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100. Vera Moneta
by Dani

Per comprendere il concetto di Moneta è necessario analizzare l'origine logica della stessa, un'origine che non per forza corrisponde sempre con quella storica: non sempre infatti gli umani hanno vissuto e creato secondo una Vera Logica (vedi Filosofia Logica).

Vediamo meglio quindi lo sviluppo logico del concetto di Moneta.

La Vita umana è vita di comunità, vita sociale. Quando si parla di comunità o società umana? Quando un certo numero di esseri umani vivono assieme: quando essi quindi innanzitutto comunicano tra loro ed agiscono per un fine comune. La comunicazione viene prima dell'azione consapevole, in quanto non si può agire consciamente senza una comprensione della realtà; comprensione che può avvenire solo nel momento in cui vi è la capacità di distinguere tra essenze e tra sostanze diverse: in sintesi, solo quando vi è un linguaggio

Ora, quali tipi di linguaggio esistono nella natura umana? Esistono 3 tipi di linguaggio: verbale, gestuale e numerico. Il linguaggio verbale lo esprimiamo attraverso la parola, orale o scritta. Il linguaggio gestuale lo esprimiamo attraverso le espressioni corporee. Il linguaggio numerico, invece, lo esprimiamo attraverso i nostri sensi ma, ancor prima, attraverso la nostra mente (percepiamo cioè sensorialmente e mentalmente rispettivamente la sostanza e l'essenza finita delle cose). 

 Il linguaggio numerico, in quanto caratteristica fondamentale dello spazio-tempo (essenza della stessa limitatezza e divisione temporale e spaziale dello spazio-tempo), è il primo tipo di linguaggio che apprendiamo appena nati dal momento in cui cominciamo a distinguere sensorialmente (non ancora mentalmente) diverse realtà esterne (es. luce, buio, calore, freddo, ecc.). 

Il linguaggio numerico è l'unico tipo di linguaggio umano che è condiviso con tutto ciò che esiste nello spazio-tempo (sebbene infatti anche altri esseri viventi, gli animali ad es., abbiano un linguaggio gestuale come noi, tale linguaggio è comunque diverso dal nostro il che non permette una comunicazione chiara tra noi e loro a livello di linguaggio gestuale). Tale condivisione è da intendersi a livello di essenza, e non di sostanza: mentre infatti solo gli esseri viventi animati hanno in comune con gli umani il linguaggio numerico in quanto sostanza (sensoriale: cioè nel senso che essi stessi percepiscono sensorialmente il linguaggio numerico, cioè la limitatezza e differenziazione delle cose), invece tutto ciò che esiste nello spazio-tempo, animato o inanimato, ha in comune con gli umani il linguaggio numerico in quanto essenza spirituale (ma non in quanto essenza filosofica: cioè tutto ciò che esiste nello spazio-tempo, in quanto essenza spirituale, comprende la finitezza delle cose, ma non la comprende a livello filosofico-mentale allo stesso modo degli umani. L'essenza riguarda l'Essere, cioè la natura stessa interiore di un qualcosa, a differenza della sostanza che riguarda invece l'Avere, e cioè il rapporto di un qualcosa con l'esterno). (vedi anche art.91 e distinzione tra ontologia (essenza spirituale), epistemologia (essenza filosofica) e fenomenologia (sostanza) ).

Il linguaggio numerico è per questo motivo l'unico tipo di linguaggio che conosciamo che ci può permettere di comunicare (nel senso più ampio del termine, a livello spirituale, quindi a livello di Essenza) con tutto ciò che non è umano ed è spazio-temporale.  

Quindi, quando noi esseri umani vogliamo comunicare (da distinguersi, beninteso, dal percepire sensorialmente o emotivamente oppure dal definire mentalmente) con sostanze fisiche, possiamo farlo solo attraverso il linguaggio numerico. Cosa significa questo? Significa che l'unico modo per creare uno scambio di informazioni (una comunicazione appunto) che siano comparabili tra loro (uno scambio è tale solo se gli oggetti dello scambio sono comparabili, in caso contrario si parla di dono: nel primo caso vi è una interazione bidirezionale, nel secondo unidirezionale) tra noi e qualsiasi altro essere, animato o no, è attraverso il numero. Ora, se è vero che con gli esseri animati tendiamo a preferire una comunicazione più umana e sensoriale, con i beni (oggetti non animati) non abbiamo alternativa. 

Ora, in una comunicazione numerica, che tipo di informazione viene scambiata? Come in ogni tipo di comunicazione, si scambia un valore. Esso infatti è l'essenza stessa di ogni cosa esistente: proprio perché esiste, ogni essenza ha valore. Il valore è cioè una caratteristica spirituale di ogni essenza esistente. Tutto ciò che è Vita ha valore, proprio perché è: è l'essenza divina di ogni cosa che gli dà valore.

Come possiamo scambiare un valore numerico? A prescindere dalla nostra percezione sensoriale o emotiva o dalla nostra definizione mentale di un dato essere non umano, l'unico modo per scambiare un valore numerico tra noi ed essi è la creazione di una misura che renda comparabili tutti gli esseri misurati. Se non vi fosse un'unica misura, il concetto stesso di valore numerico non avrebbe senso: avremmo infatti semplici e puri numeri, e non un valore numerico. Avremmo cioè, senza una misura, una semplice "definizione numerica" e non l'indicazione numerica del valore di tale "definizione". E comparare "definizioni" senza un linguaggio comune (in questo caso numerico) non è possibile.

Per comparare tali valori numerici al fine di renderli finiti, limitati, e quindi comprensibili è necessario quindi creare un'unica misura del valore che valga per i valori di tutto ciò che si desidera comparare. Senza una misura unica, infatti, ogni valore sarebbe fine a se stesso, senza significato, in quanto di per sé illimitato, senza definizione, senza limiti, e quindi non comprensibile. Solo ciò che è finito, infatti, è definibile e quindi comprensibile.

Questa misura del valore numerico è quella che oggi chiamiamo Moneta. Come si presenta questa misura? Una misura di per sé è una convenzione, una istituzione ossia una finzione collettivamente accettata; è quindi un concetto astratto, mentale, una regola che per uso, consuetudine o legge viene utilizzata per misurare il valore numerico. Può essa avere una sua rappresentazione fisica? Per capirlo, confrontiamola con altri tipi di misura, ad esempio la misura della lunghezza. 

Nella misura della lunghezza, nel nostro Paese per convenzione si utilizza come unità il metro. Per misurare nella realtà la lunghezza, si utilizzano rappresentazioni fisiche di tale misura (es.corda,stecche di plastica o legno). Queste rappresentazioni della misura sono anch'esse lunghezza, utilizzate per comodità per avere una percezione sensoriale chiara della misura. Nella misura del valore, oggigiorno nel nostro Paese per convenzione si utilizza come unità l'euro. Per misurare nella realtà il valore numerico, si utilizzano rappresentazioni fisiche di tale misura (monete metalliche e banconote; in passato metalli preziosi o altri beni). Queste rappresentazioni sono anch'esse valore numerico, utilizzate per comodità per avere una percezione sensoriale chiara della misura. Tali rappresentazioni, sia per la lunghezza sia per il valore numerico, sono quindi dei mezzi fisici di comunicazione della misura della lunghezza e del valore numerico rispettivamente. Ma essi non sono misura, ma solo appunto un mezzo di trasmissione della misura, una sua rappresentazione o, per dirla in termini economici moderni, un suo titolo. Monete e banconote sono quindi titoli monetari e non moneta.

Così come la misura è una convenzione, allo stesso modo lo è per deduzione logica il mezzo che rappresenta fisicamente tale misura, in quanto esso stesso derivante da una convenzione, la misura appunto. Non ha alcuna importanza quindi, per logica, il fatto che il bene utilizzato come mezzo di scambio abbia un valore intrinseco o meno agli occhi della gente.

La misura di per sé, in quanto concetto astratto, immaginario, non è cumulabile fisicamente, ma può esserlo a livello immaginario, tenendo il conto a livello numerico (a mente,su un foglio,su un computer,ecc.) di quanta misura del valore numerico si ha cumulata. E' quello che succede oggi: la maggior parte dei mezzi di pagamento che utilizziamo sono misura del valore (conti correnti, puri numeri) e solo in minima parte mezzi di scambio (rappresentazioni della misura del valore, titoli monetari: monete metalliche e banconote).

Il mezzo di scambio, invece, in quanto bene fisico (e per ovvi motivi di praticità) durevole e fungibile è per sua natura cumulabile. Sia la misura del valore sia il mezzo di scambio possono quindi rappresentare una riserva di valore: nel primo caso immaginaria, nel secondo fisica.

Da quanto sopra detto, qual è la Vera Moneta? E' la Moneta o il titolo monetario? E tale Vera Moneta, può essere accumulata? Ed in che modo eventualmente?

La Vera Moneta è quella che si basa su un Vero Valore, e cioè su un Valore Soggettivo (vedi Vero Valore). Essendo il valore logicamente precedente alla moneta, in quanto la misura del valore può esistere solo se il valore misurato già esisteva in precedenza [1], solo se siamo in presenza di Vero Valore possiamo avere una Vera Moneta. Come abbiamo visto, il Vero Valore è tale perché esiste sia a livello ontologico, sia a livello epistemologico sia a livello fenomenologico. Se così è, anche la Vera Misura del Vero Valore deve logicamente, di conseguenza, esistere in tutti e tre tali livelli di analisi. Ciò significa che la Vera Moneta è quella che esiste sia in quanto essenza spirituale (analisi ontologica), sia in quanto essenza filosofica (analisi epistemologica) sia in quanto sostanza percepibile con i sensi (analisi fenomenologica). 

La Vera Moneta è quindi un'essenza spirituale (pensiero al di fuori di spazio e tempo), che è allo stesso tempo anche essenza filosofica o pensiero spazio-temporale (misura del valore) e sostanza sensoriale (mezzo di scambio). Quindi sia la Moneta sia il titolo monetario costituiscono entrambe ed in congiunzione, sebbene il secondo derivante dalla prima, la Vera Moneta. Essa quindi, come già detto sopra, può essere accumulata sia come misura del valore sia come mezzo di scambio.

Ora, di chi è la proprietà di tale Vera Moneta? E chi ha il compito di crearla? La moneta, in quanto convenzione, è di proprietà di chi crea ed accetta tale convenzione: in una democrazia, quindi, il popolo stesso attraverso i suoi rappresentanti governativi. Il popolo quindi crea non solo la manifestazione istituzionale (misura del valore) ma anche la manifestazione fisica (mezzo di scambio) della moneta. Poiché la manifestazione istituzionale viene creata legalmente (e cioè a livello governativo), di conseguenza la manifestazione fisica, in quanto titolo rappresentativo della stessa misura, deve logicamente seguire lo stesso meccanismo di creazione legale e quindi pubblica.

Come deve essere emessa tale Vera Moneta? In quanto proprietà del popolo, e con lo scopo di favorire gli scambi al fine di mantenere il benessere nella comunità, tale Vera Moneta deve essere emessa a favore del popolo stesso, e quindi a credito; e per lo stesso motivo, in quanto credito in possesso della Comunità per se stessa, tale Vera Moneta deve essere distribuita all'emissione in modo eguale tra i cittadini, oltre ad essere utilizzata per pagare i servizi pubblici. 

Possono esservene più di una su uno stesso territorio? In quanto convenzione sociale, è libera scelta del popolo quante Vere Monete avere su un territorio, a seconda dei propri desideri. Ma è effettivamente utile averne più di una? Il fatto che i bisogni locali siano diversi dai bisogni di realtà più grandi significa che la presenza di monete diverse sia utile? In realtà, se la moneta utilizzata è una Vera Moneta, con le caratteristiche elencate in questo articolo, non vi è alcun bisogno di creare monete a livello locale: basta una sola moneta globale. La necessità di creare monete locali si fa strada solo quando la moneta globale (o quella di un territorio comunque più vasto) non soddisfa i bisogni monetari locali: questo fatto può avvenire solo in presenza di moneta-debito. Se l'emissione monetaria è invece a credito e suddivisa tra i cittadini, logicamente non vi sarà mai scarsità di moneta per i bisogni reali di una comunità.

In quale quantità tale Vera Moneta deve essere presente nella Comunità? La Vera Moneta è presente in un ammontare pari alla emissione monetaria effettuata dall'organismo pubblico preposto all'emissione. Data la proprietà pubblica della moneta e data la necessità logica della Vera Moneta di essere anche fisica, ne consegue che nessun organo non pubblico ha il permesso di creare esemplari della moneta per convenzione riconosciuta nella comunità: tale divieto vale naturalmente, in quanto entrambe parti della Vera Moneta, sia per la misura del valore sia per il mezzo di scambio.

Data l'influenza che l'ammontare dell'emissione ha sui prezzi dei beni e servizi, attraverso la legge della domanda e dell'offerta [2], è necessario controllarne la quantità in circolazione affinché rispecchi effettivamente beni e servizi: è proprio infatti la funzione intrinseca della moneta come mezzo di scambio di beni e servizi che rende implicitamente necessario che la sua quantità rispecchi reali scambi di beni e servizi. Ed un bene ed un servizio sono reali quando si basano sul lavoro, e quindi su un reale costo di produzione del bene o del servizio. E' necessario quindi che la moneta emessa dall'organo predisposto costituisca un reale costo di produzione: se così non fosse, non solo non sarebbe Vera Moneta (in quanto non basata su uno scambio reale) ma sarebbe altresì altamente inflazionistica in una società che rispetta la "legge" della domanda e dell'offerta. Se vi è una certezza di avere moneta gratuita senza dover lavorare, infatti, tale moneta verrà spesa principalmente per il consumo, stimolando quindi l'aumento dei prezzi.

Ciò significa che la Vera Moneta che l'organo pubblico emette dovrebbe costituire un costo (seppur virtuale, dato che la moneta per coprire tale costo viene creata dal nulla) per l'emittente stesso: quindi sia la spesa pubblica sia la moneta distribuita ai cittadini deve essere emessa come pagamento (e non come finanziamento a monte) di determinati beni e servizi. Tale forma di emissione garantirebbe, inoltre, un più corretto utilizzo sia della spesa pubblica (la comunità paga il lavoro pubblico emettendo moneta solo a lavoro ultimato, o comunque a tranches a vari stadi di completamento dei lavori) sia del "reddito di cittadinanza" che è costituito in tal caso da buoni nominativi non monetari spendibili presso esercenti convenzionati, i quali poi offerto il bene o servizio alla gente sconta tali buoni nominativi in moneta presso l'organo emittente. L'utilizzo di buoni al posto di moneta garantisce inoltre che essi vengano spesi solo per i beni e servizi offerti dalla comunità: un reddito di cittadinanza monetario sarebbe invece non etico in quanto tale moneta, oltre ai limiti già accennati, sarebbe anche spendibile per sua natura in beni e servizi dannosi all'individuo e di conseguenza alla società nel suo complesso, diventando potenzialmente una disutilità piuttosto che una utilità sociale.

Come misurare se la moneta in circolazione è in eccesso, giusta o in difetto? La moneta come detto rappresenta un costo di produzione: laddove essa non è tale, siamo in presenza di non moneta. Se vi è un eccesso di moneta nel sistema rispetto ai costi di produzione del sistema, allora in caso di inflazione (che è una forma di tassa indiretta sulla gente) è necessario prelevare la moneta in eccesso rispetto ai costi di produzione. Da dove si preleva questa moneta? Se è in eccesso, significa che vi è della non moneta che circola nel sistema, cioè moneta che non rappresenta un costo di produzione reale. In un sistema in cui vi è solo un organo pubblico che può creare moneta e la crea solo ex post come pagamento del lavoro svolto (pagamento anche a tranches, come detto sopra, per facilitare lo svolgimento dei lavori), vi sono solo due possibili origini di tale non moneta: la falsificazione o un surplus, cioè un profitto. 

Il controllo della correlazione tra moneta circolante e beni e servizi reali necessita quindi di un controllo sia delle possibili falsificazioni monetarie sia del profitto creatosi nel sistema. Solo in questo modo si può sapere se vi è effettivamente moneta in eccesso nel sistema e quanta. E solo in questo modo l'organo monetario pubblico può di conseguenza prendere le misure necessarie per avere una Vera Moneta. Una moneta cioè che sia misura del valore, innanzitutto, e che mantenga quindi la sua natura istituzionale non venendo meno alla convenzione stessa: convenzione che è valida solo se rimane tale, e quindi una moneta è tale solo se la sua funzione di misura del valore rimane immutata nel tempo. 

La misura per sua natura è tale solo se rimane costante, in quanto convenzione. Ed una convenzione se mutata, non è più la stessa convenzione, ma qualcosa di diverso. Forse il metro di oggi è diverso da quello di ieri? O, a livello di rapporti tra misure di lunghezza diverse, il rapporto tra metro e piede è diverso oggi da ieri o da domani?  

In realtà, quindi, una Vera Misura del Valore potrebbe rimanere realmente stabile ed essere quindi una Vera Misura solo se i prezzi rimanessero realmente stabili a priori, senza che fosse necessario modificare la quantità di moneta in circolazione da parte dell'organo monetario al fine di mantenere costante il livello generale dei prezzi (al fine quindi di mantenere la moneta una Vera Moneta, e cioè una Vera Misura).

E' necessario quindi avere un controllo del reale profitto esistente nel sistema, cioè di quella non moneta che viene spacciata come tale e che è in surplus rispetto ai beni e servizi. Ed in primis, di quel profitto derivante dallo stesso potere di emettere moneta falsa, un non costo di produzione, emessa cioè come finanziamento, sia nella forma di prestito sia nella forma a fondo perduto. Ma anche di quel profitto derivante dal potere di emettere Vera Moneta, quel profitto costituito dalla differenza tra il valore nominale della moneta emessa ed il suo costo di produzione, spesso chiamato signoraggio. Signoraggio che, se reinvestito dall'organo pubblico monetario come pagamento di beni o di servizi per la collettività, non è inflazionistico.

Il profitto o nelle imprese odierne l'utile netto [3], non è un costo di produzione: esso è un guadagno monetario in eccesso rispetto al lavoro reale, rappresentato dai costi di produzione. Tale guadagno in eccesso, tale non moneta, se reinvestita diventa essa stessa un costo di produzione e quindi vera moneta. Se invece tale profitto viene speso per il consumo, esso è un potenziale generatore di inflazione eccedente alla moneta reale: è tale profitto quindi, in quanto moneta non reale e non basata sul lavoro, che è da prelevare dalla massa monetaria in circolazione in caso di eccesso di moneta inflazionistico. 

In caso di difetto di moneta nel sistema rispetto ai costi di produzione, invece, significa che o si è conteggiato come costo di produzione un costo che non è stato pagato in moneta, o che si sono pagati costi di produzione con una moneta diversa da quella emessa dalla comunità locale. Nel primo caso vi è una evidente irregolarità punibile dal rispettivo organo giudiziario pubblico, nel secondo vi è invece solo da verificare con gli organi monetari emittenti le altre monete estere in questione se i pagamenti effettuati in tali monete risultanti dai bilanci corrispondono ai loro calcoli.

L'organo pubblico emittente una Vera Moneta ha quindi il compito di intervenire solo quando vi è un eccesso di moneta rispetto ai reali beni e servizi (misurati come detto dai costi di produzione); nel caso di difetto di moneta rispetto ai reali beni e servizi, infatti, esso di certo non dipende dall'organo emittente moneta dato che lo stesso organo controlla direttamente tutta la massa monetaria e la emette solo ed esclusivamente come costo di produzione ed a credito: cosa che garantisce l'impossibilità logica di una scarsità di moneta nel sistema rispetto ai beni e servizi. 

 

NOTE:

[1] ciò è vero perché sebbene, come detto in precedenza, il valore diventa misurabile numericamente solo nel momento in cui creiamo la misura, tale valore anche se non misurabile numericamente esiste già in precedenza come valore sociale, come semplice valore basato sulla comparazione "convenzionale" non numerica tra diversi beni. Ad esempio, per motivi sociali di qualche tipo si può considerare l'oro come un bene che ha maggior valore rispetto agli altri beni anche quando tale differenza di valore non è ancora misurabile numericamente. Prima della creazione di una misura del valore esiste quindi un valore ordinale, mentre con la creazione della misura si aggiunge ad esso (e spesso lo sostituisce) un valore cardinale (ossia numerico).

[2] quella "legge" economica, causa della influenza della quantità di moneta sui prezzi (vedi art.18), secondo cui date certe condizioni (libero mercato e concorrenza perfetta) i prezzi dei beni e dei servizi sono determinati dall’incontro della domanda e dell’offerta. In breve, se l’offerta è superiore alla domanda, i prezzi tenderanno a diminuire; se invece la domanda è superiore all’offerta, i prezzi tenderanno ad aumentare. E' importante sottolineare che, come ogni legge umana, essa è una convenzione. Essa cioè vale soltanto se tutti (o comunque la maggior parte degli attori del mercato) accettano e rispettano tale legge. E’ possibile, infatti, che vi siano persone che non ragionino secondo tale legge e che reputino normale che, se l’offerta supera la domanda, il prezzo tenda non a diminuire bensì ad aumentare (perché, ad esempio, i produttori devono supplire ai costi maggiori derivanti dalla deperibilità dei loro prodotti) o che, ad esempio, se vi è un eccesso di domanda i prezzi debbano per "correttezza morale" rimanere sempre gli stessi nel momento in cui non si è presentato alcun nuovo costo di produzione che giustifichi l'aumento di prezzo. Il verificarsi di tale legge dipende quindi dalle aspettative degli agenti nel mercato che tale "legge" non scritta sia rispettata. Legge che, è doveroso sottolinearlo, è economicamente etica nel caso in cui i prezzi diminuiscono per un eccesso di offerta sulla domanda (bisogno del venditore), ma non lo è nel caso in cui i prezzi aumentano per un eccesso di domanda sull'offerta (egoismo del venditore).

[3] inteso come il valore della produzione meno i costi di produzione in senso stretto (salari, interessi passivi, ammortamenti, consumi intermedi), al netto delle eventuali remunerazioni del capitale (interessi) e dell'eventuale lavoro stipendiato dell'imprenditore.

 

D&R correlate

Linguaggio numerico

10. Non capisco bene cosa intendi con "linguaggio numerico" nell'art.100 . Intendo la capacità di distinguere la finitezza delle cose. Noi siamo abituati a considerare il numero come cifre: 1,2,3,4,5,ecc. . Queste cifre sono solo una rappresentazione grafica del numero. Esso è invece la definizione di un'essenza finita, delimitata. E dato che tutto nello spazio-tempo è per definizione limitato, tutto ciò che esiste nello spazio-tempo, a livello di essenza spirituale, cioè in quanto Spirito, comprende tale finitezza: comunica cioè in un linguaggio numerico.

Svizzera

14. La Svizzera ha un qualche ruolo energetico particolare per il pianeta Terra? Non è un chakra, innanzitutto, né maggiore (i 12 chakra principali di cui si è già parlato) né inferiore (ne esistono molti altri a livello locale, dei quali parleremo in futuro). 

Da un punto di vista fisico, essa corrisponde a quella che nell'essere umano è chiamata tiroide, ossia quella ghiandola che regola (misura) più di tutte le altre il funzionamento del nostro corpo. L'ormone tiroideo secreto dalla tiroide e diffuso nel corpo attraverso il sangue corrisponde per il pianeta Terra al denaro (misura del valore) che diparte dalla Svizzera e si diffonde sul pianeta attraverso il sistema finanziario.

Da un punto di vista eterico, essa costituisce il principale (non è l'unico) luogo "neutrale" sulla Terra, ossia un luogo in cui a causa della presenza di una forte schermatura energetica protettiva non è possibile subire manipolazioni né manipolare a livello sottile.

I luoghi energeticamente protetti, come la Svizzera, sono quei luoghi in cui a livello eterico hanno sede le legioni divine, gli angeli in primis. La Svizzera è per il pianeta Terra la sede centrale delle legioni divine.

Molte entità nell'arco della storia terrestre hanno spesso sfruttato tali luoghi energeticamente neutrali per deporvi la loro ricchezza o per effettuarvi attività non manipolatorie che in altri luoghi sarebbero state sotto continua manipolazione.

Creazione di denaro dal nulla

15. Rif.precedente D&R. Mi verrebbe da pensare quindi che il sistema finanziario attuale basato sulla creazione di denaro dal nulla è di per sé neutrale, è corretto? Certamente, è energeticamente neutrale poiché non è manipolatorio. Manipolare significa prelevare da altri energia non propria e sfruttarla a proprio piacimento. Ma il sistema finanziario attuale si basa sulla creazione di denaro DAL NULLA, e per definizione quindi non viene rubata energia a nessuno (si utilizza a livello sottile infatti la propria energia per creare un qualcosa dal nulla, ossia l'energia usata per qualsiasi processo di creazione sui piani eterici creativi).

Ora, la critica al sistema finanziario esistente oggigiorno che noi facciamo è una critica formale (quindi di principio) e non una sostanziale (quindi di merito). Da un punto di vista esoterico, infatti, non vi è alcuna manipolazione in tale sistema per quanto detto sopra. E' invece da un punto di vista exoterico o di forma che il modo usato oggigiorno non ci pare essere il modo ideale di gestire la creazione di denaro.

Si critica cioè la moralità di una particolare forma di creazione di denaro dal nulla (ossia quella gestita da privati) e non la creazione di denaro dal nulla in quanto tale. Si veda il sito www.signoraggio.info per maggiori informazioni.

 

 

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