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Dittatori in Europa: l'ascesa di Adolf Hitler Dal libro: "DITTATURE: la storia occulta"
D.ssa Antonella
Randazzo
La democrazia
occidentale nelle sue attuali caratteristiche, è una forma diluita di
nazismo o fascismo. Al più è un paravento per mascherare le tendenze
naziste e fasciste dell'imperialismo. Perché oggi vi è la guerra, se non
per la brama della spartizione delle spoglie del mondo?
I governi europei,
mossi dall'avidità e dal desiderio di potere, hanno commesso parecchi
crimini e genocidi. Hanno massacrato senza pietà milioni di nativi
americani, di africani, di asiatici e di australiani. Ad esempio, gli
Herero della Namibia vennero avvelenati o impiccati dalle autorità
della Germania imperiale, che li considerava "bestie". Gli inglesi
fecero lo stesso con molte popolazioni africane ed asiatiche, non
esitando a torturare, a violentare e ad umiliare gli indigeni. I campi
di concentramento, con tutte le loro mostruosità, nacquero alla fine del
XIX secolo, e si moltiplicarono segretamente durante tutte le guerre.
I crimini commessi
da Hitler avevano tratto ispirazione da progetti criminali già
realizzati da inglesi e americani. Per molti anni ci hanno fatto credere
che il nazismo fosse dovuto a ragioni storiche non prevedibili, e che le
responsabilità dei crimini nazisti e della guerra fossero esclusivamente
sulle spalle di Hitler e dei gerarchi nazisti. Oggi è possibile provare
che l'ascesa al potere di Hitler e la successiva preparazione alla
guerra furono organizzate e finanziate dall'élite economico-finanziaria
britannica e americana.
I partiti
social-comunisti tedeschi erano fra i più forti in Europa, e la classe
operaia tedesca era assai determinata. I sindacati avevano centinaia di
migliaia di iscritti. Gli operai tedeschi avevano una chiara coscienza
dei loro diritti, e sapevano come poterli difendere. Ad esempio, nel
1922, gli operai delle officine Krupp, rifiutarono l'offerta di
acquistare delle azioni, e motivarono la loro scelta dicendo: "L'introduzione
di queste azioni non può che nuocere agli operai... lo spirito di
solidarietà, che solo può assicurare l'avvenire delle classi
lavoratrici, sarebbe considerevolmente indebolito dal fatto che alcuni
operai si trovino ad avere gli stessi interessi dei padroni."[1]
Negli anni Trenta,
il partito comunista e la socialdemocrazia erano la forza più potente
della Germania. Alle elezioni del 1930, il partito di Hitler ebbe sei
milioni e mezzo di voti, mentre il partito comunista ottenne 4 milioni e
mezzo di voti e la socialdemocrazia 8 milioni e mezzo. I due partiti
(socialdemocrazia e partito comunista) se messi insieme avrebbero potuto
facilmente sconfiggere il nazismo. Ciò nonostante, nel 1933, Hitler
giunse al potere, e si vantò di averlo fatto "senza rompere un vetro".
Ciò accadde perché gli stalinisti tedeschi preferirono allearsi
segretamente con i nazisti, per far cadere il governo socialdemocratico.
Uno dei comunisti tedeschi, Jan Valtin, raccontò:
“Fu un’alleanza
bizzarra, mai proclamata ufficialmente, né riconosciuta dalla burocrazia
rossa né da quella marrone, ma comunque un fatto orribile. Molti dei
militanti di base del partito resistettero ostinatamente; troppo
disciplinati per denunciare apertamente il comitato centrale, essi
intrapresero una silenziosa campagna di resistenza passiva, se non di
sabotaggio. Tuttavia gli elementi comunisti più attivi e fedeli, io fra
loro, andarono oltre con energia per trasformare quest’ultimo
Parteibefehl [ordine del partito] in azione. Si concordarono
tregue temporanee e unione delle forze da parte dei seguaci di Stalin
e di Hitler allorquando scorgevano l’occasione di fare irruzione e
interrompere assemblee e manifestazioni del fronte democratico. Durante
il solo 1931, partecipai a decine di queste imprese terroristiche
d’intesa con i più feroci elementi nazisti. Io e i miei compagni
seguivamo semplicemente gli ordini del partito. Descrivo di seguito
alcune di queste imprese per qualificare questa alleanza
Dimitrov-Hitler e per illustrare ciò che stava accadendo per tutta
Nella primavera
del 1931, il sindacato socialista dei trasporti aveva indetto
un’assemblea dei delegati navali e portuali di tutti i principali porti
della Germania occidentale. Il congresso si svolse nella Camera del
Lavoro di Brema. Era aperto al pubblico e i lavoratori furono invitati
ad ascoltarne lo svolgimento. Il partito comunista mandò un messaggero
alla sede del partito nazista, con la proposta di sabotare insieme la
conferenza sindacale. Gli uomini di Hitler acconsentirono, come facevano
sempre in quei casi. Quando si aprì il congresso, le gallerie erano
piene di due o trecento comunisti e nazisti. Io ero responsabile
dell’operazione per il partito comunista e un turbolento capo
squadrista, di nome Walter Tidow, per i nazisti. In meno di due
minuti, ci eravamo accordati per il piano di azione. Appena la
conferenza dei socialdemocratici fu ben avviata, mi alzai e lanciai uno
sproloquio dalla galleria. Dall’altra parte della sala Tidow fece la
stessa cosa. I delegati sindacali rimasero all’inizio senza parole. Poi
il relatore diede ordine di cacciare i due facinorosi, io e Tidow, dal
palazzo. Ci sedemmo tranquilli, guardando con derisione le squadre di
grossi sindacalisti avanzare verso di noi con l’intenzione di cacciarci
fuori. Ci rifiutammo di spostarci. Appena il primo delegato sindacale ci
toccò, i nostri seguaci si alzarono e scoppiò un pandemonio. I mobili
vennero distrutti, i partecipanti picchiati, la sala trasformata in un
mattatoio. Raggiungemmo la strada e ci sparpagliammo prima che
arrivassero le ambulanze e i Rollkommandos della polizia. Il giorno
dopo, sia la stampa nazista che quella del nostro partito raccontarono
in prima pagina di come i lavoratori ‘socialisti’, esasperati dalle
‘macchinazioni’ dei propri leader corrotti, avevano dato loro una bella
“strigliata proletaria.[2]
Grazie a queste
strategie, gli operai tedeschi si trovarono soggetti al potere nazista.
Salito al potere, Hitler distrusse tutte le organizzazioni operaie.
Coloro che avevano difeso gli ideali comunisti e socialdemocratici
finirono nei campi di concentramento. Gli stalinisti avevano visto nella
socialdemocrazia un pericolo maggiore del nazismo, e avevano rinunciato
a difendere gli interessi degli operai in nome di un presunto pericolo
che si instaurasse la "democrazia borghese". Fu così che nel gennaio del
1933 Hitler poté impadronirsi del potere in un paese che aveva il
partito comunista più forte in Europa dopo quello russo. Stalin e i suoi
compari avevano tradito anche gli operai tedeschi.
Chi era davvero
Hitler e perché proprio lui è stato messo al potere?
“Io non avevo
l’intenzione di iscrivermi a un partito già costituito, desiderando
fondarne uno per conto mio... Io ero povero, senza mezzi. E se ciò era
forse la cosa più lieve da sopportare, più grave però era il fatto che
appartenevo al gregge degli anonimi, a quei milioni di individui che il
destino lascia vivere e poi richiama dalla vita, senza che la loro
esistenza sia comunque presa in considerazione da qualcuno. S’aggiunga a
ciò la difficoltà che nasceva dalla mia mancanza di istruzione
scolastica. Dopo due giorni di tormentosi pensieri, giunsi finalmente
alla convinzione che quel passo era necessario. Fu questa la decisione
più importante della mia vita. Da quel momento, io non potevo più
tornare indietro”.[3]
Hitler mostrerà
eccellenti capacità organizzative e di propaganda. Il suo primo discorso
in pubblico lo esaltò: "Parlai per trenta minuti. E ciò che prima era
una semplice convinzione mai controllata, divenne ora una realtà: sapevo
parlare in pubblico!”[4]
Da allora le sue energie saranno utilizzate per accrescere questa
abilità.
“Abbiamo bisogno
di un camerata che ci sia Capo... un camerata che sappia sopportare il
crepitio della mitragliatrice. La plebaglia ha bisogno di sentire la
paura, tanto da farsela sotto. Non possiamo servirci di un ufficiale,
perché il popolo non rispetta più gli ufficiali. La migliore soluzione
sarebbe un operaio che sappia parlare... A costui non occorrerebbe molto
cervello... E dovrebbe essere scapolo, così potremmo avere dalla nostra
le donne”.[6]
Secondo lo storico
Emil Ludwig Fackenheim, Hitler era semplicemente un attore:
“Non credo che
conoscesse la differenza fra recitare e credere... prima dei comizi,
Hitler si atteggiava di fronte allo specchio. Era un uomo che veniva
considerato un signor nessuno quando nella vita privata si trovava in
compagnia di persone qualsiasi, soprattutto donne. Diventava un dio
davanti alle masse. L’Hitler pubblico, era una creazione a cui
collaboravano insieme l’attore e l’uditorio... Ovviamente è sconvolgente
pensare che sei milioni di ebrei siano stati assassinati a causa di un
attore”.[7]
Si trattava
semplicemente di recitare la parte del personaggio capace di incantare
le masse per soggiogarle. Hitler era caratterizzato da un'enorme
ambizione, che si era alimentata nel tempo a causa delle frustrazioni
che aveva subito nelle attività in cui si era cimentato.
Il libro fu la
bibbia di tutti gli antisemiti, compreso Hitler. L'antisemitismo era
molto radicato nella cultura europea e americana. Ad esempio, il
presidente George Washington aveva messo in guardia più volte sul
"pericolo ebraico": "Essi [gli ebrei] lavorano più
efficacemente contro di noi delle armate nemiche. Essi sono cento volte
più pericolosi per le nostre libertà e per la grande causa in cui siamo
impegnati ... Ciò di cui dobbiamo biasimarci più di tutto è che ogni
stato, già da tempo, non li ha messi alle strette in quanto flagelli
della società e più grandi nemici che abbiamo per la felicità
dell’America".[8]
Sempre più
intellettuali, giornalisti e persone comuni europee e americane, in
seguito a massicce campagne denigratorie, furono propensi a vedere negli
ebrei un "pericolo" per il mondo. Gli ebrei venivano descritti dalla
propaganda antisemita come avidi, crudeli, e capaci di ordire complotti
segreti. Iniziarono a circolare vignette che li rappresentavano come
mostri orrendi e ributtanti. Hitler non aveva creato l'antisemitismo, ma
lo aveva ripreso dai personaggi che egli ammirava, per riproporlo in
modo vigoroso. Egli considerava Ford come una grande persona, e teneva
una sua foto nel suo studio.
L'élite ricca
inglese e americana aveva aiutato Hitler a salire al potere e ad
armarsi. I piani economici e finanziari della Germania nazista non erano
sotto la supervisione di Hitler, ma quest'ultimo riceveva ordini dai
proprietari delle banche e delle grandi imprese presenti in Germania.
“La nostra
intenzione era quella di salvaguardare le più elementari condizioni per
la nostra sussistenza. Esattamente come l'Inghilterra aveva difeso i
suoi interessi e assoggettato un quinto della superficie mondiale. Per
non parlare degli Usa, che avevano sottomesso un intero continente, e
della Russia, che aveva posto sotto la propria egemonia la più grande
massa continentale esistente sulla terra.La povertà e la disoccupazione
furono i cavalli di battaglia della propaganda nazista, e permisero a
Hitler di proporre un progetto di ampia statalizzazione, analogo a
quello realizzato in Italia e nell'Urss”.[9]
L'abilità oratoria
permetterà a Hitler di convincere la maggior parte della popolazione,
che si affidò a lui per la disperazione. Egli venne scelto soprattutto
per le sue capacità di catturare e convincere le masse. Così lo
descriveva il luogotenente nazista Martin Bormann:
“Hitler è capace
di tenere alla sua mercé coloro che comprendono il tedesco. Questa voce,
talvolta dolce, profonda, calda, diventa a suo piacimento rauca,
veemente fino all’urlo, all’isteria selvaggia, e imprecatoria. Non ha
bisogno di lezioni neanche per conoscere il potere della sua voce e
della sua parola... questa predicazione che infiamma le folle come una
torcia ... è la voce degli uomini eccezionali di cui Dio ha fatto, nei
suoi segreti disegni, dei medium, dei guru, incaricati di cambiare la
storia degli uomini”.[10]
Anche il crollo di
Wall Street del 1929, doveva contribuire all'ascesa di Hitler. La grande
finanza americana aveva il potere di condizionare la borsa e di creare
una crisi che mettesse in pericolo gli equilibri europei. Dopo
Con il
sopraggiungere della povertà e della disoccupazione, i consumi calarono,
così come le produzioni. Molte industrie e piccole banche fallirono, ma
i milioni di dollari "bruciati" non erano certo spariti: stavano nelle
casse delle grandi banche che avevano indotto la crisi. E proprio queste
banche avrebbero rilevato le imprese e le banche fallite.
Nella campagna
elettorale del 1932, Hitler puntò alla lotta contro la disoccupazione e
alla partecipazione statale nell'economia. Con questi temi riuscì ad
ingannare le masse di lavoratori disperati. Il partito nazista diventò
il primo partito della Germania, e nel gennaio del 1933 Hitler diventò
cancelliere. Hindenburg aveva subito forti pressioni, che lo
avevano indotto ad affidare il governo a Hitler. Era l'élite tedesca (i
Krupp, i Siemens, i Thyssen ecc.), sostenuta da
quella anglo-americana, a desiderare che il nazismo prendesse il potere.
Le banche e le
imprese americane si sarebbero dichiarate "neutrali", e avrebbero
ricavato parecchi vantaggi dalla sanguinosa guerra, che avrebbe
indebolito gli imperi europei e rafforzato l'impero americano. Molte
imprese americane, durante la guerra, schiavizzarono i prigionieri,
costringendoli a "morire di lavoro". I sopravvissuti raccontarono cose
agghiaccianti. Ad esempio, Alexander Samila, un ucraino
imprigionato alla fine del '43, raccontò: "Si scavava, si martellava,
si brillavano mine ininterrottamente. Le luci non erano mai spente nei
tunnel. Per ogni anche piccola mancanza i detenuti erano bastonati
brutalmente. Tentavamo di dormire all’interno delle gallerie, ma non ci
riuscivamo perché c’era sempre qualcuno che urlava. Ogni punizione
consisteva in 25 colpi inferti con un manganello di gomma. A me, per
fortuna, è toccato in tutto solo sette volte". Ewald Hanstein,
sopravvissuto a tre campi di concentramento, fra i quali Auschwitz,
disse: "Ma per me Dora è stato il peggiore dei lager. Uccidevano la
gente col lavoro. Chi non ce la faceva più a lavorare, finiva nel
crematorio. Ci tormentavano finché crollavamo. Per esempio: c’era
pochissima acqua. Qualche volta ci davano aringhe salate da mangiare e
noi avevamo una sete terribile. C’era una sola fontanella per tutti i
detenuti, e per lo più non ci si riusciva neppure ad avvicinare. Chi ce
la faceva, beveva troppo e gli veniva la dissenteria".[12]
“Noi dicevamo 'è
tutta una barzelletta', qui si producono gli autocarri con cui vengono
colpiti gli americani, proprio così, eppure non ci bombardano mai. Del
resto, si capisce, gli americani non sono mica tanto scemi da
distruggere le loro stesse fabbriche”.[13]
L'Ibm offrì a
Hitler assistenza tecnica per i lavori forzati e per i programmi di
sterminio. Grazie alle tabulatrici di Hollerith, che erano le
antenate dei calcolatori, venne immagazzinata una quantità enorme di
dati. Un lavoratore anonimo scrisse in una lettera: "L'Ibm è un
mostro internazionale...come i nazisti".[14]
Il giornalista investigativo Edwin Black, nel libro L'Ibm e
l'olocausto, documenta la stretta collaborazione fra la grande
Corporation americana e
L'intera popolazione
sarà schedata, in modo da poter identificare gli ebrei e differenziare
anche altre categorie, ad esempio, i soggetti che avevano sposato ebrei,
gli ebrei che avevano combattuto durante
Dopo lo scoppio
della guerra,
“La sede di New
York era pienamente a conoscenza di quanto stava accadendo nel Terzo
Reich... che i macchinari erano abitualmente utilizzati nei campi di
concentramento, e sapevano anche dello sterminio degli ebrei... non ebbe
mai nulla a che vedere con il nazismo... ma solo e sempre con il
profitto”.[15]
Altre ricerche
provano che americani e inglesi parteciparono attivamente all'uccisione
di ebrei e di altri prigionieri nei lager. Richard Breitman,[16]
docente di storia all'American University di Washington, ha analizzato i
documenti di guerra resi pubblici nel 1996 dalla National Security
Agency statunitense, che li aveva ottenuti da Londra nel 1984. Sulla
base di questi documenti, Breitman sostiene che il governo della Gran
Bretagna e quello degli Stati Uniti erano perfettamente al corrente di
ciò che stava accadendo in Polonia e in altri luoghi. Dal 1941, erano
state intercettate e decriptate parecchie notizie sui massacri di decine
di migliaia di ebrei in Polonia, Lituania, Ucraina. Churchill venne a
conoscenza di queste informazioni, che rimasero all'interno del SIS.
Fino al 1942, sia gli inglesi che gli americani non denunceranno alcuna
atrocità contro minoranze e contro il popolo ebraico, ma parleranno in
modo generico di atrocità e violenze sulle popolazioni dei territori
occupati. All'inizio del 1943,
Se si uniscono le
ricerche di Breitman a quelle di Black, si comprende come gli
anglo-americani non si siano limitati a non contrastare direttamente i
crimini nazisti contro le minoranze e gli ebrei, ma abbiano collaborato
attivamente con le autorità naziste ad attuare crimini. Tutte le grandi
Corporation che operarono in Germania si macchiarono di orrendi crimini.
Ad esempio, la famiglia Bush accrebbe notevolmente la propria ricchezza
grazie a Hitler e ai suoi lager. Prescott Bush, nonno di George
Bush junior, installò una fabbrica a Oswiecim (vicino ai campi di
Auschwitz), dove lavorarono, ridotti in schiavitù, i prigionieri di
Auschwitz. Prescott fece grandi affari col regime nazista. Anche dopo
l'entrata in guerra degli Usa, nonostante fosse illegale, continuò a
produrre per
Nel 1922, il magnate
delle ferrovie Averell W. Harriman incontrò a Berlino la famiglia
dei banchieri tedeschi Thyssen, per proporre la fondazione di una banca
germano-statunitense. L'idea si concretizzò nel 1924, con la nascita
della Union Banking Corporation (Ubc). La presidenza venne assunta da
George Herbert Walker, suocero di Prescott Bush.
Prescott fu molto
vicino al banchiere Fritz Thyssen e al magnate dell'acciaio Clarence
Dillon. Spiega l'economista americano Victor Thorn:
“
Webster Tarpley
e Anton Chaitkin, autori di George Bush: Biografia non
autorizzata, sostengono che "sono stati i banchieri di Wall
Street (fra gli altri) i finanziatori occulti di quella folgorante
ascesa al potere. La famiglia del nostro attuale presidente faceva parte
di coloro che finanziarono la macchina bellica nazista, ricavandone
enormi guadagni... Una parte importante delle origini finanziarie della
famiglia Bush si è costituita grazie al suo appoggio ed il suo aiuto ad
Adolf Hitler."[19]
Nel 1979, il barone
Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza (nipote di Fritz Thyssen)
scrisse un opuscolo dal titolo "La storia della famiglia Thyssen e loro
attività", in cui ammise il ruolo importante svolto dalla sua famiglia
nel rafforzare il potere nazista:
“Così, all'inizio
della II G.M.
Il dipartimento
creditizio della Banca voor Handel en Scheepvaart, che funzionava anche
come società holding del gruppo, si fuse nel 1970 con
Molte altre società
e banche americane finanziarono Hitler, come
Durante il periodo
nazista, le grandi famiglie di banchieri, i Rockefeller[24],
i Warburg e gli Harriman, sostennero finanziariamente le ricerche
eugenetiche. Gli istituti, diretti dallo psichiatra fascista Ernst
Rudin, sostennero l'idea che alcune persone erano geneticamente
"nocive" perché inferiori oppure portatrici di "tare ereditarie", e per
questo andavano sterilizzate oppure uccise. Rudin diventò capo della
Società di Igiene Razziale e poté creare uno staff per stilare leggi a
protezione della razza. Nel 1933 creò una legge sulla sterilizzazione
dei soggetti "inferiori". La legge venne considerata importante e
pubblicata con la firma di Hitler sulla rivista americana "Eugenical
News", del settembre 1933. Il centro degli studi eugenetici era a New
York. Nel 1932, si tenne a New York il Congresso Internazionale di
eugenetica, in cui si affrontò il problema su come "eliminare le stirpi
peggiori", cioè i neri, i gialli e gli ebrei.
La legge elaborata
da Rudin nella Germania nazista traeva ispirazione dalle precedenti
leggi americane, e si reggeva sull'idea centrale che alcuni gruppi
genetici fossero da sterminare. Si trattava di attuare genocidi, con
l'idea di dover "purificare la razza".
Anche James
Forrestal, un miliardario che apparteneva al mondo degli affari di
Wall Street, ebbe stretti rapporti con
Nel 1947, Forrestal
assunse il Ministero della Difesa, e chiamò nel Ministero Howard
Peterson, che era stato l'avvocato della I.G. Farben negli Stati
Uniti fino all'inizio del conflitto, e William Draper, vice presidente
della banca Dillon and Read. Draper pianificò la politica economica
degli Stati Uniti nella Germania occupata, curandosi di ripristinare le
vecchie strutture. Peterson ebbe l'incarico di designare i magistrati
americani nel processo di Norimberga, destinati a giudicare gli
industriali tedeschi che avevano appoggiato Hitler.[25]
Nel 1938, Roosevelt
approvò gli accordi di Monaco che dividevano
L'élite finanziaria
sosteneva e rafforzava i governi compiacenti, poco importava che fossero
tirannici e sanguinari. L'obiettivo più ambito era il controllo della
Germania, che si trovava in una situazione di estrema debolezza a causa
delle condizioni imposte a Versailles. Era stato imposto il pagamento di
12 miliardi di dollari per le riparazioni di guerra, e severe
restrizioni economiche, che impedivano la ricostruzione della Repubblica
di Weimar.
Dopo
Il piano Young
prendeva il nome da Owen D. Young, un funzionario dei Morgan, che aveva
lavorato presso
“L'accettazione
del Piano Young e dei suoi principi finanziari aumentò sempre più la
disoccupazione finché i disoccupati furono circa un milione. La gente
era disperata. Hitler disse che avrebbe risolto il problema della
disoccupazione. Il governo allora in carica era molto scadente e la
situazione della gente andava peggiorando. Questa fu la vera ragione
dell'enorme successo che Hitler ebbe in quelle elezioni, in cui prese
circa il 40%”.[30]
La finanza
anglo-americana impose, nel 1923, Hjalmar Schacht alla
presidenza della Reichbank. L'economia tedesca venne resa dipendente
dalle banche di Londra e New York. La politica europea venne
direttamente determinata dalla politica bancaria anglo-americana, che
optò per sovvenzionare regimi che garantissero il potere di un'élite
contro l'instaurarsi di una vera democrazia.
“I banchieri
internazionali dettarono la risoluzione Dawes sulle riparazioni. Il
protocollo che venne firmato tra gli Alleati e i poteri associati e
In Germania venne
attuata una ricostruzione mirata ad assoggettare il paese al capitale
Usa. I cartelli industriali, che si imponevano nell'economia tedesca (Vereinigte
Stahlwerke, I.G. Farben, General Electric, Standard Oil, International
Telephone and Telegraph ecc.), avevano nel loro consiglio di
amministrazione finanzieri americani. La stessa famiglia Roosevelt aveva
grandi interessi legati alla General Electric (faceva parte degli
azionisti di maggioranza), che fu una delle più grandi società
sostenitrici di Hitler.
Alla vigilia della
Seconda guerra mondiale, il 95% della produzione di esplosivi proveniva
dalla I.G. Farben e dalla Vereinigte Stahlwerke. Tale produzione era
stata possibile grazie ai prestiti e all'assistenza tecnologica
americana.
“Senza le immense
possibilità produttive della I. G., le sue notevoli ricerche, i suoi
estesi legami internazionali, la prosecuzione della guerra da parte
della Germania sarebbe stata impensabile e impossibile.
Ai prestiti dei
Rothschild e dei Morgan si aggiungevano le tecnologie necessarie allo
sviluppo economico e alla preparazione della guerra.
“Attualmente più
di cento società americane hanno qui delle consociate con cui
collaborano. I Dupond hanno tre alleati in Germania che
facilitano gli affari nell'ambito degli armamenti. L'alleato principale
è
Il presidente
Roosevelt non fece nulla per contrastare le società che stavano rendendo
possibile una prossima guerra. I motivi della noncuranza del presidente
americano erano principalmente due: egli stesso aveva interessi
economici e finanziari collegati a quelle società che stavano aiutando
Hitler; inoltre, le sue decisioni erano manovrate da quella stessa élite
che stava organizzando la guerra.
Esistono molte prove
documentali a sostegno della subordinazione di Hitler al potere delle
Corporation presenti sul territorio tedesco. Hitler riceveva richieste e
ordini dalle imprese presenti in Germania, molte delle quali avevano
azionisti americani e inglesi.
Anche gli inglesi
parteciparono generosamente al "progetto Hitler". Nel 1934 il
governatore della banca d'Inghilterra Montagu Norman andò a Berlino in
visita speciale. Lo scopo era quello di stabilire accordi precisi
riguardo alla politica finanziaria del Reich. Si offrirono al regime
nazista prestiti assai generosi, anche dopo l'invasione della
Cecoslovacchia. Norman dette a Hitler 6 milioni di oro cecoslovacco che
prima si trovava a Londra. Anche il Primo Ministro inglese Neville
Chamberlain era al corrente e approvava.
Gli inglesi, che
nella retorica sostenevano di limitare la corsa agli armamenti dei
tedeschi, nei fatti avevano conclusero, già nel 1935, un Patto Navale,
che permetteva alla Germania di accrescere la propria potenza marittima.
Appena due mesi prima, l'Inghilterra aveva partecipato alla Conferenza
di Stresa, in cui si era mostrata d'accordo nel limitare alla Germania
la possibilità di avere una forza navale.
Nel 1934,
Dal 1936, Hitler era
in grado di poter iniziare la guerra, essendosi reso indipendente dalle
importazioni estere di petrolio.
Gli Usa sapevano che
se avessero mantenuto il ritmo di produzione della benzina sintetica,
Hitler avrebbe avuto possibilità di vittoria. L'élite americana poteva
vincere la guerra perché sapeva dove si trovavano i centri di produzione
della benzina sintetica. Quindi, le truppe americane dopo lo sbarco in
Europa, per prima cosa occuparono gli stabilimenti del settore chimico,
meccanico e industriale, sequestrarono molti archivi, materiali di
laboratorio, e si impadronirono di un’ampia documentazione. Il 16 luglio
del 1945, alla Conferenza di Potsdam, gli Alleati vietarono ai tedeschi
la produzione di benzina sintetica. Nell'aprile del 1949 gli alleati
smantellarono tutti gli impianti, che furono trasformati in raffinerie
di petrolio.
Note:
[1] Avanti!,
29 gennaio 1922.
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