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73.
Solidarietà Sociale
Il termine Solidarietà è un termine molto utilizzato oggigiorno. Con esso si indica solitamente l'aiuto che viene offerto nei confronti delle persone bisognose, una sorta di redistribuzione del benessere, non solo monetario, tra le persone che formano una determinata comunità. Cosa significa fare del bene per la propria comunità ed aiutare i propri simili? A mio giudizio, il vero aiuto sociale lo si dà, nell'ambito della redistribuzione del benessere, permettendo a tutti i membri attivi della comunità di prendere parte alle attività sociali e a quelli non attivi (bambini, anziani, disabili di vario tipo) di avere una vita degna di tale nome. In sostanza, il concetto di vero aiuto sociale consiste nel favorire l'integrazione di ogni membro della comunità in base a quelle che sono le sue possibilità di contribuzione al benessere sociale, salvo il caso dei non attivi. Eccezion fatta per i non attivi, per i quali pare palese la necessità di un sostegno economico ed umano ove necessario, diversa è la questione per i membri attivi della comunità cioè quei membri che hanno tutte le facoltà fisiche e psichiche che permettono loro di essere completamenti capaci di intendere e di volere. Non riteniamo giusto, cioè, che quei membri della comunità che hanno la capacità e la possibilità di contribuire in modo attivo alla società vengano economicamente mantenuti dalla comunità in caso di inadempienza al proprio dovere morale di contribuire, per quanto possibile, al benessere della comunità. E' in quest'ambito che rientra il rifiuto di un concetto quale il reddito di cittadinanza monetario che andrebbe a sostenere chiunque, in quanto membro di una comunità, indipendentemente dall'essere un membro attivo o non attivo e dall'essere effettivamente adempiente ai propri doveri morali di contribuzione al benessere sociale. E' altresì in quest'ambito che rientra il rifiuto di una previdenza sociale monetaria per membri attivi ma che non abbiano effettivamente contribuito al benessere sociale. Ciò che invece sosteniamo è un dovere della comunità di soddisfare con beni e servizi i bisogni primari dei membri, attivi e non attivi (vedi art.17). Il concetto di Previdenza Sociale, infatti, deve essere inteso come un sostegno economico da parte della comunità verso i membri non attivi e verso quei membri attivi che abbiano effettivamente contribuito con il loro lavoro al benessere sociale. Ed è ritenuto da noi giusto che la quota previdenziale (pensione) fornita ad un membro attivo che, per vecchiaia o per altri fattori coercitivi, non contribuisca più direttamente con il proprio lavoro al benessere della comunità sia proporzionale alla quantità di tempo dedicato dal soggetto stesso al lavoro sociale. E' ritenuto da noi altresì giusto che la quota di Previdenza Sociale fornita ad un membro non attivo o ad un membro attivo ma non più contribuente in modo diretto con il proprio lavoro al benessere della comunità per i motivi di cui sopra sia SEMPRE la stessa, indipendentemente dal fatto che il membro della comunità sia attivo o non attivo ed indipendentemente dal tipo di lavoro sociale che sia stato svolto. E' ritenuto da noi corretto, infatti, che ogni membro della comunità che non contribuisca con il proprio lavoro alla comunità debba avere lo stesso valore per la comunità, chiunque sia tale soggetto. Questa è la vera Solidarietà Sociale, basata sui principi di Equità, Rispetto e Giustizia.
D&R correlate
Dall'art. 73 si evince che ai fannulloni vanno garantiti solo i bisogni primari (con i titoli nominativi), ma non la pensione (se non hanno mai lavorato). Si, esatto!
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