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123.
Intento vs. Intenzione
Riteniamo utile in questo articolo distinguere il concetto di Intento da quello di Intenzione. Siamo soliti, nel nostro materiale, parlare di Intento come sinonimo di Volontà: esso rappresenta il potere creativo dello Spirito. L'Intenzione, invece, è una caratteristica puramente umana, non spirituale. Spieghiamo meglio. Come già detto, Dio è pura Mente e di conseguenza ogni essenza spirituale (creata da Dio ed allo stesso tempo parte di esso) è allo stesso modo pura Mente. Solo l'esperienza spazio-temporale permette di vivere l'Emozione e quindi anche lo Spirito incarnato fa esperienza dell'Emozione. Ogni Spirito, quindi, nell'Essenza (Mente) è uguale a Dio, nel senso che il tipo di energia costituente (Spirito-Mente, ossia energia magnetica) è la medesima. La caratteristica vitale dello Spirito è la Volontà (o Intento), che è il mezzo (metodo) attraverso cui lo Spirito vive e quindi apprende, fa esperienza ed evolve sia nei Piani di Luce sia nello spazio-tempo. Lo Spirito, di per sé, non ha alcun fine. Il motivo (o fine, o scopo), infatti, è sottostante sempre e solo ad una parola o ad una azione, ossia ad una espressione spazio-temporale emotiva. Ogni Spirito nella Sostanza (tipo di energia spirituale) è invece diverso da Dio, nel senso che il tipo di frequenza dell'energia spirituale è diversa. In particolare, in Dio tale frequenza è infinita, mentre nelle singole Anime (Spiriti individualizzati) dipende dal livello evolutivo dell'Anima stessa. In una forma spazio-temporale, grazie ai sensi fisici, si crea naturalmente il Piacere (attraverso appunto i sensi fisici, ossia i sensi del piacere), che nel suo stato emotivo non distorto (emozioni non distorte non derivanti da paure o illusioni) è direttamente proporzionale al livello di frequenza dell'energia spirituale incarnata. Il Piacere tuttavia è un senso esteriore, nel senso che il suo soddisfacimento dipende dall'ambiente in cui si vive e dagli esseri con cui si entra in contatto. Quando tuttavia un essere umano evolve incorporando sempre più Spirito dentro di sé, si crea un nuovo senso: il senso del Dovere. Tale senso è connaturato all'essere umano (in quanto la scintilla divina è sin dalla nascita dentro di sé) tuttavia solo man mano che si evolve spiritualmente tale senso spirituale diviene naturale e non basato su credenze culturali, religiose o personali. Esso lo si può considerare l'ottavo senso umano e l'unico di natura puramente spirituale. I 7 sensi di natura umana sono i 5 sensi fisici ed i 2 sensi eterici (intuizione, creatività). Il Dovere è un senso interiore, nel senso che il suo soddisfacimento non dipende (a differenza del Piacere) dall'ambiente in cui si vive e dagli esseri con cui si entra in contatto, sebbene l'applicazione di tale senso del Dovere riguardi anche l'ambiente e gli altri esseri stessi (Doveri verso gli altri). In una forma spazio-temporale con pensieri ed emozioni distorte, la soddisfazione dei sensi non è più un mezzo per vivere e progredire, ma diventa un fine. E trasformando il mezzo in fine, si perde la consapevolezza di quale sia il metodo (mezzo) per vivere bene e progredire. E tale metodo è la Volontà (Intento) di progredire, evolvere o ascendere. I sensi rappresentano solamente la manifestazione spazio-temporale di tale metodo spirituale, ossia della Volontà. Gli 8 sensi di cui sopra non sono altro che mezzi spazio-temporali per evolvere. Quanto conta quindi l'Intenzione? Essa conta solamente nella distorsione, ossia nella polarità, in cui il fine (Intenzione) può essere buono o cattivo, privato o pubblico, giusto o sbagliato, ecc. Per lo Spirito, invece, ed anche per lo Spirito incarnato, non esiste alcuna Intenzione: ciò che conta è solamente l'Intento. In altre parole: nello Spirito l'Intenzione (fine) è contenuta nell'Intento (mezzo), e non esiste per esso quindi un fine che sia dissociato dal mezzo. E ciò spiega come l'Intento, in quanto strumento spirituale, non possa essere utilizzato per un fine diverso da quello evolutivo, che è il fine connaturato nel concetto di Intento stesso. Dovere e Piacere sono entrambi importanti, ma in quanto strumenti (mezzi) per evolvere e non in quanto scopi finali (fini). E tuttavia la priorità spetta al soddisfacimento del senso spirituale, ossia al senso del dovere. Come dire che il vecchio proverbio "prima il dovere, poi il piacere" è un buon esempio di vera saggezza popolare.
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