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127. De-Manipolazione (6°parte)
by Gran Sole Centrale

 

Oggi tratteremo di una manipolazione che, al pari di quella trattata nell'articolo precedente della nostra serie, rientra nella teoria politica. Mentre la credenza trattata nel precedente articolo sta alla base della teoria comunista e socialista, la credenza trattata in questo articolo sta invece alla base della teoria capitalista. Ebbene sì, la teoria capitalista è una teoria politica e, solo di conseguenza, economica. Al pari della teoria comunista riguarda cioè un aspetto della gestione degli interessi pubblici e quindi sovrani in un dato territorio.

 La teoria economica è infatti una conseguenza della teoria politica, dato che la Moneta è una Istituzione ed in quanto tale richiede per la sua esistenza la presenza di un ente sovrano (super partes o meno) che istituisca tale convenzione istituzionale. La credenza su cui si basa la teoria capitalista, che divenne globale come forma-pensiero a partire dalla metà del diciannovesimo secolo circa, è la credenza che "il valore è stabilito dal mercato". Tale credenza afferma cioè che il valore non è oggettivo bensì soggettivo; e che, inoltre, tale soggettività del valore non è basata solo sul lavoro bensì anche sul capitale. Il mercato, infatti, quando diviene non un semplice luogo (ed in quanto tale, price taker) ma un'entità autonoma capace di determinare essa stessa il valore monetario (e perciò price maker), diviene capace di manipolare il valore dei beni e dei servizi a proprio piacimento a vantaggio di coloro che tale entità mercato possono manovrarla grazie al loro potere mediatico, politico ed economico.

Se è il mercato a stabilire il valore dei beni e dei servizi, esso lo farà secondo la legge della domanda ed offerta: il mercato, infatti, è proprio quell'insieme di relazioni umane attraverso le quali si scambiano beni e servizi in cambio di un prezzo monetario o di altri beni e servizi, e tale prezzo può variare nel tempo e nello spazio a seconda sia della domanda/offerta dei fattori di produzione sia della domanda/offerta del bene o servizio offerto stesso. Come conseguenza diretta ne deriva che il valore di mercato può essere (e di fatto quasi sempre è) diverso dal costo di produzione (costo del lavoro, sia umano sia tecnologico), e tipicamente è superiore ad esso. Il prezzo stabilito sul mercato, in altre parole, contiene un Profitto. E dato che tale Profitto è in eccesso rispetto al costo del lavoro, esso tipicamente viene inteso come "retribuzione del capitale". E' la presenza del Profitto che distingue cioè un imprenditore capitalista da un imprenditore lavoratore.

Dal nostro punto di vista, il valore è sì soggettivo ma basato però sul lavoro, non sul capitale. Il valore dei beni e servizi, cioè, deve essere stabilito dai costi di produzione (somma dei costi di lavoro, sia umano sia tecnologico). Il mercato, dal nostro punto di vista, non deve quindi seguire la legge di domanda ed offerta bensì una semplice competizione tra diversi produttori i cui prezzi sono i costi di produzione sostenuti.

La teoria capitalista non è una teoria della conoscenza a differenza della teoria comunista. La teoria capitalista si può basare sia su una teoria della conoscenza collettiva (ed in tal caso parleremo di socialismo) sia su una teoria della conoscenza individuale (ed in tal caso parleremo di liberalismo). Il socialismo ed il liberalismo sono cioè le due visioni politiche di base nella teoria politica capitalista e di conseguenza nella teoria economica capitalista (in questo secondo caso, si è soliti usare il termine "liberismo" anziché "liberalismo"). Sia il socialismo sia il liberalismo (ed il liberismo) si basano quindi sulla credenza che "il valore è stabilito dal mercato". 

Inoltre, per quanto detto, il liberalismo non è nemmeno una teoria spirituale a differenza del socialismo (per quanto detto nell'articolo precedente): il liberalismo si basa infatti su una libera scelta nelle questioni spirituali, ed in tal senso è laico. La teoria socialista è quindi l'unica delle teorie politiche viste in questo e nel precedente articolo che si basi sia sulla credenza che "l'apprendimento della conoscenza è collettivo" sia sulla credenza che "il valore è stabilito dal mercato".

Il vero valore dei beni e dei servizi (e che dovrebbe essere rispecchiato nel loro valore monetario) non è stabilito dal mercato bensì dai reali interessi umani. Sono gli esseri umani che valutano il lavoro di un certo valore; il mercato è un insieme di relazioni, è cioè una istituzione che non rappresenta di per sé l'opinione reale degli esseri umani circa il valore di un bene o servizio per il semplice motivo che nel mercato non tutti gli esseri umani hanno lo stesso potere decisionale nell'influenzare il prezzo dei beni e dei servizi. Il mercato è cioè in essenza uno strumento non democratico nella formazione dei prezzi. In un sistema corretto, il valore monetario dei beni e dei servizi è stabilito dai costi di produzione, ossia dal reale lavoro contenuto in quel dato prodotto o servizio. L'esistenza di un Profitto deriva da una visione del Capitale come fattore di produzione, quando invece in realtà è semplicemente una fonte di produzione (vedi Moneta e Produzione).

La necessità di un incentivo monetario (profitto) affinché l'imprenditore svolga la propria attività d'impresa è una dimostrazione della bassa coscienza raggiunta dall'umanità. In un sistema corretto e cosciente, fare l'imprenditore è un servizio pubblico, non un servizio privato. Una attività puramente no-profit.

Per liberarsi dalla credenza che "il valore è stabilito dal mercato", consigliamo di intendere di rilasciare la forma-pensiero della credenza che "il valore è stabilito dal mercato" e tutte le forme-pensiero, pensieri e cariche emotive connesse. Chiediamo a tal fine il supporto della nostra Anima, degli Angeli, di Madre Terra e di Dio/Dea.

Saluti ed alla prossima.
Gran Sole Centrale

 

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