degli Stati
europei, è stata stabilita in maniera irrevocabile dagli artt.
105 e 117 del Trattato di Maastricht.
Il
Protocollo sul SEBC, ricalcando l'art. 107 del Trattato,
stabilisce, all'art. 7: "Indipendenza - Conformemente
all'articolo 107 del trattato, nell'esercizio dei poteri e
nell'assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal
trattato e dal presente statuto, né la BCE, né una Banca
centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi
decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle
istituzioni o dagli organi comunitari, dai Governi degli Stati
membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli
organi comunitari nonché i Governi degli Stati membri si
impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di
influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle
Banche centrali nazionali nell'assolvimento dei loro compiti.
Il
medesimo Protocollo stabilisce anche il diritto di segretezza
(ossia di non rendere pubbliche le ragioni di ciò che decidono
sulla testa dei cittadini europei) per i signori della BCE:
"10.4.
Le riunioni hanno carattere di riservatezza. Il Consiglio
direttivo può decidere di rendere pubblico il risultato delle
proprie deliberazioni. "
L'art.
12 del Protocollo, che si intitola "Responsabilità degli
organi decisionali", in realtà non prevede alcuna
responsabilità.
L'art.
16 del Protocollo sancisce la perdita di sovranità monetaria
degli Stati in favore dei banchieri centrali europei: "Conformemente
all'articolo
105
A, paragrafo 1 del trattato, il Consiglio direttivo della BCE ha
il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote
all'interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali
nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla
BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche
banconote aventi corso legale nella Comunità."
11.
In tal modo è stata illegalmente attuata la cessione in via
definitiva di poteri sovrani del popolo ad un soggetto
controllato da privati e da interessi privati, il quale si situa
al di fuori e al disopra di qualsiasi sovranità politica e
pubblica;
12.
L’art. 11 della nostra costituzione consente limitazioni (non
già a cessioni) della sovranità nazionale solo in favore di
altri stati (e la BCE non è uno stato né organo di altri
stati) a condizioni di parità (mentre le quote nella BCE non
sono paritarie) ai soli fini di assicurare “la pace e la
giustizia tra le Nazioni” (mentre i fini della BCE sono
altri);
13.
Quindi il Trattato di Maastricht è incompatibile con la
Costituzione italiana;
14.
Le conseguenze dell’esercizio privato di questi poteri sono:
a)
Il profitto del signoraggio, che ha i seguenti volumi......, (e
che, discendendo dal potere sovrano di emissione monetaria,
spetta al popolo) viene realizzato da banche private o da
soggetti privati, che partecipano mediatamente la BCE. Si
precisa che il signoraggio consiste nel fatto che l’istituto
di emissione emette denaro prestandolo al valore nominale agli
stati che lo richiedono e in cambio forniscono titoli di debito
pubblico; le emissioni di denaro avvengono come sconto su tali
titoli, che poi l’istituto di emissione vende all’asta; i
titoli verranno pagati con le entrate dello stato, ossia quasi
completamente col gettito fiscale, proveniente dal lavoro, dal
risparmio etc.; mentre l’emissione del denaro non comporta
alcun costo alla BCE (oltre quelli di gestione propria e
tipografici). Infatti, il denaro emesso non ha copertura aurea,
non è convertibile in oro o altro bene (come avveniva, seppur
non sempre, fino al 1929), e il suo valore è dato
dall’accettazione da parte dei mercati, della gente – come
dimostrato dal fatto che il dollaro USA non ha perso il suo
valore a seguito dell’abbandono del gold exchange standard nel
1971;
b)
La BCE, mediante i suoi poteri di fissare il tasso di interesse
e di dosare l’offerta di denaro, esercita un potere politico
di condizionamento delle politiche degli stati aderenti
all’Euro; infatti....... Questo potere riduce gli
stati membri a uno status di sovranità limitata, infatti......
c)
Il sistema bancario privato, che controlla la BCE, è in grado
di produrre, a suo proprio privato beneficio, le varie
congiunture economiche che gli convengono; in particolare, la
rarefazione monetaria... la deflazione, la recessione, la
disoccupazione, conseguendo così, anche grazie alla possibilità
di partecipare società commerciali e industriali, il dominio
sulle economie.
15.
Inoltre, la contabilità bancaria, e in particolare quella delle
banche centrali e della BCE, è oggettivamente ed economicamente
falsa, infatti contabilizza al PASSIVO il valore nominale del
denaro creato dal nulla attraverso le proprie false-cambiali
(banconote irredimibili). In tal modo, non solo la BCE e le
altre banche sottraggono al fisco somme enormi, ma fanno
figurare la maggior parte degli utili come se fossero perdite,
sottraendoli così all'attenzione del fisco. Per tali ragioni,
la BCE non rende pubblici i propri bilanci;
16.
Questa situazione è contraria al principio di eguaglianza di
cui all’art. 3 Costituzione. e a quello del dovere
contributivo di cui all’art. 53 Costituzione.;
17.
Rispetto a quanto detto sul signoraggio e sulla contrarietà al
vero della contabilità bancaria, anche i bilanci dello Stato
sono oggettivamente ed economicamente falsati, in quanto fanno
figurare, a carico della nazione e a favore della BCE, un debito
che non ha ragion d’essere. Infatti, come si accennava sopra,
la banca centrale emette denaro che ad essa non costa pressoché
nulla, e che riceve il proprio valore non dalla banca emittente
(che, si ripete, non ha per esso una copertura aurea né è
tenuta a convertirlo in oro o altro bene) bensì dal mercato,
dalla nazione – o, nel caso dell’Euro, dalle nazioni che lo
accettano. Inoltre, al momento dell’emissione, il denaro non
appartiene alla BCE, non essendovi alcuna norma che lo
stabilisca. Infatti, come fa da decenni notare il Prof. Giacinto
Auriti, non esiste una legge nell'ordinamento che stabilisca a
chi appartenga la proprietà della moneta all'atto
dell'emissione;
18.
Questa situazione che genera un falso debito pubblico limita
enormemente - quanto ingiustamente - l’azione dello Stato nel
perseguimento dei compiti postigli dalla Costituzione, in fatto
di promozione della rimozione degli ostacoli all’eguaglianza
(art. 2, 2 C.), di assistenza (art. 38)...., di difesa, di
scolarizzazione, di ricerca scientifica (art. 9), di
infrastrutture, etc. Essa inoltre inibisce enormemente e
ingiustamente il progresso economico, colpisce il risparmio,
crea disoccupazione, sottoccupazione, sottoremunerazione (artt.
35, 36), tasse e tariffe ingiustificate;
19.
Inoltre, lo Stato, reso falsamente debitore nei confronti di
soggetti privati spesso occulti, è molteplicemente condizionato
da questi stessi nell’esercizio delle sue funzioni, sicché la
sua sovranità, anche in quanto ai poteri legislativo, esecutivo
e giudiziario, è nel complesso subordinata, quindi irreale;
20.
Solamente attraverso un intervento del potere giudiziario è a
questo punto possibile stabilire la legalità costituzionale, la
sovranità popolare e salvare il Paese dalla rovina economica.
CITA
La
BCE in persona del Governatore, la BDI in persona del
Governatore, il MINISTERO DELL’ECONOMIA nella persona del
Ministro protempore, tutti a comparire avanti il designando
Giudice Istruttore del suddetto Tribunale alle ore di rito
dell’udienza del_____________2005 (con invito a costituirsi a
mezzo di abilitato procuratore almeno 20 giorni prima della
predetta udienza e con monito che, se non si costituiranno, si
procederà in loro declaranda contumacia; mentre, se si
costituiranno oltre il suddetto termine, incorreranno nelle
decadenze stabilite dall’art. 167 CPC), affinché in loro
contraddittorio si decida sulle seguenti
DOMANDE:
Contrariis
rejectis, con spese rifuse:
1..Dichiarare
che il potere di emettere moneta, e l’Euro in particolare, di
stabilire la quantità e i tempi dell’emissione e di fissare
il tasso primario di sconto è un potere sovrano e che quindi
appartiene inalienabilmente al popolo italiano;
2..Dichiarare
che la moneta, e l’Euro in particolare, al momento
dell’emissione, appartiene al popolo italiano, e per esso alla
Repubblica Italiana;
3..
Dichiarare -previo rinvio alla Corte Costituzionale per il
giudizio di costituzionalità- caducate perché contrarie agli
artt. 1, 1° C.; 3, 1° e 2° C.; 11; 41, 2° C.; 47, 1° C; 52.
Cost. lo statuto della Banca d'Italia, il Trattato di
Maastricht, il predetto Protocollo, nelle norme suindicate, e
per conseguenza automatica le leggi e norme di recepimento,
ratifica e attuazione dei medesimi articoli (con riserva di
migliore e più precisa indicazione in corso di causa), in
quanto consentono alla BCE e alla Banca d'Italia di realizzare
l'utile del signoraggio contabilizzandolo come voce passiva del
conto patrimoniale, quindi sottraendolo al dovere di pagare le
imposte sugli utili, stabilito dall'art. 52 Cost., in violazione
anche del principio di eguaglianza stabilito dall'art. 3 Cost.,
anche in relazione alla riforma del 1994 che consente alle
banche di avere partecipazioni in società imprenditoriali,
quindi di farsi imprenditrici commerciali e di competere con
altre imprese; e con conseguente ingiusto scarico degli oneri
fiscali sugli altri soggetti, fisici e giuridici;
4..
Dichiarare la nullità per mancanza di corrispettività, o per
mancanza di oggetto, o per illiceità dell'oggetto e della causa
juris, o per mancanza di forma (dichiarando trattarsi di
donazioni dissimulate alla BdI e alla BCE) di tutti i contratti
con cui lo Stato, e per esso il Ministero competente, ha assunto
debiti verso la BdI e la BCE per l'emissione di denaro contro
cessione di titoli di Stato o altra promessa di pagamento;
5..
Dichiarare pertanto inesistente, in tutto o nella parte ritenuta
di giustizia, ogni debito dello Stato verso le convenute,
originante dalle operazioni di sconto di titoli del debito
pubblico;
6..
Condannare le convenute a risarcire all'attore, per i fatti di
cui in premesse, ciascuna € 500 oltre interessi dalla domanda
al saldo, con riserva di richiedere le maggiori somme spettanti
a tale titolo in separato giudizio.
7..
In via istruttoria, ordinare alla BCE l'esibizione mediante
deposito in cancelleria delle copie dei suoi bilanci
dall'istituzione ad oggi; ordinare alla BdI l'esibizione
mediante in deposito in cancelleria dei suoi bilanci degli anni
dal____ al_____
Roma,
addì_________________Avv. _________________
PROCURA
All'avv. _____________ conferisco mandato e procura a
rappresentarmi e a difendermi nel presente giudizio, nonché a
nominare e revocare domiciliatari e procuratori.
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